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Cinema futuro (593): “Nemico pubblico n.1 – L’istinto di morte” 12/03/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Interviste, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Nemico pubblico n.1 – L’istinto di morte”

Uscita in Italia: 13 marzo 2009
Distribuzione: Eagle Pictures

nemicopubblicon1Titolo originale: “Mesrine: L’instinct de mort”
Genere: azione / biografico / drammatico / thriller
Regia: Jean-François Richet
Sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri (basato sul romanzo “L’instinct de mort” di Jacques Mesrine)
Musiche: Marcus Trumpp
Uscita in Francia: 22 ottobre 2008
Sito web ufficiale (Francia): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu, Gilles Lellouche, Elena Anaya, Roy Dupuis, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer, Florence Thomassin, Abdelhafid Metalsi, Deano Clavet

La trama in breve…
Ispirato al romanzo autobiografico di Jacques Mesrine L’Instinct de mort, che scrisse dal carcere poco prima della sua clamorosa evasione, il film di Jean-François Richet segue, con ritmo adrenalinico, l’ascesa di Mesrine da soldato ribelle dell’esercito francese di stanza in Algeria, a spietato criminale nelle strade di Parigi.
Il primo di due film, intesi come un unico progetto sul personaggio Mesrine (Cassel), getta le fondamenta di quella che sarebbe diventata una lunga sequenza di atti criminosi, che parte con la scena dell’ ‘iniziazione’ di Mesrine all’efferata violenza, durante un interrogatorio a un prigioniero in Algeria. Assetato di potere e in cerca di denaro facile, Mesrine torna in Francia dove trova tutto a portata di mano. Ad ostacolare i suoi piani, ci sarà però Guido (Depardieu) – il boss a capo della criminalità locale. E dopo l’ incontro di Mesrine con la bella e altrettanto spietata Jeanne Schneider (de France), i due che fanno coppia fissa al pari di Bonnie e Clyde, si gettano in una sequela di rapine a mano armata che li porta da Parigi fino a Montreal..
Un cast interamente composto di attori franco-canadesi (Vincent Cassel, Gérard Depardieu, Roy Dupuis e Cécile de France) per una storia epica e carica d’azione sulla vita di uno dei  criminale più spietati di sempre.

IL PRODUTTORE  THOMAS LANGMANN

UNA STORIA VERA
Durante la sua vita Jacques Mesrine, l’ultimo dei grandi gangster Francesi, fu dichiarato nemico pubblico numero uno. Finiva costantemente in cima alla lista degli argomenti in tutti i sondaggi di opinione. La sua spettacolare morte – fu ucciso dalla polizia a colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata, in pieno centro di Parigi – lo ha reso ancora più leggendario.
A distanza di trent’anni dalla sua morte, avvenuta nel 1979, il mito di Jacques Mesrine è ancora vivo. Oggi, per la prima volta, un progetto ambizioso porterà la sua vicenda sul grande schermo.
A metà strada tra thriller e biopic, questo film preannuncia grandi dosi di azione e forti emozioni, senza per questo rinunciare alla fedeltà ai fatti realmente accaduti. Lungi dal voler fare di Mesrine un modello o un supereroe, il film descrive il personaggio in tutte le sue complessità, senza tralasciare gli aspetti più oscuri della sua vicenda. Emergerà così, la vera storia dell’uomo che si cela dietro all’icona.

UN PROGETTO IMPONENTE: ERA UN FILM, POI SONO DIVENTATI DUE
L’autobiografia di Jacques Mesrine, intitolata L’Instinct de Mort, è stato il primo libro che abbia mai scelto da solo. Avrò avuto 10 o 11 anni. Ne rimasi scioccato e da allora il libro mi ha sempre accompagnato. Già da giovane immaginavo di trarne un film. Poi, quando ho incontrato Jean François Richet e Abdel Raouf Dafri, la vastità del progetto ci ha costretti a dividerlo in due parti.
La vita di Jacques Mesrine è così ricca che è impossibile comprimerla in sole due ore. Uno dei punti di forza di questo progetto è che sarà diviso in due parti, due film separati e differenti, corrispondenti a ciascun atto della sua vita. Il primo film parla di un uomo che tenta di inventare sé stesso, la sua prima esperienza della violenza e della malavita, le sue relazioni con le donne; soprattutto la sua relazione appassionata col suo alter ego, Jeanne Schneider, che lo accompagna nel suo stravagante ed incredibile volo verso il Canada. Il secondo film mostra l’uomo, ormai diventato famoso, nel periodo in cui è intento a coltivare la sua stessa legenda, le sue battaglie contro il sistema penale, le sue infinite provocazioni nei confronti del potere e della polizia, il perseguimento dei suoi “ideali”, che saranno, in seguito, causa della sua morte.

