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Cinema futuro (692): “Outlander – L’ultimo vichingo” 01/07/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Outlander – L’ultimo vichingo”

Uscita in Italia: venerdì 3 luglio 2009
Distribuzione: Eagle Pictures

outlanderTitolo originale: “Outlander”
Genere: azione / avventura / fantascienza
Regia: Howard McCain
Sceneggiatura: Dirk Blackman e Howard McCain
Musiche: Geoff Zanelli
Uscita negli USA: 23 gennaio 2009
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: James Caviezel, Sophia Myles, Jack Huston, John Hurt, Cliff Saunders, Patrick Stevenson, Aidan Devine, Ron Perlman, Bailey Maughan

La trama in breve…
Villaggio di Herot, Norvegia, 709 d.c., Rothgar è stato da poco incoronato Re. All’orizzonte un’astronave va a schiantarsi su uno dei maestosi fiordi Norvegesi. Dal relitto esce un uomo proveniente da un altro mondo: è Kainan, un guerriero umanoide, e non è solo. A sua insaputa ha portato con sé un pericoloso clandestino, il Moorwen, una creatura selvaggia pronta a tutto pur di vendicarsi per quello che l’esercito di Kainan gli ha fatto. Abbandonato su un pianeta a lui alieno, in una terra in ritardo di secoli rispetto alla sua civiltà, Kainan si prepara a scovare e a distruggere la sua nemesi. Ma prima che possa riuscire nel suo intento, Kainan viene catturato dai Vichinghi. Kainan salva la vita a Re Rothgar e per questa ragione, anche se con riluttanza, viene accettato all’interno del clan. I Vichinghi, capeggiati da Kainan, devono ora affrontare la loro ultima e disperata missione: riusciranno a sterminare il mostro? Oppure andranno incontro alla loro distruzione? Così come la polvere della storia del Villaggio di Herot comincia a depositarsi, la fiaba di Kainan diviene leggenda.

Megaliti di Sulawesi, Indonesia
Quattordici statue risalenti al primo millennio d.c. Le statue hanno le fattezze di esseri umani ma sono prive di  gambe e sono caratterizzate da teste gigantesche. Sono uno degli enigmi del mondo ancora rimasti irrisolti. Somigliano alle statue dell’Isola di Pasqua, il cui peso è di circa 13 tonnellate, perciò si pensa che non possano essere state sollevate dagli uomini primitivi.

Pitture Wandjina, Kimberley, Australia
Queste immagini, che risalgono a 5.000 anni fa, raffigurano dei volti singolari: di un bianco sorprendente, con grandi occhi neri ed un alone di linee che si irradiano dalla testa. Le figure ricordano gli alieni, è così che vengono descritti da coloro che sostengono di essere stati rapiti da essi.

Linee di Nazca, Perù
300 misteriosi e giganteschi disegni incisi nel terreno e raffiguranti uccelli, animali e figure antropomorfiche. Furono scoperti solo dopo l’avvento dei voli di linea, attorno agli anni ‘20. Le loro origini si collocano tra il 300 a.c. e l’800 d.c. Visti da vicino questi petroglifici non assomigliano a figure coerenti, per comprenderne la vera forma devono essere osservati dal cielo.

Macchina di Anticitera, Grecia
Un intricato meccanismo in bronzo dotato di ruote dentate, rinvenuto su un relitto Greco e risalente all’anno ‘80 a.c. Gli scienziati Inglesi e Greci lo ritengono il più antico calcolatore meccanico del mondo, veniva utilizzato per calcolare il movimento dei pianeti.

Cristalli di Gotland, Svezia
10 lenti di roccia di cristallo dalla forma perfetta, rinvenute in un sito Vichingo a Gotland. Risalgono al 1000 d.c. Le sofisticate tecniche utilizzate per creare queste lenti precedono quelle usate per costruire, alla fine del 1500 in Europa, i primi telescopi.

