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Cinema futuro (482): “Frontiers – Ai confini dell’inferno” 01/11/2008

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Frontiers – Ai confini dell’inferno”

Uscita in Italia: 7 novembre 2008
Distribuzione: Moviemax

Titolo originale: “Frontière(s)”
Genere: horror / thriller
Regia: Xavier Gens
Sceneggiatura: Xavier Gens
Musiche: Jean-Pierre Taieb
Uscita in Francia: 23 gennaio 2008
Sito web ufficiale (Francia): cliccate qui
Cast: Karina Testa, Aurélien Wiik, Patrick Ligardes, David Saracino, Maud Forget, Samuel Le Bihan, Chems Dahmani, Jean-Pierre Jorris, Amélie Daure, Estelle Lefébure

La trama in breve…
Una banda di ragazzi si ritrova a scappare dalla polizia. Durante la fuga il gruppo si divide e quattro di loro fuggono verso la frontiera riuscendo a rifugiarsi vicino al confine con il Belgio in un ostello semi abbandonato. L’atmosfera malsana del caseggiato fa capire subito ai ragazzi che qualcosa non va…L’ostello è gestito da due sorelle che hanno un rapporto morboso e da un anziano ex-colonnello dispotico ed autoritario. Ospite fissa è una giovane donna che si veste e parla come fosse ancora una bambina di 11 anni. La situazione in principio provoca nei ragazzi una reazione spavalda e aggressiva nei confronti di quelle persone così strane, ma il clima insano che si respira nell’ostello li convince ad andarsene al più presto. Ma ormai è troppo tardi…Inizieranno una serie di torture indicibili nei confronti dei ragazzi che porteranno allo scioccante finale… Non c’è dolore abbastanza forte da saziare quei pazzi psicopatici…

Introduzione al film
Questa versione uncut di FRONTIERS è brutale, del genere survival hardcore, nella tradizione di film come NON APRITE QUELLA PORTA. Il film è una violenta testata sul viso diffidente e condiscendente del cinema francese, un film che punta senza alcun riserbo a farvi urlare per la paura, lo shock e la nausea. Si tratta di un modo di fare cinema viscerale, all’avanguardia e privo di qualsiasi freno, per cui il regista Xavier Gens si  mette in prima persona in serio pericolo. Il film è ispirato alle grandi gaphic novel, che solo alcuni anni fa sarebbero state impossibili da realizzare, ma che oggi riscuotono grande successo. FRONTIER(S) è un film ultra-referenziale che rispetta i codici dei migliori film del genere ‘survival’ nell’accentuare i paralleli con il mondo che ci circonda. Come vuole la regola in questi casi FRONTIER(S) può contare su un buon cast di giovani attori di talento, su un regista con qualcosa da provare e su una sceneggiatura che va al di là di ogni limite. Eccessivo e originale sotto ogni punto di vista, FRONTIER(S) non ha nulla da perdere nel dilettarsi a dare del filo da torcere agli spettatori più deboli di stomaco, come hanno già fatto film come SAW-L’ENIGMISTA e HITMAN. Perciò preparatevi al peggio!

Lo sviluppo
Se sembrava che FRONTIER(S) fosse il passo successivo più logico da compiere per Xavier Gens, è perchè Xavier è un regista instancabile, appassionato del suo lavoro e desideroso di cambiare il panorama della cinematografia francese. Nonostante abbia girato 30 video musicali, riceva numerose offerte da parte dei maggiori  studios e si sia via via guadagnato la reputazione di grande star in ascesa, ha preferito che il suo primo lungometraggio rispettasse le proprie inclinazioni personali, consapevole che ciò avrebbe significato girare in un’atmosfera di grande pressione oltre che in condizioni economiche piuttosto precarie. “Sin dall’inizio, sono stato molto chiaro al riguardo,” spiega. “Volevo fare una sorta di UN TRANQUILLO WEEKEND DI PAURA alla francese. E’ estremamente difficile riuscire a far decollare un progetto simile in Francia perchè spesso le persone dicono di sì ma poi rifiutano di accettare le conseguenze delle loro azioni. Non si può fare un film del genere limitandosi alle mezze misure. In questi casi la regola è “tutto o niente”. Questo film è uno schiaffo in faccia ad un certo tipo di cinema francese noioso e accondiscendente. Non si può fare un film del genere se si hanno troppi freni. Aja e Valette sono riusciti brillantemente a tracciare una nuova via  con ALTA TENSIONE e MALEFIQUE, ma poi questi film non hanno avuto alcun seguito. Era arrivato il momento di fare un altro film capace di  scuotere gli spettatori nel profondo. FRONTIER(S) è una pellicola che prenderà letteralmente a schiaffi il pubblico per 90 minuti, di modo che risulti chiaro che anche in Francia siamo in grado di fare questo genere di film! Le quaranta persone che hanno lavorato assieme a me sul set ce l’hanno messa davvero tutta, perchè credono in questo tipo di film e perchè era un’opportunità troppo buona per farsela scappare.”
FRONTIER(S) è come una bomba ad orologeria, il cui ticchettio si avverte già nei silenziosi e tranquilli back-lot dell’industria cinematografica francese, è un sogno che si è realizzato per una generazione di appassionati cinefili, interessati ad un tipo di intrattenimento apertamente cattivo, sovversivo, aggressivo e restio a scendere a compromessi. “Sono cresciuto guardando i film degli anni ’80,” spiega Gens. Sam Raimi, Peter Jackson e così via. Il mio scopo era quello di tornare al tipo di film viscerali che hanno caratterizzato la mia giovinezza, volevo che il mio primo film fosse una dichiarazione d’amore per il genere di pellicole che ammiravo così tanto. FRONTIER(S) è proprio questo. Se avevo intenzione di fare dei film più personali in futuro, dovevo prima girare questa pellicola, soprattutto perchè in essa sono contenuti molti elementi personali. Si tratta di un film di genere che però  riflette le mie opinioni su determinati argomenti, così come LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI rifletteva quelle di Romero. Inoltre, ero intenzionato a collocare il film su uno sfondo politico per radicarlo in un’epoca ben definita, senza che però rappresentasse niente altro che uno sfondo. Per quanto riguarda il mio approccio formale, sono stato ispirato dal lavoro di quei filmmaker  che preferisco: Verhoeven, Raimi, Spielberg e Scorsese.”
Xavier Gens ha  studiato il lavoro di questi maestri del cinema da vicino e, forse, li ricorda ancora di più nel suo approccio determinato, combattivo e  inesorabile. Il regista somiglia molto a quegli appassionati di cinema che rifiutano una gerarchia dei film: “L’unica regola auto-imposta che ho è quella di rispettare un crescendo costante fino a che non si raggiunge un  climax stupefacente.

