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Cinema futuro (667): “L’amore nascosto” 02/06/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“L’amore nascosto”

Uscita in Italia: venerdì 5 giugno 2009
Distribuzione: Archibald Film

lamorenascostoTitolo originale: “L’amore nascosto” / “L’amour caché”
Genere: drammatico
Regia: Alessandro Capone
Sceneggiatura: Alessandro Capone e Luca D’Alisera (basato sul romanzo “Madre e ossa” di Danielle Girard)
Musiche: Lawrence “Butch” Morris , Riccardo Fassi
Sito web ufficiale (Italia): nessuno
Cast: Isabelle Huppert, Greta Scacchi, Mélanie Laurent, Olivier Gourmet

La trama in breve…

“Un brutto essere umano ha dato vita a un altro brutto essere umano:questa è la storia mia e di Sophie…
Sophie mi detesta, e io vorrei non averla mai messa al mondo.”

Danielle è una donna ricoverata in una clinica privata dopo il terzo tentativo di suicidio.
Odia sua figlia Sophie, con la quale non è mai riuscita a costruire un rapporto e per questo si è inflitta un silenzio inviolabile, autorelegandosi in un mondo chiuso e sterile, senza reazioni, senza bisogni, senza futuro.
La psichiatra che l’ha in cura però non vuole rassegnarsi a perderla e la convince a tentare almeno di mettere per iscritto i suoi pensieri.

Sono la madre di Sophie…
Sophie è nata a Parigi…
Sophie ha una bambina…
Sophie ha divorziato un anno fa…

Tanto basta alla psichiatra per comprendere che Danielle è ancora totalmente assorbita dal ruolo di madre, a tal punto e così enigmaticamente, da considerare sua figlia come una figura invasiva e lacerante nella sua attuale realtà.
Intanto Danielle, con estrema fatica ma in modo sempre meno sconnesso e sempre più emotivamente coinvolgente, riesce a trovare le parole per spiegare e capire le radici del suo disagio, del suo male di vivere, del suo desiderio di morte. L’infanzia isolata e difficile, un matrimonio affrettato e la gravidanza non scelta consapevolmente ma subìta, la rottura con suo marito, le crescenti difficoltà di rapporto con Sophie, l’abisso d’incomprensione e d’intolleranza spalancatosi tra loro…
Il lento processo di autoanalisi sollecitato dalla psichiatra viene però minato da alcune inaspettate, deflagranti visite di Sophie: la ragazza s’ostina a considerare sua madre non come una malata, ma come una figura psicologica reale. Interagisce senza filtri, senza pietà. Così grande è l’ostilità tra le due donne, ancora così aperte si mostrano le ferite del loro rapporto, da accecare la figlia e far ricadere nel baratro della solitudine la madre.
Un giorno, in occasione del suo trasferimento ad un’altra clinica, Danielle scappa.
Si perde per Parigi, vagabonda sotto la pioggia, acconsente ad un rapporto d’amore con un estraneo incontrato davanti ad una gioielleria. Viene poi abbandonata in strada.
La ritrovano due giorni dopo sotto un portico, spossata e febbricitante.
Compiuto il trasferimento nella nuova clinica, Danielle cerca disperatamente un modo per togliersi la vita, quando viene però raggiunta da un’inattesa notizia, che sebbene tragica e dolorosissima, invece gliela cambierà…

Note di regia
di Alessandro Capone

Raramente mi è capitato di imbattermi in un documento letterario che presentasse una forza ed un impatto così decisi e devastanti come nel caso del “diario” di Danielle Girard.
Due cose a mio parere distinguono la storia di Danielle dalla quantità di storie atroci che affollano giornali e notiziari tv e suscitano in noi un senso di orrore e vergogna:

– il fatto di centrare uno dei maggiori tabù della nostra società, e cioè l’amore d’una madre per il proprio figlio, o figlia, avvicinandoci non tanto alla specifica, sfortunata, realistica storia di Danielle, quanto uno stato d’animo senza ‘diritto di cittadinanza’, ma che più o meno alla lontana ci coinvolge tutti, ed è senza tempo, antico come lo sono l’uomo e la donna;

– un riscatto finale che, per quanto tragico e doloroso, permette a questa vicenda di astrarsi dal quotidiano, e in ultimo dà un senso alle sofferenze della protagonista e a quelle di sua figlia.

