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Cinema futuro (889): “Fuori controllo” 13/03/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Fuori controllo”

Uscita in Italia: venerdì 19 marzo 2010
Distribuzione: 01 Distribution

Titolo originale: “Edge of Darkness”
Genere: drammatico / thriller
Regia: Martin Campbell
Sceneggiatura: William Monahan e Andrew Bovell (basato sulla miniserie televisiva scritta nel 1985 da Troy Kennedy-Martin)
Musiche:
Howard Shore
Uscita negli Stati Uniti: 29 gennaio 2010
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): nessuno
Cast:
Mel Gibson, Ray Winstone, Danny Huston, Bojana Novakovic, Gabrielle Popa, Shawn Roberts, David Aaron Baker, Jay O. Sanders, Denis O’Hare, Damian Young, Caterina Scorsone, Peter Hermann

La trama in breve…
Fuori Controllo è un emozionante thriller che fonde politica e affari. Thomas Craven (Mel Gibson) è un veterano detective della omicidi al Dipartimento di polizia di Boston e un padre single. Quando la sua unica figlia, la ventiquattrenne Emma (Bojana Novakovic), viene uccisa sulla porta di casa, tutti presumono che il vero bersaglio fosse lui. Ma presto l’uomo inizia ad avere dei sospetti e si imbarca in una rischiosa missione per scoprire la doppia vita della figlia che ne ha provocato l’omicidio. L’indagine lo porta in un mondo pericoloso fatto di spionaggio industriale, collusioni governative e omicidi, e inevitabilmente la sua strada si incrocia con quella di Darius Jedburgh (Ray Winstone), inviato per eliminare delle prove. La ricerca solitaria di Craven per comprendere la morte della figlia si trasforma in un’odissea, fatta di scoperte emotive e redenzione.

LA PRODUZIONE

Alcuni ricordi non svaniscono mai…
Alcuni sentimenti non cambiano…
Alcuni segreti ci portano all’estremo.

Nel thriller Fuori Controllo, Thomas Craven è un uomo spinto dal dolore in cerca della verità, dopo che la sua unica figlia, Emma, viene uccisa da una pallottola che la polizia ritiene fosse destinata a lui. Distrutto dall’improvvisa morte della figlia, il veterano ufficiale della polizia di Boston cerca delle risposte e affronterà chiunque o qualsiasi cosa si metterà in mezzo al suo cammino.

Mel Gibson, che torna sullo schermo dopo un periodo di grande successo dietro la macchina da presa, incarna Craven, il suo primo ruolo da protagonista negli ultimi sette anni. “Era una sceneggiatura intrigante”, sostiene Gibson. “E’ la ragione principale: se penso che una storia sarà affascinante e piacevole per il pubblico, allora salgo a bordo”.

“Mel è stata la nostra prima e unica scelta per Craven. La parte richiedeva qualcuno del suo spessore e non ci sono tanti attori che possiedono la sua profondità”, sostiene il regista del film Martin Campbell.

Il produttore Graham King sostiene che “noi volevamo assolutamente Mel e siamo stati molto fortunati ad averlo di fronte alla cinepresa, peraltro in un ruolo in cui è perfetto”.

“Quello che mi ha veramente conquistato era il modo in cui la storia mi parlava”, dichiara Gibson. L’attore ha incontrato King e Campbell e ha pensato che fossero “due persone intelligenti, dotate di una visione chiara e astuta del film, quindi sapevo che sarebbe stato magnifico lavorarci assieme”.

Per una serie anomala di circostanze, Campbell si è ritrovato a dirigere Edge of Darkness non una ma due volte, affrontando la pellicola dopo aver già realizzato la premiata miniserie della BBC più di 20 anni fa. Grazie al successo della miniserie, la BBC Films ha iniziato a sviluppare una pellicola dalla storia ed è stato Campbell che ha portato il progetto all’attenzione di King, che, assieme a Tim Headington, ha prodotto il lungometraggio per l’etichetta GK Films. “Qualcuno ha suggerito la possibilità di farlo diventare un film circa cinque anni fa”, ricorda il regista. “Ho pensato che fosse un’ottima idea. Ho sempre ritenuto che fosse una storia molto potente: un padre che perde la figlia e si impegna in un viaggio di scoperta non solo per trovare chi l’ha uccisa e perché, ma anche chi è lei veramente. E’ un uomo che amava la figlia e pensava di conoscerla, ma quello che scopre è che lei conduceva una vita di cui lui non sapeva nulla”.

“Ho risposto molto bene alla linea narrativa padre/figlia”, sostiene lo sceneggiatore vincitore dell’Oscar® William Monahan. “Ho una figlia giovane, quindi mi sono messo nei panni del protagonista, chiedendomi cosa avrei fatto se tutto questo fosse capitato a me”.

Nel 1985, questa miniserie britannica in sei parti ha conquistato una nazione in preda a tensioni interne e internazionali. All’epoca, la Gran Bretagna era coinvolta nella Guerra fredda e c’era ancora la minaccia nucleare da parte dell’allora Unione Sovietica. Anche il terrorismo internazionale era molto presente in figure come il colonnello libico Gheddafi, mentre la preoccupazione pubblica di una guerra nucleare non era mai stata così alta dai tempi della Crisi dei missili a Cuba. E c’era una grande trepidazione sull’alone di segretezza che circondava l’industria nucleare.

In questa atmosfera, Edge of Darkness ha fatto presa sulle preoccupazioni e le paure degli spettatori, dando vita a un prodotto di grande successo di critica e di pubblico. I riconoscimenti sono arrivati nella forma di sei British Academy of Film & Television Awards (BAFTA), tra cui il premio per la miglior serie drammatica. Il telefilm si è piazzato al quindicesimo posto della classifica, stilata dal British Film Institute, dei migliori 100 prodotti televisivi di tutti i tempi e viene considerato uno dei più importanti e influenti drammi televisivi britannici mai realizzati.

Gibson ricorda che “era un giallo, un thriller criminale e politico, ambientato in un’epoca in cui nel Regno Unito c’erano grosse tensioni sociali. Insomma, rifletteva molto bene quel periodo”.

“La serie degli anni ottanta aveva molto a che fare con la politica governativa legata al nucleare”, sostiene Campbell. “Il plutonio e la sua fabbricazione erano questioni importanti, così come le persone che controllavano questo processo. Era una patata bollente ed Edge of Darkness era una serie collegata a queste vicende importanti. Tuttavia, al centro c’era la storia di un padre che perde la figlia e deve sapere perché questo è accaduto sia a lei che a lui”.

Per il film, gli aspetti politici della storia dovevano essere aggiornati, ma l’aspetto fondamentale della pellicola sarebbe rimasto lo stesso. Il premiato sceneggiatore australiano Andrew Bovell ha iniziato il processo di trasformazione per portare la serie di sei ore, scritta da Troy Kennedy Martin, a diventare un film di due ore.

“Io ero un grande fan della miniserie quando è stata trasmessa per la prima volta”, ricorda Bovell. “Troy Kennedy Martin era veramente in anticipo sui tempi e i suoi avvertimenti sul rapporto pericoloso tra le industrie e le operazioni governative sotto copertura sono importanti oggi come lo erano nel 1985. Così, l’invito di Martin Campbell a lavorare all’adattamento è stato uno dei più eccitanti e inquietanti che abbia mai ricevuto.

“Ambientare il film a Boston è stata un’idea di Andrew”, sostiene Campbell. “Boston è una città molto inglese e irlandese per quanto riguarda le sue radici. In origine avevamo il nostro eroe, Thomas Craven, proveniente dal nord dell’Inghilterra, vicino Leeds, quindi sembrava un’evoluzione perfetta per un film americano renderlo un irlandese di Boston”.

Forse nessun altro sceneggiatore contemporaneo ha affrontato la zona di Boston con maggiore successo di William Monahan, che è stato portato a bordo da King. Nel 2006, i due uomini hanno vinto degli Academy Award® per The departed – Il bene e il male. King voleva assolutamente questo nativo di Boston per inserire nella sceneggiatura de Fuori Controllo il suo stile unico.

“Bill rappresenta perfettamente l’umorismo di Boston. E’ estremo, ma è legato anche alle vette della migliore narrazione”, rivela Gibson.

” Bill scrive degli ottimi dialoghi”, ricorda Campbell, “e ha un senso magnifico dei personaggi. Ha cambiato la sceneggiatura dal punto di vista della trama, cosa che ha provocato le maggiori differenze tra la miniserie e il film”.

“Sono un po’ stanco di essere etichettato come il tipo di Boston”, dichiara Monahan, considerando che ha vissuto a Los Angeles, New York e Londra quanto nella sua città natale. Tuttavia, lui ha avvertito un legame con il materiale. “Craven è una tipica persona che abita al quartiere Roslindale. E’ un uomo molto regolare, con delle abitudini consolidate e che non si permette tanti lussi. Ha la sua vita, la sua casa e la sua solitudine. E’ un vedovo con una figlia che significa tantissimo per lui. Quando la perde, ha perso tutto”.

JEDBURGH
Signor Craven, dobbiamo parlare di alcune cose.
CRAVEN
Come il suo nome e quello che ci fa qui?
JEDBURGH
Come chi ha sparato a sua figlia.

Il personaggio centrale e più complesso ne Fuori Controllo è Thomas Craven, un esperto detective della omicidi del Dipartimento della polizia di Boston e un padre single che pensava di conoscere la figlia, ma che scopre che c’era molto della sua vita di cui non sapeva nulla. Visto che la storia è concentrata sul viaggio e la redenzione di questo personaggio, il casting doveva essere perfetto.

“Ritengo che il ruolo di un padre distrutto dal dolore, che piano piano si mette in cerca di chi ha ucciso la figlia per vendicarsi, fosse attraente per Mel”, osserva Campbell.

Thomas Craven è un uomo distrutto, un padre che deve venire a patti con la morte della figlia nell’unico modo che conosce: risolvendo questo crimine. E’ un poliziotto, conosce il sistema ed è un tipo che segue la legge. Ha sempre rispettato le regole, ma per la prima volta nella sua vita ha capito che queste non gli consentiranno di ottenere giustizia e quindi deve fare da solo.

“Craven è decisamente metodico”, osserva Gibson, “un tipo abitudinario. Non è stato il padre migliore del mondo, ma non ha mai fatto mancare nulla alla figlia. Il suo viaggio ora è una guerra e tutto quello che accade mostra veramente chi è. Lo stress e l’esperienza traumatica di perdere una figlia in questo modo lo sconvolgono e lo portano a girare in uno stato vicino al crollo nervoso. Lui si trova al limite, ma non si può permettere di andare a pezzi perché ha una missione da compiere”.

“Mel ha fornito un’interpretazione fantastica in un ruolo molto difficile, che lo vedeva di fronte alla cinepresa ogni giorno”, dichiara ammirato Campbell. “Non ha avuto un giorno libero nelle riprese, il suo personaggio è presente in quasi ogni scena. Ha lavorato duro e questo è evidente nella sua interpretazione”.

King ha apprezzato il modo in cui l’attore ha affrontato questo ruolo complesso. “Un poliziotto ha tanti nemici, quindi molti pensano che la pallottola fosse indirizzata a lui e che lei si è ritrovata in mezzo”, sostiene King. “Si può soltanto immaginare cosa significhi affrontare questo senso di colpa e queste emozioni in una situazione come quella di Craven, che non ha nessun altro familiare a cui aggrapparsi. E’ veramente finito. Vuole scoprire chi è stato e poi andare avanti, ma la gente si mette in mezzo”.

Gibson sostiene che la sfida maggiore nell’interpretare Craven era “la sua introversione. E’ qualcosa che mi è sempre sembrato anomalo, ma lui è decisamente così. Ho cercato di limitarmi, non cambiare spesso espressione del viso o fare tanti movimenti, perché lui è un uomo veramente introverso”.

