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Cinema futuro (581): “In the Name of the King” 27/02/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“In the Name of the King”

Uscita in Italia: 27 febbraio 2009
Distribuzione: One Movie

in_the_name_of_the_kingTitolo originale: “In the Name of the King: A Dungeon Siege Tale”
Genere: avventura / azione / fantastico
Regia: Uwe Boll
Sceneggiatura: Doug Taylor (soggetto di Jason Rappaport, Dan Stroncak e Doug Taylor; basato sul videogame “Dungeon Siege” di Chris Taylor)
Musiche: Jessica de Rooij, Henning Lohner
Uscita negli Stati Uniti: 11 gennaio 2008
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Jason Statham, Leelee Sobieski, John Rhys-Davies, Ron Perlman, Claire Forlani, Kristanna Loken, Ray Liotta, Burt Reynolds, Matthew Lillard, Brian White, Mike Dopud, Will Sanderson, Tania Saulnier

La trama in breve…
La vita di un semplice contadino e gran lavoratore di nome Farmer sta per cambiare per sempre. Una banda di assassini, i Krug – brutali energumeni guidati da un demoniaco stregone – arriva a  Stonebridge, dando inizio a un vortice di violenza: saccheggiano il villaggio, uccidono alcuni abitanti, tra cui anche il figlio di Farmer, e rapiscono sua moglie Solana. Farmer, pur essendo sempre stato pacifico e amorevole, spinto dal dolore, decide di vendicarsi e, assieme al suo mentore Norick e suo cognato Bastian, si muove all’inseguimento dell’esercito Krug per liberare Solana.
Intanto Merick, il mago del Re Konrad, scopre la fonte della forze dell’esercito dei Krug: un vecchio rivale di nome Gallian, un formidabile, potente mago. Gallian vuole detronizzare Re Konrad e far insediare al suo posto una debole pedina nelle sue mani, il duca Fallow. Mentre l’esercito del re tiene occupata la banda dei Krug, assetata di sangue, Farmer e i suoi compagni riescono a passare attraverso il pericoloso passo montano di Ehb. L’incursione notturna nell’accampamento dei Krug si trasforma in tragedia quando Norick e Bastian vengono catturati e Farmer riesce a salvarsi per il rotto della cuffia. Farmer a questo punto, alla disperata ricerca della moglie e dei due amici, si unisce all’esercito reale in un’epica battaglia. Il suo straordinario eroismo cattura l’attenzione sia di Gallian che di Merick.
Nello scontro finale sarà compito di Farmer sconfiggere Gallian o permettere al terribile mago di prendere il controllo di quelle terre.

Note di produzione
Uwe Boll è noto per le sue trasposizioni in pellicola di famosi videogame e ha diretto, scritto o prodotto più di dodici film in vent’anni di carriera.
Anche quest’ultimo lavoro di Boll, il film fantasy medievale In the Name of the King, nasce da un videogame, Dungeon Siege, ideato da Chris Taylor. In the Name of the King è il primo film realizzato da Boll con un budget alto e un cast composto da star. Boll sapeva che la trasposizione cinematografica di Dungeon Siege sarebbe stata una grande opportunità: “Questo era un videogioco che si prestava a diventare un film fantasy e d’avventura per tutta la famiglia”, afferma il regista, creatore di BloodRayne e Far Cry, “era chiaro che avremmo avuto l’opportunità di raggiungere un pubblico molto più vasto con questo film”.
Il budget per In the Name of the King ammonta a circa 60 milioni di dollari, la cifra più alta data per una produzione tedesca e la cifra più alta che Boll abbia mai utilizzato: “Era tre volte il budget che avevo per BloodRyane e Alone in the Dark“, dice il regista. Boll si è dichiarato subito entusiasta “dare a me 60 milioni di dollari è come dare 150 milioni di dollari a Michael Bay. E’ stata l’esperienza più bella della mia vita avere finalmente abbastanza soldi per un grande film”.
Come nei lavori precedenti, Boll ha partecipato al finanziamento del film incrementando la somma stanziata dagli investitori tedeschi. Ha ricevuto anche 10 milioni in Canada, dove ha girato il film, e altri investimenti dalla CGI (Compagnia Generale di Investimento).
Con una produzione di queste dimensioni e un film mainstream, Boll si è ritrovato ‘corteggiato’  per la prima volta dalle migliori agenzie di Hollywood, compreso la CCA e l’ICM: “Hanno davvero apprezzato la sceneggiatura e mi hanno raccomandato i loro attori top” dice Boll, “Ho incontrato Kevin Costner. Ho incontrato Pierce Brosnan. Un sacco di gente era interessata a lavorare in questo film”.
Nel film Farmer è padre di un ragazzino che viene ucciso dai Krug all’inizio del film,  così ha selezionato delle star di Hollywood abbastanza giovani e Jason Statham si è aggiudicato la parte. Statham, ex tuffatore della squadra Olimpica britannica, grazie al carisma e alla fisicità che avevamo già conosciuto in Transporter, Crank e The Italian Job, ha potuto recitare in quasi tutte le scene che avrebbero dovuto essere girate da uno stuntman.
Sebbene Statham sia oggi uno degli attori più richiesti, Boll  lo definisce un “super-easy guy”, un attore che sul set non crea problemi e non avanza pretese impossibili: “È stato molto importante, perché abbiamo girato per circa tre mesi e mezzo in condizioni estremamente difficili. Non c’era una differenza tra superstar e non superstar. Ognuno ha avuto lo stesso copione, ognuno ha mangiato lo stesso cibo. Jason è una ragazzo normalissimo, e ciò ha facilitato le riprese, rendendo quel periodo un sogno…”.
Con l’approvazione di Statham, Boll ha messo insieme una ‘scuderia di star’. Ray Liotta, diventato amico di Statham durante le riprese di Revolver del regista Guy Ritchie, conferisce all’intrigante stregone Gallin la sua credibilità di gangster da strada: “Ray è davvero un attore metodico”, dice Boll, “Resta nel personaggio per tutto il tempo delle riprese. Tra le pause rimarrebbe seduto al buio. Non vuole avere contatti con altra gente. Matthew Lillard e Ron Perlman possono scherzare e un minuto dopo girare una scena. Con Ray questo non lo puoi fare. Anche il regista deve trattarlo come il diabolico personaggio che interpreta nel film”.
Assieme a Lillard (Scream), che recita la parte di Duke, e Perlman (Hellboy), che impersona Norick, lo scrupoloso mentore di Farmer, Boll ha messo assieme un cast di prima categoria. Claire Forlani (CSI:NY) – che il regista definisce “una delle più belle donne del mondo” – nel film è la moglie di Farmer, John Rhys-Davies (Il Signore degli Anelli) è Merick, il devoto mago del re, e Lelle Sobieski (Il prescelto) recita la bella figlia Mauriella. Fanno parte del cast anche Burt Reynolds (Hazzard) come il Re Konreid, Will Sanderson (Bloodryane) nella parte di Sebastian, cognato di Farmer, Brian J.White (Stepping – Dalla strada al palcoscenico) come il capitano delle guardie del re e Kristanne Loken (Terminator 3: Le macchine ribelli) nel ruolo di Elora, una sexy Amazzone della Foresta.
Boll aveva già lavorato con la Loken ed era sicura che sarebbe stata in grado di sopportare le fatiche fisiche del suo ruolo. “Ho scelto lei come leader delle Amazzoni perché sapevo che la parte sarebbe stata dura per un attrice” spiega Bol, “Doveva recitare la maggior parte delle scene in una imbracatura che la faceva sembrare appesa ad una liana. Avevo bisogno di una donna robusta, acrobatica ed atletica e sapevo, dopo il lavoro fatto con Kristanna durante le riprese di BloodRyane (che l’avevano costretta a recitare in condizioni estremamente difficili in Romania), che sarebbe stata perfetta e che avrebbe sopportato i vari disagi.
Le scenografie delle scene d’azione sono state curate da Tony Ching, vincitore di vari premi e  e veterano di dozzine di film d’azione cinesi, fra i quali La foresta dei pugnali volanti,  che aveva ideato questa immagine delle Amazzoni della Foresta, donne che volano nella foresta appese a delle liane che ricordano i movimenti degli agili acrobati del Cirque du Soleil.
“Ho coinvolto Tony perché non volevo le solite scene d’azione tipo quelle di Le Crociate o Troy. E’ sempre la solita roba…Io cercavo qualcosa di diverso, di nuovo per un grande film d’avventura.”
Ching ha portato con sé anche dieci stuntmen dalla Cina, le guardie personali del Re, dei ninja vestiti di nero che hanno recitato in alcune delle più sbalorditive e complicate sequenze d’azione del film.
