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Libri - “I Simpson - Il ventre onnivoro della Tv postmoderna” 3/10/2007

Posted by Antonio in Animazione, Cinema e TV, Esclusive, I Simpson, Interviste, Libri, Serie cult.
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“I Simpson - Il ventre onnivoro della Tv postmoderna”E’ da poco in libreria il volume “I Simpson - Il ventre onnivoro della Tv postmoderna” (Bulzoni Editore, 290 pagine, 20 €), curato da Corrado Peperoni e prima uscita della nuova collana “Grandi serie televisive americane” diretta da Franco Monteleone e Vito Zagarrio.
Il volume contiene una raccolta di saggi che in modo abbastanza originale cerca di sviscerare la serie I Simpson in ambiti disciplinari ai quali non è abituale approcciarsi al momento dell’analisi di un prodotto televisivo. Insieme con saggi più propriamente massmediologici (analisi della sceneggiatura, dell’audience, delle figure di Marge e Lisa Simpson nella prospettiva dei gender studies…), il volume contiene diversi saggi che analizzano la serie da prospettive inconsuete: l’architettura, la rappresentazione dei modelli di consumo, la traduttologia, la psicologia dell’espressione delle emozioni primarie…

Prima di presentare i saggi contenuti nel libro, ho rivolto alcune domande al curatore del volume (ed autore di uno dei saggi in esso contenuti, dal titolo “The $impsons©”), Corrado Peperoni.

Tra i tanti volumi dedicati ai Simpson che si trovano nelle librerie italiane, “I Simpson. Il ventre onnivoro della Tv postmoderna” da te scritto è molto originale, utilizzando un approccio multidisciplinare nell’analisi della serie. Potresti farne una piccola presentazione, indicando il tipo di pubblico a cui è prevalentemente rivolto?
L’idea alla base del libro è quella di guardare ai Simpson da molteplici prospettive disciplinari, anche inusuali rispetto allo studio di un prodotto televisivo, riecheggiando in questo modo uno degli elementi fondanti della serie, cioè il suo aver saputo attingere da referenti culturali anche molto distanti da quello che era alla fine degli anni ‘80 l’immaginario dei cartoon. Il libro nasce per gli studenti universitari del Dams, Scienze della Comunicazione…ma abbiamo cercato di mantenere un linguaggio semplice e di evitare una prosa troppo cattedratica. Quindi il libro è adatto a chiunque voglia una chiave di lettura ulteriore sui ‘gialli’.
In che modo hai conosciuto la serie? Cosa ne pensi del recente film uscito da qualche settimana nelle sale italiane?
Ho conosciuto I Simpson, su Canale 5, all’inizio dei ‘90. Me ne sono appassionato quando sono passati su Italia 1. Alle 14,30 rappresentavano la mia pausa preferita durante lunghe giornate di studio universitario. Quanto al film, non mi associo al coro osannante. La storia non è particolarmente originale, non condivido la scelta di dare così poco (direi nullo) rilievo a Burns. Ovviamente questi sono solo due piccoli spunti critici. Se ne dovrebbe parlare in maniera molto molto più estesa. Ma poi rischierei il monologo. Quindi, in sintesi, direi un 6,5.
Cosa ne pensi dell’edizione italiana della serie? Ami guardare le puntate in italiano o preferisci gustarti la versione originale?
Ho cominciato a guardarli in italiano e così ho continuato. Le voci sono eccezionali, i dialoghi un po’ edulcorati rispetto alla volgarità degli originali. Comunque mi piacciono molto. Invece il film l’ho visto prima in inglese e poi in italiano. Ed anche sotto questo versante avrei qualche obiezione sul film.
Ci sono altri prodotti animati statunitensi (”Futurama”, “I Griffin”, “American Dad”, “South Park”) che conosci e guardi? Pensi che sarebbero mai nate serie di questo tipo se non avessero esordito prima “I Simpson”?
I Griffin quando riesco, Futurama raramente. American Dad l’ho visto poco, ma mi ero ripromesso di dedicarmici perchè mi sembrava molto interessante. South Park non riesce ad appassionarmi.
Comunque non penso che queste serie sarebbero esistite senza un predecessore di così tanto successo e qualità.
In futuro pensi di scrivere qualcosa dedicato ad un’altra serie televisiva?
Nel prossimo futuro penso di scrivere qualcosa che non riguardi un singola serie. Poi mi sposterò sul cinema. Ma ho anche intenzione, fra qualche anno, di tornare a scrivere sui Simpson…molto ne è stato scritto…molto c’è ancora da scriverne…

CHI E’ IL CURATORE
Corrado PeperoniCorrado Peperoni
(Roma, 1972), dopo la specializzazione in Scienze della Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma, affianca all’attività di ricercatore statistico quella di studio e ricerca nell’ambito dei TvStudies, presso il Dams dell’Università RomaTre, e quella di scrittura per il settore pubblicitario. Tra le ultime pubblicazioni nell’ambito dei TvStudies: I Simpson, in Cult Series (a cura di Franco Monteleone, Dino Audino, 2005) e Buffy, non si è sole sulla bocca dell’inferno, in Buffy, legittimare la cacciatrice (a cura di Barbara Maio, Bulzoni, 2007).

Propongo di seguito un breve sommario dei saggi presenti nel volume.

Giuseppe Cozzolino, Carmine Treanni
Dal fumetto al cartoon, andata e ritorno
Ogni puntata de I Simpson rimanda ad un sistema di simboli e riferimenti della cultura pop, in particolare quella dei fumetti della Golden e della Silver Age. Nel ciclo La Paura fa Novanta/Treehouse of Horror oltre alla ovvia citazione di TV-Show come Twilight Zone e Night Gallery, è fin troppo palese il richiamo ai fumetti horror della EC comics (Tales from the Crypt, Tales of Terror, Weird Science) e a quelli Warren (Creepy, Eerie). Allo stesso modo le avventure che vedono protagonisti Bartman e Radioactive Man sono la rilettura grottesco-bizzarra dei supereroi Anni Trenta-Sessanta. In queste dinamiche è evidentemente fondamentale la formazione di Matt Groening come fumettista (il suo Life in Hell è uno straordinario esempio di fumetto satirico-underground).
Ne I Simpson ricorrono poi vari riferimenti a nuclei familiari “bizzarri” della storia del fumetto USA, da Blondie & Dagoberto a The Addams Family. Per questo l’adattamento a fumetti non può considerarsi un’appendice della serie quanto piuttosto un ritorno alle origini, una semplificazione che tuttavia risulta stuzzicante e ben congegnata, forse più paragonabile all’esperimento cartoon nei cartoon di “Grattachecca e Fichetto”.

I Simpson, fumetto
Il montaggio cinematografico
che rende la versione a fumetti de
I Simpson quasi uno storyboard

Barbara Maio
La narrazione ne I Simpson
Nel saggio, attraverso l’analisi di singoli episodi, si esamina come la struttura narrativa della serie venga costruita in un percorso immutato e reiterato nel corso delle stagioni. La prospettiva adottata è quella dello strutturalismo russo, con riferimenti all’opera di Propp ed alla sua morfologia del racconto, ovvero il legame preparazione/complicazione/trasferimento/lotta/ritorno/trasferimento. Ulteriori riferimenti rimandano alla scrittura narrativa seriale per illustrare come I Simpson, pur essendo un cartoon, utilizzino una struttura narrativa tipica delle sitcom.

Alessia Raineri
Esprimere l’emozione. L’unico vero reality show?
Il saggio svela come le scelte grafiche della serie, esteriormente grottesche, abbiano in realtà contribuito a quel realismo simpsoniano sottolineato da gran parte della critica e consapevolmente perseguito dagli autori.
In particolare, partendo dalle teorie di Ekman e Friesen sull’espressione delle emozioni primarie, si dimostra la forte corrispondenza tra i tratti macroscopici delle espressioni delle cinque emozioni primarie nel viso di Homer (scelto in quanto il personaggio più versatile e complesso della serie) e quelli ricavati dagli studi sull’espressione delle emozioni su volti umani.
Anche il disegno, e soprattutto l’espressività dei volti dei protagonisti della serie, ha quindi contribuito alla capacità della serie di coinvolgere il pubblico e portarlo ad un’immedesimazione mai prima riscontrata in un cartone animato.

Silvia Moras
Chi ha paura dell’uomo giallo?
Il saggio approfondisce il gioco di citazioni e richiami alla produzione cinematografica e televisiva di genere negli special di Halloween, La paura fa novanta.
Questa sorta di serie nella serie omaggia sapientemente, con un linguaggio ricco e complesso, il cinema horror e fantascientifico, più o meno conosciuto, già a partire dai titoli di testa, per proseguire nella colonna sonora, nelle inquadrature e nella sceneggiatura, realizzando veri e propri remake. È importante sottolineare che della produzione di genere non si mutuano solo i temi, ma anche lo spirito di metaforica denuncia socio-politica e il carattere critico nei confronti della dottrina economica e delle istituzioni, come avviene ad esempio nell’ultimo La paura fa novanta XVII (ancora inedito in Italia) in cui un’invasione aliena è il pretesto per una sarcastica critica dell’occupazione dell’Iraq da parte degli Usa.