RIPRESE EPICHE
I due film sono stati girati simultaneamente. Le riprese, della durata di 33 settimane, sono iniziate il 7 maggio del 2007 e sono terminate a gennaio del 2008. L’azione ha luogo in Francia, Canada, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e Algeria; paesi che Mesrine ha toccato durante il suo lungo viaggio.

VINCENT CASSEL E’ L’UOMO DAI MILLE VOLTI
L’autobiografia, che Jacques Mesrine scrisse in prigione poco prima della sua ultima spettacolare fuga, racconta l’incredibile storia di un ragazzo sognatore, nato in una famiglia abbiente, che poco a poco si costruisce l’immagine di gangster ribelle e arrogante. La parte più affascinante è l’elemento, per certi versi, fiabesco, caratteristico del personaggio. Nelle sue metamorfosi la realtà supera ogni volta la finzione, a tal punto che, ancora oggi, la questione rimane aperta: Chi era il vero Jacques Mesrine? Un ragazzo proveniente da una famiglia benestante? Un militare di leva durante la Guerra d’Algeria? Un donnaiolo? Un rapinatore di banche? Un padre amorevole? Un artista della fuga? Un uomo estremamente violento? Un manipolatore mediatico?
Mesrine indossava tutte queste maschere assieme: tanto è vero che, per la sua abilità di cambiare il suo aspetto allo scopo di sfuggire alla polizia, era conosciuto come “l’uomo dai mille volti”.
Per riuscire in questa impresa era necessario trovare un attore all’altezza del personaggio. La scelta di Vincent Cassel è stata senza alcun dubbio quella vincente. L’intensità che egli conferisce ai suoi personaggi, la sua abilità di gestire emozioni complesse, anche contraddittorie, e la sua agilità fisica, esprimono al meglio tutte le dimensioni di Jacques Mesrine. Per non parlare del grande impegno dimostrato in questo ruolo dall’attore: non ha avuto scrupoli ad ingrassare venti chili. Tutto ciò lascia intuire che questa sarà una delle migliori performance di tutta la sua carriera.

IL REGISTA JEAN FRANÇOIS RICHET

LE ORIGINI DEL PROGETTO
– Cosa pensano di Jacques Mesrine, Thomas Langmann e Vincent Cassel?
Molte persone hanno visioni distorte di Mesrine. Lo vedono come una sorta di Robin Hood, oppure lo considerano un assassino; entrambe queste due concezioni sono sbagliate. Condividevamo un punto di vista: mostrare tanto i suoi lati più oscuri quanto quelli maggiormente noti, per non nascondere nulla della sua vita.

– Cosa ha dato il via al progetto?
Un desiderio immediato. In genere, inizio con una sorta di rifiuto nei confronti del film, ma non in questo caso. L’idea di raccontare una parte della storia francese attraverso una «micro-storia», non un Bonaparte o un Luigi XIV, ma attraverso la vicenda di un uomo che avremmo potuto incontrare per strada…
Nel ’59 Mesrine tornò dalla Guerra d’Algeria e nel ’79 divenne amico del militante di sinistra Charlie Bauer. Cos’è accaduto in quei vent’anni?

– Un film su Mesrine è un progetto ambizioso, non è vero?
Un film in due parti è piuttosto raro e il cast è prestigioso. Vincent  Cassel, Mathieu Amalric,  Gérard Lanvin, Cécile  de France, Ludivine Sagnier, Gérard Depardieu, Gilles Lellouche, Samuel Le Bihan. A questo si aggiunge una tematica molto controversa: un individuo che viene giustiziato a Parigi. E’ un film per tutti.

-Il suo incontro con Abdel?
Volevo lavorare assieme ad Abdel in quanto trovo il suo lavoro esemplare a livello strutturale. Abbiamo lo stesso punto di vista. Eravamo d’accordo sin dall’inizio. Avevamo letto ogni libro e articolo di giornale, avevamo incontrato i testimoni. Poi, con tutte queste informazioni abbiamo buttato giù la sceneggiatura e abbiamo scelto quei momenti chiave utili per comprendere il personaggio.

