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Cinema futuro (540): “Viaggio al centro della Terra 3D” 11/01/2009

Posted by Antonio Genna in 3D, Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Viaggio al centro della Terra 3D”

Uscita in Italia: 16 gennaio 2009
Distribuzione: 01 Distribution
Il film esce anche in versione 3-D in un numero limitato di sale.

viaggioalcentrodellaterra3dTitolo originale: “Journey to the Center of the Earth 3D”
Genere: avventura
Regia: Eric Brevig
Sceneggiatura: Michael Weiss, Jennifer Flackett e Mark Levin (basato sul romanzo “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne)
Musiche: Andrew Lockington
Uscita negli Stati Uniti: 11 luglio 2008
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Brendan Fraser, Josh Hutcherson, Anita Briem, Jane Wheeler, Jean Michel Paré, Seth Meyers, Giancarlo Caltabiano

La trama in breve…
Ispirato al celebre romanzo di Jules Verne, Viaggio al centro della terra racconta l’incredibile avventura di tre esploratori alla scoperta di un insolito regno sotto la superficie terrestre, in cui incontreranno dei luoghi meravigliosi, ma si ritroveranno ad affrontare dei gravi pericoli. Grazie ad un’ambientazione spettacolare e all’ all’innovativo e rivoluzionario uso del 3D per la prima volta usato in un film live action, Viaggio al centro della terra si rivela un’avventura epica che trascina il pubblico a viaggiare con i nostri eroi, in una corsa sfrenata e avvincente.  Ed un’indimenticabile esperienza cinematografica.
Durante una spedizione scientifica in Islanda, il visionario scienziato Trevor Anderson (Brendan Fraser), suo nipote Sean (Josh Hutcherson) e la loro affascinante guida locale Hannah (Anita Briem) si ritrovano inaspettatamente intrappolati in una caverna, in cui l’ unica via di fuga è la discesa sempre più in profondità negli abissi della terra. Viaggiando attraverso dei mondi mai visti, il terzetto si ritrova a fronteggiare delle creature inimmaginabili e irreali, tra cui delle piante che divorano gli esseri umani, dei piranha volanti giganti, dei volatili splendenti e dei terribili dinosauri provenienti dal passato. E, visto che l’attività vulcanica intorno a loro aumenta senza sosta, i tre esploratori capiscono rapidamente che devono trovare il modo di tornare sulla superficie terrestre prima che sia troppo tardi.

LA PRODUZIONE

La New Line Cinema e la Walden Media presentano Viaggio al centro della terra, interpretato da Brendan Fraser (Crash – contatto fisico, la serie della Mummia), Josh Hutcherson (Un ponte per Terabithia) e Anita Briem (The Tudors). Il film segna l’esordio alla regia sul grande schermo del veterano responsabile degli effetti speciali, vincitore di un Academy Award, Eric Brevig (Atto di forza, Pearl Harbor).
Una scatenata avventura che dà vita ad una versione contemporanea del romanzo originale di Jules Verne, Viaggio al centro della terra è il primo lungometraggio narrativo live-action ad essere girato completamente in 3D digitale.
Brevig ha diretto il film da una sceneggiatura di Michael Weiss e Jennifer Flackett & Mark Levin. Charlotte Huggins e Beau Flynn sono i produttori, mentre Toby Emmerich, Brendan Fraser, Mark McNair e Tripp Vinson sono i produttori esecutivi.
La squadra di realizzatori dietro le quinte comprende il direttore della fotografia Chuck Schuman, lo scenografo David Sandefur, i montatori Paul Martin Smith, Dirk Westervelt e Steven Rosenblum, e il supervisore degli effetti visivi Christopher Townsend. Le musiche sono state composte da Andrew Lockington.

