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Cinema futuro (555): “The Horsemen” 01/02/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“The Horsemen”

Uscita in Italia: 6 febbraio 2009 (in anteprima mondiale)
Distribuzione: Moviemax

thehorsemenTitolo originale: “The Horsemen”
Genere: drammatico / horror / thriller
Regia: Jonas Åkerlund
Sceneggiatura: Dave Callaham
Musiche: Jan A.P. Kaczmarek
Uscita negli Stati Uniti: 13 marzo 2009
Sito web ufficiale (USA): nessuno al momento
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Dennis Quaid, Zhang, Ziyi, Lou Taylor Pucci, Clifton Collins Jr., Patrick Fugit, Eric Balfour, Peter Stormare, Chelcie Ross, Liam James

La trama in breve…
A casa, il rancoroso detective della polizia Aidan Breslin (Dennis Quaid) si estranea sempre di più dai suoi giovani figli, Alex (Lou Taylor Pucci) e Sean (Liam James) dopo la morte della moglie. Al lavoro, si trova coinvolto in un’indagine sui perversi omicidi seriali legati alla profezia biblica dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse: il Cavaliere bianco, un maestro dell’inganno e il leader inatteso che è pronto a tutto per raggiungere i suoi scopi; il Cavaliere rosso, un guerriero acuto, che cerca di mettere gli uomini uno contro l’altro e dotato di un’innocenza che nasconde una profonda rabbia interiore; il Cavaliere nero, un tiranno manipolativo e oscuro, senza equilibrio ma sempre un passo avanti rispetto agli altri; e il Cavaliere pallido, un esecutore che ha una forza disarmante, determinato a provocare la morte con precisione chirurgica. Mentre Breslin compie delle nuove scoperte sul caso, si accorge piano piano di un legame scioccante tra lui e i quattro sospettati.
Quattro Cavalieri. Quattro vittime senza legami tra loro. Quattro segreti dolorosi. Venite a scoprirli.

