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Edicola – “Wired” #6, agosto 2009: “Paul è morto, nel 1966” 21/07/2009

Posted by Antonio Genna in Comunicati, Wired.
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WiredE’ in vendita da ieri il numero 6 – Agosto 2009 dell’edizione italiana del mensile “Wired”, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast e disponibile in tutte le edicole per questo mese al prezzo dimezzato di 2 €. Vi presento di seguito la copertina ed un’anticipazione del principale servizio del nuovo numero.

wired-08-2009

Adesso un’anticipazione sul principale servizio di questo numero.

Paul McCartney è morto

Una scienziata e un informatico indagano sul cranio di Paul McCartney per
dimostrare che la leggenda nata 40  anni fa, secondo cui il Beatle sarebbe
deceduto, è una bufala. Il risultato però va contro le loro aspettative: cinque
prove dimostrerebbero che McCartney, dal 1966, potrebbe essere stato
sostituito da un sosia.

P.I.D. sta per Paul Is Dead, la leggenda metropolitana secondo cui Paul McCartney è deceduto nel 1966 in seguito a un incidente stradale e, in segreto, è stato sostituito da un sosia. Pur di provare la grande truffa, gli adepti del P.I.D. hanno escogitato l’impossibile e l’improbabile, incluso ascoltare al contrario i vinili dei Beatles per captare rivelazioni nascoste nei solchi.
Nel  numero 6 di WIRED, Fabio Andriola e Alessandra Gigante ricostruiscono le indagini svolte da due  detective d’eccezione, l’informatico Francesco Gavazzeni e il medico legale Gabriella Carlesi, per dare una risposta definitiva al quesito: chi è veramente quel Beatle?
Nel 2006 i due super consulenti, che in passato hanno collaborato a indagini “scottanti” come quelle sul Mostro di Firenze, l’attentato a Giovanni Paolo II e l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, hanno accettato la sfida di applicare le tecniche medico-forensi di comparazione biometrica a gruppi di fotografie che ritraggono Paul McCartney dalla prima metà degli anni ‘60 ai giorni nostri.
Doveva essere un caso semplice, un fascicolo da aprire e chiudere in pochi minuti con la prevedibile sconfessione scientifica di una delle più longeve, tenaci e articolate leggende metropolitane di ogni tempo.
Invece, come in ogni giallo che si rispetti, i confronti biometrici su conformazione del cranio, curva mandibolare, padiglioni auricolari, dettagli di dentatura e palato hanno mostrato discrepanze sempre più significative e sconcertanti tra le immagini scattate prima e dopo il 1966.
La perizia di Francesco Gavazzeni e  Gabriella Carlesi si è chiusa senza un verdetto inequivocabile. Non poteva essere altrimenti, visto che l’analisi antropometrica e craniometrica si esprime solo in termini di compatibilità, non di certezza.
Stavolta la scienza non offre risposte, anzi rilancia clamorosamente i dubbi sulla reale identità dell’uomo e del geniale musicista che tutti conosciamo come (sir) Paul McCartney.

A seguire, l’editoriale del direttore Riccardo Luna.

Alla fine gliel’ho detto.

Gli ho detto: la prima innovazione sarebbe quella di non fare mai più convegni sull’innovazione come questo. Ero nell’auditorium di Confindustria, mica nel tinello di casa.

Seduto al centro del tavolo presidenziale a mezzaluna, davanti a una platea che sonnecchiava ormai da un paio d’ore.

Facciamo un tavolo! era stata la proposta di uno del tavolo. No, facciamone quattro! aveva rilanciato un altro, evidentemente più ambizioso. Quattro bei tavoli e ci rivediamo tra un anno attorno a un quinto tavolo e vediamo quanto siamo stati innovatori!

Sembrava una riunione di falegnami.

Allora gli ho detto: mai più. Mai più un convegno sull’innovazione che non sia trasmesso in diretta su internet per dare modo a tutti di partecipare. Mai più in una sala senza wi-fi per collegarsi alla rete durante i lavori.

Mai più, ma questo sarebbe ovvio, in un posto dove non c’è nemmeno la presa per attaccare il pc e tutti scrivono a mano mentre parlano convinti della necessità di “digitalizzare l’Italia”. E mai più tavoli, gli ho detto. La digitalizzazione di questo paese non è una roba di destra o di sinistra: è una cosa da fare subito, senza tanti discorsi, copiando gli altri che l’hanno già fatta. Al limite il tavolo si fa online: una pagina wiki, dove tutti possano partecipare e postare idee.

Così è nata Wikipedia: do you know crowdsourcing? No, probabilmente.

Almeno a giudicare dal decreto anticrisi arrivato qualche giorno dopo: annuncia sconti del 50 per cento sulle tasse “per chi investe in macchinari”.

Bello, giusto. Quali? Quelli della cosiddetta tabella Ateco. Cioè? Rubinetti, tubi, pompe, forni, cuscinetti, gru…

Tutto, tranne l’hardware e il software.

L’innovazione del tubo.

Internet for Peace in Iran Mentre da noi si parla di innovazione come se fossimo negli anni ’60, altri hanno capito che con internet si può costruire un mondo migliore. Persino più democratico. A volte un tweet ha più forza di un tavolo.

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