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Cinema futuro (1.015): “Fish Tank” 22/07/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Fish Tank”

Uscita in Italia: venerdì 23 luglio 2010
Distribuzione: One Movie

Titolo originale: “Fish Tank”
Genere: drammatico
Regia: Andrea Arnold
Sceneggiatura: Andrea Arnold
Uscita in Gran Bretagna: 11 settembre 2009
Sito web ufficiale (G.B.): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast:
Katie Jarvis, Michael Fassbender, Kierston Wareing, Rebecca Griffiths, Harry Treadaway Sydney Mary Nash, Sarah Bayes

La trama in breve…
Gran Bretagna: Mia ha 15 anni, un carattere impetuoso, nessuna amica, una madre coetanea, eccetto per l’anagrafe, una sorellina specializzata in turpiloquio e una grande passione per la danza hip hop. Per lei ogni giorno è uguale all’altro, fin quando in casa arriva Connor, il giovane amante della madre…

Note di produzione

Andrea Arnold ha iniziato il processo che avrebbe trasformato FISH TANK in film quando è stata colpita da un’unica immagine. «Tutti i miei film sono nati da un’immagine», spiega la Arnold. «Di solito è un’immagine forte che sembra venire dal nulla. Non comprendo subito l’immagine o quello che significa, ma voglio capire di più perciò inizio a pensarci, per cercare di comprenderla. È così che inizio sempre a scrivere».

Fin dall’inizio del progetto Arnold si era ripromessa di scegliere quanti più attori non professionisti possibile. L’allora diciassettenne Katie Jarvis, che non aveva esperienze precedenti, è stata scelta per il ruolo di Mia. «Ho sempre cercato qualcuno di così puro, per Mia», dice Arnold. «Volevo qualcuno che mi desse problemi sul serio. Volevo una ragazza che non dovesse recitare, che potesse semplicemente essere sé stessa». Il casting ha richiesto un po’ di tempo, prima che Katie fosse “scoperta” sul binario di una stazione. «All’inizio abbiamo percorso le vie più tradizionali, perché Mia doveva avere una passione per la danza», continua Arnold. «Abbiamo visto ragazze da agenzie e scuole di danza. Poi abbiamo iniziato a guardare nell’Essex, in club giovanili, mercati, grandi magazzini, in ogni posto dove si ritrovano le adolescenti. Abbiamo scovato Katie alla stazione di Tilbury Town mentre aveva una discussione con il suo ragazzo. Quando è stata avvicinata non riusciva a credere si trattasse veramente di un film e non voleva lasciare il suo numero di telefono. Aveva un sacco di energia, ma anche una vulnerabilità e un’innocenza che sembravano adatte. Veniva dal posto in cui avremmo fatto le riprese e sembrava molto spontanea».

Katie ricorda: «Non c’erano molte persone alla prima audizione, perciò non ero nervosa, ma alla seconda mi sono spaventata di più perché c’erano molte più ragazze. Non avevo mai danzato o nulla del genere, e non pensavo di avere una possibilità. Mi hanno chiamato il giorno del mio compleanno e mi hanno detto che la parte era mia. Ho pianto gioia, ero davvero deliziata». Anche se Katie non aveva nessuna esperienza di danza, elemento cruciale per il ruole, Arnold si è convinta che fosse perfetta per la parte. «Non aveva mai recitato né danzato prima», ricorda la Arnold. «Non ballava proprio, anzi in verità non le piaceva ballare. La prima volta che le ho chiesto di danzare era troppo timida, perciò abbiamo lasciato la stanza, con la macchina da presa attiva, così che potesse ballare da sola. Quando ho guardato le riprese ho notato che anche se non era una ballerina, riusciva a esprimere completamente sé stessa mentre danzava. Non c’era nessuna maschera di facciata, nessuno show. Era in grado di essere totalmente sé stessa anche se non le piaceva farlo. Ho pensato di sfidare la sorte. Non ero sicura se avrebbe funzionato, Katie non aveva mai recitato, ma sapevo che qualsiasi cosa sarebbe successa, Katie sarebbe stata sé stessa, ed è quello che mi interessava di più».

Katie aggiunge: «Ballare è una fatica. Ho dovuto farlo e rifarlo daccapo. Mi sfiancava, ma mi ha mantenuto in forma!». «È stata davvero coraggiosa in molti sensi. C’era così tanto a cui doveva abituarsi», dice la Arnold. «Penso sia davvero maturata nel corso delle riprese, che sia cambiata, in qualche modo. E lo ha fatto meravigliosamente. Penso ora le piacerebbe recitare ancora, ora ha un’agente».