Note di produzione

Il regista Howard McCain lesse il poema epico Inglese Beowulf ai tempi del liceo e ne rimase da subito estremamente colpito. Il mito di quell’eroe restò a lungo nei suoi pensieri, accompagnandolo fino al periodo in cui frequentava la Film School dell’Università di New York. Tuttavia a quei tempi non aveva idea di come avrebbe potuto trasformare quella storia in un film, anche perchè l’idea del mostruoso troll Grendel non trovava posto in una vicenda storicamente accurata. Era l’inizio degli anni ‘90, molto prima che il film de Il Signore degli Anelli, che trae anch’esso ispirazione dalla leggenda di Beowulf, rendesse quelle creature e quei paesaggi mitici parte integrante della psiche comune. I film tendono ad osservare in maniera rigorosa il loro genere di appartenenza: un film storico, questa era la categoria alla quale McCain riteneva appartenesse la storia di Beowulf, deve parlare di fatti storici; mentre un film di fantascienza dovrebbe parlare di fantascienza. I mostri, secondo McCain, dovevano appartenere al mondo della fantascienza, e non potevano trovare posto in un film storico.

Col passare del tempo, tuttavia, McCain iniziò ad accettare l’idea della fantascienza, piuttosto che rifiutarla totalmente. Aggiungendo gli alieni al mix, la vicenda sarebbe risultata più credibile. Quando McCain si trasferì in California e fece amicizia con lo sceneggiatore Dirk Blackman, grande appassionato della storia di Beowulf, la soluzione al suo dilemma non tardò ad arrivare, e fu così che prese vita una prima bozza di sceneggiatura.

I due, entrambi appassionati di cinema e di fumetti, presero ispirazione da diverse fonti: Alien, Predator, La Cosa, le teorie degli antichi astronauti di Erich von Däniken, e l’episodio intitolato “Arena” della prima stagione di “Star Trek”. In questo episodio Kirk si trova a combattere faccia a faccia con il Gorn, un rettile umanoide intelligente. Ma non avendo la possibilità di usare il suo phaser, per sconfiggere il suo avversario, Kirk è costretto a combattere con armi primitive.

“Forse una creatura aliena atterrò sulla terra ai tempi dei Vichinghi”, riflette McCain. “Allora sarebbe potuta andare proprio così”. “Tutti sanno che non esistevano mostri ai tempi dei Vichinghi”, aggiunge Blackman, “ma se un alieno dalle fattezze umane fosse arrivato dallo spazio portando con sé una creatura aliena, e poi si fosse alleato con i Vichinghi per combattere quella creatura, allora avremmo una spiegazione delle origini di Beowulf. In altre parole, abbiamo deciso di scrivere la Vera Storia di Beowulf”.

Il Produttore Esecutivo Karen Loop diede la sceneggiatura a John Schimmel, il Presidente della Produzione della Ascendant Pictures. “L’abbiamo trovata incredibilmente buona”, disse Schimmel. “E’ un insieme unico di generi, una combinazione innovativa di azione e di forti emozioni.

E’ una bellissima storia di redenzione, che parla di un uomo che è morto a livello emotivo quando precipita sulla terra, e proprio qui, nel posto più improbabile, trova la sua salvezza; il tutto è confezionato in un grande film  di fantascienza ricco di azione”.

Schimmel portò la storia all’attenzione di Chris Roberts, socio e Co-Presidente della Ascendant. “Outlander possedeva tutti gli elementi necessari, era da molto tempo che cercavo un film come questo”.

Outlander contiene anche un colpo di scena: Fonde la Scienza e la mitologia, come spiega lo stesso McCain: “E’ un’idea perfetta, mischiare le due cose: e cioè gli alieni che arrivano sulla terra ai tempi dei Vichinghi. La pellicola prende elementi già visti e li inserisce in un contesto del tutto nuovo. E’ un  film di evasione per eccellenza, ed è proprio questo che la fantascienza ed il fantasy dovrebbero offrire”, aggiunge Roberts. Da quel momento in poi, Schimmel e Roberts hanno collaborato affinché il progetto prendesse il via.

Il Produttore Esecutivo Don Carmody aveva già collaborato assieme a Roberts nel film Slevin-Patto Criminale, e sperava di poter tornare a collaborare con lui. Quando la sceneggiatura di Outlander arrivò nelle sue mani, Carmody riconobbe immediatamente le qualità della storia. “E’ scritta in modo incredibile, è piena di azione, ma la cosa più importante è che sarebbe esattamente il tipo di film che pagherei per andare a vedere. Il Produttore sapeva che un buon film sui Vichinghi mancava ormai da tempo sugli schermi cinematografici. Ciò che rende questo film interessante è che sebbene sia legato alla leggenda di Beowulf, il personaggio di Grendel viene dallo spazio ed è terrificante tanto quanto quello di Predator e di Alien messi assieme. Questo è un aspetto molto interessante, perchè il film trasforma la leggenda – la più antica della lingua Inglese – rendendola assai più emozionante ed attuale per un pubblico moderno. Portare sul grande schermo la storia originale di Beowulf non sarebbe stato emozionante quanto fondere assieme la teoria degli alieni atterrati sulla terra centinaia di anni fa e la letteratura antica”.

Secondo Roberts, Schimmel (il cui film preferito da bambino era Cyclops) e Carmody (ha esordito in questo campo lavorando nei film horror Il Demone Sotto la Pelle e Rabid-Sete di Sangue di David Cronenberg, oltre che nel classico di culto Terror Train di Roger Spottiswoode), l’idea di una saga su dei Vichinghi assetati di sangue rappresentava un terreno fertile. “Sulla lista di ogni cinefilo questa pellicola starebbe sicuramente in cima: Vichinghi e creature aliene. Come potrebbe non piacere?” si domanda Roberts.

“I Vichinghi erano gli uomini degli uomini”, spiega Carmody. “Hanno scoperto il Nord America prima di Cristoforo Colombo, ed hanno avuto la loro parte anche nelle Crociate. Erano una sorta di Delta Force del 9° secolo. E la cosa interessante è che fossero dei grandi cantastorie. Raccontare delle storie attorno a un fuoco è un’usanza che precorre l’idea stessa del cinema. I giganteschi schermi cinematografici hanno sostituito gli antichi fuochi negli accampamenti.

Il cast

“Questo genere di film non fa sempre affidamento su un cast di grandi attori, ma esistono delle eccezioni famose, basta pensare ad Alien, con John Hurt e Sigourney Weaver. Abbiamo scelto il cast di Outlander prendendo ispirazione da quel film”, spiega Roberts. “Abbiamo avuto la possibilità di trovare delle persone adatte al loro ruolo e capaci di contribuire al film portando molto di più di quello che era scritto sul copione”.

“Abbiamo richiamato un grande cast”, afferma McCain, “e tutti quanti hanno accettato di fare questo film per le ragioni giuste. Jim Caviezel, John Hurt, Sophia Myles, Jack Huston e Ron Perlman, la sceneggiatura piaceva a tutti loro, non perchè fosse un film di mostri, ma per la storia di per sé”.

Stoico e allo stesso tempo eroico, è questo il modo in cui Don Carmody  descrive Jim Caviezel, col quale aveva già lavorato nel giallo\drammatico Angel Eyes-Occhi D’Angelo. Per McCain  era essenziale che l’attore che avrebbe interpretato Kainan possedesse le qualità tipiche del classico action hero degli anni ‘50: doveva essere un guerriero forte, un solitario lacerato da un tormento morale interiore. “Piuttosto che optare per dei candidati adatti più che altro ad un film di azione\fantascienza”, spiega McCain, “era essenziale trovare qualcuno che sapesse conferire a questo personaggio un senso di calma, di profondità, che facesse intuire gli eventi che precedono l’inizio del film”.

“Kainan capisce subito di doversi adattare al nuovo ambiente primitivo se vuole sopravvivere, è necessaria tutta la sua forza di volontà oltre che le sue doti di abile negoziatore per riuscirci”, spiega Carmody. “Jim è un attore fantastico ed è bravissimo in questo senso”.

McCain sapeva che i suoi attori sarebbero dovuti diventare parte  integrante di questo suo sogno, e da questo punto di vista le illustrazioni prodotte dai Ninth Ray Studios sono state molto efficaci. “Jim ha letto la sceneggiatura”, ricorda McCain. “Ci siamo incontrati, gli ho mostrato gli art work e lui ne è rimasto molto colpito. All’inizio era piuttosto riluttante perchè sono un regista esordiente e questo era un film indipendente, ma Jim ama questo genere di film e voleva che questa pellicola avesse anche una sostanza oltre a tutto il resto”.

Kainan arriva dal cielo sulla terra nel 709 d.c. Il personaggio che fa da ponte tra questi due mondi è Freya, figlia di Re Rothgar e promessa sposa di Wulfric. Freya prova una grande attrazione nei confronti dello straniero. Si tratta di un archetipo che ha riferimenti storici illustri: basta pensare a Pocahontas, la figlia del Capo Indiano, e alla sua ‘amicizia’ con il colono inglese John Smith; oppure a la Malinche, figlia di un nobile Atzeco, che fece da interprete tra Cortez e gli invasori Spagnoli; o ancora a Cleopatra che divenne  amica di Giulio Cesare e dell’esercito Romano.

“Sophia Myles era l’attrice ideale per interpretare Freya, era infatti capace di conferire al ruolo un senso di determinazione e di inquietudine, inoltre dimostrava di essere capace di abitare il personaggio nel suo particolare mondo storico. Avevo visto Tristano e Isotta e mi era piaciuta la performance di Sophia in quella pellicola”, afferma McCain.

“E’ curioso: mi offrono sempre dei ruoli piuttosto ‘regali’!” scherza la Myles, alla quale, in passato, è capitato più di una volta di interpretare la parte di una principessa, come è successo in Tristano e Isotta. “Freya però è diversa. Non ha paura di sporcarsi le mani. Arriva a combattere con il Moorwen: questo è un aspetto che mi è piaciuto molto quando ho letto la sceneggiatura. E’ un personaggio molto maschile, in questo film c’è una grande dose di testosterone. I ragazzi sono fantastici. Jack è diventato il mio migliore amico, Jim è stato meraviglioso, e poi, che dire di John Hurt? Anche solo il fatto di essere nella stessa stanza con lui è un privilegio”.

Riguardo al regista, la Myles dice, “Howard è stato fantastico. Siamo subito entrati in sintonia. Ha una visione ben definita e sa quello che vuole. Qualche volta è stato un bagno di fango, ma più è dura e migliore è il risultato che si ottiene sullo schermo, perciò ero pronta a sporcarmi le mani”. Myles racconta che quando lesse la sceneggiatura non  immaginava Freya con i  capelli biondi, in cuor suo sperava di doversi tingere i capelli di rosso, anche se solo per un breve periodo. Perciò ha convinto McCain a provare il rosso e l’esperimento ha funzionato perchè il colore coincide benissimo con la personalità del personaggio.

Dirk Blackman spiega che il personaggio di Wulfric era ben definito nelle loro menti sin dall’inizio: l’immagine che avevano di lui era quella di un giovane principe seduto su una staccionata, un giovane uomo con un grande potere, ma insicuro del modo in cui utilizzarlo. Durante il casting, McCain ricorda Jack Huston come, “… una vera e propria rivelazione. Non avevo visto niente di quello che aveva fatto. Durante le prove è riuscito a conferire al suo personaggio un misto di autorità e immaturità giovanile. Jack è stato capace di esprimere tutta l’indecisione e la debolezza del suo personaggio”.

“Dovevo interpretare questa parte a tutti i costi”, afferma Huston. “Amo i film storici e ci tenevo molto a lavorare in questa pellicola. I Vichinghi sono fantastici; e poi i costumi, l’allenamento con le spade, e che emozione camminare nelle strade di un villaggio vichingo! Mi è piaciuto molto fare questo film. E Wulfric è un grande personaggio: al principio è un antieroe,  mentre alla fine del film riesce ad ottenere il favore del pubblico. Nel suo profondo è un bravo uomo, ha solo bisogno di una guida, e le sue guide sono Rothgar, Kainan e Freya”.

Huston dimostra di avere una concezione molto estesa del personaggio di Wulfric: “Halga, il padre di Wulfric, gli ha insegnato che la spada è l’unica forma di negoziazione, mentre suo zio Rothgar, che è molto più riflessivo, è stato per lui come un padre. Queste due nature creano in Wulfric dei disagi, e ad ogni nuovo conflitto è sempre diviso: agire d’impulso e combattere, oppure riflettere, risolvendo le questioni a parole? E’ un giovane arrogante, impetuoso, che crede di non essere pronto per fare il Re. Freya, la sua compagnia di giochi d’infanzia, è ora diventata l’oggetto, se non del suo affetto certamente delle sue attenzioni, proprio perchè è l’unica nel villaggio che ancora non si è arresa al suo fascino. Questa cosa ovviamente lo fa impazzire. Ed è qui che si inserisce Kainan: il primo e forse l’unico uomo del villaggio che ha il coraggio di sfidarlo. Oltre a tutto questo, ho anche la possibilità di  sentirmi un Vichingo! E’ stato divertente uccidere tutta quella gente in questo film”.

Huston si è molto divertito assieme ai membri del cast di Outlander. “Ron Perlman è veramente grande. Sophia è dolce, Jim invece è un grande attore, dotato di un’intensità incredibile che lo rende perfetto per il personaggio. E’ una persona che possiede un non so ché di soprannaturale, in senso positivo ovviamente; lo guardi negli occhi e pensi: tu non vieni da questo mondo! E poi c’è la leggenda: John Hurt, un incredibile attore della vecchia scuola. Quando ho saputo che avrebbe fatto parte del film sono letteralmente impazzito”.

Il rapporto tra Rothgar, interpretato da Hurt, e Gunnar, interpretato da Ron Perlman, affonda le sue radici nella storia delle tribù Vichinghe. Gunnar è a capo di un villaggio che è sotto il dominio del Villaggio di Herot, il cui capo è Re Halga. Gunnar viene chiamato per partecipare ad una pericolosa razzia da Re Halga, ma rifiuta, lasciando il Re con una difesa insufficiente. Quando Halga muore in battaglia, suo figlio, Wulfric, incolpa Gunnar dell’accaduto e giura vendetta, ma suo zio Rothgar si appropria del trono e reclama una risoluzione pacifica. Le prime vittime del Moorwen sono gli abitanti del villaggio di Gunnar, e di questo viene incolpato Rothgar. E così ha inizio una sanguinosa guerra feudale.

Sia John Hurt che Ron Perlman hanno una grande esperienza nell’ambito dei film di genere. Questo film gli ha dato la possibilità di tornare a lavorare assieme. “Ron e John hanno portato tutta la loro grande classe in questo film. Sono entrambi due attori straordinari. Le loro performance sono eccezionali”, afferma Schimmel.

Spiega Blackman. “Rothgar è saggio, ma non ha sempre ragione. E John Hurt è bravo, perché riesce a farti credere qualsiasi cosa”.

McCain ricorda come John Hurt abbia deciso di accettare il ruolo di Rothgar: “John e sua moglie si leggono le sceneggiature a vicenda.

Il suo agente gli ha mandato Outlander, nella prefazione di quella copia c’era scritto: ‘Si tratta di una storia in cui ci sono dei Vichinghi e degli Alieni.’ Molti ridono quando sentono  questa cosa e John non ha fatto eccezione. Ma essendo un attore molto volenteroso, ha continuato a leggere la sceneggiatura, e arrivato a pagina 20, ha detto: ‘Non è per niente quello che pensavamo che fosse.’ Poi una volta completata la seconda lettura ha esclamato: ‘Funzionerà sicuramente. Mi piace.’”

Con oltre 40 anni di carriera alle spalle, John Hurt è una persona molto  ottimista rispetto a questo business. Se una sceneggiatura sembra poter funzionare, lui accetta la parte. “Outlander è un buon film e ho pensato che fosse la mia ultima occasione per poter interpretare un Vichingo”, rivela Hurt. E così all’età di 65 anni Hurt ha avuto la possibilità di interpretare un Vichingo! L’età perfetta per affrontare qualche duello con le spade ed andare a cavallo! “Rothgar crede che un re sia il servitore del suo popolo, non il contrario. L’obbiettivo di Rothgar nel film è quello di tramandare un pò della sua filosofia al giovane prima che questi diventi re”, continua.

E’ stato emozionante vedere Hurt e Perlman incontrarsi sul set dopo tanto tempo. Come racconta Hurt stesso: “Ron è una di quelle poche persone che mi fa  molto piacere incontrare e del quale sono felice di vedere scritto il nome sul foglio della convocazione. E’ una persona estremamente generosa. Sono felice di aver avuto l’opportunità di lavorare assieme a lui in due occasioni e sono certo che ce ne saranno altre in futuro”.

Ron Perlman ricambia. “Che bello tornare a lavorare assieme a John Hurt, con lui ho girato Hellboy. E’ l’attore per eccellenza, una delle persone più generose che abbia mai incontrato”. Tornando al personaggio di Gunnar, Perlman continua: “Gunnar probabilmente è il mio personaggio preferito, tra tutti quelli che ho interpretato fino ad ora; è fiero ed è molto temuto. Le prime 62 pagine parlano del mio personaggio, poi finalmente lo vediamo entrare in scena. Sono 7 le pagine della sceneggiatura in cui è in scena, e poi scompare di nuovo, ma continuano a parlare di lui fino alla fine film”.

IL MOORWEN – Come si rivela

Non è certo facile creare dal nulla un nuovo mostro cinematografico. Dai tempi di Alien e Predator i mostri cinematografici (umani, alieni, robot, animali, insetti) sono diventati un’industria di per sè. Creare un nuovo mostro è una grande responsabilità, sia a livello concettuale che economico. Quando nel 2003 McCain e Blackman portarono la sceneggiatura di Outlander alla Ascendant Pictures, il Creature Designer Patrick Tatopolous aveva già creato il Moorwen. Il suo nome deriva dai Morlocks, le creature del romanzo La Macchina del Tempo scritto nel 1895 da H.G. Wells.

“Ogni mostro a partire dall’Alien di H.R. Giger ha preso ispirazione da quel design. Sono divenuti tutti delle macchine di morte dalla forma fallica e nel creare ogni creatura si dava una particolare enfasi alla sua morfologia: la sua biologia, ciò che era in grado di fare e il modo in cui mutava. Tutti i mostri erano ideati per essere delle macchine di morte, niente di più. Il Moorwen va oltre quello specifico design; nel crearlo ci siamo concentrati sul suo carattere. Si prova quasi una sorta di empatia per questo mostro, come succede con King Kong o Frankenstein”, spiega McCain.

Le difficoltà incontrate durante la realizzazione di questa creatura sono state molteplici: “Il Moorwen doveva adattarsi perfettamente al mondo dei Vichinghi”, continua McCain, “così come l’Alien biomeccanico di Giger si adattava perfettamente all’ambiente pieno di condutture e di cavi elettrici della nave spaziale. Il Moorwen doveva avere una forma animale e allo stesso tempo aliena, doveva somigliare a qualcosa che potesse ispirare le sculture che si trovano sugli alberi maestri delle navi vichinghe. Ci hanno provato in tanti a disegnarlo, ma poi abbiamo incontrato Patrick, un artista capace di infondere nei suoi disegni tutta la sua personalità e la sua sensualità”.

Recentemente Patrick Tatopolous ha creato il design del film Silent Hill. “Inserire il mostro nel contesto dell’era dei Vichinghi è stato un ottimo punto di partenza per me”, dice Tatopolous. “In passato, le creature tendevano ad essere antropomorfiche: due braccia, due gambe e una postura eretta. Il Moorwen è un animale, un misto tra un toro e un gorilla. E’ in grado di correre, nuotare, arrampicarsi sugli alberi, ed è più veloce degli uomini perchè si muove su 4 gambe. Quando colpisce qualcosa lo fa da una posizione eretta. Possiamo cogliere la sua personalità attraverso le sue emozioni e il linguaggio del suo corpo. E’ la coreografia dei suoi movimenti l’elemento che ha stabilito le sue proporzioni fisiche. Per ottenere un animale che risulti perfetto, le articolazioni devono essere snelle. Il Moorwen è forte, perciò il petto e le spalle devono essere larghi e potenti, i fianchi devono essere stretti e il collo deve essere forte. E’ questo il linguaggio che ho usato per il design di questo mostro: sexy, bello e spaventoso. Il cambiamento più importante rispetto al design di dieci anni fa è nel collo. Per dare la possibilità al Moorwen di girare la testa abbiamo allungato il collo, questo gli ha permesso una maggiore mobilità”.

La caratteristica distintiva del Moorwen è la bioluminescenza, è così che il mostro si rivela, come spiega Don Carmody: “Un film si basa sui suoi attori, questo film si basa sul suo mostro”. Racconta Chris Roberts: “In Outlander, questo personaggio è più grande della somma delle sue parti create digitalmente. E’ intelligente, è scaltro, e nel suo passato ci sono degli avvenimenti che lo legano all’eroe e che gli hanno ispirato un senso di vendetta prolungato. Il Moorwen è una vera e propria star, oltre ad essere l’elemento singolo più costoso di tutto il budget del film. Abbiamo costruito la coda, l’artiglio e alcune versioni della testa, poi la computer grafica ha fatto il resto: lo ha fatto vivere”.

Il Supervisore degli Effetti Visivi, David Kuklish, parla del lavoro necessario per creare digitalmente il Moorwen. “Erano 450 le scene che prevedevano l’uso di effetti visivi, ma poi sono diventate più di 600 perchè il Moorwen è molto più complesso di tante altre creature. E’ un quadrupede totalmente animato con una coda prensile dotata di tentacoli. Perciò ha necessitato di un ulteriore livello di  animazione. Ma la caratteristica più importante del mostro è la bioluminescenza. Ci siamo ispirati alle forme di comunicazione utilizzate dalle creature degli abissi marini. Il pianeta del Moorwen si basa sulla comunicazione attraverso la luce bioluminescente. Howard  si è concentrato proprio su questo elemento. A prima vista il pubblico penserà di vedere  delle lucciole”.

Il Moorwen si è guadagnato il diritto di passare alla storia come ciò che potrebbe aver ispirato la leggenda di Beowulf.

I NINTH RAY STUDIOS – La Creazione di Outlander

Quando il Produttore Chris Roberts lesse per la prima volta la sceneggiatura di Outlander, decise di iniziare immediatamente a lavorare al film  a livello concettuale. Il Produttore Esecutivo John Schimmel coinvolse nel progetto Barrie Osbourne, uno dei Produttori del Signore degli Anelli e di  Matrix, e a sua volta questi coinvolse il suo art director Dan Hannah, col quale aveva già lavorato nel Signore degli Anelli.

Ben prima di trovare i finanziamenti, Roberts fece l’ardita mossa di investire nello sviluppo concettuale del film. A questo scopo assunse i Ninth Ray Studios affinché lavorassero fianco a fianco con Hannah. Nel 2005, Ian McCaig, l’uomo che aveva creato il design di Darth Maul per conto di George Lucas, si era unito assieme ad alcuni artisti, che a loro volta avevano lavorato in film importanti, come i prequel di Star Wars, Spiderman 2, Lemony Snickett-Una Serie di Sfortunati Eventi e Hulk, e assieme avevano fondato una società di sviluppo e di produzione che chiamarono Ninth Ray. “E’ stato piuttosto insolito: assumere i migliori artisti in circolazione affinché lavorassero ad un film che non aveva ancora trovato i finanziamenti. E’ stato un prezzo molto alto da pagare per una società piccola come la Ascendant. Il resto del film è stato girato con un budget limitato. Ma tra Tatopolous, i Ninth Ray e Dan Hannah, avevamo i migliori del campo”, ricorda Schimmel.

“Per dodici intense settimane, i Ninth Ray Studios hanno lavorato alla realizzazione degli storyboards, degli artwork, del design dei set e dei costumi e degli animatronics”, racconta McCain. “I risultati erano incredibilmente belli. I Ninth Ray hanno letteralmente innalzato il livello. E i loro disegni ci hanno aiutato a trovare i finanziamenti, e questi a loro volta hanno attratto gli attori”.

Una volta trovati i finanziamenti, la produzione si è spostata ad Halifax, in Nuova Scozia, Canada, dove lo scenografo David Hackl (Skinwalkers-La Notte della Luna Rossa, Saw 2 & 3) e la costumista Debra Hanson (Beowulf & Grendel, Away From Her-Lontano da Lei) hanno dato vita ai disegni creati dai Ninth Ray. “David ha visto i disegni creati da Ryan Church e dagli altri artisti dei Ninth Ray Studios e se ne è innamorato”, ricorda McCain. “I set che ha costruito – il Villaggio di Herot, il villaggio di Gunnar, le grotte, le cascate, e la nave dei Vichinghi – sono  fantastici, rappresentano il mondo in cui vivono i personaggi della storia”.