IL VIAGGIO

“Prendere il celebre romanzo di Jules Verne e svilupparlo in una storia aggiornata con dei nuovi personaggi, utilizzando una tecnologia moderna, era un’opportunità incredibilmente eccitante”, sostiene Eric Brevig, che esordisce alla regia con Viaggio al centro della terra. “Il mio obiettivo con questo film era di catturare quello spirito di avventura e di scoperta, così come la convinzione che tutto sia possibile”.
“Ritengo che certe storie siano senza tempo e il racconto di tre esploratori improbabili che si aiutano in questo viaggio apparentemente impossibile è l’esempio giusto”, sostiene la produttrice Charlotte Huggins. “L’idea che si possa realizzare quello che altri sognano soltanto è un concetto su cui si è scritto molto ed in fondo è un’idea con cui l’umanità si misura sin dagli albori della civiltà.”
Il produttore Beau Flynn ricorda che “il nostro compito come realizzatori è di trasportare il pubblico in un altro mondo. Vogliamo che gli spettatori si perdano nell’avventura. Inoltre, era importante per noi catturare un tono giusto per il film, in cui i personaggi sono decisamente reali ed accessibili, ma la storia non si prende mai troppo sul serio”.
Il fascino di portare in scena un classico racconto di Jules Verne con una realizzazione moderna ha attirato Brendan Fraser, che è stato impegnato nel ruolo principale e come produttore esecutivo. “Quando vado al cinema, voglio essere trasportato in un altro mondo”, sostiene Fraser. “La premessa della storia, unita ad una sceneggiatura originale piena d’azione, commedia e avventura dall’inizio alla fine mi ha conquistato immediatamente”.
La sceneggiatura di Viaggio al centro della terra, scritta da Michael Weiss e Jennifer Flackett & Mark Levin, è incentrata sullo scienziato Trevor Anderson, suo nipote Sean e la loro guida di montagna islandese Hannah. Insieme, questo terzetto si imbatte in un passaggio vulcanico che li fa precipitare verso il centro della Terra. Arrivati ad una profonda laguna blu, migliaia di chilometri sotto la superficie terrestre, scoprono un mondo straordinario fatto di giungle ricche di vegetazione e creature preistoriche, come descritto nel romanzo di Jules Verne. Entrando in contatto con le visioni e i suoni incredibili di questa terra inesplorata, rapidamente scoprono che è piena di pericoli e che devono fare squadra per tornare a casa.
Brendan Fraser interpreta Trevor Anderson, un professore di college e scienziato americano che si occupa di placche tettoniche, un ramo della geologia che collega i movimenti della crosta terrestre con i terremoti, i vulcani e le condizioni atmosferiche. Insieme al fratello Max, Trevor era in procinto di realizzare una rivoluzionaria scoperta, ma poi Max è scomparso in una spedizione in Islanda. “Da allora, Trevor non ha avuto molta fortuna nelle ricerche ed il laboratorio è in procinto di essere chiuso dall’università”, rivela Fraser.
Come se non avesse abbastanza problemi, Trevor riceve una visita a sorpresa dal figlio adolescente di Max, Sean, che deve passare controvoglia  una settimana con lo zio.
“A causa dell’arrivo di Sean, Trevor si ritrova improvvisamente coinvolto in una dinamica familiare in cui sente la pressione di assumere un ruolo paterno, ma Trevor non sa come trattare con i ragazzi, anche se è un professore”, nota Fraser. “Lui si basa sul modo in cui affronta i ragazzi del college, considerando che neanche loro prestano attenzione alle sue lezioni”.
Josh Hutcherson, che incarna il ruolo di Sean, aggiunge che “i nostri personaggi si scontrano all’inizio, ma ognuno si dimostra utile all’altro nel corso della storia. Loro capiscono in fretta di aver bisogno dell’altra persona più di quanto avrebbero mai immaginato”.
Cercando di rompere il ghiaccio, Trevor e Sean guardano una vecchia scatola di oggetti appartenuti a Max e scoprono una copia di Viaggio al centro della terra di Jules Verne. Sfogliando le pagine, Trevor scopre delle note scritte da Max, che contengono degli indizi sulla spedizione finale in Islanda avvenuta dieci anni prima. Eccitato all’idea di poter finalmente scoprire cosa è successo al fratello, Trevor si reca nella Terra del Fuoco e del Ghiaccio, portando Sean con sé in questa avventura.