«Ho imparato molto durante la lavorazione», ammette Katie. «Mentre prima non facevo niente di niente tutto il tempo, lavorando sul set ho capito che avrei potuto combinare qualcosa, se mi fossi impegnata. È stata dura, ma anche divertente e mi ha dato grandi soddisfazioni. Adesso voglio farlo fruttare. Ti dimostra che non c’è bisogno di andare nelle scuole drammaturgiche per iniziare, ma penso di essere tra le poche, non credo che chiunque avrebbe potuto essere scelto in una stazione!»

Per il ruolo di Connor non si era pensato subito a Michael Fassbender. Arnold inizialmente aveva un’idea totalmente diversa: «In origine volevo persone qualunque per ogni ruolo del film, e avevo puntato gli occhi su un uomo che lavora nel mio parco, uno degli uomini che svuotano i cestini della spazzatura. Pensavo fosse perfetto per Connor. Cerco di immaginare cosa avrà pensato di me che lo fissavo così intensamente quando l’ho visto per la prima volta! Ma poi ho iniziato a pensare che sarebbe stato interessante avere qualcuno già esperto, da mescolare insieme all’innocenza di Katie, così da riflettere lo sviluppo della relazione nel film e che avrebbe potuto funzionare bene».

Fassbender era appena apparso in Hunger, acclamato dalla critica, ma Arnold non aveva visto il film. «Ho visto Michael per la prima volta in un clip da Wedding Belles, un film scritto da Irvine Welsh. Non avevo visto Hunger né lo conoscevo, allora, anche se ne ho sentito parlare in seguito. Ho pensato fosse molto carismatico, in Wedding Belles, una delle qualità principali di Connor. Ho preso la decisione senza incontrare Michael, in forza di quel clip, sentivo fosse la scelta giusta e mi sono fidata del mio istinto. Non sono il tipo da pormi domande quando mi sembra che qualcosa vada bene, così mi sono buttata».

Fassbender ha accettato il ruolo senza leggere il copione, perché la Arnold non ha permesso a nessuno degli attori di leggerlo prima. Le rispettive scene erano distribuite solo pochi giorni prima delle riprese. «Non avere la sceneggiatura da leggere mette un po’ di ansia e il più delle volte è difficile impegnarsi su qualcosa senza poterla vedere, ma avevo visto Red Road e rispettavo Andrea, volevo lavorare con lei», ricorda Fassbender. «Trovo il suo modo di narrare molto interessante perché rimane nell’area grigia. Si occupa di esseri umani che hanno difetti, che hanno qualità positive e negative, che stanno semplicemente cercando di capire la loro strada nella vita».

«È stato coraggioso a fare questo film, perché non ho mostrato a lui né a nessun altro lo script, perciò non sapeva a cosa stava andando incontro. Volevo girare in sequenza cronologica, così da rivelare la storia a tutti man mano che si procedeva», spiega la Arnold. «Sentivo che era la scelta giusta specialmente per Katie, perché volevo che sentisse sempre di sapere a che punto della storia si trovava. Inoltre non volevo che nessuno aggiungesse granché alla propria parte. Non conoscere il futuro della storia significava che ogni momento doveva essere esplorato solo per quel che era in quel momento e niente di più. Un po’ come la vita, immagino. Non sappiamo mai quello che ci succederà nell’ora successiva o il giorno dopo. Volevo che ogni sequenza avesse quel tipo di innocenza».

Michael ha pienamente accettato questo modo di lavorare e ha affrontato ogni giorno di ripresa come una sfida: «Non si facevano prove né si parlava granché, semplicemente lavoravamo ogni giorno per come veniva. È stato un modo veramente diverso di lavorare», commenta Fassbender. «Di solito mi piace digerire la sceneggiatura e farle mettere radici, per poi poterci giocare quando arriva il giorno delle riprese, ma in questo caso ho cercato di essere più libero e rilassato possibile. Questo è stato il mio obiettivo principale. Andrea è molto veloce e priva di fronzoli e lavora in qualsiasi condizione capiti quel giorno al fine di nutrire organicamente la sua storia. È in grado di creare un ambiente di lavoro molto confortevole per gli attori.»

Fassbender si è divertito a lavorare con Katie. «Katie è una persona molto espressiva ed è molto semplice lavorare insieme a lei, dato che non sta realmente recitando. Nelle mani di Andrea si possono avere performance molto profonde, e in questo è un’esperienza cruda, viene dalle viscere, non è troppo pensata, è pienamente istintuale». Anche Katie trova sia stato facile lavorare con Fassbender: «Mi ha dato consigli su certe cose, è stato davvero utile. È stato strano recitare alcune scene con lui, ma conoscere com’era fatto lontano dalla macchina da presa lo ha reso molto più semplice».

