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Cinema futuro (537): “Un matrimonio all’inglese” 08/01/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Un matrimonio all’inglese”

Uscita in Italia: 9 gennaio 2009
Distribuzione: Eagle Pictures

unmatrimonioallingleseTitolo originale: “Easy Virtue”
Genere: commedia
Regia: Stephan Elliott
Sceneggiatura: Stephan Elliott e Sheridan Jobbins (basato sulla rappresentazione teatrale di Noel Coward)
Musiche: Marius De Vries
Uscita in Gran Bretagna: 7 novembre 2008
Sito web ufficiale (G.B.): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Jessica Biel, Colin Firth, Kristin Scott Thomas, Ben Barnes, Kris Marshall, Kimberley Nixon, Katherine Parkinson

La trama in breve…
I ruggenti anni ’20 sono passati… gli anni ’30 sono solo all’inizio. Il giovane inglese John Whittaker s’innamora perdutamente di Larita, una ragazza americana sexy ed affascinante, e i due si sposano immediatamente. Quando la coppia torna a casa, la madre di John, Mrs. Whittaker, ha un’immediata reazione allergica nei confronti della neomoglie del figlio. Larita cerca di fare del suo meglio per tentare di adattarsi, ma sfuggire ai tranelli architettati dalla suocera non è una facile impresa. Presto, Larita comincia a capire la tattica messa in atto da Mrs Whittaker e realizza di dover reagire se non vuole rischiare di perdere John. Scoppia una guerra fatta di piccole astuzie e volano le prime scintille. Mrs Whittaker è decisa a sconfiggere la propria rivale e così cerca di manipolare ogni situazione, mentre Larita, con una calma disarmante, architetta sfacciate controffensive. Presto, la tattica manipolatrice di Mrs Whittaker inizia a dare i suoi frutti e John e Larita percepiscono che il loro amore rischia di svanire. In un grandioso finale, in cui i segreti del passato di Larita vengono rivelati, la ragazza riesce finalmente a fuggire dalla soffocante casa…

La produzione

EASY VIRTUE, prodotto da Ealing Studios, è il raffinato adattamento cinematografico della commedia di Noel Coward dallo stesso titolo. Le riprese del film, durate sette settimane e terminate alla fine di febbraio del 2008, sono state effettuate interamente in vere location situate nel Regno Unito: in magnifiche e maestose residenze, come Flintham Hall a Nottingham, Englefield House, vicino a Reading, nel Berkshire, e Wimpole Hall nel Cambridgeshire.
In EASY VIRTUE recita l’attrice americana Jessica Biel ( L’Illusionista, Vi Dichiaro Marito e…Marito) nel ruolo di Larita, la giovane ed emancipata americana che entra come un ciclone nella vita della famiglia Whittaker; Colin Firth (St. Trinian’s, Il Diario di Bridget Jones, Love Actually, La Ragazza con l’Orecchino di Perla) nel ruolo di Mr Whittaker, il capofamiglia reduce dalla guerra;  Kristin Scott Thomas (L’Altra Donna del Re, Il Paziente Inglese, Gosford Park, Quattro Matrimoni e un Funerale) nel ruolo della stoica e nevrotica Mrs Whittaker e Ben Barnes (Stardust, Le Cronache di Narnia: Il Principe Caspian) in quello di John Whittaker, il neomarito di Larita.
Nel film recitano anche Kris Marshall (Funeral Party, Love Actually) che interpreta Furber, il maggiordomo dei Whittaker; Katherine Parkinson (The Boat That Rocked, The IT Crowd) nel ruolo di Marion, la figlia maggiore, e Kimberley Nixon (Angus Thongs and Perfect Snogging, Wild Child, Cranford) in quello di Hilda, la figlia più piccola e la più facilmente influenzabile della famiglia.
EASY VIRTUE è diretto dal regista australiano Stephan Elliott, celebre per film come Priscilla La Regina del Deserto e The Eye-Lo Sguardo, ed è prodotto da Barnaby Thompson, Joe Abrams e James D. Stern.
La pellicola conta su un team di pluripremiati cineasti, tra cui la costumista Charlotte Walter (A Mighty Heart-Un Cuore Grande, The Bourne Supremacy); il truccatore e hair designer Jeremy Woodhead vincitore di un Oscar® e di un BAFTA  (I Pirati dei Caraibi, Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello); lo scenografo John Beard (The History Boys, Enigma, Brazil), il direttore della fotografia  Martin Kenzie (St. Trinian’s; Il Fantasma dell’Opera, Wimbledon) e il compositore Marius de Vries, vincitore di un BAFTA (Moulin Rouge, Romeo + Giulietta di William Shakespeare).
EASY VIRTUE è un film scritto da Elliott e Sheridan Jobbins ed è tratto dalla commedia di Noel Coward dallo stesso titolo.

