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Cinema futuro (500): “Max Payne” 22/11/2008

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer, Videogame.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Max Payne”

Uscita in Italia: 28 novembre 2008
Distribuzione: 20th Century Fox

maxpayneTitolo originale: “Max Payne”
Genere: azione / thriller / drammatico
Regia: John Moore
Sceneggiatura: Beau Thorne (basato sul videogame di Remedy Entertainment e 3-D Realms Entertainment ideato da Sam Lake)
Musiche: Marco Beltrami, Buck Sanders
Uscita negli Stati Uniti: 17 ottobre 2008
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Mark Wahlberg, Mila Kunis, Beau Bridges, Ludacris, Chris O’Donnell, Donal Logue, Amaury Nolasco, Kate Burton, Olga Kurylenko, Rothaford Gray, Nelly Furtado, Joel Gordon

La trama in breve…
Tratto dal leggendario videogioco sparatutto, MAX PAYNE racconta la storia di un poliziotto determinato a scovare i responsabili dell’uccisione della sua famiglia e di un suo collega. La sua furiosa ricerca di vendetta lo condurrà in un viaggio da incubo un mondo di oscurità. Via via che il mistero si infittisce, Max (Mark Wahlberg) si troverà a combattere nemici oltre il mondo naturale e affrontare un impensabile tradimento.

Dietro le quinte
Max Payne è un poliziotto ribelle e un antieroe, determinato a trovare le persone responsabili dei brutali omicidi della sua famiglia e del suo collega. In cerca di vendetta, la sua indagine ossessiva lo porta in un viaggio da incubo nei bassifondi più oscuri. Mentre il mistero si infittisce, Max è obbligato a combattere dei nemici sovrannaturali e fronteggiare un tradimento impensabile.
Il candidato all’Oscar® Mark Wahlberg (The Departed – il bene e il male) interpreta Max Payne, un uomo che non segue le regole e che non ha nulla da perdere, mentre indaga su una serie di misteriosi omicidi che potrebbero essere collegati con la morte della moglie e del figlio. Ma delle forze imponenti, reali e oltre l’immaginazione, stanno cospirando per mantenere nascosta la sconvolgente verità e ridurre Max al silenzio per sempre.
A far compagnia a Wahlberg in MAX PAYNE ci sono Mila Kunis nei panni di Mona Sax, una bellissima mafiosa ed assassina russa; Olga Kurylenko (che recita nell’imminente pellicola di James Bond Quantum of Solace) è Natasha, la spericolata sorella minore di Mona; Chris “Ludacris” Bridges è il detective degli affari interni Jim Bravura; e Beau Bridges il mentore di Max, B.B.
MAX PAYNE è diretto da John Moore (The Omen – Il Presagio, Behind Enemy Lines – Dietro le linee nemiche) da una sceneggiatura di Beau Thorne, recentemente laureatosi al programma di cinema della University of Texas. Il film è prodotto da Julie Yorn (Bride Wars) e Scott Faye.
“Questo film non si chiama ‘Minimum Payne’, né ‘Medium Payne’. E’ Max Payne”, riassume il regista John Moore parlando del suo nuovo lavoro, che lui ritiene essere un action-thriller neo noir che tenta di realizzare un’unione estrema tra reale e irreale. E Moore, un grande talento visivo, sa bene di cosa parla. Il suo utilizzo delle riprese soggettive nel film, che ci porta direttamente nel mondo e nella testa di Max, così come quello delle più avanzate macchine da presa per lo slow-motion, porta il pubblico, assieme con Max, in un viaggio sulle montagne russe fatto di azione, emozioni, mistero e immagini impressionanti e tinte di sovrannaturale.
