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Cinema futuro (530): “Lissy – Principessa alla riscossa” 30/12/2008

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Interviste, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Lissy – Principessa alla riscossa”

Uscita in Italia: 2 gennaio 2009
Distribuzione: Moviemax

lissyTitolo originale: “Lissi und der wilde Kaiser”
Genere: animazione / commedia
Regia: Michael Herbig
Sceneggiatura: Alfons Biedermann e Michael Herbig
Musiche: Ralf Wengenmayr
Uscita in Germania: 25 ottobre 2007
Sito web ufficiale (Germania): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: (doppiatori originali) Michael Herbig, Christian Tramitz, Waldemar Kobus, Rick Kavanian, Lotte Ledl; (doppiatori italiani) Lorella Cuccarini, Sergio Lucchetti, Paolo Marchese, Marco Bresciani, Mino Caprio, Emanuela Rossi, Angelo Maggi, Luigi Ferraro

La trama in breve…
Lissy
e il Kaiser Franz.Una coppia meravigliosa in un mondo meraviglioso. Un mondo di concordia e di musicale armonia. Nel quale regna un ordine  che non si potrebbe immaginare migliore. Banconote quanto basta per scaldarsi e tantissime palline di cioccolato per giocare a golf. Ovviamente  ogni tanto si pensa anche agli affari di stato ma  soprattutto ad andare a spasso.  All’improvviso però  nuvole minacciose si addensano nel cielo azzurro  del  castello di Schöngrün. L’imperatrice Lissy è vittima di un rapimento! Immediatamente il valoroso Franz, accompagnato dal Feldmaresciallo e dalla imperatrice madre, si mette sulle tracce del rapitore e della vittima. All’inizio brancolano nel buio, ma presto trovano i frammenti di un messaggio che  Lissy ha lasciato di nascosto lungo la strada. La lettura del testo, per quanto incompleto, è uno shock  per Franz!
L’imperatore Tuttavia non si perde d’animo e reagisce alla sua maniera, cioè furiosamente. Inizia così la caccia al rapitore, un’avventura che lo porta oltre i confini del regno fino in Baviera e culmina nel movimentato, avvincente finale.
“Lissy – Principessa alla riscossa”  di Michael “Bully” Herbigs  non è un una compiaciuta rassegna di walzer viennesi, ma ci mostra dall’interno la vita della più famosa imperatrice cosi come  è stata nella realtà .

Intervista a Michael Bully Herbig

Ti è mai capitato nei tuoi primi film di avere con gli attori un  rapporto difficile? E puoi spiegarci come ti è venuta l’idea di girare un film di animazione?
Beh, dopo un film scelto democraticamente come “(T)Raumschiff Surprise Periode 1” (L’astronave dei sogni Surprise – periodo 1), tutti mi dicevano:   “Ehi! Michael, ci piacerebbe però vedere anche qualcosa su Lissi!” E io arrivato a 40 anni mi sono accorto che la silhouette di Sissi mi andava decisamente stretta, insomma, non potevo più mettermi in testa una parrucca  pesante come un blocco di calcestruzzo: Girare film del genere è un vero inferno!
Per questo motivo alla fine mi è venuta l’idea di fare un film di animazione, un idea che avevo in testa da buoni 30 anni. Il mio primo film iniziato a circa 10 anni doveva essere, nelle mie intenzioni, un film di animazione. E mi ci sono impegnato a fondo. I disegni preparatori ho incominciato a buttarli giù durante le vacanze, mentre fuori splendeva il sole e gli altri ragazzi giocavano a pallone.
A un certo punto, mi sono reso conto che per un secondo di film ci volevano ventiquattro  disegni  e che avevo finito anche le matite. Perciò ho messo in soffitta il progetto per circa 30 anni. Ora ho potuto realizzare quel sogno. Tra l’altro ho preso, per così dire, due piccioni con una fava: io ho il mio film di animazione e la gente ha la sua “Lissi” senza che io debba più combattere con quella benedetta parrucca.
Possiamo allora liquidare il sospetto che tu volessi più semplicemente  evitare le scene d’amore con Christian Tramitz?
E’ naturale che la gente si chieda quali sono tutti i possibili motivi per cui non ho interpretato in carne e ossa la parte di Lissi (nella versione originale del film, infatti, Michael Bully Herbig da la propria voce alla Principessa Lissy, ndt) . Si fosse trattato di uno sketch televisivo, mi ci sarei anche potuto vedere in questo ruolo. Ma vi immaginate l’effetto sul grande schermo, in un film con belle immagini e nobili sentimenti…? Lo confesso, ma  non riesco proprio a calarmi nel ruolo di una bella donna! Ovviamente mi spaventava anche la scena in cui dovevo baciare Christian Tramitz. Non credo che una scena del genere sarebbe piaciuta al pubblico; per lo meno alla maggior parte degli spettatori…
Quando è nata l’idea di “Lissi” e quanto tempo e fatica stanno dietro questo progetto?
L’idea è nata nel 2004 quando, come già detto, il pubblico ha fatto capire che avrebbe gradito un altro film su Sissi; per l’esattezza l’idea mi è venuta una mattina, sotto la doccia. La decisione è stata immediata. Ho detto a me stesso: ok, farò questo film! Ho convocato a tamburo battente tutto lo staff nel mio ufficio e gli ho detto che il nostro prossimo progetto era un film di animazione su Sissi. A quel punto c’è stata una reazione immediata di imbarazzato silenzio, seguito da alcuni sguardi interrogativi e velatamente  compassionevoli.
Era legittimo chiedersi infatti che cosa avrebbe dovuto fare Sissi nei novanta minuti del film. Non si poteva certo pensare di farla passeggiare tutto il tempo nel parco in compagnia di Franz. Allora mi sono venuti in mente i personaggi della “bullyparade” e di “Bully & Rick”, figure stravaganti, fuori di testa e ho pensato subito allo Yeti. Da quel momento ho avuto chiaro nella mente il plot del film: Sissi doveva essere rapita dallo Yeti. Fino qui tutto è andato liscio, il resto è stato un po’ più noioso.  Io e il mio coautore Alfons Biedermann ci siamo messi al lavoro e alla fine del 2004 la sceneggiatura era terminata. All’inizio del 2005 è cominciata la produzione.
Alla base del film ci sono gli sketch su Sissi contenuti nella “bullyparade”. Come sei riuscito a ricavarne un lungometraggio che non fosse una pura  sequenza di situazioni comiche?
Durante la scrittura della sceneggiatura abbiamo dovuto sempre tener presente che volevamo fare  proprio un film di animazione e che perciò era necessario utilizzare questa tecnica. In altri termini, siamo dovuti diventare un po’ come dei cartoonist. I personaggi  possono muoversi molto più velocemente, fare smorfie completamente differenti, essere deformati in modi diversi. Nessun attore in carne ed ossa, neppure Rick Kavanian, sarebbe capace di restare a lungo immobile  in una posizione di 90 gradi. Se teniamo sempre presenti queste considerazioni, possiamo velocizzare il lavoro.
D’altra parte non intendevo fare un semplice Cartoon, ma anche rendere omaggio alla filmografia su Sissi degli anni sessanta. Perciò ha avuto per me un’ importanza fondamentale il fatto che pur realizzando un film di animazione ci siamo ispirati a quei film. Nella tonalità dei colori, per   esempio, nel  taglio delle  inquadrature, nelle carrellate. In un film  di animazione puoi fare davvero tutto con la macchina da presa, persino entrare  nella testa attraverso il naso e uscire dall’orecchio; il problema però è vedere se tutto questo   si traduce in un vantaggio per il tuo film. Noi abbiamo utilizzato le possibilità tecniche nei limiti in cui servivano allo svolgimento della storia.
In sostanza però le inquadrature e le carrellate si ispirano ai film su Sissi con attori veri.
Lissi e Franz sono personaggi familiari a tutti quelli che hanno seguito la “bullyparade”. Altri però sono noti probabilmente solo ai Bully-fans dell’ultima ora? Chi sono  e che cosa può dirci di questi personaggi?
I primi a cui ho pensato, anche se ero sicuro che non ce l’avrebbero mai fatta ad arrivare sul grande schermo, sono stati Ignaz Huber e Franz Schwaiger. Allora erano i Bayern-cops (i piedipiatti della Baviera), i “Männer von Isar 3” (gli uomini di Isar 3) in una serie radiofonica del 1992. Per questa serie ho scritto circa 8oo puntate e con Rick ho dato la voce al ruolo di Schwaiger, dopo si è aggiunto anche Christian Tramitz nella parte di Walter Wanninger.  Ignaz Huber e Franz Schweiger sono  praticamente la cellula originaria di Ignaz e  Schwaiger in  “Lissi und der wilde Kaiser” e mi fa immensamente piacere che, dopo quasi 15 anni di inattività, non più giovanissimi, siano riusciti a fare il grande salto dalla radio allo schermo.
I personaggi del film hanno bisogno ovviamente anche di una voce: Come sei riuscito a trovare  quelle giuste, scegliendo per esempio quella dello Yeti?
Nel caso di Lissi e Franz e del Feldmaresciallo è stato relativamente semplice, essendo i ruoli di fatto già assegnati. Con lo Yeti è stato diverso. Nel momento in cui il personaggio ha preso forma anche visiva, abbiamo pensato a lungo a chi potesse essere più adatto al ruolo.
Per mesi interi, dappertutto, abbiamo ascoltato voci, soltanto voci. Ho visto la tv, sono andato al cinema… e nonostante tutto non ho trovato da nessuna parte la voce dello Yeti. Una volta – deve essere stato nel 2005 –  ho fatto parte di una giuria  per l’ assegnazione del premio alla commedia; in quell’occasione  ho rivisto sul palcoscenico Waldemar Kobus che avevo già scritturato nel film “(T)raumschiff” per una piccola parte, quella di un cavaliere. Accanto a me sedeva Rick al quale mi solo limitato a dire: “Guarda un pò”. “E proprio lui!”. La sera stessa gli ho parlato e lui ha accettato subito, dicendomi che da sempre avrebbe voluto partecipare a un film di animazione. Credo che con il tempo Waldemar sia diventato un po’ anche uno Yeti. Specie con quei baffi imponenti che si è fatto crescere di recente.
Per la imperatrice madre abbiamo trovato Lotte Ledl. E’ stato un autentico colpo di fortuna che una grande attrice di teatro abbia accettato questo ruolo, perché ha dato al film un carisma particolare, un blasone di nobiltà.
Per il resto abbiamo interpretato noi quasi tutti gli altri i ruoli. Christian dà la voce a Franz e il suocero, Rick al Feldmaresciallo e al re Büssi di Baveria e a Schwaiger. Io a Lissi, Ignaz e Falthauser. Altri ruoli di contorno sono stati affidati ancora a Rick. Rick è un vero factotum. Sa fare tutto. Se qualcuno  di fronte a lui dice una battuta, lui è in grado  imitarlo. Quando sono a corto di idee, lo chiamo al telefono e gli dico: fammi il pattinatore russo sul ghiaccio. E lui me lo fa su due piedi. Rick sarebbe stato capace di doppiare uno scoiattolo, se necessario, oppure, un riccio, un automobile, le scarpe. Rick riesce a fare praticamente tutto.
I film di animazione americani hanno mediamente un budget di 100 milioni di dollari. Il tuo film aveva a disposizione una somma inferiore. Ciononostante può essere confrontato con le superproduzioni di Hollywood?
