jump to navigation

Edicola – “Le Scienze”, settembre 2009 – “Mondi impossibili” 11/09/2009

Posted by Antonio Genna in Le Scienze, Scienza e tecnologia.
trackback

Di seguito propongo copertina, principali contenuti ed allegati facoltativi del numero 493 – Settembre 2009 del mensile “Le Scienze”, edizione italiana di “Scientific American”, in edicola dallo scorso lunedì 31 agosto.
La rivista è pubblicata dal Gruppo Editoriale L’Espresso ed in vendita al prezzo di 3,90 €.

lescienze09-09

I principali contenuti di questo numero:

Nel numero di «Le Scienze» di settembre in edicola:

Mondi improbabili

Gli astronomi stanno individuando pianeti in luoghi del cosmo dove sembrava che la loro esistenza fosse impossibile. Questa straordinaria diversità dei pianeti extrasolari, cioè dei pianeti che non fanno parte del sistema solare, ha sorpreso anche gli scienziati. Grazie al loro studio, si spera di approfondire le conoscenze sul sistema solare – è tipico o un’eccezione? – e soprattutto si spera di capire quanto possa essere comune la vita nell’universo.

Sul numero di «Le Scienze» di settembre inoltre:

Sulle rotte dell’avorio. Il numero di elefanti uccisi ha superato i massimi degli anni ottanta. Nuove tecniche basate sull’analisi del DNA possono contribuire a fermare il traffico.

L’evoluzione del cervello asimmetrico. La divisione del lavoro nei due emisferi cerebrali, che si pensava esclusiva dell’uomo, risale ad almeno mezzo miliardo di anni fa.

Rivedere i limiti della crescita. Il petrolio a buon mercato sta per finire, con conseguenze pericolose sulla produzione alimentare. È necessario ridiscutere i limiti della nostra crescita.

Avventure nello spazio-tempo curvo. La possibilità di «nuotare» e «planare» nello spazio curvo vuoto mostra che, ancora dopo novant’anni, la teoria einsteiniana della relatività generale continua a stupire.

Inoltre, con Le Scienze di settembre, a richiesta e a pagamento:

– il nono DVD della collana “Menti matematiche”: “La matematica e le scienze sociali”, in cui il Nobel Amartya Sen illustra il rapporto tra la matematica e le scienze sociali.

lescienze09-09-dvd

Fino a che punto la matematica e i suoi formalismi sono in grado di descrivere i fenomeni sociali? E che uso dovrebbero farne sociologi ed economisti per descrivere l’oggetto dei loro studi? Sono alcune delle domande a cui l’economista indiano Amartya Sen tenta di rispondere nella lezione magistrale La matematica e le scienze sociali tenuta nel 2008 al Festival della Matematica di Roma e riproposta nel DVD allegato a richiesta con «Le Scienze» di settembre.
Probabilmente Sen non ha bisogno di presentazioni, tuttavia è bene ricordare che nel 1998 ha ottenuto il premio Nobel per l’economia grazie ai suoi contributi innovativi nell’analisi dell’economia del benessere. Ma Sen è soprattutto uno degli intellettuali che più ha contributo ad accendere i riflettori sulla povertà e sullo sviluppo umano con studi che hanno rappresentato vere e proprie pietre miliari e cambiamenti di paradigma. Come quello del 1981 in cui dimostrò che la fame sofferta dalle popolazioni non sempre dipende dalla effettiva mancanza di cibo: in alcuni casi, infatti, è la l’iniqua distribuzione delle risorse alimentari ha determinare la scarsità di alimenti per alcune fasce sociali.
Anche un accenno alla biografia del premio Nobel indiano aiuta a capire l’entità della sua statura intellettuale. Studente a Calcutta, a metà degli anni cinquanta Sen si trasferì al Trinity College di Londra, da cui è partito per fare ricerca e insegnare negli atenei più prestigiosi del mondo, tra i quali Stanford, Princeton, Oxford, Cambridge e Harvard, dove oggi è professore. Dall’alto di queste esperienze, Sen afferma che «il ragionamento matematico svolge un ruolo notevolissimo nelle scienze sociali contemporanee». E tuttavia, prosegue l’economista di origine indiana, tra gli addetti ai lavori da molto tempo ormai si dibatte sul ruolo della matematica: è uno strumento che arricchisce le scienze sociali oppure le impoverisce, semplificando in modo eccessivo le realtà studiate?
Già in passato, tra il XIX e il XX secolo, il successo dell’impiego della matematica in fisica e altre scienze naturali ha portato gli economisti a mutuare il formalismo del mondo dei numeri nella rappresentazione delle realtà sociali. E allo sviluppo della matematica corrispondeva un parallelo cambiamento degli «strumenti» usati in economia. Dall’impiego di calcoli ed equazioni differenziali si è passati alla topologia, alla teoria delle decisioni e a quella dei giochi. Ma per Sen è possibile che i formalismi matematici attualmente a disposizione siano inadeguati per trattare alcune complessità sociali oggetto della scienza economica. Dunque il problema rimane. In conclusione, secondo il premio Nobel «per molto tempo l’economia e le scienze sociali hanno tratto benefici dal ragionamento matematico, e forse ne hanno anche risentito. Tuttavia, dovrebbe esser possibile usarlo senza subirne i limiti.» Come? La soluzione proposta da Sen consiglia di uscire dal proprio recinto intellettuale «leggendo altro». Un consiglio valido sia per gli economisti sia per i matematici.

– il 29° volume della collana “Biblioteca delle Scienze”, “Il metro del mondo” di Denis Guedj, che racconta la rivoluzionaria storia della nascita del metro.

lescienze09-09-libro

A volte anche i re hanno idee rivoluzionarie, come racconta Denis Guedj nel suo libro Il metro del mondo, allegato a richiesta con «Le Scienze» di settembre. Il sovrano in questione è il re di Francia Luigi XVI, il quale l’8 agosto 1788 diede ordine di uniformare le oltre 2000 unità di peso e misura in vigore nel regno. All’orizzonte c’era un’altra rivoluzione che avrebbe cambiato le sorti dell’umanità, la Rivoluzione Francese, che alla fine del XVIII secolo avrebbe sancito la nascita dei diritti dell’uomo come li conosciamo oggi.
Con avvincente stile narrativo e basandosi su documenti storici, Guedj, professore di storia della scienza all’Università di Parigi VIII e autore di diversi successi editoriali di divulgazione matematica, ripercorre l’avventura che ha avuto come protagonisti Jean-Baptiste Delambre e Pierre Méchain, due scienziati che il 24 giugno 1792 partirono con un gran numero di strumenti. Delambre era diretto a nord e Méchain a sud, un obiettivo in comune: misurare con la massima precisione la porzione di meridiano compresa tra Dunkerque e Barcellona.
Dopo sette anni, durante i quali la Francia sarebbe stata stravolta dai moti rivoluzionari, i due avrebbero portato a termine il compito, regalando all’umanità la prima definizione del metro come decimilionesima parte di un quarto di meridiano terrestre. E il mondo non sarebbe più stato lo stesso.

Annunci

Commenti»

No comments yet — be the first.

Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: