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Edicola – “Wired” #3, maggio 2009: “Una casa ricaricabile per tutti” 23/04/2009

Posted by Antonio Genna in Comunicati, Wired.
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WiredE’ in vendita in edicola da un paio di giorni il numero 3 – Maggio 2009 dell’edizione italiana del mensile “Wired”, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast ed in vendita nelle edicole al prezzo di 4 €. Vi presento di seguito la copertina, un’anticipazione sui principali servizi del nuovo numero e l’editoriale del direttore Riccardo Luna.

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Adesso un’anticipazione sui tre principali servizi di questo numero.

Emergenza casa: ecco la soluzione

Il piano casa di Mario Cucinella: 100mq a 100mila euro, energia a impatto zero e a ricarica naturale, spese collettive e materiali economici e innovativi. Ce ne parla Luca Corsolini nel terzo numero di WIRED.

Una casa “low cost” di 100 mq al prezzo di 100mila euro, con energia ricaricabile grazie al sole e all’utilizzo di materiali hitech. Non si tratta di un sogno, ma di un progetto concreto a opera dell’architetto Mario Cucinella, che  inizierà a concretizzarsi entro l’anno con i primi 50 alloggi a Settimo Torinese, nell’area della ex fabbrica di Primo Levi, la Siva.

Ad appena due settimane dal terribile sisma che ha colpito l’Abruzzo, un articolo di Luca Corsolini, che sarà pubblicato nel numero di maggio di WIRED, propone una possibile soluzione a uno dei problemi di grande attualità nel nostro Paese: l’emergenza casa.

Proprio in questi giorni, infatti, le pagine dei giornali italiani hanno ripreso a parlare del famigerato “Piano casa”, il decreto legge in cantiere con cui il Governo propone soluzioni per incentivare l’edilizia residenziale e agevolare l’acquisto della prima abitazione, non solo da parte delle famiglie colpite dal terremoto, ma anche da precari e giovani coppie dislocate in tutto il Paese, in particolare single con figli a carico, minori o disabili.

In tal senso, il progetto Mario Cucinella, architetto di base a Bologna, offre agli acquirenti l’opportunità di risparmiare non solo sull’acquisto dell’immobile, ma anche detraendo direttamente dalle bollette buona parte della rata del mutuo e ricorrendo alla condivisione delle spese collettive.

Alcuni dati possono illustrare i consumi e l’inquinamento medio di una casa di Cucinella, rapportandoli con quelli di una casa “standard”. La spesa media mensile della famiglia italiana è pari a 2.461 euro (Fonte: Istat) e il 5 per cento viene destinato a combustibili ed energia elettrica (123 euro). Soltanto in elettricità, il consumo medio della famiglia è di circa 3.000kWh/anno. Un impianto fotovoltaico da un kW di potenza nominale è in grado di generare tra i 1.100 e i 1.600 kWh/anno a seconda della collocazione nel Nord o nel Sud dell’Italia.

Se ipotizziamo che una famiglia di Milano – con 70 metri quadrati di tetto piano a disposizione – decida di sfruttare le attuali tariffe incentivanti (conto energia) per il montaggio di un impianto fotovoltaico si troverebbe ad avere un  utile atteso nei primi 20 anni pari a 18.518,18 euro e un tempo di ritorno dell’investimento di 10 anni.

Infatti, grazie all’utilizzo di superfici che captano energia solare nei mesi invernali e permettono la circolazione interna dell’aria in quelli estivi, associato a una serie di accorgimenti studiati per rendere l’edificio una macchina bioclimatica, l’energia utilizzata per riscaldare e raffreddare la casa da 100mila euro è ricavata interamente da fonti naturali  e, con l’impiantistica fotovoltaica integrata architettonicamente, è in grado di annullare completamente le emissioni di anidride carbonica.

L’impianto fotovoltaico e termico allestito sul tetto copre i consumi totali dell’edificio, mentre le superfici vetrate sfruttano al meglio il calore del sole anche in inverno, garantendone la luminosità. E’ previsto, poi, un serbatoio di raccolta delle acque piovane, pompe di calore a sonde geotermiche verticali o ad acqua di falda e, se il posto risulta essere ventoso, turbine eoliche di ultima generazione.

Il contenimento dei costi di realizzazione è invece affidato all’impiego di prefabbricazione leggera e flessibile. Ne è esempio il particolare tipo di cemento utilizzato (studiato da Italcementi) che rappresenta una notevole fonte di risparmio, in quanto realizzato con materiali da riciclo, in grado di migliorare la prestazione termica di circa il 25 per cento senza porre limiti alla privacy degli inquilini.

