Cinema - Notes from Venice - Parte 4 di 5 12/10/2006
Posted by Antonio in Articoli, Cinema e TV, Festival, Film.trackback
Prosegue il resoconto della 63a Mostra del Cinema di Venezia scritto dal mio amico Michele Sottile in occasione della sua permanenza per una settimana nella città lagunare un mese fa.
Qui di seguito trovate la parte 1, la parte 2 e la parte 3, per chi le avesse perse. Di alcuni dei film citati ho già parlato nello spazio Cinema futuro del blog.
7 settembre 2006
Si può dire che oggi sia stata l’ultima giornata delle grandi star. E a chiudere l’elenco (tra l’altro non molto corposo) dei big di Hollywood è stata la divina Meryl Streep (foto a destra), accompagnata da una sempre sorridente Anne Hathaway (foto in basso) e dal simpatico Stanley Tucci. In conferenza, la Streep si presenta con un look da first lady e dimostra la sua grande professionalità firmando con tranquillità alcuni autografi per i pazienti fan che la aspettano all’uscita (naturalmente siamo in prima linea). Inutile fare accenno al solito bagno di folla durante il tappeto rosso che precede la prima del film di cui lei è protagonista e presentato fuori concorso: la brillante e divertente commedia “Il diavolo veste Prada”, che come al solito mette in luce la mostruosa bravura della Streep che veste i panni di una dispotica direttrice di un giornale di alta moda. Vivamente consigliato. Ma la vera chicca (si fa per dire) della giornata è la visione di “Quei loro incontri” di J.M. Straub e D. Huillet, assenti entrambi per motivi di salute (!). Volete la trama del film? Bene: 68 minuti dei “Dialoghi di Leucò” di Cesare Pavese recitati da contadini in una metrica irriconoscibile (e inascoltabile). Tale visione suscita estrema noia nei più e dissacrante ilarità in altri (me compreso) che non resistono dallo sbellicarsi dalle risate assistendo al fuggi fuggi generale che si scatena in sala. A nulla valgono i tentativi delle maschere di persuadere i fedifraghi spettatori dall’abbandonare in massa la sala.
Un film di tale noia e arroganza che porta a interrogarsi sulla validità di tale operazione. Coloro che si beccano più insulti (soprattutto nei cartelloni affissi al muro del pianto) sono, non gli attori o i registi, ma i selezionatori del festival che hanno letteralmente derubato gli spettatori paganti del prezzo del biglietto.
Sospiro di sollievo per il musical di Kenneth Branagh “Il flauto magico”, trasposizione dell’omonima opera mozartiana. Meraviglioso nelle musiche e nella scenografia (a volte forse un po’ kitch), un po’ meno nel tracciare le fila della storia (peraltro alquanto confusa, nonostante l’eccessiva lunghezza) che vede l’azione spostata durante la Grande Guerra, nonostante si avvalga di una regia molto raffinata. Vera sorpresa (stavolta in positivo) della giornata è la visione di “Nuda proprietà” di J. Lafosse con una sempre splendida Isabelle Huppert stavolta nei panni di una madre divorziata che entra in conflitto con i suoi due figli (gemelli) per la vendita della loro casa di infanzia. Nonostante il film risulti poco originale nella trama e nelle situazioni presentate, riesce a trasmettere una atmosfera sospesa e a tratti angosciante che non mancherà di far riflettere, grazie alla intensa interpretazione dei due gemelli da parte dei fratelli Renier.
Appuntamento fissato per domani con il gran finale!
Si può dire che oggi sia stata l’ultima giornata delle grandi star. E a chiudere l’elenco (tra l’altro non molto corposo) dei big di Hollywood è stata la divina Meryl Streep (foto a destra), accompagnata da una sempre sorridente Anne Hathaway (foto in basso) e dal simpatico Stanley Tucci. In conferenza, la Streep si presenta con un look da first lady e dimostra la sua grande professionalità firmando con tranquillità alcuni autografi per i pazienti fan che la aspettano all’uscita (naturalmente siamo in prima linea). Inutile fare accenno al solito bagno di folla durante il tappeto rosso che precede la prima del film di cui lei è protagonista e presentato fuori concorso: la brillante e divertente commedia “Il diavolo veste Prada”, che come al solito mette in luce la mostruosa bravura della Streep che veste i panni di una dispotica direttrice di un giornale di alta moda. Vivamente consigliato. Ma la vera chicca (si fa per dire) della giornata è la visione di “Quei loro incontri” di J.M. Straub e D. Huillet, assenti entrambi per motivi di salute (!). Volete la trama del film? Bene: 68 minuti dei “Dialoghi di Leucò” di Cesare Pavese recitati da contadini in una metrica irriconoscibile (e inascoltabile). Tale visione suscita estrema noia nei più e dissacrante ilarità in altri (me compreso) che non resistono dallo sbellicarsi dalle risate assistendo al fuggi fuggi generale che si scatena in sala. A nulla valgono i tentativi delle maschere di persuadere i fedifraghi spettatori dall’abbandonare in massa la sala.
Un film di tale noia e arroganza che porta a interrogarsi sulla validità di tale operazione. Coloro che si beccano più insulti (soprattutto nei cartelloni affissi al muro del pianto) sono, non gli attori o i registi, ma i selezionatori del festival che hanno letteralmente derubato gli spettatori paganti del prezzo del biglietto.




Diamo triste notizie della morte della regista Daniele Huillet. Probabilmente non stava bene da tempo e questo spiega anche la sua assenza e quella di Jean Marie Straub, sua compagno nella vita e nell’arte, alla mostra del cinema.