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Cinema futuro (471): “Babylon A.D.” 21/10/2008

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Interviste, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Babylon A.D.”

Uscita in Italia: 24 ottobre 2008
Distribuzione: Moviemax

Titolo originale: “Babylon A.D.”
Genere: fantascienza / azione / avventura
Regia: Mathieu Kassovitz
Sceneggiatura: Mathieu Kassovitz, Joseph Simas (basato sul romanzo di Maurice G. Dantec)
Musiche: Atli Örvarsson
Uscita in Francia: 20 agosto 2008
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Vin Diesel, Mélanie Thierry, Michelle Yeoh, Gérard Depardieu, Charlotte Rampling, Mark Strong, Lambert Wilson, Jérôme Le Banner, Joel Kirby

La trama in breve…
Toorop (Vin Diesel) ha combattuto molte battaglie ed è sopravvissuto alle guerre che devastano il mondo dall’inizio del 21° secolo. La  Mafia che controlla l’Europa dell’Est affida a questo mercenario un incarico ad alto rischio: scortare una misteriosa giovane donna di nome Aurora (Mélanie Thierry) da un monastero in Mongolia fino al cuore di Manhattan. La ragazza che ha appena compiuto 18 anni, è nata nel monastero e non ne è mai uscita, sempre sorvegliata a vista dalla sua tutrice Suor Rebecca (Michelle Yeoh). Toorop sa che la ragazza è “speciale”: già all’età di 2 anni sapeva parlare 19 lingue diverse e adesso, raggiunta la maggiore età ha iniziato a sviluppare capacità paranormali di preveggenza. Per assicurarsi che la ragazza arrivi a Manhattan sana e salva, Toorop dovrà far sì che abbia il minor numero di contatti possibili con il mondo esterno. Il compito si rivela più difficile del previsto. Ci sono persone che hanno buoni motivi perché Aurora non arrivi viva negli Stati Uniti…

Trailer italiano:

