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Cinema futuro (728): “Videocracy – Basta apparire” 01/09/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Videocracy – Basta apparire”

Uscita in Italia: venerdì 4 settembre 2009
Distribuzione: Fandango

videocracyTitolo originale: “Videocracy – Basta apparire”
Genere: documentario
Regia: Erik Gandini
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Erik Gandini (voce narrante)

La trama in breve…
“In una videocrazia la chiave del potere è l’immagine. In Italia soltanto un uomo ha dominato le immagini per più di tre decenni. Prima magnate della TV, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto caratterizzato da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale in Italia.
I suoi canali televisivi, noti per l’eccessiva esposizione di ragazze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità”
.

Erik Gandini, regista, vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia. Con Videocracy, torna nel suo Paese d’origine, per raccontare dall’interno le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da 30 anni. Riesce ad ottenere accesso esclusivo alle sfere più potenti e rivela una storia significativa, derivata dalla spaventosa realtà della televisione italiana, un Paese in cui il passaggio da showgirl a Ministro per le Pari Opportunità è puramente naturale. “La televisione commerciale di Berlusconi è stata un’esperienza che ha segnato me e la mia generazione.

Note di regia

Quando all’età di vent’anni, negli ultimi anni Ottanta, mi sono trasferito da Bergamo alla Svezia, ho trovato un clima televisivo nettamente diverso. Ricordo ancora il mio stupore nello scoprire che l’emittente svedese per il servizio pubblico nazionale non trasmetteva pubblicità, che c’erano pochissime ballerine poco vestite e che i film stranieri non erano doppiati.

Sempre in Svezia ho scoperto il “documentario creativo”, un genere di cui mi sono presto innamorato. Espressione autorevole di arte cinematografica guardata con rispetto e presente sia nel cinema sia nella televisione.
Da allora sono sempre rimasto colpito dal potere crescente e dal ruolo unico che la televisione detiene in Italia. Non solo per le implicazioni politiche, perché controllata e gestita principalmente da Silvio Berlusconi, l’unica persona che più di ogni altra ha influenzato il contenuto della tivù commerciale italiana negli ultimi trent’anni, ma anche per l’impatto che questa ha sulla gente. Per noi italiani la parola TELEVISIONE non si riferisce più soltanto all’apparecchio in sé.
La Televisione è molto di più, è un’entità influente e mistificata con un ignoto e inquietante potere, trapelato ormai in quasi tutti gli aspetti della vita, del sogno e naturalmente della politica. Quasi come un mostro.

L’ Italia che ho ritrovato è avvolta da una tensione fortissima, non tanto fra destra e sinistra quanto fra televisione e spettatori. Soprattutto i giovani, che pur di accedere in quel mondo che dall’alto li domina e li affascina, vedono come unico strumento, per imporre la propria immagine e il proprio corpo, l’uso indiscriminato di una telecamera o di un telefonino.

Con la mia cinepresa sono entrato in questo mondo. Un mondo strettamente legato al presidente Silvio Berlusconi, che lo presenta sempre come innocuo “puro intrattenimento”, con nessun’altra funzione se non quella di “divertire”. Un mondo ben felice di esporsi, che così facendo mi ha concesso il privilegio di vivere l’esperienza personale, a volte spaventosa, ma davvero emozionante di un probabile nuovo ordine mondiale, “la legge dell’immagine – Videocracy.”

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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Commenti»

1. gio - 01/09/2009

film che merita assolutamente, per capire ormai come siamo ridotti in Italia

2. PaoloKr - 01/09/2009

Assolutamente da vedere e assolutamente da pubblicizzare.
Ormai l’Italia è questa purtroppo…

3. Hotel P - 01/09/2009

Un film urgente ed indispensabile. Ma il degrado assodato della tv italiana purtroppo è anche colpa del pubblico italiano, che troppo spesso boccia senza appello le (poche) proposte più raffinate.

4. Nick84 - 01/09/2009

Uno dei motivi per cui cacciarono il berlusca dalla francia era che faceva una tv volgarissima .
Noi ce lo siamo tenuto .

5. Paul - 01/09/2009

Di sicuro prossimamente su CULT.

6. Paul - 01/09/2009

Scusate, volevo dire su CURRENT.

7. Nick84 - 01/09/2009

ma i promo su sky passano o solo su current?

8. achille della ragione - 10/09/2009

Videocracy, uno spietato ritratto di una società alla deriva

La mostra di Venezia, oltre a capolavori assoluti come Baaria, presenta anche interessanti contributi come Videocracy, una puntigliosa carrellata della voglia di apparire che ha contagiato i giovani, dalla nascita della televisione privata ai programmi cult di oggi come il Grande fratello o X – Factor.
La pellicola vuole scimmiottare il Caimano nel suo genuino ardore di denuncia dello straordinario successo del Cavaliere, ma Gandini è un pallido ectoplasma al confronto con Moretti, un volenteroso riciclatore di immagini di repertorio e nuovi episodi slegati e girati con una video camera parkinsoniana, per cui alla fine della proiezione la figura del Berlusca non viene affatto sminuita, anzi appare quella di un gigante al cospetto di una tribù di pigmei.
Fabrizio Corona, il paparazzo d’assalto noto alle cronache per le sue vicissitudini giudiziarie e per le sue infinite provocazioni, assurge a protagonista principale della storia ed ingenuamente confessa i suoi reati, come l’estorsione perpetrata a Marina Berlusconi con la richiesta di 20.000 euro per non pubblicare alcune sue foto imbarazzanti. Dopo la sua detenzione di 80 giorni nel carcere di Potenza i riflettori si accendono prepotentemente su di lui, trasformandolo da un avanzo di galera ad icona della vacuità, la cui presenza per un ora in un locale viene ricompensata con 10.000 euro, la paga di un anno di un precario con famiglia a carico. Fabrizio non fa che profumarsi ogni momento e recitare stupide frasi ad effetto tra le quali spicca per idiozia quella di essere un moderno Robin Hood, il quale ruba ai ricchi e conserva il maltolto per sé oppure, sfidando il fisco, che la sua squallida attività in poco tempo tempo gli ha reso due milioni e mezzo di euro, una bazzecola rispetto ai compensi d un calciatore.
Per la gioia di signore e signorine, a parte qualche gay di passaggio, vi è poi una scena sotto la doccia nella quale il macho esibisce un nudo integrale da schianto, tra muscoli scolpiti ed abbronzatura nord africana, appena penalizzato dalla visione di un inaspettato ipogenitalismo.
L’immagine più scioccante del film è costituita dal volto patibolare di Lele Mora, mentre ascolta estasiato le note di Faccetta nera scandite dal suo pacchiano telefonino, non certo per le simpatie politiche di un così viscido personaggio, che non ci interessano affatto, ma perché un regime che tanto ha rappresentato nella nostra storia, nel bene e nel male, in un contesto vacuo ed evanescente come quello rappresentato, viene ridotto ad una grottesca quanto innocua caricatura.
Quel ghigno sguaiato incute timore e tristezza, perché esalta un universo di puttanelle in cerca di successo e palestrati pluritatuati aspiranti tronisti, i quali pascolano indisturbati tra spiagge da sogno e night club postribolari.
Un democratico viene disgustato dallo spettacolo di tanta esibita sciatteria, mentre un nostalgico si dispera per una così vomitevole rievocazione, che riduce una sofferta ideologia ad un miserevole gioco di società, un fievole carillon in sintonia con le risate di un oscuro regista, mentre il nero della sua fede viene ingoiato dal biancore abbacinante della scena.
Achille della Ragione

9. silvio - 13/09/2009

achille sentenzia, insulta, si protende nel suo sfogo di autodeterminazione.. gandini é anni luce avanti a moretti, il caimano é scialbo e senza sugo, e soprattutto innoquo.


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