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Cinema futuro (717): “Smile” 21/08/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Smile”

Uscita in Italia: venerdì 28 agosto 2009
Distribuzione: Istituto Luce

smileTitolo originale: “Smile”
Genere: horror
Regia: Francesco Gasperoni
Sceneggiatura: Francesco Gasperoni
Musiche: Federico Landini
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Armand Assante, Harriet MacMasters-Green, Antonio Cupo, Manuela Zanier, Robert Capelli Jr., Giorgia Massetti

La trama in breve…
Sette ragazzi organizzano una vacanza all’insegna del relax e del contatto con la natura in Marocco. Decisi ad immortalare ogni momento del loro viaggio vengono in possesso di una strana macchinetta fotografica: da quel momento, la divertente avventura fra amici diventa un incubo. Una forza oscura e maledetta li insegue nel bosco in cui hanno deciso di fermarsi e sembra non voler lasciare loro via di scampo.

NOTE DI REGIA

Perché il Cinema

Il cinema è il mio primo amore.

Ad otto anni ottenni da mio padre la mia prima cinepresa Super8 e la moviola e fino alla maggiore età il sogno tenne duro, poi famiglia e responsabilità impietosamente condussero la mia carriera artistica e lavorativa verso mete diverse.

Mentre ciò accadeva, tuttavia, il fuoco sacro del cinema continuò ad ardere,  consumandomi in silenzio dall’interno.

Ecco perchè, mentre percorrevo quelle strade alternative, continuai in segreto ad approfondire la materia cinematografica, conducendo studi sullo scriptwriting, sulla regia, sulla tecnologia digitale, sulla computer grafica e, ogni volta che potevo, disegnavo storyboard, realizzavo cortometraggi, dirigevo spot promozionali e soprattutto scrivevo sceneggiature.

Per tanti anni, insomma, il cinema è stato la mia appassionata amante e, solo oggi, grazie a SMILE, possiamo finalmente uscire allo scoperto.

Perché Smile

Fin da piccolo ho adorato Edgar Allan Poe. Uno dei versi che più mi colpì apparteneva al Castello Maledetto e riguardava il cadavere decomposto di un Re “…che ride, ma non sorride più’’ (…and laugh, but smile no more). Il vocabolo smile echeggio quindi subito nel mio cervello, con una connotazione tutt’altro che allegra, come un presagio di qualcosa di orribile.

Poi una sera di qualche anno fa, mentre passeggiavo per il centro di Roma, sentii un turista che, prima di scattare l’ennesima foto ricordo delle sue vacanze romane, disse “smile” con uno stranissimo tono di voce e qualcosa, a quel punto, anche nella mia mente scattò. Di getto ed in un paio di giorni nacque così il soggetto di “Smile”, il thriller soprannaturale che abbiamo poi realizzato e che speriamo produca risultati sia nell’animo degli spettatori che al box office.

Macchina fotografica killer: la vittoria dell’invidia.

Il concetto di macchina fotografica assassina è poi destinata ad un anti-archetipo per eccellenza, a mio avviso.

L’invidia è un’emozione orribile ed è anche assai diffusa ed essa trae diretto nutrimento da ciò che l’invidioso vede attorno a se.

La macchina fotografica è lo strumento principe dell’ammirazione poiché ritrae fedelmente la realtà rendendo immortale la sua immagine.

Ed allora perché non creare un’arma perfetta per l’invidioso con la quale egli possa fotografare l’oggetto della sua invidia e così facendo condannarlo ad una morte certa?

L’High Concept.

Smile è un film strutturato per essere una pellicola High Concept.

Questo termine, nel mondo del cinema hollywoodiano e non solo, identifica, da oltre un trentennio, i film basati su un’idea forte facilmente trasmettibile al pubblico, con una storia il cui intreccio può essere descritto in una frase o due, riassunto in modo succinto dal titolo e che risponde in modo netto alle specifiche del genere a cui appartiene.

I film High Concept, inoltre,  hanno di solito anche una presenza al di fuori dei cinema e di norma hanno una colonna sonora e dei video musicali per promuovere il film in modo incrociato.

In Smile abbiamo cercato di rispettare tutti questi parametri.

Perché il regista

Mi hanno chiesto se ci sono state difficoltà nel corso delle riprese ed io ho risposto che ce ne sono state come in qualsiasi mestiere, tuttavia non sono riuscite mai neppure a scalfire la gioia, la meraviglia e la motivazione direttamente e piacevolmente connesse nel fare questo lavoro;

Io la sera mi addormento e sogno di fare il regista, poi la mattina dopo mi sveglio e sono regista.

E’ la felicità.

E poi io non faccio il regista perché voglio fare il regista, faccio il regista perché voglio fare i film.

Fossi nato nel medioevo avrei fatto il cantastorie.

Registi preferiti

Mi piace Michael Bay per l’eccesso e la spettacolarità, soprattutto quando si tratta di esplosioni, acrobazie ed effetti speciali. Amo  Spielberg per la capacità di dare emozione. Amo George Lucas per la sua visione dell’organizzazione della produzione. Adoro Kubrick per il modo maniacale con cui affronta l’organizzazione delle riprese. Amo John Carpenter per la sua capacità di creare tensione. Amo Luc Besson per il virtuosismo tecnico dei movimenti di macchina.

Vorrei tuttavia  riuscire a produrre film rivolti ad un pubblico il più vasto possibile, con un occhio alle emozioni ed uno al box-office, il che mi garantirebbe la possibilità di fare altri film.

Io credo nell’industria del cinema e vorrei che in Italia ci fossero più posti di lavoro, più risorse  e quindi più storie da raccontare.

Come regista e come italiano mi piacerebbe poter diventare un mix tra Sergio Leone e Sergio Marchionne.

Poetica

La macchina da presa è un attore che deve muoversi e recitare come tutti gli altri: ecco perché usavo crane, steadycam e carrelli ogni giorno. Chilometri di carrelli. Così tanti carrelli che ormai sul set si parlava delle “ferrovie Gasperoni”.

Tranne che se per ragioni tecniche, è raro che io vada oltre il secondo o terzo ciak.

Il film è un ride, è un’attrazione che deve principalmente emozionare ed intrattenere.

Samuel Goldwyn (fondatore di Paramount e Metro Goldwyn Mayer) diceva:

“I film sono intrattenimento. I messaggi dovrebbe inviarli la Western Union”.

Il Set

La troupe era ben nutrita, un’ottantina di persone. Principalmente italiani e marocchini e quindi si imponeva l’uso di diverse lingue: italiano, marocchino, francese, naturalmente, ma anche l’inglese.

Gli attori sono stati meravigliosi: Armand Assante, non ha bisogno di presentazioni, è stato un onore ed un piacere lavorare con lui; poi Harriet MacMasters-Green, la docile, professionale e capace protagonista che illuminava il set e della quale certamente sentiremo ancora parlare; Manuela Zanier, la cantante di A Long Long Time, brano della colonna sonora; Antonio Cupo, attore d’istinto e con un’innata capacità di riempire lo schermo; Giorgia Massetti, con la sua meravigliosa recitazione nello stile della Royal Academy of Dramatic Arts e Robert Capelli Jr, l’altro protagonista che ha portato così tanto in termini di esperienza.

Della maggior parte del film avevo fatto gli storyboard e dei diagrammi a blocchi, delle piante di ciò che sarebbe dovuto accadere sul set. La sera prima provavo con gli attori le scene. La mattina con il mio mirino ed il direttore della fotografia, il mio amico Gianni Marras, andavo a scegliere  gli obiettivi per le inquadrature ed i punti macchina.

Con Gianni sceglievamo accuratamente le luci e l’atmosfera, anche in base alle illustrazioni ed alle foto che avevo stabilito insieme a lui.

Non c’è stato niente di intenzionalmente lasciato al caso, nei limiti del possibile.

Quando si sa esattamente cosa si vuole, quando si sa come ottenerlo e quando la troupe è competente, non è difficile fare un film.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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