E’ molto difficile per me rispondere a questa domanda: la struttura dei film di animazione di Hollywood è incredibilmente costosa, con budget multimilionari. Tutto viene  animato,  persino l’erba mossa dal vento…    a volte, solo rivedendo attentamente il film si colgono i dettagli che giustificano l’investimento. E’ ovvio che anche noi abbiamo l’ambizione di reggere il confronto, pur disponendo di un budget più limitato. In fondo,  io credo che, alla fine,  in un  film  a giocare un ruolo decisivo siano la trama e l’humour con cui la storia è raccontata. E, sotto questo aspetto, il mio film ha le carte in regola per coinvolgere il pubblico. Il complimento più bello è venuto da un collega che dopo cinque minuti di visione ha detto: ho dimenticato completamente che stavo vedendo un film di animazione. Si percepisce insomma l’intenzione di sviluppare in modo coerente il profilo psicologico dei personaggi e di dare loro uno spessore problematico e  esistenziale.
Quali sono per un regista le differenze fondamentali fra un film di animazione e un film con attori veri?
La differenza sostanziale è che il regista di un film di animazione lavora in  solitudine! Per prima cosa, invece di stare in un gruppo, con gli attori in studio o sul set esterno a provare e girare scene, te ne stai seduto davanti a un  team di esperti di computer ai quali spieghi ciò che vorresti fare: sono tutti professionisti di talento, che sanno far muovere un vestito e i capelli o montare il set. Certo non puoi andare nel magazzino degli attrezzi di scena e chiedere una poltrona. Tutto questo va prima disegnato, poi ricreato al computer, successivamente elaborato. Si tratta di una faccenda piuttosto complessa; dopo un anno, credo, avevo il mio set virtuale pronto nel computer. A questo punto puoi metterci i personaggi e solo allora cominciano la messinscena vera e propria e le riprese. Si decidono le carrellate e le distanze focali. All’inizio si tratta di una procedura macchinosa, tanto che per circa un anno e mezzo ho pensato che non avremmo finito mai. Dopo però tutto è filato veloce. Sono state fatte le simulazioni dei vestiti e delle acconciatore, con un cameraman abbiamo deciso l’illuminazione delle singole scene; tutto questo è durato complessivamente circa tre anni. E qui abbiamo la seconda grande differenza: il regista deve avere sempre molta pazienza. Ma nel caso di un film di animazione occorre una pazienza infinitamente più grande che in un film con attori veri.
Dove hai trovato questa pazienza? In un film tradizionale le riprese di una giornata normalmente si rivedono  il giorno dopo…
Non solo! In un film tradizionale tu sai già alla fine di una giornata di riprese  quali immagini hai e la sera, a letto, puoi montarle nella tua testa. E se una inquadratura non ti soddisfa, puoi ripeterla quando vuoi. Qui invece aspetti quasi due anni per poter vedere la prima versione del film. Nel frattempo però hai  già bruciato l’80% del budget  e  se le immagini che hai ottenuto non sono come ti eri immaginato il problema si fa serio.
Detto ciò, sono senz’altro felice che “Lissi Principessa alla Riscossa” sia riuscito esattamente nel modo che volevo.
Visto che siamo in tema di budget, ti chiedo: quante volte il produttore Bully ha dovuto far cambiare idea  – anche un’idea brillante – al regista e autore Bully per il semplice motivo che sarebbe venuta a costare troppo?
A dire la verità, non molto spesso. Non perché non abbiamo avuto idee belle e costose. Ma perché avevamo stabilito sin dal principio quanti personaggi potevamo “permetterci” e i limiti cui dovevamo attenerci.
