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Cinema futuro (845): “A Single Man” 14/01/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“A Single Man”

Uscita in Italia: venerdì 15 gennaio 2010
Distribuzione: Archibald Film

Titolo originale: “A Single Man”
Genere: drammatico
Regia: Tom Ford
Sceneggiatura: Tom Ford e David Scearce (basato sul romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood)
Musiche: Abel Korzeniowski
Uscita negli Stati Uniti: 11 dicembre 2009
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena, Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler, Aaron Sanders, Keri Lynn Pratt

La trama in breve…
È il 1962 e la guerra nucleare sembra imminente. La paura pervade il mondo. I valori sociali sono rappresentati in termini eccessivamente semplicistici, in bianco e nero, ma le complessità delle relazioni umane sono aggrovigliate allora come oggi.
Ambientato a Los Angeles all’apice della crisi missilistica di Cuba, A SINGLE MAN narra la storia di George Falconer [Colin Firth], un professore universitario inglese di 52 anni, che fatica a trovare un senso alla propria vita dopo la morte del compagno Jim [Matthew Goode]. George vive nel passato e non riesce a vedere il suo futuro. Nell’arco di una giornata, in cui una serie di eventi e incontri lo porta a decidere se la vita dopo Jim abbia un senso oppure no, George trova conforto nella sua più cara amica, Charley [Julianne Moore], una splendida 48enne, anche lei alle prese col suo futuro.
Un giovane studente di George, Kenny [Nicholas Hoult], che sta iniziando ad accettare la propria omosessualità, perseguita George e lo considera l’anima gemella.
A SINGLE MAN è un racconto sull’amore interrotto, l’isolamento della condizione umana e l’importanza dei momenti apparentemente insignifcanti della vita.

DICHIARAZIONE DEL REGISTA
Lessi per la prima volta il libro “Un Uomo Solo” di Christopher Isherwood all’inizio degli anni ’80, e rimasi toccato dall’onestà e dalla semplicità della storia. All’epoca, ero poco più che ventenne.
Tre anni fa, dopo aver cercato il progetto giusto da sviluppare per il mio debutto sul grande schermo, mi resi conto che tornavo spesso a pensare a quel romanzo e al protagonista, “George”. Ripresi il libro e lo rilessi.
Ora che vado verso la cinquantina, il libro mi colpisce in un modo completamente diverso. È una storia profondamente spirituale, narra di un giorno della vita di un uomo che non riesce a vedere il suo futuro. È un racconto universale su cosa vuol dire affrontare l’isolamento che proviamo tutti e sull’importanza di vivere nel presente e comprendere che le piccole cose della vita in realtà sono le grandi cose della vita.

NOTE DI PRODUZIONE
La gestazione per il debutto alla regia di Ford durava da diversi anni. In quanto studioso e amante del cinema, Ford sapeva bene quale tipo di film emotivamente lo coinvolgeva di più.
Lavorando negli ultimi 25 anni come direttore creativo per le campagne pubblicitarie nel mondo della moda, Ford impara tutto sulle inquadrature, le luci e l’importanza dell’immagine. Ci tiene a precisare però che “immagine e stile” possono anche uccidere un film se non vi è una storia che merita di essere narrata o un messaggio che vale la pena di trasmettere per sfidare lo spettatore. Per Ford la storia è tutto: “Abbiamo parecchi film con molto dialogo, incentrati sui personaggi e sono per me questi i film più meritevoli in quanto spettatore, quindi è questo il tipo di film che io desideravo creare.”
A SINGLE MAN è quindi la storia giusta al momento giusto. “Ho sempre avuto una sorta di intuito o voce interiore che mi ha servito bene. La moda si basa molto sull’intuito, perché occorre anticipare ciò che la gente desidera un anno prima che lo voglia.” Quando A SINGLE MAN continua a dare gomitate alla sua psiche, il suo intuito gli dice che ha trovato l’opera giusta.
“Lavoro a questo progetto da parecchio tempo. Ho lavorato per quasi due anni alla sceneggiatura e a intermittenza ho scritto molte stesure. Quando si immagina una scena mentre la si scrive, non ci sono problemi. L’attore dice perfettamente le battute. L’immagine è perfetta. Ma questo è perché non stai lavorando nella realtà,” spiega Ford.
