jump to navigation

Cinema futuro (655): “Vincere” 18/05/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Storia, Video e trailer.
trackback
Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Vincere”

Uscita in Italia: mercoledì 20 maggio 2009
Distribuzione: 01 Distribution

vincereTitolo originale: “Vincere”
Genere: drammatico
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio e Daniela Ceselli (soggetto di Marco Bellocchio)
Musiche: Carlo Crivelli
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Fausto Russo Alesi, Michela Cescon, Piergiorgio Bellocchio, Corrado Invernizzi, Paolo Pierobon, Bruno Cariello, Francesca Picozza, Simona Nobili, Vanessa Scalera, Giovanna Mori

La trama in breve…
Nella vita di Benito Mussolini c’è uno scandalo segreto: una moglie e un figlio – concepito, riconosciuto e poi negato. Questo segreto ha un nome: Ida Dalser. Una donna che grida la sua verità fino alla fine, nonostante il disegno del regime di distruggere ogni traccia che la colleghi al Duce. Per il regime Ida Dalser è una minaccia, una donna da rinchiudere in un ospedale psichiatrico – lontano dal figlio, dalla famiglia, dalla gente – dove tuttavia, incapace di sbiadire nell’ombra e forse salvarsi, continua a rivendicare il suo ruolo di moglie legittima del Duce e madre del suo primo figlio maschio Benito Albino Mussolini. Le loro due esistenze sono state cancellate dal mondo e dalla memoria.