Ad esempio, l’animazione di certi dettagli molti costosi non doveva incidere sul budget più di tanto. Le animazioni non prevedevano che i personaggi si  tirassero i capelli o si pettinassero, una figura villosa come lo Yeti ha un costo notevole, insomma non si può immaginare quanto incidano sul budget  tanti piccoli dettagli. Se non ne avessimo tenuto conto, per la trasposizione avremmo avuto bisogno di un calcolatore superpotente come quelli usati probabilmente dalla NASA. Questo è stato il criterio che per quanto possibile ha guidato la lavorazione del film. Nonostante tutto ciò può succedere che hai un’ idea, una trovata particolarmente comica, la esponi agli animatori, e vedi che questi si limitano a scuotere il capo tutti insieme. Allora non puoi far altro che rispondere in fretta: Va bene, passiamo ad altro.
C’è stato qualche momento in cui hai avuto la spiacevole sensazione di  essere andato oltre le tue possibilità?
No. A questo punto non sono arrivato mai. E’ vero che ho trovato il lavoro sempre stimolante e avvincente  ma ho saputo anche scoprire motivazioni “forti” nelle diverse fasi della lavorazione. Come per esempio quando sono terminati gli storyboards con i quali abbiamo fatto il primo grande passo. O quando, sei mesi dopo,  si è concluso il disegno dei personaggi e ho avuto  di fronte  i modellini di creta, le cosiddette marquettes.
Detto per inciso: il film portava inizialmente il nome in codice “Die Kugel” (la pallina). Che significato aveva?
Nessuno in particolare; io invento sempre per i miei film dei nomi in codice,  per  non far sapere al pubblico a che cosa sto lavorando. Il nome in codice di “Schuh des Manitu”( la scarpa di Manitu ) era “Der Berg” ( la montagna ), quello di “(T)raumschiff Surprise ” ( L’astronave dei sogni Surprise ) era “Der Kreis” ( il  cerchio ), in quest’ultimo film  “Die Kugel”( la pallina )… a poco a poco sto esaurendo i nomi in codice. Il prossimo potrebbe essere ” Die Brotkiste” ( la scatola del pane ), un  bel nome davvero. Tanto più che gli addetti ai lavori di fronte a due sostantivi mormorerebbero che sto lavorando a un film in due parti.
Anche se la protagonista del film si chiama, probabilmente per motivi  legali, Lissi, si tratta ancora una volta della principessa austriaca Sissi…
Rettifichiamo subito! La principessa Sissi  firmava le sue lettere sempre con il nome “Lissi”, solo che la L era così arcuata che tutti la leggevano come una S. Questo lo dico per ristabilire un pezzo di verità storica!
Questa è una prima inesattezza storica che il film si incarica di rettificare. Ce ne sono altre delle quali il tuo film fa piazza pulita?
I film degli anni ’60 su Sissi erano i tipici film su un mondo perfetto. Se ci si immerge un poco nella storia reale si resta fortemente delusi. Quel mondo non era poi così pulito e salubre. Potrei raccontarvi certe cose… ma preferisco evitare, altrimenti temo che quel mondo perderebbe il suo fascino  e persino il Kaiser Franz farebbe un po’ paura. Ma sono dell’idea che nessuno vuole leggere dentro la storia e vedere Sissi che a Natale torna a casa dicendo: Salve, ho la sifilide. E anche se il nostro è un film abbastanza onesto vuol essere comunque un film di Natale. Perché il mio desiderio segreto è che ogni anno a Natale si proietti “Lissi – Principessa alla riscossa“.
Almeno   in un punto però il tuo  film è  disincantato: nei vecchi film la scena del bacio sfuma in una pudica dissolvenza. In “Lissi – Principessa alla riscossa” invece si arriva subito al dunque…
Ho inserito un paio di scene del bacio poiché trovo che fanno parte del grande cinema. Ho pensato a grandissimi film con scene simili, come “Via col vento”, “Titanic” o anche “Flipper” .Nel film ci sono alcune scene molto belle vedendo le quali il pubblico si rende conto perché non ho fatto la  parte di Lissi. In questo film Lissi fa cose che io non potevo assolutamente fare. E se anche  avessi potuto,  sarebbe stato controproducente!
