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Cinema futuro (554): “Operazione Valchiria” 29/01/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Storia, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Operazione Valchiria”

Uscita in Italia: 30 gennaio 2009
Distribuzione: 01 Distribution

operazionevalchiriaTitolo originale: “Valkyrie”
Genere: storico / drammatico
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Christopher McQuarrie e Nathan Alexander
Musiche: John Ottman
Uscita negli Stati Uniti: 25 dicembre 2008
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Tom Cruise, Kenneth Branagh, Tom Wilkinson, Bill Nighy, Terence Stamp, Carice van Houten, Thomas Kretschmann, Eddie Izzard, Kevin McNally, Christian Berkel, David Bamber, Jamie Parker, David Schofield, Kenneth Cranham, Tom Hollander, Halina Reijn, Harvey Friedman

La trama in breve…
In un paese dominato dal male, in uno stato di polizia in cui ogni movimento viene controllato, in un mondo in cui i valori di giustizia ed onore sono stati sovvertiti, un gruppo di uomini vicini ai vertici del potere decidono in segreto di entrare in azione. Tom Cruise è il protagonista del suspence thriller diretto da Bryan Singer (“I Soliti Sospetti”) sull’audace e ingegnoso complotto per eliminare uno dei più malvagi tiranni che il mondo abbia mai conosciuto. Il Colonnello Claus von Stauffenberg (Cruise) è un apprezzato ufficiale che serve con lealtà il suo paese sperando che ad un certo punto qualcuno trovi il modo di fermare Hitler prima che l’Europa e la Germania vengano distrutte. Ma quando realizza che il tempo sta per scadere, decide di entrare in azione personalmente e di unirsi alla resistenza tedesca nell’intraprendente strategia che consiste nell’usare proprio il piano di emergenza di Hitler – chiamato “Operazione Valchiria”.

“Le promesse del Fuhrer di pace e prosperità sono fallite, lasciandosi dietro solo distruzione.  Le violenze perpetrate dalle SS di Hitler sono una macchia per l’onore dell’Esercito tedesco.
C’è una ripugnanza assai diffusa tra gli ufficiali verso i crimini commessi dai Nazisti – civili assassinati, prigionieri torturati e lasciati morire di fame, le esecuzioni di massa di Ebrei. Il mio dovere come ufficiale non è più salvare il mio paese, ma salvare vite umane.
Non sono riuscito a trovare un generale nella posizione di incontrare Hitler faccia a faccia che abbia il coraggio di farlo. Mi ritrovo circondato da uomini che non vogliono, o non sono capaci, di affrontare la realtà: Hitler non è solo il peggior nemico del mondo intero, ma il peggior nemico della Germania.
E’ necessario un cambiamento…”

Tom Cruise, nel ruolo del colonnello Claus von Stauffenberg in “Operazione Valchiria”

LA PRODUZIONE

Tratto da una stupefacente storia vera e interpretato da Tom Cruise, nel ruolo del colonnello Claus von Stauffenberg, OPERAZIONE VALCHIRIA è la cronaca del coraggioso e ingegnoso piano per eliminare uno dei più perversi tiranni che il mondo abbia mai conosciuto.
Orgoglioso della divisa che indossa, il colonnello Stauffenberg è un ufficiale leale che ama il suo paese, ma che è stato costretto ad assistere con orrore all’ascesa di Hitler e alla Seconda guerra mondiale. Ha continuato a servire nell’esercito, sempre con la speranza che qualcuno trovasse il modo per fermare Hitler prima che l’Europa e la Germania fossero distrutte.  Quando si rende conto che il tempo stringe, Stauffenberg decide di entrare in azione e nel 1942 cerca di persuadere i comandanti del fronte orientale a rovesciare Hitler. Poi, nel 1943, mentre si sta riprendendo dalle ferite subite in combattimento, si unisce a un gruppo di uomini inseriti nei ranghi del potere che cospirano contro il tiranno. La loro strategia prevede di usare lo stesso piano di emergenza di Hitler per consolidare il paese nell’eventualità della sua morte – l’Operazione Valchiria – per assassinare il dittatore e rovesciare il governo nazista.
Con il futuro del mondo e il destino di milioni di persone, oltre alla vita della moglie e dei figli, appesi a un filo, Stauffenberg da oppositore di Hitler diventa l’uomo che deve uccidere Hitler.
Il regista Bryan Singer (“I soliti sospetti”, “X-Men”, “Superman Returns”) è tornato a lavorare con Christopher McQuarrie, sceneggiatore premio Oscar per “I soliti sospetti”,  per raccontare la storia degli uomini che hanno guidato l’operazione per assassinare Hitler. Oltre a Cruise, nel film Kenneth Branagh, Bill Nighy, Tom Wilkinson, Carice van Houten, Thomas Kretschmann, Eddie Izzard, Christian Berkel e Terence Stamp.

OPERAZIONE VALCHIRIA è prodotto da Bryan Singer, Christopher McQuarrie e Gilbert Adler. McQuarrie ha scritto la sceneggiatura originale insieme a Nathan Alexander, che è anche coproduttore. I produttori esecutivi sono Chris Lee, Ken Kamins, Daniel M. Snyder, Dwight C. Schar e Mark Shapiro.

Il film è stato girato in Germania e per ricreare l’atmosfera di paranoia all’interno della Resistenza tedesca sono stati chiamati il direttore della fotografia Newton Thomas Sigel (“Superman Returns”, “X2” e “X-Men”), il compositore John Ottman (“Superman Returns” e “X2”), gli scenografi Lilly Kilvert (due volte candidata agli Oscar per “L’ultimo samurai” e “Vento di passioni”) e Patrick Lumb (“Il presagio”, “Il volo della fenice”) e la costumista Joanna Johnston (“Munich”, “Salvate il soldato Ryan”).

L’INIZIO DELLA STORIA

Come un viaggio a Berlino ha permesso a Bryan Singer, Christopher McQuarrie e Nathan Alexander di far uscire dall’ombra la Resistenza tedesca.

Bryan Singer ha iniziato la sua carriera di regista con il thriller di grande successo “I soliti sospetti”, poi ha portato sullo schermo il mondo degli eroi dei fumetti X-Men e Superman, distinguendosi per un modo di raccontare avvincente, teso e originale. Ma con OPERAZIONE VALCHIRIA, Singer ha messo le sue doti di regista al servizio di una storia completamente diversa, la storia vera di un atto di estremo coraggio all’interno del regime nazista.

Anche se gli eventi e gli eroi di OPERAZIONE VALCHIRIA sono reali, hanno molto in comune con il tipo di intrecci e i personaggi che hanno sempre suscitato l’interesse del regista. Chris Lee, produttore esecutivo del film e collaboratore da anni di Singer, dice: “Quello che ha sempre distinto i film di Bryan sono la complessità dei personaggi, le emozioni e l’assenza di una contrapposizione bianco nero, il tutto accompagnato da azione e ritmo. L’abilità di Bryan di bilanciare tanti personaggi intriganti è iniziata con “I soliti sospetti” e continuata con i film di X-Men. Ora contribuisce in modo forte al mosaico di individui straordinari di OPERAZIONE VALCHIRIA”.

La storia di OPERAZIONE VALCHIRIA è stata portata all’attenzione di Bryan dallo sceneggiatore Christopher McQuarrie, che aveva già lavorato con lui e vinto l’Oscar per “I soliti sospetti”. Nell’inverno del 2002, McQuarrie era a Berlino per fare ricerche per un altro progetto e, durante un giro in città, è capitato in Stauffenbergstrasse, la strada dedicata al combattente della Resistenza tedesca Claus von Stauffenberg. Qui ha trovato il Bendlerblock, sito di un monumento alla Resistenza tedesca che McQuarrie ha trovato molto commovente. “Berlino è una città di monumenti”, disse la guida a McQuarrie, “ma questo è l’unico monumento ai Tedeschi che hanno combattuto nella Seconda guerra mondiale”.

“Ovviamente ho voluto saperne di più”, dice McQuarrie. “Era una storia che molta gente fuori dalla Germania non aveva mai saputo. Una storia che rivelava come non tutti i Tedeschi sostenevano Hitler, c’erano tanti oppositori, anche nell’ambiente militare, che hanno avuto il coraggio di ribellarsi e dire no. Più mi documentavo  più sentivo che sarebbe stato un film fantastico”.

Così e iniziato tutto. Continuando le sue ricerche, McQuarrie è stato affascinato da Stauffenberg e dal ruolo da lui avuto nel pianificare l’attentato a Hitler del 20 luglio del 1944 e nel portare la bomba che doveva cambiare il mondo. McQuarrie voleva capire perché alcuni uomini sono portati a compiere atti di tale coraggio quando vengono messi con le spalle al muro. Così, ha iniziato a vedere la storia non solo come un racconto di suspense crescente, ma di coraggio estremo.

“Un tema che mi ha sempre attratto è legato alle motivazioni che inducono alcuni uomini a uscire dalla propria realtà e a compiere atti che li fanno diventare persone migliori”,  afferma McQuarrie. “Stauffenberg e gli altri cospiratori erano tutti uomini sposati con figli e una reputazione da difendere. Sapevano anche di avere pochissime chance di successo e che un fallimento li avrebbe condotti verso una morte sicura. Ed a questo abbiamo voluto rendere onore con questa storia”.

McQuarrie e il suo partner di scrittura Nathan Alexander hanno iniziato le loro ricerche sulla vita piuttosto complicata di Stauffenberg e, cosa più importante, sulla strategia del complotto per assassinare Hitler e fare un colpo di stato. Quando Alexander ha iniziato a consultare libri, articoli, trascrizioni del tribunale e archivi fotografici, si è convinto sempre di più di poter raccontare la storia in un modo nuovo e avvincente. “Stauffenberg è un personaggio straordinario, un carismatico ufficiale tedesco con un solo occhio e una sola mano”, dice lo sceneggiatore. “Più imparavo su di lui, più ne ero affascinato”.

Inizialmente, McQuarrie e Alexander hanno lasciato che le ricerche guidassero la narrazione di OPERAZIONE VALCHIRIA. “Non siamo partiti con un programma”, dice McQuarrie. “All’inizio abbiamo seguito i fatti. Ci siamo resi conto che era una storia controversa, che esistevano opinioni contrastanti su chi fossero quegli uomini, Stauffenberg, Beck e Olbricht, e quello che ognuno di loro voleva. Così l’approccio è stato quello di raccontare i fatti nel modo più aderente alla realtà che fosse possibile in due ore, tenendo alta la suspense per il pubblico di oggi. Al centro di una storia emozionante, volevamo che risaltasse lo spirito che aveva animato quegli uomini”.

Nello scrivere, i due hanno sviluppato un processo insolito: Alexander si è concentrato sullo sviluppo temporale, con una grande attenzione ai dettagli, mentre McQuarrie si è dedicato a massimizzare l’effetto drammatico. “Abbiamo oscillato tra questi due estremi fino a che non siamo arrivati a un equilibrio perfetto”, dice McQuarrie.

Alla fine hanno scoperto che la drammaticità e la tensione del racconto erano strettamente legati alla realtà degli avvenimenti. L’unico cambiamento significativo è stato quello di comprimere l’arco temporale, per ottenere una sceneggiatura di due ore, ed i personaggi coinvolti, visto che circa 200 persone sono state impiccate per il loro coinvolgimento nel complotto del 20 luglio e altre 700 arrestate.

McQuarrie e Alexander hanno affrontato la sfida di creare una storia di suspense per il pubblico di oggi, dopo tutto il destino di Hitler è noto. Comunque hanno scoperto che l’attentato in sé è solo metà della storia. Le conseguenze e l’attuazione dell’Operazione Valchiria sono state talmente ricche di imprevisti, dalla fatale esitazione all’incredibile audacia, che l’ansia sale in modo assolutamente esponenziale.

“Nella storia la tensione è legata all’empatia che proviamo per i personaggi”, dice McQuarrie. “La suspense scaturisce dall’osservare come ognuno di questi uomini arriva alla scelta di unirsi al complotto e le decisioni che prendono nel corso dell’esecuzione dell’attentato”.

Mentre McQuarrie e Alexander iniziavano a nutrire un rispetto sempre più profondo per la resistenza tedesca, hanno anche affrontato il problema di come questi uomini, con un elevato senso dell’onore, erano potuti restare agli ordini di Hitler pur essendo al corrente delle atrocità dei campi di concentramento. Gli sceneggiatori fanno notare che molti militari non sapevano quanto fosse inumano il regime prima che fosse troppo tardi e che poi il loro impegno nei confronti del popolo tedesco – precedente all’ascesa al potere di Hitler – era preso molto seriamente. Molti degli uomini della resistenza vivevano in modo conflittuale il loro giuramento e la necessità di rovesciare il leader del loro paese in un periodo di guerra.

“Nella loro cultura la gente credeva fermamente che una parola data fosse per la vita, e loro avevano giurato fedeltà a Hitler”, dice McQuarrie. “Ma quando hanno compreso che era stato Hitler a rompere il giuramento verso il suo popolo, con le atrocità che lui e i suoi ministri perpetravano , si sono resi conto che dovevano agire in nome di un futuro diverso – anche se questo significava essere accusati di tradimento dai loro compatrioti. E’ stato un dilemma morale straziante”.

Molti dei militari più brillanti provenivano dall’aristocrazia ed erano patrioti entrati nell’esercito per senso del dovere allo scoppio della Prima Guerra mondiale o, come Claus von Stauffenberg, nel 1926, molto prima dell’ascesa di Hitler. Molti di loro si interrogavano sulla politica del dittatore fin dalla metà degli anni ’30, quando l’aggressività militare e le violenze contro gli Ebrei divennero sempre più evidenti. “In quell’epoca, gli aristocratici sentivano il dovere di mettersi al servizio del paese e del popolo, per questo Stauffenberg, Tresckow e Olbricht entrarono nell’esercito”, continua McQuarrie. “Ma molti di loro non condividevano gli obiettivi dei Nazisti e furono sempre più delusi da Hitler, soprattutto quando seppero cosa stava succedendo ai Russi e agli Ebrei”.

L’atroce trattamento inflitto agli Ebrei, ai civili russi e ai prigionieri di guerra in tutta Europa segnò per molti, tra cui Stauffenberg, il punto di svolta. Bryan Singer dice: “Mi ha sorpreso scoprire durante le mie ricerche che molti membri della resistenza nell’esercito erano rimasti sconvolti dalla persecuzione contro gli Ebrei e dalle esecuzioni di massa. E’ stato questo che li ha spinti a cercare di fare qualcosa, qualsiasi cosa, ad ogni costo”.

Un altro elemento chiave della struttura della sceneggiatura è stato lo svelare l’importanza vitale dell’Operazione Valchiria, il piano di emergenza nazionale che lo stesso Hitler aveva ideato per proteggere il suo governo dai tumulti popolari in caso lui fosse ucciso o bloccato. Doveva essere l’Esercito della riserva a prendere il comando delle installazioni chiave del governo, fino a che l’ordine non fosse ristabilito, un elemento che i cospiratori tentarono di usare a proprio vantaggio. Modificando segretamente il complicato piano, la resistenza sperava di assassinare Hitler e eliminare i Nazisti, insediando un nuovo governo.

“Volevamo che fosse chiaro che l’assassinio di Hitler non sarebbe stato sufficiente, perché non avrebbe garantito la caduta del governo nazista. Bisognava anche trovare il modo di rovesciare il regime”, dice McQuarrie. “Stauffenberg e gli altri cospiratori usarono l’Operazione Valchiria per far sembrare che Hitler fosse stato ucciso dagli uomini che gli erano più vicini e che volevano impadronirsi di Berlino. Proponendosi come governo legittimo, la resistenza avrebbe mobilitato rapidamente la Riserva per arrestare i fedelissimi di Hitler e prendere il controllo del paese”.

Se tutto fosse andato come previsto, l’Operazione Valchiria avrebbe avuto successo? “Penso che nessuno può saperlo”, continua McQuarrie, “ma tutto porta a dire che sarebbe potuta riuscire. E credo che  cospiratori abbiano ottenuto quello che desideravano di più: dimostrare al mondo che c’erano Tedeschi che si opponevano”.

BRYAN SINGER RACCONTA UNA STORIA VERA

Molti possono considerare OPERAZIONE VALCHIRIA un nuovo inizio per Singer, ma chi conosce bene il suo lavoro noterà in tutto il film analogie tematiche con la sua precedente cinematografia. Il produttore Gilbert Adler, che ha realizzato con Singer “Superman Returns”, afferma: “Stauffenberg è, sotto certi aspetti, la perfetta rappresentazione di quello che cerchiamo in un eroe cinematografico: un uomo comune che compie azioni straordinarie. Certamente è molto umano e pieno di difetti, ma credo che Bryan mostri come la grande forza di Stauffenberg provenga da valori molto concreti : la dedizione al proprio paese, alla famiglia e, soprattutto, a ciò che è giusto”.

Per Singer è stato altrettanto importante cogliere l’atmosfera della Germania nazista. “Bryan non è solo un regista, ma è un appassionato di storia”, dice Chris Lee, “e credo che queste due grandi passioni emergano a livello di dettaglio in ogni inquadratura, nella definizione dei personaggi e nelle emozioni”.

Per Singer, OPERAZIONE VALCHIRIA è stata non solo l’occasione per girare la sua prima storia vera, ma di esplorare un periodo storico che lo ha affascinato fin dall’infanzia, quando il suo background ebreo lo ha reso consapevole degli orrori perpetrati da Hitler e dal governo nazista. “Mi ha sempre interessato studiare il Terzo Reich”, dice. “In passato ho sfiorato il tema in L’Allievo, tratto da un racconto di Stephen King, e poi in X-Men, con la scena del campo di concentramento. Ma OPERAZIONE VALCHIRIA mi ha dato la possibilità di tracciare un ritratto realistico di quel mondo attraverso la straordinaria storia di un leader che stava distruggendo un paese, e gran parte del mondo, e degli uomini che decisero di fermarlo”.

Il fatto stesso che in Germania ci fosse la Resistenza, e che raggiungeva i massimi vertici militari, è qualcosa che ha sempre confortato Singer e gli ha ricordato che il coraggio può scaturire dalle norme del vivere civile. “Da bambino avevo studiato che c’erano stati Tedeschi che avevano cercato di uccidere Hitler”, dice il regista. “Non conoscevo i nomi di Stauffenberg e Olbricht, ma avevo sentito di una bomba messa in un valigetta, e per me è stato sempre importante sapere che non tutti i Tedeschi erano nazisti e che alcuni avevano tentato di opporsi. Sarebbe stato devastante a quell’età credere che un intero popolo fosse accecato dall’odio”.

Singer ha iniziato a compiere delle ricerche, leggendo tutto il possibile su ogni aspetto della vita durante il Terzo Reich. “Uno dei primi libri che ho letto è stato “Ascesa e caduta del Terzo Reich” di William Shirer, un testo veramente fondamentale”, dice. “Dovrebbe essere una lettura obbligatoria per chiunque voglia capire come una società civile possa trasformarsi rapidamente in una macchina distruttiva. Analizza le personalità e i complotti di Hitler, Goring, Himmler e mi ha aiutato a capire il mondo in cui agivano i cospiratori. Prima di realizzare questo film, avevo bisogno di capire non solo il ruolo delle persone che cercarono di togliere di mezzo Hitler, ma anche perché Hitler si era imposto”.

Singer ha poi incontrato molte persone che hanno potuto offrirgli una prospettiva più intima. “Abbiamo incontrato privatamente alcuni membri della famiglia Stauffenberg”, dice, “ma abbiamo conosciuto anche l’ex guardia del corpo di Hitler che è stata, credo, l’ultima persona a lasciare il bunker dopo il suicidio del dittatore. Questi incontri avevano lo scopo di acquisire nuove prospettive e nuove idee e sono stati importantissimi, ho imparato molto”.

Tutto questo si è trasformato nell’approccio stilistico di Singer al film, che mescola dettagli sfumati del Terzo Reich con il ritmo e il dinamismo visivo di un moderno thriller. “Non stavamo girando un documentario”, sostiene il regista, “quindi era importante mostrare la realtà dei fatti nel modo più intrigante possibile”.

Quindi Singer ha deciso di permettere che ogni membro del cast internazionale recitasse conservando il proprio accento. “Ho sperimentato tutti gli accenti possibili in passato, a volte alterandoli, a volte lasciandoli intatti”, dice. “Ma con OPERAZIONE VALCHIRIA avevo un cast fenomenale che interpretava un gruppo di personaggi affascinanti, a volte terrificanti, e ho pensato che sarebbe stato meglio che ognuno usasse il proprio accento naturale. Quando il film inizia, si è trasportati in quel mondo di militari della metà degli anni ’40, con personaggi orgogliosi del loro ruolo, ma che si rendono conto di avere un dittatore mostruoso e che è loro dovere spazzarlo via”.

Colonnello Claus Schenk Graf von Stauffenberg / Tom Cruise

Al centro di OPERAZIONE VALCHIRIA c’è Claus von Stauffenberg, il carismatico aristocratico che avrebbe introdotto la bomba nella sala delle riunioni di Hitler. Ma chi era Stauffenberg? Dopo mesi di intense ricerche, gli sceneggiatori McQuarrie e Alexander hanno concluso che rimarrà sempre una figura piuttosto misteriosa, essendo stato ucciso a soli 36 anni.

“E’ impossibile conoscere Stauffenberg, è un personaggio enigmatico”, dice McQuarrie. “Nel corso degli anni molti hanno preteso di raffigurare Stauffenberg come un manifesto o un capro espiatorio, ma credo che lo si debba ricordare per le sue azioni, i rischi che ha corso e quello che ha cercato di fare”.

Discendente di una famiglia di nobili origini e con 700 anni di storia, Stauffenberg era cresciuto in Bavaria. Dotato per l’arte, amava l’architettura, la musica e la poesia, ma nel 1920 entrò nell’esercito e si fece notare subito per il suo individualismo e il suo eroismo. Si dice che i suoi superiori avessero notato una straordinaria attitudine per l’organizzazione militare e la logistica e quindi fece carriera molto rapidamente.

All’inizio del 1943, mentre combatteva in Africa con la Decima divisione, Stauffenberg venne ferito gravemente e perse un occhio, la mano destra e alcune dita della mano sinistra. Malgrado le terribili ferite, venne nominato capo di stato maggiore nell’autunno del 1943 e già da allora era entrato nella resistenza. Il 1 luglio del 1944, Stauffenberg divenne capo di stato maggiore della Riserva, un incarico che gli avrebbe permesso di avere incontri personali con Hitler. Improvvisamente si trovò nella posizione perfetta per cercare di assassinare il Fuhrer.

La storica Annedore Leber ha scritto di Stauffenberg: ” (Lui era) il prototipo di quei giovani alti ufficiali che, pur non essendo mai in questione la loro carriera, volevano entrare in azione. Agirono come militari per senso di responsabilità nei confronti dei loro soldati, come civili per senso di responsabilità verso il popolo. Perfino gli ufficiali della Gestapo che condussero le indagini sugli avvenimenti del 20 luglio sentirono la forza della sua personalità. Parlarono dello spirito di Stauffenberg…..”

Anche se non si sa molto della sua vita, non ci sono dubbi sul fatto che fosse un uomo di specchiata moralità. “Stauffenberg era spinto da un profondo spirito di sevizio”, dice Alexander, “e non sappiamo il momento esatto in cui sono emersi i suoi dubbi su Hitler, ma non appena si era reso conto di cosa succedeva veramente, si convinse che era suo dovere, come Tedesco e come essere umano, prendersi la responsabilità di eliminare Hitler”.

Stauffenberg è un eroe vero, ma nel contesto dl film è anche un personaggio formidabile da interpretare. Un ruolo che può spaventare, ma i realizzatori sapevano che Tom Cruise sarebbe stato perfetto.

“Stauffenberg è un individuo intenso, carismatico, quindi avevamo bisogno di un attore che potesse esprimere tutto questo”, dice il regista Singer. “Ero veramente emozionato quando Tom si è unito a noi, pochissimi attori sarebbero stati in grado di farcela in questo ruolo, ma Tom è un attore magnifico e ha una forte presenza scenica. E poi ha amato questo progetto fin dall’inizio, credeva nella storia ed era convinto che dovesse essere raccontata. E’ stato un elemento importante nella realizzazione del film e la sua performance farà si che tutto il mondo  conosca questa storia”.

Prima di questo ruolo, Cruise non sapeva molto di Stauffenberg, ma per prepararsi ha studiato ogni dettaglio. “Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura, l’ho trovata coinvolgente a vari livelli”, dice Cruise, “sia come prospettiva storica che come grande thriller. Sono stato affascinato dalla cospirazione, dinamica e ricca di suspense dall’inizio alla fine. E poi sapere che era tratta da una storia vera l’ha resa ancora più potente. Una combinazione che mi ha interessato molto”.

L’opportunità di lavorare con Bryan Singer è un’altra cosa che ha attirato Cruise al progetto. “Ho sempre desiderato lavorare con Bryan”, afferma. “Sono convinto che sia un regista straordinario e adora il periodo storico della Seconda guerra mondiale, a noi non è restato altro che dire ‘Okay, facciamo questo film'”.

Cruise è stato colpito da quello che è successo all’interno della Resistenza tedesca. “Sperimentarla dalla prospettiva di Stauffenberg e vedere cosa rischiavano quegli uomini, non solo le loro vite, ma quelle delle loro famiglie, è stato tremendo”, dice. “E’ sorprendente vedere una persona sottoposta a una pressione così forte resistere in nome di quello che sente giusto e conservare la propria integrità in quelle circostanze”.

L’attore ha scoperto che l’eroismo di Stauffenberg fa riflettere anche sulla propria vita,  “Cosa avrei fatto io? E’ un film senza tempo, perché parla di cose eterne, integrità, eroismo, codardia, compromesso. Pone domande che ogni essere umano affronta nel corso della vita”.

“E poi non credo che Stauffenberg si considerasse un eroe”, continua Cruise. “Pensava solo che era la cosa giusta da fare per cercare di fermare la guerra e salvare vite umane. Stauffenberg è una persona di grande rigore morale, è stato uno dei pochi che ha osato opporsi a Hitler e che ha sacrificato la vita per tentare di liberare il suo paese dal tiranno”.

Per interpretare Stauffenberg, una delle sfide di Cruise è stata quella di confrontarsi con le sue ferite di guerra, tra cui una benda che copriva un occhio. “La benda è stata piuttosto difficile”, dice. “All’inizio mi dava un senso di instabilità e questo mi ha fatto capire con quale tipo di malessere fisico abbia dovuto convivere. Anche dal punto di vista della performance c’erano problemi, perché dovevo esprimermi con una parte del volto coperta”.

Anche indossare l’uniforme di Stauffenberg non è stato facile. “Indossare quell’uniforme e osservare il mondo da quella prospettiva è stato inquietante”, dice. “Non mi è piaciuto per niente, cambia il tuo punto di vista, però mi ha aiutato ad entrare nel personaggio”.

Ma per tutto il cast e per la troupe è stato importantissimo girare a Berlino. “Non è semplice descrivere cosa significa stare lì, al Benderblock”, dice. “Ha colpito tutti noi”.

“Tom ha dato spessore, equilibrio e concentrazione al ruolo e, soprattutto, ha espresso il carisma che il personaggio richiedeva”, dice McQuarrie. “Quando Tom Cruise entra in una stanza, senti il carisma che doveva avere Stauffenberg. E poi Tom ha portato la sua esperienza di uomo di cinema, la sceneggiatura ha funzionato meglio, il personaggio è diventato più definito, la nostra comprensione della storia e di dove eravamo nell’universo è stata più chiara con l’arrivo di Tom nel progetto”.

Cruise è stato molto felice del risultato finale. “Il film ha tempi perfetti”, dice. “E’ un thriller che tiene inchiodati alla sedia. Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo compiuto noi tutti”.

Nina Schenk Grafin von Stauffenberg / Carice van Houten

Quando sposò l’aristocratico Claus von Stauffenberg nel 1933, la baronessa Nina non sapeva i sacrifici che avrebbe affrontato per l’amato marito e per il suo paese. Anche se non fu mai direttamente coinvolta nel complotto contro Hitler, lei e la sua famiglia sono stati di grande ispirazione per il marito ed è rimasta sempre la sua confidente e la sua sostenitrice in tutto il periodo cospirativo.

Nina è stata una dei pochi sopravvissuti agli eventi del 20 luglio. Venne internata nel campo di concentramento di Ravensbruck (dove diede alla luce il quinto figlio avuto da Claus), poi lei e la sua famiglia si ricostruirono una vita nella Germania dell’Ovest, dove è vissuta fino alla sua morte, avvenuta nel 2006, a 92 anni.

Durante le loro ricerche, McQuarrie e Alexander volevano scoprire se Nina sapeva cosa aveva intenzione di fare Claus quella fatale estate. “E’ stato chiaro che sapeva e sosteneva il piano”, dice Alexander. “Nina non era coinvolta nei dettagli, ma credo che bisogna considerarla un membro importante della cospirazione. Aveva tutto da perdere, come gli altri. In seguito, quando abbiamo parlato con i membri della sua famiglia, abbiamo avuto l’impressione che mentre Nina e Claus non parlavamo mai del complotto, in un certo senso ne parlavano sempre. La loro storia d’amore è fondamentale ed è al centro degli interessi di Stauffenberg: i suoi figli e il futuro della Germania”.

Nina è interpretata da Carice van Houten, la bravissima attrice olandese che ha attirato  l’attenzione di tutti con il suo ruolo nel thriller di Paul Verhoeven “Black Book”. “Abbiamo adorato Carice appena l’abbiamo vista in “Black Book” e abbiamo detto ‘E’ lei Nina’”, dice McQuarrie. “Non parla molto, ma riempie lo schermo con la sua sola presenza. E’ un’attrice incredibilmente generosa”.

Van Houten è stata attirata dalla possibilità di esprimere la prospettiva di una donna sui fatti del 20 luglio. “Mi è piaciuto che all’interno di una emozionante storia di complotti emergesse anche la vita famigliare di Claus e Nina”, afferma l’attrice. “Nina non pronuncia molte parole in questa storia, ma esprime tanti sentimenti”. Secondo van Houten, Nina rivela anche un aspetto diverso del coraggio e dell’impegno. “Credo che abbia dovuto trovare dentro di sé la forza per esprimere un amore incondizionato e lasciare al marito la libertà di fare quella cosa incredibile senza paura”, dice. “Nina aveva capito che quello che stavano facendo non era solo cercare di salvare le loro famiglie, ma anche la Germania e il mondo”.

Generale di divisione Henning von Tresckow / Kenneth Branagh

Oggi Henning von Tresckow è considerato uno dei più acerrimi nemici di Hitler all’interno delle forze armate. Membro di una nobile famiglia prussiana con una lunga storia militare alle spalle, era conosciuto come un abile stratega. Ma all’inizio del 1938, Tresckow iniziò a contattare gli oppositori di Hitler, militari e civili, per studiare la possibilità di rovesciare il governo. Forse è più conosciuto per il suo tentativo, che appare in OPERAZIONE VALCHIRIA, di introdurre dell’esplosivo adesivo inglese, detto ‘clams’, mascherato da bottiglie di Cointreau nell’aereo di Hitler.

Il ruolo di Tresckow nella sceneggiatura è fondamentale. “Prima che Stauffenberg fosse coinvolto, Tresckow era l’elemento propulsivo della resistenza militare a Hitler ed era importante sottolinearlo”, dice Alexander. “I suoi ideali hanno aiutato a dar forma al cuore del film, non importava se i cospiratori fallivano, era importante che ci provassero”.

Tresckow è interpretato da Kenneth Branagh, quattro volte candidato agli Oscar. “Branagh ha una presenza incredibile, che da il senso di ciò che significa complottare per rovesciare Hitler”, dice Chris Lee. E’ stato lo script ad attirare Branagh, lui stesso ottimo sceneggiatore. “Mi sudavano le mani al pensiero di quello che sarebbe potuto succedere dopo”, ricorda della prima lettura del testo. “E i personaggi, compreso Tresckow, erano così interessanti e ipnotici. Si parlava di una parte segreta della Seconda guerra mondiale, dell’esistenza di persone che erano contrarie a Hitler filosoficamente, intellettualmente e militarmente e anche se sono state  massacrate, le loro voci sono ancora qui”.

Branagh è stato colpito dal tono di OPERAZIONE VALCHIRIA. “Chris McQuarrie e Nathan Alexander hanno uno stile di dialogo molto naturalistico e Bryan Singer è perfettamente in linea con questo naturalismo”, dice. “Voleva che dalle nostre performance emergessero degli esseri umani, non archetipi o personaggi di maniera, ma eroi di carne e sangue, rappresentati il più realisticamente possibile”.

Branagh ha apprezzato anche il fatto di essere parte di un cast internazionale di grande livello. “La forza e la capacità di questo cast sono stati tali che considero un privilegio esserne stato parte”, conclude. “Ma non è una sorpresa, la storia è così forte e Bryan Singer un regista così preparato che non poteva essere altrimenti”.

Generale Friedrich Olbricht / Bill Nighy

Come Henning von Tresckow, anche Friedrich Olbricht era un eroe di guerra, decorato con la croce di ferro, e leader dell’Alto Comando dell’esercito. Nel 1940 si unì alla Resistenza e iniziò a lavorare segretamente per rovesciare Hitler. Fu affidata a lui la responsabilità di mettere in atto l’Operazione Valchiria il 20 luglio. Alla vigilia della sua morte, Olbricht avrebbe scritto al genero: “Morirò per una buona causa, di questo sono fermamente convinto.  Dobbiamo avere il coraggio di fare il massimo per la Germania”.

Nel film, il momento di esitazione di Olbricht diventa uno dei tanti momenti in cui il destino mette a rischio l’Operazione Valchiria. Eppure Olbricht rimane un personaggio gradevole.

“Non volevamo che Olbricht diventasse il capro espiatorio”, dice McQuarrie. “Era un essere umano con dei motivi che lo hanno spinto a comportarsi così. Non era un ruolo facile, ma la scelta di Bill Nighy si è rivelata preziosa, perché è una persona molto simpatica ed è stato bravissimo nel far emergere l’ansia e lo stress di Olbricht”.

Bill Nighy, che ha vinto un Golden Globe e ha alternato performance comiche e sentimentali in film come “Love Actually”, “Girl in the Café”, “The Constant Gardener” e “Notes on a Scandal”, ha trovato la storia di OPERAZIONE VALCHIRIA “sorprendente in sé, ma anche come drammatizzazione. Funziona a diversi livelli, non solo perché è un thriller avvincente, ma anche perché narra una storia vera”.

Nighy ha scoperto con sorpresa quanto fosse radicata la resistenza a Hitler tra ufficiali del livello di Olbricht. “Le persone come Olbricht sentivano una profonda vergogna per essere associate  con quel pagliaccio e si dolevano per la perdita dei loro uomini nelle sue campagne militari”, osserva. “Ma una cosa è osservare e recriminare, un’altra è decidere di fare qualcosa, vista l’efficienza dei Nazisti nel liberarsi dei nemici”.

Per quanto riguarda Olbricht, Nighy voleva mostrare le sue qualità e il suo carattere dubbioso. “La sfida per me era farlo apparire un uomo coraggioso e intelligente che, a un dato momento, è messo in difficoltà al punto che non riesce ad agire. Era importante per me mostrare rispetto per lui”, dice l’attore.

Per i realizzatori, Nighy è stato un elemento importante. “Eravamo abituati a vederlo in ruoli leggeri, qui invece interpreta un uomo con una vera vulnerabilità. Devo ammettere che quando l’ho visto la prima volta con l’uniforme di Olbricht ho sentito un brivido. Era diventato lui”, dice Gilbert Adler.

Generale Ludwig Beck / Terence Stamp

Capo di stato maggiore dell’esercito tedesco dal 1933 al 1938, il generale Ludwig Beck divenne ben presto una voce critica delle strategie militari di Hitler. Seguendo la sua coscienza, scrisse un memorandum in cui accusava la politica hitleriana di aggressione e rassegnava le dimissioni. Il suo tentativo di far dimettere altri generali e fare un colpo di stato non ebbe successo, quindi si impegnò nella creazione di una rete di oppositori militari e civili. Si pensa che se la cospirazione avesse avuto successo, Beck sarebbe diventato capo dello stato.

“Beck capì subito chi era Hitler”, dice McQuarrie. “Non era d’accordo con la sua politica e scelse di non stare nell’esercito. Divenne una sorta di consulente e consigliere per tutti coloro che avevano una crisi di coscienza, che si interrogavano sul giuramento fatto. E la maggior parte degli uomini che si recarono da lui per un consiglio finirono col diventare membri del complotto per eliminare Hitler.

Per il ruolo di Beck, i realizzatori hanno scelto il candidato all’Oscar Terence Stamp, che ha alle spalle decenni di carriera e tanti personaggi, l’ultimo, comico, in “Agente Smart – Casino totale” (“Get Smart”). Stamp dice che Beck lo ha interessato perché “è stata una delle prime persone a rendersi conto che Hitler era un pazzo e a pensare che bisognava fare qualcosa”.

Stamp ha apprezzato molto anche lo straordinario cast del film. “Ognuno di questi attori ha dato il massimo”, dice, “avevano tutti interpretato ogni tipo di ruolo, erano perfettamente a loro agio”.

Generale Friedrich Fromm / Tom Wilkinson

Nel 1944 Friedrich Fromm era il comandante in capo della Riserva. Quasi sicuramente Fromm sapeva che gli uomini ai suoi ordini stavano pianificando l’assassinio di Hitler, ma rimase in silenzio e non tentò di fermare nessuno. Eppure quando il complotto fallì fu lui a tradire Stauffenberg e gli altri.

Per interpretare Fromm, i realizzatori hanno scelto Tom Wilkinson, due volte candidato agli Oscar. “Tom Wilkinson ha un ruolo che poteva diventare quello del classico cattivo, ma lo ha interpretato facendo emergere in modo magnifico il suo essere un prodotto di un ambiente perfido e infido, in cui cerca a tutti i costi di sopravvivere”, dice Christopher McQuarrie.

Generale Erich Fellgiebel / Eddie Izzard

Militare di carriera, Erich Fellgiebel era capo del Genio Radiotelegrafisti e Segnalatori  quindi al corrente di tutti i segreti del governo nazista. Portato nella resistenza da Ludwig Beck, Fellgiebel divenne un elemento fondamentale della cospirazione del 20 luglio, e gli venne affidato il compito di tagliare le comunicazioni tra la Tana del Lupo di Hitler e il resto della Germania. Fu uno dei primi cospiratori a essere arrestato.

Fellgiebel è interpretato dall’attore inglese Eddie Izzard, che recentemente ha esordito alla televisione americana con “The Riches”. “Apparentemente Eddie è lontano da questo personaggio, ma è proprio questo che volevamo”, dice McQuarrie. “La sua performance è piuttosto insolita. Fellgiebel è alle prese con una decisione e tutti volevamo che non si capisse la sua scelta fino alla fine. Eddie è stato bravissimo”.

“E’ un ufficiale di carriera particolarmente esperto nelle nuove tecnologie”, dice Izzard del suo personaggio. “Quando lo incontriamo nel 1944 è incaricato delle comunicazioni di Hitler, quindi sa perfettamente cosa succede – il che significa  che Stauffenberg ha bisogno di lui. E per lui è l’occasione di liberarsi la coscienza”.

Una volta sul set, Izzard è stato gettato dritto nel fuoco – la sua prima scena era con Tom Cruise, che lo invita a partecipare al complotto. “Indossavo l’uniforme e gli occhiali e poi arriva Tom, con la sua intensità, e ho dovuto trovare il modo di inserirmi”, dice.”E’ stato un primo giorno molto duro, perché Tom ribatteva ogni mia obiezione. A ogni dubbio di Fellgiebel, Stauffenberg opponeva solidi argomenti”.

Tenente Werner von Haeften / Jamie Parker

Una delle persone più vicine a Claus von Stauffemberg nei giorni che precedono il 20 luglio è il suo aiutante di campo. Werner von Haeften aveva iniziato a lavorare per Stauffenberg nel 1943 e presto entrò anche lui nella resistenza. Haeften aveva studiato legge prima di entrare nell’esercito e, come Stauffemberg, era stato ferito gravemente in battaglia.  Per questo ruolo i realizzatori hanno voluto il giovane attore inglese Jamie Parker.

“Jamie è un giovane attore fantastico, che interpreta molto bene una sorta di uomo della strada”, dice Chris Lee, “che impara a conoscere la resistenza insieme al pubblico”.

Parker ha apprezzato la possibilità di mostrare il percorso del suo personaggio. “All’inizio ascolta e osserva quello che succede intorno a lui, ma poi si coinvolge sempre di più”, dice.

Per Parker è stata un’esperienza incredibile lavorare con Tom Cruise. “Quando sono andato sul set la prima volta ero fuso e pensavo  ‘è proprio Tom Cruise, l’attore che ho visto in tanti film'”, dice. “Ma si è dimostrato un tipo straordinario, ha un’energia inesauribile. E’ molto concentrato e ha una forte etica del lavoro, tu non puoi far altro che esserne influenzato. E’ stata una esperienza emozionante”.

BERLINO 1944: IL DESIGN DI OPERAZIONE VALCHIRIA

Fin dall’inizio, Bryan Singer voleva che il look di OPERAZIONE VALCHIRIA riecheggiasse quello dei film classici degli anni ’40, ma con il ritmo di un moderno action-thriller e per questo si è rivolto al direttore della fotografia Newton Thomas Sigel, da tempo suo collaboratore creativo.

Recentemente, Sigel ha lavorato con Singer per “X-Men” e “Superman Returns” e ha apprezzato molto l’occasione di affrontare una sfida completamente diversa. “Invece di preoccuparci di green screen e cavi, dovevamo cogliere la storia”, dice Sigel. “Ero molto emozionato, perché amo la storia, la politica e i meccanismi sociali ed è stato grande realizzare un film con Bryan su questi temi”.

Ma Sigel aveva anche un legame personale molto forte con l film. “Mia madre è nata a Berlino e l’ha lasciata nel 1938, appena prima che si scatenasse la Notte dei cristalli, quindi a livello emotivo la storia mi tocca da vicino”, afferma. “Lavorare in questo film mi ha dato l’opportunità di parlare per la prima volta con lei di questi argomenti”.

Sigel e Singer hanno discusso per trovare un look del film distintivo, ma minimalista, che permettesse l’emergere delle ansie e delle emozioni che provano i coraggiosi cospiratori. “Abbiamo mescolato il look classico che vediamo in alcuni film di quegli anni, inquadrature formali e strane angolature, con gli elementi di un thriller di oggi”, dice. “In genere sono molto impressionista nello stile, ma in questo film mi sono trattenuto. Sentivamo che lo stile visivo doveva rispettare la realtà di quegli eventi e dei sacrifici fatti. Le luci, le angolature, il rapporto tra macchina da presa e soggetto, dovevano essere semplicemente e totalmente veri”.

Hanno anche deciso che il lavoro della macchina da presa doveva modificarsi sottilmente nella seconda parte del film, quando il piano per assassinare Hitler è in piena fase di attuazione. “L’inizio del film, prima della bomba, è girato nel modo classico, con gru e carrelli e composizioni formali, fluide”, dice Sigel. “Ma dopo è quasi tutto girato con la camera a spalla, abbiamo usato un tipo particolare di macchina e il risultato è che si crea una sottile energia nervosa, una sensazione di incertezza, che accentua la suspense e l’ansia”.

Per documentarsi sul mondo del Terzo Reich, Sigel ha guardato una quantità di materiale di repertorio, vecchie riprese, girato a colori sulla Seconda guerra mondiale, addirittura i filmini di Eva Braun. “Guardare quel materiale mi ha dato il senso di come la gente si muoveva e si vestiva allora, ma soprattutto mi ha comunicato l’atmosfera, la cosa che volevo davvero”, commenta.

Per i colori, Sigel si è concentrato su varie sfumature di rosso. “Il rosso era il colore del partito nazista e credo che rappresenti bene quel regime sanguinario”, dice. “Come il lavoro della macchina da presa, anche i colori si modificano nella seconda parte, diventano più intensi, mentre iniziano a svanire il calore e l’ottimismo dei cospiratori”.

Anche le luci sono un altro elemento chiave della fotografia e Singer e Sigel hanno voluto ricreare la Berlino notturna, dove la gente doveva tenere le luci spente e le tende abbassate per il rischio di bombardamenti. “E’ stata una delle sfide più impegnative, perché la città doveva apparire molto cupa di notte”, dice Sigel. “E infatti era talmente buia che si dice abbiano usato i fari delle macchine per le esecuzioni capitali al Bendlerblock”.

Sigel è stato poi ispirato dalla stessa città di Berlino, circondata dai fantasmi della storia. “Essere a Berlino, dove quegli eventi sono accaduti realmente è stato incredibile. Anche se molti luoghi non esistono più, la presenza della guerra si sente ovunque”, dice.

Girare in Germania, e soprattutto al Bendlerblock – il quartier generale dove è nata e si è conclusa l’Operazione Valchiria – è stata una esperienza emotiva molto forte per il cast e la troupe. “E’ stato commovente girare nel Bendlerblock”, dice McQuarrie: “Per prima cosa abbiamo osservato un minuto di silenzio in ricordo degli uomini che vi erano morti, prima di leggere una lettera scritta da uno dei cospiratori. In quella lettera egli esprimeva la speranza che tutti loro sarebbero stati considerati patrioti e non traditori”.

La scenografia del film è stata curata da Lilly Kilvert, due volte candidata agli Oscar, e Patrick Lumb, che avevano un mandato: conservare il look del periodo, ma tenere alta la tensione. Dovevano poi ricreare il regime nazista in una Berlino che è stata interamente ricostruita dopo la guerra e in cui i Tedeschi sono stati attenti che non sopravvivesse nulla di quel periodo.

La produzione ha scovato però alcuni edifici civili e militari citati nella storia, come il quartier generale della Luftwaffe, che ora è diventato il Ministero delle Finanze, il Tempelhof Airport, dove c’è una grande struttura che veniva usata dai Nazisti, e  la Messe Berlin, costruita dal regime nazista per la World’s Fair del 1933. Altre riprese hanno avuto come location la casa in cui Stauffenberg viveva con il fratello, e che è ancora in piedi.

Per le location che sono state ricostruite a partire dai disegni, la squadra si è ispirata ai lavori dell’architetto di Hitler, Albert Speer, l’unico in seguito a esprimere rimorso. Speer venne incaricato da Hitler di progettare edifici grandiosi e imponenti, che riflettessero l’ideologia nazista.

Tra gli edifici più difficili da ricreare citiamo il Berghof, il quartier generale di Hitler sulle Alpi Bavaresi. Gli scenografi hanno usato come riferimento i filmini girati da Eva Braun e hanno ricostruito gli interni del rifugio, che era stato distrutto dagli Alleati. Per la Tana del Lupo, dove avviene il complotto del 20 luglio, sono state necessarie 12 settimane di lavoro, perché tutto doveva essere il più possibile fedele all’originale e il risultato è stato entusiasmante.

Gli interni del Ministero della Guerra, compresi gli uffici di Stauffenberg, Olbricht e Fromm sono stati ricostruiti in teatro, nei Babelsberg Studios di Berlino. Arredare gli interni ha presentato qualche difficoltà, perché oggi in Germania è illegale avere qualcosa con una svastica, ma l’arredatore Bernhard Heinrich ha raccolto materiale da vari collezionisti e musei di tutto il mondo, e ha ottenuto perfino degli oggetti che si trovavano sulla scrivania di Hitler.

I COSTUMI DI JOANNA JOHNSTON

Un altro elemento chiave del design di OPERAZIONE VALCHIRIA sono stati i costumi, che Bryan Singer ha voluto fossero curati da Joanna Johnston, conosciuta per aver lavorato con Steven Spielberg in “Salvate il soldato Ryan”. “Mi ha attirato moltissimo la possibilità di conoscere più a fondo quel periodo storico”, dice la costumista, che ha lavorato a stretto contatto con il consulente di uniformi militari David Crossman e ha condotto una serie di ricerche visitando il Muso della Resistenza di Berlino e consultando lo scarso materiale fotografico esistente sui personaggi di cui il film racconta la storia. Nelle fotografie le è stato possibile scorgere qualche lato della loro personalità. “Ho studiato attentamente la struttura e le sfumature di ogni personaggio”, dice. “Sono rimasta sorpresa, perché mi aspettavo una certa uniformità e invece gli ufficiali tedeschi godevano di una certa libertà nell’abbigliamento, avevano il loro sarto personale e ognuno aveva un tocco personale di originalità”.

Il suo approccio è stato apprezzato. “Bryan e Tom mi hanno lasciata libera di dare di quel periodo e di quel luogo una caratterizzazione che il pubblico non aveva mai visto”, dice.

Molti dei deliziosi dettagli degli abiti dei protagonisti sono stati realizzati a mano con l’aiuto di Michael Sloan, che Johnston definisce ‘un grande sarto’. Il resto del cast ha indossato uniformi vintage e Johnston afferma: “E’ stato molto utile avere tanti capi originali, perché hanno un taglio e una forma che non è facile copiare e poi emanano una certa solennità, quando pensi a chi può averli indossati”.

Il compito più importante di Johnston è stato creare il guardaroba di Stauffenberg, che va dalle divise dell’Africa Corps al classico grigio, fino all’alta uniforme indossata per incontrare Hitler. “Avevamo solo qualche fotografia su cui basare il nostro lavoro”, spiega, “ma avevamo in mente una parola per definire il suo stile: irriverente. Spesso non indossava le onorificenze di cui era stato insignito”.

La mancanza della mano, ha aggiunto un altro livello di difficoltà. “All’inizio abbiamo discusso come far apparire la mano, poi abbiamo deciso di usare gli effetti digitali. Ma abbiamo dovuto fare molta attenzione alle maniche, perché devono dare sempre un senso di vuoto. Tom ci ha aiutato moltissimo, perché riusciva a tenere il braccio immobile, come morto”.

Con Nina, Johnston si è presa qualche licenza creativa. “Era una donna molto bella, con un suo stile”, dice, “ma volevo che avesse un tocco romantico. Ho usato una gamma di colori che risaltassero sul cupo grigio delle uniformi tedesche e che enfatizzassero  suoi movimenti quando corre o balla”.

Il personaggio più complesso di tutti per Johnston è stato Hitler, interpretato da David Bamber. Spesso Hitler viene rappresentato al cinema come una sorta di caricatura, invece Johnston ha voluto evitare tutti i cliché e riflettere semplicemente la realtà del dittatore nel 1944. “Hitler è in declino in quel periodo”, afferma, “quindi inizia a rattrappirsi. E’ dimagrito e non ha più la presenza forte di quando ha conquistato il potere. Bryan è stato d’accordo nel sottolineare questo aspetto e abbiamo fatto molte prove con David Bamber per assicurarci che tutto fosse realistico”.