CONVERSAZIONE CON MARCO BELLOCCHIO

Come ha incontrato Ida Dalser?
Non avevo mai sentito parlare di questa storia. L’ho scoperta da un documentario visto in TV qualche anno fa: Il Segreto di Mussolini realizzato da Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli. Questa Ida Dalser, che da Mussolini ebbe un figlio prima riconosciuto e poi rinnegato, mi sembrò una donna straordinaria. Una donna che gridò la sua verità fino alla fine, nonostante il regime cercasse di distruggerne ogni traccia. La moglie e il figlio segreto di Mussolini erano uno scandalo da nascondere. Al punto da cancellare le loro esistenze, non solo fisicamente, entrambi furono rinchiusi in manicomio dove morirono.
Ma se si va ancora oggi nella terra della Dalser, in Trentino, è incredibile quanto la memoria collettiva abbia conservato il ricordo vivissimo di questa tragedia omessa dalla storia ufficiale. Su cui sono stati scritti due libri (La moglie di Mussolini di Marco Zeni e Il figlio segreto del duce di Alfredo Pieroni) ricchi di documenti e testimonianze. Come ad esempio le lettere che la Dalser scriveva numerosissime alle più alte autorità, persino al Papa (e naturalmente a Mussolini), implorando di essere riconosciuta come la moglie legittima di Mussolini e la madre del suo primogenito. E anche alcune lettere di risposta del duce.
Cosa l’ ha attratto in particolare in questa storia: il confronto con la Storia o il racconto dei personaggi?
Non mi importava marcare e denunciare le nefandezze del regime fascista. Sono rimasto profondamente colpito da questa donna e dal suo rifiuto assoluto di qualsiasi compromesso. In fondo avrebbe potuto accettare di tornare nell’ombra, magari lautamente beneficiata come avvenne per tante altre  amanti di Mussolini e come sempre è accaduto per le amanti dei potenti della storia.
Lei no, lei voleva rivendicare una sua identità. Lei non poteva accettare il tradimento di quest’uomo, un uomo che, come scrive nelle sue lettere, ha amato in modo assoluto, a cui ha dato tutto, anche il suo patrimonio. Ma Mussolini, diventato Duce, di quell’antico amore si doveva disfare, anche per non compromettere il rapporto con la Chiesa con cui il regime stava trovando un accordo che si realizzerà con la firma dei patti del ’29. La Conciliazione. Per questa conciliazione, ritrovata dopo quasi sessant’anni, il Papa lo definirà l’uomo della Provvidenza. Perciò madre e figlio dovevano sparire e con loro i documenti del matrimonio e della nascita del figlio a cui verrà cambiato il nome. Non dovevano più esistere.
Che idea si è fatto della Dalser?
Lei non poteva fare una scelta improntata alla mediocrità: in fondo condivideva le idee politiche del primo Mussolini, un certo tipo di dimensione eroica, interventista, anticollettiva, individualista, futurista. Si innamora di quel giovane in modo totale quando lui non è ancora nessuno. Lo ama quando nessuno lo ama. Lo difende quando è senza un soldo, attaccato e insultato…
Il rapporto poi si capovolge: quando tutti amano il Duce, lei rimane sola e tutti si rivoltano contro di lei. Mossa da questo amore irresponsabile, incapace di riconoscere i rapporti di forza, si mette contro tutta l’Italia che si sta fascistizzando e che si stringe intorno a Mussolini.
Il comportamento della Dalser, con il suo coraggio di tenere testa al Duce, di non piegarsi mai, ribelle sino alla fine, mi ricorda certe eroine tragiche, Antigone prima di tutto e non solo… Ma anche del nostro melodramma, Aida per esempio. E in questo senso il film è anche un melodramma che racconta l’invincibilità di una piccola donna italiana che non verrà mai piegata da nessun potere. In qualche modo è lei a vincere.
In che modo la Dalser rappresentava un pericolo per Mussolini?
Da un certo momento in poi lei non rivedrà più Mussolini. Lo rivedrà solo al cinema, nei cinegiornali, con il suo stupore verso l’immagine di quest’uomo così grande sullo schermo, come un attore, una star. E assistiamo, attraverso il suo sguardo, alla trasformazione di quest’uomo. Nel momento in cui oltrepassa la soglia mediatica anche per lei diventa altro. Da Mussolini al Duce. Lei assiste inconsapevole a un cambiamento nella politica che sarà per sempre.
Mussolini inaugura per primo un regime basato sull’immagine, da quel momento la politica entra nel mondo dell’immagine e dell’immaginario. Un punto di non ritorno nella storia. Oggi alcuni suoi atteggiamenti ci sembrano ridicoli, quasi pagliacceschi, ma la costruzione di questo stile gli permise di conquistare le masse. La sua immagine non poteva quindi essere messa a rischio. E sarà proprio l’uomo mediatico a perseguitare la Dalser perché lei avrebbe potuto denunciarlo, fare uno scandalo in pubblico e diventare obiettivamente un pericolo per la sua immagine.
Ha usato molte immagini di repertorio, per maggiore senso di verità o per ragioni stilistiche?
Senz’altro per una scelta stilistica, ma anche per ragioni produttive, non potevamo ricostruire tutto. Bisognava fondere il materiale documentaristico con le nuove immagini e farne uno stile. Passare dall’immagine del giovane Mussolini, interpretato da un attore, alle immagini vere del dittatore e sentire così il tempo della storia. Dal ’22 in poi l’attore scompare e resta solo, al cinema, il vero Mussolini.

IDA DALSER E BENITO ALBINO MUSSOLINI

Ida Irene Dalser (Sopramonte, 1880 – Venezia, 11 dicembre 1937)
Benito Albino Mussolini (Milano, 11 novembre 1915 – Milano, 26 agosto 1942)

Ida è nata a Sopramonte, presso Trento, nel 1880, ed è quindi suddita dell’impero austroungarico (per questo detta anche “l’austriaca”). E’ una bella giovane, agiata e di buona famiglia. Suo padre è sindaco del paese. Ida è anche una ragazza intraprendente: poco più che ventenne è a Milano per aprire un salone di bellezza “alla francese”; non per nulla se n’era andata a studiare a Parigi, dove si era diplomata in Medicina estetica, raro esempio d’imprenditoria femminile per l’epoca.
Poi l’incontro con Mussolini. È l’inizio di una passione travolgente. Quando Benito è cacciato dall’Avanti! e dal Partito Socialista per il suo interventismo – influenzato anche dal Futurismo – Ida lo sostiene totalmente. Vende tutto per lui. Il suo appartamento e il suo salone di bellezza, per finanziare il giornale di Mussolini: Il Popolo d’Italia che sarà poi l’organo del Partito Nazionale Fascista. Non esistono conferme documentali, ma voci insistenti affermano che i due si sarebbero perfino uniti con matrimonio religioso, nel settembre del 1914. Quel che è certo, comunque, è che l’11 novembre 1915 nacque un bambino: Benito Albino Mussolini. Figlio del Duce, che infatti lo riconobbe,  salvo anni dopo far falsificare data di nascita e dati anagrafici.
Mentre Mussolini ha la relazione con Ida è già amante di Rachele Guidi e padre di Edda, nata nel 1910. Un anno dopo il non documentato matrimonio con Ida, il 17 dicembre 1915, Mussolini convola a nozze, con rito civile, nell’ospedale di Treviglio (Bergamo) dove era ricoverato, con Rachele Guidi, dalla quale aveva già avuto la primogenita Edda, nata quindi illegittima secondo la legislazione dell’epoca. Tanto che fu registrata come figlia di Mussolini e di madre ignota.
La reazione della Dalser a tutto questo e al progressivo distacco di Mussolini – che si allontana quanto più cresce il suo potere – è orgogliosa, tenace e aggressiva. In qualità di prima moglie e madre del suo primogenito rivendica i diritti suoi e del figlio. È di fronte a questo e alle crescenti pretese e scenate della Dalser che Mussolini reagisce facendola passare per pazza.
Nel 1926 Ida viene arrestata e rinchiusa nel manicomio di Pergine, vicino a Trento; poi in quello di San Clemente, su un’isola di fronte a Venezia. Inutili i tentativi di entrare in contatto con Mussolini e le massime autorità in richiesta di aiuto. La Dalser scrive innumerevoli appelli disperati e lettere mai recapitate perché intercettate e fatte sparire (ma di qualcuna resta traccia), persino al Papa. Il direttore sanitario di San Clemente non le diagnostica né turbe mentali né tare fisiche. Nonostante ciò deve subire le torture peggiori e finisce i suoi giorni semiparalizzata in manicomio. Qui Ida muore il 3 dicembre 1937 per emorragia cerebrale, dopo 11 anni di internamento, senza aver mai più rivisto suo figlio.
Anche Benito Albino, nonostante il riconoscimento del Duce, viene arrestato e rinchiuso, nel 1936, nel manicomio di Mombello a Limbiate (Milano).
I documenti e le cartelle cliniche della Dalser e del figlio furono fatti sparire, così come furono strappate le pagine del registro parrocchiale che si suppone documentassero  il matrimonio celebrato in chiesa fra Mussolini e la Dalser. Il figlio Benito Albino, nato  l’11 novembre 1915, fu registrato con il cognome della madre. Poche settimane dopo, l’11  gennaio 1916, il futuro Duce lo riconobbe nello studio del notaio Angelo Buffoni a Monza. Un riconoscimento che restò valido fino al 1932 quando, con decreto reale, venne tolto al ragazzo il cognome Mussolini sostituendolo con quello dì un commissario prefettizio di Trento scelto come tutore, il Sig. Bernardi.
Benito Albino, a cui non fu mai più permesso di rivedere la madre, venne prima educato in un collegio dei Barnabiti e poi arruolato nella Marina Militare, sempre, pare, sotto la stretta sorveglianza della polizia politica. Spedito in missione in Cina, il giovane marinaio, che assomigliava in maniera incredibile al padre, fu rimpatriato con la falsa notizia della morte della madre e spedito a fare la sua stessa fine. Internato nell’ospedale psichiatrico di Milano, vi morirà il 26 agosto 1942 all’età di 26 anni. Per anni era stato sottoposto a sevizie spacciate per terapie e lasciato morire. La diagnosi dice “per marasma”.
Di Ida Dalser e Benito Albino Mussolini non esiste più nemmeno la tomba. I loro corpi furono gettati nelle fosse comuni.