Ma Trevor e Sean si perdono, finendo in un’isolata cabina di montagna in cui vive una giovane guida del luogo di nome Hannah, interpretata da Anita Briem. L’attrice islandese spiega che “Hannah vive da sola in questa cabina remota, che un tempo era stata il laboratorio del padre, un ‘verniano’, ossia una persona che crede che gli scritti di Jules Verne descrivano dei fatti reali e non siano quindi frutto di fantasia. Purtroppo, a causa delle sue idee, il padre è stato ostracizzato dalla comunità scientifica ed è morto anni prima, diventando la pecora nera della sua famiglia. Apparentemente, Hannah è dura e indipendente, ma dentro di sé è ancora arrabbiata con il padre, che ha messo la ricerca davanti alle esigenze della famiglia”.
Dopo aver visto la copia di Max del romanzo di Verne, Hannah fa notare a Trevor che Max, proprio come suo padre, era un verniano. E per evitare di venire coinvolta nell’inseguimento di fantasie verniane poco realistiche, Hannah chiede  un prezzo esorbitante per aiutare Trevor. Ma il professore si rende conto del bluff e accetta di assumerla come guida per arrivare alla remota vetta del monte Snaeffels, dove ritiene Max abbia piazzato il suo ultimo sensore sismico.
Mentre Trevor, Sean e Hannah scalano il terreno roccioso, si ritrovano nel mezzo di una tempesta. Trovano allora rifugio in una caverna, dove possono  godersi un breve momento di tranquillità prima che un lampo colpisca la montagna provocando una valanga che blocca l’ingresso della caverna.  E nell’impossibilità di uscire da dove sono entrati, i tre esploratori finiscono per doversi dirigere verso le profondità della Terra, dove ha veramente inizio il loro fantastico viaggio.
“Insieme, loro sono impegnati in questo frenetico viaggio”, rivela Fraser, in cui – trascinati dagli eventi e ostacolati da fenomeni naturali – nulla puo’ essere pianificato”. C’è una componente mitica in tutta questa avventura, perché in fondo a questo ‘cul de sac’ potrebbe esserci qualsiasi cosa.
“Siamo stati fortunati ad avere un cast che era in sintonia perfetta”, sostiene Huggins. “Dopo tutto, loro tre rimangono sullo schermo per la maggior parte del film”.
“Brendan era sicuramente la mia prima scelta per il ruolo fin dal primo giorno”, sostiene Brevig. “E siamo partiti subito col piede giusto. Condividevamo delle idee simili su come rendere il film divertente per il pubblico e Brendan apprezzava e comprendeva bene il lavoro con gli effetti visivi”.
Flynn aggiunge che “Brendan ha un senso di integrità e di genuinità che emerge dalle sue interpretazioni, cosa che lo rende decisamente piacevole da vedere. E’ veramente un attore unico, che si impegna molto sia sullo schermo che nella vita reale”.
Per quanto riguarda il ruolo di Hannah, ricorda Brevig, “volevamo che il rapporto tra la donna e i due personaggi maschili fosse divertente, ma volevamo anche che questo emergesse a poco a poco e non fosse esplicito sin dall’inizio, così abbiamo cercato qualcuno che fosse adatto”.
“Anita ha una forte autenticità, non solo perché è veramente islandese, ma anche perché si è allenata magnificamente ed era preparatissima a livello fisico. Inoltre, ha un ottimo senso dell’umorismo”, ricorda Huggins. “Lo spirito di fratellanza che si è sviluppato tra lei, Brendan e Josh era molto intrigante da osservare durante la produzione”.
I realizzatori sono anche rimasti impressionati dal giovane Josh Hutcherson, che aveva solo 13 anni durante le riprese. “Josh è molto più maturo rispetto alla sua età”, nota Flynn. “Inoltre, è naturale. E’ decisamente tranquillo tra un ciak e l’altro, ma appena si trova di fronte alla cinepresa, entra immediatamente nel personaggio”.
“Josh era molto attivo e ci poneva le domande giuste”, rivela Brevig. “Lui era veramente impegnato ed entusiasta, oltre ad arrivare sempre preparato sul set. Ha portato delle idee originali e dei suggerimenti alle scene, come ci si aspetterebbe da un attore più vecchio di 10 o 20 anni. Inoltre, penso che sia dura essere l’unico ragazzo sul set, circondato da soli adulti”, prosegue il regista. “Ma visto che Brendan è un ragazzone dentro di sé, mentre Josh è già molto maturo, sono andati veramente d’accordo”.
Passare molto tempo insieme sul set ha fornito ai tre attori una possibilità di stringere un legame molto forte.
“La comicità di Brendan non si ferma mai. Ho imparato moltissimo lavorando con lui. Anita è stata magnifica nelle scene d’azione ed è anche molto carina, il che non guasta di certo”, scherza Hutcherson.
“E’ stato un piacere lavorare con i ragazzi”, dichiara la Briem. “Eravamo come una piccola famiglia sul set, quindi penso che questo abbia contribuito decisamente alla storia e alla sintonia sullo schermo”.
Fraser è d’accordo e sostiene che “noi tre abbiamo formato un triangolo, una struttura molto solida in natura e, in questo caso, anche a livello interpretativo”.

