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“Report” su RaiTre (5) – “Buon appetito” 13/04/2008

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Report - RaiTre, TV ITA.
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Report Questa sera alle ore 21.35 su RaiTre (replica domani sera alle 21.00 su RaiSat Extra) prosegue l’edizione primaverile di “Report”, il programma di inchieste ed approfondimenti condotto da Milena Gabanelli.
Ecco, direttamente tratto dal sito web del programma, il sommario della puntata di stasera: l’inchiesta “Buon appetito” è curata da Michele Buono e Piero Riccardi.

\Attorno al cibo si gioca una partita decisiva per salvare il pianeta, ma noi occidentali sembriamo non rendercene conto, intenti come siamo a desiderare e servire sulle nostre tavole, in ogni stagione, uva e pomodorini pagati a caro prezzo.
Importare un chilo di asparagi dal Perù o un chilo di ciliegie dall’Argentina che viaggiano in aereo per arrivare nel nostro piatto, significa lasciare nell’atmosfera 6 chili e mezzo di anidride carbonica emessa dai carburanti fossili.
Paghiamo circa 8 euro al chilo le carote grattugiate contenute in una vaschetta di plastica, mentre a chi le produce costano solo 7 centesimi. A questo prezzo esorbitante si deve aggiungere anche il pedaggio che si paga alla natura con il massiccio uso della chimica, con l’inquinamento di aria, terra, acqua. Tutto questo per avere prodotti sempre sulle nostre tavole, ma anche sempre più cari, più scadenti dal punto di vista nutritivo e del sapore.
Sono solo due dei tantissimi esempi nei quali si racchiude l’ insostenibilità del modello economico dell’agricoltura e dell’industria del cibo, così come viene concepito in Europa e negli Stati Uniti.
Solo per coltivare, allevare, o produrre quello che diventerà il nostro cibo e portarlo sulle nostre tavole, emettiamo il 30 per cento dei gas serra, secondo i dati dell’ Onu del Millennium Ecosystem-Assesment, che fotografa lo stato di salute del pianeta.
L’inchiesta parte dalla domanda: cosa può fare concretamente l’agricoltura per invertire la rotta e salvare il pianeta?
Per rispondere, dobbiamo capire che non si può scindere l’agricoltura dal suo prodotto, il cibo, e come questo è commercializzato e distribuito sui banchi di supermercati e ipermercati di tutto il mondo. Se si vuole cambiare bisogna intervenire su questo tipo di sistema.
E qualcosa si sta muovendo in Italia. Le parole chiave sono: mercati locali, cibi e ristoranti a Km 0, Gruppi di acquisto solidale, agricoltura senza chimica sintetica e riscoperta delle antiche varietà di prodotti. Molti agricoltori stanno dimostrando che un’agricoltura pulita è possibile e non costa di più. E’ un cambio di paradigma, ma non c’è più molto tempo se si vuole salvare la nostra salute e quella del pianeta.

In chiusura del programma lo spazio “Goodnews”, con la consueta “buona notizia” della settimana, questa volta “La repubblica dei bambini” di Giuliano Marrucci: nel 2006 la Francia, caso unico in Europa, ha raggiunto i livelli di natalità che si registravano alla fine degli anni 1970, un nuovo baby boom nonostante il tasso di occupazione femminile per le donne tra i 25 e i 49 anni sia il più elevato del vecchio continente.

Commenti»

1. Roberta - 14/04/2008

Report del 13/04/08: Buon Appetito

Salve, ho visto parte della trasmissione di ieri, e sono piacevolemente colpita dal fatto che finalmente e molto più concretamente rispetto al passato, si cerchi di portare maggiore attenzione al problema del food.
Mi occupo quasi direttamente del settore poichè lavoro in un’azienda produttrice di materie prime alimentari, e sono una delle collaboratrici delle attività di ricerca, sviluppo e formazione della stessa. In merito alla formazione, il nostro interlocutore è il trasformantore di materia prima: panettiere, pizzaiolo, ristoratore e pasticcere che, il più delle volte credono che la differenza da dimostrare al cliente stia in ciò che offrono loro. O meglio: credono che portare in tavola un alimento che non sia di stagione possa suscitare, nel commensale, una tale soddisfazione da farli credere di essere i migliori (e non mi riferisco ai commensali).
Questo perchè credo che non si guardi più e veramente a ciò che si fa e che si ha in mano e, a prescindere dalla conoscenza o meno di ciò che si utilizza, ci si ritrova di fronte a piatti freddi, senza sapori veri.
Inoltre, visto che proprio i soggetti mediatori tra produttore e consumatore (mi riferisco soprattutto alla categoria di ristoratori) lamentano gli aumenti di prezzo delle materie prime, sacrificando spesso la qualità di queste quando invece, con una scelta più marcata sui prodotti del territorio e di stagione, risparmierebbero sicuramente.
Anche dal punto di vista ambientale, questo sarebbe molto meglio apprezzato dal consumatore finale che si sentirebbe molto più al centro dell’attenzione e non solo per quello che mangia ma per il rispetto di un equilibrio ambientale del quale lui e, soprattutto, i propri figli potrebbero trarne vantaggi.
Anche i consumatori, però, dalla loro parte, dovrebbero imparare a mangiare meglio e sano e, come a conclusione dello speciale disse la Gabanelli, il supermercato può decidere se importare le fragole fuori stagione, ma è il consumatore che decide sull’acquisto…..
La mia conclusione a questa lunga osservazione, è dovuta alla rabbia per la mancanza di cultura che, sia da parte degli operatori che da parte dei consumatori porta alla triste realtà che ciò che ha il sapore di una mela ha la forma di una pera o viceversa!!!!
Più informazione, più cultura e più trasparenza e non voler vendere per il gusto di guadagnare o mangiare secondo il trend del momento. Ci vorrebbero più trasmissioni come la vostra e meno show business!!

Grazie per l’attenzione,
Roberta


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