LE LETTERE

BENITO MUSSOLINI SCRIVE A  IDA DALSER

Mia piccola Ida,
sono appena arrivato dopo dodici ore interminabili di treno che mi hanno annerito fino all’inverosimile. Mi sono lavato alla meglio ed il primo pensiero, prima ancora di andare a cena, è per te. Sei contenta? Dirai ancora che solo tu mi ami, mentre io invece non ti amerei? Anch’io ti amo, mia cara Ida, quantunque non abbia potuto dartene prova. Durante il viaggio ti ho pensato di frequente. Tutte le volte che salivano nello scompartimento coppie di giovani sposi o d’innamorati, io pensavo al nostro viaggio, il viaggio che abbiamo progettato. Come sarei stato felice di averti vicina, oggi, mentre il treno filava rapidamente sotto un cielo purissimo in mezzo a una campagna che ha tutte le seduzioni melanconiche dell’autunno, verso questa bellissima Roma che mi è apparsa nell’ora del crepuscolo che incendiava l’orizzonte dei sette colli eterni.
Stasera saremmo stati insieme, mentre invece […]. Ti manderò domani qualche cartolina illustrata. Certo di essere a Milano martedì o mercoledì sera. Sii saggia, mia piccola amica e pensami spesso. lo ti abbraccio con tutta la passione dei nostri momenti d’intimità e di amore. Sono il tuo selvaggio amico e amante. Benito.

IDA DALSER SCRIVE A BENITO

Ciò che ti chiedo è poco: mio figlio, e l’uscíta immediata da questo putridissimo manicomio, da questo orrendo tubercolosario, dove tu non hai alcun diritto di farmi seppellire […] la roba mia […]i miei mobili e tutto l’arredamento personalissimo dell’appartamento di Milano che deve servire per mio figlio… Cessa di far insultare la madre di tuo figlio, almeno per la pace della tua coscienza, e il fantasma tenebroso che verrà a visitarti ogni notte […].
Ascolta Benito il grido della mia coscienza, ci siamo amati, appassionatamente adorati, siamo uniti nel vincolo del sangue, e per te mi dibatto in un mondo di guai, hai spento la mia bella e robusta giovinezza.

Infine, gli accenni alla sua supposta infermità mentale:

Non fingere sai? Sai benissimo che le mie facoltà psichiche sono in perfetto ordine come furono sempre… Dio mio, come avevano ragione quando mi dicevano di lasciarti, che in tutto eri sospetto. Ma tu mi intimavi di tacere con le tue spiegazioni […]. Hai sofferto, lo so, hai pianto, ma poi ti riafferra qualche nuova diavoleria […] non bisogna attingere dalla menzogna la forza di lottare, tutti gli uomini non sono imbecilli […] e chissà che un giorno tu pure non finisca lacerato più delle tue vittime. Che il cielo ti salvi dal mercato infame che hanno fatto di noi due innocenti […]. Ah, morire senza poter riabbracciare mio figlio […]. Va’ là Duce che sei un povero uomo.

IDA DALSER SCRIVE AL PREFETTO DI TRENTO

Gr. Uff. Piomarta Prefetto di Trento

Eccellenza,
alla presente vi giunga il mio grido disperato. Si uccide una  donna, ma non la si insulta oltre un certo limite. Nerone e Caligola non avrebbero osato spingere il loro cinismo così oltre. Il dottor Baroni e comp. da quattro anni si burlano di me: non posso neppure immaginare di trascinare una vita di tormenti senza un raggio di sole. Al sentire queste canaglie pare che i  fratelli Mussolini mi abbiano venduta per sempre e che da loro giungano tutti i supplizi a me inflitti. E’ un tale guazzabuglio che esige proprio l’intervento della E.V. al quale ho scritto sei lettere ma senza risultato. Mi hanno imbavagliata narcotizzata battuti i denti chiusa a catenaccio in una cella priva di aria, e mai passeggiate iniettato nel braccio sinistro del veleno per piegarmi ai suoi voleri. Sono una povera morta stesa nel suo sudario sotto una pesante pietra in attesa che la mia tomba si apra per ríabbracciare la santa la mia divina creatura che adoro. Venite […] venite presto subito […]. Chi non conosce gli strazi materni non sa che cos’è il dolore! Ah! La mia infelice creatura dove sarà sepolta? Forse sparita da questo mondo tra le torture le più disperate. E non sente quell’uomo di essere padre? lo posso anche morire [ … ] ma egli no, egli mio figlio non ha chiesto di venire al mondo e nessuno può e deve imporgli il calvario della sua sventurata madre. E non capisce che noi rappresentiamo la forza politica e morale di coloro che lo trascineranno nell’abisso?

IDA DALSER SCRIVE AL PAPA

L’uomo che ho adorato, difeso, curato quando era ammalato, seguito come un’ombra nei comizi, nelle dimostrazioni, quando era battuto a ferro e a fuoco sulle piazze di Milano e dalle guardie di Giolitti; pregando e invocando la fine dei duelli, rendendolo padre di un’adorabile creatura che è il suo ritratto vivente. E tutto questo? Non certo per le sue ricchezze! Se fosse stato in mezzo alle fiamme o attraverso una grandine di palle, sarei corsa in suo aiuto […] Allora non era un iniquo, ma un vero angelo […] un genio abbandonato, l’ho accolto in casa mia contro le congiure di tutti, l’ho adorato, mi ha adorata, prometteva di fare di me la più invidiata delle donne. Io non domandavo altro che di fare di me la più amata…

IDA DALSER SCRIVE AD ALBERTINI (DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA)

Per il figlio di Benito Mussolini direttore e proprietario del “Popolo d’Italia”. Ridotta all’estrema miseria dopo essere sfruttata e abbandonata poi dal padre di mio figlio Benito Mussolini, direttore e proprietario del “Popolo d’Italia”, faccio appello alla generosità del giornale, il «Corriere della sera», perché voglia aprire una sottoscrizione a favore del figlio di Mussolini non potendo più io più oltre mantenere il figlio dell’uomo che m’ha sfruttata e del vigliacco che m’ha gettata sul lastrico colla mia creaturina. Nel mentre ora egli nuota nell’oro assieme ai suoi famosi «compari» e amministratori Clerici e Morgagni.
La madre del piccolo Benitino Mussolini.

Da Alfredo Pieroni Il figlio segreto del Duce: la storia di Benito Albino Mussolini e di sua madre Ida Dalser. Milano, Garzanti, 2006.

TRACCE DI UNA MEMORIA CANCELLATA

Benito Mussolini fu davvero bigamo? Il Times di Londra l’ha scritto; l’accreditato storico biografo del duce, Denis Mack Smith, lo ha ritenuto «altamente probabile».
Ma al di là della bigamia o meno, sulla vicenda di Ida Dalser e di suo figlio, si è scritto e detto molto poco, sia dagli storici, nazionali e non, sia dalla stampa.
Il merito di aver riportato alle cronache la sua vicenda è di due autori: Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli, che hanno realizzato il documentario Il Segreto di Mussolini , in coproduzione con “La Grande Storia” di Rai Tre, e trasmesso su Rai Tre il 14 gennaio 2005.
Marco Bellocchio ha conosciuto la Dalser proprio grazie a questo documentario.
La vicenda a cui è ispirato il documentario è venuta a sua volta alla luce grazie alle minuziose ricerche di un giornalista di Trento, Marco Zeni, che per primo ha ricostruito la vicenda della Dalser già nel 2000 nel libro L’ultimo filò e successivamente nel libro La moglie di Mussolini (Trento, Effe e Erre, 2005).
Il giornalista Alfredo Pieroni poi, attraverso una nuova raccolta preziosa di lettere e documenti, ricostruisce la vicenda della Dalser in Il figlio segreto del Duce: la storia di Benito Albino Mussolini e di sua madre Ida Dalser (Milano, Garzanti, 2006).