IL PERSONAGGIO DI JACQUES MESRINE

– Chi è Mesrine per lei?
Un uomo d’onore: è la prima cosa che mi viene in mente. Quando dava la sua parola, non importava quali fossero le circostanze, cercava sempre di mantenerla.
Un uomo che viveva nei suoi sogni. Un personaggio complesso che fu soprannominato «l’uomo dai mille volti», ognuno dei quali rappresentava una sfaccettatura della sua personalità. E’ molto più divertente lavorare su un personaggio come questo, anche se è più difficile. Sei posseduto. Sto ancora scoprendo e apprendendo cose su di lui. Viveva i suoi sogni ma non viveva di sogni. Apparteneva alla classe media, si è auto-creato attraverso la negazione: con il suo ambiente sociale era arrivato ai ferri corti. Non è il determinismo sociale che lo ha spinto a vivere come un criminale. Non voleva lavorare in una fabbrica, piuttosto andava a cercare i soldi lì dove se ne trovano: nelle banche. Sognava una vita da gangster e così ha plasmato il suo destino. Immaginava di essere un gangster da quando aveva visto i film di Gary Cooper. Probabilmente era rimasto traumatizzato durante la Guerra d’Algeria.

– Un donnaiolo?
Un romantico, un vero romantico che scrisse delle lettere d’amore infuocate a Jeanne Schneider (Cécile de France).

– Esiste uno stile Mesrine?
Rapinare diverse banche di fila, attendere le sirene della polizia, salire in macchina e dirigersi verso un’altra banca nella via accanto.

– Un manipolatore?
No, un uomo di grande carisma. Perciò non aveva bisogno di essere un manipolatore. Tutti lo descrivono come una persona estremamente intelligente e simpatica.

– Amante della provocazione?
Della provocazione come forma di resistenza. Essere il nemico pubblico numero uno e rilasciare un’intervista a Paris Match quando ogni poliziotto della Francia ti sta cercando, sì, quella è una provocazione.

– Una vena ribelle?
Un vero ribelle. Era una persona che diceva «no», che diceva, «non mi piacciono le leggi, sono fatte per i ricchi» e «non mi piace il governo e «non mi piacciono le aree di massima sicurezza.»

– E’ praticamente un personaggio concepito per un film.
Sognava così la sua vita e i film ne erano una parte importante. Gli sarebbe piaciuto un film sulla sua vita. Spero che riusciremo ad essere all’altezza delle sue aspettative. Era abile nel farsi degli amici. Amava cucinare: rapì un milionario e  gli cucinò del coniglio alla cacciatora.  E’ finito come un cane. Con o senza preavviso, può uno Stato legale permettersi di fare una cosa del genere?

– Mesrine è diventato un mito?
E’ stato capace di fare di sé una leggenda. E’ un personaggio straordinario. Aveva talento e carisma, perchè sapeva usare i media; mise a segno dei colpi incredibili.

– La sua morte ha qualcosa a che fare con questo?
Certamente, è una leggenda anche per il modo in cui è morto. Dietro ad essa c’è tutta la dimensione e la complessità del personaggio. Quello che mi interessa è l’emozione che suscita la storia di questo uomo che è morto a pochi chilometri da dove era nato, ucciso nella sua macchina come un cane, a colpi di arma da fuoco.

LA REGIA

– Un soggetto controverso?
Nella sua essenza, sì. E’ stato un omicidio, oppure no? Ci sono stati degli avvertimenti oppure no? Come ha detto Mesrine nel suo testamento inciso su un nastro: “non è questo il punto”. Questa è la storia di un ragazzino di Clichy che è stato dichiarato “nemico pubblico numero uno”. E’ la storia di un uomo che si apre al mondo attorno a lui, che viene inseguito e catturato nella sua stessa trappola.

– La pellicola è qualcosa a metà tra un film di genere e un film d’autore?
Un film di genere è l’antitesi di un film d’autore? Non credo. Si tratta di un film di genere perchè  parla di gangster? Non lo abbiamo strutturato per rispettare i codici di un determinato genere, lo abbiamo impostato di modo che fosse il più possibile utile al personaggio. Sì, c’è azione, humour e romanticismo.

– Qual è il trait d’union tra i due film?
La fine del primo film coincide con la perdita dell’innocenza da parte di Mesrine. Non c’è niente di romantico nei gangster e in questo lui credeva fermamente. All’inizio del secondo film è diventato Mesrine, il nemico pubblico numero uno, un uomo che per sopravvivere alimenta la sua stessa leggenda, utilizzando sé stesso come oggetto mediatico e attraendo il pubblico verso la sua causa. In Francia amiamo i personaggi che dicono ‘no’. La Francia è stata fondata sulla protesta – la Rivoluzione, la Comune di Parigi, il Maggio ’68. Mesrine è una sorta di anarchico, un dissidente. Amiamo questo genere di personaggi. Jacques Mesrine è una persona che non ama essere etichettata.
La seconda parte è più frenetica, è girata come un film di guerra. La prima parte è più che altro un film sulla strategia, in cui la guerra viene pianificata. Non c’è un uomo pubblico e uno privato. E’ la stessa persona. Abbiamo cercato di mostrare tutto questo.