Kierston Wareing è stata scelta per il ruolo di Joanne, la madre di Mia. «Ho amato Kierston dal primo momento che ho posato gli occhi su di lei, mi è sembrato di conoscerla da tutta la vita», ricorda la Arnold. «Mi sembrava di conoscerla davvero. È piacevole provare qualcosa di simile per qualcuno e l’ho scelta in un secondo. È venuto fuori che era cresciuta nell’area in cui dovevamo fare le riprese, perciò forse è quello che avevo sentito. Aveva un sapore davvero genuino, il suo accento, tutto sembrava autentico». Prosegue la regista: «Anche per Joanne all’inizio cercavo una non professionista, qualcuno che avesse avuto una vita simile a quella di Joanne. Qualcuno con una scorza dura. Kierston non aveva questo retroterra, ma traspira autenticità, un’apertura e una sorta di innocenza, immagino, che risulta molto attraente. Era diversa da ciò che stavo cercando, ma nello stesso tempo sembrava perfettamente adatta. Adoro proprio questo del girare un film, parti con un’idea particolare, ma poi questa cambia, si evolve e si ridefinisce su base quotidiana. E bisogna accettarlo. Se senti la storia nel profondo, e la tieni stretta, le cose a cui tieni possono rimanere anche se tutto il resto cambia, anche quando perdi gli elementi che credevi più importanti, anche quando inizi a disperare di poter ancora trovare una via».

Kierston ha accettato subito lo stile di lavoro della Arnold: «Adoro il modo che ha di girare Andrea, è anche il modo in cui ho lavorato con Ken Loach, perciò è stato importante avere l’opportunità di sperimentarlo di nuovo. In un certo senso penso sia giusto non parlarci della storia in anticipo, perché ciascuno prova a mettere insieme i cocci della storia nella sua testa e pezzo a pezzo, lentamente, la si elabora a proprio modo».

«È stato meraviglioso lavorare con Kierston», ricorda Fassbender. «È sempre molto concentrata e la prima volta che l’ho vista ho pensato che assomigliasse a Brigitte Bardot. Ha questa qualità strabiliante, questa spontaneità rigogliosa e sexy, è molto libera ed è veramente facile lavorare con lei. Ho guardato In questo mondo libero mentre stavamo girando e ho scoperto quanto talento ha, ed è anche divertente!». Kierston conferma: «Michael è un ragazzo con i piedi per terra, adorabile e normale, non ha eretto una barriera di contrapposizione tra la sua esperienza e quella di tutti gli altri».

FISH TANK è stato girato nell’Essex nel corso di 6 settimane, nell’estate del 2008. «In origine la storia era ambientata nell’Estuary Kent, che conosco bene», spiega la regista. «Poi ho deciso di dare un’occhiata all’Essex perché sapevo che aveva un paesaggio simile. Ho guidato fuori da Londra lungo la A13 e l’ho amato subito. La follia della A13, le fabbriche vaporose e gli spazi aperti, la natura selvaggia, i parcheggi vuoti dove un tempo c’era la Ford. Adoro anche quel ramo del Tamigi dove si allarga per incontrare il mare. È il punto in cui la regina Elisabetta parlò alle truppe prima che andassero a combattere gli spagnoli. Mi è sembrato perfetto».

La maggior parte delle riprese si sono svolte in un palazzo, set della casa di Joanne e Mia. La troupe ha passato diverse settimane in quel palazzo. «Cercavo un palazzo reale, un palazzo che sembrasse un’isola nel mezzo di quei posti, e il Mardyke rispondeva ai requisiti», spiega la Arnold. «Adoravo persino il colore dei muri. Il colore era importante per me. Ho anche adorato la sterpaglia dietro al palazzo, cresciuta a dismisura e piena di fiori selvatici e uccelli e volpi e con un cielo immenso. Avrei voluto girare lì, ma non abbiamo ottenuto il permesso ed è stata una vera delusione. Ma abbiamo avuto dei momenti felici nel girare in quel palazzo. Talvolta le troupe cinematografiche sono arroganti, invadono lo spazio di vita quotidiano delle persone come se appartenesse loro. Mi aspetto sempre che le persone si innervosiscano e ci dicano di smammare, ma non è successo nulla di tutto, questo quando eravamo lì».

Trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end andate allo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema visitate lo spazio “Cinema Festival”.

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