Costruire il set del Villlaggio di Herot ha rappresentato una sfida enorme. Il set è stato costruito su un terreno alluvionale di 3 ettari, costeggiato da una antica foresta, a Nine Mile River, a 45 minuti da Halifax. Il villaggio è circondato da una palizzata di legno imponente, lunga 200 metri e alta circa 5 metri. Dentro le mura ci sono due torri di legno di 12 metri e 14 edifici, tra cui abitazioni, la capanna di un fabbro, una chiesa primitiva, stalle, una conceria, e per finire la Shield Hall.

“Shield Hall è alta 16 metri, poi in fase di post produzione sono state aggiunte anche delle torri. Ha un magnifico design ibrido che ricorda le prime chiese della Norvegia e della Danimarca. Rappresenta tutta la grandezza della vita Vichinga personificata in un unico edificio”, racconta Hackl.

Ci sono volute sei settimane per costruire il set. Artigiani e falegnami hanno avuto il compito di creare le intricate sculture di legno e pietra, per le quali si sono basati su disegni storici. Il prodotto finito era talmente accurato che la scuola di archeologia della Dalhousie University di Halifax ha chiesto di poter prendere possesso degli edifici del Villaggio di Herot.

Uno degli edifici più importanti è l’imponente interno della Shield Hall, nel cui centro svetta un’enorme quercia alta 10 metri. La quercia è stata scelta perchè nella tradizione Norrena il Dio guerriero Odin considerava sacro questo albero. Gli interni sono decorati con colonne di legno e pilastri intagliati a mano ed i cui disegni si ispirano alla natura. I dipinti sui muri mostrano scene di caccia, di guerra e di creature mitologiche.

Ma un film sui Vichinghi non sarebbe completo se non ci fosse almeno una nave Vichinga e Outlander non rappresenta di certo un’eccezione in questo senso. Il vascello, costruito a Newfoundland si basa sul design della nave “Oseberg”, rinvenuta nel 1904 ed oggi in mostra presso il Viking Ship Museum di Oslo. E’ lunga 18 metri e s’innalza a 6 metri sul livello del mare; inoltre è caratterizzata da figure di draghi. Sono state necessarie 30 persone e sei settimane per costruirla. Ospita 20 attori ai remi e raggiunge la velocità di quasi sei nodi (l’imbarcazione originale si stima raggiungesse i 10 nodi).

Ogni film che si rispetti prevede anche dei costumi capaci di comunicare al pubblico tanto dei personaggi quanto le loro stesse battute. Partendo dalla visione di Howard McCain e dai progetti di Ryan Meinerding dei Ninth Ray Studios, la Costumista Debra Hanson ha avuto il compito di creare un ritratto dell’estetica di quel periodo.

“In un film come questo, anche se si sa di dover finire nel fango, come del resto è successo a noi, i costumi devono essere belli, devono essere fatti a mano con grande maestria, ma allo stesso tempo devono anche essere primitivi e pratici.

La praticità era essenziale perchè gli attori dovevano potersi muovere in questi vestiti, dovevano poter combattere, dormire, arrampicarsi, correre e sopravvivere ad elementi estremi. Questi costumi dovevano vivere sui  corpi dei loro personaggi”.

Una volta tolta la tuta spaziale Kainan usa dei vestiti molto semplici rispetto a quello che indossano i Vichinghi. I vestiti di Kainan sono caratterizzati da cuoio, pellicce scure e pelli dagli ornamenti molto limitati. I suoi abiti sono leggermente futuristici, ma allo stesso tempo conservano un tocco antico. Per i Vichinghi, la Hanson voleva che gli abiti fossero fatti a mano o che per lo meno lo sembrassero. Ciò è stato possibile inserendo una serie di bellissimi e intricati dettagli. Wulfric e Rothgar indossano cotte di maglia, ognuna fatta con 1000 scaglie di ottone tagliate a mano e lucidate singolarmente.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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