Quando Bamber è apparso sul set con indosso l’uniforme definitiva, l’effetto è stato agghiacciante. “Mi ha turbato un po’”, ammette la costumista. “Quando stai disegnando, guardi le vecchie foto per concentrarti sui dettagli, poi quando vedi questa realtà di fronte a te provi tante emozioni”.

Gli abiti hanno trasformato gli attori e gli attori hanno trasformato gli abiti. “Le uniformi tedesche hanno un look molto forte, con pantaloni alla zuava e stivali, che danno il senso del potere e della tragedia, ma ogni attore le ha indossate a modo suo ed è stato un esercizio affascinante osservarli”, dice Johnston.

BREVE STORIA DELLA RESISTENZA TEDESCA

Uno dei miti della Seconda guerra mondiale era che tutti i Tedeschi erano nazisti fedeli a Hitler. Non era così, infatti esistevano molti gruppi che segretamente e apertamente si opponevano al regime di Adolf Hitler dopo la sua ascesa al potere nel 1933. Tra questi, gruppi di studenti (ricordiamo i membri della famosa Rosa Bianca, che sacrificarono la loro vita per distribuire volantini in cui condannavano il governo nazista e chiedevano che fosse rovesciato), gruppi religiosi e tanti gruppi politici, come i socialisti e i comunisti, che resistettero all’ascesa del Nazismo, subendo carcere e condanne a morte. Sophie Scholl e suo fratello Hans, membri della Rosa Bianca, furono decapitati.

Quando l’ambizione di Hitler di espandere la Germania e la grottesca macchinazione dell’Olocausto vennero messe in atto, alcuni coraggiosi compirono atti di resistenza, nascondendo e aiutando gli Ebrei nella fuga, fornendo informazioni agli Alleati oppure rifiutandosi di cooperare con i Nazisti. Uomini come Oskar Schindler e Pastor Niemoller sono diventati leggendari.

Ma più potenti, anche se meno conosciuti, sono i membri della Resistenza tedesca che lottarono contro Hitler dall’interno del sistema – alti gradi dell’esercito o funzionari importanti spaventati da quello che stava succedendo nel loro paese  che organizzarono delle congiure per fare l’unica cosa che poteva cambiare la situazione: rovesciare il governo. Le motivazioni dei cospiratori erano diverse. Alcuni speravano solo di insediare un dittatore meno pericoloso, altri volevano cambiare l’intero sistema politico tedesco, altri ancora erano spinti da motivi umanitari. Ognuno di loro era convinto che Hitler fosse una calamità per il paese e che bisognava fermarlo a tutti i costi.

Ci sono prove che già nel 1936 alcuni ufficiali tedeschi, guidati dal tenente colonnello Hans Oster, avevano pianificato di uccidere Hitler. Nel 1938 un gruppo di cospiratori, tra i quali il generale Ludwig Beck (che qualche anno dopo avrebbe giocato un ruolo di primo piano nel complotto del 20 luglio) aveva deciso di arrestare Hitler alla vigilia della guerra, ma il piano fallì. Un attentato importante alla vita di Hitler fu quello del 1939, quando il carpentiere Georg Elser rubò dell’esplosivo dal suo posto di lavoro e costruì una bomba molto potente, che nascose in un pilastro vicino al podio da cui avrebbe parlato Hitler. Il piano stava per riuscire, ma Hitler terminò in anticipo il suo discorso e quando la bomba esplose uccise sei spettatori. Elser venne arrestato nel novembre del 1939 e giustiziato a Dachau due settimane prima che il campo venisse liberato.

Un altro tentativo di assassinare Hitler è quello che appare nel film, con il complotto di Henning von Tresckow. Tresckow aveva convinto un membro dello staff del dittatore, il tenente colonnello Heinz Brandt, a portare sull’aereo di Hitler un pacco, che conteneva due mine mascherate da bottiglie di Cointreau. Ma ancora una volta la fortuna fu dalla parte di Hitler, perché, forse per la bassa temperatura del cargo, il detonatore non funzionò. Tresckow non venne scoperto e continuò a cercare un modo per assassinare Hitler.

Poi c’è il tentativo del 20 luglio, il complotto più ambizioso di tutti, perché prevedeva non solo di assassinare Hitler, ma di rovesciare l’intero governo nazista e sostituirlo con un altro. Il fallimento del piano portò alla distruzione di tutta la rete di cospiratori. Circa 200 persone vennero impiccate, 700 arrestate perché direttamente coinvolte e 5000 arrestate nell’agosto del 1944 perché ‘potenziali nemici’ del Reich. (Le esecuzioni di coloro che presero parte al complotto continuarono fino agli ultimi giorni della guerra). Comunque il complotto rivelò un aspetto sconosciuto della Germania, sia in patria che all’estero. Tacciati come traditori per molti anni, coloro che pianificarono l’attentato del 20 luglio sono ora considerati per il loro coraggio e il loro sacrificio. Nel 2004, il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha deposto una corona di fiori per ricordare Claus von Stauffenberg e gli altri cospiratori, e ha detto che il loro sacrificio deve ricordare a tutti “che una nazione deve sempre difendere i valori di libertà e tolleranza che oggi consideriamo evidenti”.

CRONOLOGIA

30 gennaio 1933    Hitler viene nominato cancelliere

30 giugno 1934     Notte dei lunghi coltelli: Hitler fa uccidere i capi delle SA perché minacciano il suo potere e nello stesso tempo vengono eliminati altri oppositori politici.

18 agosto 1938      Il capo di stato maggiore Ludwig Beck si dimette per protesta contro l’aggressione militare di Hitler e mette in guardia contro il pericolo di catastrofe.

Estate del 1938      Il tenente colonnello Hans Oster organizza una rete di civili e militari con  l’obiettivo di assassinare Hitler. Il loro piano fallisce.

9 novembre 1938 Notte dei cristalli. Si scatena la violenza contro gli Ebrei tedeschi.

1 settembre 1939 La Germania invade la Polonia e inizia la Seconda guerra mondiale.

8 novembre 1939  Georg Elser tenta di uccidere Hitler con una bomba, ma l’attentato fallisce.

Estate del 1941     Henning von Tresckow inizia a organizzare la resistenza all’interno dell’esercito.

13 marzo 1943      La bomba a tempo che Tresckow ha fatto mettere sull’aereo di Hitler non esplode.

7 aprile 1943          Claus von Stauffenberg viene gravemente ferito in Tunisia

24 gennaio 1943   Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill chiedono la “resa incondizionata”  della Germania.

Estate 1943            Tresckow, Friedrich Olbricht e Claus von Stauffenberg iniziano ad intervenire nell’Operazione Valchiria per preparare un colpo di stato.

Ottobre 1943          Stauffenberg viene nominato capo di stato maggiore agli ordini di Olbricht

11 luglio 1944        Il primo piano di Stauffenberg per assassinare Hitler viene sospeso.

15 luglio 1944        Il secondo tentativo di Stauffenberg viene sospeso.

20 luglio 1944        Stauffenberg mette una bomba nella Tana del Lupo. Quella notte stessa, Stauffenberg, Olbricht, Albrecht Mertz von Quirnheim e Werner von Haeften vengono giustiziati a Bendlerstrasse.

30 aprile 1945        Hitler si suicida.

8 maggio 1945      La Germania firma la resa incondizionata.

Trailer italiano:


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