Manuela Marziali
Marge e Lisa: ritratti di signore
Il saggio studia la rappresentazione dell’universo femminile nel mondo simpsoniano, attraverso le figure di Marge e Lisa. La prima, ribelle da adolescente ma col pallino del vero amore diviene, da adulta, madre chioccia e donna soffocata. Ma a suo modo anticonformista, nel suo non rinunciare alla famiglia per la vita professionale. Madre-ponte fra due generazioni che faticheranno a riconoscersi quando Lisa si rifiuterà di fare da balia al suo uomo, attenta a non ripercorrere gli stessi sentieri della madre, senza mai smettere di amarla…

Federica Bologna
The Simpsons…lost in translation?
“La traduzione non può prescindere dalle differenze culturali tra i popoli che parlano entrambe le lingue coinvolte nel processo traduttologico”.
Partendo da questo assunto fondamentale, nel saggio vengono poste a confronto la versione originale de I Simpson e la sua traduzione italiana, al fine di sottolineare le differenze tra le due versioni ed evidenziare  cosa (e quanto) vada perso (residuo traduttivo).
A sostegno delle conclusioni presentate nel saggio, e stante la bibliografia pressoché inesistente in questo ambito, è stata effettuata un’approfondita intervista con Elena Di Carlo, traduttrice della serie, di cui vengono riportati i passi fondamentali.

Mauro Corsetti
Learning from Springfield: Architettura e design nel mondo de I Simpson
Il saggio offre un punto di vista alternativo sul mondo de I Simpson, cercando di evidenziare come i diversi elementi architettonici presenti nella serie contribuiscano alla costruzione narrativa ed alla caratterizzazione dei personaggi.
Dall’analisi della città di Springfield, urbanisticamente e stilisticamente progettata come la più classica ed anonima cittadina statunitense (la topografia cardo-decumanica, la Main St., la zonizzazione tipologica, i grandi Malls…) il saggio prosegue scendendo di scala, entrando nei luoghi in cui i Simpson vivono: l’arredamento della casa e la caratterizzazione dei personaggi in relazione agli arredi di cui si circondano (es. Homer è un sempliciotto che si accontenta di divano, tv e di un’amaca in giardino; Lisa, al contrario, è intelligente e raffinata, si accomoda sulla seduta ergonomica Stokke e studia sul computer iMac).
In chiusura una breve panoramica dei riferimenti più “gustosi”, disseminati nelle 18 stagioni della serie, dalle citazioni dell’architettura di Frank LLoyd Wright, alla parodia dell’Ikea (che diventa il magazzino Shøp), all’evoluzione del design attraverso i ricordi dei personaggi (es. la stanza di Homer negli anni Settanta, con i poster dei Pink Floyd e la lampada lavica), fino alla puntata che annovera come special guest l’architetto canadese Frank O. Gehry.

Reva Wolf
Homer, un outsider dell’arte
L’episodio Mom & Pop Art, in cui Homer si scopre artista underground ed espone le sue opere in una galleria, fornisce molti spunti per una riflessione sul mondo dell’arte moderna, le sue ambiguità ed i suoi incerti confini. Dall’irrinunciabile riscontro commerciale che oggi un’opera deve avere perché possa fregiarsi del titolo di ‘arte’, fino ai sempre più nebulosi steccati tra cultura (arte) alta e cultura bassa…come può una striscia a fumetti dell’autore de I Simpson, Matt Groening, essere esposta nel museo d’arte moderna?? Se lo chiede Homer in una delle innumerevoli scene autoreferenziali della serie…ed il saggio riflette sul senso che una domanda di questo tipo ha nello scenario artistico contemporaneo.

Massimo Lori
Una famiglia di consumatori animati
Il saggio si sofferma sulla rappresentazione che I Simpson forniscono di un’esperienza, individuale e collettiva, assolutamente centrale dell’American way of life: il consumo.
Assumendo come oggetto d’analisi i comportamenti di consumo dei protagonisti della sitcom, e la descrizione dei principali luoghi di consumo (negozi al dettaglio, centri commerciali, stabilimenti produttivi, ecc.), il saggio evidenzia come gli autori della serie riescano a fornire una rappresentazione caricaturale ma tutt’altro che astratta della realtà sociale americana. Homer è, ad esempio, il ritratto del consumatore compulsivo, preda del fascino ammaliante del mondo degli oggetti; Lisa, per la sua sensibilità ambientalista, è l’emblema del consumatore responsabile che orienta le proprie scelte in base a valutazioni di ordine etico…

Corrado Peperoni
The $impsons©
Dal contesto competitivo in cui si muove la Fox alla fine degli anni Ottanta, al riposizionamento del prodotto ‘animazione’, che viene adultizzato. Un rischio calcolato, in un periodo in cui i babyboomers, la prima generazione di bambini cresciuta guardando cartoni animati in televisione, raggiunge i trenta anni e diventa target ideale per questo nuovo tipo di cartone animato.
La conseguente apertura di segmenti di mercato inesplorati, da invadere con il merchandising della serie, unita alla attenta gestione della Fox nella concessione delle licenze, da un ulteriore livello di esistenza a The Simpsons che alle ormai indiscutibili vesti di capolavoro dell’animazione aggiunge così quelle di brand.

Geraldina Roberti
Il pubblico de I Simpson attraverso l’analisi dei dati di ascolto
Il saggio indaga l’universo multiforme degli appassionati de I Simpson, mettendone in evidenza peculiarità ed anomalie rispetto al complesso della popolazione televisiva.
Dopo una prima analisi delle trasformazioni del pubblico della tv, sempre più segmentato ed imprevedibile, si passa alla scomposizione della platea della serie in base alle consuete variabili socio-demografiche, così da evidenziarne i target di elezione anche in relazione al profilo complessivo del pubblico delle rete ospitante. Attraverso l’esame dei dati Auditel si ripercorre quindi l’andamento degli ascolti del programma a partire dal 2001, monitorando le eventuali trasformazioni del suo pubblico di riferimento.
Sulla scorta delle rilevazioni fornite da Auditel, si tenta infine di dimostrare come una delle cause del successo della serie sia da ricercare proprio nella sua capacità di parlare a due target differenti, quello dei bambini - inseriti nelle coorti degli 8-14enni - e quello dei giovani-adulti - compresi fra i 15 ed i 24 anni.

Il pubblico de I Simpson per età negli anni 2001-2006 (dati in percentuale)

2001 2002 2003 2004 2005 2006
4-7 anni 43.3 36.4 44.3 43.2 44.2 42.3
8-14 anni 51.7 47.6 50.4 49.9 49.6 51.7
15-24 anni 33.0 32.5 37.5 40.0 42.4 45.0
25-34 anni 15.2 16.4 16.2 15.7 19.7 20.5
35-44 anni 16.7 15.9 18.0 17.2 19.9 19.8
45-54 anni 10.0 9.3 12.3 12.5 14.0 16.0
55-64 anni 5.0 5.2 5.4 4.8 5.4 6.1
over 65 anni 3.3 3.6 3.4 3.3 4.0 4.2
Tot. individui 14.9 14.7 16.0 16.1 17.1 18.1

Fonte: Auditel - Analisi GECA Italia - Elaborazione Arianna AGB Nielsen Media Research.
Dati in share.

Commenti»

1. kenshin_desu - 3/10/2007

ma che cavolo di titolo eh?????

2. Massimiliano - 3/10/2007

E i Nirvana che c’entrano?

3. Antonio - 3/10/2007

La copertina del volume cita una famosissima copertina del quattordicinale statunitense “Rolling Stone”, in cui appunto i Simpson parodiavano la celebre copertina di “Nevermind” dei Nirvana.

4. Corrado - 4/10/2007

Se può servire, provo a chiarire:
Il sottotitolo fa riferimento alla natura culturalmente onnivora della serie…la cui metafora migliore è proprio l’appetito incontrollabile di Homer (è comunque spiegato nella quarta di copertina).
I Nirvana c’entrano perchè 1) faccio un riferimento a loro nella premessa; 2) sono un esempio del citanzionismo onnivoro della serie; 3) il dollaro verso cui si protende Bart, ‘nudo e puro’, rimanda ad alcune delle riflessioni presenti nel mio saggio; 4) aodor il rock.
Corrado

5. Alessia - 16/10/2007

Copertina bellissima e originale, nonché chiaro messaggio alla “nuda” realtà della cultura occidentale attuale, espressa con tutto il pragmatismo e il sarcasmo della più rockegiante tra le serie animate americane.