CREARE IL MONDO SOTTERRANEO

Per rappresentare le enormi dimensioni di questi impressionanti panorami, che spaziavano dalle vette glaciali islandesi al vasto mare al centro della Terra, così come gli intricati dettagli delle foreste pietrificate e le formazioni di rocce calcaree, Brevig si è affidato all’esperienza di tanti artisti di talento, tra cui il responsabile concept artist Erik Tiemens, lo scenografo David Sandefur, il direttore della fotografia Chuck Schuman e il supervisore agli effetti visivi Christopher Townsend.
“Quando si crea una storia fantasy, si prende la verità e ci si gioca”, suggerisce Brevig. “Abbiamo iniziato con i disegni preliminari, che sono stati il punto di riferimento per le scenografie, gli effetti visivi e la direzione della fotografia. L’aspetto finale nel film è il prodotto di una collaborazione strettissima tra quasi 200 artisti”.
Facendo riferimento ai disegni preliminari, Sandefur fa notare che una delle sfide maggiori era il fatto di bilanciare il reale e l’incredibile. “Ci doveva essere un certo livello di fantasy, ma allo stesso tempo, io volevo cercare di mantenere una dose di realismo”, nota lo scenografo. “La struttura e i colori dovevano sembrare decisamente reali e ricchissimi. E sebbene il pubblico sappia che ci troviamo in un mondo di fantasia, tentiamo di far credere loro che siamo andati in una location e abbiamo girato sottoterra o in una giungla”.
“Noi abbiamo affrontato l’estetica del film utilizzando quello che abbiamo chiamato ‘una sceneggiatura colorata’, cioè un piano per utilizzare un’uso differenziato del colore nel corso della storia”, rivela Brevig. “All’inizio partiamo con dei colori sottotono, poi quando siamo a metà pellicola trasportiamo il pubblico in una realtà coloratissima, mentre alla fine del film si torna ad un ambiente più forte, per indicare che la vita di Trevor è più brillante e offre maggiori speranze”.
Le riprese si sono svolte a Montreal, una città decisamente diversa da una giungla, ma a sorpresa la parte settentrionale si è dimostrata utilissima per ideare i set, in particolare gli ambienti circostanti. “Una delle cose che abbiamo trovato utili è stato l’accesso, appena fuori dalla città, ad un terreno organico fenomenale, che abbiamo sfruttato per realizzare la struttura e la configurazione dei nostri set”, spiega lo scenografo. “Abbiamo preso degli stampi di superfici reali in molte zone diverse e da questi abbiamo costruito delle forme di gesso, attaccandoli alle pareti”.
Per la Casa di funghi che Trevor, Sean e Hannah trovano al centro della Terra, Sandefur ricorda che “assieme alla mia squadra, abbiamo passato delle settimane a fare dei test con materiali diversi per far sì che le superfici fossero perfette. Dopo tutto, a cosa assomiglia l’interno di un fungo? Qualcuno può prestarmi dei libri sugli interni delle case di fungo? Qualcuno li ha?”.
Sandefur alla fine ha deciso di utilizzare delle spugne enormi, dividendole in frammenti sottili e mettendole insieme pazientemente per fornire alle superfici un aspetto poroso ed organico. Una volta che i frammenti sono stati messi insieme, “abbiamo ricoperto le superfici con del latex lucente e poi li abbiamo dipinti e illuminati per fornire un effetto di luce naturale”, prosegue Sandefur. “E’ come trovarsi all’interno di una lanterna gigante fatta con una zucca”.
Mentre la squadra di Sandefur ha costruito una parete di roccia che misurava 12 metri di altezza e 9 di larghezza, il team degli effetti visivi, diretto dal supervisore Christopher Townsend, ha allungato il muro per qualche centinaio di metri utilizzando il digitale. Per realizzare le sequenze con effetti visivi  in 3D di  Viaggio al centro della terra, la squadra di Townsend ha svolto un doppio lavoro, facendo due volte il rendering delle inquadrature per ognuna di quelle dotate di effetti visivi. Quindi, dalle 726 originali si è passati a più di 1.400.
Townsend spiega che “nel 3D, quello che dobbiamo fare è creare il mondo dietro all’attore e fornire il volume e lo spazio necessari. Dobbiamo creare  con la computer grafica un oggetto geometrico che scompare proprio come farebbe nel mondo reale. Così, se l’orizzonte si estende per dieci chilometri, allora devi costruire un modello al computer che faccia lo stesso. Non si può fingere inserendo un dipinto piatto, bisogna fornirgli le giuste dimensioni”.
Realizzare una pellicola avventurosa in 3D con degli effetti visivi importanti da aggiungere nella fase di postproduzione, esige un grande sforzo di immaginazione da parte degli attori durante le riprese principali. “Loro devono essere pronti ad interagire con degli oggetti fantastici e delle creature, come dei volatili luminosi e dei piranha volanti giganti, che ovviamente non esistono nella realtà”, sostiene Brevig.
I realizzatori hanno cercato di rendere più naturale possibile questa esperienza per gli attori. “La speranza è che la tecnologia risulti invisibile per gli interpreti come per il pubblico”, nota Huggins. “Il cast deve rimanere concentrato sui personaggi e sulla storia”.

