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Libri – “La filosofia del Dr. House” 17/09/2007

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Dr. House, Filosofia, Interviste, Libri, Serie cult.
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“La filosofia del Dr. House”

E’ da poco nelle librerie il volume “La filosofia del Dr. House. Etica, logica ed epistemologia di un eroe televisivo” (Ponte alle Grazie, Milano, 208 pagine, € 12,00). Il volume è una divertente escursione filosofica in compagnia del dott. Gregory House, protagonista della serie televisiva Dr. House – Medical Division di cui Italia 1 sta per ora trasmettendo la terza stagione inedita, e si propone di analizzare carattere e comportamenti del dottore (citando anche situazioni dagli episodi finora trasmessi in Italia) tramite le quattro sezioni “Iper-etica”, “Etica”, “Ragioni” e “Logica” curate dai quattro autori del gruppo filosofico Blitris.
Di seguito propongo un’introduzione alle tematiche del libro e un’intervista a Simone Regazzoni, uno dei quattro autori del volume.

“Non ci sono cose degne o indegne di attenzione filosofica, ma solo buoni o cattivi modi di fare filosofia sulle cose. Tutte le cose.
La filosofia non dovrebbe rinunciare a niente, nemmeno alla televisione. Tanto piu che, oggi, l’essenziale, nel bene e nel male, e al di là, passa proprio attraverso il piccolo schermo. Ha ragione la filosofa americana Avital Ronell quando dice che Aristotele, molto probabilmente, si sarebbe interessato alla televisione.
E, molto probabilmente, una Poetica aggiornata all’epoca della TV non potrebbe fare a meno di misurarsi con le serie made in USA. E proprio una di queste serie televisive, House M.D. (piu noto in Italia come Dr. House – Medical Division), che metteremo qui alla prova dell’interrogazione filosofica – forse perche, noi per primi, ci siamo sentiti sfidati da House proprio sul terreno della filosofia. E abbiamo raccolto il guanto.
Per House ogni malattia è una sfida, un nuovo e intrigante puzzle da risolvere con acume, spirito di osservazione, abilita analitiche e intelligenza. E la sfida, per noi, è House. Come ragiona? Come fa a indovinare la diagnosi? Come fa a sapere che e corretta? E’ buono o cattivo? O è al di là del bene e del male? E perché, in fondo, ci affascina tanto? Ecco perché abbiamo deciso di discutere di filosofia con Gregory House. Perché oltre a mostrarci qualcosa di assolutamente originale ha anche qualcosa di appassionante da dirci.”

GLI AUTORI
Blitris è il nome di un collettivo filosofico nato nel 2007 i cui membri sono M. Cristina Amoretti, Daniele Porello, Simone RegazzoniChiara Testino. Blitris (dal greco blityri) indica una parola senza significato, un puro suono che imita quello di uno strumento a corde.

Propongo di seguito qualche domanda che ho rivolto un paio di giorni fa a Simone Regazzoni, uno dei quattro autori del saggio: nato a Genova nel 1975, ha conseguito il Dottorato di ricerca in filosofia presso l’Università di Genova e Paris VIII Saint-Denis Vincennes.

Come è nata la tua passione per “Dr. House”?
L’incontro con House è stato particolare, come quelle storie d’amore che iniziano dopo un periodo di indifferenza verso l’altra persona. Magari ci passa davanti tutti i giorni, ma è come se non la vedessimo. Poi, d’un tratto, qualcuno o qualcosa attira la tua attenzione su quella persona e scatta la scintilla. E’ stata un’amica, Anna Longo, che per prima mi disse: “Tu che sei filosofo devi vedere House!”. E aveva ragione. House M.D. è una serie straordinaria, un’opera d’arte che ha luogo – non bisogna avere paura di dirlo – sul piccolo schermo. Solleva problemi che toccano tutti, naturalmente, perché chiunque davanti al teleschermo si pone questioni come: Ma è giusto comportarsi così? Oppure: perché agisce così e io che farei? O ancora ma come fa a indovinare la diagnosi? Questi problemi sono il pane quotidiano della filosofia, così ho deciso insieme agli altri tre autori di provare a scrivere un libro su, o meglio, in dialogo con House, come se fosse un Socrate Pop.

Ti sei occupato personalmente del primo capitolo del volume, “L’iper-etica di House”. Vuoi riassumere brevemente, per quanto è possibile, di cosa tratta?
Per quanto riguarda l’iper-etica, si tratta di un mio tentativo di dare un nome e una forma, per quanto personali indubbiamente e contestabili, al modo di agire di House che fin da subito non solo mi ha colpito ma anche affascinato. Il suo modo di agire eccessivo, irriverente, senza compromessi, ma al fondo umanissimo mi è parso straordinario, degno di un grande personaggio della letteratura. “Devo essere crudele per essere gentile” diceva Amleto. Qualcosa di simile si potrebbe dire di House e della sua iper-etica, credo io. House non riconosce nessuna regola o legge e nemmeno alcuna autorità. Non a caso Foreman dice: “House non è un eroe, è un anarchico”. Si potrebbe concludere, un po’ frettolosamente, che House è un essere cinico e immorale che non rispetta niente e nessuno. E invece non è così. Altrimenti non si spiegherebbe quello strano sentimento di ammirazione, più o meno confessata, che sia i suo collaboratori sia noi spettatori nutriamo per lui. House incarna un’etica che eccede i modelli classici. Un’etica al di là dell’etica (iper-etica) al di là del bene e del male. Come funziona questa iper-etica? In ogni situazione House segue un solo dovere, assoluto, senza preoccuparsi d’altro: salvare il suo o la sua paziente. Perché odia la morte, perché nella morte, per House, non c’è dignità. Per salvare una sola vita, House è disposto a sacrificare tutto: etica, leggi, deontologia, rispetto umano per il paziente stesso che deve salvare (“preferisci un medico che ti tiene la mano mentre muori o uno che ti ignora mentre migliori?”). La scoperta della giusta diagnosi certo lo appassiona, ma non basta: è funzionale alla salvezza della sua o del suo paziente. Ecco quello che ci tocca: House è disposto a tutto, per salvare la vita del suo o della sua paziente.

Pensate di usare il vostro approccio filosofico per un saggio su un’altra serie televisiva, ad esempio “Lost”?
Per quanto mi riguarda, posso dire che abbiamo diverse idee, ma abbiamo anche intenzione di non ripetere semplicemente l’operazione House. Lost è sicuramente interessantissimo e ricco di spunti. Ma stiamo seguendo attentamente anche Heroes. Insomma, dopo una breve pausa, siamo di nuovo al lavoro: tra dvd di vecchie serie, le puntate delle nuove, le riviste che si occupano di serie tv. Ma cerchiamo una chiave di lettura nuova. Qualcosa, ad esempio, che metta in relazione, questa volta, ciò che accade nelle serie e ciò che avviene fuori dallo schermo, nel mondo. Non crediamo di sbagliarci: le serie riscuotono così successo perché, a loro modo, con al loro logica, interpretano e rispondono allo spirito di questi tempi così difficili. Qualcuno pensa che sia intrattenimento per poveri teledipendenti senza neuroni. E non si accorge che lì c’è una chiave di lettura inedita per ciò che oggi accade.

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Commenti»

1. TFM - 17/09/2007

Grazie per la segnalazione, sembra interessante. Finalmente qualcuno si accorge del valore di alcuni telefilm!

2. brigidafraioli - 17/09/2007

House è davvero un fenomeno, una serie scritta e diretta benissimo, ma molto del successo che riscuote è dovuto all’interpretazione magistrale di Hugh Laurie

3. La filosofia del Dr House | Tv blog: telefilm e fiction - 24/09/2007

[…] blog di Antonio Genna, potete trovare un’introduzione al libro e un’intervista a Simone Regazzoni, membro del […]

4. Paolo - 12/02/2008

Mio o padre è malato di tumore allo stomaco. La settimana scorsa guardo la prima puntata in vita mia di tal programma, e sento quell’essere pronunciare la frase ” un altro figlio che rimarrà orfano” appena dopo aver diagnosticato un tumore alla madre….naturalmente senza diagnosi completa, senza operazione e terapie… Ma vi rendete conto??? in giro ci sono moltissime persone che hanno malattie gravissime, che cercano in ogni modo di non pensare alla morte, di sperare in una guarigione completa, che si danno forza prendendo esempio da persone che hanno superato il male o da illuminati professori come Veronesi che non fa altro che ripetere l’importanza del lato psicologico… Pronunciare una frase del genere, senza senso, senza tatto, senza morale, e deontologicamente scorretta non è rappresentare un personaggio, ma significa OFFENDERE chi davvero sta male. Mio padre dopo averla sentita ha immediatamente cambiato canale. La finzione di questo genere è realmente di cattivo gusto. E mi sembra che il telefilm in questione abbia mediamente questa piega.
Disgustato, porgo cordiali saluti.

5. marco - 08/03/2008

mi dispiace…però non si può giudicare una cosa solo dopo averne visto un pezzo…non ti do contro perchè hai ragione.
non so quale sia la puntata che tu abbia visto cmq sono sicuro che in realtà poi house riesca a curare la malattia…lui all’inizio deve dimostrare di non interessarsi al malato ed essere esente da sentimenti ma alla fine ne viene cmq coinvolto…ti suggerisco di provare a vedere per intero più di una puntata…poi capirai che non è come sembra…ciao…in bocca al lupo paolo

6. Stefano - 14/04/2008

Bè se non ti piace il telefilm hai fatto bene a cambiare canale, il telecomando è li apposta. Il telefilm è molto bello, soprattutto e diverso da tutti i telefilm sugli ospedali che sono stati girati fino ad ora. Senza Hugh Laurie il telefilm perderebbe molto però ;)

7. ei - 22/11/2008

se house dicesse “mi dispiace tanto per lui povera persona” non sarebbe house.. il successo e la particolarità stanno proprio in un medico non steroptipato, che dice cosa pensa e non finge o prova empatia. se fosse il classico mediacal drama non ti avrebbe offeso, ma non sarebbe speciale

8. angelo - 05/11/2009

Io penso che la serie che mette maggiormente in rilievo le strutture filosofiche implicite del nostro tempo sia DEXTER!! Spero davvero che questi autori non se lo siano lasciati sfuggire.

9. alternativedemocratiche - 02/05/2011

Devo fare i complimenti all’autore del libro… davvero un’ottima idea quella di tradurre in parole l’esperienza filosofica profonda, complessa e interessante del medico più famoso e cinico al mondo….


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