Il libro

……”E’ sconfortante pensare che così tante persone rimangano scioccate dall’onestà e solo così poche dall’inganno”. (Noel Coward)

Noel Coward ha scritto ‘Easy Virtue’ nel 1924, a soli 23 anni. Sebbene sia una delle sue opere meno conosciute, questa commedia ha riscosso un notevole successo. Nel 1928, quando era ancora molto giovane, Alfred Hitchcock produsse una versione muta tratta da questa stessa commedia.
Come scrisse un noto critico teatrale a proposito della produzione andata in scena in occasione del Chichester Coward Centenary Festival:

“‘Easy Virtue è un meraviglioso esempio dell’abilità di Coward di minare dall’interno l’alta società, che molti danno per scontato abbia sempre celebrato.
Si tratta di un attacco selvaggio contro l’ipocrisia dell’inizio degli anni ’20 e contro il modo in cui essa sfruttava  i principi Vittoriani, già resi obsoleti dalla guerra, per distruggere le vite di coloro che non riusciva a tenere sotto il suo controllo. Il risultato è uno studio psicologico della repressione sessuale, del senso di colpa e di vendetta, sul cui sfondo si vedono svanire le vecchie certezze e si intravede avanzare l’era del jazz”.

“Ho amato il lavoro di Coward sin da quando ho avuto la fortuna di vedere Maggie Smith nella produzione di VITE PRIVATE, diretta da John Gielgud nel 1974;” racconta il produttore Joe Abrams, “e sebbene Coward sia meglio conosciuto per lo humour e lo stile sofisticato delle sue commedie, come ad esempio  VITE PRIVATE, DESIGN FOR LIVING e HAY FEVER, nella realtà, sono state le sue opere drammatiche a fornire la base per film pluripremiati, basta citare CAVALCADE, IN WHICH WE SERVE e BREVE INCONTRO. Perciò, EASY VIRTUE mi attraeva in maniera particolare ed ero elettrizzato all’idea di riuscire ad acquisirne i diritti”. “Ovviamente lo humour dei dialoghi di Coward non poteva essere apprezzato nella versione muta”, aggiunge Abrams, “perciò Hitchcock ha dovuto enfatizzare l’aspetto drammatico insito nel conflitto sociale tra il nuovo e il vecchio mondo nell’Inghilterra degli anni ’20.  Per la versione odierna di EASY VIRTUE, le sfide come le opportunità non erano rappresentate solo dal modo in cui mantenere il tema del conflitto, ma anche da come riuscire a trasporre lo spirito di Coward e la sua capacità di costruirci sopra una commedia. Mi sono rivolto a Barnaby Thompson, perché aveva svolto un lavoro eccezionale in due film di Oscar Wilde. Sono stato felice che abbia condiviso il mio stesso entusiasmo nei confronti di EASY VIRTUE, per ciò che esso avrebbe potuto rappresentare per un pubblico moderno”. Spiega il produttore Barnaby Thompson: “E’ una storia molto interessante e  universale. E’ la storia di un ragazzo che incontra una bellissima donna, i due s’innamorano, si sposano e lui la porta a casa per farle conoscere la sua famiglia. Fino a qui va tutto bene, penserete voi, ma, sin dall’inizio, la ragazza attira su di sé l’antipatia della madre dello sposo, e tra le due cominciano a volare scintille… tutti sappiamo come vanno le cose con le suocere”.  Thompson attribuisce ai co-sceneggiatori Stephan Elliott e Sheridan Jobbins il merito di essere riusciti ad adattare l’opera di Coward per un pubblico moderno.  “Coward tende a giocare pesante: è questa la natura della sua commedia. In fase di adattamento dovevamo avere un occhio di riguardo nei confronti dei personaggi e fare attenzione a rendere il film il più contemporaneo possibile.  Quello che dovevamo fare a livello di sceneggiatura era creare l’ambiente emotivo dell’opera. All’inizio del film si è indotti a pensare che vada tutto benissimo, ci sono dei commenti pungenti ben distribuiti in tutto il film, poi, però si capisce che si tratta della storia di un gruppo di persone che lottano per sopravvivere, ed è il risultato finale quello che conta veramente.  Se il film riuscirà nel suo intento, sarà grazie alla combinazione dello humour di Noel Coward e dell’abilità di Stephan e Sheridan di rendere interessanti i personaggi”.Thompson spiega come sia avvenuta la scelta del regista: “Stephan è un regista con grande esperienza ma era rimasto lontano dalla macchina da presa per molto tempo, perciò in un certo senso ha arricchito il film con l’entusiasmo di un neofita, combinato con l’esperienza di chi ha diretto diversi film di successo. Mi è sempre piaciuto il suo senso dell’anarchia, inoltre desideravo scegliere un regista capace di iniettare una dose di irriverenza e così mi è venuto in mente Stephan. E’ un regista che ha uno spirito contagioso e questo si percepiva sul set dal modo in cui guidava le riprese: tutti sembravano divertirsi molto”. “Sciando in Francia, nel 2004, mi sono rotto la schiena, il bacino e le gambe, non ho potuto camminare per quasi tre anni.” racconta Elliott. “Ho avuto molto tempo per pensare. Da un po’ meditavo di averne abbastanza dell’industria cinematografica. Quell’esperienza mi ha dato la spinta di cui avevo bisogno. Ero proprio alla ricerca di una buona idea quando  Barnaby mi ha fatto conoscere Noel Coward. Il mio primo pensiero è stato ‘perchè mai mi parli di Noel Coward?’  I film in costume non facevano proprio  per me, mai nella mia vita avrei pensato di fare un film in costume!  Ma Barnaby disse che quella era esattamente la ragione  per la quale mi aveva offerto il film, perciò l’ho letto e mi sono chiesto: ‘Cosa c’è in questo film?’  Poi, in quel piccolo senso di ribellione che è insito nel film, in cui una ragazza moderna come Larita sembra essere stata trascinata in un film in costume e lentamente perde la testa… E’ lì che ho trovato me stesso come sceneggiatore. Ho pensato che sarebbe stato divertente. Ovviamente non mi hanno concesso di aggiungere nessuno dei miei tipici scherzi triviali, né di travestire gli uomini da donna, hanno dovuto tenermi a bada”, racconta ridendo.
“Non volevamo fare un film in costume”, continua Elliott, “volevamo fare un film moderno per un pubblico moderno. Poi sono arrivati anche gli attori e hanno subito adottato lo stile tipico di Coward.  Ho dovuto chiedere loro di parlarmi come avrebbero fatto normalmente e alla fine siamo riusciti a trovare una voce comune. E poi siamo impazziti tutti quanti per la musica e stiamo aggiungendo alcuni effetti speciali davvero straordinari, che non si vedono mai nei film in costume”.

Parlando a proposito della sua collaborazione assieme a Stephan il co-sceneggiatore Sheridan Jobbins aggiunge: “Stephan è un uomo molto divertente. Perfido,  subdolo,  sarcastico e autocritico.  Se Coward è sinonimo di  arguzia, lui ha la reputazione di uno che va un po’ oltre.  Ho accennato tutte queste cose durante la nostra prima conversazione sulla sceneggiatura (mentre mi contorcevo dalle risate e dicevo cose come, ‘Cosa? Tu?  Scrivere Noel Coward?’). Poi ho scoperto che inavvertitamente avevo lanciato il guanto di sfida ad un uomo che considera Coward come uno dei grandi osservatori del 20° secolo. L’opera teatrale originale è un melodramma, ma non è una delle opere simbolo di Coward. La prima volta che abbiamo discusso su come  fare una commedia senza andarci giù troppo pesante Stephan ha parafrasato Coward:  ‘Lo humour è una spezia non una salsa…’ ed è stato proprio questo che ha definito lo stile della nostra sceneggiatura.

Il cast

Nel descrivere come si è svolto il casting del film, il produttore Barnaby Thompson racconta: “Prima che Jessica venisse in Inghilterra l’abbiamo incontrata a Los Angeles. Non era mai stata in Inghilterra e quando è arrivata era tutta sola. Era dicembre nella fredda, piovosa e triste Inghilterra, ed ecco davanti a noi questa ragazza del Colorado, che sembrava capire perfettamente chi fosse Larita e quale fosse la sua vita. E’ una persona fantastica e quando lei e Ben si sono incontrati per la prima volta è stato molto dolce: lui è entrato con un enorme mazzo di fiori per sua moglie!  Sono quei momenti in cui ti viene da pensare: andrà tutto bene”.

“Credo che Larita rappresenti tutto ciò che è moderno e nuovo, soprattutto per il fatto di essere americana. A quei tempi, il vecchio mondo considerava l’America come una forza”, aggiunge il regista Stephan Elliott.  “Credo che la famiglia Whittaker e, in special modo Mrs Whittaker, cerchino disperatamente di aggrapparsi ad un mondo che non esiste più. Posseggono una casa che sta cadendo a pezzi, perché non hanno i soldi per prendersene cura e per tenere lo staff di cui avrebbero bisogno. Mrs Whittaker ha un marito che non sembra essere del tutto tornato dalla Guerra e ripone tutte le proprie speranze sul figlio, sul fatto che possa tornare ad aiutarla a mandare avanti la casa e a mantenere lo status quo.  Ma poi arriva questa coraggiosa, bellissima ragazza americana e Mrs. Whittaker capisce che le porterà via il figlio, l’unica luce della sua vita”.

L’attrice americana Jessica Biel descrive cosa l’abbia spinta a lavorare nel suo primo film britannico:  “Quando ho letto la sceneggiatura quello che mi è piaciuto di più sono stati i dialoghi del tipo botta e risposta di Noel Coward. I dialoghi sono arguti, affilati e ironici e molte cose non vengono dette, ma restano lì a ribollire sotto la superficie.  Si sentono solo cose gentili quando in realtà quello che vorrebbero fare è staccarsi la testa a vicenda”, dice ridendo.  “Come attrice ho trovato questa cosa molto eccitante perchè capivo Larita. Nella realtà non sono così: sono un po’ più dolce, perciò mi è sembrata una bella sfida. Inoltre, apprezzavo l’idea di interpretare un’americana in un mondo che conoscevo poco: quello delle tradizioni e degli usi inglesi. Mi sono dovuta abituare  allo ‘slang in rima’ della lingua inglese e ho dovuto fare cose piuttosto inappropriate. E’ stato molto divertente e mi aiutato a sconfiggere quel leggero senso di alienazione che provavo”.

Stephan riprende il racconto, “La cosa positiva di Jessica è che proprio come il suo personaggio anche lei era come un pesce fuor d’acqua. Non aveva mai fatto niente del genere fino ad ora e deve essere stato alquanto terrificante entrare in una stanza e trovarsi davanti Colin Firth e Kristin Scott Thomas e tutti gli  altri, ma lei era molto tranquilla, e in effetti ad un certo punto mi sono chiesto cosa avessi fatto, ma Colin mi ha preso da parte e mi ha detto ‘spaccherà il video’!

“Jessica è incredibilmente spontanea, è come una tela Bianca, non mi era mai capitato che un’attrice venisse a dirmi ‘In me non c’è un solo briciolo di cinismo, quindi dovrai insegnarmi tu come fare’. E’ totalmente incapace di parlar male di qualcuno e credetemi ho lavorato con attrici e attori che sono capaci eccome!

Jessica prosegue nella descrizione del suo personaggio: “Fondamentalmente è molto diversa da chiunque altro abbiano mai conosciuto ed ha sposato proprio il  ragazzo d’oro della famiglia. Anche se all’inizio i membri della famiglia sembrano rimanere affascinati di fronte a questa donna, nella realtà non la comprendono e non gli piace. La prima volta che la incontrano Mrs. Whittaker si comporta in modo glaciale verso di lei, credo ne sia anche intimidita. Sin dall’inizio la tensione tra le due è molto forte. Larita cerca in tutti i modi di dissipare questa tensione e di aiutare la suocera, ma non le riesce”.

Col proseguire della storia, Larita  trova in Mr Whittaker un improbabile alleato: si capisce che è un uomo che ha sofferto profondamente e che si è chiuso in se stesso.  Mr Whittaker è interpretato da Colin Firth.  “La cosa bella di Colin è che interpreta il personaggio in modo incredibilmente reale”, afferma il produttore Thompson. “E’ sempre credibile qualsiasi parte interpreti e in questo film funge da spina dorsale della storia. Interpreta un uomo che sta facendo i conti con un’enorme sofferenza che gli deriva dall’aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale.  Ogni tanto butta lì qualche battuta di spirito con un incantevole scintillio nei suoi occhi, ma quando parla lo fa con il cuore in mano e credo che ciò lo renda enormemente attraente”.

“Se dovessi descrivere questa famiglia”, spiega Firth, “dovrei dire che si tratta di una famiglia aristocratica disfunzionale, tipica degli anni in cui la società subiva ancora gli effetti della Prima Guerra Mondiale; credo sia sensato dire che i Whittaker, a livello psicologico, siano una delle vittime della Guerra.  Ne hanno sofferto tutti e molte persone di quella generazione sono state spazzate via, credo che questa cosa l’abbiano avvertita soprattutto nell’ambito delle comunità rurali.  Come dice lo stesso Whittaker nel corso del film: ‘Sono l’unico uomo della mia età rimasto in questo villaggio’.