PREPARARSI AL VIAGGIO

Per i tre protagonisti, lavorare ad una pellicola avventurosa significava anche affrontare delle notevoli sfide fisiche. Hutcherson dichiara che “nel corso delle settimane della preproduzione, siamo andati ad un’incredibile palestra che presentava delle pareti da scalare per preparare la scena in cui scivoliamo nell’enorme canale vulcanico”.
“Ci sono state molte scalate e cadute, corse ed imbracature, una cosa molto divertente”, sostiene Fraser.
Hutcherson ha preso in prestito qualche trucco da Fraser. “C’è talmente tanta azione in questo film che, giorno dopo giorno, scalare pareti, cadere attaccato a delle corde e saltare da una roccia all’altra si rivelava un impegno fisico notevole. Durante la prima giornata di riprese, io pensavo di non aver bisogno di protezioni per le ginocchia e i gomiti, ma dopo poco tempo, ho capito che mi stavo sbagliando di grosso”.
“Dopo aver fatto tre film della Mummia, apprezzo molto i produttori di imbottiture per atleti”, scherza Fraser. “C’è una ragione per cui le maniche della mia camicia sono sollevate a tre quarti in molte scene e non del tutto. E’ bello mostrare i muscoli, ma se salti e ti tuffi sul set, prenderai dei colpi e le imbottiture risulteranno molto utili”.
La Briem aggiunge che “è stata dura, ma io ho ricevuto una spinta notevole dall’allenamento duro a cui ci siamo sottoposti. E’ veramente un piacere per un attore imparare tutte queste cose. In alcuni giorni, ero assolutamente convinta di essere un supereroe. E’ stato fantastico!”.
Talvolta, gli impegnativi sforzi atletici hanno reso difficile per gli attori pronunciare le loro battute. “Una delle scene più difficili per me è stata quella in cui cadiamo verso il centro della Terra”, ricorda la Briem. “C’erano degli enormi ventilatori che soffiavano verso di noi per simulare la caduta ed erano così potenti che era difficile parlare”.
“La sequenza si chiamava ‘la grande caduta’”, nota Brevig, riferendosi alla scena in cui Trevor, Sean e Hannah precipitano per migliaia di chilometri verso il centro della Terra. “Cadono così a lungo che hanno il tempo di discutere della loro situazione”, scherza il regista.
“La mia idea iniziale per la sequenza era di vederli mentre si trovavano molto più in alto di noi e farli cadere ben più in basso di dove stavamo, magari per sessanta metri in un’unica inquadratura. Purtroppo, a causa dei limiti del nostro teatro di posa, era impossibile riuscirci in continuità”, nota il regista. “Abbiamo considerato l’ipotesi di portarli all’aperto molto in alto, ma questo avrebbe richiesto un enorme blue screen dietro di loro, rendendo tutto veramente complicato. Così, mi è venuto in mente che potevamo mettere gli attori di fianco, girare di lato la cinepresa e fare un dolly su di loro, così sarebbe stata la cinepresa a muoversi e non gli attori. In questo modo, abbiamo potuto sfruttare il pavimento del teatro di posa per sessanta o novanta metri e trasmettere la sensazione che loro stiano cadendo da una distanza notevole. Abbiamo trovato una golf cart modificata che poteva andare a quasi cento chilometri all’ora e abbiamo girato la scena. L’unica sfida rimasta era fermare la vettura prima che sbattesse contro la parete del teatro”.
Nel film, alla fine della ‘grande caduta’, i tre esploratori si imbattono in dei globi d’acqua giganti in grado di sconfiggere la forza di gravità, fino a quando non arrivano ad un tunnel che li porta ad una laguna blu, un paradiso d’acqua al centro della Terra. Questo set subacqueo è stato costruito nella piscina dove si sono svolte le gare di tuffi alle Olimpiadi di Montreal del 1976, una delle più grandi dell’America del nord.
Oltre alla ‘grande caduta’, un’altra avventura piena d’azione che Trevor, Sean e Hannah vivono è quella del giro sul carrello nella miniera. “Ci siamo divertiti molto a giocare con le dimensioni, gli spazi e le luci per rendere il giro in miniera eccitante, rapido e divertente”, rivela Christopher Townsend.
La sequenza nella miniera richiedeva un lavoro importante sia per gli effetti speciali che per la recitazione. “Mentre gli effetti visivi possono risultare efficaci, gli attori sono gli unici che possono convincere il pubblico delle inquadrature con gli F/X”, rivela Brevig. “E’ la recitazione che fornisce il senso di pericolo e di eccitazione. Se la recitazione è efficace, il pubblico crederà alla situazione in cui si trovano i personaggi. In questo senso, Brendan, Josh e Anita sono stati bravissimi”.