Un altro punto a favore di Boll è stata l’abilità di Tony nel lavorare molto velocemente, essendo stato per parecchi anni coreografo di stuntmen in parsimoniose produzioni di Hong Kong. “Lavorare velocemente mi si addice”, dichiara Boll, “Credo che se il film fosse stato girato in studio, le riprese si sarebbero protratte per almeno altri 30 giorni. E tutta una questione di disciplina e pianificazione.”
“Non abbiamo dovuto ricreare i fondali al computer. Abbiamo lavorato in posti accessibili solo tramite elicottero. Eravamo circondati da enormi montagne e grandi cascate. I castelli in stile medievale sono ricostruiti al computer ma le montagne e i laghi attorno sono assolutamente reali.”
L’entità del budget del film ha permesso a Boll il lusso di ricostruire il villaggio di Stonebridge a Sooke, una riserva naturale nascosta nella punta più meridionale dell’Isola di Vancouver. “E’ uno dei posti più belli dove sia stato e completamente isolato. Non c’è possibilità di accesso al pubblico. Per lavorare lì devi accordarti prima con i nativi del posto. L’aria che c’è ti toglie il fiato – ogni mattina si potevano vedere delle orche assassine affiorare dall’acqua”.
Girare sulle irte Rocky Mountains pone il problema di alcune sfide non troppo usuali per una cast cinematografico. “Quando abbiamo girato la scena dove Farmer, Muriella e Elora camminano sulla cima della montagna l’unico modo per raggiungere la vetta velocemente era andarci in elicottero. Ci siamo arrivati così, ma dopo è venuta giù una nebbia molto fitta e l’elicottero non poteva volare con quelle condizioni atmosferiche. Così siamo rimasti seduti lì per circa tre ore, aspettando che la nebbia si dissolvesse. Alla fine siamo scesi a piedi.” Ma non tutti hanno avuto questa fortuna. La compagnia del film si era stanziata con l’accampamento sulla cime della montagna per i cavalli e i cowboy che se ne prendevano cura. ” Loro sono rimasti bloccati lì per molto più tempo. Con la nebbia era troppo rischioso portare giù i cavalli. E’ stata un’avventura.”
Lavorare a un film di questo tipo è stato molto stimolante per il regista. E’ diventato un luogo comune usare il computer per ricreare la folla con gli effetti speciali, ma Boll era stato categorico: voleva usare gente reale in tutte le scene ove fosse stato possibile. “Abbiamo viaggiato con circa 200 cavalli, 100 camion e 800 comparse. La scena della dura battaglia nella foresta e tutta fatta con attori e comparse. Abbiamo duplicato al computer la folla solo nella scena davanti al castello, durante la quale il Re parla alle sue truppe. Sapevamo che potevamo duplicare la gente al computer…ma sarebbe stato noioso. E poi farlo avrebbe reso migliore il film? Credo di no.”
Inoltre hanno influito anche alcuni aspetti logistici. “Tutti gli attori indossavano dei costumi molto elaborati, e si girava in estate. Era da impazzire. I Krug indossavano un abito che copriva completamente il corpo. La temperatura oscillava tra i 90 e i 100 gradi Fahrenheit (circa 32-38 gradi Celsius) e dovevano combattere, saltare e correre nella foresta con quei costumi. Noi facevamo tutto il possibile per fornirgli abbastanza acqua. A volte però si sdraiavano per terra e a qual punto pensavo ok, non si alzeranno più…ma in realtà ce l’hanno fatta.”
Ad un certo punto anche il veterano Burt Reynolds è stato sopraffatto da quelle condizioni. “Indossava un’armatura di metallo e pelle ed è caduto da una piattaforma. Fortunatamente gli stuntman lo hanno preso al volo. E’ stato terribile.”
Ma ne è valsa la pena? Secondo Boll assolutamente si. “Quando vedi In the Name of the King sullo schermo non ti sembra semplicemente un film fantasy. C’è anche del romantico e del drammatico in esso. E non è solo per i fan del videogame.”
Il film ha utilizzato “Dungeon Siege” come punto di partenza ma non può essere definito letteralmente un adattamento del gioco. ” Sapevamo sin dall’inizio che “Dungeon Siege” sarebbe stato  un sottotitolo per il film, perché in realtà puntavamo a qualcosa di più grande.  Il videogioco inizia con i Krug che saccheggiano una fattoria  e uccidono tutti coloro che ci abitano. Da questo punto in poi la sceneggiatura del film sviluppa un trama del tutto originale. Abbiamo creato dei personaggi nuovi, partendo completamente da zero. Farmer è nel gioco, ma gli altri caratteri sono quasi tutti nuovi.”
Inoltre anche l’eroe del film di Boll, Farmer, si distingue da quello del gioco. “Nel gioco vengono uccisi tutti, incluso la moglie di Farmer. Egli intraprende un viaggio per vendicarsi. Io non volevo che il film fosse semplicemente un continuo massacro. Volevo una storia vera. Così ho fatto sì che Farmer si trovasse in un’altra situazione, che fosse cioè spinto dalla voglia di ritrovare e riportare a casa la moglie, finendo poi per salvare l’intero regno.”
L’approccio che Boll ha avuto per l’adattamento della sceneggiatura di In the Name of the King si distingue anche dai suoi lavori precedenti. ” Abbiamo sviluppato la sceneggiatura in circa un anno e mezzo con vari scrittori. Era essenziale che il nostro eroe avesse una ragione reale per compiere le sue azioni. Ecco perché poi il film non è eccessivamente violento. Non è stato vietato infatti, ma solo sconsigliato ai minori di 13 anni non accompagnati da adulti (PG-13), quindi può essere visto da tutta la famiglia. “Non attrarrà solo ragazzi” assicura Boll, ” è un film fantasy e d’avventura con un lieto fine, che coinvolgerà un pubblico molto più vasto”.

Trailer originale:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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