Per questo motivo ha deciso di isolarsi dalla famiglia. Si è lasciato andare: non si rade più, non fa quello che gli dicono di fare e non segue le regole del protocollo. E’ stato fantastico: non dovevo preoccuparmi del mio aspetto la mattina, mi curavo solo di far sparire le occhiaie”, dice ridendo.
Colin Firth spiega che non è il primo ruolo di questo genere che ha interpretato nella sua carriera:  “Più di una volta mi sono dovuto conformare ad un modello.  Ma quando Stephan ha detto che non avrebbe più mangiato e dormito fino a  quando non avessi accettato la parte, ne sono rimasto piuttosto lusingato e ho capitolato!  Seriamente, quando ho letto la sceneggiatura le sfumature del film hanno incominciato ad intrigarmi. E’ diventato anche più interessante quando il cast ha iniziato a prendere forma – e il cast in questo film è davvero ottimo – perché volevo essere in buona compagnia: più invecchio più questa diventa la mia priorità”, racconta ridendo.

“Whittaker, nel libro di Coward, ha uno scotch e un sigaro in mano”, spiega Stephan Elliott.  “Quando è arrivato il momento di iniziare a delineare i personaggi, abbiamo capito che si trattava di un uomo che aveva vissuto sulla sua pelle la Prima Guerra Mondiale e ora si comportava come se stesse perennemente ad un party a base di alcool!  Il fatto è che non è tornato più nessuno dalla Prima Guerra Mondiale. Abbiamo arricchito il personaggio di tutte queste caratteristiche. Mr Whittaker è un uomo distrutto ed è proprio per questo che abbiamo pensato di farlo essere una persona estremamente silenziosa. Cosa alquanto difficile per Colin, dato che possiede una grande energia, mentre qui per la prima volta dopo tanti, tanti anni è silenzioso. Quando parla, però, ogni parola che dice è importante. Per la prima volta si lascia andare del tutto, poi col procedere della storia il personaggio di Jessica lo riporta gradualmente in vita. E’ questa la parabola che il film compie: parla di un uomo che è psicologicamente morto e che incontra una donna che lo riporta lentamente alla vita”.

Thompson discute la scelta  dell’attrice che interpreta la formidabile Mrs. Whittaker, una donna talmente disperata da aggrapparsi alla sua famiglia e ai suoi valori.  “Sono ‘innamorato’ di Kristin Scott Thomas da 20 anni. Volevo lei per questo ruolo dal momento in cui ho letto il libro”, rivela Thompson. “Volevamo dare l’idea che se le cose fossero andate diversamente per Mrs. Whittaker, e se suo marito fosse tornato intatto dalla Guerra, avrebbe potuto essere lei Larita.  Perciò quando Larita entra in casa, in lei non vede solo un avversario che ha intenzione di rubarle il figlio, vede anche qualcuno che vive la vita che avrebbe potuto avere lei”.

“Mrs. Whittaker è una donna all’antica”, osserva l’attrice Inglese Kristin Scott Thomas. “Ma è anche molto coraggiosa ed è determinata ad andare avanti, nonostante questa immensa casa che sta cadendo a pezzi.  E’ inorridita dal fatto che il suo unico figlio sia tornato a casa con una donna così inadatta e più grande di lui, che minaccia di portarlo a Londra, spingendolo ad ignorare le sue responsabilità nei confronti della casa.  Si sente usurpata e reagisce violentemente contro di lei.

Povera Mrs. Whittaker, non posso fare a meno di avere compassione per lei ma credo che sarò l’unica.  Si arrabbia spesso e qualche volta diventa davvero cattiva!”

“Kristin al principio era restia nei confronti di questo ruolo, pensava infatti di aver già fatto un’esperienza di questo tipo, ma io le ho risposto che secondo me non aveva mai affrontato un ruolo del genere e, peggio ancora, le ho detto che avrei fatto anche a lei la stessa cosa che avevo fatto  a Colin. Le ho detto: ‘Ti renderò terribile”, continua Elliott.  La prima settimana è stata piuttosto dura per lei, ma poi mi ha detto ‘sai una cosa, lo farò’ e poi ha iniziato a divertirsi molto.  Credo che il momento più bello come regista sia stato quando le ho gridato ‘più strega Disney’ ed è scoppiata a ridere dicendo ‘ha detto proprio così?'”