LA NARRAZIONE IN 3d DIGITALE

Quello che pone Viaggio al centro della terra su un nuovo livello rispetto ai tradizionali lungometraggi narrativi, è il processo con cui è stato realizzato. Durante le fasi iniziali di sviluppo, la decisione di girare la pellicola interamente in 3D in alta definizione era basata sul desiderio dei realizzatori di fornire al pubblico un’esperienza visiva affascinante, portando il classico letterario ad un altro livello, ma rimanendo anche fedeli al cuore e all’anima del materiale originale.
“Gli ambienti descritti nel romanzo di Jules Verne sono già sufficienti per creare un’esperienza coinvolgente”, sostiene Huggins. “Girare il film in 3D era perfetto per dar vita a questo senso di meraviglia e di avventura”.
“Avendo una grande esperienza con i film in 3D per i parchi tematici ed una storia anche più lunga nel mondo degli effetti visivi, mi sentivo molto a mio agio a girare questo lungometraggio completamente in 3D”, rivela Brevig. “Allo stesso tempo, ho fatto molta attenzione a non esagerare con gli effetti 3D, perché se risultano eccessivi ti fanno uscire dalla storia”.
Viaggio al centro della terra è stato il primo film narrativo a sfruttare il Fusion System, un’attrezzatura di ripresa all’avanguardia, sviluppata dal premiato realizzatore James Cameron e dal direttore della fotografia Vince Pace. A differenza di molti altri sistemi speciali di ripresa, il Fusion è leggero e maneggevole, oltre a comprendere due cineprese 3D ad alta risoluzione montate una vicino all’altra per simulare l’occhio destro e sinistro dello spettatore. E’ compatto, trasportabile e si maneggia bene, tutte caratteristiche che offrono una libertà, un controllo e una flessibilità senza precedenti per i realizzatori.
“In passato le cineprese 3D erano così scomode e pesanti da limitare la libertà dei movimenti della cinepresa e questo diminuiva le opzioni del regista nell’organizzare una scena dinamica”, rivela Brevig. “L’attrezzatura di ripresa Fusion è talmente ben congegnata e piccola che noi possiamo spostarla come se fosse una cinepresa 2D. Questa evoluzione è enorme. Siamo riusciti a  girare tenendola in mano e anche sott’acqua, così come a montarla su una steadicam e utilizzarla per le riprese aeree”.
Il direttore della fotografia Chuck Schuman aggiunge che “l’idea dietro alla Fusion è quella di imitare il sistema visivo umano. Questo fornisce al pubblico un nuovo rapporto con il cinema, perché quello che vedi sullo schermo è proprio quello che vedresti se fossi all’interno della storia”.
Un’ulteriore evoluzione è legata poi all’utilizzo di una cosa chiamata ‘convergenza attiva’, per cui i realizzatori sono stati in grado di cambiare il punto focale in 3D. “Così come un realizzatore tradizionale cambia obiettivo, noi trasferiamo il punto di convergenza dove c’è l’azione”, spiega Brevig, “in modo che la visione per le persone che guardano e vivono il film 3D sia facilitata”.