Il primo punto riguarda un sentimento addirittura innominabile per qualunque donna, pena la discriminazione più assoluta da parte di tutti e l’inesorabile flagello dei sensi di colpa. Una madre non può scegliere di amare o no sua figlia, non può nemmeno essere assalita dal dubbio; la deve amare e basta, perché così vuole la natura delle cose. Che probabilmente poi è tale, perché dell’amore e delle cure d’una madre qualunque mammifero ha bisogno per diventare adulto e poter procreare a sua volta.

A pensarci bene il fatto in questione è però un altro, e cioè non l’amore in sé, quanto la libertà di discuterlo e sceglierlo, di provarlo e manifestarlo e più in generale la coscienza e il senso della maternità in sé stessa.

Una serie di circostanze – non importa quali – hanno impedito ed impediscono a Danielle di provare e manifestare pienamente il suo amore per la figlia, lasciando per reazione che affiorino in lei sentimenti di ostilità e diffidenza.

Forse non è così scandaloso, inaccettabile ed insolito come a prima vista potrebbe sembrare; quello che distingue Danielle da tutte le altre madri è che lei ha trovato il coraggio, o la disperazione, per ammetterlo.

Il secondo punto riguarda invece l’inaspettato scambio di ruoli e di destini tra Danielle e Sophie, il cui sacrificio finale ristabilisce tra madre e nipote, anche se a carissimo prezzo, quella continuità che s’era spezzata tra madre e figlia, dando a tutte loro la possibilità d’un futuro.

In ragione di queste considerazioni, una vicenda particolare e personalissima come quella di Danielle può assumere un senso universale, e riguardarci tutti, anche coloro che nella maternità possono, o vogliono, leggere solo e soltanto il rovescio nobile della medaglia.

Ci è sembrato importante – nella sceneggiatura, scritta con Luca D’Alisera – restare fedeli a quello che si presentava come un impianto drammaturgico straordinario e di non staccarci dalla struttura rappresentata dallo scorrere dei fatti e dalle riflessioni della Girard, mantenendo inalterata la consecutio della narrazione, alternata ai ricordi, tenendo tutto al presente.

Per quanto riguarda più specificamente la trasposizione cinematografica, nell’idea di mantenere sullo schermo la stessa limpida forza d’impatto che il racconto già possiede sulla pagina, due sono i principali nodi da sciogliere:

– la visualizzazione dello spazio fisico nel quale si muove Danielle, e dal quale prende spunto il suo racconto, e cioè la clinica;

– il dosaggio del Voice-Over.

A mio avviso non bisogna aver paura dell’aspetto claustrofobico dell’ambientazione, poiché in definitiva è proprio da questo spazio astratto e separato dal mondo che la confessione di Danielle trae la forza per staccarsi dalla confusa disperazione di tutti i giorni, e per trasformarsi in un grido tragico, unico e irripetibile.

Abbiamo parlato di spazio fisico, ma trattasi piuttosto di uno spazio mentale e ipnotico. Danielle si è persa nella sua stessa vita, è ricaduta completamente su se stessa, in quel vicolo cieco senza futuro e senza speranza che è il suo inconscio.

Sebbene in maniera non dichiarata, la clinica è stata pensata e verrà raccontata proprio come il suo universo irrazionale.

Nessun simbolo, per carità, nessun tentativo di razionalizzare e descrivere un tal genere di spazio con codici ed esoterismi da addetti ai lavori. Semplicemente un luogo magari moderno e asettico quasi completamente deserto, nei cui spazi sterili Danielle si muove e vagabonda come un’eroina prigioniera e dannata, rincontrando disordinatamente pezzi del suo passato, alla porta del quale – unico esile collegamento con il mondo reale – sta la psichiatra.

Riguardo al Voice-Over, non intende “spiegare”, ma “affermare” provocatoriamente il personaggio di Danielle.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

L’amore nascosto

Commenti»

1. Santarcangelo dei Teatri: ed il borgo torna ad essere palcoscenico a cielo aperto | DaringToDo.com - 22/06/2009

[…] le performance di Alvin Lucier e Heiner Goebbels. Da sottolineare, il concerto in chiave corale di Lawrence D. “Butch” Morris su testi di Giovanni Pascoli, quello dello straordinario sperimentatore inglese Phil Minton oppure […]


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