jump to navigation

Libri – Roger Abravanel “Meritocrazia” 24/08/2008

Posted by Antonio Genna in Libri.
trackback

Oggi vi parlo di un interessante saggio in libreria da qualche mese: si tratta di “Meritocrazia – 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro Paese più ricco e più giusto” (Garzanti Libri, prefazione di Francesco Giavazzi, 380 pagine, costo 16,50 €), scritto dal consulente aziendale Roger Abravanel, anche consigliere di amministrazione di varie società.
Il volume si propone di occuparsi di qualcosa di cui difficilmente si parla: oltre a lamentarsi del malessere complessivo del nostro Paese, si spinge a proporre concretamente qualcosa che può servire a riportare equità e ricchezza in Italia: al centro delle proposte la meritocrazia, fondata sull’equazione del sociologo riformista (scomparso nel 2002) Michael Young:

I + E = M

Nella formula, la I rappresenta l’intelligenza, ovvero l’insieme delle capacità di una persona e della sua inclinazione ad essere leader; la E è l’effort, legato all’impegno e al comportamento di una persona; il risultato totale è M, il merito, che può venire più o meno riconosciuto da chi dirige. Secondo Abravanel, l’unica soluzione per evitare che il declino italiano prosegua è far ottenere il potere a chi ha merito.
Per far sorgere il merito nella nostra società, ecco le quattro proposte conclusive lanciate dal volume, che vi invito a leggere per un’analisi molto più approfondita e documentata:

  1. Un’iniezione di merito nella Pubblica Amministrazione.
  2. Test nazionali standard per creare l’eccellenza nel sistema educativo.
  3. Una Authority per sbloccare l’economia.
  4. Una affirmative action per portare le migliori donne italiane nei consigli di amministrazione delle imprese.

L’ultimo punto riguardante la leadership femminile è un tema molto caro e dibattuto da parecchi anni dall’autore.
A seguire, la presentazione del volume e del suo autore tratta dal risvolto di copertina.

«Aggiunge alle numerose denunce contro il “mal di merito” una profonda analisi delle sue cause e qualche proposta molto interessante per fare emergere i meriti e sviluppare i talenti del nostro paese.»
Giovanni Floris

«Gli italiani raggiungono l’eccellenza all’estero, ma in Italia i migliori faticano a prendere posizioni di potere e responsabilità, soprattutto le donne. Il merito come terapia d’urto per fare tornare l’Italia dinamica e fiduciosa nel futuro: questa la stimolante idea di questo libro.»
Emma Bonino

«Il mondo delle imprese famigliari italiane dovrebbe fare tesoro di molte delle idee contenute in questo libro.»
Andrea Guerra

«Roger Abravanel descrive la carenza di meritocrazia in Italia con una prospettiva nuova che ci aiuta a comprendere quanto il problema sia rilevante per la nostra economia e società e le possibili soluzioni.»

Alessandro Profumo

La scarsa cultura del merito, come dimostra Roger Abravanel, è la causa principale dell’impoverimento del nostro paese; inoltre ha fatto dell’Italia la società più ineguale del mondo occidentale.
Meritocrazia ricostruisce la storia di un’idea rivoluzionaria e delle sue prime applicazioni, nelle più prestigiose università americane e nell’Inghilterra laburista. Illustra i valori profondi di giustizia e di eguaglianza su cui sono fondate l’ideologia e la cultura del merito. Spaziando dalla Francia a Singapore, presenta una serie di esperienze pilota nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nei sistemi educativi, nelle organizzazioni militari. Approfondisce le cause profonde del «mal di merito» nella nostra società e nella nostra economia. Segnala alcuni «semi del merito» italiani nelle imprese, nella ricerca scientifica, nella giustizia, dimostrando che anche da noi si può praticare la meritocrazia.
Questa ampia e puntuale analisi consente di andare oltre le tradizionali denunce contro il sistema delle raccomandazioni e le vaghe dichiarazioni dei politici a favore del merito. Roger Abravanel formula infatti alcune proposte concrete e praticabili per dare slancio al nostro Paese, ispirandosi alle società più avanzate nello sviluppo della meritocrazia. Per sbloccare un’economia che stagna da più di vent’anni, è indispensabile valutare e valorizzare il talento nella scuola e nell’università, negli enti pubblici e nelle imprese. È necessario restituire ai consumatori e ai cittadini un ruolo centrale. È drammaticamente urgente aumentare le opportunità per le donne e i giovani.
Meritocrazia ci invita al cambiamento culturale necessario per rispondere alle sfide del nuovo millennio. La nostra classe dirigente non potrà ignorarlo.

Roger Abravanel (Tripoli, 1946), laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, master in business administration all’Insead di Fontainebleau, ha lavorato per trentaquattro anni in McKinsey come consulente di aziende italiane e multinazionali in Europa, America ed Estremo Oriente. Nel 2006 ha lasciato la McKinsey ed è attualmente consigliere di amministrazione di varie aziende e advisor di fondi Private Equity in Italia e all’estero. È autore di saggi e articoli, tra i quali Privatizzare per liberalizzare (1993), I distretti tecnologici (2001), Le sfide della crescita delle imprese famigliari italiane (2006), Scelte coraggiose per sviluppare un’economia di servizi (2006).