“Cambiando gli angoli delle lenti, possiamo aggiustare la profondità di campo durante una scena per seguire l’azione”, spiega Schuman. “Per delle sequenze in cui la cinepresa deve essere piazzata più vicino agli attori di quanto permetterebbe il sistema Fusion, abbiamo usato la Beam Splitter compatta di Pace, un’attrezzatura che permette di ridurre gli spazi tra le lenti. Per il pubblico, significa meno strabuzzamenti degli occhi e una visione più confortevole”.
Christopher Townsend aggiunge che girare Viaggio al centro della terra in alta definizione digitale ha fornito ai realizzatori maggiori possibilità di creare delle immagini di grande impatto, riuscendo a replicare la visione umana in maniera migliore di quanto sia mai stato fatto da qualsiasi altro film in 3D. “C’è una maggiore profondità di campo in un’immagine ad alta definizione di quanto avviene in una su pellicola tradizionale, così ci sono molti più elementi a fuoco per quanto riguarda la distanza tra la cinepresa e il soggetto inquadrato. Su pellicola, se un attore appoggiato ad una parete rocciosa sposta la mano verso la cinepresa, possiamo avere a fuoco le sue dita o i suoi occhi, ma non entrambe le cose. Con il 3D ad alta definizione, considerando la maggiore profondità di campo, invece entrambi gli elementi sono a fuoco, cosa che ci permette di dar vita ad un effetto iperrealistico”.
“Quando hai un’avventura di queste dimensioni, catturare le immagini con delle innovative tecnologie digitali fornisce al pubblico un’esperienza più viscerale”, sostiene Huggins.
“Il nostro obiettivo principale con questo film era intrattenere il pubblico”, ricorda Flynn. “Questo approccio cinematografico innovativo ci permette di rivisitare il materiale di Verne, che ha superato la prova del tempo, in maniera completamente originale”.
“Senza dubbio, le nuove tecnologie aggiungono un valore notevole alla realizzazione di un film e all’esperienza di andare al cinema”, sostiene Brevig. “Alla conclusione della giornata, la maggiore ricompensa per me era avere la possibilità di lavorare con una squadra fantastica di professionisti impegnati a fare qualcosa che non era mai stato realizzato prima d’ora”.
“Il nostro obiettivo era di consentire al pubblico di tuffarsi completamente in questa avventura, tanto da dimenticare che stai guardando un film e credere di stare veramente al centro della Terra con Trevor, Hannah e Sean”. Il regista termina dicendo “sia che vediate Viaggio al centro della terra in 3D o nei cinema tradizionali, sarà un’avventura incredibilmente divertente e un viaggio all’ultimo respiro”.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

Commenti»

1. Ultra HD » Cinema futuro (540): “Viaggio al centro della Terra 3D” - Oltre l'Alta Definizione - 11/01/2009

[…] Guarda Originale: Cinema futuro (540): “Viaggio al centro della Terra 3D” […]

2. Merlin_4ever - 22/05/2009

questo film è B-E-L-L-I-S-S-I-M-O !!!!!!!!!!!! lo visto centinaia di volte e nn mi stanco mai!!=D gli effetti speciali sono meravigliosi e gli attori ancora di più!!<3 cmq io consiglio di vederlo in 3d xke e meraviglioso!!


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