– L’equilibrio tra azione e emozione?
Non amo l’azione fine a sé stessa. Deve rivelare  qualcosa del personaggio e delle sue sfumature, deve cambiarlo, in qualche modo. Mesrine è un uomo d’azione pieno di emozioni.

– Come è riuscito a rendere coerente il tutto? C’è una caratteristica distintiva per ogni film?
C’è una caratteristica distintiva per il primo film e un’altra per il secondo. Nel periodo dal 1959 al 1973, durante il quale Mesrine è alla ricerca di sé stesso, riceve il sostegno di un «mentore». Nella seconda parte, invece, è circondato da colleghi e amici.
E’ più egocentrico e paranoico. E’ diventato uno showman. Mi piacciono entrambi i personaggi, per ragioni differenti i due film raccontano la storia dello stesso uomo, ma la fotografia e gli allestimenti scenici li rendono diversi. Entrambi possono essere visti dall’inizio alla fine senza doversi preoccupare dell’ordine cronologico.

– Il film descrive una sorta di viaggio inevitabile verso la morte?
Nel suo testamento ha detto: «sono in una prigione  dalla quale non si può fuggire.» Come regista mi sono chiesto quale fosse il centro di quella prigione. Era Porte de Clignancourt. Se Mesrine diventa una leggenda lo deve a Porte de Clignancourt e questo è un elemento ricorrente in tutti e due i film. Jacques Mesrine era molto lucido. Era consapevole della situazione. Come è possibile che non sapesse che la macchina dello Stato aveva intenzione di farlo a pezzi? Il fatto di aver giocato a dadi con la sua stessa vita, per così tanto tempo, ha fatto sì che quel suo «istinto per la morte» lo raggiungesse.

– Come si colloca questo film nel suo percorso di artista?
Penso che corrisponda a tutti i film che ho diretto precedentemente. Certo, è un lavoro più maturo. Ho una visione meno manichea rispetto a prima. E’ la prima volta che giro un film sulla vita di un uomo, sulla sua forza e sulle sue debolezze, sui suoi cari, le sue paure. Volevo anche mostrare che era un uomo che non se la prendeva con degli innocenti passanti, questo ha caratterizzato tutta la sua vita.

–  Vi siete presi molte libertà rispetto ai fatti?
I fatti sono talmente incredibili che praticamente non c’è stato bisogno di inventare nulla. E’ un personaggio cinematografico.

– E la preparazione?
Un anno e mezzo per scrivere la sceneggiatura, la ricerca delle location, e poi nove mesi di riprese. Centinaia di location. Volevo girare il più possibile nei luoghi reali, dove i fatti sono veramente avvenuti.

– Il vostro Direttore della Fotografia ha reso i film differenti?
I colori dominanti non sono gli stessi. Nero, blu e rosso nella prima parte. Nero, marrone e arancione nella seconda.

VINCENT CASSEL, LA SCELTA SICURA

– E’ stata una scelta facile quella di Vincent Cassel?
Doveva essere lui, altrimenti non avrei girato il film. Ha fatto suo il ruolo, prima di tutto fisicamente. Si è immedesimato totalmente. Era completamente posseduto, lui era Jacques Mesrine. Dall’inizio del primo film alla fine del secondo, non è la stessa persona. E’ un attore straordinario. Conosco Vincent da circa 15 ani e durante queste riprese ho dimenticato il Vincent che conosco.

– Ha cercato il più possibile di somigliare al personaggio dal punto di vista fisico? Sapere come parlava Mesrine lo ha ispirato? Oppure ha dato una sua interpretazione personale?
Abbiamo rifiutato il metodo “taglia e incolla”. Quello che volevamo ottenere era l’emozione. Vincent ha creato da sé il personaggio, ha lavorato come un attore, non come un imitatore.

– Avete preso assieme le decisioni in merito alla creazione del personaggio?
E’ stata una vera collaborazione, ho deciso di riprendere Vincent in modo diverso rispetto agli altri. Mesrine era un uomo che aveva bisogno di spazio. Nella prima parte quando è ancora alla ricerca di sé stesso, l’inquadratura è più stretta. Nella seconda parte, invece, è Mesrine che riempie l’intero spazio.