Commenti»

1. livepaola - 01/10/2008

A chi vuole partecipare a una discussione sulla meritocrazia segnalo che è live il blog:
http://www.meritocrazia.com/
Roger Abravanel, autore di “Meritocrazia”, aspetta i vostri commenti e suggerimenti.

2. Paolo - 24/10/2008

Ottimo libro
Da distribuire nelle scuole secondarie

3. Luciano Ardoino - 25/10/2008

Cari Amici, mi sono divertito ad assemblare le Vostre e altrui opinioni come in un puzzle ed è uscito fuori che:

in Italia pare improvvisamente scoppiata la moda della meritocrazia, ne parlano tutti, oramai persino qualche sindacalista illuminato.
Il buon Brunetta la definisce come base imprescindibile; la nuova capace Presidentessa dei giovani di Confindustria Federica Guidi nel Suo primo discorso a S. Margherita ha menzionato questa qualità ben oltre le venti volte; la valida Mercegaglia ricorre quasi giornalmente ad elencarla (televisione e quotidiani) come necessaria ed irrinunciabile virtù; i nostri politici, senza distinzione di colore, la elencano come punto cardine del futuro e quindi come una necessità inevitabile per uno stato moderno che sappia avvalersi dei propri talenti e delle proprie risorse umane, e poi scienziati, docenti, giornalisti e chi più ne ha più ne metta.
Per non parlare poi di come e quanto venga elencata nel mio settore e cioè il turismo, che essendo in fase di stagnazione o addirittura in quella di declino per alcune regioni italiane e quindi più bisognoso dei ‘meritevoli’, si arrivi ad aggregarla anche a discorsi turistico/sociali e di aiuto umanitario; indicando l’inevitabilità d’esserlo per apparire brava gente. Mi risulta esattamente l’opposto; la brava gente è per forza degna e in particolare chi ha raggiunto meritocratamente notevoli posizioni in settori, anche se non prettamente politici, è chiaramente apprezzabile e quindi si suppone debba essere considerato.
Personalmente, non potrei essere maggiormente d’accordo, se considero che questa è stata una delle ragioni della mia passata fuga dall’Italia; ma qui da noi?
Nel nostro paese, permettetemi di dirlo cari amici, si tende soprattutto ad eliminare ed allontanare quelli che vengono considerati o solo ritenuti meritevoli poiché un domani potrebbero toglierti il ‘careghino’, senza calcolare che è fonte di grande intelligenza e anche benessere personale il saper individuare i soggetti migliori; vedi Montezemolo con Marchionne, Gianni Agnelli con Romiti, Berlusconi con Gianni Letta, vedi, vedi, vedi…per non parlare del troppo passato, Vi tedierei.
Probabilmente questo avviene veramente ai massimi livelli, ma scendendo nella piramide organizzativa è sempre così ricercata la meritocrazia?
Ma si sta veramente inseguendo, in verità, il modello di una società-governo migliore come descritto da Platone con la sua giusta e saggia meritocrazia, o forse sta diventando addirittura una parola abusata, irritante, retorica?
Il successo, il prestigio, il potere si conseguono sempre ed esclusivamente in virtù delle doti, delle capacità, del curriculum e dei meriti personali?
Già perché, poniamo il caso che la parola meritocrazia venga erroneamente usata per descrivere che il proprio stato sociale è raggiunto attraverso la competizione, e dove quindi il criterio di “merito” può di fatto sparire a fronte della furbizia (qualsiasi persona scaltra vive infatti molto meglio, si erge ed è più ascoltato di un forse più meritevole cittadino, ma non certo per pregio, solo per competizione); quindi forse è meglio essere scaltri o concorrenziali che meritevoli…e questo era facilmente comprensibile anche perché la cultura italiana è nel complesso scarsamente orientata alla meritocrazia e l’efficacia nella cultura cattolica tende ad essere posta più sui valori di comunità e di solidarietà che su quelli di individualità e di merito, che sono più vicini alla mentalità, ispirata dalla religiosità protestante, del mondo anglosassone.
Ritengo che la questione del merito e della meritocrazia venga troppo spesso menzionata, elencata e affrontata con superficialità e soprattutto se applicata nella vita di tutti i giorni, che per quello che riguarda la mia breve esperienza in Italia e quella politica attuale, è una brutta parola che è meglio non dire.
Non ne abbiano a male coloro i quali si intravedono arrivati, nella scalata o in prossimità della meta perché certe considerazioni spettano a noi, popolo della base, senza la quale niente si assesta stabilmente; è un nostro diritto migliorativo.
Non ne abbiano a male quelli che si ritengono sprecati, inascoltati e a volte persino inutili o derisi, perché come spessissimo accade, la storia insegna e nel caso specifico ci tramanda che Winston Churchill fu un ottimo sostenitore della vera meritocrazia e così pure Ronald Reagan, presidente rimpianto da ogni buon repubblicano, fu di certo protagonista di questa svolta ideologica, e Galilei, Marconi… La compagnia è molto buona, ottima direi!
Anche loro ebbero non poche difficoltà a valorizzarne il concetto ma tennero duro e al fin della licenza solitamente si tocca…la storia la sappiamo!
Tutto questo unicamente per mia esperienza aziendale; a Voi quella politica!
Con stima
Luciano Ardoino


Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: