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La morte di Luciano Pavarotti 06/09/2007

Posted by Antonio Genna in In Memoriam, Musica, Video e trailer.
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Luciano PavarottiE’ morto stamattina alle 05.00 nella sua casa vicino Modena il tenore Luciano Pavarotti, 71 anni, malato da diverso tempo di tumore al pancreas.
Pavarotti aveva debuttato il 29 aprile 1961 nella “Boheme” ruolo di Rodolfo, al Teatro dell’Opera di Reggio Emilia. Per anni ha riunito le star del pop internazionale a Modena nella manifestazione “Pavarotti & friends”.
Proprio due giorni fa il ministro della Cultura, Francesco Rutelli, aveva annunciato il conferimento a Pavarotti della prima edizione del Premio per l’Eccellenza nella cultura, ricordando la battaglia che Pavarotti stava combattendo contro il terribile male che lo aveva colpito.
Per ricordarlo, secondo me il modo migliore è rivedere e risentire una sua storica esibizione: l’aria “Nessun dorma” (atto finale dell’opera “Turandot” di Giacomo Puccini), eseguita insieme con Josè Carreras e Placido Domingo, con cui ha formato nell’occasione “i Tre Tenori”. L’ultima apparizione pubblica di Pavarotti era stato proprio il “Nessun dorma” cantato (da solo) nel corso della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali a Torino nel febbraio 2006.

Commenti»

1. enry - 06/09/2007

Un’altra grande scomparsa nel mondo dello spettacolo….
R.I.P. Big Luciano….

2. marco - 06/09/2007

Oggi se ne è andato un pezzo della cultura italiana, uno degli orgogli del nostro Paese… ma la sua voce per fortuna non morirà mai… addio big luciano…

3. ilcritiko - 06/09/2007

R.I.P.
eri e resterai un mito…

4. Massimiliano - 07/09/2007

Quando muore un grande, ci sono anche molte esagerazioni.
Ne ho lette tante.
Oggi sul Corriere c’è però l’articolo di un critico, Paolo Isotta, che spiega luci ed ombre della voce del tenore.

5. Silvio - 08/09/2007

L’articolo di Isotta sul Corriere è assolutamente inaccettabile, per il momento sbagliato di pubblicazione e per la sostanza dei rilievi. Pavarotti era ritenuto grandissimo da critici della voce come Celletti e Giudici. Isotta conosce queste persone o parla per acredine personale?

6. arnaldo Cuccu - 09/09/2007

A TE CARISSIMO AMICO CHE CI HAI ALLIETATO
CON IL TUO SUBLIME CANTO ALLA VITA SEPPURE
NEI MOMENTI PIU’ TRISTI VORREI DIRE GRAZIE.
GRAZIE PER GLI ISTANTI PIU’ CHE PREZIOSI NEI QUALI

CI HAI ACCOMPAGNATO LUNGO LE ORE DEL GIORNO.
BUON RITORNO ALLA CASA DEL PADRE, IL CREATORE
D’OGNI COSA SU QUESTA TERRA. NELL’ARIA OVE
VOLANO UCCELLI DAI MOLTEPLICI COLORI,

NELL’ACQUA OVE NUOTANO PESCI, CROSTACEI
E MOLLUSCHI. VEDI, TI PARLO COME SE TU
FOSSI PRESENTE. E LO SEI DAVVERO NELLA NOSTRA MENTE,
NEL CUORE. NON HO PAROLE PER DIRTI ANCORA

QUANTO SEI IMPORTANTE PER OGNUNO DI NOI.
ED IN QUALUNQUE PARTE DEL MONDO
OVE L’UOMO RISIEDA. E’ BELLO CHIAMARTI FRATELLO,
PADRE E AMICO. SAI CIO’ CHE TI DICO. CANTA E

TUTTI SI SENTANO INCORAGGIATI, FIDUCIOSI: SI TENGANO, IDEOLOGICAMENTE PER MANO E CAMMINO PER LA LORO STRADA
RASSERENATI. DOPO LA MORTE VI E’ LA RESURREZIONE. COSI’, IL CRISTO, VERO UOMO VERO DIO HA PROMESSO. TI SALUTO.

7. Antonio Falla - 26/09/2007

Uè Arnaldo… senza offesa ma io mi rigirerei nella tomba per una roba così patetica, retorica, scontata e stucchevole. Leggiti un bel manuale di poesia prima di pretendere poter rendere omaggio al maestro!! Pax

8. arnaldo - 13/11/2007

Ehi Antonio, sei proprio sicuro di quanto hai scritto?Se fossi stato in te avrei scritto qualcosa dedicandola al grande vanto della musica, l’italiano Pavarotti. E non starei lì a perdere tempo scrivendo quello che tu hai posto su questo blog. Comunque evidentemente non sai che cosa sia la poesia, altrimenti saresti stato tu a scrivere come ti suggeriva in quel momento la mente. Amichevolmente non prendertela a male ma ti serva per una prossima volta. Non giudicare se non vuoi essere giudicato.

9. kiki - 03/04/2008

ma nn vi rendete conto che luciano pavarotti era un grande

10. cosmo di Carlo - 25/12/2009

Un grane omaggio al grande maestro Luciano Pavarotti nell’occasione vi volevo invitare a visitare un pittore siciliano che usa l’arte per divulgare la cultura della legalità.
“IL PITTORE CHE DIPINGE LA STORIA”
Le tele di Gaetano Porcasi: “il pittore che dipinge la storia” sono uniche, oltre che per i temi di impegno e di denuncia sociale trattati, anche per la tecnica ed i colori mediterranei da cui traspare un intensa “sicilianità ” . La mostra itinerante del 2003 sulla strage di Portella delle Ginestre ha rivelato l’elevato livello culturale dell’indagine pittorica di Porcasi e l’attualità dei temi trattati. Quel che accade nella Sicilia del 1947 quando i contadini occupavano le terre incolte che volevano seminare per sfamarsi scontrandosi con i proprietari terrieri difesi dai gabelloti mafiosi, accade oggi in Brasile dove i campesinos “senza terra” vengono assassinati dai vigilantes armati dai proprietari terrieri che erigono mura in difesa dei campi incolti. Nell’immobile “fotogramma” di una tela, desueto per la civiltà delle immagini che attualmente viviamo, l’autore riesce a trasferire il patos degli eventi ed i personaggi scaturiscono come prodotto puro della sua tensione morale, suscitando intense emozioni. A far da contrappunto alle pitture storiche che raccontano gli assassini di mafia, i paesaggi di una Sicilia solare con i fichidindia, le agavi, le ginestre, gli ulivi, le arance, i limoni; patrimonio di una terra baciata da Dio e calpestata dagli uomini. Infinite le tonalità dell’azzurro con le quali Porcasi dipinge il cielo della sua terra, è da lì che ha inizio il suo viaggio nel tempo. Le pagine della storia della Sicilia, sono scritte con il sudore e il sangue dei contadini che hanno dovuto combattere a mani nude per conquistare la terra e la libertà. Le bandiere rosse, simbolo della lotta dei lavoratori d’ogni tempo si fondono con il tricolore. In fondo è un’epopea italiana, mediterranea quella che l’autore ci racconta. Bandiere rosse e tricolore sullo sfondo di cieli di un azzurro struggente che nelle opere di Porcasi cambia di tonalità a seconda degli eventi, delle stagioni, degli umori degli uomini e delle loro azioni. Testimonianza questa dell’appartenenza dell’anima al tempo ed ai suoi mutamenti. Solo la natura rigogliosa tipica di questa terra, bella, solare e mediterranea, sembra rimanere immutata, muta ed immutabile testimone degli eventi e del trascorrere del tempo. Qui gli uomini sono solo “accidenti”. In questo l’artista opera come una divisione metafisica tra la natura: flora e fauna volte naturalmente al bene ed alle leggi immutabili (naturali) e l’uomo che quando è protagonista, è anche trasgressore per interessi di parte, per egoismo sfrenato, dell’armonia del creato, attore di violenza. C’è un’anima naturalistica dell’autore che può spiegarci l’impegno di Porcasi sul fronte ecologista in difesa della terra dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo che gli è costato persecuzioni e denunce da parte del potere costituito. Numerose, le analogie con i dipinti di Renato Gattuso rilevati dai critici d’arte nelle opere pittoriche di Porcasi. Oltre al realismo cromatico viene invocata la sicilianità, che appare condivisa aldilà delle tecniche utilizzate, con il grande maestro di Bagheria. Il verde dell’albero d’arancio amaro con le sue foglie di un verde acceso, le spine che nascono dai rami, così come i frutti colorati di un “colore arancio” dalle tonalità cromatiche rare, testimoniano, aldilà della semplice raffigurazione cromatica anche un’indagine psicologica complessa. Dal ramo, comune sorgente, scaturiscono frutti succosi e spine, proprio come accade nella vita degli uomini, che ogni giorno sono protagonisti della storia nel bene e nel male. La sicilianità in Gaetano Porcasi, diventa allora metafora della vita, e pretesto per raccontare storie mediterranee dal contenuto universale. L’artista dipinge con un linguaggio non criptato, facilmente comprensibile a tutti, dipinge con il cuore. Aldilà delle considerazioni “etiche” resta una riconoscibilità immediata delle tele di Gaetano Porcasi, che, nell’arte d’ogni tempo, è patrimonio dato a pochi artisti. Taluni restano sorpresi nel constatare la giovane età dell’autore, dietro queste opere d’arte che sanno di maturità piena. Il futuro, per questo “siciliano puro” non sarà un semplice accidente, ma qualcosa di straordinariamente importante per il mondo dell’arte.

Giornalista e critico d’arte
Cosmo Di Carlo


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