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Edicola – “Wired” #9, novembre 2009: “Fare Bing!” 28/10/2009

Posted by Antonio Genna in Comunicati, Wired.
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WiredE’ in vendita da qualche giorno il numero 9 – Novembre 2009 dell’edizione italiana del mensile “Wired”, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast e disponibile in tutte le edicole al prezzo di 4 €. Vi presento di seguito qualche anticipazione: uno scorcio della copertina, l’editoriale del direttore Riccardo Luna ed un estratto del principale servizio del nuovo numero.

wired-11-2009

Adesso l’editoriale del direttore Riccardo Luna.

C’è chi vuole mettere il bavaglio a internet e infila di soppiatto commi maligni in provvedimenti che parlano d’altro. Non è più uno scandalo, succede ormai due o tre volte l’anno, magari prima o poi ci riescono.

Ci sono sei italiani su dieci che non sanno nemmeno cosa sia la banda larga e dodici milioni di famiglie che vivono senza un pc, che non è urgente come un lavoro perduto, certo, ma può aiutarti a ritrovarlo un lavoro, a crescere, a riqualificarti. A connetterti col mondo che corre.

C’è una classifica che misura il grado di innovazione dei paesi europei. Si chiama European Innovation Scoreboard, esamina 29 indicatori e prevede quattro categorie: i leader, i follower, gli innovatori moderati e quelli che devono recuperare. Noi siamo i moderati, ma siamo così moderati da essere gli ultimi dei moderati, Grecia, Spagna e Portogallo ci hanno appena sorpassato. Praticamente siamo fermi, anzi arretriamo. Verso Malta.

Poi, nonostante tutto, più forti di tutti, ci siete voi. Ho passato una notte a guardarvi uno per uno. Ho aspettato la mezzanotte del 30 settembre, quando chiudeva il termine per partecipare ad I love Internet mandando una clip che spiegasse perché internet ci cambia la vita, perché questa rete infinita di persone e pensieri porterà a un mondo migliore, anzi lo sta già creando (e se vi chiedono dove, rispondete pure: ovunque si stabilisca una connessione fra pensieri positivi, una condivisione della conoscenza, una unione di forze lontane grazie a questa straordinaria piattaforma tecnologica). Ho aspettato mezzanotte perché i video continuavano ad arrivare. Ora dopo ora, fino all’ ultimo minuto. E in quei video c’eravate voi, la vita quotidiana, l’amicizia, l’amore, il divertimento, il lavoro (per tutti quelli che dicono che internet è una cosa astratta, virtuale). In quei video, anche in quelli che non lo affermavano esplicitamente, c’era un’altra idea di pace e di democrazia che un giorno non lontano internet porterà. La rivoluzione pacifica prossima ventura.

Io ci credo.

Qui a seguire un estratto del servizio di copertina.

The Big Bing

Di Stefano Priolo e Riccardo Meggiato

BING È UN MOTORE MIGLIORE DI GOOGLE. Bing, soggetto. È, copula. Un motore, predicativo del soggetto. Migliore, attributo. Di Google, complemento di paragone. Da piccolo a Lorenzo Thione l’analisi logica piaceva parecchio. Si sedeva al secondo banco della quarta B della scuola elementare Cesare Battisti di Milano e finiva gli esercizi prima dei compagni. Non poteva però immaginare che proprio l’analisi logica, un giorno di luglio di vent’anni dopo, gli sarebbe valsa una somma da superenalotto: 100 milioni di dollari.

I soldi sono quelli di Microsoft, e sono arrivati dalla cessione di Powerset, la società fondata nel 2007 da Thione e dall’amico Barney Pell. Ma cosa aveva Powerset di tanto speciale? «Il segreto per battere Google», dice Thione, 30 anni e già molto sicuro di sé. In pratica, una tecnologia per il web capace di comprendere le stringhe di testo inserite dagli utenti sulla base di una simulazione del ragionamento umano.

Lorenzo Thione è nato a Como ed è cresciuto a Milano: è un ragazzo di bell’aspetto, atletico, vestito alla moda. Lo incontriamo negli uffici di Powerset, al terzo piano di una palazzina di vetro e acciaio con vista panoramica sul Bay Bridge di San Francisco. Non a Redmond, vicino Seattle, nel quartier generale di Microsoft: un accorpamento più radicale sarebbe stato giustificato e invece l’azienda se ne sta negli uffici dove è nata, con tanto di murales in stile californiano all’ingresso. A guidarla ci sono sempre Lorenzo e soci. Lo staff, una settantina di geniacci in tenuta da geek (pantaloni al ginocchio, barbetta disordinata, occhiali dalla montatura nera), è tutto intento a lavorare su Bing. Il search engine di Microsoft. Negli uffici di Powerset al terzo piano di Brennan Street il clima è rilassato. Tecnici, ricercatori e segretarie con la maglietta “I bing!” pescano con una certa frequenza la loro dose di zuccheri in uno scatolone pieno di m&m’s e caramelle gommose. All’ingresso campeggia un cesto colmo di frutta, e a poca distanza si trovano la mensa, due o tre sale riunioni e la zona ricreativa, con tavolo da pingpong, calcio balilla e videogiochi. Un’azienda in pieno stile new economy, insomma, che il passaggio a Microsoft non ha cambiato di una virgola. Dopo una porta a vetri, in un gigantesco open space trovano spazio una settantina di scrivanie più o meno disordinate. Tra cui quella di Thione: i capi qui stanno insieme a tutti gli altri, fin dai primi tempi.

Nella sala d’attesa sono appesi alle pareti i ritagli dei giornali di tutto il mondo che, già due anni fa, con la società appena nata e ben prima del passaggio a Microsoft, salutavano la nascita di “un nuovo Google”. Di quotidiani o riviste italiane non c’è traccia. Per Thione non è un cruccio: «Sono andato via dall’Italia nel 2000». A 22 anni, senza aver ancora ottenuto la laurea al Politecnico: una borsa di studio alla University of Texas, e via. «Appena dissi ai miei che l’avevo vinta, capirono subito che non sarei più tornato». Nella torrida Austin, Thione si appassiona all’intelligenza artificiale e, nell’estate del 2002, appena laureato, si guadagna immediatamente un posto di internship all’FX Palo Alto Laboratory. Pochi mesi dopo entra nel mitico Fuji-Xerox Research Center, poi divenuto Palo Alto Research Center. Il Parc. Il più avanzato laboratorio di tecnologie informatiche e digitali, dove sono stati inventati il mouse e i primi sistemi operativi Mac. «Storicamente il Parc non ha avuto una grande fortuna commerciale », sostiene Thione: «Non è stato mai in grado di far fruttare le tecnologie, pur straordinarie, che venivano realizzate nei suoi laboratori. Anzi, a dirla tutta, credo che quello che abbiamo sviluppato noi sia uno dei pochi casi di successo commerciale».

Ma prima di arrivare ai milioni di Microsoft, torniamo al 2002, ai laboratori Xerox, dove il giovane ricercatore italiano si specializza nella “linguistica computazionale”, una branca dell’intelligenza artificiale dedicata alla comprensione del linguaggio umano da parte di un computer. «Gli americani a scuola non fanno l’analisi logica che, al contrario, finisce per uscire dalle orecchie di qualunque studente italiano, fin dalle elementari. Ed è proprio l’analisi logica l’elemento più importante della linguistica computazionale ». Circa un anno dopo l’ingresso in Xerox, a Thione viene l’intuizione di applicare i suoi studi al web. Obiettivo: creare il motore di ricerca migliore del mondo. «Avevo sviluppato un modo diverso di interpretare le stringhe di ricerca. Mentre Google e gli altri motori guardano la rilevanza di una parola, il mio sistema cerca di interpretare l’intera frase». Un esempio non a caso: «Pensate alla frase “Microsoft si mangia Powerset”, può essere interpretata in due modi totalmente diversi. Per Google potrebbe benissimo valere anche quello, sbagliato, della prima che si mangia fisicamente la seconda. Con risultati fuorvianti. La mia tecnologia tenta invece di capire il significato intrinseco della frase, di comprendere cioè che è solo un modo di dire». E dunque tra le pagine dei risultati troveremo tutte le notizie sull’acquisizione aziendale.

Dopo tre anni passati a consumare tastiere per programmare i nuovi codici, nel 2005 Thione decide che è giunto il momento di aprire un’azienda, insieme all’amico Barney Pell, conosciuto proprio nei laboratori del Parc. «Io sono un ricercatore, lui invece ha una mentalità più imprenditoriale. Prima di partire ha analizzato il mercato, per vedere se c’era un modo di capitalizzare l’idea». Il modo c’era. Powerset. Thione & Pell iniziano a cercare fondi. Negli Usa ci sono persone disposte a investire centinaia di migliaia di dollari in nuovi progetti sperando di ricavarne milioni. O miliardi. Sembra un gioco d’azzardo. «Ricordo che ci concedevano 90 secondi: 90 secondi per convincerli. Quello che dicevamo lo ricordo ancora a memoria: “L’applicazione innovativa della tecnologia Nlp (Natural language processing) messa a punto dal Parc negli ultimi trent’anni, insieme alla nostra tecnologia di indicizzazione del contenuto dei siti web, può offrire ai consumatori una ricerca più efficace, più naturale e più soddisfacente”. Così abbiamo ottenuto i nostri primi due milioni e mezzo».