Ma molto tempo prima che Moore iniziasse ad andare al “max”, il videogioco Max Payne aveva già esordito a livello globale nel 2001, mentre un sequel, Max Payne 2: The Fall of Max Payne è arrivato nel 2003. I critici e gli appassionati hanno lodato le coreografie eleganti e la natura cinematografica del gioco, perché le sue scene oscure ed estreme, così come le sparatorie in slow-motion, sembravano una graphic novel con delle influenze da film noir. Pochi giochi possono essere tradotti bene sul grande schermo, ma fin dall’inizio sembrava che la storia di un poliziotto duro in cerca di vendetta fosse destinata appositamente al cinema.
Come rivela la produttrice Julie Yorn: “il videogioco di Max Payne è stato sviluppato da persone che nutrono una forte passione per il cinema. Dalla fotografia in stile noir fino ad arrivare ai personaggi e ai dialoghi, il gioco presentava delle influenze importanti a livello cinematografico e il materiale andava ben oltre la solita esperienza tipica di questi prodotti”.
Tuttavia, i realizzatori hanno affrontato delle sfide notevoli nel tentativo di portare MAX PAYNE sul grande schermo. “Quando hai una storia e degli antefatti così forti presenti nel gioco, ti viene da pensare che il processo di adattamento sarà semplice”, rivela la Yorn. “Ma quando inizi a lavorarci, scopri di dover trovare un modo di rendere il film distinto e differente dal gioco, continuando comunque a rispettare lo stile e lo spirito particolare che possiede”.
I realizzatori e lo studio hanno visionato centinaia di spunti narrativi, fino a quando l’esordiente sceneggiatore Beau Thorne è arrivato portando un approccio verso il materiale che ha colpito tutti. “Beau ha trovato il sistema di fornire una grande complessità al materiale”, spiega la Yorn. “Non solo ha catturato il bagaglio emotivo del protagonista, ma è anche stato in grado di creare un mondo fatto di ombre ed illusioni, con delle caratteristiche sovrannaturali che non avevano mai fatto parte della serie”.
Gli elementi ultraterreni aggiunti da Thorne comprendono un demone alato che minaccia Max e porta altre persone verso un destino inimmaginabile. Prendendo spunto dalla mitologia nordica, il demone Valkyrie, con il suo ghigno, le labbra che nascondono dei denti minacciosi e gli occhi iniettati di sangue, rappresenta un indizio fondamentale nell’indagine di Max sulle persone che hanno distrutto la sua famiglia. Nel corso della storia, il demone – o alcuni suoi elementi – è sempre presente. Noi sentiamo il notevole rumore di ali enormi che sbattono e abbiamo una visione fugace di un paio di ali che scompaiono nell’ombra. Il demone alato è un’immagine iconica e i realizzatori hanno creato altri collegamenti visivi con la Valkyrie. Dei graffiti comprendenti una ‘V’ con una siringa ipodermica appaiono nel film, così come delle ali tatuate che marchiano alcuni personaggi.
Utilizzando come punto di riferimento i materiali del gioco, comprese le scene tagliate e la sceneggiatura, Thorne è riuscito a creare le basi del film. “Il videogioco è decisamente cinematografico, ma ci vogliono dalle otto alle dodici ore per terminarlo, quindi c’era decisamente troppo materiale ed informazioni per un film solo”, spiega Thorne. “Ho cercato di capire tutto quello che era presente nel gioco e poi ho tentato di trovare un modo di semplificarlo e indirizzarlo verso la giusta direzione. La sfida era di capire come rimanere fedele al materiale originale, ma allo stesso tempo portarlo avanti e farlo funzionare come un semplice thriller”.
Mentre Thorne lavorava alla sceneggiatura, lo studio ha contattato il regista John Moore, conosciuto per il caratteristico stile visivo dei suoi tre film precedenti, e gli ha offerto di dirigere il progetto. Moore ha lavorato a stretto contatto con Thorne e con i produttori per dare vita alla sceneggiatura.
Il regista sostiene che il passaggio da videogioco a film significava prendere il controllo dalle mani del giocatore, a cui viene chiesto di mettersi a sedere e da quel momento lasciar fare ai realizzatori. L’utilizzo della riprese in soggettiva è un elemento importante nel creare un’esperienza cinematografica importante. “Dovevamo fornire qualcosa di eccitante e travolgente al pubblico, quindi abbiamo pensato che il modo migliore per farlo fosse utilizzare le riprese in soggettiva, fondamentalmente picchiando duro e mettendo lo spettatore nei panni di Max Payne”, sostiene Moore.
Per fornire un’ulteriore intensità e stile all’azione, Moore ha utilizzato una sistema di cineprese speciali chiamato Phantom, che gli ha permesso di adottare un approccio originale verso il popolare processo di slow motion chiamato “bullet-time”. “Fondamentalmente, è un hard drive digitale che può arrivare a girare fino a mille fotogrammi al secondo”, spiega Moore. “Non volevo imitare il fantastico lavoro con il bullet-time e lo slow-motion di John Woo o quello che hanno fatto i fratelli Wachowski in Matrix, così abbiamo ideato una tecnica con questo nuovo sistema. Penso che abbiamo ottenuto dei risultati eccitanti, come potrete vedere nel film”.
Lo stile visivo elegante e talvolta impressionante di Moore approfondisce il mix del film, fatto di una storia di vendetta, di elementi sovrannaturali inquietanti e di un mistero che sovverte le aspettative dello spettatore. Allo stesso tempo, Moore ha insistito per far sì che il film avesse un centro emotivo, che è fornito in buona parte della ricerca di Max per trovare l’assassino di sua moglie e del figlio. Lui e il suo percorso dipendono ovviamente da questo evento traumatico.
Per questa ragione, l’attore che interpreta Max doveva rappresentare la solidità del personaggio, ma anche essere accessibile a livello emotivo per il pubblico. Il ruolo era naturale per Mark Wahlberg. “Mark è arrivato mostrando un impegno enorme verso il suo personaggio”, rivela Yorn. “E’ un attore intenso con una presenza forte, ma anche  un padre che ama la sua famiglia e che è stato in grado di calarsi nella rabbia del personaggio”.
“E’ un ruolo che non riesci ad immagine possa essere interpretato da qualcun altro”, aggiunge il regista parlando del lavoro di Wahlberg nella pellicola. “Mark è decisamente in sintonia con questo tipo, per come Max si muove o guarda la gente. E’ assolutamente perfetto nella sua interpretazione”.
Wahlberg, che è arrivato a MAX PAYNE subito dopo aver interpretato dei ruoli drammatici in E venne il giorno e The Lovely Bones, ha apprezzato l’opportunità di tornare alle sue radici di uomo d’azione. “John Moore mi ha veramente permesso di andare lontano con le azioni e le emozioni”, sostiene Wahlberg. “John ha superato i limiti”.
“Amo interpretare film d’azione, così è stato bello tornare in un grande action movie, in cui posso picchiare duramente qualcuno in una stanza”, aggiunge l’attore con un sorriso. “MAX PAYNE mi ha fornito l’opportunità di lavorare ad un’azione intensa, andando oltre quello che avevo fatto in The Departed, Four Brothers e Paura. Per quanto riguarda l’azione, Max è come questi personaggi, ma moltiplicato per dieci”.
Abbracciando completamente la fisicità senza limiti di Max, Wahlberg voleva anche inserire delle sfumature emotive importanti al personaggio. “Max è uno dei personaggi più complessi che io abbia mai interpretato”, sostiene l’attore. “E’ adulto, sofisticato e complicato. Tutto quello che fa dipende dalle sue emozioni. Noi scopriamo che Max, che ora è un uomo distrutto, una volta aveva una vita magnifica. Lui aveva una moglie e un figlio bellissimi, ma gli sono stati sottratti. Una volta che loro non ci sono più, lui non vede grandi speranze per se stesso o per il mondo, tanto da abbandonare la sua umanità e i suoi sogni”.
