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Cinema futuro (848): “Nine” 19/01/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Nine”

Uscita in Italia: venerdì 22 gennaio 2010
Distribuzione: 01 Distribution

Titolo originale: “Nine”
Genere: drammatico / musicale
Regia: Rob Marshall
Sceneggiatura: Michael Tolkin e Anthony Minghella (basato sul musical “Nine” di Arthur Kopit e Maury Yeston, derivato dall’opera teatrale di Mario Fratti)
Musiche: Andrea Guerra
Uscita negli Stati Uniti: 25 dicembre 2009
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): nessuno
Cast: Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Penélope Cruz, Judi Dench, Fergie (Stacy Ferguson), Kate Hudson, Nicole Kidman, Sophia Loren, Ricky Tognazzi, Giuseppe Cederna, Elio Germano, Andrea Di Stefano, Remo Remotti, Martina Stella

La trama in breve…

Passione, fantasia, lussuria, amore, arte, eleganza, delusioni, sogni – la vita è un circo, secondo il noto regista di fama mondiale degli anni ’60, Guido Contini (DANIEL DAY-LEWIS) . . . e ora lo attende il rutilante, provocatorio, drammatico musical NINE.
Film maker universale, Guido sta per iniziare la produzione del suo atteso nono film, ITALIA, quando, improvvisamente perde sia l’amore che la sua vena creativa e la sua vita inizia ad andare a rotoli.
Circondato da un gruppo di donne bellissime  — la sua amante, la  tentatrice Carla (PENÉLOPE CRUZ), sua moglie, la devota Luisa (MARION COTILLARD), Claudia, la sua musa ispiratrice (NICOLE KIDMAN), la sua costumista, la fidata Lilli (JUDI DENCH), una seducente giornalista di Vogue (KATE HUDSON), una prostituta che gli ha insegnato tutto quando era ragazzo (STACY FERGUSON) e la sua amata  mamma (SOPHIA LOREN) – Guido cerca ispirazione e una possibile redenzione.
Nel frattempo, lo storico Teatro 5 dei Cinecittà Studio di Roma prende vita riflettendo i desideri, i sogni e i ricordi di Guido, che diventano fantasiose composizioni di danza e musica, mentre il cerchio si stringe sempre più e si avvicina il momento in cui Guido, superati i suoi demoni, dovrà gridare “Azione!”
L’innovativo e premiato musical di Broadway ispirato ai film di Fellini —NINE—approda sul grande schermo a cui del resto appartiene, per raccontare la crisi di mezza età di  un artista epico, per mano del regista nominato all’Oscar Rob Marshall, già acclamato per il radioso CHICAGO.

Federico Fellini diceva che “i sogni sono l’unica realtà”: questo era il tema della sua vita e del suo lavoro.
“Nessuno sa veramente cosa sia la realtà”, affermava il grande artista. “Ognuno di noi chiama ‘verità’ le proprie fantasie personali. La differenza è che io so di vivere in un mondo di fantasia. Ma questo è ciò che desidero e detesto tutto ciò che possa disturbare la mia visione.”
“I miei film sono spesso basati sui miei sogni. Quando mi sveglio infatti prendo spesso nota di ciò che ho sognato con piccoli e buffi disegni.”
“Per me fare film è come fare l’amore. Mi sento vivo quando dirigo. Ma prima di iniziare 8½, accadde quello che avevo sempre temuto potesse accadere, e che fu persino peggio di quel che avevo immaginato. Sperimentai la mia paura più grande: il blocco del regista.”
“Il blocco del regista è come il blocco dello scrittore, con la differenza che è pubblico e non privato. La troupe di 8½ mi chiamava ‘il mago’, ma il film che volevo fare, in qualche modo mi era sfuggito di mano. Considerai l’idea di abbandonare tutto, ma non potevo deludere tutte quelle persone che mi credevano un mago. Allora pensai di fare un film su un regista afflitto da un blocco artistico.”
“Hanno detto che i miei film sono autobiografici. E’ vero. Utilizzo spesso ciò che mi capita realmente.”
“Quando avevo sette anni i miei genitori mi portarono al circo ed ebbi la forte sensazione che quel luogo mi stesse aspettando”.

So che Fellini sarebbe stato molto lusingato dalla scelta di Daniel Day-Lewis nel ruolo di Guido e poiché questo è il personaggio che rappresenta proprio lui nel film, immagino Federico dire qualcosa del tipo: “Che bravo attore, com’è bello… com’è magro!”
Ma Guido, sia in 8 ½ che in NINE, nonostante sia ispirato a Fellini, rappresenta solo un lato della sua personalità. Nella vita, Fellini era piuttosto timido e sfuggente con gli altri. Tuttavia immaginava di poter essere Guido. Così come Marcello Mastroianni, e ora Daniel Day-Lewis, Fellini riusciva a diventare a turno i personaggi della sua immaginazione, senza per questo turbare la sua tranquilla vita insieme all’attrice Giulietta Masina, sua moglie devota. “Per lei sono il regista migliore, nonché il  marito migliore”, mi confidò.
Fellini avrebbe apprezzato le attrici scelte per impersonare le donne della vita di Guido: Nicole Kidman, Kate Hudson, Penelope Cruz, Marion Cotillard e Judi Dench. Fellini non era il Casanova che si diceva che fosse, dopo tutto era stato proprio lui a diffondere questa voce. “Ho una mente giocosamente adultera”, mi confessò. “Nella mia mente non mi stanco mai di vivere le mie fantasie sessuali. Ma nella vita interferirebbero troppo con il mio lavoro”.
Fellini sarebbe stato estremamente felice e certamente divertito all’idea di Sophia Loren nel ruolo di sua madre. L’aveva scelta come protagonista di VIAGGIO CON ANITA, un film che non fece mai. Anita era una ragazza con cui il regista della storia ha un breve flirt. Il film alla fine fu fatto da un altro regista, con Goldie Hawn nel ruolo di Anita. E il caso vuole che Goldie Hawn sia la madre di Kate Hudson, che ora interpreta NINE.
Fellini non vide mai la versione teatrale di NINE a Broadway (non prendeva mai l’aereo, odiava volare), ma era contento del fatto che i suoi film continuassero a far parlare di sé, e che sia 8½ che LE NOTTI DI CABIRIA (che negli USA cambiò titolo diventando “Sweet Charity”) avessero ispirato dei musical, con i quali Fellini era cresciuto e ai quali era molto affezionato; in particolare amava Ginger Rogers e Fred Astaire che infatti avevano ispirato il suo film GINGER E FRED. Federico avrebbe certamente apprezzato l’idea di collocare NINE nella tradizione dei grandi musical di Hollywood,  senza però imitarlo. La musica era importante nei film di Fellini e lui sarebbe stato entusiasta di sapere che Rob Marshall avrebbe diretto il film.  La sua regia non era mai invadente nonostante avesse sempre il controllo della situazione.