EXTRA!
Intervista al regista Mathieu Kassovitz

CHE GENERE E’ BABYLON AD?
Non vedo nessun genere in particolare che rappresenti Babylon AD. È un mix di diversi stili e di diversi tipi di film. Il mio obiettivo era di tornare a quello che i film d’azione erano negli anni 80, prima dell’era della grafica computerizzata, prima che tutto diventasse più complicato. In B.A.D., abbiamo provato ad ottenere quello che volevamo direttamente dal set, trovare le lacrime e il sudore e metterle sullo schermo. È qualcosa che manca ai film d’azione di oggi, manca quell’impegno, e noi abbiamo provato a raggiungerlo.
CHE LOOK VOLEVA DARE A BABYLON A.D.?
Io chiamerei il look di Babylon AD low-tech. È un film di fantascienza a bassa tecnologia, cioè è ambientato nel futuro ma la tecnologia non è sviluppata come la vediamo nei normali film di fantascienza. Siamo più concentrati sui personaggi e sulla storia e la tecnologia che utilizziamo serve più a spiegare la situazione in un futuro vicino, ma non abbiamo voluto mettere troppo in risalto la tecnologia per non coprire la storia, quindi la chiamerei fantascienza low-tech.
Il collegamento tra il film e qualcosa che esiste o è esistito è un fumetto nato negli anni 80 chiamato ‘Heavy metal’. Hanno poi fatto un cartone animato basato su quel fumetto. Era ambientato negli anni 80 alla fine dell’era punk ed era una rinascita del fumetto, una rinascita della grafica, e ha aperto la strada ad una nuova generazione di fumetti in America . Blade runner e Mad Max vengono da lì.
LE SEQUENZE PIÙ DIFFICILI DA GIRARE?
Sicuramente le scene con la più alta concentrazione di elementi produttivi e scenografici. Sono sequenze che richiedono grande coordinamento, soprattutto quando sono piene di effetti spettacolari e il ritmo dell’ azione è molto sostenuto, con l’alternarsi di parecchi stuntmen all’interno di una sola scena. Ciò non toglie che anche alcune scene più intime siano state altrettanto complicate perché l’attenzione al dettaglio a volte richiede uno sforzo perfino maggiore che le grandi scene d’azione.
SULLE DIVERSE LOCATIONS…
Le locations sono il fondamento per come apparirà il tuo film, quindi se non vuoi vedere solo computer grafica e non vuoi girare su un bluescreen il 90% del film, le locations reali sono molto importanti per assicurarti il risultato che cerchi. Abbiamo girato il film a Praga ma abbiamo avuto così tante locations e ogni location era più grande della precedente. Siamo andati a 500 km da Praga a girare in una fattoria abbandonata che si trova lì dai tempi dei russi, abbiamo ricreato una piazza enorme di Harlem, siamo andati in Svezia a girare delle scene sulla neve, abbiamo creato un sottomarino che emerge dal ghiaccio e avevamo un convento disperso tra le montagne. Questo è ciò che occorre se vuoi raccontare la storia di qualcuno che è quasi andato su un altro pianeta.
COM’E’ STATO LAVORARE CON UN TEAM INTERNAZIONALE?
È stato molto interessante unire tre attori completamente diversi, provenienti da background diversi, di età diverse e con diverse carriere alle spalle. Non siamo abituati a vederli nello stesso tipo di film e devo dire che è un’unione che crea un grande effetto, i loro ruoli si bilanciano perfettamente. Io amo i triangoli nei film perché è lì che ottieni la maggiore interazione tra i personaggi. Vin Diesel si presta a un personaggio molto specifico ma volevo portare sullo schermo un Vin Diesel come non l’avevamo mai visto prima, molto più acuto e profondo e, come figura di contrasto ho scelto Melanie Thierry che è un piccolo angelo, minuta, bionda, occhi azzurri, bellissima, ma che nasconde dentro una tigre. Avevo poi bisogno di un ruolo veramente particolare per il personaggio di mezzo e ho scelto Michelle Yeoh perché rappresenta quello spirito asiatico dell’essere risolutivo e imperscrutabile, con una forte dose di spiritualità.
E LA SCELTA DI VIN DIESEL?
Lo avevo visto in diversi film e pensavo fosse un buon attore, con una grande personalità. Dopo tutto è stato Spielberg che gli ha offerto la sua prima grande possibilità in Salvate il Soldato Ryan.
Vin è muscoloso, ed io avevo bisogno di qualcuno che fosse imponente per la storia perché lui rappresenta quello che siamo, è il nostro futuro. Avevo bisogno di qualcuno che fosse rozzo e duro ma che avesse anche diversi strati di comprensione, ed è esattamente quello che ho trovato nei lavori precedenti di Vin e quello che vedo crescere in ogni film in cui recita: Vin sta provando a diventare qualcosa di più che i soli muscoli e diventare un personaggio a tutti gli effetti. Ora come ora non si trovano attori imponenti. Ci sono molti bravissimi attori d’azione ma non ci sono più Bruce Willis, Schwarznegger o Stallone. Rimane soltanto Vin. Quindi ho voluto fortemente lui per questa parte perché più di tutti rappresenta quello che Toorop dovrebbe essere.