LA PRODUZIONE

Genesi

Nel suo esordio alla regia del 2002 Spun, il regista Jonas Åkerlund ha fatto conoscere al pubblico il duro, grottesco, intossicante e, talvolta, incredibilmente assurdo sottobosco delle metanfetamine, mostrando i drogati, i cuochi, i loro spacciatori e l’Uomo e i suoi ragazzi che portano avanti questo ciclo.
Ora, in Horsemen, Åkerlund ci fa arrivare in un mondo decisamente diverso. In questa occasione l’apparente normalità si scontra con situazioni incredibili, quando un poliziotto dei giorni nostri si ritrova a indagare su una serie di assassini brutali e bizzarri legati nella profezia biblica dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, mentre è talmente coinvolto dagli omicidi da perdere il controllo dei suoi due giovani figli, che stanno diventando anche loro delle vittime.
“Gli elementi decisamente variegati di questa storia erano perfetti per me”, sostiene Åkerlund. “E’ l’unione di un thriller criminale dotato di una grande suspense con un dramma familiare decisamente emotivo, il tutto ambientato in uno sfondo inquietante di forte spirito religioso decisamente fuori controllo. In effetti, quando ho incontrato per la prima volta i produttori e abbiamo parlato del film, ho citato Seven e Kramer contro Kramer, così come il documentario Paradise Lost: The Child Murders at Robin Hood Hills. Può sembrare un po’ strano, ma per me Horsemen è direttamente legato a queste opere dal punto di vista tematico”.
La Radar Pictures e la Mandate Pictures in breve tempo hanno unito le forze con la società di Michael Bay, la Platinum Dunes, e hanno lanciato il progetto.
“Alla Platinum Dunes, abbiamo tutti amato la sceneggiatura”, sostiene Andrew Form. “Io non riuscivo a smettere di leggerla, c’era una svolta magnifica e parlava di cose che non conoscevo molto, quindi mi ha completamente catturato. I personaggi, le immagini e le situazioni orribili che avvengono sono rimaste a lungo nella mia mente dopo che l’ho letta. E’ stata una scoperta unica e sono contento che siamo stati noi a compierla”.
“Sentivamo tutti che dovesse essere molto realistico”, sostiene Form, “e senza troppe trovate a effetto. E’ un film pieno di dialoghi e Jonas era terribilmente eccitato di lavorare con questo forte livello di contenuti drammatici. Lui ama stare lì con gli attori, quindi questo ha influenzato le sue scelte per quanto riguarda il lavoro con le cineprese, le location e le luci, tutto insomma. I dettagli sono veramente importanti e questo è anche il modo in cui abbiamo affrontato il lavoro”.
“Io punto molto sugli storyboard”, sostiene Åkerlund, spiegando che l’intera sceneggiatura è stata trasferita su storyboard prima dell’inizio delle riprese, “e sono molto interessato alle location. Amo decisamente il grandangolo e i primi piani stretti. Questo film è pieno di contrasti, dal desolato panorama di ambienti invernali alle claustrofobiche stanze adibite agli interrogatori della polizia. Amo fare dei primissimi piani, tanto da poter vedere bene la pelle dei personaggi”.
“Io ho una grande esperienza come montatore”, rivela Åkerlund, “quindi cerco sempre di raccontare le mie storie grazie al montaggio piuttosto che con le inquadrature. Realizzo una grande copertura con le cineprese, in modo da poter dare il tono e il ritmo giusto al montaggio. Nel corso degli anni, ho imparato che ci sono tante tecniche e approcci diversi che si possono utilizzare per raccontare una storia al cinema e questo è quello che funziona meglio per me. Credo che si possa dire che sia il mio ‘stile’ e questa sceneggiatura mi ha fornito delle grandi opportunità di sentirmi libero di esprimere il mio stile narrativo”.
“Jonas è un genio visionario”, afferma l’attore Dennis Quaid. “Sa bene come raccontare una storia attraverso le immagini. E’ consapevole di quando deve limitarsi o quando invece far desiderare al pubblico di vedere di più. Sa come si catturano i dettagli e ti fornisce un’esperienza visiva viscerale”.
“Ritengo che anche i produttori abbiano avuto un ruolo importante per realizzare questo film”, sostiene Quaid. “Abbiamo tutti collaborato nel tentativo di raccontare la stessa storia e penso che sia fondamentale che tutti siano sulla stessa lunghezza d’onda, soprattutto quando si fa una pellicola del genere”.
“Questo film è diventato reale una volta che Dennis ha firmato”, sostiene il produttore Fuller. “Il personaggio di Breslin è il cuore del film e noi avevamo bisogno di un attore che potesse esprimere un’ampia gamma di emozioni. E’ questa la cosa magnifica di Dennis, perché lui fa tutto bene: dramma, commedia, film d’azione o per famiglie. Lui è entrato veramente nei panni del personaggio e non è mai uscito fino a quando non abbiamo terminato”.
“Io avevo già interpretato dei poliziotti in passato”, sostiene Quaid, “e ne ho conosciuti tanti negli anni, con i loro problemi personali e professionali, come capita a tutti noi. Breslin è un tipo che ha perso la moglie che amava tanto, così ora è un padre single che tenta di crescere due figli giovani e portare avanti questo lavoro complicato allo stesso tempo. Sarebbe un compito durissimo per chiunque”.
“La battaglia vera è la divisione che si sta creando tra lui e i figli”, sostiene Quaid, “e questa serie di omicidi non fa che aumentare le difficoltà a casa. Questa frattura crescente sta ferendo duramente Breslin”.
Una volta che Quaid è entrato nel progetto, i realizzatori potevano iniziare a scegliere il cast che lo attorniasse. L’attrice cinese Zhang Ziyi è stata la seconda a partecipare a questa pellicola impegnativa, interpretando Kristin, la figlia adottiva di una famiglia americana, il cui patriarca ha il volto di Peter Stormare. La sfida per la Ziyi, tuttavia, era amplificata dal fatto che fosse il suo primo film scritto e parlato completamente in inglese.
“A essere onesti, è stata dura per me, perché l’inglese non è la mia madrelingua”, sostiene la Ziyi ridendo, “e c’erano molti dialoghi intensi. In effetti, non credo di aver mai pronunciato tanti dialoghi nei miei film cinesi. Horsemen mi ha veramente messo alla prova”.
“Mi ha fornito l’opportunità di svolgere un lavoro drammatico a cui non potevo resistere”, rivela la Ziyi, che ricorda di aver avuto degli incubi praticamente ogni notte durante le riprese. “E’ una pellicola molto intensa con delle tematiche oscure. Kristin è malvagia o è soltanto una vittima? E’ sana di mente o pazza? Provoca repulsione o meno? Come attrice, è stato veramente soddisfacente avere la libertà di creare un personaggio decisamente diverso da come sono io realmente”.

