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Edicola – “Le Scienze”, novembre 2009 – Speciale “Origini” 04/11/2009

Posted by Antonio Genna in Le Scienze, Scienza e tecnologia.
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Di seguito propongo copertina, principali contenuti ed allegati facoltativi del numero 495 – Novembre 2009 del mensile “Le Scienze”, edizione italiana di “Scientific American”, in edicola dallo scorso 31 ottobre. Si tratta di un numero speciale, con articoli legati tra loro da domande sulle “origini”.
La rivista è pubblicata dal Gruppo Editoriale L’Espresso ed in vendita al prezzo di 3,90 €.

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I principali contenuti di questo numero:

Nel numero di «Le Scienze» di novembre in edicola:

Origini
Il filo rosso che lega gli articoli del numero speciale di «Le Scienze» di novembre è la risposta a una domanda comune a tutti i campi del sapere: la domanda sulle origini. Che si tratti dell’universo, della prima scintilla della vita o dei processi cognitivi alla base della nostra mente, il desiderio di capire le origini è una delle spinte fondamentali dell’impresa scientifica. E così, in una serie di brevi articoli, accompagnati da cinque articoli di approfondimento su grandi temi, viene ripercorsa in pillole la nascita e l’evoluzione di importanti fenomeni naturali o la genesi di tecnologie che hanno modificato per sempre la nostre vite. Inoltre, in esclusiva per «Le Scienze, un articolo del premio Nobel 2009 Jack Szostak sulle origini della vita.

Oltre all’origine della vita, sul numero di novembre approfondiamo le origini di:

Il sesso. Come spiega Telmo Pievani, forse esiste da due miliardi di anni ma le ragioni del successo evolutivo della riproduzione sessuale sono ancora incerte.

La mente. Secondo Marc Hauser, per ricostruire la mente umana, il primo passo è individuare ciò che distingue i nostri processi mentali da quelli di altri esseri viventi.

L’universo. Gli scienziati si stanno avvicinando a spiegare i processi che generarono il cosmo e lo portarono ad assumere la forma attuale, come spiega Michael S. Turner.

Il computer. Un articolo dello storico dei calcolatori Martin Campbell-Kelly illustra che l’era dell’informazione è iniziata quando l’uomo ha capito che con le macchine è possibile imitare il potere della mente.

Inoltre, con Le Scienze di novembre, a richiesta e a pagamento:

– il 31° volume della collana “Biblioteca delle Scienze”, “Tempo profondo – Antenati, fossili e pietre” di Henry Gee, che racconta la storia di una rivoluzione scientifica che ha dato una nuova prospettiva all’evoluzione darwiniana della vita.

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Studiare il passato equivale a raccontarlo, come sanno i paleontologi. Si scopre un fossile, per esempio il cranio di un ominide vissuto milioni di anni fa, e lo si mette a confronto con i fossili di cui già si dispone, tentando di ricostruire il percorso evolutivo che collega la scoperta alle conoscenze già acquisite. In altre parole, si cerca un posto al nuovo arrivato nella galleria degli antenati. Niente di più facile, in apparenza. Ma è proprio in questa terra di nessuno, cioè l’interpretazione della scoperta, che nascono i dibattiti più accesi tra i paleontologi e prendono forma narrazioni della storia della vita spesso fuorvianti. Come quella secondo cui l’evoluzione degli organismi che abitano e hanno abitato in tempi remoti il pianeta va letta in modo lineare. Niente di più falso.
«I fossili […] punteggiano il corridoio del tempo profondo. Non è possibile collegarne uno al successivo in una forma narrata», spiega Henry Gee in Tempo Profondo, il libro in edicola con «Le Scienze» di novembre, un numero monografico dedicato proprio al concetto di «origine» in diversi campi della scienza e della tecnologia. Forse è proprio l’inarrestabile desiderio di conoscenza delle origini della nostra specie, e più in generale della vita, che ci spinge a trovare una soluzione al puzzle le cui tessere sono i reperti fossili venuti alla luce in ogni angolo del pianeta, ovvero le testimonianze di quello che Gee, senior editor di «Nature», chiama «tempo profondo».
Ma il tempo profondo «è come un infinito corridoio buio, senza alcun segno che marchi una scala di riferimento», argomenta Gee. «Possiamo pensare a un fossile come a un evento del tempo profondo. Confrontato con l’immensità del tempo nel quale viene ritrovato, un fossile è un punto con estensione nulla: o esiste o non esiste. Di per sé, un fossile è un segno di interpunzione, un’interiezione, anche un’esclamazione, ma non è una parola né tanto meno una frase, per non dire un’intera storia. […] Non è possibile collegarne uno al successivo in una forma narrata».
La paleontologia dunque non può usare come metro il tempo quotidiano, quello scandito da giorni o anni, quello che scandisce le storie raccontate nei romanzi. La soluzione del puzzle del tempo profondo deve essere un’altra.
Partendo da ipotesi elaborate negli anni cinquanta e poi riprese negli anni ottanta da un gruppo di paleontologi britannici, per dare un senso ai fossili che affiorano dal passato e per trovare un posto alla nostra specie nella storia evolutiva della vita si fa uso della «cladistica». Si tratta di un metodo di classificazione degli esseri viventi che si basa sulle caratteristiche comuni a un gruppo di organismi, cercando di capire quali sono i tratti condivisi da tutti i membri di un «clade» (dal greco klados, ramo), così da identificare univocamente il gruppo. Per esempio noi esseri umani formiamo un clade, mentre i cani ne formano un altro. Il cladista li mette vicini e, partendo dai due gruppi, tira due linee convergenti verso il basso, che si incontrano in un punto equidistante da essi: quel nodo individua l’antenato comune più vicino ai due gruppi. Un antenato che però è puramente teorico. Sappiamo che caratteristiche avrebbe, ma non ne conosciamo nulla. Anche se ne dovessimo trovare tracce fossili, non sapremmo che si tratta proprio dell’antenato comune teorizzato con la cladistica.
La medesima procedura può riguardare cladi di fossili. Ma, al contrario della sistematica tradizionale, nel disegnare i cladogrammi la cladistica non aggiunge considerazioni sulla diretta discendenza di un gruppo dall’altro. E così crollano le narrazioni al cui principio troviamo antenati comuni che si evolvono nel tempo, tracciando una retta evolutiva dove alla fine ci sono le specie attuali, compresa la nostra. L’introduzione della cladistica, afferma Gee in Tempo Profondo, è stata una lenta rivoluzione silenziosa che ha cambiato prospettiva sull’evoluzione darwiniana della vita. Da questo punto di vista «i fossili sono i quadri illuminati da quegli sporadici sprazzi di luce che punteggiano il corridoio del tempo profondo». Dove andremo sempre a cercare un senso alla nostra esistenza.

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