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Cinema futuro (972): “Il tempo che ci rimane” 30/05/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Il tempo che ci rimane”

Uscita in Italia: venerdì 4 giugno 2010
Distribuzione: BIM

Titolo originale: “The Time That Remains”
Genere: drammatico
Regia: Elia Suleiman
Sceneggiatura: Elia Suleiman
Musiche: Matthieu Sibony
Uscita in Francia: 12 agosto 2009
Sito web ufficiale (Francia): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast:
Saleh Bakri, Samar Qudha Tanus, Shafika Bajjali, Elia Suleiman, Zuhair Abu Hanna, Ayman Espanioli, Amer Hlehel, Lotuf Neusser, George Khleifi

La trama in breve…
Il tempo che ci rimane è un film semiautobiografico, in quattro episodi, su una famiglia, la mia famiglia, dal 1948 fino a tempi recenti.
Il film è ispirato ai diari privati del padre del regista e sceneggiatore Elia Suleiman, a partire da quando si è unito alla resistenza nel 1948, e alle lettere inviate da sua madre a membri della famiglia che furono costretti a lasciare il paese.
Associando questi materiali ai suoi ricordi intimi di tutti loro e del tempo trascorso insieme, nel film Suleiman ha voluto ritrarre la vita quotidiana di quei Palestinesi che decisero di restare e che furono etichettati come ‘Arabi Israeliani’, vivendo da stranieri nella loro stessa patria.

Biografia essenziale

Elia Suleiman è nato nel 1960 a Nazareth in Palestina.  Attore e regista deve la sua fama al film Divine Intervention, (Intervento divino. Cronaca d’amore e di dolore) una commedia surreale scritta, diretta e interpretata da Suleiman, in cui si narra una storia d’amore ambientata al checkpoint tra Nazareth e Ramallah. Il film fa incetta di premi: Gran Premio della Giuria a Cannes, Premio Internazionale della Critica (FIPRESCI), Miglior Film straniero agli European Awards di Roma del 2002. Divine Intervention non viene però ammesso agli Oscar, perché la Palestina non è formalmente uno Stato secondo la spiegazione ufficiale. Altri hanno sostenuto l’ipotesi che l’esclusione fosse determinata da considerazioni politiche.

Terminati gli studi in patria, Suleiman dal 1982 al 1993 vive e lavora a New York, dove affina le tecniche cinematografiche e gira due cortometraggi: Introducing to the End of an Argument e Homage by Assassination del 1991, quest’ultimo una dura e lucida critica alla Guerra del Golfo con le armi del nonsense e dell’ ironia.  Tornato in Palestina insegna Film e Media alla Birzeit University vicino a Ramallah, in Cisgiordania, dove grazie  al sostegno della Commissione Europea apre anche nuovi dipartimenti. L’Università di Birzeit è uno tra i più importanti istituti dei Territori palestinesi e ha avuto un ruolo importante per il dialogo politico. È stato anche guest lecturer alla European Graduate School EGS e in altre università del mondo.

La situazione israelo-palestinese è centrale nell’espressione artistica di Elia Suleiman e il soggetto principale di molti suoi film. Tutto questo arriva con una straordinaria potenza attraverso immagini di grande poesia in The time that remains (2009), che in parte si basa su lettere e diari del padre che visse in prima persona la confisca dei Territori da parte degli Israeliani. Il film ha una particolare struttura di raccordi, saltando tra decenni diversi per mostrare i cambiamenti che i protagonisti subiscono. La ‘tonalità’ de Il tempo che resta è quello di una calma rassegnazione di fronte al conflitto, ma allo stesso tempo, un superamento del filtro dei mezzi di informazione (radio e televisione spesso presenti nella narrazione) che riesce a restituirci attraverso l’allusione e l’osservazione silenziosa la vita reale di un popolo, il loro inferno e  la loro capacità di adattamento.

Trailer italiano:


Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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Commenti»

1. mara vivoda - 05/06/2010

E’ un film che scatena molte riflessioni; nel mio caso sempre le stesse purtroppo! Vorrei sapere di più rispetto a quello che impari a scuola, che ti raccontano i media. Vorrei parlare con la gente del posto, quelli che sono andati via e gli altri che han scelto di restare e ovviamente con gli israeliani. Mi piace il racconto visto attraverso gli occhi di diverse generazioni. E alla fine mi chiedo quale sia il significato del titolo “il tempo che ci rimane”: sarà di una vita come quella dei giovani occidentali? che ne sarà delle tradizioni di quei Paesi? dell’orgoglio dei popoli? della voglia di lottare per un futuro migliore? E di noi? Quanto mi sento ignorante! Corro a documentarmi.


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