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Cinema futuro (647): “Il canto di Paloma” 06/05/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Il canto di Paloma”

Uscita in Italia: venerdì 8 maggio 2009
Distribuzione: Archibald Film

ilcantodipalomaTitolo originale: “La teta asustada”
Genere: drammatico
Regia: Claudia Llosa
Sceneggiatura: Claudia Llosa
Musiche: Selma Mutal
Uscita in Spagna: 13 febbraio 2009
Sito web ufficiale (Spagna): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Magaly Solier, Marino Ballón, Susi Sánchez, María del Pilar Guerrero, Delci Heredia, Efraín Solís

La trama in breve…
La madre di Fausta, una ventenne peruviana, sta morendo e le ricorda cantando che lei è stata allattata con “il  latte del dolore” perché nata negli anni Ottanta, anni in cui terrorismo e stupri erano all’ordine del giorno.
Dopo la morte della madre, Fausta vorrebbe offrirle un funerale degno di questo nome ma i pochi soldi sono stati tutti investiti nei festeggiamenti per l’imminente matrimonio della cugina. Lo zio però vuole che il cadavere venga seppellito prima delle nozze.
Fausta che vive in una baraccopoli alla periferia di Lima cerca di vincere le sue
paure e trova lavoro come cameriera presso una pianista. Spera così di mettere insieme una somma adeguata per le esequie.
Fausta è un personaggio dall’assoluta originalità. Ha fatto del suo corpo un vero e proprio terreno. Perché il terrore di essere violentata l’ha spinta ad inserire una patata nella vagina e il tubero ha preso a germinare.
Il terrore nei confronti degli uomini Fausta lo ha veramente succhiato con il latte e sembra incapace di liberarsene per volgersi verso una “normalità” accettata e consapevole.
Intorno a lei sopravvive un mondo di miseria che contrasta in modo stridente con la vita che si conduce nei quartieri alti.
IL CANTO DI PALOMA parla del desiderio di guarire. Un viaggio dalla paura alla libertà.

NOTE DELLA PROTAGONISTA Magaly Solier

Conoscevo già la sindrome della “teta asustada –  il latte del dolore” da molto tempo, prima di incontrare Claudia. Sono cresciuta tra i racconti delle donne del mio villaggio e quelle  conosciute quando accompagnavo mia madre nei suoi viaggi per vendere frutta nei vari villaggi. Ogni volta che sentivo storie di questo tipo, ogni volta che vedevo piangere una madre mentre ci raccontava come vivevano i suoi figli, mi veniva una rabbia infinita. Finivano sempre il loro
racconto dicendo “chiedo solo al Signore di permettermi di dimenticare tutto”. Ciò che mi faceva infuriare di più era che queste donne che soffrivano, che avevano e continuano ad avere bambini indesiderati, figli dello stupro, vengono trattate da bestie dai loro stessi mariti.
So che Fausta non è l’unica, ci sono molte donne come lei, sono in molte a cercare la luce. Forse coloro che non hanno mai conosciuto una donna stuprata riterranno che questo film sia puramente finzione.  Interpretare Fausta è stato difficile per me. Alcune scene erano estremamente difficili, in particolare quella in cui Fausta è costretta a indossare un vestito celeste e correre. Nel complesso è stato estremamente faticoso, perché Fausta non ha nulla in comune con me. Dopo le prove mi sentivo sempre depressa, perché non riuscivo a trovare Fausta  in me, anche se avevo conosciuto molte donne che erano state violentate durante la guerra. Ma un giorno, durante le prove, Claudia mi ha detto: “Fausta è già dentro di te”, e in quel momento ho iniziato a sviluppare la sua voce, il suo modo di trovare conforto, di cantare… Fausta è emersa dal mio profondo grazie alla musica.
La musica è la mia vita, non l’ho mai studiata, ma mi sono sforzata di comporre qualcosa per Fausta… mi lasciavo semplicemente trasportare dalla melodia. Non ho mai studiato teoria della musica, ma spero di avere la possibilità di approfondire la materia. Quando ho composto le canzoni per Fausta, ho suonato la stessa nota costantemente, perché la musica per me è qualcosa che utilizzo per liberarmi di ciò che mi irrita o mi può ferire – ma Fausta la usa per trovare conforto.
Conferirle una voce è stato molto più facile, perché Fausta era già dentro di me. Ma quando abbiamo finalmente girato la scena in cui Fausta canta per consolarsi… è stata una scena molto complicata perché io non canto in quel modo. A quel punto mi sono resa conto che fare l’attrice non è un lavoro facile.
Vorrei anche approfittare per dire che è stato un piacere immenso lavorare di nuovo con Claudia; è stato davvero fantastico! Molto diverso dall’esperienza di Madeinusa, perché da allora abbiamo imparato entrambe molto sul cinema. Mi sono sentita, come sempre mi sentirò, molto fiera della mia amica Claudia!

NOTE DI PRODUZIONE

Tra gli anni ’70 e ’90, il Perù ha vissuto uno dei più oscuri capitoli della sua storia. Per più di 20 anni, migliaia di donne, vittime della violenza della guerra, sono rimaste in silenzio. E i crimini perpetrati le segnavano con ferite e traumi indelebili, non solo nelle  loro anime, ma anche in quelle dei loro figli, che ereditarono il loro terrore.
Il latte del dolore è una “malattia” che si trasmette  tramite il latte materno. È il simbolo della paura e della sofferenza che si diffonde con la guerra. Coloro che ne soffrono, dicono, non hanno un’anima, nascono senza perché questa, per il terrore, si è nascosta sottoterra.
Questo film narra la storia di Fausta. Durante la guerra, dal grembo, è testimone dello stupro della madre e dell’uccisione del padre.
La guerra è già terminata e nessuno le farà del male, ma Fausta non prova questo sollievo. Si sente come se dovesse difendersi. La morte improvvisa della madre la costringe ad affrontare le sue paure e il segreto che nasconde in sé: ha inserito una patata nella sua vagina, come scudo protettivo, dato che solo il disgusto può repellere i disgustosi.
IL CANTO DI PALOMA parla del desiderio di guarire.

Tratto da “El mito del Jani o el susto de la medicina Andina” [Il mito di Jani o lo shock nella medicina Andina”] scritto da Federico Sal y Rosas. 
“La persona che è stata spaventata ha perso la sua anima; è stata portata via da uno spirito maligno, e quella persona deve recuperare la sua anima attraverso una serie di rituali.
Gli studi antropologici indicano che la malattia del “susto” (shock) è collegata alla sessualità e presenta  sintomi diversi. Questi  includono nausea, vomito, dolori muscolari, febbre, vertigini, confusione, problemi gastro-intestinali, ecc.
In breve, la vittima soffre da stress sociale. La persona spaventata è considerata un individuo che soffre per  un processo di alterazione; una non-persona. Lui o lei è quindi considerata un essere che va attivamente recuperato. Di conseguenza, si tende ad assecondarlo perché si è consapevoli che debba essere salvato.”

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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