Note di produzione
Fan del genere fantasy sin da quando era ancora nell’utero materno, Xavier Gens si è fatto conoscere grazie al cortometraggio Au Petit matin (con Estelle Lefébure) e all’episodio Fotografik, contenuto nella serie Sable Noir, in onda sul canale via cavo Ciné Cinéma. Due film aggressivi che hanno permesso al giovane regista di realizzare Frontier(s), il suo progetto successivo. Frontier(s) è un film in cui si mescolano suspense, alta tensione e violenza estrema. Al fine di giustificare gli eccessi di violenza, Xavier Gens ha ambientato la storia sullo sfondo di un avvenimento  politico: “L’idea per il film mi è venuta nel 2002 quando in occasione delle elezioni generali l’estrema destra ha raggiunto dei risultati inconcepibili. Mi sono reso conto dell’estrema gravità della situazione, ed ero preoccupato. Volevo cercare di trasferire quella mia inquietudine in questo film. Essendo un grandissimo fan dei film di genere, come NON APRITE QUELLA PORTA, ho pensato che il modo migliore fosse quello di creare una metafora di questa angoscia utilizzando un gruppo di ragazzi, simbolo dei giovani di oggi, sempre in fuga. Ma mentre essi cercano di sfuggire al nuovo regime, cadono nella trappola di un’ideologia assai più incerta.” Nonostante il budget ridotto, Frontier(s) è la dimostrazione di come sia possibile fare un film horror valido in Francia; come è accaduto anche con La Casa, di Sam Raimi, Brain Dead-Gli Schizzacervelli di Peter Jackson o Re-Animator di Stuart Gordon, tutti girati con un budget pari a quello necessario per il solo catering di Titanic, e tutti film estremamente scioccanti di cui Gens si è nutrito assieme al latte materno. “Quando ero piccolo, avevo solo 5 o 6 anni, i miei genitori mi hanno ‘costretto’ a vedere L’Esorcista e Lo Squalo. E’ così che sono stato introdotto al genere. Così come il produttore Laurent Tolleron, che conferma di avere la stessa passione per questo tipo di film: “Non si possono fare film come questi se non si ama questo genere, soprattutto perchè in Francia è ancora molto difficile riuscire a far decollare un progetto come Frontier(s),  diversamente dagli Stati Uniti, dove molti film di genere raggiungono ottimi incassi al botteghino. Qui si tende a prediligere film intimisti e d’autore.” Ma esistono anche delle eccezioni, come i cinque milioni di persone che sono andate a vedere Il Patto dei Lupi di Christophe Gans. In Francia, molti enti finanziatori, specialmente i canali satellitari terrestri, sono reticenti nei confronti di questa tipologia di pellicole. Per finanziare Frontier(s), siamo dovuti andare a cercare i fondi presso canali della TV via cavo e produzioni oltreoceano.”
Essendo cresciuto guardando film piacevolmente decadenti Gens aveva un’idea precisa di come Frontier(s) sarebbe dovuto apparire. “Con il mio Direttore della Fotografia Laurent Barrès abbiamo lavorato duramente per raggiungere il look “arrugginito” della pellicola, utilizzando toni come l’ocra, il marrone e il giallo. Che nel loro insieme appaiono simili al “sangue rappreso”. “Frontier(s) non è certo per i deboli di cuore, soprattutto per gli effetti visivi fortemente cruenti che potrebbero arrivare a traumatizzare più di uno spettatore (tendini lesionati, colpi d’ascia, corpi in via di decomposizione, teste che scoppiano…). Sono stati necessari  400 litri di sangue, di cui metà solo per la scena finale. A supervisionare gli effetti speciali sono stati chiamati Guillaume Gastagné e Frédéric Lainé, che hanno lavorato in film come The Daltons, Blueberry, A Very Long Engagement e – per citare altri film horror francesi –Maléfique di Eric Valette e Bloody Mallory di Julien Magnat. Frédéric Laine spiega cosa abbia fatto fluire così liberamente tutta questa emoglobina: “Bisogna calcare la mano con il sangue e la violenza. Se non ce n’è abbastanza i fan resteranno delusi e quelli a cui questo genere di film non piace si contorceranno comunque per la nausea.” Laurent Barrès aveva un’idea molto chiara di quello che voleva ottenere: “Volevamo fare un film avvincente ambientato in un luogo confinato, quasi soffocante. Volevamo che i protagonisti rivelassero tanto il lato umano  quanto quello bestiale. Quando volevamo filmare la loro umanità spostavamo indietro la Mdp, posizionandola da un’angolatura alta e  con lenti da 50 o 85 mm; quando invece volevamo cogliere la loro bestialità, stringevamo sui loro volti da un’angolatura leggermente più bassa. Molti dei movimenti della mdp sono stati effettuati a mano poiché la natura organica del film implicava che si dovesse assumere il punto di vista di qualcuno. Il pubblico ha bisogno di sentire quello che provano i personaggi.” L’incessante efficienza bestiale di Frontier(s) deriva anche, come spiega Xavier Gens, dalla colonna Sonora originale di Jean Pierre Taïeb. “Jean Pierre ed io abbiamo lavorato sulla musica per diversi mesi, incontrandoci regolarmente nel suo studio. Volevamo ottenere un’atmosfera ‘sound design’ piuttosto che musica sinfonica. Nelle scene iniziali del film, quando i giovani protagonisti vengono inseguiti dalla polizia, abbiamo utilizzato molte percussioni per ottenere un senso di pesantezza, un po’ sul genere di Les Tambours du Bronx. E a contrasto con tutto ciò, Jean Pierre ha inserito un tocco di duduk armeno, il cui sound piangente rappresenta il personaggio di Yasmine con la sua fragilità, trasmettendo un’emozione genuina che contrasta fortemente con la violenza che si scatena nella seconda parte del film.”
Gli attori hanno dimostrato grande impegno nei confronti dei loro personaggi, specialmente Karina Testa, che durante tutto il film è oggetto di una violenza psicologica e fisica molto intensa: “Ho visto molti film con personaggi femminili forti, come Alien o Rosemary’s Baby. Mi sono interessata a materie come la psicologia (per imparare come funziona il cervello), la pazzia, il terrorismo. Mi sono ispirata anche alle foto  delle vittime della Guerra del Vietnam e ho visto molti film potenti come Funny Games, Wrong Turn, la serie di Non Aprite quella Porta, High Tension, Cane di Paglia, The Descent-Discesa nelle Tenebre e Audition.” Samuel Le Bihan aggiunge, “Per sviluppare la forza e l’energia brutale e spontanea del mio personaggio, mi sono ispirato a un cinghiale, un animale piuttosto disgustoso. Non avevo mai interpretato un personaggio come questo prima d’ora. Ho messo su quattro chili di muscoli, mi sono rasato la testa e mi sono fatto crescere i baffi, per sembrare più solido e dominare lo spazio. Anche la ex-supermodella Estelle Lefébure si è trasformata completamente per entrare nei panni della perversa ninfomane che interpreta: “Per ottenere l’ambiguità del personaggio mi sono ispirata a Mulholland Drive e soprattutto a Monster, in cui Charlize Theron ha subito una trasformazione totale.”
Xavier Gens, confessa liberamente che Frontier(s) è un omaggio ai film di culto degli anni ’70 e ’90 che tanto adora. “Durante la mia vita ho assorbito talmente tanti riferimenti cinematografici che dovevo esorcizzare questa cosa inondando lo schermo di citazioni. E’ uno dei modi per sentirsi più sicuri quando si gira il primo film.”

Le citazioni cinematografiche presenti nel film

IL PATTO DEI LUPI: “La scena in cui Samuel Le Bihan smembra un coniglio in una cantina fa riferimento al personaggio di Christophe Gans ne Il Patto dei Lupi, dove Le Bihan interpretava un naturalista. Anche se credo che nessuno, fanatici di cinema a parte, se ne renderà conto.”

NON APRITE QUELLA PORTA: “Ovviamente si tratta del riferimento più esplicito di tutto il film. Ero rimasto molto deluso dal remake di Marcus Nispel che non possedeva la stessa atmosfera viscida dell’originale di Tobe Hooper; perciò ho cercato di ricreare quell’atmosfera in Frontier(s), soprattutto nella scena di cannibalismo, che dura quattro minuti, mentre quella nel remake di Non Aprite quella Porta è di circa trenta secondi.”

ED GEIN: “Per la scena in cui David Saracino viene appeso a testa in giù a degli uncini, mi sono ispirato ad un documentario sul serial killer Ed Gein (la cui vicenda ha ispirato anche Non Aprite Quella Porta). Si vedono foto di scene del crimine, in cui le sue vittime sono appese a testa in giù con il ventre squarciato. Visto che Tobe Hooper non aveva utilizzato questo elemento nel suo film, ho pensato di usarlo nel mio.”

THE DESCENT-DISCESA NELLE TENEBRE: La scena in cui Chems Dahmani e David Saracino sono bloccati in un tunnel richiama alla mente The Descent, ma in realtà, avevo scritto questa scena prima di vedere il film di Neil Marshall. Ho visto The Descent, solo dopo, in fase di post produzione di Frontier(s). Si tratta, perciò, di un tributo non intenzionale a The Descent, che considero comunque un grande film.”

LA MOSCA: La scena in cui Chems Dahmani è chiuso in una cisterna di ossigeno è ovviamente ispirata a La Mosca di Cronenberg, soprattutto per l’illuminazione  verde e il modo in cui è fatta la cisterna.

ROBOCOP: La scena in cui Chems esce dalla cisterna con il viso deformato è un omaggio a Robocop di Paul Verhoeven, più specificatamente alla sequenza in cui  Peter Weller si scioglie letteralmente negli ultimi quindici minuti del film.

MISERY NON DEVE MORIRE: La scena in cui si vede una vittima a cui vengono lesionati i tendini mi faceva pensare a quella in cui Kathy Bates rompe il piede a James Caan con un martello, nel film Misery Non Deve Morire di Rob Reiner. Volevo riuscire ad ottenere quella stessa violenza nel mio film, nella sequenza in cui uno dei personaggi viene mutilato per aver cercato di fuggire.

ALIENS: La scena in cui Chems Dahmani entra in una stanza piena di cadaveri e  si trova  faccia a faccia con una vittima mutilata che improvvisamente apre gli occhi è un riferimento diretto ad Aliens di James Cameron, dove un soldato trova una donna mezza morta in un nido di alieni e all’improvviso la donna si sveglia.

TRUE ROMANCE-UNA VITA AL MASSIMO: La reazione di Karina Testa nella scena in cui viene picchiata da Samuel Le Bihan nel magazzino è ispirata al film di Ridley Scott True Romance, dove James Gandolfini picchia Patricia Arquette e questa reagisce lottando tenacemente.

GEORGE ROMERO: Il contesto politico di Frontier(s) è ispirato a George Romero. Non specificatamente a Zombi o a La Notte dei Morti Viventi, ma al modo in cui questo regista inserisce una sorta di commento sociale nei film di genere.

LA CASA DEL DIAVOLO: Il personaggio di Estelle Lefébure è simile al personaggio sexy e spietato di Sheri Moon Zombie nel film di Rob Zombie La Casa del Diavolo.

SALO’ E LE 120 GIORNATE DI SODOMA: La sordida, malata atmosfera del film di Pasolini è stata di grande ispirazione per questo film, come anche il modo in cui il regista riesce a denunciare apertamente ciò che mostra. Volevo che la violenza in Frontier(s) possedesse la stessa fredda autenticità.

Trailer originale:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

Commenti»

1. dyd666iscr - 01/11/2008

lo vidi in lingua originale con i sub ita… e non mi dispiacque affatto !

2. ste - 04/11/2008
3. controreazioni - 08/11/2008

Uhm, da vedere mangiando pop corn.

4. Sara - 14/11/2008

anche la CENA è una citazioni di “Non aprite quella porta”.. non ve ne siete accorti ;)?

5. daniele - 03/08/2010

siete propio bravi ma bravisssimi e un ottimo film e da guardare


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