“Utilizzare senza possedere” è un’altra delle soluzioni utili ad abbattere i costi e gli sprechi energetici. In tal senso, la casa da 100mila euro, presenta molti spazi comuni ed è pensata per la condivisione delle spese collettive. Nell’articolo, Corsolini fa riferimento persino al ricorso al car sharing, delle auto collettive utili a ridurre le spese di manutenzione, tasse e assicurazione, oltre allo  spazio che viene dedicato ai parcheggi. Altra soluzione è un orto condominiale gestito direttamente dagli inquilini.

Si arriva così al risultato di una casa componibile che consente di liberare progetti, aspirazioni e stili abitativi diversi. Una realizzazione capace di restituire il senso di piacere dell’abitazione e ripagare il costo dell’investimento con l’energia che è in grado di autoprodurre. Occorre aggiungere che, nonostante queste accortezze, la casa progettata da Mario Cucinella risulta appagante non solo per le tasche degli acquirenti, ma anche per i loro occhi. Infatti, l’idea dell’architetto – spiega Corsolini nelle colonne di WIRED – è di proporre una casa sul modello Ikea: alto livello di design a basso costo, accessibile a tutti.

L’articolo di Luca Corsolini offre un’ulteriore testimonianza della capacità di WIRED di anticipare e decodificare in modo comprensibile l’impetuoso flusso dell’innovazione tecnologica che tuttora sta ridisegnando il nostro modo di vivere. Energie rinnovabili, sostenibilità e impatto ambientale sono temi che fanno da filo conduttore nella linea editoriale proposta da WIRED.

MARIO CUCINELLA
Nato in Italia nel 1960, si è laureato presso la facoltà di Architettura di Genova nel 1987 e ha fondato la Mario Cucinella Architects a Parigi nel 1992 e Bologna nel 1999. Mario Cucinella ha raccolto sin dall’inizio della sua attività importanti riconoscimenti in concorsi internazionali di progettazione e si è dedicato costantemente alla ricerca e allo sviluppo di prodotti di design industriale. Ha inoltre sempre coltivato uno speciale interesse per i temi legati alla progettazione ambientale e alla sostenibilità in architettura.
Prima di aprire MCA, Mario Cucinella ha lavorato per cinque anni nello studio di Renzo Piano a Genova e successivamente a Parigi.
E’ “visiting Professor” all’Università di Nottingham e tiene regolarmente conferenze in Italia e all’estero. Membro del comitato scientifico di Symbola, la fondazione che si occupa delle eccellenze italiane, Cucinella collabora con Legambiente, frequenta il mondo delle banche per garantire il certificato più importante per la riuscita del suo progetto – quello di economia e redditività che porta all’erogazione di mutui agevolati – segue le aziende che propongono nuovi prodotti per l’edilizia e collabora con Italcementi per una nuova generazione di materiali.

LUCA CORSOLINI
42 anni, giornalista professionista, negli ultimi anni Luca Corsolini si è occupato soprattutto di comunicazione aziendale.
Docente presso il master in management delle Organizzazioni Sportive dell’Università di San Marino, Corsolini è stato in passato redattore Videonews a Canale 5, caposervizio a Tele +, responsabile comunicazione della Lega Pallavolo Serie A, del Bologna Calcio, e collaboratore di diverse testate con cui lavora tuttora.
Sposato, con due figli, è un accanito lettore di giornali, riviste, libri; il suo impegno: proporre “La partecipazione come forma di comunicazione”.

Philanthropy, fantascienza Made in Triveneto

Con poco più di 5000 euro i ragazzi di Hive Division hanno autoprodotto un fan movie girato completamente tra Veneto e Friuli. Ce ne parla Andrea Chirichelli nel numero di maggio di WIRED.

Hanno un’età media di 23 anni i ragazzi di Hive Division, protagonisti della sezione Play, dedicata ai consumi culturali, del numero di maggio di WIRED. Accumunati dalla passione per cinema e videogames, hanno collaborato al progetto Philantropy, un lungometraggio di 70 minuti girato interamente in location venete e friulane e ispirato alla serie di videogiochi Metal Gear Solid di Hideo Kojima.

