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Edicola – “Wired” #15, maggio 2010: “Oh my… iGod” 05/05/2010

Posted by Antonio Genna in Scienza e tecnologia, Wired.
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E’ in vendita da un paio di giorni in edicola il numero 15 – Maggio 2010 dell’edizione italiana del mensile “Wired”, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast e disponibile in tutte le edicole al prezzo di 4 €.
Vi presento di seguito la copertina ed un estratto del principale servizio del nuovo numero.

A seguire, un estratto del servizio di copertina.

Antonio Campo Dall’Orto: vicepresidente esecutivo di Mtv International

249 x 189 millimetri, a cui ne vanno aggiunti 12 di spessore e 680 grammi di peso. Questa la forma fisica dell’iPad, che è uno degli elementi che ne definirà il successo o il rifiuto da parte del pubblico, visto che motore e schermo non lasciano spazio a dubbi sulle potenzialità di questo nuovo oggetto di culto. In questi casi l’esperienza personale è tutto e quindi saranno gli acquirenti in tutto il mondo a determinarne nei prossimi mesi ricezione, sviluppo ed evoluzione. Il successo non sarà deciso dalle funzionalità ma dai bisogni, attuali o latenti, che sarà in grado di soddisfare e dal ruolo che potrà avere nelle nostre vite quotidiane.

L’iPad si propone di trasformare il rapporto tra intrattenimento (in senso lato) personale (e familiare), accesso a Internet, e visione di contenuto testuale e video; il tutto facendo leva sull’indiscutibile capacità di Apple di mettere la tecnologia a servizio delle persone. Può quindi avere successo un prodotto che sembra ricadere nella categoria degli acquisti che sarebbe bello fare e non di quelli che è indispensabile fare? In un mondo che su scala globale va via via verso maggiori disponibilità di tempo libero e di risorse dedicate alla soddisfazione dei bisogni personali cosa c’è di più irresistibile di una tavoletta che possa farci divertire (sempre in senso lato) e comunicare, comodamente seduti, da soli o in compagnia, sul divano di casa?

Vincenzo Novari: amministratore delegato di 3 Italia

In molti si sono già lanciati alla ricerca di tutto quello che allontana l’iPad dalla perfezione: non c’è una videocamera (almeno per ora), non fa sms, ha una memoria limitata, non è né un telefono né un computer, e via elencando, con un furore iconoclasta del tutto simmetrico allo stato di esaltazione mistica in cui versano i fan della Mela morsicata.

Ciò che mi interessa di più, molto di più, è il complesso delle trasformazioni antropologiche che l’iPad innesca: non tanto per il suo essere single-tasking, escludendo così la possibilità di fare le cose in parallelo, quanto per la tendenza dell’iPad a essere un prodotto always on, always with me, mobile, sì, ma capace di essere modellato sulle mie esigenze, inclusa quella di portare sempre con me, per essere condiviso, il mio tesoro di foto, musica e ora anche libri, quotidiani e magazine.

La digitalizzazione della nostra stessa esistenza (il nostro sapere, i nostri ricordi, i nostri desideri) è un processo che parte da lontano, ma che trova nell’iPad, al di là dei risultati commerciali che saprà raggiungere, una pietra miliare. Lo schermo a funzionamento tattile, che Apple ha abbracciato con una convinzione che è mancata ad altri produttori, è perfetto per spiegare a cosa ci si riferisca con la formula high tech, high touch, ovvero alla “controspinta” umana indispensabile per bilanciare l’innovazione tecnologica e non innescare fenomeni di rigetto. Toccare uno schermo per spostare oggetti digitali, o attivare un’applicazione, navigare su Internet, assomiglia molto di più alla nostra esperienza analogica di quanto non accada con l’impartire ordini alla macchina attraverso una tastiera. L’idea che si possa passare dalla scrivania al divano, accantonando periferiche e mouse, e quindi con un approccio più rilassato, non mancherà di interessare i digitali non nativi per ragioni anagrafiche, oltre al mercato dei già possessori di iPhone. L’iPad crea un nuovo mercato come ha fatto la Wii. Forse il bandolo della matassa è qui: la maggior parte delle persone non ha affatto bisogno di un computer vero e proprio per mandare una email, archiviare una foto o un mp3 e navigare su Internet.

E se quello di Apple è un mondo chiuso (come il Paradiso Terrestre, osserva qualcuno), capisco anche il “ricatto” che Steve Jobs propone al mercato: volete prodotti che funzionano e facili da usare, applicazioni che non vi congelino il terminale e un’estetica inimitabile? Beh, accomodatevi, ma alle nostre condizioni.

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