“Ben Barnes aveva da poco interpretato il ruolo del Principe Caspian quando ha fatto l’audizione per questo ruolo. Ero rimasto molto impressionato dalla sua interpretazione in Stardust l’anno passato, ho pensato che qualcosa in lui brillasse, ed è esattamente questo che dovrebbero fare le stelle”, afferma il produttore Barnaby Thomson.  “Ovviamente è ancora giovane, ma credo che abbia quell’ingrediente che lo renderà una grande stella.  Quando ha fatto il provino irradiava  fascino e giovinezza e sembrava avere una buona comprensione del personaggio”.

“Quando ho letto la sceneggiatura”, dice Ben, “ho apprezzato molto la commedia farsesca,  ma quello è solo l’inizio,  presto sfuma in qualcosa di più oscuro, dalle diverse nuance.  Ho pensato che la combinazione di queste cose avrebbe funzionato alla perfezione ed il fatto di essere diretti da un regista australiano avrebbe aggiunto qualcosa in più”, dice ridendo.

“La cosa bella di Ben è che ha il cuore di un bambino”, aggiunge Stephan.  “Non ha subito influenze, è questa la cosa affascinante.  E poiché Jessica interpreta una trentenne le loro scene insieme risultano molto sensuali”.

Jessica descrive come sia stato lavorare assieme a Ben: “Lavorare con Ben è stato fantastico e siamo diventati ottimi amici.  In un certo senso siamo molto simili, siamo entrambi nuovi in questo genere di film, perciò cerchiamo costantemente di trovare il giusto equilibrio di toni.  Avevamo delle scene molto difficili e dense di emozioni e poi, per contro, anche delle scene di commedia selvaggia. Ben è stato un ottimo alleato col quale scambiare le rispettive idee”.

La casa starà anche cadendo a pezzi, ma la famiglia può ancora contare sull’aiuto di un maggiordomo alquanto dubbioso, il cui nome è Furber, interpretato da Kris Marshall.  Meglio noto per le sue interpretazioni comiche, Marshall ha affrontato il ruolo con trasporto.  “Furber è un personaggio alquanto bizzarro da interpretare”, spiega.  “Ha un ché di misterioso, nonostante il suo apparente asservimento.  Come capo dello staff conosce meglio di chiunque altro le gravi ristrettezze in cui si trova la famiglia, ma non gli importa.  L’unica cosa certa è che quando le cose si metteranno male sarà il primo ad andarsene”, dice ridendo.

All’inizio Larita si scontra con la freddezza di Mrs. Whittaker ma, per contro, riceve anche un entusiastico benvenuto da parte di Hilda, la cognata più giovane, interpretata da Kimberley Nixon:  “Hilda è forse la sorellina più irritante che si possa avere”, esclama Kimberley.  “E’ molto infantile ed è ossessionata  dai ritagli di giornale. Perciò sa perfettamente chi sia  Larita: ha visto le foto di quando ha vinto il Grand Prix di Monaco, ecco perché il suo arrivo per lei è molto eccitante!  Hilda pensa che Larita rappresenti l’epitome del fascino e della bellezza, perché è totalmente diversa rispetto alle donne a cui è abituata.  Larita è una boccata di aria fresca per questa ragazzina; ed è divertente vedere come questa sorta di ammirazione\ infatuazione evolva col proseguire della storia”.

L’altro membro della famiglia che sembra accettare l’arrivo di Larita è Marion, la sorella di John, interpretata da Katherine Parkinson.  “Interpreto la sorella maggiore”, racconta Katherine, “E’ un personaggio interessante perchè è profondamente religiosa e allo stesso tempo anche un’ipocrita totale.   Larita è una donna fantastica, emancipata, che legge libri irriverenti, come L’amante di Lady Chatterley, e li fa conoscere a Marion che li divora voracemente.  E’ un personaggio meravigliosamente ipocrita ma non credo che pensi di esserlo neanche per un secondo, al meno fin tanto che recita le preghiere!”

Il look del periodo

A quei tempi Amelia Earhart divenne la prima donna a pilotare un aereo attraverso l’Atlantico; Alexander Fleming scoprì la penicillina; Topolino apparve in Steamboat Willie e i vestiti con le frange e il taglio di capelli carrè divennero il massimo della moda.

Per la costumista Charlotte Walter, vestire i personaggi di EASY VIRTUE è stato un dono. Walter, che è da lungo tempo una collezionista di vestiti vintage, spiega: “Stephan voleva che tutti i costumi del film apparissero reali e seducenti ma non privi di humour.  E’ stato gratificante vestire Kristin, capisce perfettamente i vestiti e lo stile.  Per i suoi vestiti ho tratto ispirazione da due donne che sono state le più influenti nella mia vita: mia nonna e mia zia.

