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Cinema futuro (769): “Genova” 13/10/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Genova”

Uscita in Italia: venerdì 16 ottobre 2009
Distribuzione: Officine UBU

genovaTitolo originale: “Genova”
Genere: drammatico
Regia: Michael Winterbottom
Sceneggiatura: Laurence Coriat, Michael Winterbottom
Musiche: Melissa Parmenter
Uscita in Gran Bretagna: 27 marzo 2009
Sito web ufficiale (G.B.): nessuno
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Colin Firth, Catherine Keener, Perla Haney-Jardine, Willa Holland, Hope Davis, Demetri Goritsas, Kyle Griffin, Alessandro Giuggioli

La trama in breve…
In seguito ad un  tragico  incidente stradale che provoca  la morte della madre Marianne, Kelly di 16 anni e Mary di 10  lasciano gli Stati Uniti per  trascorrere un anno  in  Italia insieme al padre Joe, che ha ottenuto un lavoro come professore presso l’Università di Genova.
Arrivati  a Genova,  grazie a Barbara, una vecchia amica  di  Joe,  trovano  un  appartamento  in affitto e  si  sistemano  in quella  che  sarà  la  loro nuova  casa. Ognuno  cerca di  superare  il dolore provocato  dalla  scomparsa  di  Marianne  a  suo  modo  e  di  ritrovare  una  normalità  nel  nuovo ambiente.
Mentre Joe insegna all’università e riempie le figlie di attenzioni, Kelly e Mary iniziano a conoscere Genova andando a  lezioni di pianoforte da Mauro,  che abita nel  centro  storico: un labirinto di stretti vicoli, dove è facile perdersi.
Joe intanto si appassiona al suo lavoro e stringe amicizia con Rosa, una sua studentessa.  Kelly invece,  giovane,  bella  e  ribelle,  inizia  ad  ambientarsi  nella  nuova  città  e  frequenta  un  gruppo  di ragazzi della sua età. Mary, però, è perseguitata da incubi notturni. La bambina, infatti, si sente responsabile della morte della madre e un giorno, mentre prende lezioni di piano, vede alla finestra dell’appartamento  di  fronte  una  figura  che  ha  le  sembianze  della  madre.  La  bambina  rimane profondamente turbata da questa visione.
Durante una gita in riviera, Mary scompare dopo aver raccontato a Barbara delle sue visioni e del suo senso di colpa per la morte della madre. Barbara, nel panico perché non riesce più a trovare la bambina, corre ad avvisare Joe e Kelly, che nel frattempo si erano recati in spiaggia. Le ricerche continuano affannose e alla fine la piccola viene ritrovata dal padre in stazione. Una volta a casa, Barbara esorta Joe ad affrontare i disagi di Mary, ma Joe non accetta i consigli dell’amica.
Kelly si allontana sempre più dal padre e tratta malissimo la sorellina, a cui imputa la responsabilità dell’incidente mortale della madre. Quando, però, per la seconda volta Mary scompare nei dedali e nel  traffico di Genova,  tutti devono  fare  i  conti  con  la  realtà,  riscoprire  il profondo  legame  che  li unisce e trovare insieme un nuovo equilibrio.
Qualche  tempo  dopo, Joe accompagna le ragazze alla nuova scuola. Le guarda mentre si confondono  tra gli altri  ragazzi e comprende che ormai sono  finalmente pronti per  ricominciare a vivere.

NOTE DI PRODUZIONE

Diretto da Michael Winterbottom (Road to Guantanamo, A Mighty Heart-Un cuore grande), Genova è un  toccante  racconto d’amore e di perdono ambientato nel capoluogo  ligure.  Il  trasferimento  in Italia rappresenta la possibilità di un nuovo inizio per Joe, interpretato da Colin Firth (Mamma Mia), e le sue figlie, dopo la tragica morte della madre. Mentre Kelly, interpretata da Willa Holland (The O.C.), esplora  il  lato più misterioso e  intrigante di questo nuovo ambiente, Mary,  interpretata da Perla Haney-Jardine  (Spiderman 3, Kill Bill 2), pensa di vedere  il  fantasma della madre aggirarsi nei vicoli.
Il film è inoltre interpretato da Catherine Keener (Into the Wild) nel ruolo di Barbara, e Hope Davis (A  proposito  di  Schmidt)  in  quello  di  Marianne.  Il  film  è  stato  prodotto  da  Andrew  Eaton  per Revolution Films, mentre Laurence Coriat  (Wonderland) e Michael Winterbottom hanno scritto  la sceneggiatura.