Rob Marshall ci ha regalato un omaggio definitivo a Fellini, mettendo in scena lo spirito del grande regista italiano ma non la sua imitazione. Penso che Fellini sarebbe stato particolarmente felice di NINE perché non è un re-make di 8½, ma un tributo vero e proprio, totalmente a sé stante. Non  posso parlare per lui, ma immagino Federico che mi domanda, come spesso faceva: “Cosa pensi, Charlottina?”

Un giorno ho quasi visto 8 ½ in compagnia di Federico. Durante una delle mie visite a Roma, Fellini mi disse che in un piccolo cinema davano il suo film, a distanza di molti anni dalla sua uscita. Ma quando arrivammo lì, non trovammo altro che una sala decrepita, una copia del film mutilata, un paio di proiettori vetusti e un’acustica terribile. Ad eccezione di un uomo che russava e di un cane che sembrava l’unico a godersi il film, il cinema era deserto.
Fellini fuggì in preda al panico, dicendomi: “Tu resta pure, se vuoi!”. Gli corsi dietro, fino al Caffè Rosati, per affogare il nostro dispiacere nel caffè e nei pasticcini. Quello fu il giorno in cui stavo per vedere 8½ con Federico Fellini.

Conoscevo Fellini abbastanza bene da sapere che prima o poi sarebbe sgattaiolato in un cinema per vedere NINE e che sicuramente non se ne sarebbe andato. Quest’abitudine di sgattaiolare in un cinema l’aveva presa da bambino, quando trascorreva il suoi pomeriggi al Cinema Fulgar di Rimini, per vedere i film che gli piacevano e nascondersi da sua madre che lo avrebbe sicuramente trascinato via.
Vorrei tanto che Fellini potesse essere per dire la sua su NINE e so che tutti voi desiderate lo stesso.
Credo che Federico avrebbe riempito NINE di complimenti, definendolo “Fellinesco”.
La vita di Fellini ha superato persino i suoi sogni. “La vita è l’unione della magia e della pasta”, mi disse una volta, quindi immagino che secondo lui, dopo aver ammirato la magia di NINE, il pubblico dovrebbe uscire dal cinema e  andare a mangiare un bel piatto di pasta.

– Charlotte Chandler, autore di I, Fellini

UNO STRANO DESTINO:  Dai cinema italiani al teatro di Broadway e ritorno

Pochi sono gli spettacoli di Broadway che vantano un soggetto così profondo e sensuale come NINE: una storia sull’arte, sui sogni, sull’amore, sull’estasi emotiva e sull’ispirazione cinematografica, che ora ritorna sul grande schermo grazie allo splendido adattamento del regista Rob Marshall, già noto per CHICAGO.  Marshall mette in scena il dramma di un artista in crisi, ricorrendo al suo originale linguaggio cinematografico, caratterizzato da emozioni, musica, fantasia e fotografia ‘sincopata’, che riflette la vita interiore del regista Guido Contini e delle donne che ispirano le sue fantasie visive.

Tutto è iniziato con Federico Fellini.  Il suo capolavoro del 1963, premiato con l’Oscar, 8½, è il racconto coraggiosamente surreale e magico sulla crisi creativa di un regista, e fu uno dei film più commentati, analizzati e imitato di tutti i tempi. Vorticosa girandola di immagini che si intrecciano ai tormentati ricordi di un uomo di mezza età, ai suoi sogni, ai suoi voli pindarici, alla sua nostalgia, al suo umorismo e ai suoi demoni interiori, 8½ è da molti considerato il primo film che veramente rappresenta la sensazione della follia e della meraviglia della moderna condizione umana. E insieme agli altri film di Fellini, ha ispirato il pubblico di ogni parte del mondo, a voler entrare nel sensuale mondo di un film italiano.

Da allora, tanti importanti registi contemporanei hanno reso omaggio a Fellini,  ognuno a suo modo.  Bob Fosse ha messo in scena tutta la sua vita nel surreale affresco di ALL THAT JAZZ, la storia a ritmo di danza di un brillante coreografo che soffre di autolesionismo e che deve fare i conti con il suo passato, con le donne della sua vita e con la sua mortalità.  Assai diverso è l’approccio di Woody Allen nel dolceamaro STARDUST MEMORIES, in cui interpreta un regista disilluso, affetto da allucinazioni e da apparizioni di fantasmi del passato con cui si confronta per trovare un senso al suo lavoro, alla sua vita e ai suoi grandi amori del passato.

Ora è la volta di Rob Marshall, che rende omaggio a 8½ con NINE, tessendo una trama originale e creativa in cui mescola sapientemente elementi del teatro, del cinema e della musica.

La versione di NINE a Broadway, scritta da Arthur L. Kopit con musica e parole di Maury Yeston, ha avuto inizio con la passione per Fellini.Yeston si era innamorato pazzamente di 8½, la prima volta che lo aveva visto, quando era ragazzo.  Diversi anni dopo, quando insegnava musica alla Yale University, negli anni ‘70, trasformò la storia del film su un musical teatrale che abbracciava più generi, e alla fine si recò a Roma per incontrare Fellini e ricevere la sua benedizione “creativa”.

Yeston decise di aggiungere l’elemento della danza e della musica alla storia di un regista che lotta per trovare la sua visione, mentre si districa fra le donne della sua vita, in cerca di spiritualità e di appagamento creativo… e tutto questo avrebbe reso NINE indimenticabile.

Quando la produzione debuttò al 46th Street Theatre il 2 maggio 1982, riscosse un incredibile successo. Diretto da Tommy Tune, NINE presentava l’insolita combinazione di un attore maschio protagonista circondato da 24 attrici, ognuna delle quali simboleggiava un particolare lato femminile come il potere, la forza e la bellezza. Con le sue 729 repliche, lo spettacolo divenne il grande successo della stagione, e deliziò il pubblico con le sue scenografie moderne ed eleganti e i suoi trascinanti numeri musicali, aggiudicandosi ben cinque Tony Awards.  Il fascino dello show continuò con il revival di Broadway, con altri due Tony Awards, innumerevoli tour e produzioni regionali.

Tuttavia NINE era destinato ad attraversare un’altra trasformazione artistica per tornare al suo elemento originale:  il cinema. L’idea prese forma quando Rob Marshall e Harvey Weinstein iniziarono a svolgere ricerche per realizzare il seguito di CHICAGO, la spettacolare storia del crimine ai tempi del Proibizionismo, che ha rivoluzionato il concetto di teatro mescolandovi musica e danza, e aggiudicandosi sei Oscar, compreso quello come Miglior Film.  Nel frattempo Marshall ha realizzato il suo premiato adattamento di MEMOIRS OF A GEISHA (Memorie di una geisha, vincitore di tre Oscar), ma alla fine del 2006, lui e  Weinstein hanno annunciato che il loro prossimo progetto sarebbe stato NINE.

Così come Fellini gli aveva personalmente concesso la piena libertà creativa di usare gli elementi di 8½,  come fossero l’argilla dello scultore, per dare vita al lavoro teatrale, Yeston ha garantito a Rob Marshall la stessa libertà per dare al play una nuova vita sullo schermo.

“Ero felicissimo quando sono venuto a sapere che Harvey Weinstein voleva fare il film di NINE e ancora più felice che Rob Marshall lo avrebbe diretto”, racconta Yeston.  “Il cinema secondo me è soprattutto il prodotto artistico di un regista e volevo che Rob si sentisse totalmente libero di adattare e trasformare la mia pièce teatrale secondo le esigenze del grande schermo, sfruttando tutte le sue possibilità cinematografiche.  Ho detto a Rob testuali parole:  ‘Fai finta che sono morto perché devi sentirti completamente libero e totalmente padrone di questo progetto’. Tutti sanno che non si può solo puntare una macchina da presa su un palco e fare un film. Era necessario che il regista ridefinisse NINE in tutti i suoi elementi e questo è proprio ciò che ha fatto Rob”.

Continua:  “Mi sono sempre sentito personalmente obbligato a Fellini, che mi aveva tanto gentilmente concesso di adattare il suo capolavoro, che aveva avuto fiducia in me, che si era fidato di come avrei onorato e rispettato il suo lavoro. E ora Rob ha restituito il regalo a me e a Fellini, rendendo giustizia al film”.

Marshall e Weinstein hanno reclutato due sceneggiatori noti per l’unicità della loro prospettiva, per riuscire a trasformare NINE in un’opera drammatica con la musica:  lo scrittore-regista nominato all’Oscar Michael Tolkin (THE PLAYER) e il compianto scrittore-regista premio Oscar® Anthony Minghella (THE ENGLISH PATIENT, THE TALENTED MR. RIPLEY), anche lui di origine italiana e profondo amante e conoscitore dei film italiani.  Il loro copione si è ispirato non solo a Fellini, Kopit e Yeston, ma anche alle proprie esperienze personali di cinema, alla loro vita, al lavoro di due apprezzati registi sotto pressione.  (Purtroppo Minghella è morto prima della fine della produzione, e NINE costituisce quindi la sua ultima opera).

Allo stesso tempo Marshall ha iniziato a fare provini a una nutrita schiera delle maggiori attrici di Hollywood e dintorni, con la consapevolezza che il copione dovesse essere scritto per il cast e non il contrario. Marshall, insieme al suo socio creativo John DeLuca, ha organizzato sessioni di canto e danza con quasi ogni star femminile del cinema contemporaneo, mentre il copione era ancora in corso d’opera.

Nel frattempo Yeston aveva detto a Marshall di chiamarlo se ne avesse avuto la necessità e tre settimane dopo il loro primo meeting, lui era già dall’altra parte del filo. Poco dopo Yeston ha incontrato Marshall e John DeLuca intorno a un pianoforte per iniziare a comporre tre nuovi brani musicali da aggiungere alla sua bellissima colonna sonora.

L’idea ha entusiasmato Yeston. “Abbiamo parlato delle canzoni teatrali che dovevano essere reinventate per adattarsi al film: la canzone è una fantasia della mente di Guido, perciò il film doveva avere alcune canzoni nuove. Per me è stata la chance di rielaborare il mio lavoro per il film”, afferma, “e sono stato contento di creare nuove canzoni per attori tanto brillanti”.

Nonostante il lungo lasso di tempo intercorso, Yeston ha scoperto che i personaggi dell’opera gli sembravano più vivi che mai, specialmente grazie al dinamico cast selezionato per il film.  Ha scritto la ninna-nanna “Guarda La Luna” immaginando Sophia Loren nel ruolo dell’amata mamma di Guido.  “Nella versione teatrale, c’è una canzone cantata da una soprano ma Sophia Loren non lo è, quindi bisognava farle cantare un brano diverso”, spiega l’artista.  “Il mio scopo era scrivere una canzone per Sophia con la stessa funzione lirica, ma che fosse adatta alla sua estensione vocale e che rendesse giustizia all’immagine di questa donna straordinaria il cui DNA fa parte del tessuto del cinema italiano.  Ho preso la musica suggestiva del brano teatrale “Waltz from ‘Nine’” e l’ho trasformata in una canzone”.

Yeston inoltre ha scritto una nuova canzone per Marion Cotillard nel ruolo della stanca moglie di Guido, Luisa:  la potente “Take It All”.  Inizialmente doveva essere un trio di voci (Cotillard, Nicole Kidman e Penélope Cruz) ma questa idea contrastava con la storia, quindi ne è emersa una nuova. “Rob e John hanno rielaborato il brano e mi si è aperto un mondo”, racconta Yeston.  “E’ stata l’occasione di far esibire la meravigliosa Marion Cotillard in una performance struggente ed emozionante che il pubblico non dimenticherà”.

In ultimo Yeston ha scritto “Cinema Italiano”, un’ode giocosa alla persistente influenza ‘pop’ del cinema italiano, cantata da Kate Hudson nel ruolo di una giornalista di Vogue esperta di stile ed eleganza.   “Kate ha una voce spettacolare ed è una brava danzatrice, quindi per lei volevamo un numero molto ritmato pieno di balli e canti”, dice.  “La canzone inoltre è stata un’ottima idea per una serie di motivi non subito evidenti.  E’ stato un modo umoristico e divertente di mostrare al pubblico d’oggi quanto, nel 1965, i film italiani fossero l’ultima frontiera dell’intrattenimento, l’apice del progresso cinematografico.  Inoltre rivela il modo in cui i film italiani non solo regalarono al mondo un nuovo stile cinematografico ma anche un nuovo stile di moda, dettando le regole di una tendenza fatta di cravatte filiformi e veloci auto sportive. Kate   è stata fantastica”.

Oltre a queste tre nuove canzoni, Yeston ha apportato dei cambiamenti alle parole e alla musica di tutto il film.  “Le canzoni dovevano calzare a pennello sui personaggi”, afferma Yeston.

Alcune canzoni del play originale sono state modificate per dare risalto alla continuità cinematografica, come spesso succede nella trasposizione dal teatro al grande schermo, ma Yeston assicura che nulla è andato perduto in questa transizione.  “Le canzoni esistono ancora tutte, nella versione teatrale. La differenza è che ora esiste anche una splendida versione cinematografica del mio lavoro”, spiega.  “Quando mi sono innamorato di 8½, NINE è diventato il progetto della mia vita. Mi piace molto il materiale e lo considero un work in progress senza fine.  In fin dei conti il mio lavoro è una teoria che diventa realtà grazie alla messa in scena di un gruppo di attori.  Una versione nuova non cancella le versioni passate o future. E’ proprio questo a rendere l’opera inesauribile”.