IL CAST

Amo lavorare con gli attori. In questo film sono stato fortunato ad avere con me la crème del cinema francese: Gérard Depardieu, Gérard Lanvin, Mathieu Amalric, Ludivine Sagnier, Cécile de France, Gilles Lellouche, Samuel Le Bihan, Olivier Gourmet, Florence Thomassin… e molti altri ancora. Eravamo come una piccola compagnia teatrale.
Nel ruolo di Jeanne, una donna forte e severa, in totale simbiosi con Mesrine, Cécile mi ha dato qualcosa che nessun altro le aveva mai chiesto prima. Quando l’ho incontrata, sapevo che sarebbe stata perfetta.
Ludivine è Sylvia, l’ultima donna di Mesrine. Lui l’amava. Le scriveva lettere d’amore, come fanno gli adolescenti, molto poetiche, strambe ma sincere. Ha pagato a caro prezzo tutto ciò. Ludivine riesce a trasmettere tutte le paure di Sylvia; come quando sprofonda nella follia, quando Mesrine viene giustiziato. Voglio il cento per cento, lei mi da il duecento per cento.
Sofia, interpretata da Elena Anaya, è la madre dei figli di Mesrine. Ci sono molte scene in cui tenta di riportarlo sulla retta via. Elena è sicuramente una delle rivelazioni del film.
Sarah, interpretata da Florence Thomassin, è una prostituta, la donna che presumibilmente gli ha tolto la verginità. Florence ha una voce affascinante. Per anni le nostre strade si sono incrociate; sapevo che sarebbe stata capace di darmi una dimensione forte e allo stesso tempo fragile.
Mathieu Amalric interpreta l’intelligentissimo François Besse. Niente sangue sulle sue mani, basso profilo, atletico: l’esatto contrario di Mesrine, che vive libero, mangia coniglio alla cacciatora e beve champagne Cristal Roederer. Formano una coppia molto improbabile. In questo ruolo estremamente fisico, inusuale per lui, Amalric è incredibilmente credibile. In pochi secondi si è calato per 10 metri dalle mura della prigione La Santé.
Depardieu interpreta Guido, che ha preso Mesrine come suo protégé e che ha guidato la sua ascesa in questa sorta di mondo parallelo, lontano dalla mafia. E’ quasi un padre per Mesrine. Sin dall’inizio, Gérard ha parlato molto del contesto storico e politico di quell’epoca. Gérard è una miniera d’oro di informazioni.
Lavorare con Gérard è un’esperienza unica e credo che tutti gli attori che abbiano recitato assieme a lui la pensino allo stesso modo. Porta con sé tutto il mondo del cinema. E’ incredibile.
Roy Dupuis è una stella canadese e interpreta Jean Paul Mercier, un gangster affiliato della FLQ (il Fronte di Liberazione del Quebec). E’ molto più violento di Mesrine, col quale si allea per buona parte del primo film.
Gilles Lellouche interpreta Paul, l’amico d’infanzia di Jacques. Gli insegna alcune cose riguardo alla vita notturna parigina: le donne, le bische. E’ un attore delicato, lavoratore e serio.
Samuel Le Bihan interpreta Michel Ardouin. E’ un vero gangster, deve essere stato diverso dagli altri perchè è stato con Mesrine per molto tempo. Per questo ruolo, avevamo bisogno di qualcuno che fosse in grado di tenere testa a Mesrine.
Come Vincent, anche Samuel è ingrassato 15 chili.
Nel ruolo di sé stesso Charlie Bauer ha suggerito Gérard Lanvin. Charlie è un uomo politico. Non è un gangster. E’ una persona che ha influenzato tutta la mia vita. E’ stato un incontro indimenticabile tra due esseri umani. Ha attraversato momenti difficili. Amava Jacques. Gérard Lanvin ha assorbito Charlie. Non interpreta Charlie, lui è Charlie.
Avevamo bisogno di un grande attore per il ruolo del Commissario Broussard (l’uomo che arresta Mesrine). Ricordo le difficoltà incontrate durante le riprese effettuate a Clignancourt. La luce stava svanendo, abbiamo fatto un carrello a seguire su Broussard, mentre attraversa l’incrocio di corsa. L’operatore scende dal quad in corsa; passiamo da una carrellata alla steadycam a grande velocità, e tutto in una sola sequenza. Gourmet continua a correre, le macchine gli vengono incontro  da tutte le direzioni, tutto intorno sentiamo lo stridere dei freni. Noi gli correvamo dietro con la Mdp. Era diventato Broussard, aveva dimenticato tutto il resto: la Mdp, la sua sicurezza personale… Era Broussard! Gourmet è straordinario.
Mi piacciono tutti i personaggi. Non dico che fossero dei giusti. Non li abbiamo glorificati, ma si può avere una certa ammirazione per azioni di questo genere.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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