PERCHE’ HA SCELTO MELANIE THIERRY?
Conoscevo Melanie come modella. L’ho vista per la prima volta quando recitava a teatro in Le vieux juif blond, in cui interpretava due personaggi per un’ora e mezza. Era fantastica, ho pensato “E’ lei la mia Aurora!” Avevo bisogno di una donna che rappresentasse la purezza. E’ facile credere che Melanie sia stata creata da un computer: ha un viso perfetto, occhi bellissimi e sembra quasi venire da un altro mondo. Inoltre, è anche una grande attrice. Le ho fatto dei test a casa con una piccola videocamera. E’ stato molto commovente, mi ha fatto piangere; ciò mi ha confermato che era perfetta per interpretare Aurora. Tra l’altro, per me era importante avere un elemento francese nel film. All’inizio, gli americani non era d’accordo. Quando poi hanno realizzato che nel ruolo di Aurora avevamo bisogno di una sconosciuta, hanno pensato ” Beh, perchè non lei?”. L’unico problema che bisognava risolvere era il suo accento francese. Melanie ha dovuto lavorare sugli accenti perché le ho chiesto di mischiarne più di uno, affinché non si capissero le sue origini e il suo personaggio risultasse maggiormente universale. Si è impegnata molto in questo senso e alla fine ce l’ha fatta.
COME SUA PROTETTA SULLO SCHERMO HA SCELTO MICHELLE YEOH…
Sapevo che accanto alla purezza bianca di Melanie avrei avuto bisogno di una bellezza asiatica, e Michelle è la donna più bella del mondo! E’ parte della storia del cinema; tanto per incominciare, ho scritto questa parte come quella della tipica suora brutta e scontrosa. Il film che avevo in mente di fare era una pellicola d’azione con una suora guerriera. Tra le attrici giovani, ce ne sono molto poche adatte a questo ruolo e tra le attrici vere ce n’è solo una: Michelle. Ha lavorato assieme a Jackie Chan e per me è stato molto eccitante averla sul set. La sua presenza mi ha dato la possibilità di conferire al trio un maggiore spirito combattivo e di includere Melanie nell’azione. Inoltre, una volta che Melanie ha accettato è stato facile imporre attori francesi di rilievo internazionale. L’idea di Gerard Depardieu nel ruolo di Gorsky divertiva tutti quanti, e volevo incontrarlo. Era un’opportunità incredibile, avevo bisogno di un’icona nel ruolo del cattivo principale. Depardieu ha dato tutto sé stesso in questo film.
Poi, ho iniziato a pensare a Lambert Wilson, il cattivo di Matrix. Prima di Matrix lo vedevo come un playboy del cinema francese e non gli avrei mai offerto la parte. Quando poi ho scoperto che aveva recitato nel film di Marc Caro, ho pensato che fosse lui il più adatto. Abbiamo lavorato molto sul personaggio, per tirare fuori l’aspetto del supereroe anni ’80, che fosse invincibile senza però scadere nel ridicolo.
NEL CAST RECITA ANCHE CHARLOTTE RAMPLING…
Avevo bisogno di una signora cattiva, con un grande carisma, un simbolo, una donna capace di accendere fantasie e odio di qualsiasi genere in ogni uomo e donna che incontra. Avevo bisogno di un’attrice con quel qualcosa negli occhi che facesse riflettere bene prima di lasciare i propri figli con lei, e che facesse pensare che  si vestisse ancora come in Il Portiere di Notte. Perciò ho pensato immediatamente a Charlotte Rampling.
COM’E’ ANDATA SUL SET?
Le riprese sono state molto impegnative, sono andate avanti dal dicembre del 2006 all’aprile del 2007. Abbiamo avuto parecchi problemi sul set e imprevisti di ogni tipo, è impossibile fare un film come questo senza avere problemi, ma la passione e l’impegno di tutti lo hanno reso un set terribilmente avvincente, ci sentivamo tutti parte della storia. Certo, non è stato facile, anzi sembrava che il fato fosse continuamente contro di noi, ma questo ha dato una forza incredibile al film e sullo schermo si vedono tutte le energie impiegate. È stata una guerra! Ma lo sforzo è stato ampiamente ripagato.
BABYLON A.D. TRATTA MOLTI TEMI ATTUALI CHE LEI HA SOLLEVATO COME ARTISTA E COME CITTADINO. LEI SI CONSIDERA UN “FILMAKER POLITICAMENTE IMPEGNATO?
Qualsiasi cosa faccia avrà sempre una dimensione politica. Perché questa è la base di ogni buon film. E’ l’importanza del soggetto che dà al film la sua forza. Cerco di smuovere la gente attraverso storie forti.
