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Edicola – “Storica National Geographic” n°19, settembre 2010: “Giulio Cesare, la scalata al potere” 20/08/2010

Posted by Antonio Genna in Storia, Storica NatGeo.
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storicangE’ in vendita in edicola, al prezzo di 3,90 €, il numero 19 – Settembre 2010 del mensile “Storica National Geographic”, edito da RBA Italia e certificato dal marchio “National Geographic”, autorevole in campo divulgativo storico e geografico.
A seguire, la copertina del numero e l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

QUEL MODESTO FIUMICIATTOLO…

L’età repubblicana, nella storia di Roma, finì nella notte tra il 10 e l’11 gennaio del 49 a.C., quando Gaio Giulio Cesare, varcando il Rubicone, un modesto fiumiciattolo oggi in Romagna, decise di marciare su Roma per dissolvere ciò che rimaneva del triunvirato con Crasso e Pompeo. Ebbe inizio così la sua scalata al potere, con un incarico dopo l’altro fino alla sottomissione del Senato e la nomina a dittatore a vita. Non sappiamo dove sarebbe arrivato se non ci fossero state le Idi di Marzo: ma certamente la Repubblica era ormai finita, ben prima che Augusto inaugurasse l’età imperiale.

A seguire, l’editoriale del direttore Giorgio Rivieccio.

Il dictator e il ciudadano

Uno morì a 56 anni, assassinato davanti alla statua di Pompeo, nel pieno del suo potere e della lucidità, con il titolo di dictator e prossimo ad avere quello di rex. L’altro morì a 47 anni, di tubercolosi, davanti al Mar dei Caraibi, in stato confusionale, amareggiato per aver visto infrangersi il sogno di vedere unicata l’America Latina appena liberata, dopo aver rinunciato al titolo di dittatore, di Libertador, perfino di re o imperatore, ufficialmente come un ciudadano (cittadino) qualsiasi. Tra i due erano passati 1873 anni e un abisso di eventi storici. Ma è curioso come nel caso di Giulio Cesare e di Simón Bolívar, due personaggi entrambi controversi, entrambi ospiti di questo numero di Storica, esistano delle similitudini, forse solo apparenti, sempre a causa dei 1873 anni di distanza.
Bolívar considerava Cesare un eroe. E non a caso giurò che avrebbe liberato l’America Latina dalla dominazione spagnola mentre si trovava a Roma, sulla collina di Monte Sacro. Entrambi si dimostrarono molto più bravi in guerra che in pace. Entrambi considerarono la dittatura come il solo strumento per salvare lo Stato. Ma mentre Cesare perseguì questo obiettivo fino in fondo, Bolívar si rese poi conto che non sarebbe stato opportuno; anzi, dannoso. In un discorso pronunciato nel 1821 nella Villa del Rosario di Cúcuta, affermò: “Desidero essere ciudadano, per essere libero e perché tutti lo siano. Preferisco il titolo di ciudadano a quello di Libertador, perché questo nasce dalla guerra, mentre l’altro nasce dalle leggi. Toglietemi, signori, tutti i miei titoli per quello di un buon ciudadano”.
Molto simili, ma anche molto diversi. Soprattutto perché erano i tempi a essere diversi. In mezzo, oltre a quasi due millenni, c’erano state le due rivoluzioni americana e francese, e il ritorno del concetto di sovranità popolare andato perduto n dai tempi della Grecia di Pericle. Molto simili, ma anche molto diversi in altre circostanze drammatiche. Pure Bolívar fu prossimo a morire per un attentato, come è destino dei dictatores. Ma la sua amatissima compagna Manuela Sáenz fu talmente brava da sventarlo. A Cesare questa circostanza venne meno: la moglie Calpurnia, dopo una notte di presaghi incubi, lo scongiurò di non andare al Senato, ma lui non le dette ascolto.

Commenti»

1. walter - 15/04/2011

ciao,
qualcuno vende i numeri arretrati di storica?


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