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Libri – “Link. Idee per la televisione” #8 “Che fare? La TV dopo la crisi” 25/11/2009

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Comunicati, Libri, Link, TV ITA, TV USA.
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\"Link. Idee per la televisione\"E’ in vendita da qualche giorno nelle librerie specializzate il numero 8 di Link. Idee per la televisione, la collana di libri editi da RTI/Mediaset (244 pagine, prezzo di copertina 15 €) caratterizzati da una originalissima veste grafica e che raccontano i meccanismi dell’industria televisiva al di là dei luoghi comuni.
Questo volume è intitolato “Che fare? La TV dopo la crisi”: la crisi economica da diversi mesi ha colpito un po’ tutti i settori, ed anche il mercato televisivo e dei media, costringendo un po’ tutti a ripensare ogni aspetto delle lavorazioni: tramite alcuni contributi importanti, Link esamina le opportunità comprese nella crisi, parlando dei modelli produttivi a basso costo e dell’evoluzione economica ed organizzativa dei modelli, di quanto è cambiata la “spesa per guardare” in Italia nell’ultimo ventennio e di come sono variate le atrame dei telefilm americani in tempo di crisi, ed esaminando il caso di Rai 4, uno tra i canali televisivi partiti in tempo di crisi.
Sono tanti altri i temi affrontati in questo numero: si va da un informato e divertente racconto sulla stesura della sceneggiatura di un episodio di un telefilm scritto dall’autore canadese Jeremy Boxen (Crash & Burn, Falcon Beach) ad un esame della nuova serialità comica, da un piccolo “processo al doppiaggio italiano” ad un’analisi del mercato televisivo della Repubblica Popolare Cinese dove tutto è controllato dallo Stato, dai percorsi dello switch-off del segnale televisivo analogico in Italia ad un esame del “fan patologico”.
Tra i nomi che si sono occupati degli articoli pubblicati su questo numero Carlo Freccero, Aldo Grasso, Violetta Bellocchio, Matteo Bittanti, Michele Boroni, Jeremy Boxen, Antonio Dini, Massimo Scaglioni e Gregorio Paolini; le illustrazioni sono state curate da LRNZ, Ivan Hurricane, Matteo “Ufocinque” Capobianco, Michele Gastl e Philip Giordano.
A seguire, la copertina ed un comunicato stampa che presenta più in dettaglio i contenuti del volume.

Crisi. Una parola che da qualche mese riecheggia ovunque. E che colpisce anche la televisione e il sistema dei media. Questa volta, più forte che mai. Perché si sovrappone a cambiamenti di lungo corso che costringono a ripensare ogni aspetto dell’industria tv. La filiera, la produzione, la pubblicità, i contenuti. Crisi però è anche “il momento che separa una maniera differente di essere”.
Link 8 analizza le opportunità insite nella crisi, che propone agli editori un nuovo posizionamento, basato su un ripensamento totale del loro operare.

Alcuni spunti:

L’evoluzione economica e organizzativa dei modelli di produzione televisiva (Carlo Alberto Carnevale Maffé)
C’è la crisi, ok. Ma, oltre all’impatto sull’industria culturale, sono in corso altri cambiamenti. Che investono direttamente la filiera produttiva della tv. Che modificano il valore dei programmi e il ruolo dei broadcaster. Che costringono le parti in gioco a ridefinire se stesse e il mercato. Che invitano a uscire dalla visione bipolare che vuole free e pay come modelli di business unici e alternativi. Perché la crisi è anche l’inizio di una nuova tv.

I modelli produttivi a basso costo e i loro creativi (Gregorio Paolini)
Tagliare, tagliare, tagliare. Alle difficoltà economiche si accompagna la necessità di ridurre i costi. In momenti di discontinuità come questo è più semplice modificare le abitudini, anche produttive, ormai mature e dispendiose. Gregorio Paolini, autore di “eventi” da prima serata come di produzioni sperimentali a basso costo, ci racconta come le tecnologie digitali e un approccio più indie al mercato possono aprire nuove opportunità alla tv. Less is more.

Problemi reali e fuga dalla realtà (Mariarosa Mancuso)
Se il telefilm è il genere più capace, negli ultimi anni, a raccontare l’America, che cosa succede alle serie quando questa è travolta dalla crisi, economica e non solo? Due sono le strade. La rappresentazione fedele, tra personaggi disoccupati, famiglie in frantumi, carte di credito esaurite e imprese sul lastrico. E la fuga dalla realtà, in un mondo possibile in cui tutto si risolve in una risata. Che non occulta (più) le lacrime, ma dà loro la giusta posizione. Senza (melo)drammi.

Nascita di Rai 4 (Carlo Freccero)
Un paradosso: mai come in questa stagione di stenti sono partiti tanti nuovi canali. Freccero ci porta dietro le quinte di Rai4, regalandoci uno sguardo inedito sul suo progetto. Con tre punti forti, ideali per la tv in tempi di crisi: il web, i vecchi film, gli scarti. Semplice, si dirà, ma dosare gli ingredienti è cosa per pochi.

Nelle sezioni di Link 8, al di là della crisi economica, vengono affrontati molti altri temi…

La semplice, o non così semplice, stesura di una serie televisiva (Jeremy Boxen)
Il processo di scrittura seriale raccontato da un autore nordamericano, tra produttori impazziti e cani zombie in crisi di identità. Tutta la fatica che si nasconde dietro ogni maledetta puntata di un telefilm. Troppo facile redigere un manuale, il “come si fa”. Più utile fare un elenco di tutto quello che succede al meglio delle possibilità. E poi di tutto quello che di sbagliato può capitare. Cercando, si spera, di trovare un posto lì in mezzo. E scrivere il best episode ever.

I percorsi della nuova serialità comica (Bucknasty)
Cos’è la sitcom? Domanda facile, penserete. Eppure. Basta fare un rapido elenco di titoli per accorgersi che hanno – sembrano avere – davvero poco in comune. Cosa c’entra la famiglia Robinson con Ross e Rachel? Siamo sicuri che Scrubs e La tata si assomiglino? A complicare tutto, ecco le novità degli ultimi anni. Perché tutti diventano sporchi e cattivi. Perché la lingua ferisce più della spada (e delle bucce di banana). E perché non esiste più il lieto fine. Forse.

L.A. Diary (Aldo Romersa)
Diario malinconico di un professionista agli screenings. Che cosa resta oggi dell’“arte” della programmazione? “Certi anni agli screenings lo stesso genere dilaga come un’epidemia e tu invochi soltanto il vaccino dell’intelligenza. Sei medical nuovi. Cerco di separare le trame che nella mia testa si sono pressofuse in un unico set ma, sarà per l’aperitivo, tutto si confonde”.

Il porno 2.0 può essere un modello? (Antonio Dini)
L’industria del porno, si dice, metabolizza i cambiamenti prima degli altri. E il web di cambiamenti ne ha prodotti parecchi negli ultimi anni, costringendo i media alla ricerca di nuovi modelli di business.
Veri o presunti, funzionanti o meno. E quindi, cosa succede laggiù nelle lande del porno? Tra contenuti amatoriali e la prima completa applicazione del freemium teorizzato da Chris Anderson, alcuni segnali arrivano forti e chiari. Certo, è un mondo che non ha diritto d’autore e che non si fa troppi scrupoli. Ma qualche lezione la può offrire. Non solo di anatomia.

Il fan patologico (Violetta Bellocchio)
I fan sono attivi. I fedelissimi delle serie tv creano nuovi significati. Le schiere del fandom fanno tremare le case di produzione, ma possono anche portare nuovi guadagni. Eppure ci sarà un perché se per anni i fan sono stati visti come dei disadattati, degli inetti, degli sfigati. Forse, in fondo in fondo, lo sono ancora. Quando vendono il loro corpo. Quando rovistano nella spazzatura letterale e metaforica. Quando superano ogni limite.

I media dopo l’ultimo big bang (Francesco Casetti)
C’erano una volta i mezzi di comunicazione di massa. Ci sono ancora, ma molto è cambiato. Tra confini, sovrapposizioni, scambi di ruolo e di funzione si rischia di perdere il filo. O, peggio ancora, di continuare a ragionare con le vecchie categorie, senza accorgersi che intanto il mondo è cambiato. In un accorato pamphlet, Francesco Casetti prova a fissare qualche punto fermo. E a proporre una griglia di riferimento per il nuovo sistema. Così da creare inedite “mappe” dei media di domani.

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