“C’è un modo semplice di interpretare questo personaggio, come un uomo in missione meditabondo e monocorde”, prosegue Wahlberg. “Ma le persone rimarranno sorprese quando vedranno quante sfumature ha Max. Lui è spinto dalle emozioni e penso che il pubblico capirà perché è così impegnato nella sua missione”.
Mila Kunis interpreta Mona Sax, la bellissima mafiosa russa che fa squadra con Max Payne per vendicare la morte di sua sorella. Il ruolo richiedeva un’attrice in grado di mostrarsi dura e di essere all’altezza di Max Payne in maniera credibile. La scelta della Kunis è stata una sorpresa, perché lei è conosciuta soprattutto per dei ruoli comici, come quelli nella fortunata sitcom That ’70s Show e nella pellicola di successo Non mi scaricare.
“Mila ci ha sconvolto”, rivela Moore. “Non era la scelta più naturale, ma si è calata perfettamente nei panni di Mona. Lei e Mark hanno una sintonia fantastica, che permette loro di formare una squadra notevole nel film, una caratteristica essenziale. Noi avevamo bisogno di qualcuno che non fosse semplicemente una persona sgargiante o rappresentasse un contrasto per Max, ma che fosse un certo tipo di personaggio e che mostrasse di avere degli obiettivi personali. Credo che Mila ci sia riuscita in pieno”.
Per la Kunis, il ruolo rappresentava la possibilità di esplorare dei nuovi territori come attrice. “Ho sempre voluto lavorare in una pellicola d’azione, perché una parte di me ama picchiare”, sostiene l’attrice con un sorriso. “Mona è feroce e dura, tanto da non voler essere la spalla di nessuno. Penso che lei e Max si integrino bene tra loro”.
Per aiutarla a mostrare la grande fisicità di Mona e le sue doti con le armi, la Kunis ha affrontato un intensivo programma di allenamento. Alla conclusione di questo periodo, sembrava che l’attrice avesse avuto a che fare con le arti marziali e le armi per tutta la vita. “E’ pazzesco”, sostiene la Kunis. “Non ho mai sparato con una pistola prima, mentre qui interpreto un’assassina. Ma fatemelo dire, adesso sono bravissima a sparare! L’aspetto fisico di questo film è stato assolutamente divertente. Ho fatto un po’ di pugilato e di arti marziali”.
Un aspetto del personaggio che la Kunis non ha dovuto studiare era parlare russo. L’attrice, che proviene da quel Paese, mostra le sue doti linguistiche in una scena fondamentale in cui rimprovera la sua problematica sorella Natasha, interpretata da Olga Kurylenko, un’altra emigrata dalla zona dell’ex Unione Sovietica. La Kurylenko, che lavora al fianco di Daniel Craig nell’imminente film di James Bond Quantum of Solace, e la Kunis sono cresciute in città vicine, ma non si erano mai incontrate prima di arrivare sul set di  MAX PAYNE.
Il personaggio di  Natasha è una femme fatale classica. Lei conosce Max ad una festa ed è immediatamente attirata da quest’uomo. Ma il suo fascino e la sua bellezza non fanno colpo su di lui, che è interessato soltanto alle informazioni che può fornire e che lo possono aiutare nella sua ricerca. Quando Natasha viene uccisa dopo aver lasciato l’appartamento di Max, cosa che lo rende il principale sospettato, i suoi sforzi di scoprire la verità diventano ancora più complicati. Ed è a causa del suo incontro fatale con Natasha che Max viene a contatto con Mona.
Cercando di aiutare Max attraverso questa ragnatela di intrighi, misteri, violenza e terrore sovrannaturale c’è B.B. Hensley, un ex poliziotto che è stato il mentore di Max. Attualmente, B.B. è il responsabile della sicurezza dell’importante compagnia farmaceutica Aesir. Nel ruolo, c’è il veterano Beau Bridges, che, in una carriera durata più di quattro decenni, ha interpretato un’ampia gamma di personaggi, mostrando diversi aspetti di se stesso e fornendo autorità e credibilità ad ogni parte che ha interpretato.