Philantropy non è una megaproduzione cinematografica ma un fan movie autoprodotto da giovani appassionati, senza fini di lucro, che sarà distribuito in Rete gratuitamente a partire da giugno 2009. Guardando il trailer di Philanthropy, reperibile sul web, sembra effettivamente incredibile che il film sia costato poco più di 5.000 euro: solo gli effetti speciali, spiega WIRED, superano di gran lunga quelli di una produzione tradizionale italiana. Un trailer che, ad oggi, vanta già 500.000 contatti sulla piattaforma YouTube.

La produzione del film ha mosso i primi passi nel 2002, grazie all’iniziativa di due ragazzi con zero risorse a disposizione. Nel giro di pochi mesi, il progetto ha catturato l’attenzione di decine di appassionati in tutta Italia, trasformandosi in un’impresa oltre ogni aspettativa: è nata cosi la Hive Division, un team con sede a Venezia che raccoglie artisti, creativi e professionisti di filmaking impegnati nella produzione video indipendente.

Una notorietà che è merito soprattutto all’uso che i ragazzi della Hive Division hanno saputo fare della rete. Senza Internet – l’articolo lo sottolinea – il film non avrebbe mai avuto vita: molte persone di Hive Division, infatti, sono state reclutate su forum e community di appassionati di grafica 3D ed effetti speciali. Il lavoro è stato coordinato via Skype o ftp, e buona parte della post produzione è avvenuta online. Solo dopo aver curato gli ultimi dettagli, i ragazzi hanno deciso di vivere tutti insieme in un appartamento a Venezia.

Pur lavorando da Venezia, i ragazzi di Hive Division sono riusciti a collaborare con partner di mezzo mondo: mentre il team grafico e il cast impegnato in Philanthropy è interamente italiano, editing, mixing e colonna sonora sono stati realizzati da ragazzi inglesi e americani, mentre sono arrivate offerte di collaborazione per il doppiaggio da parte di appassionati di Metal Gear Solid russi, giapponesi, ucraini e cinesi.

MATTIA GIRI (26 anni)
Vive a Conegliano (Tv), è laureato in Scienze e Tecnologie Multimediali
Ruolo: direttore della fotografia e operatore di macchina
Videogame preferito: Gran Turismo

ALESSANDRO SCHIASSI (23 anni)
Vive a Milano, è iscritto al corso di Design Industriale del Politecnico di Milano
Ruolo VFX supervisore lead compositor
Videogame preferito: Shenmue, Panzer Dragoon Saga

ALBERTO VAZZOLA (23 anni)
Vive a Oriago (Ve), è iscritto al corso di Ingegneria Aerospaziale dell’università di Padova
Ruolo Lead 3D artist
Videogame preferito: Far Cry e in generale gli FPS

LAMBERTO AZZARITI (26 anni)
Vive a Torino, è laureato in Scienze dell’Architettura
Ruolo Lead 2D artist, concept designer
Videogame preferito:  Il Commodore 64, Street Fighter II su nastro, Tetris

Il “Punto G” esiste veramente: ne abbiamo le prove!

Nel mondo della sessuologia c’è un nuovo guru, è italiano e ha fotografato
il punto G.

Il Punto G esiste sul serio e, secondo Emmanuele Jannini, docente di Sessuologia Medica dell’università de L’Aquila, consiste in un residuo regredito della prostrata maschile, un agglomerato sensibile fatto di vasi, nervi e ghiandole che differisce da donna a donna.

Lo studio, illustrato nel numero di maggio di WIRED da un articolo di Gianluca Signoretti, è così accreditato da avere ottenuto la pubblicazione sul Journal of Sexual Medicine, una delle riviste mondiali più prestigiose nel campo della sessuologia.

Per arrivare a questa conclusione, Jannini ha avuto un’idea semplice: andare a guardare dove tutti facevano finta di non vedere. In prima istanza, lo scienziato ha ispezionato un numero considerevole di vagine appartenenti a donne decedute. Analizzandole con delle macchine biochimiche, Jannini si è accorto così che la parte anteriore di queste vagine raccoglieva un apparato che non risultava presente in alcuna altra parte del corpo.

Successivamente, ricorrendo all’ecografia trans vaginale, un semplice strumento di uso routinario nella diagnostica ginecologica, il professor Emmanuele Jannini è riuscito a fotografare in una donna viva questo piccolo ispessimento della parete che divide la vagina dall’uretra, smentendo così le critiche di quanti sostenevano che non si potessero trarre conclusioni dall’analisi di un corpo morto.

Per avvalorare la sua tesi, Jannini decide poi di mandare una sua specializzanda in una clinica ginecologica. La ragazza, armata di ecografo, scatta istantanee al Punto G di 40 donne. Poi intervista queste donne e, in oltre il 90 per cento dei casi, indovina quante tra loro sono effettivamente in grado di avere un orgasmo vaginale.

Il professor Jannini commenta l’inchiesta della sua collaboratrice con un aneddoto rivelatore. Una signora dotata di un Punto G estremamente visibile aveva in prima istanza dichiarato di avere una vita sessuale regolare, ma di non avere mai avuto orgasmi vaginali. Tuttavia, a una settimana dall’intervista, la donna ha richiamato il professore, ammettendo di essere riuscita non solo ad avere l’orgasmo, ma addirittura a eiaculare. Una storia da cui – a detta del professore – scaturisce un messaggio che è di particolare importanza per questa ricerca: “ogni vagina ha una sua storia e risulta essere diversa dalle altre”.

Con l’articolo di Nicoletti, WIRED, giunto oramai al terzo numero, dimostra ancora una volta la propria attitudine a rapportarsi alle realtà italiane, spesso più note all’estero che in casa, per fare il punto sulla ricerca e l’innovazione nel nostro paese, anche negli ambiti meno tradizionali e ortodossi.

EMMANUELE JANNINI
Emmanuele  Jannini è nato a Milano il 22 Aprile 1960. Laureatosi in Medicina e Chirurgia alla Sapienza di Roma, con una tesi sperimentale sui “Nuovi aspetti endocrini dell’impotenza idiopatica” (successivamente pubblicata), Jannini si è successivamente specializzato in Endocrinologia, malattie metaboliche ed Andrologia, con una tesi sperimentale sul “Ruolo degli ormoni tiroidei nell’ontogenesi testicolare” (anche questa pubblicata).
Dopo aver vinto una borsa per il Dottorato di Ricerca in Scienze endocrinologiche e metaboliche all’Università dell’Aquila, Jannini è stato nominato professore associato di Endocrinologia e Medicina della Riproduzione e Professore di Sessuologia alla scuola di specializzazione in Endocrinologia, con indirizzo andrologico. E’ titolare del primo corso monografico in Sessuologia Medica per studenti di Medicina e Chirurgia.
Tra le numerose esperienze del professor Jannini, guest scientist al National Institutes of Health, Bethesda, MD (U.S.A.), membro della Società Italiana di Endocrinologia, dove ha fatto parte del comitato scientifico come consulente per l’andrologia e la riproduzione, membro della Società Italiana per la Ricerca e la Formazione in Sessuologia, dell’Endocrine Society e della Società Italiana di Andrologia Medica, per la quale fa parte della Commissione Scientifica. Inoltre, è tra i fondatori della Federazione Italiana dei Sessuologi e membro del Comitato direttivo della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica.
Tra i riconoscimenti ottenuti, una borsa di studio della Fondazione V. Monesi per la ricerca in fisiopatologia della riproduzione e il premio Becton-Dickinson della Società Italiana di Endocrinologia. E’ stato inoltre vincitore del First Award of the European Academy of Andrology per il miglior articolo scientifico di andrologia del 1999. E’ stato anche nominato Cavaliere Ufficiale dell’Ordine del Merito della Repubblica Italiana.
Vanta, inoltre, oltre 150 pubblicazioni su riviste, trattati, atti di congressi (sia nazionali che internazionali) e monografie. Tra le pubblicazioni scientifiche, “Il sesso guarito: le medicine per curare l’amore” (Milano, Sperling & Kupfer, 1997) e, con Giovanni Carrada, “La scienza   dell’amore: tutto quello che è stato scoperto sulla sessualità e che nessuno aveva sospettato   prima” (Milano, Baldini & Castoldi, 2000).
Ha  curato la rubrica “Sessualità” della trasmissione “Superquark” di RAI UNO ed è intervenuto in numerose trasmissioni televisive e su periodici e quotidiani in qualità di esperto di sessuologia.

