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Libri – “Gli anni Ottanta a test” 25/12/2007

Posted by Antonio Genna in Comunicati, Libri, Musica, Quiz e giochi, Trivia.
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“Gli anni Ottanta a test”“Gli anni Ottanta a test”, scritto da Roberto Catania e Omar Degoli, è un nuovo volume Alpha Test (224 pagine, costo 11,50 €) della collana “Quante ne sai?”, all’interno della quale si trova anche il volume da me precedentemente recensito “I Telefilm a test”.
Il volume, sviluppato sotto forma di domande e risposte, è ricco di aneddoti sugli anni Ottanta e sui suoi protagonisti.
Per mettervi subito alla prova, in attesa eventualmente di acquistare il volume, vi propongo di seguito cinque domande scelte dal primo capitolo del volume “Milano da bere – Usi e costumi di un mondo perduto”; le risposte sono in fondo al post.
  1. METTIAMOLI IN CALDO
    Sono almeno quattro i fi lm di culto che hanno fatto ballare i ragazzi degli anni Ottanta. Ma solo uno può rivendicare la paternità sulla moda degli scaldamuscoli. Quale?
    a) Staying Alive
    b) Footloose
    c) Flashdance
    d) Dirty Dancing
  2. E NEL FINALE, DUE VOLTE I SALUTI!
    Il Gioca Jouer di Claudio Cecchetto uscì all’inizio degli anni Ottanta e li segnò irrimediabilmente, diventando in breve tempo il ballo più amato dagli animatori dei villaggi vacanze, che trovarono in quella semplice coreografi a una buona occasione per far dimenare i turisti. Cosa si faceva per mimare spray?
    a) Si faceva finta di spruzzarsi il deodorante sotto le ascelle
    b) Si faceva finta di spruzzare una bomboletta di vernice su un muro
    c) Si faceva finta di deodorare una stanza
    d) Si faceva finta di bruciare un formicaio con il Baygon e l’accendino
  3. PIÙ GUSTO DI BURGHY NESSUNO TI DÀ
    Nel 1982 Burghy porta in Italia un nuovo concetto di panino. Un panino che si sviluppa in senso verticale anziché in senso orizzontale. In breve tempo il Burghy di piazza San Babila a Milano diventa il centro direzionale da cui si diffondono tutte le mode paninare. Ancora oggi molti decantano le virtù dei panini di Burghy, che sarebbero stati molto più buoni di quelli dei fast food di oggi. Quale tra i seguenti prodotti non era in vendita al Burghy?
    a) Big Burghy
    b) Milk shake alla banana
    c) Big Fish
    d) Chicken Dorè
  4. UNA POVERA RICCA
    Erano calzature povere, ma gli anni Ottanta riuscirono nell’impresa di trasformarle in un simbolo radical-chic. Di quali scarpe parliamo?
    a) Delle Clarks
    b) Delle espadrillas
    c) Delle All Star
    d) Delle Vans
  5. CI VUOLE UN FISICO BESTIALE
    Altro che reggiseni imbottiti, negli anni Ottanta il vero fenomeno di costume erano le spalline imbottite. Ce n’erano di tutti i tipi, ma quelle più in voga erano…
    a) con il velcro
    b) con la zip
    c) cucite a mano
    d) colorate

Prima delle risposte, ecco una presentazione del volume e dei due autori.

«Oggi Drive In è lontano: gli anni Ottanta sono gloriosamente e ingloriosamente finiti. Di solito si ricorda chi non c’è più quando ormai non può più dire come la pensa, tuttavia questo libro riesce a offrire un piacevole caleidoscopio di qualcosa che tutti sappiamo bene di avere vissuto.»
Enzo Braschi

E chi glielo spiega a un ipotetico marziano che dal 1981 al 1989 il presidente del Paese più potente della Terra era un attore di film western?
Tutto si può dire tranne che gli anni Ottanta fossero banali. A chi era un bambino torneranno in mente cartoni animati, merendine e marche di giocattoli; chi era grandicello ricorderà i suoi primi vinili, i pomeriggi al cinema e le questioni di look; invece la memoria di chi era già adulto correrà a coppe del mondo e a strane auto che oggi non ci sono più.
A ognuno il suo ricordo, è naturale. Esiste però una categoria di persone che ha sviluppato una grave forma di “ottantofilia”. Se ogni tanto tornate a giocare a Pac-man, se avete visto Ritorno al futuro almeno tre volte e credete ancora all’uomo che non deve chiedere mai… allora è successo anche a voi. Però, come direbbero su un certo aereo, niente panico! La cura ce l’avete tra le mani: duecentocinquanta pillole di amarcord, da assumere al bisogno.
Leggere bene le domande prima dell’uso.

Gli autori
Roberto Catania è nato e vive a Sesto San Giovanni. Negli anni Ottanta suonava un organetto Buontempi e componeva dediche sui diari, oggi suona il piano ed è un giornalista che scrive di high-tech e scienza.
Omar Degoli, milanese, è un esperto di ambiente ed energia, nonché blogger a tempo perso (suo I verbi del Mullah). Negli anni Ottanta collezionava poster di Samantha Fox, oggi numerosi tentativi di ravvivare la vita dei milanesi. Insieme sono tra i creatori di un portale sull’intrattenimento a Milano, Girami.it.

Il vignettista
Giovanni Vannini, milanese, umorista, copywriter, disegnatore di fumetti e portinaio, dopo la laurea in Scienze politiche ha frequentato la Scuola d’Arte applicata del Castello Sforzesco.

Ed ecco le risposte (con alcune curiosità correlate) alle cinque domande che vi ho proposto più in alto.

