jump to navigation

Libri – Piergiorgio Odifreddi “In principio era Darwin” 28/03/2009

Posted by Antonio Genna in Libri, Scienza e tecnologia.
trackback

inprincipioeradarwinDi Piergiorgio Odifreddi ho già parlato diverse volte nel blog (tra le altre in questo post): questa volta vi presento il suo ultimo volume “In principio era Darwin – La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo” (Longanesi,128 pagine con copertina rigida, prezzo di copertina 12 €).
In modo chiaro e divulgativo, Odifreddi presenta la storia di Charles Darwin, figura importantissima che ha cambiato la conoscenza che l’uomo ha della sua natura e della natura di tutte le cose. Sostenendo le ragioni scientifiche su quelle della religione, che Odifreddi da una posizione atea giudica come un’invenzione umana per indicare uno stile di vita e delle regole quotidiane quando ancora le leggi non erano alla base di vita collettiva, Odifreddi presenta le posizioni anacronistiche della Chiesa: quest’ultima continua a negare l’evoluzionismo darwiniano, affermando il creazionismo, ovvero che il mondo così come noi lo conosciamo oggi è stato creato e plasmato da Dio.
Con il suo stile ironico e pungente, Odifreddi espone la teoria evoluzionista e le principali lotte che ha scatenato e che continua a suscitare ancora oggi tra i sostenitori della teoria creazionista.
A seguire, una presentazione del volume e dell’autore tratta dal risvolto di copertina.

Il 27 dicembre 1831 il brigantino Beagle salpò dall’Inghilterra con un passeggero d’eccezione, il giovane Charles Darwin, per un giro del mondo che durò cinque anni. Al suo ritorno le risultanze di quel viaggio spinsero il giovane naturalista a elaborare l’ardita teoria che le specie vegetali e animali non sono state create indipendentemente, ma si sono evolute nel tempo grazie a una selezione naturale del più adatto nella lotta per la vita. Questa teoria minava alla radice la pretesa dell’uomo di essere stato creato «a immagine e somiglianza di Dio», e faceva invece supporre una sua discendenza da qualche progenitore comune delle grandi scimmie.
Il bicentenario della nascita (12 febbraio 1809) e il centocinquantenario della pubblicazione del suo capolavoro L’origine delle specie (24 novembre 1859) ci forniscono una buona occasione per avvicinarci a Darwin, ripercorrendo insieme a Piergiorgio Odifreddi le tappe salienti del suo pensiero, le sue ripercussioni nella cultura moderna e le reazioni che ha scatenato di là e di qua del Tevere.

Piergiorgio Odifreddi (1950) ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, e insegna Logica presso l’Università di Torino e la Cornell University. Collaboratore di Repubblica, L’Espresso, Le Scienze e Psychologies, dirige per Longanesi la collana di divulgazione scientifica «La Lente di Galileo». Ha vinto nel 1998 il Premio Galileo dell’Unione Matematica Italiana, nel 2002 il Premio Peano della Mathesis e nel 2006 il Premio Italgas per la divulgazione.

Commenti»

1. Libri - Piergiorgio Odifreddi “In principio era Darwin … - 28/03/2009

[…] Go here to read the rest: Libri – Piergiorgio Odifreddi “In principio era Darwin … […]

2. Carlo Barghini - 31/07/2009

Ho letto il suo recente libretto su Darwin. Divertente, qua e là, come spesso lo sono i suoi libri, ma non privo di inesattezze.
Tra le tante inesattezze e, talora, corbellerie, comincio da quella che mi ha maggiormente infastidito
A partire dagli anni cinquanta il tiro al bersaglio su Benedetto Croce è stato uno sport al quale qualunque intellettuale, di qualunque estrazione, deveva di tanto in tanto dedicarsi in Italia. Negli anni sessanta anch’io lo praticavo. Ma oggi è di cattivo gusto. E comunque diventa imperdonabile quando si spara su un bersaglio falso.
Dunque a pag, 116 leggo che Croce “aveva infarcito la sua ‘Logica come scienza del concetto puro’ di una lunga serie di sciocchezze sulla nuova logica matematica di Peano e Russell, una delle quali era l’affermazione dell’inutilità presente e futura di qualunque sua applicazione”. Ebbene, Croce non ha mai scritto una cosa del genere e chiunque abbia soltanto un vago sentore del suo pensiero dovrebbe capire che non avrebbe mai potuto scriverla.
Vediamo invece che cosa Croce scrisse: “Se come scienza del pensiero, la Logistica è cosa risibile……………..non è poi nostro assunto emaminarla in quanto formulario provvisto di pratica utilità.”
e poco più avanti aggiunge: “Questi nuovi congegni sono stati offerti sul mercato: e tutti, sempre, li hanno stimati troppo costosi e complicati (sacrosanta verità nel 1905).Vi entreranno nell’avvenire? La cosa non sembra probabile (previsione errata), e, ad ogni modo, è fuori della competenza della filosofia (saggio riconoscimento dei limiti di competenza)… Se molti o alcuni adotteranno i nuovi congegni logici, questi avranno provato la loro grande o piccola utilità”. La conclusione è molto sensata; infatti Croce, a differenza dei marxisti, non ha mai creduto alla cartomanzia, alla divinazione o altre pratiche per prevedere il futuro, che per lui è libertà dello Spirito (povero illuso).
Dispiace, ovviamente, ai cultori del pensiero forte ( così ama chiamare Bellone il pensiero scientifico) il tono di sufficienza con cui Croce parla della scienza (sia ben chiaro, solo della scenza che pretende di essere conoscenza, qualità che pertiene soltanto alla storia), che egli inserisce nella sfera dell’economia, e quindi dei mercanti e dei commessi viaggiatori, che per altro sono persone utili e degne. Ma chi si sente infastidito dovrebbe ricordare che, ad esempio, Pointcaré, aveva della scenza una concezione non molto diversa da quella di Croce.

Comunque se dovessimo giudicare le persone sulla base delle corbellerie che hanno detto o scritto, pochi sfuggirebbero al ridicolo; certamente non Newton, tanto per fare un nome.

Ma di inesattezze ve ne sono tante altre.
Laggo, ad esempio, a pag. 38. “La possibilità di una sporadica ibridazione sessuale rimane, però, e viene sporadicamente sfruttata (da chi?) per potenziare la diversità genetica delle popolazioni e separarle tra loro (a vantaggio di chi?). Ebbene, questi erano discorsi che gli evoluzionisti facevano 60 anna fa, quandi si parlava del bene della specie, quando Wynne Edwards osservava gli stormi degli uccelli.

Non amo le religioni, sebbene le tolleri. Ma amo ancor meno la religione della scienza, perché ci si immagina che gli scienziati debbano essere persone ragionevoli (non sempre lo sono) e quindi immuni da contagi religiosi. All’interno della religione della scienza si è da qualche tempo vigorosamente affermata la confessione darwinista, per la quale i testi di Darwin sono divenuti testi sacri. Nessun fisico, ovviamente, si appellerebbe all’autorità di Newton; e invece tra i biologi l’appello all’autorità di Darwin ricorre con frequenza, sebbene Darwin di sciocchezze ne abbia scritte tante, come accade inevitabilmente a chi affronti argomenti nuovi e complessi. Perché scrivo questo? Perché ritengo sia opportuno, esponendo il pensiero di Darwin, far capire. soprattuto al lettore sprovveduto, ciò che possiamo condividere da quelle che sono soltanto corbellerie.

Dunque a pag.54 leggo: “Le forme di transizione sono per loro natura poco numerose epoco longeve”. Questa è una palese corbelleria, che ovviamente perdoniamo a Darwin, ma che non può continuare a circolare come si trattasse di un’idea sensata. Parlare di specie di transizione significa avere la mente confusa. Non esistono specie di transizione. L’idea che esistano è solo un’eredità di quello che Mayr chiamava pensiero essenzialista.

A pag 51 leggo: “In pratica ‘più adatto’ significa spesso ‘più differenziato e specializzato’, e dunque ‘più complesso’, anche se questo non impedisce….” Questo, a dir la verità, è più Spencer che Darwin, sebbene anche Darwin abbia scritto qualcosa di simile. Però si è calcolato che i batteri costituiscano circa il 60% della biomassa ( ma forse, oggi sembra, si tratta di una stima per difetto). Non intendo addirittura sposare il pensiero di Gould, ma certo i batteri, pur meno complessi, si direbbero più adatti.

Se la scientificità di una disciplina si deve misurare in base alla quantità di matematica di cui essa fa uso e la teoria dell’evoluzione si dovesse contentare della formula di Weinberg-Hardy (che per altro sull’evoluzione non dice proprio nulla) l’evoluzionismo si trovarebbe proprio a mal partito.

Mi fermo qui, parché mi sono stancato. Ma di nozioni approssimative ce ne sono tante altre.

Aggiungo soltanto che mi sembra inutile mettersi a confutare i sostenitori del progetto intelligente (se fosse davvero un progetto lo direi piuttosto stupido) ed altri mentecatti. E’ un po’ come mettersi a discutere con astrologi, maghi e cartomanti.

Insomma il suo libretto non è adatto né a chi abbia qualche cognizione dell’argomento né a chi ne sia interamente digiuno. E’ adatto solo a chi abbia voglia di divertirsi, e anche io mi sono spesso divertito nella lettura. Se, oltre al divertimento, vi cerchiamo qualche altra utilità, devo dire che non ne ravviso, se non quella dell’editore e dell’autore.


Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: