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Cinema futuro (918): “Cella 211” 12/04/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Cella 211”

Uscita in Italia: venerdì 16 aprile 2010
Distribuzione: Bolero Film

Titolo originale: “Celda 211”
Genere: drammatico / azione
Regia: Daniel Monzón
Sceneggiatura: Jorge Guerricaechevarría e Daniel Monzón (basato sul romanzo di Francisco Pérez Gandul)
Musiche: Roque Baños
Uscita in Spagna: 6 novembre 2009
Sito web ufficiale (Spagna): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast:
Luis Tosar, Alberto Ammann, Marta Etura, Antonio Resines, Carlos Bardem, Luis Zahera, Félix Cubero, Manolo Solo

La trama in breve…
Juan Olivier è un secondino alle prime armi che ha la sfortuna di iniziare il nuovo lavoro lo stesso giorno in cui scoppia una rivolta tra i carcerati. Coinvolto dal capriccio del destino in queste tragiche circostanze, Juan deve sfruttare al massimo la sua risorsa più preziosa: l’intelligenza. Decide di fingersi a sua volta un detenuto per cercare di indirizzare la rivola nella direzione più utile a riguadagnare la libertà. In questa situazione però, si rende conto anche di essere tutt’altro che l’uomo timido, fragile e di buone maniere che aveva sempre pensato di essere. Scopre che per sopravvivere sull’orlo di un abisso si è davvero disposti a tutto…