Craven deve muoversi con cautela, soprattutto quando l’imponente figura di Darius Jedburgh arriva senza preavviso. L’attore inglese Ray Winstone interpreta l’unico britannico in un cast di personaggi tutti americani. Curiosamente, Jedburgh era l’unico personaggio americano nella miniserie tutta britannica.

Campbell, che aveva già lavorato con l’attore all’inizio delle loro carriere, circa 30 anni fa, sostiene che “Ray apporta una carica di potenza e di minaccia al personaggio di Darius Jedburgh, che allo stesso tempo è un individuo decisamente enigmatico”.

“Questi sono i ruoli che si vorrebbe sempre interpretare. Ritengo che Jedburgh sia un uomo intelligente, capace di diventare un killer a sangue freddo”, rivela Winstone. “Lui sa come agire e lavorare con le persone. Io sento che il personaggio di Mel, nonostante tutto il suo dolore e la sua rabbia, sia in parte affascinato nel dialogare con lui”.

Lavorando per un capo senza identità, Jedburgh viene a contatto con Craven per scoprire quello in cui era coinvolta la figlia e che informazioni possedeva. Quello che si potrebbe chiamare un ‘ripulitore’, ovvero qualcuno incaricato da chi lo assume di risolvere una situazione in qualsiasi modo e con ogni mezzo. Così, si ritrova a essere giudice, giuria e, quando necessario, boia.

“Jedburgh è un uomo molto potente, chiaramente coinvolto da tanti anni in incarichi governativi”, propone Campbell. “Non sai veramente per quale agenzia lavori, semmai ce ne sia una, o perché ha questo potere. Lui viene utilizzato per ripulire tutto e risolvere la crisi, in questo caso la potenziale catastrofe che avrebbe subito la società Northmoor se fossero uscite le prove di quello che stava succedendo all’interno della compagnia”.

La Northmoor, la società per cui lavorava Emma quando è stata uccisa, è un’azienda di ricerca privata e top secret che ha dei contratti con il governo, che peraltro sembra chiudere un occhio sulle sue attività. E’ condotta da Jack Bennett.

“Bennett è il miglior cattivo possibile per la nostra epoca”, rivela King, “un uomo d’affari carismatico e viscido, un dirigente ambiguo messo in una posizione importante”.

Danny Huston interpreta questo personaggio corrotto. “Amo incarnare dei protagonisti che sono cattivi, ma che trovano il modo di giustificare le loro azioni”, sostiene l’attore. “Non penso che Bennett abbia obiettivi politici, lui sa semplicemente come sfruttare il mondo a suo vantaggio. Bennett pensa che le persone talvolta muoiono, ma c’è una ragione, ossia il fatto che loro potrebbero provocare dei pericoli maggiori, quindi ritiene di non dover dare spiegazioni a nessuno. Per lui, non è un gioco politico, è un gioco economico”.

“Danny è un attore fantastico”, rivela Campbell. “Non ce ne sono tanti come lui. Io volevo averlo nel ruolo, perché all’inizio non sembra un cattivo evidente. C’è una dose di umorismo in quello che dice e che poi lo rende anche più minaccioso”.

Un personaggio che deve temere Bennett è il ragazzo di Emma e suo collega alla Northmoor, Daniel Burnham, che è fondamentale per la ricerca di Thomas Craven sul passato nascosto della figlia. Il loro primo incontro è un momento esplosivo e importantissimo nel film. Per il ruolo, è stato scelto Shawn Roberts.

“La sceneggiatura mi ha veramente conquistato”, dichiara Roberts. “Hai la sensazione che in ogni momento qualcuno potrebbe bussare alla porta e che qualcun altro morirà. Questa tensione porta avanti la storia e fornisce delle motivazioni importanti ai personaggi. Quando incontriamo per la prima volta Burnham, è rimasto chiuso nel suo appartamento per giorni, in attesa di quel rumore alla porta… e di una pistola dall’altra parte”.

Burnham è forse l’unico personaggio della pellicola che può empatizzare con il senso di perdita di Craven, perché anche lui amava Emma. L’attrice di origini serbe Bojana Novakovic incarna Emma, il cui omicidio è l’elemento catalizzatore della storia.

“Ritengo che sia un mix molto interessante, una storia emozionante che avviene per un’azione che compie questa giovane donna”, sostiene la Novakovic. “Lei ha agito per istinto, seguendo il suo senso morale, e ha affrontato un gruppo di persone che sono molto più importanti di lei, dotate di maggiori soldi e potere”.

“Emma ama suo padre, ma lo mette anche in discussione e ribatte alle sue idee se necessario, anche se, fino ad ora, non gli ha mai fatto capire l’altro lato della sua vita”, nota Campbell.

All’inizio del film, Emma torna a casa a Boston per vedere il padre e si ha  l’impressione che non sia una visita di routine. L’attrice ritiene che “Emma abbia bisogno del padre per un consiglio a livello personale, ma anche perché è un poliziotto e ha molta esperienza. E comunque penso che una figlia abbia sempre bisogno del padre”.

Purtroppo, Thomas Craven perde la figlia prima che lei abbia l’opportunità di rivelargli cosa sta avvenendo. Tuttavia, lui continua a vederla, sia come bambina che come donna cresciuta, anche se esiste soltanto nella sua immaginazione. “Lui ha bisogno di lei per essere in grado di fare quello che ha deciso”, prosegue la Novakovic. “Deve poter parlare con lei, perché non gli è rimasto più nulla. Lei arriva come lui se la ricorda e questo lo aiuta. L’unico modo per lui di salvarla è di continuare a parlare con lei, mantenere vivo questo rapporto ricordandolo o ricreandolo, nel modo migliore che riesce a fare”.

Gibson sostiene che “Ovviamente tutto quello che Emma viene concepito nella mente di Craven, ma lui ritiene di poterla conoscere meglio da morta che da viva”.

La Novakovic ha incontrato Gibson durante il periodo delle prove e prima dell’inizio delle riprese, così la sintonia tra i due è stata immediata, rendendo il rapporto padre-figlia reale e credibile.

“C’è una grande profondità in Bojana”, aggiunge Gibson, “qualcosa di specifico in lei. Ha una presenza forte, che ti rimane impressa”.

SANDERSON
Sei andato oltre i limiti e fuori dalla tua giurisdizione.

Fuori Controllo è stato girato a Boston e nei suoi dintorni, compresa la storica Back Bay; i Boston Commons e i Public Gardens; una dimora Tudor a Manchester; Charlestown; Newburyport; Lincoln; Merrimac; e Rockport. Gli interni della casa di Craven e l’appartamento di Emma sono stati girati sui set costruiti a Chelsea Stages. La troupe ha anche girato nel Massachusetts occidentale, nelle pittoresche cittadine di Northampton e Amherst e sul monte Sugarloaf a Deerfield, durante il periodo migliore della stagione autunnale della foglie, conosciuta in New England come ‘i colori’.

“Girare a Boston è stato fantastico, così come lo sono state le persone”, sostiene Gibson. “Da ogni parte guardavi, avvertivi una storia reale, che ti faceva apprezzare veramente la nostra libertà conquistata duramente. Senti di essere nella culla culturale di una nazione giovane, con lo stile e il fascino tradizionale europeo”.

Un compito che il regista Martin Campbell ha proposto alla sua squadra creativa è stato di mantenere l’aspetto del film il più realistico possibile. “Il realismo nel film era veramente importante”, dichiara il regista, facendo notare che “quando Emma è morta, avevamo dei veri coroner e poliziotti. L’azione in questa pellicola è assolutamente ancorata alla relazione, così farla apparire realistica era essenziale. A livello stilistico, l’abbiamo girata in maniera molto semplice e poco complicata. Non ci sono inquadrature pretenziose o audaci”.

A collaborare con Campbell c’erano il suo storico direttore della fotografia Phil Meheux e lo scenografo Tom Sanders, che lavorava con il regista per la prima volta.

“Uno dei compiti del direttore della fotografia è di sottolineare le cose emotivamente interessanti in ogni scena e un modo di farlo era per mezzo della luce”, sostiene Meheux, che fornisce l’esempio della cucina di Craven e dell’appartamento di Emma, set modificati nel corso della pellicola. “Craven abbandona la stazione di polizia, quindi la sua cucina e l’appartamento di lei diventano veramente delle aree operative. All’inizio della pellicola c’è più luce, ma mentre la storia va avanti e noi scopriamo che la vita e la morte di Emma sono legate all’oscurità, c’è sempre meno luce in questi set. Ora, non credo che lo spettatore medio noti questi cambiamenti sottili a livello conscio, ma credo che emotivamente li avverta”.

Sanders e la sua squadra hanno tirato fuori il meglio dai set e dalle location. “Abbiamo scelto Sugarloaf perché l’intero programma di riprese era incentrato sulla caduta delle foglie, che ovviamente non avviene sempre”, sostiene lo scenografo. “Sugarloaf vede sullo sfondo questa vallata storica bellissima, in cui sono avvenute delle celebri battaglie. Abbiamo inserito l’ufficio di Bennett alla Northmoor in cima alla montagna, così per tutta la scena c’è la vista di questa valle”.

Per il resto di Northmoor, Sanders ha anche utilizzato un sito storico. “Ad Amherst, abbiamo costruito il set all’esterno di un centro di commando dell’aviazione, che era il vero luogo in cui si sarebbe dovuto premere il pulsante per far partire gli ordigni nucleari negli anni sessanta. Lo abbiamo modernizzato per renderlo adeguato dell’ingresso dell’azienda, in cima a questa imponente montagna”.

La squadra di Sanders ha anche mantenuto un controllo stretto sulla tavolozza dei colori. “Abbiamo cercato di lasciare tutto attenuato, in modo che gli attori e i costumi emergano, così da concentrare le emozioni sulla scena piuttosto che intorno alla stanza”.

La maggior parte delle scene emozionanti sono avvenute a casa sua e nell’appartamento di Emma, entrambi dei set ricostruiti. “Per Craven, abbiamo fatto combaciare una dimora che abbiamo trovato nella periferia di Boston”, rivela Sanders, “costruendo tutti gli interni e gli esterni sui teatri di posa e in un magazzino. Abbiamo anche costruito l’attico di Emma”.

Le squadre dietro le quinte non erano le uniche a dover ricreare il tono unico di Boston. Infatti Gibson, nato a New York e che ha passato buona parte della sua adolescenza in Australia, doveva sembrare un tipico bostoniano.

“Tutti i miei cugini provengono dal Queens e da Brooklyn. Mia madre era un irlandese di Brooklyn, così non era troppo distante, perché si ritorna a una radice gaelica”, sostiene l’attore, che ha amato svolgere questa ricerca. “Io vado in giro con dei detective come Tommy Duffy. E’ magnifico, sembra il cane parlante di un cartone animato”, scherza l’attore. “Comunque, questo accento ha delle caratteristiche proprie, può scivolare su una sillaba diversa rendendola qualcosa di differente”.

WHITEHOUSE
E’ una persona armata e pericolosa.
CRAVEN
E io cosa pensi che sia?

Un altro strumento che Gibson ha utilizzato per incarnare l’uomo comune Thomas Craven è stato il suo guardaroba. L’ideatrice dei costumi Lindy Hemming ha ricevuto lo stesso consiglio che Campbell ha offerto al direttore della fotografia e allo scenografo: mantenere tutto reale.

“Martin è magnifico, perché ti parla dei personaggi e anche degli attori, per poi lasciarti prendere la tua strada”, dichiara la professionista.

Un’immagine notevole della miniserie del 1985 è stata inserita nella pellicola: l’impermeabile di Craven. “Martin voleva assolutamente mantenere l’impermeabile che Craven ha indosso quando Emma viene colpita e che per questo rimane danneggiato. Nonostante questo, lui continua a portarlo per buona parte della pellicola. Questo lo isola in un film in cui tanti uomini indossano completi o uniformi della polizia”. Per mostrare che il personaggio porta sempre l’impermeabile durante questa odissea, la Hemming sostiene di aver avuto a disposizione “circa 25 impermeabili normali e identici, che si potevano distruggere sempre di più durante questo percorso, in cui anche lui cade a pezzi”.