“So che la Ziyi ha sudato sette camicie non solo per imparare le battute”, rivela Åkerlund, “ma anche per pronunciarle nel modo in cui farebbe questo personaggio incredibilmente emotivo. Fortunatamente, grazie al suo duro lavoro, al talento di attrice e alle magnifiche parole scritte dallo sceneggiatore David Callaham, tutto è andato bene. Non ci siamo mai sentiti limitati perché l’inglese non era la sua madrelingua”.
Il cast corale è attorniato da quello che il produttore Andrew Form definisce “una compagnia di attori”.
“Noi siamo stati fortunati ad avere persone come Eric Balfour, con cui avevamo già lavorato io e Brad”, sostiene Form, “così come Peter Stormare e Patrick Fugit, che in precedenza avevano collaborato con Jonas. Questo ci ha permesso di creare un ambiente confortevole, familiare e creativo in ogni aspetto. Tutti i ruoli di supporto in questo film, da quello di Paul Dooley a Lou Taylor Pucci, sono ricoperti da caratteristi di talento e affermati di ogni età. Credo decisamente che sia stata la forza del materiale che li ha attirati per affrontare questi personaggi con un tale impegno e dedizione”.
Per Pucci, che sostiene che Horsemen sia il suo film più importante finora, non era soltanto il materiale ad attirarlo nel progetto. “Oltre a questo, c’erano Jonas e i produttori del film a interessarmi”, ricorda l’attore. “Sono tranquilli, piacevoli e di grande talento, così mi hanno fatto sentire il benvenuto e a mio agio”.
“Abbiamo sempre sperato che Lou fosse interessato al ruolo di Alex”, sostiene il produttore Brad Fuller, che lo definisce un attore dotato di “una credibilità da Sundance”. “Lou è un interprete veramente dotato e incarna perfettamente lo spirito di quello che Alex affronta nel corso della storia. E’ una performance assolutamente fantastica e impressionante”.

Esodo… a Winnipeg

Nel corso dei mesi, delle settimane e dei giorni che hanno portato all’inizio delle riprese, avvenute nel gennaio del 2007, i realizzatori, il cast e molti membri della troupe di Horsemen si sono recati a Winnipeg da ogni parte del mondo. Il gruppo svedese comprendeva il regista Åkerlund, il direttore della fotografia Eric Broms, l’ideatrice dei costumi B. e l’operatore Viktor Davidson. I produttori Andrew Form e Brad Fuller, i coproduttori Jeremiah Samuels, Kelli Konop e Nicole Brown e buona parte del cast principale sono arrivati da Los Angeles. Il primo assistente alla regia Phil Hardage si è spostato da Austin, in Texas. Dennis Quaid è partito dalla sua casa in Montana, mentre la protagonista Zhang Ziyi è arrivata dalla Cina. Molti membri fondamentali della troupe provenivano da Vancouver e Toronto. Ma queste persone, compresi i professionisti della troupe che vivono normalmente a Winnipeg, erano pronte per le temperature estreme che avrebbero affrontato durante le riprese?
“Posso dire che gli svedesi e i canadesi erano molto più preparati e abituati e non avevano problemi a lavorare col freddo”, rivela ridendo Åkerlund. “Credo che gli unici che si lamentassero sempre fossero i californiani e i texani, ma è comprensibile”.
“Sicuramente, non siamo mai stati limitati dal tempo”, rivela Åkerlund. “In effetti, alcuni dei giorni più freddi ci hanno fornito delle riprese meravigliose”.
Le riprese sono iniziate il 29 gennaio del 2007, mentre Winnipeg viveva i momenti più freddi della stagione. Il primo giorno la location era nei pressi di Otterburne, Manitoba, un’ora a sud di Winnipeg. Mentre la squadra preparava la scena ambientata in uno stagno congelato, la temperatura più alta (considerando anche il fattore vento) arrivava a un impressionante -35oC. La maggior parte della troupe non era riconoscibile, considerando che era coperta da capo a piedi di abbigliamento artico e dai persistenti parelii (conosciuti anche come “cani solari”) nel cielo, che alcuni considerano un indicatore atmosferico, si poteva capire che non avrebbe fatto più caldo di così.
“C’è solo un termine che si può utilizzare per il tempo a Winnipeg”, sostiene Zhang Ziyi. “Gelido! Nelle giornate in cui abbiamo dovuto girare all’esterno, era come lavorare in un gigantesca cella frigorifera. Abbiamo indossato diversi strati di vestiti con delle imbottiture calde all’interno. Il giorno in cui io e Dennis abbiamo girato nel parco, sono sicura che il mio volto fosse congelato. Riuscivo a stento a muovere i miei muscoli facciali e a pronunciare le battute. Quando ho pianto nella scena, le mie lacrime si sono immediatamente congelate. Ecco quanto faceva freddo!”.
Horsemen è stato girato all’interno e nei dintorni della zona di Winnipeg per otto settimane, un tempo sufficiente per vedere i primi accenni di primavera, utilizzando alcune delle storiche location della città, come il Bell Hotel, il teatro Metropolitan e la magnifica chiesa neogotica Holy Trinity.
“Ammetto che all’inizio ero un po’ scettico all’idea di girare a Winnipeg”, rivela Åkerlund. “Quando la squadra di produttori mi ha chiesto di andare lì per cercare le location ero molto contrariato e dubbioso. Mi hanno detto di mantenere una mente aperta e dare una possibilità alla città, cosa che ho fatto. Sono stato lì per tre giorni e poi sono tornato a Los Angeles, con un’idea molto ottimista sulle location e sulla disponibilità di talenti per la troupe e il cast. Alla fine, aveva tutto quello di cui avevamo bisogno per realizzare il film”.