Aggiunge:  “Lavorare su NINE con Rob Marshall e John DeLuca è stata l’esperienza più appagante, illuminante e meravigliosa della mia vita creativa.   Sono due persone brillanti, accurate, che semplicemente fanno sempre la cosa migliore”.

Yeston ha avuto anche l’occasione di ascoltare la sua colonna sonora  rielaborata da un’orchestra di 50 elementi e condotta dal supervisore musicale del film, Paul Bogaev, che aveva lavorato anche in CHICAGO.  “E’ stato emozionante ascoltare la musica di un piccolo ensemble di Broadway suonata da una grande orchestra”, confessa Yeston.  “La musica diventa più piena, più ricca e trascinante.  E’ stata un’esperienza indimenticabile e sono pieno di gratitudine”.

Riassume Harvey Weinstein:  “NINE è un capolavoro senza tempo.  Ispirato da Fellini, uno degli autori più profondi del cinema, ha ricevuto un nuovo impulso grazie alla toccante rivisitazione di Tolkin e Minghella e alla dinamica messa in scena di Rob Marshall e John DeLuca.  Rob è grande professionista e insieme a questo cast incredibile, ha creato qualcosa di veramente nuovo e coinvolgente. Non mi viene in mente un registi più adatto di lui, per portare la storia sullo schermo”.

FOLIES BERGERE:  Rob Marshall grida “Azione!”

“La versione cinematografica di NINE è stata completamente re-inventata.  E’ un film che riflette la versione unica e personale di Rob Marshall al punto da diventare il suo viaggio creativo”, dice il produttore Marc Platt (WICKED), un veterano del cinema e di Broadway.  “Pur restando fedele nella sua essenza al musical di Broadway, il film NINE è una creazione a se stante. Conserva l’essenza di ciò che ci ha conquistato rispetto all’originale – il suo spirito e la sua voce – ma poi Rob l’ha personalizzato. Il suo NINE è una meravigliosa fantasia che intreccia idee ed emozioni reali”.

Rob Marshall vanta un’esperienza preziosa nel sapere infondere la verve cinematografica nei classici di Broadway, come ha dimostrato con CHICAGO. Sei  volte nominato al Tony Award® per CABARET e KISS OF THE SPIDER WOMAN, Marshall è noto per il suo talento teatrale ma è anche estremamente stimato come registi: ricordiamo la sua recente trasposizione per il grande schermo del bestseller di Arthur Golden MEMOIRS OF A GEISHA (Memorie di una geisha), che ha ottenute diverse nomination all’ Oscar.

Continua Platt: “Rob ha un background adatto a questa storia perché viene dal mondo del teatro, è stato danzatore e coreografo e quindi ha iniziato a dirigere prima per il teatro, poi per il grande schermo.  NINE è un film su un regista, sul cinema e sul processo di creazione di un’opera, ed essendo Rob stesso un creatore, è stata un’esperienza molto personale per lui.  E’ un uomo che capisce il cinema, la sua storia, il suo fondamento, gli aspetti tecnici della regia di un film e l’estetica.   Inoltre viene dal mondo dei musical e comprende bene il modo in cui la musica accompagna la narrazione. Sa come integrare fluidamente gli elementi della musica e della danza, la narrazione e il design.  In questo senso il film NINE è il perfetto connubio del regista con il suo materiale”.

LA CANZONE DI GUIDO: Guido Contini e le sue donne

Al centro del dramma di NINE c’è il viaggio artistico di Guido Contini, il delicato e sensuale regista italiano che incarna Fellini, da tutti considerato il più grande regista del mondo, che all’improvviso si ritrova alla disperata ricerca di ispirazione per il suo prossimo film. Guido si perde in tempestose relazioni con una girandola di donne bellissime, ognuna delle quali lo seduce e lo confonde, scatenando i suoi ricordi e accendendo la sua fantasia verso nuove possibilità,  verso una zona onirica in cui vive la sua creatività.

Il ruolo richiede un’ acuta intelligenza e una bollente sensualità accompagnata da una dose di vulnerabilità artistica: a sorpresa è stato scelto per questo ruolo il pluripremiato Oscar Daniel Day-Lewis. Day-Lewis è stato definito l’attore più dotato della sua generazione, per la sua innata capacità di ‘scomparire’ totalmente nella pelle di alcuni indimenticabili personaggi dello schermo, compresa la recente interpretazione che gli è valsa l’Oscar, nell’epica californiana THERE WILL BE BLOOD; tuttavia nessuno l’aveva mai visto danzare o cantare in un film prima d’ora.  Ma Day-Lewis si è lanciato senza esitazioni in questa nuova avventura, con la sua tipica intensità, arrivando persino a parlare fluentemente l’italiano per poter entrare completamente nella parte.

Maury Yeston, che ha assistito ai provini di numerosi attori per il ruolo di Guido, è rimasto colpito sia dal modo in cui Day-Lewis ha penetrato il ruolo sia dalla sua inattesa abilità di esibirsi come cantante.  “Daniel in realtà è un cantante molto dotato e lo è sempre stato, ma non lo sapeva neanche lui!”, osserva Yeston.

Afferma il direttore della fotografia Dion Beebe a proposito della performance di Day-Lewis:  “La sua interpretazione è intensa ma allo stesso tempo leggiadra, condita da un pizzico di ironia e di umorismo. Anche se il mondo gli crolla addosso,  Guido trova sempre rifugio nella sua fantasia”.

Aggiunge Sophia Loren, facendosi portavoce del sentimenti condivisi da tutto il cast: “Daniel è fra i migliori, in assoluto: è bellissimo, magnetico… semplicemente indimenticabile!”

Day-Lewis è circondato da un ensemble mozzafiato di donne sensuali, forti, affascinanti, che a turno lo seducono e lo turbano, ma ognuna delle quali svolge un ruolo importante nell’aiutarlo a trovare la sua strada in questo vortice creativo.

Questa rosa di attrici è guidata dall’artista premio Oscar® Marion Cotillard, nota soprattutto per la sua splendida interpretazione di Edith Piaf in LA VIE EN ROSE, che in NINE recita la parte di Luisa, la devota e afflitta moglie di Guido.  Luisa, che un tempo era la ‘regina’, pur essendo  ancora una figura senza la quale Guido non può vivere, è costretta ormai a un ruolo più marginale nella vita di suo marito, distratto da altre mille tentazioni.  Tuttavia Luisa è consapevole che c’è sempre un prezzo molto alto da pagare quando si ama un artista del calibro di Guido, come dichiara nel brano “My Husband Makes Movies”  e nello struggente “Take It All”; tuttavia il comportamento del marito la induce ad allontanarsi da lui – seppur temporaneamente.

Nel prepararsi per il ruolo, Cotillard ha molto riflettuto sulle motivazioni del suo personaggio e sulla sua vita prima di incontrare Guido.  “Luisa era un’attrice quando conobbe Guido.  Praticamente gli ha dedicato la vita perché il loro amore – all’epoca – era più forte delle sue ambizioni di carriera. Ora però rimpiange di aver dato tutta se stessa a quest’uomo”, spiega Cotillard.

Continua: “Nel corso degli anni trascorsi insieme, Luisa ha accettato i vari aspetti del carattere di Guido.  E’ un regista. Ama le donne, ha bisogno di loro. Le donne gli danno amore e gli trasmettono energia. Anche Luisa gli è necessaria, tuttavia non riesce a rendersi conto che anche lei ha bisogno di ricevere qualcosa in cambio. Luisa ha dato tutto a Guido e ormai è giunta a un bivio in cui deve prendere una decisione”.

L’irresistibile amante di Guido, la focosa eppure fragile Carla, è interpretata da Penélope Cruz, che nel 2008 ha vinto l’Oscar come Migliore Attrice Non Protagonista per un altro ruolo appassionato in VICKY CRISTINA BARCELONA.

Cruz è rimasta subito conquistata dal colorito ruolo di Carla nella vita di Guido, la donna che lo vuole a ogni costo. “Carla vive un rapporto fatto di speranza, conflitto e dolore”, spiega Cruz. “Quando gli sta vicina si sente viva perché lui la fa sentire speciale ma stargli accanto non è facile perché lui la fa soffrire.  La loro relazione va avanti da anni ma lei non riesce a lasciarlo. Vede in Guido solo ciò che desidera vedere. Si sente pronta a lottare per lui fino alla fine”.

Cruz si è lanciata con tutta se stessa nel progetto di NINE, e racconta di essere sempre stata incoraggiata ad andare avanti sia dal regista che dagli altri membri del cast. “Questo film è stato un’esperienza incredibile soprattutto grazie a Rob Marshall”, dice.  “Rob ha talento e generosità. Vede tutto e riesce a essere sincero con tutti. Vuole solo tirare fuori il meglio dalle persone. In questo film c’erano tante donne che lavoravano insieme e lui è riuscito a far sentire ognuna di noi speciale, in ogni istante del giorno”.

Ha apprezzato l’occasione di poter cantare e danzare, specialmente nel numero provocatorio “Call From the Vatican”. “Abbiamo provato per diverse settimane, e mi sono divertita moltissimo, e quando infine abbiamo girato, ero tristissima perché era finita, non avrei più rifatto in quella scena”, confessa.

Un’altra donna che da tempo ha una ‘scivolosa’ e simbiotica relazione con Guido è la sua musa ispiratrice Claudia Jenssen.  Hanno costruito le reciproche carriere l’uno sull’altra e come confessa Claudia, cantando, ama Guido in un modo tutto suo (“Unusual Way”), ma ora che Guido è in cerca di ispirazione, Claudia compie un gesto impensabile: rifiuta il ruolo protagonista del film.

Nel ruolo di Claudia troviamo l’attrice premio Oscar Nicole Kidman, il cui versatile talento si è espresso in personaggi memorabili fra cui Virginia Woolf in THE HOURS e la ricercata e nevrotica Margot in MARGOT AT THE WEDDING (Il matrimonio di mia sorella).  Ha inoltre recitato nell’innovativo film di Baz Luhrmann che ha inaugurato la moderna rivisitazione del musical hollywoodiano: MOULIN ROUGE.

Kidman racconta di essersi sentita rivitalizzata dai temi centrali di NINE.  “E’ l’analisi di un uomo con un esaurimento nervoso e in cerca di un riscatto morale, e di tutte le donne della sua vita. E’ un film sulla natura artistica e umana, sulle cattive azioni commesse da Guido e sulle sue bugie, sulla sua ricerca di una autenticità e di un decoro perduti”, spiega.

Anche lei è stata incoraggiata dal regista.  “NINE è un film che tutti volevano fare”, dice.  “Rob Marshall mi offrì la parte molto casualmente. Eravamo seduti ad una conferenza stampa nel Polo Lounge del Beverly Hills Hotel  e lui mi chiese davanti a tutti: ‘Ti va di recitare Claudia?’ Io risposi prontamente: ‘Come no!’  E’ stato un momento di vero cinema!”

Continua:  “In quella fase non avevano ancora un protagonista maschile quindi tenevamo le dita incrociate . . . e il destino ha voluto che Daniel Day-Lewis accettasse il ruolo.  E’ un attore così autentico, così onesto nella sua arte, ed è così bello trovarsi nell’orbita di una persona come Daniel, essere una delle sue tante donne”.

Un’altra di queste donne è la costumista di Guido, la sua confidente Lilli, interpretata da Judi Dench, la venerabile stella del teatro e del cinema inglese che ha vinto l’Oscar per SHAKESPEARE IN LOVE, e nominata alla statuetta altre sei volte.  Dench era deliziata dal particolare rapporto che la sua Lilli ha con Guido, nonché dalla spumeggiante personalità di Lilli, che si esprime nello spettacolare numero “Folies Bergères”.   “Lilli ovviamente è più vecchia di Guido e lo conosce molto bene avendo lavorato con lui moltissime volte, e così come le altre donne della sua vita, è ammaliata dalla sua personalità”, spiega Dench.   “Ma chi non lo sarebbe?”

Lilli, osserva Dench, si considera e si autoproclama la protettrice di Guido.  “Il suo compito è rassicurarlo, suggerendogli che non deve essere sempre così apprensivo. Cerca di stimolare la sua fantasia, ricordandogli quanto si sono divertiti a girare tanti bei film insieme.  Si rende conto che lui è ripiegato su se stesso e vuole aiutarlo a far emergere di nuovo il suo talento”.

Vita e arte si specchiano l’una nell’altra, come nel caso di Dench in questo ruolo.  “E’ strano perché ho iniziato proprio come costumista teatrale!”, spiega.   “E’ stato bello ricordare quei giorni. Ma non ho potuto mettere in pratica il mio ex mestiere perché la costumista del film Colleen Atwood era davvero magnifica”.

Dench in precedenza aveva lavorato con Day-Lewis in diverse circostanze, nel ruolo di sua madre in HAMLET al Royal National Theatre, e conosce il livello di profondità con cui l’attore entra nei suoi ruoli.   “E’ stato bellissimo avere un’altra occasione di lavorare con lui”, dice.   “E’ diventato completamente italiano: così è fatto Dan. Lavorare con lui è meraviglioso perché quando fa una scena rende tutto facilissimo”.

Un malizioso flirt di Guido è rappresentato dalla impeccabile giornalista di Vogue Stephanie, che popola prepotentemente le sue fantasie.  Kate Hudson, nominata all’Oscar per la sua vibrante performance in ALMOST FAMOUS, interpreta questo ruolo appariscente.  “Stephanie”, osserva, “è una ammiratrice quasi ossessionata da Guido Contini. Adora i suoi film e la cultura italiana in generale.  Anche lei, come le altre, vorrebbe un pezzo di Guido!”

Secondo Hudson, l’idea stessa di musical era nuova e fresca e l’attrice era elettrizzata all’idea di interpretare una delle nuove canzoni scritte da Maury Yeston:  l’allegra ode pop all’eleganza e allo stile, dal titolo “Cinema Italiano”.  “Non avevo mai avuto l’occasione di fare qualcosa come NINE in precedenza”, dichiara Hudson. “Ho frequentato corsi di danza e ho lavorato con diversi coreografi ma non avevo mai fatto un numero di questo genere con tutte queste luci e un trucco così vistoso!  Fortunatamente Rob ci ha fatto fare sei settimane di prove, è stato come un campo di allenamento.  Abbiamo cantato e ballato tutti i giorni su un finto palcoscenico”.

Poi è giunto il grande momento davanti alla cinepresa. “E’ stata un’esperienza totalmente diversa e terrificante!”, confessa, “ma non ci avrei rinunciato per nulla al mondo”.

Fa parte del cast la leggenda italiana del grande schermo: l’attrice premio Oscar Sophia Loren, che racconta di essere stata colta alla sprovvista quando Rob Marshall le ha offerto il ruolo di una delle più importanti donne della vita di Guido:  sua madre.  Marshall ha detto alla attrice di fama internazionale che non riusciva a pensare di realizzare NINE senza di lei.  “Mi ha detto che si trattava di un piccolo ruolo ma che se non lo avessi accettato, era disposto a rinunciare al film”, spiega Loren. “Allora ho iniziato a scherzare dicendo che lo avrei fatto solo per salvare la sua carriera, perché mi era piaciuto tanto CHICAGO. In realtà non vedevo l’ora di interpretare la mamma. Per un’attrice italiana è davvero il massimo far parte di un musical americano”.

Loren è stata felice di aver avuto l’occasione di interpretare la terza nuova canzone scritta da Yeston per il film:  la ninna nanna “Guarda la luna”, nonché di lavorare con alcune delle attrici più illustri dell’odierno panorama cinematografico.  “Quando ho visto che c’erano Nicole Kidman, Penélope Cruz, Judi Dench, ho pensato che ci saremmo uccise a vicenda!”, ride Loren.  “Invece no. È stata una vera famiglia. La cosa bella è che nessuna di noi aveva mai recitato in un musical di Hollywood, quindi ci siamo molto aiutate e alla fine siamo diventate amiche per la pelle!”

Completa la grande famiglia di NINE, l’artista vincitrice del Grammy Stacy Ferguson— a tutti nota come Fergie— che ha abbracciato l’impegnativo ruolo ruolo di Saraghina, la prostituta romanza che Guido conosce da giovane e che gli dà una serie di consigli indimenticabili, che Guido ricorda nel brano musicale “Be Italian”.

Ferguson ha ottenuto il ruolo in un provino ‘all ’ultimo sangue’ e poi si è messa al lavoro per personalizzarlo, immergendosi in una accurata ricerca cinematografica.  Afferma: “Ho guardato moltissimi film di quel periodo per farmi un’idea della fisicità di Saraghina.  Volevo che questo personaggio prendesse il sopravvento rispetto a me e quando ho iniziato a lavorare insieme agli altri attori,  gradualmente ha iniziato a prendere forma.  Questo mi ha dato il senso di chi era questa donna e dell’importanza che ha avuto nella vita di Guido”.

Ferguson ammira molto il suo personaggio. “Saraghina è una donna molto terrena, molto naturale, spontanea nel modo in cui cammina e si muove. E’ piena di vita e di passione”, spiega.  “Ma è un personaggio sfumato. Ama Guido e i ragazzi e le da gusto insegnar loro il sesso, ma allo stesso tempo non si prende mai veramente sul serio”.

Maury Yeston è rimasto colpito dal modo in cui Ferguson è riuscita a incarnare tutte queste qualità.  Dice:  “Sono certo che il mondo resterà stupito dalla performance di Fergie. Tutti già la conoscono e la apprezzano come cantante ma qui resteranno sorpresi dalla sua forte presenza scenica”.

Tutte le donne di NINE concordano che il film è stato divertentissimo e che le ha molto arricchite. Riassume Penélope Cruz:  “Sul set di NINE c’era un’atmosfera bellissima.  Il film si compone di tanti elementi diversi che Rob Marshall ha magicamente riunito e amalgamato. Gli spettatori saranno entusiasti e noi ci consideriamo molto fortunati di farne parte”.

Yeston afferma di essere rimasto colpito dalla capacità del cast di interpretare le parole e le canzoni con una tale pathos. “Le performance vocali sono state sorprendenti: poetiche, liriche e davvero commoventi”, commenta.

Aggiunge Marc Platt:  “L’abilità di Rob Marshall, John De Luca e della loro straordinaria squadra di coreografi e di insegnanti di canto, ha consentito a ogni membro del cast di mettere a frutto il proprio potenziale.  Ognuno di questi attori straordinari possedeva il talento di cantare e danzare ma il segreto era quello di farli sentire a proprio agio e sicuri di poter regalare momenti di grande bravura”.

Aggiunge Harvey Weinstein, “A parte Dion, Colleen e John (che aveva già lavorato con Rob in CHICAGO) ero l’unico del gruppo che aveva già lavorato con Rob prima.  In CHICAGO avevo già osservato il modo in cui Rob lavora ed è davvero infaticabile, e lo stesso è accaduto in NINE, che se possibile è stato anche più complicato. Rob si occupa di tutto, è sempre presente: partecipa a tutti i numeri di danza dei ballerini, ascolta la musica composta dai musicisti, consiglia gli scenografi e lavora continuamente al fianco degli attori. In CHICAGO ha diretto 3 grandi star del cinema e in questo film ne ha dirette 8!  Rob ha un dono raro: quello di far sentire la sua presenza e la sua cura a tutti quelli che lavorano con lui, anche se sono 500 persone; ognuna di loro avrà avuto l’impressione di ricevere la piena attenzione di Rob, il suo totale rispetto e farà del suo meglio per compiacerlo”.

CINEMA ITALIANO:  Il design di NINE

Per fare in modo che il pubblico potesse sperimentare NINE in un modo particolarmente cinematografico, Rob Marshall lo ha invitato a vivere all’interno di un film italiano, su e giù per le eleganti strade della Roma anni ’60 che Guido percorre a bordo della sua Spider azzurra, vivendo i sogni prodotti dalla fantasia di Guido, che riflettono il suo desiderio di amore e di sesso, la sua immaginazione e frustrazione, la sua nostalgia e il suo anelito verso il futuro.

Per dare vita a queste complicate evocazioni, Marshall e il suo socio, il coreografo e produttore John DeLuca hanno riunito un gruppo di artisti eccezionali che  avevano già dato vita a CHICAGO e a MEMOIRS OF A GEISHA (Memorie di una geisha).  La squadra comprende artisti premio Oscar quali lo scenografo John Myhre, la costumista Colleen Atwood e il direttore della fotografia Dion Beebe.

Il trio era eccitato all’idea di lavorare insieme, specialmente in un film che mette in scena il potere emotivo e la bellezza viscerale del cinema stesso.  Dice Dion Beebe:  “Se il mondo di CHICAGO era il palcoscenico, quello di NINE è il cinema.  Tutti noi abbiamo pensato di sfruttare al massimo il teatro di Cinecittà per trasformarlo in un posto da sogno”.

Aggiunge John Myhre:  “Forse l’unica cosa più interessante rispetto all’idea di un film su un film è quella di Rob Marshall che fa un musical sul processo di lavorazione di un film. Non appena Rob diceva: ‘Qui ci vuole una trasformazione, il pubblico deve vedere il mondo di Guido che si trasforma’, allora, immediatamente, abbondavano  nuove e straordinarie idee”.

La squadra ha diviso gli elementi del design in due regni distinti:  la vera e complicata vita di Guido di Roma, che cerca invano un rifugio in un lussuoso centro benessere; e la sua fervida vita interiore, di pura fantasia, che prende vita all’interno di un teatro di Cinecittà in disuso – l’emblema dell’ansia creativa di Guido – assumendo svariate forme visive.

Myhre spiega:  “Abbiamo deciso che la prima volta che si vede un teatro di posa doveva essere un vero set – quindi abbiamo usato il Teatro H dei Shepperton Studio in Inghilterra, che si adattava molto bene allo storico Teatro 5 usato da Fellini a Cinecittà. Rob ha voluto sottolineare che teatro è il nucleo della vita di Guido, dove rischia il tutto per tutto. Il set era ideato come un set teatrale: bisognava pensare alle luci e creare lo spazio adatto in cui ospitare i ballerini. Ma la difficoltà maggiore è stata quella di trasformare il palco, per dieci volte di seguito, spesso durante la notte, nei vari mondi che sono il frutto della fantasia del regista: una volta diventa le Folies Bergères, un’altra volta una spiaggia, oppure una discoteca anni ’60, una piazza romana… Ma è stato fantastico creare tutti questi mondi nuovi e diversi fra loro”.

L’inventiva della squadra di scenografi ha superato se stessa.  “Ogni facciata era disegnata per un numero specifico ma poteva essere adattata anche per gli altri”, spiega Myrhe.

Alcune delle sequenze di danza hanno avuto bisogno anche di un’attrezzatura particolare.  “Per il numero di Penélope Cruz nei panni di Carla, Rob voleva che l’attrice scivolasse lungo un enorme drappeggio rosa”, racconta lo scenografo.  “Tecnicamente era una scena difficile da realizzare, soprattutto perché avrebbe dovuto ripeterla più volte.  Alla fine abbiamo usato una pedana mobile avvolta in un tessuto rosa dal quale l’attrice può atterrare su uno specchio di 2 metri durante la danza”.

Per quanto riguarda la sensuale e sontuosa fotografia del film, Dion Beebe si è ispirata alla vibrante e personale estetica del cinema italiano, specialmente nel  suo apogeo, quando negli anni ’60 l’Italia ha generato una schiera di autori che hanno fatto la storia del cinema, da Fellini ad Antonioni, da Pasolini a Bertolucci, ognuno dei quali ha dato vita al proprio personalissimo stile di cinematografia. “Il cinema italiano ha sempre svolto un ruolo dominante nella mia passione per il cinema”, dichiara Beebe, “ed è sempre stato nei nostri cuori.  Rob ed abbiamo visto moltissimi film ma non volevamo veramente emulare Fellini.  Abbiamo anzi preso la ferrea decisione di non fare un remake del suo lavoro.  Il nostro atteggiamento è stato quello di usare riferimenti, rendere omaggio ma penso che NINE sia, dal punto di vista visivo e stilistico, un genere musicale a se stante, perché mescola magicamente ingredienti del cinema e del teatro”.

Fin dall’inizio Beebe e Marshall hanno parlato a lungo del modo in cui coinvolgere il pubblico di NINE attraverso un uso innovativo delle luci e un fluido movimento della cinepresa.  Beebe ricorda:  “Per quanto riguarda la luce, così come abbiamo fatto in CHICAGO, abbiamo raggruppato diversi elementi teatrali per descrivere i numeri musicali come fantasie che hanno luogo in un mondo alternativo.  Abbiamo cercato di sottolineare i momenti in cui la scena diventa pura fantasia”.

Hanno inoltre cercato un modo originale per ripetere le scene varie volte.  “Lo spazio a nostra disposizione era continuamente soggetto a trasformazioni”, spiega, “e abbiamo cercato di rendere questo processo sempre interessante e non ripetitivo. Abbiamo utilizzato dei momenti di ‘passaggio’ che diventano parte della narrazione”.

Gli elementi chiave erano le luci e il movimento della cinepresa.  Spiega Beebe:  “Abbiamo usato carrelli, gru e cineprese mobili per seguire e sottolineare le varie coreografie, senza però diventare invadenti. Tali attrezzi infatti non dovevano interrompere lo spettacolo di danza e canto, o disturbare il ritmo incalzante dei vari numeri musicali”.

Così come Beebe, la costumista Colleen Atwood ha tratto ispirazione dal glamour delle tendenze del cinema italiano degli anni ’60 ma ha seguito anche la propria interpretazione personale di quel look.  “Il mio stile è stato sicuramente influenzato dai numerosi film italiani che ho visto prima di iniziare a lavorare”, spiega. “Ma il mondo di NINE è anche iper reale quindi abbiamo tolto tutti gli elementi meno interessanti lasciando solo quelli più affascinanti dal punto di vista visivo”.

Anche i costumi di Atwood sono stati creati in linea con la coreografia e con i movimenti richiesti dai corpi degli attori.  “Prima di disegnare qualsiasi costume, guardavo ciò che Rob e John avevano coreografato quindi i miei costumi riflettevano le esigenze del numero”, dice.  “I vestiti si adattavano all’ambiente e al numero da interpretare, di conseguenza abbiamo lavorato molto insieme  al cast femminile”.