Ford opziona sia il romanzo di Isherwood che una sceneggiatura completa scritta da David Scearce, ma si rende subito conto che nessuno dei due può creare il film che lui desidera, quindi si mette a scrivere una nuova sceneggiatura per conto suo. Il suo adattamento fnale differisce notevolmente sia dal libro che dalla stesura precedente, ma il suo obiettivo principale è quello di mantenere l’essenza della storia. Capisce che lo stile “monologo interiore” del romanzo di Isherwood non potrebbe funzionare visivamente in un film, così inventa una varietà di incontri personali che caratterizzano la giornata di George. Soprattutto, aggiunge un elemento nuovo alla storia – George intende suicidarsi alla fne della giornata. “George vive nel passato, non riesce a vedere il proprio futuro e non riesce a togliersi di dosso una profonda depressione, così decide di togliersi la vita. Convinto che si tratta dell’ultima volta in cui vedrà certe cose, inizia a vedere il mondo in modo diverso e per la prima volta dopo anni si trova a vivere nel presente, confrontato con la bellezza del mondo. Questo è un soggetto senza tempo, secondo me, perché oggi è più importante che mai per tutti noi apprezzare i doni che abbiamo ricevuto nelle nostre vite.”
Anche se il protagonista della storia è gay, Ford fa notare che il film trascende la sessualità. “Questo film parla di perdita e solitudine. La storia potrebbe essere la stessa se fosse stata la moglie di George, invece del suo compagno, a morire. È una storia d’amore e di un uomo che cerca un senso nella sua vita. Il tema è universale.”
Ford inserisce un elemento autobiografco in A SINGLE MAN. Il suicidio che George immagina nel film è la riproduzione di un suicidio avvenuto nella sua famiglia. Ancor più importante, Ford anni fa si è trovato lui stesso a un bivio diffcile. “C’è molto di me nella versione di George.   Questa sorta di crisi spirituale di mezz’età viene a molti. Io ho ottenuto molto nel mondo materiale… già da giovanissimo… sicurezza economica, fama, successo professionale, talmente tanta ricchezza che non sapevo cosa farne. Avevo una vita piena a livello personale, con un compagno meraviglioso da 23 anni, due cani fantastici e tanti amici, ma in un certo senso ho perso la via. Quando sei uno stilista, passi la vita nel futuro, disegnando collezioni con vari anni di anticipo sulla vendita. La nostra cultura ci spinge a credere che tutti i nostri problemi possono essere risolti con cose materiali. Avevo completamente trascurato il lato spirituale della mia vita.”
Ford poi si “risveglia”, perseguendo un nuovo interesse in questioni flosofche come il Tao Te Ching e opera introspettive simili. “Rileggendo il romanzo di Isherwood a questo punto della mia vita, mi sono reso conto che era un libro scritto dal vero io, sul falso io. Christopher Isherwood era uno studioso di Vedanta e questo è molto evidente nel romanzo. È incredibilmente spirituale e parla della fatica che si prova a vivere nel presente. È molto personale, ed è un’espressione di un lato del carattere che molta gente non conosce.”
Una volta soddisfatto della sua sceneggiatura, il progetto si realizza in tempi relativamente brevi in termini cinematografici.
“Julianne è stata la prima tra gli attori ad accettare,” ricorda Ford. “La parte di George è stata la più difficile da affdare, perché ci sono pochissimi attori al mondo con la sensibilità giusta per interpretarlo.”
Inizialmente Firth è alle prese con un altro film, ma all’improvviso, quando il programma delle riprese di A SINGLE MAN cambia, si libera. Ford vola immediatamente a Londra per convincerlo ad accettare la parte. “La cosa incredibile di Colin è la sua abilità di telegrafare ciò che sta pensando attraverso gli occhi, quasi senza muovere la faccia e sicuramente senza pronunciare una battuta”, afferma Ford.
“Julianne era incredibile sul set,” dice il regista. “Stava magari chiacchierando con Colin finché non dicevo ‘azione’ e a quel punto parlava subito con il suo accento inglese, era nel personaggio. Lo faceva con una facilità… non si sa mai come si prepara un attore nella sua mente.”
“Ho costruito una nuova Charley rispetto a quella del libro,” spiega Ford,“…è un miscuglio  delle mie amiche e, a dire il vero, mia nonna. Ho anche creato un nuovo passato per George e  Charley per illustrare il rapporto che io ho con varie donne nella mia vita. La Charley del signor Isherwood era meno complessa e sicuramente meno attraente,” commenta il regista. “Tutti e tre i nostri personaggi principali stanno attraversando un momento di cambiamento nella vita. Charley sta vivendo una crisi di mezz’età proprio come George, e anche lei non riesce a vedere il proprio futuro.”
A interpretare il partner deceduto di George, Jim, troviamo Matthew Goode. Il personaggio Jim rappresenta per George tutto ciò che c’è di buono in America. È diretto, senza complicazioni,  onesto e sicuro di sé. “Matthew era perfetto per la parte. Ha proprio la freschezza che cercavamo, ma il suo modo di recitare è completamente diverso da quello di Colin o Julianne. Era molto più spontaneo, o così sembrava sul set, ma qualunque fosse il suo procedimento interiore, il risultato fnale è fantastico,” dice Ford.
Ford canta le lodi di Nicholas Hoult, che interpreta Kenny, uno studente della classe di George che trova uno spirito amico nel professore. Anche Kenny si trova a un bivio nella sua vita. Sta per diventare uomo e accettare la propria omosessualità. “Nicholas era assolutamente fantastico. Aveva solo 18 anni durante le riprese. Così serio e professionale, in pieno contrasto con il ragazzo inglese tutto matto che è nella vita reale. È esilarante a cineprese spente.” “Kenny è una sorta di angelo,” dice Ford. “Emotivamente salva letteralmente George.”
Anche alcune delle parti minori nel film hanno un’importanza simbolica. Ford descrive Carlos, il gigolo che George incontra, interpretato da JON KORTAJARENA, come “un fore umano… a questo punto della nostra storia, George è sopraffatto dalla bellezza che incontra e quando avvista Carlos rimane incantato. La sua attrazione per lui non è sessuale: vuole semplicemente fssare la bellezza assoluta di Carlos. Alla fne ha con lui una conversazione molto umana e poi se ne va per la sua strada.”
GINNIFER GOODWIN interpreta Mrs. Strunk, la vicina di casa di George. George, che di solito è irritato da lei, la vede nella banca con la sua vista alterata e la percepisce in un modo fresco e magnifco. La Goodwin ha un ruolo ricorrente nella serie BIG LOVE, ed è stata impegnata nel film LA VERITA’ E’ CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA. Il ruolo di Grant, un collega di George che personifca la paura che pervade la cultura americana, è affdato a LEE PACE, nominato agli Emmy, famoso per il suo ruolo nella serie televisiva americana PUSHING DAISIES.
Una delle diffcoltà maggiori che Ford ha dovuto affrontare è stato un brevissimo periodo di pre-produzione. Ciò che alimenta la notevole pressione sulla produzione è la ricerca di location adatte nella zona di Los Angeles. “Dovevamo trovare un college completamente deserto che fosse cronologicamente corretto,” spiega Ford. La casa di produzione trova una piccola scuola di fronte al Norton Simon Museum di Pasadena.
Ancor più difficile è localizzare la casa di George, a causa delle esigenze cinematografiche di Ford. “Il fatto è che il personaggio di Colin è inglese… quindi volevamo un posto che fosse moderno, ma anche arredato con molto legno… calore e rivestimenti in legno sembravano giusti per George. Inoltre, ci serviva una casa su cui potevamo allargare l’inquadratura per ottenere un’immagine che mostrasse tutto il suo mondo.”
Ford e la sua costumista, Arianne Phillips, sono ancor più sotto pressione durante la breve preparazione. “Arianne è stata incredibile, un vero sostegno per me, in ogni senso. Ha un ottimo occhio che non si limita solo agli abiti. È una costume designer brillante ed è riuscita a creare in zero tempo e con pochissimi soldi, dei costumi d’epoca assolutamente perfetti,” afferma Ford.
Il guardaroba di Firth e Hoult è stato invece realizzato a Milano.
“Non ho avuto un direttore della fotografa fno a poche settimane prima dell’inizio delle riprese. Ho esaminato tanti filmati di diversi direttori e non riuscivo a trovarne uno che fosse adatto e disponibile. Un giorno è apparso sulla mia scrivania un dvd con il nome Eduard Grau scritto sopra. L’ho messo nel computer e ho capito che avevo trovato il tipo giusto. Eduard è arrivato il giorno dopo da Londra, abbiamo pranzato e abbiamo parlato per qualche ora, poi l’ho assunto. Non me ne sono pentito. Ha un ottimo occhio, una grande conoscenza tecnica malgrado la sua giovane età [ha 28 anni] e una sensibilità europea che si abbina bene con la mia. Abbiamo lavorato molto bene insieme e credo che abbia davvero un grande talento. Siamo stati anche molto fortunati perché avevamo degli operatori alla macchina di grande esperienza e un direttore delle luci fantastico,” dice Ford.
L’aspetto del film è molto importante per Ford, perché lo considera un modo per aiutare il pubblico a capire i personaggi e soprattutto a capire cosa prova George durante la giornata. “L’uso dei colori gioca un ruolo importante nel film. Nel libro, ci troviamo nella testa di George, quindi sappiamo quali emozioni prova da un momento all’altro. Mi serviva un modo visivo per aiutare a trasmettere al pubblico l’umore di George. All’inizio della giornata, quando George è di umore nero, il colore è denaturato e le luci sono piatte, perché George è così depresso che la vita per lui è senza colore. Man mano che George inizia a vivere momenti di bellezza, il colore sullo schermo diventa più intenso, per rispecchiare l’umore che migliora. Uno dei momenti in cui avviene in modo più intenso è quando George incontra Jennifer Strunk in banca. George, nel suo stato mentale depresso, di solito considera la donna irritante. Quando l’incontra in banca, la vede fnalmente per com’è davvero: una giovane donna fresca, bella, meravigliosa e ha una conversazione interessante con lei. Arrivati a sera, la bellezza della vita trascina George, che ormai sta vivendo in technicolor.”
Ford gira il film in appena 21 giorni, scarta gli storyboard iniziali e opta per delle liste dettagliate di inquadrature per ogni angolazione, per ogni scena.
La grande esperienza degli attori principali e uno sforzo di squadra da parte del cast tecnico contribuiscono a portare avanti rapidamente la lavorazione. Ford scherza dicendo: “Io mettevo fretta al line producer, mentre di solito succede il contrario! Sono convinto che occorra lavorare con un gruppo di persone che vogliono che questa sia la cosa più importante che abbiano mai
fatto”.
“Uno dei miei punti di forza in quanto regista è che sono abituato a lavorare con un grande gruppo di persone e cerco di tirare fuori il meglio da ognuno di loro, tutta la loro creatività, guidandoli nella creazione della mia visione,” dichiara Ford.
La sua più grande scoperta è il montaggio. “Ho passato sei mesi al montaggio. Se mi aveste chiesto all’inizio del procedimento quando mi ci sarebbe voluto, avrei risposto metà di quel tempo. Non capivo proprio come si poteva cambiare completamente il signifcato di una scena o anche della trama solo per il modo in cui la si monta. Sono stato fortunato a lavorare con Joan Sobel, una montatrice che è una vera ispirazione ed è diventata uno dei collaboratori più fidati.”
Ford considera il montaggio come un Cubo di Rubik. ”Sono entrato nel film e l’ho girato e rivoltato in così tante direzioni diverse che alla fne ero esausto. Finalmente, ho guardato il film e tutto sembrava aver trovato l’unico posto in cui avrebbe potuto essere, l’unico posto in cui avrebbe dovuto essere.”
Una delle passioni di Ford è il suo amore per le colonne sonore. Aveva delle idee su come usare la musica in A SINGLE MAN. “Di solito quando guardo un film ambientato negli anni ’60, è pieno di brani che andavano di moda all’epoca, il che è un po’ kitsch e poco adatto a un film che si concentra sulle emozioni e sull’interiorità del personaggio,” afferma. “Così ho tentato di
immaginare che tipo di musica avrei trovato nella testa di George. Non volevo che fosse limitata alla musica classica che si sentiva nei primi anni ’60, ma volevo un certo riferimento alla musica classica, e usare una vera orchestra classica.” Ford parte alla ricerca di un compositore in un
paese molto lontano: il Giappone. “Ho sempre amato Shigeru Umebayashi e i film di Wong Kar Wai, soprattutto il tema principale che Ume ha composto per IN THE MOOD FOR LOVE. È uno dei miei pezzi preferiti di musica per film.” Ford assume Umebayashi e insieme guardano più volte il film. “Ha scritto tre temi che hanno veramente catturato il personaggio di George e il suo stato d’animo.”
Limitato sia nel tempo che nel budget, Ford lancia una ricerca vastissima per un giovane compositore che si occupi della restante parte della colonna sonora. “Ho ascoltato tutto ciò su cui sono riuscito a mettere le mani e ho scoperto Abel Korzeniowski. Credo abbia un talento straordinario e sono stato fortunato a trovarlo a questo punto della sua carriera.”
Ho sempre saputo che volevo una colonna sonora imponente, eccessiva,” dice Ford. “Volevo un tema d’apertura lussuoso e volevo che la musica formasse una vera e propria colonna sonora vecchio stile.”
“In molte parti di A SINGLE MAN, non c’è dialogo. Vediamo giusto George che fa delle cose. Quindi il sonoro, o la mancanza dello stesso, è estremamente importante. Il silenzio, per me è stato infatti un elemento molto signifcativo. Alcuni dei momenti più affascinanti che si possono avere su pellicola possono essere silenziosi. Si presta più attenzione,” afferma Ford.
“Un grande film può perseguitarti,” dice Ford. “È divertente, ma dà anche da pensare. In questo senso, spero che A SINGLE MAN vi spinga a mettere in questione delle cose… rifettere in un modo completamente nuovo.”

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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