È L’INIZIO. Uno staff di una dozzina di persone, computer e software nuovi di zecca, una sede in comodato dal fondo di investimento. Per nove mesi si lavora per realizzare un prototipo e, all’inizio di novembre 2006, Thione & Pell sono pronti a sostenere un “institutional round” con gli investitori. Qualcosa di un po’ più lungo del minuto e mezzo precedente. Il progetto piace: arrivano altri 12 milioni di dollari. La start-up si espande, portando l’organico a 30 persone, e Lorenzo trova casa e nuovi uffi ci nell’amata San Francisco, nel centralissimo quartiere South of Market. Uno dei primi assunti arriva da Google: è Franco Salvetti, trentino, 42 anni. Da sette vive negli Stati Uniti. «Quando mi hanno contattato e mi hanno parlato di una “big thing”, ho capito subito di che cosa si trattava». In Silicon Valley, quando ci si riferisce a una “grande cosa” spesso si parla del prossimo motore di ricerca. Ma il motore di Powerset non è come tutti gli altri. Salvetti se ne rende subito conto: «Mi misero a lavorare su nomi propri, punteggiatura, parole ridondanti o inutili, sinonimi …». Una volta messo su l’organico, Thione è pronto a decollare. Alla fine del 2007 il vero test: un accordo con Wikipedia. «Con il nostro sistema era possibile eseguire le ricerche con frasi uguali a quelle che si sarebbero usate in una normale conversazione», dice Salvetti. «Digitate “Hulk Hogan vs André The Giant” nella versione in inglese dell’enciclopedia e verrete indirizzati verso la pagina di Wrestlemania III (teatro del più epico scontro tra i due wrestler). Provate a farlo nella versione italiana, che non sfrutta il nostro sistema, e avrete risultati molto diversi». In realtà non molto (il risultato “Wrestlemania III” è al nono posto), ma l’esperimento pilota va benissimo. L’accoglienza degli addetti ai lavori è ottima, tanto che nel giro di qualche settimana si fa viva Microsoft: vuole una partnership.

È IL 1 FEBBRAIO 2008, lo stesso giorno in cui, su tutti i giornali, esce la notizia che il ceo di Redmond Steve Ballmer ha offerto 44 miliardi di dollari (e rotti) per acquistare Yahoo. La strategia è la stessa: dare la caccia a Google. Dopo il celebre rifiuto dell’allora capo esecutivo di Yahoo Jerry Yang, a Microsoft non resterà che rivoluzionare il proprio motore di ricerca, il disastroso Live Search. E puntare diritto sull’intelligenza artificiale. Negli uffici di Powerset sbarca una delegazione di una dozzina di persone, capitanata dal vicepresidente Harry Shum. Il team di “men in black” vuole capire come funziona quella start-up di successo. Ricorda Thione: «Si sono voluti calare nella nostra realtà: sedendosi alle nostre scrivanie, pranzando nella nostra mensa, partecipando alle riunioni del mattino e sfidandoci a ping-pong. Ma, soprattutto, scoprendo che anche noi, come loro, eravamo votati all’innovazione del web e che lo sforzo era comune».

Il risultato di questa approfondita analisi culturale è tutto in una parola: “aspirational”. Per il colosso, quella start-up è un esempio da seguire. Anzi, da acquistare. Inizia una trattativa. Gli investitori di Powerset naturalmente vedono di buon occhio l’operazione. A Thione interessa di più la possibilità di accedere alle risorse necessarie per migliorare la sua tecnologia. Si va avanti per quattro mesi, ma il tempo sta per scadere: «Stavamo per esaurire i nostri fondi e non potevamo cercare finanziamenti da altri investitori. Rischiavamo di andare tutti a casa». Ma il lieto fine era dietro l’angolo. Merito anche delle scelte fatte da Thione sulle licenze di utilizzo. «Avevamo utilizzato diversi linguaggi, da Java al C, passando per Ruby e tanti altri. Puntando molto sull’open source, ma io ho sempre tenuto sotto controllo le licenze dei vari software che usavamo, perché sapevo che un giorno, in caso di acquisizione, queste potevano dare problemi ». Ai primi di luglio 2008, la stretta di mano finale. Powerset è acquisita per una somma ancora mai ufficialmente dichiarata: «Comunque nell’ordine dei 100 milioni». Bing! Complice la crisi finanziaria mondiale, Powerset resta a San Francisco, Lorenzo Thione viene nominato “principal program manager”. Il che vuol dire che tutto l’organigramma per quanto riguarda la programmazione fa riferimento a lui. Il che vuol dire che è lui il capo della ricerca e sviluppo del progetto Bing. Lui è Bing.

SQUILLA IL TELEFONO. È una chiamata da Redmond. Cosa è cambiato dopo l’annessione a Microsoft? «Non troppo», risponde. «Siamo rimasti gli stessi, siamo ancora qui nei nostri uffici, lavoriamo ancora allo stesso modo. Certo, ora facciamo parte di un’azienda da 90mila persone». Il che significa più voli San Francisco – Seattle, meeting più lunghi, più capi a cui rendere conto. «Ma anche orari più umani», interviene Salvetti: «E meno tensione. Non siamo più una start-up con i soldi pronti a finire da un momento all’altro». «In effetti, prima era una battaglia quotidiana per la vita o la morte», ammette Thione: «Ora possiamo dedicarci con più serenità allo sviluppo di Bing». Ora il team di San Francisco può considerarsi a tutti gli effetti il padrone assoluto del motore di ricerca. «Lavoriamo su tre ambiti », spiega Thione. Il primo è la ricerca “verticale”. Un motore di ricerca verticale si concentra intensamente su una piccola nicchia del mercato (lo sport, la storia, la tecnologia, la geografia ecc.) con il risultato di andare più a fondo. Allo stesso modo, i tecnici e i linguisti di Powerset «stanno cercando di individuare le espressioni caratteristiche di ogni nicchia, per fare di Bing la somma di tanti motori verticali».

Il secondo ambito sono le “caption”, quei mini-riassunti che compaiono sotto a ogni link nella pagina dei risultati di ricerca dei motori web. «Se guardi quelli di Google, per esempio, sono molto imprecisi e raramente danno un’idea di ciò che troverai cliccando su quel link. Noi stiamo cercando di migliorare proprio questi contenuti», dice Thione. Il terzo obiettivo è migliorare la “rilevanza”, cioè la qualità dei risultati. Affidandosi sempre più alla sua arma vincente: la capacità di farsi capire dal computer.

A dire il vero ci sarebbe un quarto obiettivo non dichiarato: far funzionare Bing in tutto il mondo. Attualmente, infatti, l’unica edizione completa, che sfrutta appieno la tecnologia Powerset, è quella americana. La sola lingua che viene compresa bene dal computer, quindi, è l’inglese. In Italia, come nel resto del mondo, Bing è in versione beta. Che più o meno funziona come Google, senza cioè il valore aggiunto della linguistica computazionale made in San Francisco. «Per integrare un nuovo linguaggio», dice Thione, «ci vuole un apposito team, che lavori sulle particolarità e le regole della lingua». Va da sé che le prime versioni localizzate saranno quelle che hanno i più grandi bacini d’utenza: cinese, spagnola e francese. Per la “nostra” si dovrà aspettare la fine del 2010. E chissà che allora non sia già a buon punto l’inseguimento a Google. La strada, del resto, è stata spianata qualche mese fa, dal nuovo accordo con Yahoo. «È un bel colpo», ammette Thione: «In questo modo, guadagniamo la loro quota di mercato e possiamo partire da una base più solida». Negli Usa, infatti, Yahoo e Bing, insieme, oggi raggiungono quasi il 30 per cento. Un bel passo avanti rispetto al 12 per cento del solo Bing, che comunque aveva già conquistato 3 punti percentuali nei suoi primi tre mesi di vita.

MA È PENSABILE CHE GOOGLE resti a guardare? Secondo Thione sì: «Negli ultimi 10-12 anni, la qualità della loro tecnologia non è migliorata. Noi, invece, abbiamo margini di sviluppo enormi». (Si stima che la linguistica computazionale, che dà cervello alla tecnologia di Powerset, sia ancora sotto il 20 per cento del suo potenziale). E una visione più innovativa: «Il nostro obiettivo non è aiutare l’utente a raggiungere il sito X, ma offrirgli alternative intelligenti». Così, lo studente che cerca “Seconda Guerra Mondiale” su Bing non si trova davanti solo un elenco di link, ma una serie di suggerimenti: le battaglie più importanti, i personaggi, i musei e perfino i videogiochi ispirati al conflitto. E se su Bing cerchiamo il futuro di Lorenzo Thione? «Mi manca l’adrenalina della start-up, lavorare 23 ore al giorno e dormire sul puf nella sala del ping-pong. Sono cose che ho nel sangue. È per questo che m’immagino a lanciare qualcosa di nuovo, molto presto». Lo dice col sorriso sulle labbra, ma con l’espressione di chi ha già in mente la prossima avventura.

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