“Il personaggio di B.B. Hensley è fondamentale nella storia e Beau lo rende molto concreto”, sostiene Moore. “Lui può vantare un’incredibile mole di lavori in cui ha interpretato dei personaggi umani facilmente riconoscibili, delle brave persone se vogliamo dire così”. Ma come succede spesso in MAX PAYNE, il personaggio di B.B. nasconde delle cose che non conosciamo. Moore aggiunge, parlando della complessità del personaggio, che “è stato fantastico poter avere Beau per interpretare B.B., uno dei personaggi più sorprendenti che abbiamo visto da molto tempo a questa parte”.
Bridges rivela di aver apprezzato subito il personaggio. “B.B. indossa una maschera. Non sei mai sicuro di chi sia veramente e se si tratta di un buono o un cattivo. Lo stile di questo film è decisamente misterioso, ci sono delle svolte, delle sorprese e dei cambiamenti improvvisi nei personaggi. Per un attore, è magnifico farne parte”.
Un altro personaggio sorprendente è il serissimo agente degli affari interni Jim Bravura, che è molto interessato al caso di Max. La celebre star dell’hip-hop Chris “Ludacris” Bridges interpreta Bravura. “Lui è l’unico che nel film ha un’idea di cosa stia accadendo”, rivela Bridges. “Sa che c’è una storia dietro alle azioni di Max ed è determinato a scoprire la verità. I ragazzi degli affari interni di solito non sono molto gradevoli. Ho cercato di rendere Bravura qualcuno che si potesse integrare bene in questo mondo, ma allo stesso tempo fosse una persona buona”.
“Bravura ha un cuore grande ed è un tipo sveglio”, prosegue Bridges. “E’ giovane, ma molto saggio e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Penso che lui e Max abbiano un tacito rapporto in cui si comprendono tra loro. Sono veramente duri e possono capire le loro reciproche intenzioni”.
Altri due ruoli importanti sono interpretati da Amaury Nolasco e Chris O’Donnell. Nolasco è Jack Lupino, un veterano di guerra che ora si ritrova nel mondo della droga. Per MAX PAYNE, il popolare attore, che interpreta un evaso nella fortunata serie Prison Break, fornisce a Lupino una ferocia enorme e scioccante. “Io ero veramente colpito dall’oscurità presente in questo personaggio”, rivela Nolasco. “E’ veramente duro, ma per certi versi è un personaggio molto triste, perché gli manca un’anima. Lui è stato vittima di un esperimento e qualcosa è andato storto. In questo senso, è più una vittima che un cattivo”.
Chris O’Donnell interpreta Jack Colvin, un dirigente della società farmaceutica che ha un ruolo importante del pericoloso viaggio di Max verso la redenzione. Colvin è una pedina che ha superato i limiti con un piano complesso che non solo ha messo nei guai Max, ma che minaccia anche le vite di tante altre persone.
Il direttore della fotografia Jonathan Sela e lo scenografo Daniel T. Dorrance hanno lavorato a stretto contatto con Moore per creare il mondo oscuro e minaccioso di MAX PAYNE, sfruttando luci ed ombre per creare suspense, intensità ed azione. I realizzatori hanno utilizzato una tavolozza di toni smorzati e desaturati che hanno inserito in buona parte del film, dai set alle location e alle scelte dei costumi. L’attenuata tavolozza dei colori è congeniale per gli aspetti neonoir della pellicola e dei personaggi, come il vuoto e l’isolamento di cui soffrono. Anche se il punto di riferimento sono i noir classici usciti subito dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, Moore e la sua squadra lo hanno reso un film decisamente contemporaneo e intrigante per il pubblico moderno.
Nell’ideare i set e selezionare le location, per i realizzatori era importante non solo portare in vita il territorio urbano contemporaneo di una metropoli, ma anche inserire il mondo meno conosciuto e duro dei bassifondi che esiste nelle zone d’ombra delle città. “Se avessimo potuto girare il film in bianco e nero, sarebbe venuto così”, rivela Sela. Mentre il mercato del cinema attualmente rende difficile girare in bianco e nero, Moore e Sela hanno portato la tavolozza ai suoi estremi, con delle luci dure, delle lunghe ombre e delle composizioni molto evidenti. “Tutto era il più monocromatico possibile”, aggiunge Sela. “Non abbiamo mai utilizzato delle luci colorate”.

MP-072.NEFIl periodo oscuro della vendetta di Max si svolge durante l’inverno, nel corso di una bufera che peggiora senza sosta. Gli elementi naturali sono brutali, ma il freddo diventa un protagonista ed un alleato di Max nel film. “Max Payne si trova in una zona oscura”, spiega Moore. “C’è un detto nella lingua gaelica,- cóbhoh an dólra – che significa che la natura capisce il tuo stato e che prova empatia per te. Abbiamo pensato che non ci fosse modo migliore per riflettere l’umore di Max Payne che mettere tutto nell’oscurità e nell’ombra fino a quando, alla conclusione della vicenda, il sole non entra nella sua vita. L’inverno è suo alleato, perché lui è una persona che si nasconde nell’ombra e quindi l’oscurità lo accompagna ovunque”.
“La neve è un elemento fondamentale”, aggiunge Yorn. “John Moore l’ha utilizzata per creare una sensazione epica e funzionale, per come interagisce con Max e per il modo in cui contrassegna alcune delle sue azioni”. In una fondamentale scena in cui Max salta in un fiume quasi ghiacciato per sfuggire ai suoi inseguitori, Moore ha sfruttato sia la natura che la classica immagine noir di un molo abbandonato di notte, completo di onde fredde e che non perdonano mentre colpiscono la banchina, per portare avanti il dramma. “Max non ha timore del freddo, anzi è consapevole che la natura lo aiuterà facilitando la sua fuga”, sostiene Moore. “I cattivi hanno paura e non vogliono seguirlo nelle acque gelide, ma Max sa che l’inverno è suo alleato perché il suo cuore sta diventando freddo e cosa aspettarsi, quindi sfrutta la situazione a suo vantaggio”.
Il mondo di Max è una New York oscura ed stilizzata, distante anni luce dalla Grande Mela che ci viene proposta spesso sullo schermo. “E’ una New York che non ha uno strato di realtà”, sostiene Julie Yorn. I realizzatori hanno creato buona parte dell’aspetto della città fin dall’inizio della preproduzione, con i grattacieli e il panorama decadente di New York che risultano dominanti ed onnipresenti. “John ha fatto riferimento alla nostra New York come ad una ‘città fantasma’”, ricorda il supervisore degli effetti visivi Everett Burrell. “Nel mondo di Max, la città è talmente controllata dal crimine e dalle droghe che sta praticamente crollando”.
“Il film è decisamente intenso a livello visivo”, rivela il concept artist Chris Rosewarne, che ha lavorato con Moore per concepire buona parte di queste immagini all’inizio del processo di creazione. “Accadono molte cose, ma allo stesso tempo è la Manhattan di Max Payne, un mondo decisamente isolato. Max è un personaggio solitario, circondato dal caos e dalle cospirazioni”.
“L’immagine di maggiore impatto per me è quando lo vediamo seduto da solo in cucina, come la luce che si diffonde attraverso la finestra”, aggiunge Rosewarne. “Questo per me è Max Payne”.
Un altro aspetto importante del design era il demone alato, per cui Moore desiderava avere delle caratteristiche vibranti ed allucinanti. Quando possibile, Moore ha evitato l’uso del digitale preferendo degli elementi pratici. Le ali della creatura, costruite a Toronto, erano controllate da una speciale squadra di burattinai. Per le sequenze di volo, è stata utilizzata una versione in CGI, basata su delle ali concrete ed una testa scolpita.
Le riprese principali di MAX PAYNE sono iniziate il tre marzo del 2008, sono durate cinquanta giorni e si sono svolte in diverse location di Toronto, passando dalla rete di metropolitane al distretto finanziario della città e al lungo ponte, così come nei teatri di posa dei Cinespace e del Toronto Film Studio. Diversi luoghi sono stati sfruttati più volte. Per esempio, un edificio abbandonato ha fornito lo sfondo per il rifugio di Mona, una tana, un negozio di tatuaggi e la scena della festa in cui Max incontra Mona. Una fabbrica di vetro in rovina a Hamilton è servita per gli interni del quartier generale di Jack Lupino, il Ragna Rok.
Una delle sfide maggiori per lo scenografo Daniel T. Dorrance e la sua squadra era il set per la sala d’attesa del quartier generale della Aesir, dove si svolge una delle maggiori sequenze d’azione. Nella sequenza, il tempo sembra fermarsi mentre Max deve evitare una miriade di pallottole che volano accanto a lui, mentre tenta una fuga impossibile sul filo del rasoio. Vetri a pezzi e cavi penzolanti si trasformano in frammenti di metallo, mentre milioni di pezzi di carta volteggiano, tutto sotto un diluvio d’acqua provocato dal sistema antincendio e dei corpi che crollano.
Costruito ai Cinespace Studios, l’imponente set ha richiesto otto settimane per essere realizzato ed addobbato. In seguito, è stato affidato al coordinatore degli effetti speciali Danny White e alla sua squadra, che ha passato un’altra settimana allestendo il set con migliaia di cariche esplosive necessarie per simulare la sparatoria epica.
C’è voluta un’intera settimana per girare la sparatoria alla Aesir, mentre 1.280 cariche venivano rifornite per ogni ciak. Una volta che tutta la carica esplosiva era stata utilizzata, l’unità passava a realizzare degli inserti e delle inquadrature di transizione. Una squadra che consisteva di 15 tecnici delle esplosioni arrivava sul set alla fine di ogni giornata di riprese per rimettere a posto le cariche, in modo che il giorno dopo si potesse ricominciare senza problemi. Allo stesso tempo, i decoratori sistemavano il set nelle sue varie fasi di distruzione. Alla conclusione della settimana, Max era fuggito, il set era stato completamente distrutto e il numero di cariche utilizzate superava le 5.000, senza contare le 1.000 di sangue finto e polvere utilizzate per gli stuntmen nel corso della sequenza.
“Ogni volta che c’è un film con una grande distruzione e confusione, cerchi di trovare dei modi originali per riprendere l’azione. Il regista, il direttore della fotografia, il coordinatore degli stunt, la squadra di effetti speciali, il produttore, tutti sono coinvolti”, sostiene Moore. “Tiri fuori delle idee continuamente, rifletti sulle cose più volte, rivedi gli storyboard e cerchi di ideare dei set che siano adatti all’azione che hai in mente. In MAX PAYNE il nostro obiettivo era di assicurarci che gli ostacoli fossero posti non soltanto dalla storia, ma anche da stunt fantastici. In questo modo, non solo realizzi un film d’azione, ma anche un thriller intelligente che tutti vogliono vedere”.

Curiosità
– Moore ha utilizzato un sistema di cineprese speciali chiamato Phantom, che gli ha permesso di adottare un approccio originale verso il popolare processo di slow motion chiamato “bullet-time” per fornire un’ulteriore intensità e stile all’azione.
– Per realizzare il demone alato, Moore desiderava avere delle caratteristiche vibranti ed allucinanti. Le ali della creatura sono state costruite a Toronto, ed erano controllate da una speciale squadra di burattinai. Per le sequenze di volo, è stata utilizzata una versione in CGI, basata su delle ali concrete ed una testa scolpita.
– L’ideale per Moore era girare in bianco e nero e, non potendo, hanno optato per una tavolozza ai suoi estremi, con delle luci dure, delle lunghe ombre e delle composizioni molto evidenti, non utilizzando mai luci colorate.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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