La Hemming ha iniziato a definire la sua tavolozza di colori per il film per mezzo della sottrazione. “Ho cercato di togliere il bianco da tutto quello che potevo, per vedere meglio i volti e le espressioni, sapendo che Phil li avrebbe illuminati concentrandosi su questo aspetto”. Inoltre, ha tentato di evitare anche un particolare colore per quanto riguarda Gibson, ossia il blu. “Ho cercato di limitare questa energia, utilizzando soltanto un frammento di blu in una scena in cui cammina sulla spiaggia, per cui lo ritenevo appropriato. Ovviamente, questo blu ha reso i suoi occhi più vivaci, cosa che lo ha reso bellissimo e che mi ha fatto rimpiangere la scelta!”.

La scena della spiaggia non è stata l’unica in cui la Hemming ha dovuto combattere con l’aspetto da star del cinema di Gibson. “Il suo guardaroba per il funerale era un completo da 99 dollari, il più economico che sono riuscita a trovare, per farlo apparire come una persona con pochi soldi e che non è interessato ai vestiti. Mel se lo è messo e io ho pensato che anche in questa occasione appariva bellissimo”.

L’ideatrice dei costumi ha adottato un approccio diverso agli abiti del personaggio di Danny”, scherza la Hemming. “Completi bellissimi e un po’ di colori. Doveva sembrare ‘costoso’. Avevo già lavorato con la società Brioni e loro mi hanno fornito gli abiti per Bennett, così come alcuni per Jedburgh. Sono stata molto fortunata che loro mi abbiano inviato dei capi così adorabili”.

Tuttavia, lei si è assicurata di non esagerare con Jedburgh. “I suoi vestiti dovevano apparire molto costosi, ma anche veramente sottili e sofisticati, senza mostrare chi fosse e non fornendo nessuna informazione sulla sua vita, perché tutto è  segreto intorno a lui. Abbiamo utilizzato dei tessuti come il cashmere, che non riflettono la luce, mantenendolo molto attenuato, ossia l’opposto di quello che è Ray Winstone. In realtà, lui è decisamente vitale e amichevole”.

Un altro personaggio che la Hemming ha limitato era Emma Craven. “Volevo renderla una persona che puoi vedere a Boston o Northampton, con i vestiti degli abitanti del luogo”. Visto che Emma appare al padre in diverse scene dopo la sua morte, la Hemming e Campbell hanno discusso se cambiare o meno il suo guardaroba. “Alla fine, abbiamo deciso che avrebbe generato troppa confusione, così lei indossa sempre la stessa cosa. I tessuti sono comunque un po’ più attenuati, perché nei ricordi di Craven lei diventa un po’ sfumata”.

CRAVEN
Sono una persona che non ha nulla da perdere.

Per il regista Martin Campbell, rivisitare i personaggi e le tematiche del film rappresentava una sfida eccitante. “Proprio come ho fatto anni fa, ho pensato che la storia commovente di un uomo che perde la figlia e che cerca di vendicarsi potesse catturare il pubblico moderno”.

Il produttore Graham King è d’accordo. “Per me, Fuori Controllo non parla tanto della politica contemporanea, quanto di una resa dei conti, un uomo che infrange la legge e un viaggio magnifico nell’ignoto, in cui non sai cosa accadrà, ma continui comunque ad andare avanti”.

Nonostante Thomas Craven si spinga molto in là per vendicare l’omicidio della figlia, la star della pellicola Mel Gibson la trova comunque una storia molto umana. “Ero intrigato dai personaggi e dal modo in cui reagiscono verso quello che accade”, sostiene l’interprete. “Allo stesso tempo, è un giallo veramente affascinante, che comprende delle questioni che ci lasciano dubbiosi, un sentimento spaventoso per molte persone”.

Trailer italiano:

Clip “Benvenuto all’inferno”:


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