Lamenti e Rivelazioni

“Il vero cattivo del film è la trascuratezza”, sostiene il produttore Brad Fuller. “E’ il catalizzatore per cui ogni rapporto, tra padri e figli, madri e figli, assassini e vittime, prende forma o viene modificato in qualche modo. Come tutti sappiamo, la trascuratezza può dar vita a profondi sentimenti di dolore, colpa e anche vendetta. Gli omicidi seriali dei Quattro Cavalieri sono una manifestazione diretta di queste sensazioni”.
“E’ quello che rende così spaventoso questo lavoro”, rivela il produttore Form. “Fa paura pensare che sia sufficiente un po’ di trascuratezza e mancanza di amore per spingere qualcuno a commettere degli atti inenarrabili. Basta leggere i titoli dei giornali sui crimini orrendi commessi da persone verso dei loro familiari o da ragazzi che a scuola uccidono gli insegnanti e i compagni di classe. Mentre ci addentriamo maggiormente in questo tipo di casi, scopriamo che c’è sempre qualche forma di negligenza, fisica, emotiva o sociale. C’è una magnifica battuta nella sceneggiatura che dice ‘non ci sono Quattro Cavalieri, ce ne sono milioni’. Ti chiedi cosa c’è pronto a esplodere. E’ un’idea che ancora questo film alla realtà, anche se i riferimenti biblici alludono alla fine del mondo come lo conosciamo. Sicuramente, suscita delle domande”.
Come diversi teologi, psicologi e artisti, tra cui Albrecht Dürer, hanno fatto prima di loro, i realizzatori hanno interpretato i riferimenti biblici ai Quattro Cavalieri in maniera personale, per poterli collegare direttamente ai personaggi di questo thriller criminale.
“Nero, rosso, verde pallido e bianco. I colori ci sono tutti”, sostiene Fuller. “Grazie alla stile visivo di Jonas e alle magnifiche scenografie di Sandy Cochrane, questi colori vengono utilizzati per approfondire le ragioni e la suspense che circonda tutti gli omicidi. Ancora una volta, abbiamo cercato di prendere i riferimenti biblici e utilizzarli non per colpire il pubblico con un messaggio, ma per evidenziare i dettagli intricati del film”.

Inoltre, c’è una suspense completamente diversa in Horsemen rispetto a quella di cui parla Fuller. Anche se gli omicidi seriali sono collegati all’antica profezia nel Capitolo sei nel Libro della Rivelazione, il modo in cui vengono uccise le vittime risale a un rituale praticato dalla tribù di nativi americana Mandan, ormai estinta. Si chiama sospensione e, negli ultimi anni, è diventata una sottocultura molto diffusa nel mondo.

“E’ stato veramente semplice svolgere delle ricerche sulla sospensione”, sostiene Åkerlund. “Sono andato su Internet e ho trovato centinaia, se non migliaia, di gruppi e persone differenti che praticano la sospensione. All’inizio, devo ammettere che ero un po’ intimidito dal fatto di sapere che, essendo una parte integrale del film, avremmo dovuto scoprirne qualcosa in più. Dopo aver incontrato e parlato con delle persone che eseguono questa pratica, ho assistito personalmente a una sospensione e questo mi ha aiutato a sentirmi più a mio agio. Queste persone passano molto tempo a preparare le attrezzature e se stessi per ogni sospensione. Sono molto impegnati in questa attività, quindi ora la capisco meglio. Per alcuni è una pura e piacevole iniezione di adrenalina, per altri è un modo di combattere le proprie paure, c’è chi la vede come una depurazione spirituale e chi un tipo di performance art”.
Non importa quale sia la ragione per farlo, è un’esperienza decisamente visiva”, sostiene Åkerlund. “La sospensione è un tipo di attività a ‘effetto’ se vista con occhi vergini e ritengo che funzioni molto bene nel contesto del film. Abbiamo tutti pensato che fosse un approccio molto originale da inserire in un’indagine su un serial killer. Credo proprio che colpirà il pubblico. Ovviamente, non stiamo invitando le persone a provarci, perché può risultare decisamente pericoloso”.
Il coproduttore Jeremiah Samuels ha svolto delle ricerche e ha trovato un uomo a Pasadena, in California, che ha accettato di farsi filmare dai realizzatori mentre era impegnato nella sospensione.
“Io mi aspettavo di sentire la voce di una persona folle al telefono”, rivela Samuels ridendo. “Invece, sembrava un dentista. Lui era fantastico, mi ha fornito tante informazioni, così gli abbiamo chiesto se potevamo riprenderlo e ha accettato”.
“Quindi, un giovedì pomeriggio lo abbiamo conosciuto assieme alla sua adorabile moglie”, sostiene Samuels. “Lui era un uomo dolce, tranquillo e umile che semplicemente amava questa attività. Ha iniziato a spiegarci quanto peso poteva reggere il soffitto, gli uncini che utilizzava e il processo di sterilizzazione e i disinfettanti necessari. Una volta che sono state completate delle preparazioni precise, ha svolto una dimostrazione che noi abbiamo filmato come riferimento”.
La ripresa della dimostrazione della sospensione drammatica è diventata il riferimento principale per la società di effetti speciali di Los Angeles KNB e per il loro supervisore sul set, l’artista addetto agli effetti makeup Jake Garber. Dopo aver studiato il filmato, la squadra di effettisti ha iniziato a ideare dei modi per simulare l’aspetto degli uncini che attraversano la carne umana, la quantità di sangue che sarebbe uscita e come sospendere gli attori, sia nella posa da ‘Superman’ che in quella classica della crocifissione.         “Come è comune nell’industria del cinema contemporanea, abbiamo utilizzato molte protesi di schiuma e latex”, spiega Garber, che in precedenza aveva lavorato con i produttori della Platinum Dunes ai loro film Non aprite quella porta, Amityville Horror e The Hitcher. “Manipolando la tensione del latex abbiamo ricreato la giusta elasticità per rispecchiare il modo in cui reagisce la carne umana a questi uncini per la sospensione. E’ un processo simile a quello utilizzato nel film Un uomo chiamato cavallo, in cui Richard Harris si sottoponeva a un rituale purificatorio, in cui aveva i pettorali perforati e poi veniva sospeso. Nonostante la qualità dei prodotti in latex e silicone sia molto migliorata da quel periodo, l’effetto viene creato comunque con lo stesso tipo di attrezzature e le protesi concrete. E’ un effetto fantastico che è rimasto sostanzialmente uguale anche ai giorni nostri, nonostante tutte le immagini generate al computer che sono disponibili per migliorare gli effetti speciali makeup”.

Garber ammette che è stata dura osservare la sospensione filmata. “Personalmente, non è stato semplice vederla”, rivela l’artista, “ma era fondamentale per farla bene e in modo che apparisse reale. I realizzatori non volevano assolutamente che il pubblico pensasse che la pelle non si potesse allungare a tal punto senza rompersi, ma noi abbiamo svolto le nostre ricerche e l’abbiamo visto con i nostri occhi, quindi le persone rimarranno sorprese di scoprire quanto è resistente la pelle umana”.
“Ritengo che il pubblico cerchi delle cose veramente paurose e scioccanti”, sostiene Garber con un sorriso, “e penso che molti di loro andranno in giro su internet dopo aver visto il film per sapere se lo abbiamo mostrato correttamente. Credo che saranno sorpresi di vedere i risultati del nostro lavoro”.
Åkerlund pensa che il pubblico potrebbe non capire le complessità della sottocultura della sospensione, ma è fiducioso sul fatto che ci credano nel contesto di Horsemen.
“Questi omicidi orrendi avvengono perché gli assassini soffrono un dolore incredibile”, rivela Åkerlund. “Loro si sentono rifiutati, incompresi e non amati. A un certo punto nella vita, ognuno si sente incompreso o non accettato dalla famiglia, gli amici o la società in generale. E’ per questo che, a mio avviso, chiunque veda questo film si identificherà in qualche personaggio, che siano i genitori, i figli, gli amici o il prete. Questa è stata la mia prima reazione istintiva dopo aver letto la sceneggiatura per la prima volta. Ero consapevole, sia nella mia mente che nel cuore, che il rapporto tra Breslin e i suoi due figli fosse al centro della storia. Tutti sono genitori o figli, ma nessuno ama provare dolore. Ci sono dei grossi ostacoli emotivi e spero che le persone che vedranno il film torneranno a casa con l’idea di passare un po’ più di tempo ad alleviare il dolore di qualcuno”.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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