“Il personaggio interpretato da Colin ha uno stile ‘trasandato-chic’. L’attore ha compreso appieno l’idea, indossando i costumi con la giusta attitudine.  Per quanto riguarda Jessica, doveva  rappresentare l’aliena arrivata nella campagna inglese dall’America e dall’Europa.  Di conseguenza ho deciso che avrebbe indossato il blu, il bianco, l’argento, il crema e il grigio  – linee dritte, niente volant o elementi chiassosi, come imponeva l’art deco di quel tempo – in totale contrasto con il verde e il marrone della campagna inglese.

Jessica Biel ha apprezzato molto il design del guardaroba. “Il mio guardaroba era fantastico.  Avrei voluto portare via ogni abito! Larita è una donna moderna, perciò è avanti rispetto ai suoi tempi.  Indossare quei vestiti ogni giorno mi ha aiutata a dar vita al personaggio”.

“Katherine è stata la mia carta joker”, continua Charlotte, “era una delizia.  Tutti i suoi costumi mi facevano ridere. E’ stato divertente vestire anche   Kimberley Nixon che interpreta Marion, la sorellina più piccola. Voleva essere come Larita! I suoi costumi erano graziosi ma pratici e probabilmente di seconda mano, poi nel film, pian piano, inizia a prendere in prestito le sciarpe e le spille di Larita”.

Quando gli viene chiesto di descrivere il ‘look’ del film, il direttore della fotografia Martin Kenzie racconta che lui e il regista Stephan Elliott erano d’accordo per un look molto classico con degli spunti moderni:  “Abbiamo girato in inverno”, spiega Kenzie, “abbiamo avuto dei giorni molto freddi e luminosi, cosa molto positiva per noi.  Pensavamo che un pubblico moderno non sarebbe stato attratto verso questa storia se l’avessimo girata come la solita commedia romantica.  Perciò abbiamo cercato di dargli un tocco moderno utilizzando dei movimenti di macchina energici, cercando allo stesso tempo di mantenere un po’del look di quel periodo, rendendolo più patinato e quindi leggermente più attuale. 
Il supervisore al make up e alle acconciature, Jeremy Woodhead, parla del look che ha creato: “La sceneggiatura era fatta di contrasti che volevamo amplificare. Ad esempio, per Mrs. Whittaker, che non tingerebbe mai i propri capelli, vedere Larita così  bionda è un grande shock! Per Jessica i nostri punti di riferimento sono stati Carole Lombard e Jean Harlow. Volevamo che brillasse ogni volta che entrava in una stanza”.

Lo scenografo John Beard continua a raccontare: “Sin dall’inizio sapevo che Stephan voleva qualcosa di bizzarro in termini visivi. Entrambe le case, Flintham e Englefield, avevono una grande personalità  e in qualche modo dovevamo far credere al pubblico che tutte le scene avessero luogo nella stessa casa. E’ stata un’ottima esperienza per l’art department ed è stato entusiasmante e fantastico lavorare assieme a Stephan”.

“Il problema dei film in costume è che mi annoiano mortalmente”, spiega Stephan.  “Nella mia testa pensavo ‘non voglio un pezzo da museo, voglio una casa seria che abbia dei seri problemi’. Perciò ho parlato con Giles il nostro location manager e gli ho detto che avevo bisogno di una casa che cadesse a pezzi, dove ogni angolo fosse consumato, proprio come è scritto nella sceneggiatura.  Poi per Larita abbiamo creato uno stile molto anni ’30. Quando è vestita d’argento e bianco sembra proprio una stella del cinema di quegli anni, arrivata da Marte su un pianeta logoro e morente. Abbiamo tolto ogni colore luminoso attorno a lei: Jessica è come un’aliena che arriva da Marte su una navicella spaziale”.

Le location

EASY VIRTUE è stato girato  in tre magnifiche residenze del Regno Unito, che hanno la caratteristica di riflettere in maniera unica gli aspetti della vita della classe medio alta di quei tempi.  Flintham Hall a Nottinghamshire è stata utilizzata come residenza dei Whittaker, essa include anche la bellissima serra, descritta come ‘la più bella struttura contenuta in una residenza privata in Inghilterra.’ Ad Englefield Hall, nel Berkshire, sono state girate alcune delle riprese di interni utilizzate per la casa dei Whittaker; e per ultimo, Wimpole Hall, nel Cambridgeshire, è stato utilizzato durante gli ultimi giorni delle riprese e funge da residenza della famiglia Hurst, è qui che sono state girate le scene di caccia.