Per quanto riguarda il guardaroba di Daniel Day-Lewis, Atwood spiega:  “Daniel ed io siamo andati a fare shopping per renderci conto di che tipo di scarpe e abiti comprerebbe Guido. Alla fine abbiamo comprato un completo nero che ha un look morbido e classico.  Il problema nell’abbigliamento di Guido  è che lui non è concentrato sui suoi vestiti, tuttavia essi riflettono comunque l’estetica che il suo personaggio cerca”.

I costumi creati da Atwood per il cast femminile sono estremamente ricercati e appariscenti: dai body più semplici agli eleganti abiti da sera e agli attillati completi alla moda, la stilista ha vestito l’energia femminile in tutti i suoi aspetti, utilizzando oltre un milione di cristalli di Swarovski™ per adornare 36 costumi, inventando tanti stili e composizioni cromatiche diverse che  letteralmente fanno risplendere i personaggi di NINE.  Nadja Swarovski, Vice Presidente della Comunicazione Internazionale, afferma: “Swarovski è onorato di aver contribuito alla creazione degli splendidi costumi di NINE.  Il cast è stato entusiasta di poter indossare i nostri cristalli e la maestria di Colleen si manifesta pienamente in quelle splendide creazioni”.

I costumi di Atwood sono arricchiti dall’eccellente lavoro dell’artista premio Oscar® Peter King, che si occupa del trucco e delle pettinature.  Era la prima volta che King lavorava con Marshall ma si è subito trovato in sintonia con lui.   “La difficoltà del film era quella di entrare nel feeling degli anni ’60 senza però restarne intrappolati”, spiega.

King continua: “Rob è stato molto preciso nel riflettere la tendenza che all’epoca veniva definita Nouvelle Vague, e cioè il look incarnato da Brigitte Bardot e Claudia Cardinale negli anni ‘60, tanto per intendersi.   E’ un look spettinato, imperfetto, morbido,  che comunica un’immagine molto più sexy rispetto alla rigida formalità inglese di quegli anni. Non abbiamo emulato nessun tipo di film ma abbiamo studiato moltissime immagini, cercando l’ispirazione; abbiamo sfogliato centinaia di riviste per trovare il look più adatto ad ogni singolo personaggio. Ovviamente quello che abbiamo cercato era un look naturale, che non sembrasse artificiale”.

Dopo aver lavorato nei teatri di posa londinesi, il cast e la troupe si sono ritrovati per girare dove sono nati i film di Fellini:  a  Roma, a Cinecittà, e in alcuni luoghi simbolo della città eterna quali Piazza del Popolo, Via Veneto, nonché nella cittadina di Anzio sul litorale del Lazio.

Tutti sono rimasti colpiti dall’atmosfera dei famosi studi di Cinecittà. Fondata nel 1936 da Benito Mussolini con lo slogan “il cinema è l’arma più potente”, lo studio fiorì dopo la guerra, ospitando numerosi classici quali QUO VADIS, BEN HUR, CLEOPATRA, THE GODFATHER III (Il padrino – Parte III), THE ENGLISH PATIENT (Il paziente inglese) e GANGS OF NEW YORK.

Tutti i grandi nomi del cinema italiano hanno familiarizzato con i fabbricati di terracotta che fiancheggiano i viali alberati intorno ai grandi teatri di posa. Negli anni ’50 e ‘60 Roma era la “Hollywood sul Tevere”, e Via Tuscolana era il punto di incontro dei più prestigiosi registi del mondo.

“Chiunque ami il cinema, trova Cinecittà emozionante”, dice John Myhre.  “Soltanto varcare quel cancello per la prima volta è stata un’esperienza indimenticabile. E’ diverso da qualsiasi altro studio che abbia mai visto. Sembra di tornare indietro nel tempo, di rivivere la gloria degli anni ’60. Ci hanno permesso di ridipingere il teatro 5 ed è stato molto divertente”.

A Roma la produzione ha approfittato dell’ampia gamma di location ‘cinematografiche’ offerte dalla città.  “Volevamo catturare la Roma de LA DOLCE VITA”, spiega Myrhe.  “Abbiamo girato a Via Veneto, ai Fori e al Colosseo”.

La produzione si è persino recata fuori città, ad Anzio, la cittadina di mare dove sbarcarono gli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale: lì hanno girato in un ex casinò che evoca la grandiosità del passato, con spettacolari terrazzi sul mare. L’edificio è stato utile per diverse scene: ha ospitato l’affollato ufficio della produzione del film girato da Contini, ITALIA; è stato teatro della scena di fantasia in cui Guido immagina di trovarsi nelle terme romane in compagnia di un Cardinale; è stato il ristorante in cui ha luogo una cena piuttosto complicata; ed è stato l’ingresso delle acque termali dell’hotel dove Guido cerca invano rifugio.

Le riprese si sono concluse a Sutri, un paese in collina non distante da Roma, dove due lunghe riprese notturne fra Daniel Day-Lewis e Nicole Kidman hanno completato una sequenza che era iniziata con una canzone eseguita nel teatro H degli Shepperton Studio in Inghilterra.

A film ultimato, Rob Marshall ha collaborato con la squadra del montaggio composta dal premio Oscar Claire Simpson (PLATOON, THE READER) e dall’artista nominato all’Emmy Wyatt Smith (TONY BENNETT: AN AMERICAN CLASSIC) per la post produzione.

Improvvisamente tutti gli elementi artistici del film hanno trovato la loro giusta collocazione, unendosi in un unico grande affresco.  Riassume il produttore Platt:  “Rob esige il meglio da chiunque lavori con lui. E’ meticoloso e attento ad ogni singolo dettaglio. Lo stesso vale per tutti gli altri artisti: il coreografo John De Luca, il direttore della fotografia Dion Beebe, lo scenografo John Myhre, i costumi di Colleen Atwood, e il montaggio di Simpson e Smith.  Questo feeling ha permeato il cast.  Si è creato un rapporto simbiotico in cui tutti i nostri colleghi hanno dato il meglio di sé per rendere giustizia a una storia così bella e profonda. Come dice Guido Contini, non si sa mai quello che un film diventerà. Le cineprese, gli attori, gli artisti, i montatori, tutti fanno il proprio lavoro ma la magia nasce solo quando le loro creazioni incontrano il pubblico”.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

Commenti»

1. Top Model - 02/02/2010

Swarovski realizza i costumi per il musical “Nine”…

La commedia musicale Nine è uscita da poco nelle sale cinematografiche italiane ma ha già riscosso molto successo. Merito, oltre che della colonna sonora, anche degli splendidi costumi luccicanti disegnati da Colleen Atwood (vincitrice dell’Academy Awa…


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