IL FILM E’ DEDICATO ALLE SUE FIGLIE…
Ho iniziato a lavorare a questo film sei anni fa. Mia figlia più grande ha sei anni. La mia seconda figlia è appena nata. Mia moglie era incinta durante le riprese, e questo è un film che parla di bambini, e quindi della loro crescita. Come dice Toorop alla fine del film “Salviamo il pianeta, un bambino alla volta”.
E’ FACILE IMMAGINARE COME SARA’ IL FUTURO?
L’idea era di renderlo futuristico, non fantascientifico. Gli apparecchi telecomandati e la carta elettromagnetica che trasmette le immagini esistono veramente, anche se sono ancora prototipi. Anche molte delle armi e dei mezzi utilizzati esistono già oggi. Bisogna chiedersi come rappresentare il futuro senza macchine volanti, ma piuttosto con Smart elettriche, immaginandosi come queste potrebbero essere tra dieci anni.
QUANDO HA LETTO PER LA PRIMA VOLTA IL ROMANZO BABYLON BABIES DI MAURICE DANTEC?
Nel 2002. Ho sempre preferito i romanzi futuristici rispetto a quelli di fantascienza. Babylon Babies è considerato un grande thriller futuristico ed è per questa ragione che l’ho letto. Ci ho messo solo un paio di notti. Ho pensato che sarebbe stato un bellissimo film.
ALLORA PERCHE’ HA SCELTO PROPRIO QUESTO ROMANZO CHE, IN TEORIA, ERA DIFFICILMENTE ADATTABILE?
Proprio perché Babylon Babies aveva la reputazione di essere inadattabile. Rappresentava una sfida interessante. Ogni persona che legge un libro lo legge in modo diverso. Leggiamo le stesse parole, ma il nostro cervello funziona in maniera diversa. Quando guardiamo un film, invece, vediamo tutti le stesse cose. Il mio compito era quello di imporre la mia visone del libro, e la sfida era riuscire a condensare 600 pagine in 90 minuti di film. Abbiamo tagliato alcune parti, incominciando dall’incipit della storia, questo spiega il motivo per cui il titolo è cambiato in Babylon A.D. Piuttosto che essere un adattamento del romanzo la sceneggiatura trae ispirazione da esso. Abbiamo scritto nuove scene ed aggiunto molti elementi, ma abbiamo comunque mantenuto il tema del viaggio e i presupposti fondamentali di Aurora. Aurora è la giovane donna che Toorop ha il compito di trasportare, è una figura fortemente misteriosa e il suo personaggio è diverso rispetto al libro. L’ho trasformata nella creazione di un computer, è una ragazza che possiede tutta la conoscenza nell’universo. Ma è schizofrenica perché non conosce ancora l’origine di tutta la sua conoscenza, che le sta consumando il cervello. Ho anche modificato la storia della vita di Toorop. Nel romanzo di Dantec, Toorop si arruola nella guerra del Kossovo all’età di 17 anni; io l’ho trasformato in molto più di un soldato-bambino, vittima di tutte le guerre che devastano il pianeta da oltre trent’anni a questa parte. Inoltre, alcune parti del libro non sarebbero state plausibili sullo schermo, come ad esempio, la parte in cui i protagonisti arrivano a Montreal e rimangono nascosti per sei mesi. E’ illogico. Quando raggiungono la loro destinazione, che nel film è New York, Toorop consegna immediatamente la ragazza. In questo modo siamo riusciti a condensare sei mesi in soli tre minuti.
COSA SIGNIFICA IL TITOLO BABYLON A.D.?
Babylon A.D. si riferisce a Babilonia, la città del peccato. E’ un titolo che mi ha dato la possibilità di creare un logo eccezionale: B.A.D.! Inoltre, negli Stati Uniti, Babylon Babies poteva indurre a pensare che si trattasse di un film su delle giovani donne carine.
COME HA REAGITO DANTEC A TUTTI I CAMBIAMENTI CHE HA APPORTATO?
E’ sempre stato molto aperto. Ha detto “prendi il mio lavoro e fanne ciò che vuoi. Ho accettato di darti  i diritti perché mi piacciono la tua visione e i tuoi film. Mi fido ciecamente di te”. Ha compreso che rispettavo la filosofia del libro, la materia del soggetto e la storia, in senso lato. Ed era molto affascinato da tutti i cambiamenti che ho apportato assieme al mio co-sceneggiatore Eric Besnard. Sto aspettando che veda il film per capire se cambierà idea.
I SUOI PRIMI TRE FILM SI BASAVANO SU IDEE ORIGINALI. DUE DEI SUOI ULTIMI TRE FILM SONO ADATTAMENTI. RICHIEDONO UN APPROCCIO DIVERSO?