“La prima volta che ho letto la sceneggiatura”, racconta il location manager Giles Edleston, “ho subito pensato a Flintham per la residenza della famiglia.  La conoscevo da anni e la tenevo da parte per il film più adatto, ed eccola qui. E’ letteralmente saltata fuori dalla pagina mentre leggevo la sceneggiatura.”

La musica

“Per quanto riguarda le musiche abbiamo fatto una vera e propria scommessa,” spiega Stephan.  “Non ho mai fatto una cosa simile prima d’ora. In genere sono abituato a scegliere la colonna sonora di un film in base all’umore della scena: quando c’è una scena triste si usa una musica triste, mentre per una scena felice si sceglie una musica allegra…Abbiamo registrato tutte le canzoni, a volte provengono da un vecchio grammofono, per poi esplodere da uno stereo 5.1. Poi ho deciso correre un rischio, abbiamo preso  alcune canzoni contemporanee e le abbiamo ri-registrate secondo lo stile dell’epoca.  Marius de Vries, il nostro compositore, ha lavorato in Moulin Rouge, ma faremo un ulteriore passo in avanti rispetto a quel film.”

“La scommessa, secondo me, è riuscire ad equilibrare il tutto: tra il rimanere in linea col periodo storico in cui è ambientato il film e la presenza di alcuni riferimenti impertinenti verso cose culturalmente moderne e anacronistiche, senza intaccare eccessivamente la superficie del film,” spiega de Vries.

Stephan ed io abbiamo deciso da subito di evitare il più possibile qualsiasi tecnica convenzionale per la colonna sonora, perciò essa non contiene pezzi tipici di quel periodo storico. Quasi senza eccezioni, la colonna sonora è composta da pezzi di quel periodo, o da brani il cui sound è tipico del periodo, creare la narrazione musicale utilizzando interamente delle canzoni è un approccio del tutto nuovo. Lasciare che la naturale vivacità ed esuberanza del jazz degli anni ’20 parli da sé, e tradurre quell’energia in qualcosa di palpabile per un pubblico moderno, senza assecondare quello che potrebbe essere un bisogno superficiale di ulteriori indicatori musicali contemporanei”, spiega.

…il cast sa anche cantare!

Stephan parla del talento musicale dei membri del cast: “Dopo qualche bicchiere di chardonnay Ben Barnes ha iniziato a fare la serenata  ad un’incantevole cameriera e accidentalmente si è lasciato scappare il suo segreto più peccaminoso: il ragazzo ha un bel paio di polmoni. Ma una volta che ho iniziato a scavare più a fondo, ho scoperto anche di meglio. Sembrerebbe, infatti, che abbia (quasi) rappresentato il Regno Unito nella gara di canto dell’Eurovision Song Contest come membro di una boy band chiamata HYRISE (è tutto su You Tube). Ha smesso dopo una divertente performance davanti a Sir Terry Wogan. Cosa che ho tenuto bene a mente.

Durante le riprese, in una sequenza (che è stata tagliata) ho chiesto a Jessica di cantare mentre si veste per il party conclusivo di Mrs Whittaker. E così un altro piccolo segreto è stato svelato e questa volta  per voce di un angelo.

Ho pensato che forse avrei potuto tentare la mia fortuna assieme al cast e vedere se potevo mettere assieme una piccola band. Ho iniziato cercando l’appoggio di Colin che però mi ha quasi staccato la testa. Sembra che le vecchiette  lo inseguano ancora nei supermercati cantando MAMMA MIA. Perciò ho gettato la spugna.

Avevo chiesto a Ben di cantare CAMERA CON VISTA mentre John e Larita si avvicinano alla casa per la prima volta, perciò mi è sembrato crudele non coinvolgere anche Jessica. Ero già tornado  a casa, alla fine delle riprese, e l’ho chiamata per vedere cosa ne pensava di fare un tentativo con la canzone dei titoli di testa MAD ABOUT THE BOY. Ne era felicissima. Sembra infatti che voglia cantare da tutta la vita ma non ne abbia mai avuto l’opportunità. Perciò ha messo da parte la sua agenda fitta di impegni ed è tornata in Inghilterra per registrare. E non ci ha delusi.

In seguito, anche io sono entrato nello spirito e ho deciso di cantare su CAMER CON VISTA. Sono il penultimo vocalist nel film per chi ama torturare le proprie orecchie.
Poi, però, quando Ben è venuto a saperlo, ha voluto cantare ancora! ‘Che ne dici di un duetto tra lui e la moglie’?
Perchè no? Il risultato è la trascinante  WHEN THE GOING GETS TOUGH, la canzone contenuta nei titoli di coda, sfido chiunque a lasciare la sala di EASY VIRTUE senza accennare un timido balletto”.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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