Al film hanno collaborato il direttore della fotografia Marcel Zyskind (A Mighty Heart, The Road to Guantanamo), lo scenografo Mark Digby (A Mighty Heart, The Road to Guantanamo), il montatore Paul Monaghan, la costumista Celia Yau, mentre la colonna sonora è stata composta da Melissa Parmenter anche coproduttrice del film.
Genova è una produzione Revolution Films presentata  da  Film4  e  da  UK  Film  Council,  in associazione con Aramid Entertainment e Hanway Films.
Genova è stato girato fra Italia, Svezia, Inghilterra e Stati Uniti. L’ispirazione per il film è venuta a Michael Winterbottom in seguito a una visita della città risalente ad alcuni anni prima.  Winterbottom ed Eaton desideravano girare un film in Europa: “Negli anni passati abbiamo girato diversi  film  in  Medio  Oriente,  quindi  volevamo  fare  qualcosa  più  vicino  a  casa  e  dare  al  film un’ambientazione  europea”,  spiega Eaton.  “Quasi  tutti  i  registi  preferiti  di Michael  sono  europei: tedeschi, francesi e Italiani; era quindi molto entusiasta di girare in Europa. Ci sono pochissimi film con  personaggi  americani  ambientati  nell’Europa  dei  giorni  nostri;  speriamo  di  aver prodotto qualcosa di fresco e originale”.
Winterbottom ha preso  ispirazione anche dal  romanzo di Marguerite Duras Moderato Cantabile: “Qualcosa di Genova mi ricordava quel romanzo, anch’esso ambientato in una città portuale. L’ho letto molto tempo fa, ma di quella storia mi è rimasto in testa il fatto del genitore che porta il figlio a lezione  di  pianoforte.  Abbiamo  preso  in  prestito  quell’idea. Ho  due  figlie  e  volevo  raccontare  la storia di un padre di due ragazze”.
La città  ricordava a Winterbottom anche  il  film di Nicolas Roeg A Venezia… Un dicembre  rosso shocking:  “Genova  è  in  un  qualche  modo  la  città  gemella  di  Venezia,  l’atmosfera  è  simile, entrambe hanno stretti vicoli. È una città molto bella, ma anche abbastanza inquietante e mi ha fatto venire in mente il film di Roeg”.

Dopo aver messo a  fuoco gli elementi chiave, Winterbottom si è dedicato al nodo principale del film: “Volevo fare qualcosa che fosse in parte basato sull’osservazione della mia vita familiare. Mi  attraeva  l’idea  di  una  famiglia  trasferita  in  un  nuovo  ambiente,  dove  la  solitudine  li  porta  a rimanere uniti. Per me è un film sull’amore di un padre per le sue figlie e sul rapporto che lega le due sorelle. La morte della madre è solo un punto d’inizio; ero più interessato a come la loro vita continua, ai piccoli riti quotidiani che scandiscano  la vita  famigliare e che segnano  il primo passo per superare il dolore.”
A questo punto Winterbottom ha coinvolto  la sceneggiatrice Laurence Coriat, con  la quale aveva già collaborato in Wonderland e With or Without You: “E’ un piacere lavorare con Laurence, perché è molto disponibile. Così, una volta abbozzata l’idea del film ci siamo messi a lavorare allo script”. Nel  leggere  la  sceneggiatura,  Eaton  si  è  reso  conto  di  quanto  fosse  personale:  “Nei  suoi  film, Michael è interessato a storie che parlano di famiglie e persone sradicate ed esamina il loro modo di affrontare le situazioni di disagio e pericolo. Mi ha molto colpito quanto Michael ha messo di se stesso nella sceneggiatura. Anche lui ha due figlie, più o meno della stessa età delle protagoniste della storia; mi sembra, almeno in parte, un ovvio riferimento alla vita di Michael”.
La  fase  successiva  è  stata  quella  del  casting. Winterbottom  spiega  la  sua  scelta  di  un  attore inglese per  il  ruolo del padre delle due  ragazze,  interpretate  invece da attrici americane:  “Volevo che  il  padre  avesse  una  nazionalità  diversa  da  quella  delle  figlie,  in  parte  ai  fini  della  trama  – essendo  un  inglese  negli  Stati  Uniti,  sarebbe  risultato  naturale  il  suo  desiderio  di  ritornare  in Europa  dopo  la  morte  della  moglie  – ma anche perché ai nostri giorni molti genitori hanno nazionalità diverse da quelle dei  figli; mi  interessava mettere  in  luce questa differenza culturale. Così  abbiamo  cercato  un  attore  inglese  con  il  quale  ci  fosse  una  certa  sintonia  e Colin  Firth  è veramente un grande attore, assolutamente adatto alla parte”.

“La storia ha inizio in America. Il padre vive già in una cultura che non gli appartiene, che non è il suo  ambiente  naturale.  Spostarsi  dalla  Gran  Bretagna  all’Italia  non  rappresenta  per  lui  un cambiamento radicale. Ecco perché le figlie sono sottoposte a uno shock culturale più intenso, che non le fa sentire a proprio agio. Era importante per Michael che il padre fosse inglese come lui, ciò gli avrebbe reso più semplice raccontare la storia. L’attore doveva anche avere circa quarant’anni per  essere  credibile.  Colin  soddisfa  questi  requisiti ed è lui stesso padre, quindi in grado di conferire le giuste qualità al personaggio”, spiega Eaton.
Da parte sua, Firth, essendo un ammiratore dei suoi film, era felice di lavorare con Winterbottom: “Penso  che  gli  attori  lavorino  volentieri  con  Michael  perché  i  suoi  film  sono  incoraggianti  ed entusiasmanti  e  non  ho  mai  visto  in  essi  performance  deludenti.  Penso ci sia una certa immediatezza nei suoi film, ne apprezzo l’onestà e il fatto che non cerchi mai l’approccio più ovvio. Il  film  guarda  ad  alcuni  aspetti  della  vita che sono difficili da trattare in modo onesto. È difficile raccontare  l’affetto che  lega  i membri di una  famiglia, è difficile  raccontare  la storia di un  lutto, è difficile raccontare la storia di persone che cercano di superare il dolore di una perdita improvvisa e apprezzo  il  fatto che  la  trama non cerchi scorciatoie. Si crede di seguire un percorso  lineare che invece  tende  a  portare  in  una  direzione  inaspettata.  A  volte  le  persone  si  avvicinano  in  modi sorprendenti  che  scaturiscono  dalle  difficoltà, ma  anche  dalle  sciocchezze.  La  serenità  riaffiora inaspettatamente, e penso che il film  lo dimostri di continuo. Ci mostra infinite alternanze di luci e ombre, simili a quelle della città che non sono mai come te le aspetti.”
Firth è  rimasto affascinato anche dal sottotesto della sceneggiatura:  “Ha molto a che  fare con  la ricerca di un personale modo di vivere la famiglia, che è spesso costellata di ostacoli, delusioni ma anche di speranze per  i propri  figli. Mi sono concentrato più su questo aspetto che non su quello che accade in termini drammatici. Una delle cose che mi ha affascinato di più è stata che tutte le sfumature  emotive  s’intrecciano  nella  vita  quotidiana  dei  personaggi.  Non  si  rifiutano necessariamente di parlare della morte della madre, è che la loro vita deve andare avanti. Joe è un padre single con molte cose a cui pensare: non  trascura  le banalità, si preoccupa degli orari, di preparare da mangiare, come se la vita proseguisse crudamente in modo normale. La mancanza della madre  è  un  fatto  costante.  Si  tratta  di  capire  come  si  riassesta  la  vita  di  una  famiglia  in seguito  ad  una  perdita  del  genere.  Sia  io  che  Michael  abbiamo  dei  figli  e,  sebbene  le  nostre esperienze  siano differenti e non  riflettano necessariamente quelle di questa  famiglia, possiamo attingere molto dal nostro essere genitori”.
Catherine Keener  interpreta Barbara. Sia Winterbottom che Eaton desideravano lavorare con lei da tempo. Spiega Winterbottom: “Avevamo incontrato Catherine alcuni anni fa per un altro film che non si è mai fatto. Penso che sia un’attrice fantastica e abbia recitato in film strepitosi. È così brava che si riesce a capire immediatamente cosa passa per la testa del suo personaggio. S’intuisce che Barbara vorrebbe un maggior coinvolgimento nella  famiglia, oltre  l’aiuto concreto che gli  fornisce, ma non è quello che loro desiderano: le figlie non vogliono un’altra madre e Joe non vuole un’altra moglie”.
La Keener ha accettato di partecipare sia per la sceneggiatura sia per la possibilità di lavorare con Winterbottom. “La sceneggiatura è molto bella; ho sempre amato  i  film di Michael e  finalmente è arrivata questa opportunità. Ho trovato la storia stupenda. Mi è parsa molto personale”.