Mi fai venire una certa curiosità. Che cosa vuoi dire precisamente?
Bando agli equivoci!  Mi riferisco piuttosto agli abiti attillati  nei quali non avrei fatto una bella figura con tutto quello che sarebbe traboccato dai fianchi. Non so camminare sui tacchi alti. Avrei dovuto farmi doppiare nel film verosimilmente da Rick.
Come giudichi i vecchi film su Sissi : grande cinema o trash?
Trovo che siano grande cinema! Oggi sono considerati trash, ma si tratta di un errore grossolano. Certo l’allestimento aveva costi altissimi. Produzioni del genere oggi difficilmente troverebbero qualcuno disposto a finanziarle. Troppe comparse, troppe location, troppa grandiosità e sfarzo. Sono stati a ragione film di successo e credo che rappresentino un pezzo della storia del cinema.
Quali elementi stilistici hai mutuato da questi film?
Quando ho sviluppato il look del film mi sono detto: il pubblico deve avere  la sensazione immediata di vedere un film su Sissi. E questa sensazione è associata  per la maggior parte del pubblico, in modo certamente inconscio, alla tonalità dei colori, al taglio delle inquadrature, alla messinscena. Il pubblico doveva dimenticare che stava vedendo un film di animazione. Naturalmente c’e  anche una componente fantasy ma in primo piano c’è il mondo di Sissi. Un mondo identificato da  nomi emblematici come “Schloss Schöngrün”, “Schloss Neuzahnstein”,i Franchi nuotatori che si nascondono nel bosco o  i nudisti separatisti che “tra-spirano” con  i partigiani.
La domanda che ti sto per fare l’ho già rivolta al tuo team, perciò è interessante conoscere il tuo punto di vista: E’ difficile o facile lavorare con te?  Sei un  regista che lascia spazio agli attori  o un regista  in certo modo autoritario?
E’ molto difficile giudicare se stessi. Ciò che posso dire è che quando lavoro voglio divertirmi, a  prescindere dal tipo di film. E spero sempre che la mia voglia sia contagiosa per gli altri.  Purtroppo è necessario che ci sia sempre qualcuno che ti dica quello che devi fare. Non si va avanti se uno ogni volta ti chiede: “Ehi tu, non è che puoi attraversare la scena da sinistra a destra? E più tardi quando il sole tramonta lentamente sul set, lo stesso ti dice: “Puoi andare per favore un po’ più velocemente da destra a sinistra!”  Non ho mai avuto però  atteggiamenti impositivi. Nei film con attori veri cerco di fare in modo che sul set ci sia anche il tempo per improvvisare.
In un  film di animazione hai il vantaggio di poter rifinire meglio il lavoro  per un periodo di due anni. Almeno riesci a sistemare certi dettagli del tipo: come si deve aggrottare il sopracciglio o quanto velocemente deve muoversi un personaggio.
“Lissy Principessa alla Riscossa” è il terzo film in cui si ritrovano alcuni personaggi della “bullyparade”. Ce ne sono altri di questa serie che potrebbero essere utilizzati per un lungometraggio oppure questo film è un po’ la conclusione di un capitolo?
Questo film rappresenta per me il punto d’arrivo ideale della bullyparade. La “bullyparade”è  andato in onda per la prima volta nel 1997, ora siamo nel 2007, sono passati dieci anni e abbiamo trasposto in film per il cinema  i tre  temi più rilevanti. Un decennio, una trilogia… bene, quando ho cominciato “Lissi” ero contento perché avrei avuto presto la mia trilogia nello scaffale dei dvd! Ora che è terminata posso godermela per il resto della mia vita. Perché alla fine quello che conta è  poter essere sempre un po’ orgogliosi di quello che si è fatto.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

Commenti»

1. cicca - 04/02/2009

sit strunz ?????????????????????????


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