  1. Quando ancora gli Amici di Maria De Filippi non avevano invaso le nostre case, i modelli danzerecci da imitare arrivavano da Hollywood. Come John Travolta, alias Tony Manero, che in Staying Alive si trasferiva a Manhattan sognando di fare del ballo la sua professione, o Kevin Bacon, il Ren McCormack di Footloose, che combatteva la bigotteria di un paese americano di provincia, o ancora Patrick Swayze, il Johnny di Dirty Dancing. Ma è Jennifer Beals, Alex in Flashdance, l’unica ad aver lasciato un’impronta indelebile sui costumi di quegli anni (risposta c).
    I suoi scaldamuscoli sono infatti diventati una delle icone modaiole del decennio, un accessorio irrinunciabile che le ragazze spesso indossavano fino all’inizio dell’estate, poco prima che i polpacci cominciassero a ribollire. Le più integraliste lo abbinavano a fuseaux acrilici, un po’ più di una calza, un po’ meno di un pantalone, ma sempre e comunque in grado di garantire un’aderenza da supereroe. Certo, un po’ bisognava soffrire. Ma del resto chi bella vuole apparire…
  2. Il Gioca Jouer era un ballo teleguidato dalla voce di Cecchetto, che prima spiegava i movimenti e poi ripeteva il tutto dando qualche utile suggerimento, come l’immortale «attenzione alla differenza tra camminare e nuotare». La sequenza completa era «dormire, salutare, autostop, starnuto, camminare, nuotare, sciare, spray, macho, clacson, campana, ok, baciare, capelli, saluti, saluti, Superman».
    La facciata B del 45 giri riportava una versione “per esperti” del Gioca jouer, senza la voce di Cecchetto, per quelli che ormai avevano imparato la differenza tra camminare e nuotare e potevano affrontare l’intera coreografi a senza l’aiuto di nessuno. Per mimare spray ci si spruzzava un finto deodorante sotto le ascelle, anche se poi l’interpretazione era libera (risposta a). Il Gioca Jouer lasciava ampio spazio alla creatività dei singoli.
    Gioca Jouer fece anche da sigla iniziale del Festival di Sanremo del 1981, la seconda delle tre edizioni condotte da Cecchetto. L’estate del 2007 ha visto il ritorno di questo ballo-canzone, a più di venticinque anni dal lancio del fortunato pezzo: Cecchetto ha girato alcune nuove versioni in diverse lingue ma con un unico video, in cui a ballare sono persone di ogni tipo e di ogni provenienza. Per esempio c’è un cammelliere arabo che mima «nuotare» ai piedi delle piramidi, mentre un cinese finge di «sciare» sulla Grande Muraglia.
  3. Il Big Burghy era un po’ il capofila della vasta gamma dei panini della catena. Il menu riportava: «Doppia porzione di carne bovina al 100%, formaggio, cipolle e lattuga» oltre alla famosa salsa Burghy. Il Milk shake invece, presentato come «Una dolce specialità in tre gusti golosi», era una delle attrazioni più ghiotte nel grande spettacolo del Burghy Menu. I Chicken Dorè si vendevano in cartocci da sei, da nove e da venti. Quello da venti era un’esagerazione bella e buona. Big Fish è un bel film
    di Tim Burton (risposta c) che ci permettiamo di consigliare a tutti, da zero a novantanove anni.
    La catena è stata poi fagocitata, in accordo alla filosofia fast food, dall’onnipresente McDonald. L’ultimo Burghy ha resistito strenuamente a Casalecchio di Reno, al centro commerciale Shopville Gran Reno, fino a fine 2006. Nel gennaio 2007, dopo una lunga lotta, Willy Denty ha infatti ceduto all’assedio decennale del pupazzo Ronald.
  4. Lo chiariamo subito: le espadrillas (risposta b) esistevano già da un bel pezzo, forse da metà Novecento, quando venivano usate dalle donne spagnole e portoghesi come calzatura comoda, leggera e adatta all’uso quotidiano. Fu però negli anni Ottanta che la moda le rilanciò come calzatura unisex radical-chic. Le mettevano un po’ tutti; persino un sex symbol come George Michael, in una delle primissime apparizioni con gli Wham!, si presentò con un paio di espadrillas ai piedi. Col passare degli anni la moda delle espadrillas si è consumata in fretta, un po’ come le loro friabilissime suole. Ma attenzione, stanno tornando in voga!
  5. Perché perdere tempo in palestra? Per ostentare un fisico da body builder bastava indossare un paio di spalline, per il gentil sesso un modo rapido di maschilizzare l’abbigliamento in un periodo in cui si imponevano le prime donne in carriera. Le più ambite erano quelle col velcro (risposta a), che si potevano staccare e attaccare da un capo a un altro; e si potevano pure lavare, particolare non trascurabile negli anni in cui la legge Sirchia non aveva ancora ripulito i locali dal fumo. L’unico vero difetto del velcro era rappresentato dalla precarietà dell’attaccatura, che non sempre offriva garanzie di affidabilità. Poteva infatti capitare che le spalline si staccassero e fi nissero per girovagare fra le maniche delle giacche o in posti ancora più impensabili. Fu forse così che nacque il Wonderbra?
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Commenti»

1. Silvia - 25/12/2007

Io ero solo un bambina negli anni ottanta, ma ne ho sbagliata solo una (quella di Burghy): gli ’80 hanno segnato anche me!

2. andrea - 26/12/2007

io non ne ho sbagliata nessuna!! deve essere un libro molto carino… peccato averlo saputo solo oggi… poteva essere un bel regalo di natale!!!

3. Andrea P. - 12/02/2008

Grande Omar!

4. grazia - 26/11/2009

vorrei essere avvisata dei vari monologhi che si tengono con la presenza di ENZO BRASCHI ATTORE COMICO DEGLI ANNI OTTANTA . GRAZIE UN SALUTO GRAZIA CAROTENUTO

5. grazia - 26/11/2009

GRANDE ENZO BRASCHI LO CONOSCIUTO A MONZA IN UN MONOLOGO


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