In realtà non mi sono mai soffermato a considerare questo aspetto. Il mio primo film Cafe au Lait si ispirava alla mia vita di quei tempi e al film Lola Darling di Spike Lee. L’Odio, il secondo, prendeva ispirazione da Scorsese. Tutto quello che ho fatto ha tratto ispirazione dalle cose che ho visto. Il giudizio di un film è nel prodotto finito, non nella sceneggiatura. Quando leggo i libri di Stephen King mi viene voglia di adattarli tutti! Jean-Christophe Grangé, autore de I Fiumi di Porpora possiede un gran dono nel raccontare storie che io non sarei in grado di visualizzare sullo schermo. Non ho problemi a prendere ispirazione da un romanzo. Non appena inizio ad adattarlo diventa mio. Spesso quando leggo un libro, se non lo metto giù dopo le prime dieci pagine, mi viene voglia di adattarlo per farne un film.
SONO TRASCORSI CINQUE ANNI DA QUANDO HA LETTO IL LIBRO A QUANDO HA GIRATO IL FILM. E’ STATO DIFFICILE TROVARE I FINANZIAMENTI?
Si, è stato molto difficile. Gli americani pongono delle condizioni durissime. All’inizio ho lavorato con Christophe Rossignon, che ha prodotto i miei primi tre film. Eric Besnard ed io abbiamo prodotto una sceneggiatura che è arrivata a 90 milioni di dollari. Christophe mi ha detto” Mathieu, non posso farmi coinvolgere in questa cosa perché non ci credo”. Perciò abbiamo preso strade diverse e io sono andato negli Stati Uniti per girare Gothika.
Ho capito che per riuscire a girare  Babylon A.D. avrei avuto bisogno di una star americana, perciò dovevo fare un film che avesse successo ai botteghini americani. Joel Silver, il produttore di Matrix, mi ha offerto Gothika, con Halle Berry, (che aveva appena vinto l’Oscar come Migliore Attrice) Penelope Cruz, e Robert Downey Jr. Il film è andato bene e questo mi ha permesso di imporre Babylon A.D., grazie al modo in cui era strutturata la produzione, senza dover portare la sceneggiatura ad Hollywood per cercare di venderla ad uno studio. Inoltre, avevo bisogno di un co-produttore europeo in modo che gli americani partecipassero solo in qualità di compratori. Il nostro scopo era quello di farne un film con un budget ridotto di 60 milioni di dollari, di cui 30 milioni derivanti dall’Europa e 30 milioni dagli Stati Uniti.
FORSE I CONTENUTI SPAVENTAVANO HOLLYWOOD?
No, in quanto erano nascosti dietro a uno stile visivo spettacolare, a scene d’azione e a una buona storia. La questione religiosa è stata presto sollevata dagli americani, poiché volevamo tutti eludere una serie di argomenti. Uno dei miei riferimenti in questo film è a Blade Runner. Non tanto al suo stile, piuttosto alla sua sostanza. Chi vede Blade Runner, pensa di guardare un film di azione\fantascienza. In realtà il tema del film è Dio, la nostra esistenza su questo pianeta, la creazione…Spielberg ha fatto la stessa cosa con E.T., che, a sua volta, è un film sul razzismo. Mi sono detto: “Voglio fare un film d’azione di genere, incentrato su un solo uomo… che parli della società in cui viviamo”. Non volevo calcare troppo la mano sul tema della religione, perciò ho dovuto mantenere molta azione. Abbiamo trasformato gli Zealots in una setta. Spetta ai critici e al pubblico dire cosa vedono sotto la superficie.
QUANDO ERA UN GIOVANE REGISTA DI CORTOMETRAGGI SI SAREBBE MAI IMMAGINATO AL TIMONE DI UN FILM COME QUESTO?
Quando ero un giovane regista di corti, ovviamente no. Il problema era riuscire a fare il mio primo lungometraggio. E poi una volta fatto quello il problema era riuscire a farne un secondo. Ma Sono felice di essere rimasto fedele ai piani che mi ero prefissato dieci anni fa. Esistere al di fuori di confini definiti mi permette di toccare diverse tematiche e mi lascia maggiore libertà. Soffocherei nell’ambito del cinema francese tradizionale. Ma più di tutto sono felice di riuscire a lavorare!
E’ FELICE DI BABYLON A.D.?
Sì, ne sono felice. Lo ripeto, è stato un film difficile. Una guerra. Sullo schermo vedo l’energia che è stata spesa durante le riprese. Lo farò vedere a Dantec. Sono nervoso al pensiero della sua reazione, anche se la sceneggiatura gli è piaciuta. Sono anche preoccupato del modo in cui tutti i fan del libro reagiranno. Dovranno capire che non si tratta di un adattamento fedele. Ad ogni modo credo che il film spingerà gli spettatori che non hanno letto il libro a farlo. Allora potranno conoscere la versione originale, quello che Dantec voleva dire. Babylon A.D. rappresenta la mia visione personale del suo romanzo. Due versioni che condividono lo stesso spirito.


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

Commenti»

1. Veeto - 06/07/2009

L’ho rivisto ieri, davvero un Gran Bel film.
Possente e Spettacolare, mi ha divertito per tutti e 90 i minuti, anche se il finale mi ha lasciato un pò l’amaro in bocca (finisce troppo in fretta).


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