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Cinema Festival #133 – Speciale Venezia Cinema 2009: dal nostro inviato… 13/09/2009

Posted by Antonio Genna in Articoli, Cinema e TV, Cinema Festival, Festival, Film, Premi.
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cinemafestivalAppuntamento speciale dello spazio “Cinema Festival” interamente dedicato alla 66a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, della quale avevo già parlato qui e che si è conclusa ieri sera con la proclamazione dei vincitori.Venezia, Mostra del Cinema
In questo speciale post, giunto ormai al quarto appuntamento annuale, vi propongo un piccolo diario su quello che è avvenuto al festival scritto dal “nostro inviato” alla mostra Michele Sottile, corredato da alcune foto e video da lui realizzati negli ultimi giorni (se li avete persi o volete rileggerli, ecco i link ai suoi resoconti delle ultime annate della Mostra: edizione 2006, edizione 2007, edizione 2008).


NOTES FROM VENICE 2009 – VENEZIA 66
Dal nostro inviato a Venezia, Michele Sottile

venezia66Quella che si è appena conclusa è stata, senza dubbio, una delle edizioni più interessanti e ricche (sotto tutti i punti di vista) degli ultimi anni. Si respirava un clima decisamente diverso, vuoi per i lavori di costruzione del nuovo palazzo del cinema che hanno causato disagio e una ridefinizione di tutti gli spazi, vuoi per l’afflusso decisamente inferiore di visitatori, probabilmente anche a causa delle poche star invitate. La mostra si presentava come un vero e proprio cantiere, con controlli di sicurezza più rigidi e accessi più restrittivi in alcune zone, anche se sono state aggiunte nuove aree di ristoro, caffetterie, pizzerie laddove in passato c’erano alberi e aiuole (cosa di cui gli abitanti del posto non sono stati affatto contenti).
Stupiva l’assenza di una vera scenografia in passerella, sempre curata negli ultimi anni dal premio Oscar Dante Ferretti; problemi di budget?
Nonostante questo effetto di disorientamento riscattava il Festival la qualità dei film presentati più numerosi del solito grazie alla nuova sezione Controcampo Italiano, vetrina riservata alle nuove tendenze del cinema italiano.
Come sempre, di seguito riporto alcuni commenti sui film che ho avuto modo di vedere.

AMARCORD…

Interessante venezia09-scamarciocome questo anno siano presenti in concorso due film italiani, di registi affermati e premiati, con in comune l’elemento autobiografico, che assume, però, una valenza profondamente diversa nelle rispettive pellicole. Da una parte Baaria di Giuseppe Tornatore che rappresenta il ritorno a un certo tipo di cinema sontuoso, patinato, tecnicamente ineccepibile, dall’altra Il Grande Sogno di Michele Placido film ideologicamente schierato che mescola gli eventi dell’Italia del ’68 con una melensa storia d’amore tra Nicola, un poliziotto infiltrato nei cortei studenteschi (Riccardo Scamarcio) e Laura (Jasmine Trinca), figlia di una famiglia borghese cattolica. Se Tornatore dipinge un meraviglioso affresco della Sicilia contadina, o meglio una galleria di quadri ognuno dei quali è un ricordo personale che mette in luce vari aspetti di quella società (anche quelli magico-superstiziosi), Placido realizza un film profondamente discontinuo, incerto se focalizzarsi sull’aspetto politico o sulle vite private dei protagonisti con accostamenti piuttosto discutibili. Nonostante il film tenti il più possibile di risultare credibile, finisce per essere finto e costruito, molto più di quello di Tornatore che, nonostante dichiaratamente più artificioso, risulta più vero ed essenziale.