Per  la Keener è  stata un’esperienza  stimolante  lavorare  con gli altri attori del  cast:  “Ho  sempre ammirato Colin; ha questo aspetto molto  romantico… È un attore di spessore e una persona di grande  intelletto. Willa è una presenza eterea, una  ragazza molto  intelligente e piena di  talento. Perla diventerà sicuramente una grande attrice, è un  talento naturale, non perde mai  il  filo ed è addirittura un punto di riferimento per gli altri attori”.
Hope Davis  è  stata  scelta  per  il  ruolo  di Marianne:  “Non  c’è  stato  bisogno  di  insistere  per  farle accettare  la  parte.  Le  è  piaciuta  la  sceneggiatura  e  il  ruolo  della madre-spettro. Funziona  bene assieme  a  Willa  e  Perla.  È  stata  capace  di  dare il senso di una famiglia  unita”,  spiega Winterbottom.
“Le attrici facevano letteralmente la fila per essere in questo film, specialmente quelle con dei figli. Si  sentivano  vicine al  ruolo della madre o, nel  caso del personaggio di Barbara, a quello di  chi desidera  esserlo. Penso  che Catherine  e Hope  siano  attrici  bravissime  e  che  siamo  stati molto fortunati a lavorare con loro. Comunque, il fatto di aver avuto molte attrici interessate al film è una prova della qualità della sceneggiatura”, aggiunge Eaton.
“Non è  stata  tanto  la parte quanto  la  sceneggiatura nel  suo  complesso ad affascinarmi”,  spiega Hope Davis.  “La storia mi ha molto  toccato,  io stessa sono madre di due bambine e ho pensato che  fosse  la  storia  commovente  di  una  famiglia  che  cerca  di  affrontare  la  scomparsa  di  un genitore,  un  fatto  che  terrorizza  tutti  noi.  La  sceneggiatura  riesce  a  essere  molto  delicata  e toccante  senza  ricorrere a nessun  tipo di  sentimentalismo. Ero  semplicemente emozionata dalla storia”.
Trovare due giovani attrici adatte a interpretare le figlie di Joe è stato un po’ più complicato, spiega Winterbottom: “Inizialmente volevamo girare Genova prima di A Mighty Heart, e un paio di anni fa ho visionato un provino di Perla che interpreta la scena iniziale nell’automobile. L’ho trovata molto interessante, ma mi sembrava ancora un po’ troppo giovane. Poi, quando l’ho finalmente incontrata un anno e mezzo dopo, aveva  l’età giusta. E’ molto naturale e  intelligente. Anche se è già stata  in diversi  film, non da  l’idea di una baby diva; mi è sembrata molto normale e credibile. Avevamo incontrato anche Willa l’anno prima. Era la nostra prima scelta e lo è rimasta. Volevamo una  ragazza  di  quell’età,  che  sembrasse  per  alcuni  versi  cresciuta  in  fretta ma  per  altri  ancora infantile. Quando l’abbiamo vista per la prima volta aveva 14 anni, ma sembrava molto più matura. Volevo che  le due sorelle avessero un’età abbastanza simile ma che quella più grande sentisse già il desiderio di uscire da sola ed essere indipendente così che Mary rimanesse spesso da sola, quasi  fosse  figlia  unica.  Il  padre  vorrebbe  occuparsi  ancora  di  Kelly ma sa che è abbastanza grande da esigere spazi di  libertà. Così emerge  il conflitto  tra  il bisogno di  imporle delle  regole e lasciarle i suoi spazi”.
“Abbiamo  iniziato a cercare  le due  ragazze prima di  tutti gli altri  interpreti perché sapevamo che non  sarebbe  stato  facile. Michael  voleva  che  fossero  americane  poiché  sarebbe  stato  più  facile trovare attrici adatte alla parte negli Stati Uniti, dal momento che l’industria cinematografica è molto più estesa. Abbiamo  incontrato molte  ragazze, ma  la scelta è caduta sue due giovani attrici che avevano già una buona esperienza per la loro età. Willa aveva recitato in ‘The O.C.’ e Perla era già apparsa  in  film come Kill Bill 2 e Spiderman 3; non male per una bambina di 10 anni!”, aggiunge Eaton.
A Willa Holland è piaciuta molto la storia: “E’ difficile trovare buone storie che parlino di rapporti fra padri  e  figlie;  ci  sono  alcuni  film  della  Disney,  ma  non  sono  toccanti  quanto  questo.  E’  una sceneggiatura molto diversa dalle altre che ho letto; è commovente e colpisce al cuore”.
Michael Winterbottom ha iniziato a girare documentari alla fine degli anni 80, per poi passare alla fiction  alcuni  anni  dopo. Con  il  film Welcome  to Sarajevo  del  1997  ha  cominciato  ad  affrontare storie drammatiche con un marcato stile documentaristico. Per rendere più pronunciato il senso di realtà utilizzava troupe ridotte, il meno invadenti possibile, e incoraggiava gli attori ad improvvisare.
Sia per il docu-dramma politico The Road to Guantanamo che il provocatorio 24 Hour Party People ha utilizzato questo tipo di approccio. Le  riprese  di  Genova si sono svolte nel tipico stile di Winterbottom: il direttore della fotografia Marcel Zyskind, che ha collaborato col regista  in molti  film, ha girato con  la camera a mano. Non sono  state effettuate  prove;  tutto  è  stato  ripreso  in modo molto  diretto.  Spesso  le  inquadrature seguono la scena per tutta la sua durata e le scene sono girate in successione. Winterbottom non avvertiva dell’inizio dell’azione e tendeva a non indicare la posizione esatta in cui la macchina da presa si sarebbe trovata. Era tutto deciso sul momento, con Winterbottom che in alcune occasioni afferrava  fisicamente Zyskind  per  dirigerlo  nella  direzione  voluta.  La  luce  naturale  è  stata  usata ogniqualvolta fosse stato possibile, per permettere agli attori e alla macchina da presa di muoversi liberamente. Winterbottom crea un ambiente che somiglia  il meno possibile ad un set.  “Lavorare con una piccola  troupe è più  rilassante e piacevole.  Il metodo di  lavoro che abbiamo adottato  in questo film, e quello che prediligo in generale, è basato sulla camera a mano e su un uso minimo delle luci che permetta agli attori di improvvisare sulla sceneggiatura anche se, in questo caso, non abbiamo  fatto  ricorso a quel  tipo di  improvvisazione.  In generale, questo approccio consente agli attori di avere con  la macchina da presa un rapporto più  libero. Dal momento che  il nostro scopo era catturare l’atmosfera di Genova, abbiamo usato le location che erano lì a nostra disposizione. Lavorare  con  un  numero  ridotto  di  persone  libera  dagli  aspetti  più  sfibranti  del  girare  un  film  e mette tutti a proprio agio”, spiega il regista. Girare  in  città  è  stato  piuttosto  semplice:  “Genova  non  ha  una  vera  e  propria  industria cinematografica, ma  tutti  quelli  che  hanno  collaborato  sono  stati molto  disponibili  ed  entusiasti. Questo ha semplificato molto le cose”, spiega Winterbottom. “Ci siamo divertiti molto; è stato quasi come essere in vacanza”.
Il modo di  lavorare di Winterbottom si è  rivelato molto diverso da quello a cui era abituato Colin Firth: “la ridotta dimensione della troupe ha creato un’atmosfera di intimità. Nelle grandi produzioni l’ambiente di lavoro può essere molto impersonale e meccanico: pieno di macchinari e gente che li manovra,  centinaia  di  persone  impegnate  in  diverse mansioni,  un’incredibile  quantità  di  attori  e comparse. A volte sono necessarie ore per girare un solo piccolo  frammento di storia.  Il  ritmo è scandito da questo  ingombrante meccanismo e  inevitabilmente non si gira  in successione, perciò la  concentrazione  che  si  richiede  per  questo  tipo  di  lavoro  è  difficile  da  gestire,  perché  bisogna arginare  i  ritardi,  e  questo  spesso  è  snervante. Un  film  come  questo,  con  attrezzature  leggere, niente luci, pochi ambienti e una piccola troupe, è tutta un’altra cosa. Vuol dire avere la possibilità di  lasciarsi  andare  allo  slancio  del  momento,  essere  parte  del  processo  produttivo  e  vederlo procedere e prendere forma. Lavorare con dei ragazzi, inoltre, è un grande vantaggio perché è più facile  raggiungere  la  sospensione  dell’incredulità.  Michael  non  dice  ‘azione’  o  ‘stop’,  le  cose prendono  il  via  semplicemente.  