GIANLUCA NICOLETTI
Nato a Perugia il 17 agosto 1954, Gianluca Nicoletti è un giornalista, scrittore e conduttore radiofonico e televisivo, attualmente speaker di Radio 24 ed editorialista de La Stampa. Ha pubblicato di recente il cd Macchina per fughe domestiche.
Ha iniziato a collaborare per la Rai nel 1983, passando nel 1995 al Giornale Radio come inviato speciale. Tra le diverse attività, Nicoletti è stato collaboratore e direttore di diversi programmi di successo, nonché direttore editoriale di Rai Net, curatore della start-up del portale internet della Rai e fondatore della testata giornalistica on line Rainet news, di cui è stato anche direttore responsabile.
Sempre in ambito Rai, ha diretto la realizzazione di Rai Click.
Nicoletti è stato inoltre autore di due romanzi (Amen e Le vostre miserie, il mio splendore) e di due saggi sulla comunicazione (Ectoplasmi e Golem. Idoli e televisioni) e coautore di numerosi saggi sui media del nostro tempo.

A seguire, l’editoriale di Riccardo Luna.

Era notte, ed era un mese fa più o meno. In rete avevo messo una cosa appena scritta per vedere l’effetto che faceva. L’avevo intitolata “Frammenti di un discorso amoroso”. Perché il giorno dopo quella cosa doveva diventare davvero un discorso.

E perché era in fondo un atto d’amore. Per internet. Se oggi mi chiedessero a quale strumento di comunicazione non potrei rinunciare fra radio, tv, carta stampata, telefono e internet, non avrei dubbi. Sebbene abbia un rapporto feticistico con la carta stampata, la potenza di internet è un’altra cosa. Racchiude le peculiarità di tutti gli altri mezzi e in più aggiunge una cosa fondamentale: il feedback in tempo reale di chi sta dall’altra parte, consentendo l’avvio di una conversazione. Un dialogo. Da pari a pari. Peer to peer.

Che altro volere?

Internet
è oggi la più grande piattaforma di comunicazione che l’uomo abbia mai avuto (ed è «la più grande invenzione del secolo scorso» come sostiene Rita Levi Montalcini).

Internet,
scrivevo sapendo come potesse suonare roboante ed eccessivo, è un patrimonio dell’umanità. Dovrebbe occuparsene l’Unesco per tutelarla, mentre in tutto il mondo i politici (a parte Obama) lo vivono come una minaccia. Un pericolo e non una risorsa.

Internet
è la speranza di parlarsi e capirsi fra popoli diversi, superando odi e pregiudizi.

Internet
è la possibilità di uscire dalla povertà per i paesi in fondo alle classifiche di reddito, grazie a nuovi modelli di business.

Internet
è l’obiettivo di una democrazia più giusta e partecipata per tutti. Ma è anche una opportunità per le imprese di fare prodotti migliori dialogando con i potenziali clienti, ed è uno strumento per chi cerca lavoro e può trovarlo o inventarselo in rete, creando nuovi servizi a basso costo.

Se tutte queste cose sono vere, in Italia la rete avrebbe bisogno di investimenti, computer in leasing agli studenti e banda larga per tutti, non di leggi a vanvera per chiudere siti e servizi come sta avvenendo. Quei frammenti il giorno dopo sono diventati un discorso pubblico, alla fiera di Milano.

E quel discorso è diventato un sito (amointernet.it) fatto assieme a tanti amici che si occupano di rete da anni, ma aperto a tutti. E quel sito è oggi un piccolo movimento: l’ho visto con i miei occhi, questo movimento, gli ItAliens, quando a fine marzo è venuto in Italia Lawrence Lessig, a Meet the Media Guru, e per ascoltare questo pioniere dei diritti della rete c’era la sala della Mediateca di Milano stracolma, e la caffetteria e il prato con il maxischermo come per le partite della nazionale di calcio ai mondiali, mentre in tanti seguivano l’evento in diretta tv (su internet naturalmente).

Quella sera per Lessig c’era un mondo nuovo. Per nulla virtuale. Attento, competente, appassionato. E praticamente sconosciuto per radio, tv, giornali. Ignoto a quelli che ogni giorno parlano di internet come di un pericoloso covo di mafiosi, pirati, pedofili eccetera. Un mondo unito in sostanza da una cosa sola: l’amore per internet (o, se preferite una definizione meno dolciastra, la consapevolezza che questa è l’unica speranza di far diventare l’Italia e gli italiani un paese moderno in un mondo migliore).

Ora per dire a tutti

Amo Internet

vorremmo fare un numero intero di Wired. E vorremmo farlo con voi: scegliere assieme a voi le storie, le firme, le immagini e la copertina. Per farne un Manifesto. Per farci sentire, e far capire agli altri che la rete è importante. Perché magari, è la tesi di qualcuno, non sono cattivi quelli che legiferano. Sono solo ignoranti.

Non sanno di non sapere.

Aiutiamoli.

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