ZOMBIE IN SALA

Presente alla mostra anche il cinema horror con due sequel di film di successo che hanno raccolto legioni di fan del corso degli anni.
Rec 2
di Jaume Balaguerò e Paco Plaza, seguito di Rec presentato anch’esso al Festival qualche anno fa, riprende esattamente dalla fine del primo film, aggiungendo nuovi personaggi (vigili del fuoco, poliziotti, stupidi ragazzini) solo per il gusto di nutrire quelle creature infernali che si aggirano nell’edificio infestato dal virus demoniaco. Se col primo eravamo dalle parti di Resident Evil qui si vira più verso l’Esorcista ma nel complesso si tratta di un film di cui non si sentiva affatto la necessità in quanto non aggiunge nulla all’universo creato nell’episodio precedente, di cui appare quasi come una sorta di remake. Onnipresente la fastidiosa sensazione di deja vù, alla quale si aggiunge una certa insofferenza dovuta a soluzioni davvero forzate e poco credibili (un esempio su tutti, il ragazzino che non spegne la telecamera neanche dinanzi all’aggressione ai danni del suo compagno). Del tutto diversa l’operazione alla base di Survival of the Dead di George Romero (in concorso) che continua ad esplorare situazioni (zombie famelici) e tematiche (la natura umana,  il rapporto tra vita e morte e le implicazioni politico-sociali che ne derivano) a lui care pur rimanendo fedele ad esse. In questo caso non si può neanche parlare di horror vero e proprio, perché è piuttosto un film profondamente grottesco e cinico in cui gli zombie non fanno paura a nessuno, neanche ai protagonisti del film, alcuni intenti a sterminarli, altri ostinati nel volerli mantenere a tutti i costi nel nostro mondo. Di qui una doppia interpretazione del titolo, che può essere riferito anche  al tentativo degli zombie di sopravvivere al massacro di cui sono oggetti.

MELO’ ALL’ITALIANA

La sezione Controcampo Italiano ha presentato due film di giovani registi italiani: Dieci Inverni di Valerio Mieli storia di un amore “rimandato” per anni e Il Compleanno di Marco Filiberti dramma familiare con una storia di un amore omosessuale patinato e struggente. Se il secondo mostra il palese e sfacciato tentativo di rifarsi ad un genere consolidato (con tutti i clichè annessi) pur vantando ottime interpretazioni (su tutti Massimo Poggi, Alessandro Gassman e Maria de Medeiros) e alternando scene brillanti con scene di un pathos esagerato e pacchiano, il primo non vanta nessuno elemento degno di plauso. Interpretazioni mediocri, regia inesistente, sceneggiatura piatta, priva di inventiva, ruffiana che mette in bocca agli attori dialoghi banali nonostante l’unico barlume di originalità rappresentato da una inusuale Venezia non da cartolina, malinconica e decadente.

LA STRADA VERSO …

venezia09-mortensenPresentato in concorso, The Road di John Hillcoat narra la storia di una padre (Viggo Mortensen in una interpretazione degna della Coppa Volpi) e il suo disperato tentativo di condurre in salvo il figlio intraprendendo un viaggio dalla destinazione ignota in uno scenario da catastrofe post-apocalittica di cui non sono (appositamente) ben chiare le cause. Tratto dal romanzo di Cormac McCarthy, ha il suo fulcro nel rapporto padre-figlio dei due protagonisti, e nella riflessione sulla umanità di cui il bimbo rappresenta l’ultima speranza in quanto ultimo e unico portatore di quei valori che distinguono gli uomini dalle belve. Degne di nota la breve ma intensa partecipazione di Robert Duvall e la scena in cui i due scoprono una cantina contenente persone nude e affamate, “provviste umane” rinchiuse da gang che non si fanno scrupoli di attuare il cannibalismo pur di sopravvivere. Un viaggio per la sopravvivenza che si ritrova anche in Harragas di Merzak Allouache (Giornate degli Autori) (harragas letteralmente si riferisce a coloro che bruciano le frontiere) dove un gruppo di maghrebini eterogeneo per ceto sociale tenta un viaggio disperato a bordo di uno scafo per raggiungere le coste della Spagna da clandestini. Pregio del film è l’aver raccontato in toni mai patetici una storia di speranza e amicizia, nonostante il ritmo piuttosto lento e lo stile a tratti da docu-fiction.

STORIE DI VITE

venezia09-mooreVasta proposta di documentari tra cui spiccano Capitalism: A Love Story di Michael Moore (in concorso), South of the Border di Oliver Stone e Napoli, Napoli, Napoli di Abel Ferrara. Stone riesce a girare un documentario di grande interesse politico e non, dando un quadro della situazione di tutta l’America Latina da cui esce vincitore il presidente venezuelano Chavez (tra l’altro presente alla mostra) visto come punto di riferimento e leader di una coalizione latina volta a contrastare lo strapotere e l’imperialismo americano, di cui accusa la stampa profondamente disinformativa. Documentario ai limiti della apologia nella rappresentazione della figura del presidente venezuelano, ha il merito di colpire con un  messaggio di pace e solidarietà mai retorico o didascalico. Al contrario il film di Ferrara, pur efficace nelle interviste fatte ai carcerati, anch’esse mai patetiche e soprattutto genuine, esagera inserendo inutili spezzoni di docu-fiction fasulli e irritanti, a tratti privi di buon gusto, e fornendo una visione eccessivamente parziale della Napoli contemporanea. Dello stesso problema soffre L’Amore e Basta di Stefano Consiglio zuccheroso montaggio di interviste fatte a coppie omosessuali che felicemente convivono da anni, che pur aderisce a una compostezza e coerenza formale assenti nel film di Ferrara.

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MOSTRA ANIMATA

venezia09-lucasIn occasione della consegna del Leone d’Oro alla Carriera (a consegnare il premio George Lucas in persona) a John Lasseter e alla sua bottega rinascimentale raffaelliana, la Pixar, come l’ha definita Muller, sono stati presentati in anteprima mondiale i primi due Toy Story, convertiti in 3D stereoscopico pur conservandone tutta la genialità e l’ironia, 5 minuti ancora in fase di lavorazione di Toy Story 3 (anche questi perfettamente in linea con lo spirito degli illustri predecessori) e 10 definitivi di The Princess and The Frog, la cui straordinaria fattura promette di riportare in auge l’animazione tradizionale, caduta nel dimenticatoio negli ultimi anni.

In anteprima mondiale è stato presentato Yonayona Pengin di Rintaro dalla prestigiosa casa MadHouse, ennesima variazione del mago di Oz dove una bambina ossessionata dai pinguini si trova trasportata in un altro mondo che dovrà salvare da un essere malvagio che si nutre del potere di un angelo caduto. Dal target piuttosto infantile, il film vanta effetti visivi e character design ben curati , ma il tutto si perde in una storiella non ispirata e in dialoghi banalotti. Sicuramente rientra all’interno di un canone non sempre accessibile ai non-giapponesi, ma il rischio boiata è dietro l’angolo.

DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI

Un trio di film fornisce ritratti di donne alla ricerca di riscatto (l’arabo Sheherazade, Tell Me a Story di Yousry Nasrallah), guarigione (Lourdes di Jessica Hausener – in concorso), realizzazione (White Material di Claire Denis – in concorso). Film corale con varie donne protagoniste di storie di soprusi e violenze da parte del mondo arabo maschile, Sheherazade venezia09-huppert-lambertha dalla sua un impianto narrativo ben strutturato (ogni donna racconta la propria vicenda in un programma televisivo degno della De Filippi) e un impatto emotivo molto forte, il tutto presentato, però, in un ottica molto estetizzante, quasi laccato e con un enfasi da fiction televisiva.  White Material fornisce una ennesima grande prova d’attrice di Isabelle Huppert (nella foto a sinistra con Christopher Lambert), donna combattiva, ostinata nel non voler abbandonare la sua piantagione di caffè nonostante la guerra civile, egoista nel mettere a repentaglio la vita di suo marito e del problematico figlio che dimostra di aver perso già primo dello scoppio del conflitto.  Chiude il cerchio Christine affetta da sclerosi multipla che in Lourdes affronta un viaggio verso il famoso Santuario in cerca di un miracolo in cui non crede neanche lei e di cui invece (sembra) beneficerà. Film estremamente cinico, ambiguo nella posizione assunta e a volte quasi blasfemo (vedi la barzelletta su Lourdes o la consegna del premio al miglior pellegrino stile Oscar) è una lenta ascesa verso la provocazione in cui, ad una quasi documentaristica prima parte (dove si descrive nei minimi dettagli il pellegrinaggio), si sostituisce una seconda sempre più dissacrante che ha il merito, però, di stimolare a una riflessione sul significato della fede.

COMMEDIE DI GUERRA E GUERRA SENZA COMMEDIA

Due film (guarda caso entrambi americani) affidano alla commedia una riflessione estremamente profonda sulla guerra: Life During Wartime di Todd Solondz (in concorso) e venezia09-clooneyThe Man Who Stare at Goats di Grant Heslov con un irresistibile George Clooney. Solondz crea un film corale sull’importanza del perdonare e del dimenticare (“forgive and forgot”) all’interno di dinamiche familiari delicate (pedofilia, suicidio) affidandosi a dialoghi da antologia assolutamente brillanti. La guerra non è mai visibile, solo evocata come fantasma che minaccia la serenità di una famiglia borghese americana insieme agli altri mostri che, da sempre, si nascondo nella società occidentale.
Ancora più irriverente e buffa è la commedia di Heslov che vede protagonista un giornalista (Ewan McGregor) che, durante il suo reportage di guerra in Iraq, si imbatte in un soldato (Clooney) appartenente a una unità sperimentale militare quasi hippie, atta ad addestrare “monaci guerrieri” (gli Jedi) dai poteri psichici e paranormali. Cast eccezionale che vanta anche Jeff Bridges e Kevin Spacey che danno lustro ad un copione intelligentemente divertente.
In Lebanon di Samuel Maoz (in concorso) invece, la guerra appare in tutta la sua ferocia, violenza, sozzura. Il regista attinge alle sua esperienza (come Valzer con Bashir con cui ha molto in comune) per raccontare di quattro giovani soldati durante la prima guerra del Libano, intrappolati in un carro armato da cui la cinepresa non esce mai, spiando il mondo esterno soltanto attraverso il mirino del carro. Forti interpretazioni, fotografia suggestiva, arricchiscono un film serrato, claustrofobico, commovente che spinge a riflettere sulla pazzia della guerra e sulla innocenza, quella dei quattro giovani le cui vite private vengono abbozzate tramite ricordi raccontati con goliardia cameratesca ma anche con grande sensibilità.venezia09-herzog

EFFETTO THRILLER

Werner Herzog è stato protagonista della mostra con ben due film in concorso (prima volta nella storia del Festival) profondamente diversi ma dall’impianto narrativo molto simile.  Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans venezia09-mendesvede protagonista un bravo Nicolas Cage (affiancato da Eva Mendes) che gigioneggia piacevolmente nei panni di un detective dal pessimo carattere, cocainomane, scommettitore, che se la fa con un prostituta, invischiato in un caso di omicidio che degenererà obbligandolo ad abusare della sua autorità. Parte come un thiller tradizionale, ma si trasforma nella seconda metà in film allucinato e, perché no, divertente dove emerge come vincitore assoluto (sebbene non moralmente) sia Cage che il suo tenente. My Son, My Son, What Have Ye Done, venezia09-hawkealtro ritratto grottesco di un altro pazzo che perde totalmente il contatto con la realtà attuando l’omicidio di sua madre che sarebbe dovuto accadere soltanto nella finzione teatrale. Atmosfere allucinate e allucinate, degne di Lynch (qui in veste di produttore), impianto narrativo poliziesco (il tutto è ricostruito con i flashback delle interrogazioni dei testimoni), regia sicura, creano un film dall’indubbio fascino che cela numerosi livelli di lettura comprensibili solo con multiple visioni. Altro thriller presente al Lido, Brooklyn’s Finest di Antoine Fuqua, nonostante il cast di nota (fra tutti Ethan Hawke, Richard Gere, Wesley Snipes), si rivela poco originale, lento, privo di tensione, e di motivazioni che possano portare gli spettatori a parteggiare per i protagonisti. Peccato.

RIUNIONE DI FAMIGLIA

Concludono la mia personale rassegna due film francesi in concorso di due grandi registi francesi: 36 Vues du Pic Saint-Loup di Jacques Rivette che, oltre al nostro Sergio Castellitto, vanta nel cast Jane Birkin madre di Charlotte Gainsbourg, co-protagonista del film di Patrice Chereau Persecution. Se Rivette confeziona una commedia leggera, minimalista, a tratti brillante e inconsistente che ruota attorno a un circo di paese e a un amore ostacolato dall’amore verso un defunto, Chereau gira un sorta di thriller che nelle intenzioni dovrebbe provocare inquietudine e disagio, come il misterioso uomo che perseguita, innamorato, il protagonista del film, incapace a sua volta di creare legami duraturi con tutti coloro che lo circondano. Presuntuoso e vuoto, il film annacqua una idea interessante in un mare di spocchia d’autore.

venezia09-pixar3

PREMIAZIONE

Ogni premiazione comporta, per definizione, vincitori e vinti. Purtroppo in questa 66ma edizione della mostra sono stati più i vinti dei vincitori, a causa del grande numero di film meritevoli qui presentati. Leone d’oro a Lebanon di Samuel Maoz che pare abbia convinto pubblico e critica all’unanimità per tematiche e perizia nella realizzazione. Seguono Women without men di Shirin Neshat con il Leone d’argento e Soul kitchen di Fatih Akin con il Gran Premio della Giuria. Stupisce l’assenza di Herzog nonostante i due, pur notevoli, film in concorso. Porta un premio a casa anche A single man con la Coppa Volpi per la Migliore interpretazione maschile a Colin Firth, che interpreta un professore gay nell’esordio alla regia dello stilista Tom Ford. Un premio anche all’Italia, che puntava molto su Baaria e Il Grande Sogno, con la Coppa Volpi per la Migliore interpretazione femminile a Ksenia Rappoport per La doppia ora. Peccato per l’esclusione di Cage e Mortensen che hanno dato prova di non essere solo attori di blockbuster americani.

Premiati con l’Osella per la Miglior Sceneggiatura i brillanti e geniali dialoghi di Todd Solondz per Life during wartime, riconoscimento assolutamente meritato trattandosi del punto di forza del film.  Delusione per coloro che speravano nel tanto acclamato Lourdes che però ha raccolto molti premi collaterali.

Qui di seguito l’elenco completo dei vincitori:

Venezia 66

– Leone d’Oro per il miglior film: Lebanon di Samuel MAOZ (Israele, Francia, Germania)

– Leone d’Argento per la migliore regia: Shirin NESHAT per il film Zanan bedoone mardan (Women Without Men) (Germania, Austria, Francia)

– Premio Speciale della Giuria: Soul Kitchen di Fatih AKIN (Germania)

– Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Colin FIRTH nel film A Single Man di Tom FORD (Usa)

– Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Ksenia RAPPOPORT nel film La doppia ora di Giuseppe CAPOTONDI (Italia)

– Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Jasmine TRINCA nel film Il grande sogno di Michele PLACIDO (Italia)

– Osella per la miglior scenografia: Sylvie OLIVÉ del film Mr. Nobody di Jaco Van Dormael (Francia)

– Osella per la migliore sceneggiatura: Todd SOLONDZ per il film Life During Wartime di Todd SOLONDZ (Usa)

Orizzonti

– Premio Orizzonti al film Engkwentro di Pepe DIOKNO (Filippine)

– Premio Orizzonti Doc: 1428 di DU Haibin (Cina)
– Menzione Speciale: Aadmi ki aurat aur anya kahaniya (The man’s woman and other stories) di Amit DUTTA (India)

Controcampo Italiano

Premio Controcampo Italiano: Cosmonauta di Susanna NICCHIARELLI (Italia)
al regista, Kodak offrirà inoltre un premio del valore di 40.000 Euro in pellicola cinematografica negativa nei formati 35 o 16mm (a discrezione del vincitore) che gli permetterà di girare un altro lungometraggio.

Menzione Speciale: Negli occhi di Daniele ANZELLOTTI e Francesco DEL GROSSO (Italia)

Corto Cortissimo (Premi assegnati il 10 settembre 2009)

Leone Corto Cortissimo al film  Eersgeborene (First Born) di Etienne Kallos (Sud Africa, Usa)

Candidatura Mostra di Venezia per gli European Film Awards (EFA): Sinner di Meni Philip (Israele)
– Menzione speciale: Felicità di Salomé Aleksi (Georgia)

Premio “Luigi De Laurentiis” per un’Opera Prima

Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima (Luigi De Laurentiis): Engkwentro di Pepe DIOKNO (Filippine) – ORIZZONTI
Nonché un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.

Premio Persol 3-D per il miglior film 3-D stereoscopico dell’anno (Premio assegnato l’11 settembre 2009)
– Premio Persol 3-D al film The Hole di Joe Dante (Usa)

PREMIO FIPRESCI:
Miglior film Venezia 66:
Lourdes, di Jessica Hausner

Miglior film Orizzonti e Settimana Internazionale della critica:
Choi Voi di Bui Thac Chuyen

PREMIO SIGNIS:
Lourdes, di Jessica Hausner
menzione speciale a Lebanon, di Samuel Maoz

PREMIO SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA “REGIONE DEL VENETO PER IL CINEMA DI QUALITA'”
Theroun, di Takmil Homayoun Nader

PREMIO FRANCESCO PASINETTI (SNGCI)
a Baaria, di Giuseppe Tornatore
miglior film: Lo spazio bianco, di Francesca Comencini
miglior protagonista maschile: Filippo Timi per La doppia ora
miglior protagonista femminile: Margherita Buy per Lo spazio bianco
premio Pasineti speciale a Riccardo Scamarcio per Il grande sogno
premio Pasinetti speciale a Armando Testa – Povero ma moderno di Pappi Corsicato

PREMIO LABEL EUROPA CINEMA – GIORNATE DEGLI AUTORI 2009
The Last Days of Emma Blank, di Alex van Warmerdam

PREMIO LEONCINO D’ORO 2009
Capitalism: A Love Story, di Michael Moore
segnalazione Cinema for UNICEF a Women Without Men, di Shirin Neshat

PREMIO LA NAVICELLA – VENEZIA CINEMA
Lourdes, di Jessica Hausner

PREMIO CICT UNESCO ENRICO FULCHIGNONI
Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans, di Werner Herzog

PREMIO SPECIALE CHRISTOPHER D. SMITHERS FOUNDATION
El Mosafer, di Ahmed Maher


venezia09-pixar

Per concludere, alcuni video esclusivi relativi alla cerimonia del Leone d’Oro alla Carriera a John Lasseter e alla Pixar, preceduto da un estratto del discorso introduttivo premiatore George Lucas:

Commenti»

1. Filippo - 13/09/2009

Rec 2 si poteva davvero evitare…ripetitivo, mancando l’originalità del primo, che già era l’unico elemento davvero degno di nota.
Grandioso Romero!

2. Namibia - 13/09/2009

Ma era un festival di Zombie?? Quanti ce n’erano?!?

Ho letto anche di La Horde che vorrei vedere. Qualcuno sa com’è?

GIORGI@ E F@biol@ - 16/09/2009

di zombie ce ne erano,e pure tanti

3. Michele - 17/09/2009

Diciamo che alcuni giorni, a causa delle scarse ore di sonno, anche io e i miei amici eravamo zombie…


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