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Edicola – “Wired” #5, luglio 2009: “No alla Luna, 10 buone ragioni per non tornarci e puntare dritto su Marte” 19/06/2009

Posted by Antonio Genna in Comunicati, Wired.
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WiredE’ in vendita da ieri il numero 5 – Luglio 2009 dell’edizione italiana del mensile “Wired”, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast e disponibile in tutte le edicole al prezzo di 4 €. Vi presento di seguito la copertina ed un’anticipazione dei principali servizi del nuovo numero.

wired-07-09

Adesso un’anticipazione sul principale servizio di questo numero.

WIRED CELEBRA L’ANNIVERSARIO DELLO SBARCO SULLA LUNA

È in edicola il quinto numero di WIRED, un’edizione speciale dedicata al 40esimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna

Come festeggiare i quarant’anni dello sbarco sulla Luna? Rendendo omaggio al primo storico traguardo dell’esplorazione spaziale per poi chiudere quella pagina gloriosa e fare altro. Andare su Marte, o anche soltanto su un asteroide, ma con lo sguardo rivolto al futuro.  Per riprendere a fare esplorazioni e darsi obiettivi adeguati al nuovo millennio.

Lo propone il numero di luglio di WIRED, in edicola dal 18 giugno, con un guest editor d’eccezione, l’astrofisico ed ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana Giovanni Bignami. Lo scienziato ha scritto un manifesto sulle “dieci buone ragioni per non tornare sulla Luna“.

In attesa che Barack Obama si pronunci e che il nuovo amministratore della Nasa, il generale afroamericano Charles Bolden, confermi o meno l’obiettivo di un futuro sbarco annunciato nel 2004 da George W. Bush, per Bignami le ragioni di un ritorno sul satellite sono più frutto di vecchie inerzie che di visioni innovative.

1. Obiettivi chiari? Non ce ne sono, l’ipotesi di un radiotelescopio da montare sul “dark side of the moon” è affascinante quanto velleitaria. 2. Ricerca scientifica? Quale, se persino la mezza tonnellata di campioni di suolo prelevata a suo tempo dagli Apollo è ancora imballata negli scatoloni, a Houston? 3. Lo studio del clima? Si fa meglio dalla Terra o dai satelliti. 4. La ricerca dell’acqua e il carotaggio della superficie Lunare? Basta un robot.  5 e 6. Un progresso tecnologico delle spedizioni, una base lunare? Il Congresso degli Stati Uniti non prevede stanziamenti, e i vettori spaziali sono gli stessi di quarant’anni fa, con qualche lieve modifica. 7. L’utilizzo della Luna come “satellite miniera”? Una bufala accreditata anche dai media, ma inconsistente. È così per il favoleggiato elio tre: secondo Bignami sarebbe così anche se sulla Luna trovassimo abbondanza di uranio “bomb grade”, cioè pronto all’utilizzo: perché i costi dell’impresa sarebbero comunque insostenibili. 8. Estrarre acqua per produrre energia? Ci vorrebbe un reattore nucleare. 9. Quanto a usare la Luna come base per partire verso Marte, l’unica vera grande sfida spaziale del nostro secolo, è di gran lunga più sensato appoggiarsi a una stazione orbitante. 10. Che cosa resta? L’ipotesi di tornare sulla Luna per puro spirito di revival, o di andarci perché (forse) ci andranno la Cina e l’India. In un pamphlet rigoroso ma di forte spirito polemico e ricco di spunti e informazioni insolite, Bignami ha buon gioco nel ricordare che la missione della scienza (e della tecnologia avanzata) è darsi traguardi sempre nuovi, invece di replicare le antiche glorie.

Obiettivo Marte, allora, con una colonia di pionieri che si attrezzi a sopravvivere e a civilizzare il pianeta rosso: lo propone, in un’intervista esclusiva rilasciata a Bignami l’astronauta Buzz Aldrin, che sulla Luna sbarcò assieme a Neil Armstrong in quell’indimenticabile 20 luglio 1969. E se andiamo su Marte, la tuta adatta è in fase di progettazione avanzata: ci stanno lavorando (vedere per credere) alla Dainese di Vicenza, in collaborazione con il Mit di Boston: lo raccontano Daniele Cassandro e Niccolò Fantini.

Le sorprese stellari di Wired non terminano qui: Luca Sofri si collega con l’ex Mc’Donalds californiano dove un gruppo di scienziati restaura le foto della Luna che la Nasa voleva mandare al macero. Il giornalista americano Cyrus Fariver si fa spiegare da Vint Cerf, padre del protocollo Internet, il progetto futuribile e visionario di portare il web in tutto il sistema solare, che in autunno muoverà i primi passi. E Federico Ferrazza ci accompagna a Kiruna, in Lapponia, dove dal 2012 partiranno i viaggi turistici nello spazio firmati Virgin.

Di fronte a scenari così fantastici, la fiction rilancia: chi sbarcherà per ultimo sulla Luna? Gli italiani, naturalmente. Nel 2061, se diamo retta a quanto il papà della fantascienza cyberpunk, Bruce Sterling, ha immaginato per noi. Con un miliardario eccentrico  che lassù mangerà grissini liofilizzati assieme a un’attricetta. E un pronipote di Filippo Tommaso Marinetti che commenterà sconsolato: abbiamo il futurismo più vecchio del mondo.

A proposito, qual è stata la scoperta più importante degli astronauti che orbitavano attorno alla Luna? La Terra, naturalmente. Quell’immagine commovente del nostro pianeta, l’unica macchia di colore e di vita nel buio dello spazio, secondo lo storico inglese Robert Poole che la commenta per Wired, ha cambiato per sempre (e in meglio) la nostra consapevolezza. Anche l’ecologia, per dirne una, arriva da lì.

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Commenti»

1. Debris - 20/06/2009

…Dieci motivi per non andare sulla Luna e puntare su Marte…gliene dico undici per lasciar perdere marte,andare sulla Luna,farne una base di appoggio, e puntare sugli Asteroidi..quelli della fascia terrestre – e già – che sono pieni di minerali che noi qui proprio… e quelli della fascia fra Giove e Marte…Anche quelli strapieni di risorse!!

Ma chi diamine vuol andare su Marte ?? A far che ??? Chi ha firmato Bush Junior!!!

Ci sono i tifoni! E’ uno stramaledetto pozzo di gravita! E abbiamo capito a colpi di sonde: l’acqua c’è stata!…Passando ce ne buttiamo quanto volete di sonde…

2. Debris - 20/06/2009

Non stò scherzando!!


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