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Edicola – “Storica National Geographic” n°17, luglio 2010: “Robespierre l’incorruttibile” 19/06/2010

Posted by Antonio Genna in Storia, Storica NatGeo.
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storicangE’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 17 – Luglio 2010 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico.
A seguire, la copertina del numero e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

MISTERO ROBESPIERRE

Non sapremo mai quale sarebbe stato il testamento spirituale di Maximilien Robespierre, il protagonista, l’anima e la vittima principale della Rivoluzione Francese. Poche ore dopo il famoso discorso alla Convenzione che gli scatenò contro l’odio degli antichi compagni e la conseguente condanna a morte, Robespierre fu gravemente ferito alla mandibola (immagine sopra). Trascorse la notte prima dell’esecuzione tra atroci dolori. Chiese una penna e della carta per scrivere i suoi ultimi pensieri. Gli furono rifiutate.

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

Gli occhi verdi di Robespierre

Forse nessun grande personaggio storico come Maximilien Robespierre ha diviso in modo così feroce sia i suoi contemporanei sia i posteri. Per lui si è utilizzata una quantità indescrivibile di aggettivi: incorruttibile, ovviamente, e poi sanguinario ciarlatano, idealista integralista, moralista estremo, primo dittatore della storia, paranoico, disumano, opportunista, pacifista, guerrafondaio, garantista. Di certo, era un uomo che non si poteva comprare, né intimorire, né scavalcare, né con il quale si poteva giungere a compromessi. Perché, ha detto la scrittrice e storica inglese Hilary Mantel, se all’epoca la Francia si divideva in “nemici del popolo” o in “amici del popolo” (come si autodefinì Marat), Robespierre “era il popolo: la somma delle sue speranze e la somma delle sue paure”. Un’identificazione che nella storia si ritrova soltanto nei grandi profeti, né in condottieri, re o imperatori. E infatti affrontò la sua morte come il martirio di un profeta. Non avrebbe detto, altrimenti: “la cosa peggiore che può accadere a un uomo è conoscere, in punto di morte, l’odio di coloro per i quali ha dato la vita”. Tanto che alcuni storici hanno visto nel suo ultimo intervento alla Convenzione, il famoso discorso che gli sarebbe costato la vita, “un fiero desiderio di martirio”. Sappiamo, come viene spiegato nel servizio di questo numero, che in quella circostanza il suo errore fu sfidare i suoi avversari senza pronunciare un solo nome. Cosicché ciascun componente dell’assemblea immaginò la lama della ghigliottina che scendeva sul suo collo. Uno dei rivoluzionari che ne decisero la caduta, Antoine Merlin de Thionville, avrebbe detto più tardi, per giustificare la decisione di voltare le spalle all’amico di un tempo: “Se soltanto aveste visto quei suoi occhi verdi…”. E in realtà Maximilien Robespierre, quel giorno, parlò soprattutto con gli occhi, più che con la voce. Così, la Rivoluzione prese un indirizzo diverso da come lui l’aveva immaginato. Furono quegli sguardi a cambiare davvero la storia. Più di mille parole.

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