La  mia  interazione  con  le  ragazze  sembra  molto  naturale;  è scaturita spontaneamente dal  rapporto  instauratosi  tra di noi. Ti  trovi a  lavorare con persone che non conoscevi  fino  a  pochi  giorni  prima, ma  con  le  quali  devi  fingere  di  avere  tutta  una  storia affettiva alle spalle. Questo metodo di lavoro è stato assolutamente adatto allo scopo e non ho mai trovato particolari difficoltà”.  Per rompere il ghiaccio prima delle riprese, Winterbottom ha mandato Firth  in  giro  per  negozi  con  Willa  e  Perla.  Firth  spiega  com’è  andata:  “Michael  ha  fatto  le presentazioni e poi ci ha subito spedito a  fare  la spesa per  il pranzo. É stato come uno di quegli esercizi di aggregazione dei quali sei consapevole e quindi tendi ad opporre una certa resistenza, ma  ha  funzionato.” Dopo  due  ore  di  shopping  ci  conoscevamo molto meglio  di  quanto  sarebbe stato possibile  in due ore di prove o di cordiale conversazione. Michael cerca di  rendere  le cose molto  immediate  e,  avendo  poco  tempo  a  disposizione,  ha  cercato  di  creare  velocemente  una situazione  naturale  in  cui  si  può  semplicemente  cominciare  a  girare.  Siamo  anche  andati  a comprare  un  po’  di  suppellettili  per  l’appartamento  e  abbiamo  avuto  una  discussione  su  cosa acquistare con  il nostro budget  limitato: Willa voleva dei vestiti per  il suo personaggio mentre  io
volevo prendere cose per la cucina; si è creata una dinamica assolutamente reale”.
Per Catherine Keener,  il modo di  lavorare di Winterbottom era abbastanza  familiare: “Quando ho ricevuto  la  lista  dei  componenti  della  troupe,  ho  voltato  la  pagina  per  vedere  se  ci  fossero  altri nomi, ma  era  tutto  lì,  circa  dieci  persone. Ho  lavorato  con  Spike  Jonze  che  adotta  un metodo simile: non puoi mai sapere bene cosa stai facendo. Mi ha dimostrato che non c’è bisogno di molti preparativi per  fare un  film,  ciò  che  importa  sono  la  storia,  il  regista, alcuni attori,  qualcuno  che manovri la macchina da presa e registri il suono. Non serve molto altro. Serve invece molto lavoro, preparazione, sensibilità e un pizzico di fortuna. Michael approfitta sempre dei colpi di fortuna ed è allora che accadono cose meravigliose nei suoi film”.
Anche Hope Davis si è sentita a suo agio con il metodo di lavoro di Winterbottom. ”Non ha niente a che  fare con  tutto quello che di solito un  film  implica, come ad esempio  le ore e ore passate  in attesa che  tutti  i macchinari siano a posto. Mi pare che Michael  riesca a catturare qualcosa che sembra molto reale e che sia poco interessato agli elementi più artificiosi della regia. Per gli attori è una  cosa molto  positiva,  poiché  gli  aspetti  più  artificiali  del  cinema  sono  generalmente  i meno interessanti per noi”.
Per Willa Holland il modo di lavorare di Winterbottom ha invece dei vantaggi molto pratici. “E’ una benedizione. É molto bello girare con una piccola troupe, riesci a ricordare i nomi di tutti e costruire rapporti con le persone con cui lavori e che diventano come una famiglia”.

LOCATION ITALIANE
GENOVA
Centro Storico:
Appartamento famiglia – Via Canneto il Lungo
Appartamento amici – Salita Santa Brigida
Università di Genova – Via Balbi
Palazzo Rosso – Via Garibaldi – Festa del Governatore
Esterni – Piazza Cavour, Piazza Matteotti, Piazza De Ferrari, Via Garibaldi, Piazza San Donato
Chiesa SS. Annunziata – Piazza dell’Annunziata
Chiesa SS Cosma e Damiano – Piazza San Cosimo
Genova Quinto:
Serata calcetto – Bar “A due passi dal mare”
Spiaggia dello scalo di Quinto
Genova Sestri Ponente:
Aeroporto di Genova
SORI
Sillo Bar – Margherita e Joe sulla spiaggia – Scena del bacio
CAMOGLI/SAN FRUTTUOSO DI CAMOGLI/PARCO DI PORTOFINO:
Porticciolo Camogli – Stazione ferry boat
San Fruttuoso di Camogli – In spiaggia Joe, Mary, Kelly
Parco di Portofino – Fuga di Mary
Stazione FF.SS. di Camogli – Joe ritrova Mary
MONEGLIA
Bagni LETIZIA – Pomeriggio in spiaggia
SESTRI LEVANTE
Esterni scene motorino

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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