Bibliografia essenziale

  • Pieroni, Alfredo. Il figlio segreto del Duce: la storia di Benito Albino Mussolini e di sua madre Ida Dalser. Milano, Garzanti, 2006.
  • Zeni, Marco. La moglie di Mussolini. Trento, Effe e Erre, 2005.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

Commenti»

1. achille della ragione - 25/05/2009

Vincere, unica chance dell’Italia a Cannes

Accolto tiepidamente dalla critica italiana, Vincere, di Marco Bellocchio sulla stampa specializzata straniera è stato viceversa salutato come uno ottimo film in grado di gareggiare alla pari con i favoriti per la conquista del palmares.
La trama rende conto di un aspetto poco noto della nostra storia, un amore giovanile di Benito Mussolini con Ida Dalser, sancito da un matrimonio civile e dalla nascita di un figlio riconosciuto dal duce. Un episodio sul quale dubito che gli storici abbiano posto il loro imprimatur definitivo e che fu trattato alcuni fa in un servizio televisivo che fece grande scalpore.
La narrazione scorre come un gigantesco affresco con i toni di uno struggente melodramma, intercalato da immagini di repertorio celebri, dalle cruente battaglie della prima guerra mondiale alle inqualificabili scorrerie delle squadracce in camicia nera, dai discorsi del duce dal balcone di Palazzo Venezia alla firma del Concordato.
L’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno è semplicemente superba, sia quando ci mostra ripetutamente, completamente nudo, il suo esile corpo, sia quando lavora magistralmente con un volto espressivo ed un uso degli occhi da cinema muto.
All’inizio vi sono numerosi, quanto gratuiti, amplessi tra un giovane ed aitante Benito e la Dalser, conditi da sonori ed imbarazzanti mugolii di orgasmi, a rafforzare la fama iperviriloide del futuro dittatore. Poi la inaspettata gravidanza, il matrimonio, la nascita del bastardello dal nome altisonante, riconosciuto, ma non gradito.
La donna non rinuncerà al suo amore ed ai suoi diritti con una tenacia ed una perseveranza che la condurranno al manicomio, sana di mente, pazza solo della sua passione sviscerata per un uomo che non la desiderava più e divenuto potente decise di annientarla.
I fotogrammi scorrono solenni come in una funesta odissea nella quale ambizione e solitudine ci riportano ad un’Italia che pochi oramai possono dire di aver conosciuto di persona. Ci mostrano la dolorosa parabola di una donna che, nell’illusione di un amore finito, ebbe il coraggio di combattere da sola contro il potere, trascinando anche il figlio nello stesso triste destino. Moriranno infatti entrambi tra le mura di un manicomio, Ida nel 1937, Benito nel 1942.
Impagabili sono le scimmiottature che il figlio fa del celebre genitore, mimando la sua grottesca retorica, fatta di gesti ridicoli e di una mimica folle e disarticolata; sembra quasi di rivedere il divino Totò in una delle sue inimitabili imitazioni. Penose sono invece le scene di vita manicomiale dove le sventurate recluse, nude e legate ai loro lettini, sono costrette ad un’esistenza misera e senza speranza di redenzione.
Un film che ci restituisce un Mussolini inedito, spietato e crudele, mentre la sua fama di maschio superdotato ne esce visibilmente rafforzata, anche se non ha mai subito incrinature, al punto che le compagne della infelice Ida le chiedevano curiose quanto fosse grosso l’uccello dell’infaticabile condottiero.
Achille della Ragione


Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: