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Cinema futuro (788): “Alza la testa” 01/11/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Alza la testa”

Uscita in Italia: venerdì 6 novembre 2009
Distribuzione: 01 Distribution

alzalatestaTitolo originale: “Alza la testa”
Genere: drammatico
Regia: Alessandro Angelini
Sceneggiatura: Alessandro Angelini, Angelo Carbone, Francesca Marciano (soggetto di Alessandro Angelini e Angelo Carbone)
Musiche: Luca Tozzi
Sito web ufficiale (Italia): nessuno
Cast: Sergio Castellitto, Gabriele Campanelli, Giorgio Colangeli, Anita Kravos, Duccio Camerini, Augusto Fornari, Pia Lanciotti, Gabriel Spahiu, Laura Ilie

La trama in breve…
Mero
è un operaio specializzato in un cantiere nautico e un “single father”. Suo figlio Lorenzo – nato da una relazione con una ragazza albanese – è la sua unica ragione di vita. Il sogno di Mero è che il ragazzo diventi un campione di boxe, riscattando così la sua anonima carriera da dilettante. Per questa ragione lo allena con severità maniacale in un vecchio magazzino adibito a palestra, insegnandogli giorno dopo giorno a tirar pugni e a proteggersi dai colpi bassi della vita. Di fatto però quello che ha costruito intorno al figlio è un mondo chiuso, in cui le giornate trascorrono tutte uguali tra il lavoro, la scuola, gli allenamenti, le serate passate con gli amici del cantiere, che sono diventati una specie di famiglia. Un mondo intriso di rimpianti, di complicità maschili e diffidenza verso tutto ciò che è nuovo e diverso. L’equilibrio di questo rapporto “esclusivo” però non è destinato a durare.

Note di regia

Mi piacciono i personaggi con la “ruggine addosso”, quelli in credito con la propria vita perché convinti di aver incassato meno del dovuto e perciò sempre sul punto di esplodere. Mi piace la loro energia, quel modo che hanno di dannarsi per provare a rimettere a posto le cose.
Antonio Mero è così. Tenta costantemente di riscattarsi, prima attraverso i successi sportivi di suo figlio, poi cercando la persona che ne ha ricevuto il cuore e infine prendendosi cura di una sconosciuta.
Nel gesto che segna il finale del film, un atto di ribellione alla morte, irrazionale ma per certi versi lucido, c’è tutto il suo percorso umano, il viaggio che finalmente lo rende capace di riconoscere “l’altro”, che gli permette di riscattare i suoi errori e lenire, almeno in parte, il dolore per la perdita del figlio.
In qualche modo “Alza la testa” è la storia di una caduta e resurrezione.

Credo che la forza e il riscatto del personaggio di Mero risiedano nella sua purezza, nel vivere ogni situazione senza filtri o calcoli, nell’ostinazione che rappresenta il suo pregio più grande e al tempo stesso la ragione di tutte le sue sventure.
Dietro l’attenzione maniacale per la carriera agonistica del figlio, dietro i continui richiami al ragazzo perché impari a “prendersi cura di sé, sempre” c’è la paura di rimanere solo e la lezione appresa da sconfitto; nessun avversario può stenderti come la vita.
Non ha un carattere facile Mero. Non è simpatico, non è aperto agli altri, è pieno di contraddizioni- costruisce barche ma è ancorato al suo dialetto e alle sue convinzioni- è piuttosto un eroe tragico in quanto artefice inconsapevole del proprio destino, eppure è un personaggio pieno d’energia e umanità, per il quale non si riesce a non provare affetto.
Sergio Castellitto gli ha trasmesso forza e vitalità non comuni rendendo con precisione gli improvvisi cambi d’umore di chi vive da sempre con l’idea di dover recuperare terreno.
Ha saputo mostrare tutta l’asprezza di un uomo tradito alla vita, il suo disagio, l’inadeguatezza, ma anche il suo bisogno di andare avanti, di tornare a sognare, la necessità fisica di un abbraccio.
Nel grigio inverno del Nord, straniero tra gente che parla lingue dure e incomprensibili, Mero deve accettare di non aver nulla in comune con la persona che ha ricevuto il cuore di suo figlio.
Se aveva pensato che attraverso questa avrebbe mantenuto vivo il ricordo di Lorenzo si sbagliava, nessuno potrebbe essere più lontano dal ragazzo di quanto non lo sia Sonia.
Sonia ha bisogni e necessità per le quali Mero non è preparato e alle quali non sa far fronte; la sola cosa che hanno in comune lui e quella figura fragile, chiusa in se stessa è il fatto di essere soli.
Se Denisa, Ana, Radu vengono da un paese straniero, Sonia, come e più di Lorenzo, porta nel dna la sua diversità e il bisogno di essere accolta, accettata. Anche lei come Mero si è impegnata in un viaggio ma interiore; verso un corpo che sente più suo, verso un aspetto più familiare.

“Alza la testa” ha una costruzione anarchica; nella narrazione i generi si mescolano. Ai toni da commedia dell’inizio succedono quelli del racconto di formazione (padre e figlio, la boxe come sport ma anche come metafora) per proseguire con quelli più introspettivi, propri del dramma, che poi si sciolgono nell’atto finale.
Penso che questa contaminazione dei generi sia la vera scommessa del film e insieme la sua ricchezza. Volevo che il film avesse un percorso sinuoso, incerto, imprevisto. Per questo motivo la figura che nella seconda parte del film è centrale, quella di Sonia, di fatto risulta essere un tramite attraverso cui Mero conclude la sua parabola.
Seguendo il cuore del figlio, Mero si allontana da casa, si smarrisce, tocca il suo fondo di essere umano ma poi, ancora una volta, trova la forza di aggrapparsi alle corde e rimettersi in piedi.
Lo fa separandosi da quel cuore che ha allenato per anni, quasi restituendogli la libertà che aveva negato a Lorenzo. Lo fa ricongiungendo un neonato a sua madre, una donna senza nome venuta a cercare una vita migliore, così come Denisa anni prima e in parte facendo pace con se stesso.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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