Note del regista
di Daniel Monzón

“Quando mi capitò tra le mani il romanzo Celda 211, lo lessi tutto d’un fiato e
capii immediatamente che avrei voluto portare la storia sul grande schermo.
Già l’inizio del racconto era impressionante: introduceva un universo potente, realistico e di grande umanità, e per tutto l’arco narrativo la vicenda
si sviluppava  mantenendo una tensione a dir poco soffocante, con alcuni
colpi di scena memorabili.
Pensandolo in termini cinematografici, rappresentava per me una sfida
narrativa di alto livello; ero consapevole che mi avrebbe lasciato poco spazio
per poter fare altro se non spogliare la messa in scena di qualunque artificio
stilistico e mettere la macchina da presa totalmente al servizio dei personaggi.
Perciò era necessario trovare un gruppo di attori che fossero ineccepibili per
quei ruoli.  Ora, a film finito, mi è difficile immaginare un cast più solido e
appropriato di quello che alla fine abbiamo scelto. Tutti, dai due protagonisti
principali, alla gang dei detenuti, al gruppo delle guardie, a ognuna delle
comparse, si sono lasciati coinvolgere anima e corpo in questa avventura.
Per quanto Celda 211 fosse un romanzo di finzione, il primo passo per poter
ricostruire una storia ambientata in modo realistico in un carcere, era quello
di conoscere ciò che si nascondeva in questo mondo, così vicino a tutti noi e
al tempo stesso così distante. Al momento di scrivere la sceneggiatura, Jorge
Guerricaechevarria e io dovevamo essere consapevoli di ciò che
raccontavamo, anche per sapere fino a che punto potevamo eventualmente
spingerci nel dire cose non verosimili. Durante tutto l’anno in cui eravamo
impegnati con la scrittura, abbiamo cercato di trascorrere quanto più tempo
possibile con tutti coloro la cui vita quotidiana fosse strettamente associata a
quella del carcere, e abbiamo dunque parlato con i detenuti, le loro famiglie,
le guardie carcerarie, gli educatori, cercando di incontrarli in più occasioni e
con frequenza.
Tutti ci hanno svelato il loro mondo, dimostrando una sorprendente, per
quanto comprensibile, ospitalità. Quando uno si abitua a vivere tra quattro pareti, lontano dal mondo, comunicare con l’esterno può diventare infatti
quasi un sollievo…
Alla fine ci siamo resi conto di come l’ambiente chiuso della prigione  non sia
che un riflesso della stessa società che lo genera, per quanto in forma
concentrata. Come ci disse un carcerato nella prigione di Valdemoro il
mondo qui dentro è esattamente identico al mondo esterno, l’unica differenza
è che è in formato Mp3.
Così, quasi senza aspettarcelo, grazie a questa serie di visite in carcere –
parlare di full immersion mi sembra offensivo nei confronti di chi ha passato
anche una sola notte lì dentro – la nostra versione della storia stava
diventando man mano quasi una sorta di parabola.
La mia prima idea in merito allo stile del film era che dovesse avvicinarsi a
uno stile documentaristico. Durante lo sviluppo della sceneggiatura questa
mia intenzione si è rafforzata ulteriormente. Questa storia avrebbe potuto
scatenare una forza dirompente solo se fossimo riusciti a ricreare nel contesto una parvenza di autenticità. Doveva essere filmata con la prontezza e la determinazione che si riscontrano in una vera rivolta, con la camera a mano e in un luogo che fosse credibile. Dovevamo trovare una vera prigione la cui energia potesse scorrere dentro tutti noi, nelle nostre viscere.
Grazie all’aiuto delle autorità penitenziarie, siamo riusciti ad avere a nostra disposizione un vecchio carcere chiuso da dodici anni che la nostra équipe
artistica è riuscita a riportare in vita con un lavoro di ripulitura e ristrutturazione durato mesi.
Camminando attraverso i corridoi, i cortili, le celle, ogni angolo del carcere provinciale di Zamora, la sceneggiatura è andata via via adattandosi agli spazi, come una sorta di camaleonte. Era come se la disposizione delle sbarre, delle scale, dei muri, delle celle, ci dettassero ogni inquadratura e il potere che quello spazio emanava sembrava quasi che indicasse agli attori gli
atteggiamenti e i movimenti da adottare. A volte sembrava che fosse proprio il carcere ad esigere quella messa in scena, riscriveva il ritmo delle sequenze, indicava con voce chiara ogni posizionamento di macchina da presa… ho evitato di ricorrere a idee prestabilite, non mi sono affidato a uno storyboard
e sono rimasto lontano da una pianificazione rigida. Tutti ci siamo lasciati
trascinare dall’energia del luogo e dalla presenza di alcune comparse che,
proprio come richiedeva il film, erano o ex detenuti di quello stesso carcere
oppure, in altri casi, detenuti che stavano ancora scontando la pena e si
trovavano in custodia cautelare. Ma non si è trattato di un esperienza dura,
claustrofobica o da toglierti il respiro, al contrario: è stato un momento
creativo e stimolante.
Più che una pellicola di genere, Celda 211 è una tragedia a pieno titolo e nel
senso più classico del termine. La tragedia che ognuno di noi potrebbe vivere
in una situazione estrema come quella in cui viene a ritrovarsi Juan Oliver.
Una storia basata sul fatum, su ciò che è inesorabile, sul fatto che svoltare un
angolo al posto di un altro potrebbe modificare la tua vita per sempre. Ma il
cuore di questa Celda 211 è il rapporto di amicizia, in condizioni e circostanze
estreme, tra Juan e Malamadre, due uomini le cui esistenze non potrebbero
essere più distanti, ma che un destino beffardo  ha reso vicine nel giro di
poche ore. E che lo stesso destino beffardo ha colpito con la forza di un
uragano. Juan si rende conto che stare da una parte o dall’altra non è tanto
una scelta morale, quanto una mera congiuntura di circostanze. E  che tutto è
relativo, il fatto di aver ucciso qualcuno non è incompatibile con l’essere
integri e comportarsi come un guardiano della legge non è incompatibile con
l’essere un bastardo. Il viaggio di Juan lo compie anche lo spettatore. E il
motivo per cui lo commuove profondamente è che gli scava dentro una ferita
che fa male come poche, una ferita che spiega la nostra fragilità e ci parla di
come la vita di ognuno di noi sia appesa ad un filo”.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

Commenti»

1. Questa Settimana al CINEMA « Ma che si fa Stasera a Torino? - 16/04/2010

[…] “Cella 211″ Con Luis Tosar, Alberto Ammann – SCHEDA […]


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