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Cinema futuro (1.058): “L’ultimo Dominatore dell’aria” 22/09/2010

Posted by Antonio Genna in 3D, Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“L’ultimo Dominatore dell’aria”

Uscita in Italia: venerdì 24 settembre 2010
Distribuzione: Universal Pictures Italy

Titolo originale: “The Last Airbender”
Genere: azione / avventura / fantastico
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan
Musiche: James Newton Howard
Durata: 100 minuti
Uscita negli USA: 1° luglio 2010
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Noah Ringer, Dev Patel, Nicola Peltz, Jackson Rathbone, Katharine Houghton, Aasif Mandvi, Seychelle Gabriel, Shaun Toub, Cliff Curtis, John Noble, Summer Bishil, Randall Duk Kim, Edmund Ikeda

La trama in breve…
Aria, Acqua, Terra, Fuoco. Quattro nazioni legate tra di loro dal destino, fino a quando la Nazione di Fuoco non dichiara guerra alle altre. E’ passato ormai un secolo senza la speranza di cambiare questa deriva di distruzione. Tra combattimenti e atti di coraggio, Aang (Noah Ringer) scopre di essere l’unico Avatar in grado di manipolare tutti e quattro gli elementi. Aang decide di unirsi a Katara (Nicola Peltz), un Waterbender, e a suo fratello, Sokka (Jackson Rathbone), per ristabilire l’equilibrio in quel mondo dilaniato dalla guerra.
Basato sulla serie animata TV della Nickelodeon, il film d’azione racconta il primo capitolo della lotta per la sopravvivenza di Aang. 

Note di produzione

Il mondo è inghiottito da fuochi di guerra e, fino ad ora, nessuno ha avuto il potere di fermare l’inevitabile distruzione.

E’ da quasi un secolo che la Nazione del Fuoco porta avanti la sua campagna mortale per il dominio globale, contro le altre nazioni tribali di Aria, Acqua e Terra. Non offre che una scelta alle tribù che cadono in suo potere: la resa completa o il completo annientamento.

Nel vano tentativo di difendersi, gli abitanti dei villaggi si mettono dietro ai pochi prescelti in grado di comandare l’elemento della loro nazione e ‘piegarlo’ alla loro volontà. Sostenuti da possenti eserciti e armi di distruzione, i dominatori del fuoco hanno però già eliminato tutti i dominatori dell’aria del pianeta e ora, dedicano le loro attenzioni alla Nazione dell’Acqua, che ha il suo quartier generale nelle fortezze del Nord.

Un giorno, la giovane dominatrice dell’acqua Katara (NICOLA PELTZ) è fuori a fare pratica delle sue abilità con suo fratello Sokka (JACKSON RATHBONE) quando scoprono un giovane ragazzo di nome Aang (NOAH RINGER).  Quando i poteri di Aang diventano evidenti, Katara e Sokka si rendono conto di aver trovato più che solo l’ultimo dominatore dell’aria. Proprio come l’Avatar di cui si era profetizzato – il solo che può controllare tutti e quattro gli elementi – il giovane dominatore dell’aria è l’unica arma in grado di respingere gli attacchi della Nazione del Fuoco e riportare l’equilibrio nel mondo lacerato dalla guerra. Ma Aang sarà in grado di padroneggiare i suoi poteri e diventare l’eroe di cui si ha bisogno prima che sia troppo tardi?

Un maestro del racconto, lo sceneggiatore/produttore/regista candidato all’Oscar® M. NIGHT SHYAMALAN (Il sesto senso, Signs, Unbreakable – Il Predestinato) porta la serie televisiva di grande successo “Avatar – La leggenda di Aang” sul grande schermo, creando un mondo epico e maestoso che esplode con effetti speciali spettacolari, action straordinaria e avventure eccitanti.

Il film esibisce un cast di giovani attori di talento che include – insieme a Noah Ringer, Nicola Peltz e Jackson Rathbone – DEV PATEL (The Millionaire) nel ruolo del vendicativo Principe della Nazione del Fuoco, Zuko; SHAUN TOUB (Iron Man) come lo zio di Zuko, Iroh, che aiuta il Principe nella sua missione; AASIF MANDVI (Spider-Man 2) nei panni dell’Ammiraglio della Nazione del Fuoco Zhao, un militare spietato; e CLIFF CURTIS (Die Hard – Vivere o morire) nella parte del Signore del Fuoco Ozai, che rigetterà – letteralmente – chiunque si troverà sulla sua strada.

L’Ultimo Dominatore dell’Aria si basa sulla serie “Avatar: La leggenda di Aang” creata da MICHAEL DANTE DiMARTINO e BRYAN KONIETZKO, che sono anche i produttori esecutivi del film. Insieme a Shyamalan ci sono i produttori SAM MERCER (Il sesto senso, Unbreakable – Il Predestinato, The Village) e FRANK MARSHALL (la serie Bourne, e la serie Indiana Jones), e i produttori esecutivi KATHLEEN KENNEDY (Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, La guerra dei mondi) e SCOTT AVERSANO (Killers, School of Rock).

Nella squadra creativa di Shyamalan ci sono: il direttore della fotografia, premio Oscar®, ANDREW LESNIE, ACS, ASC (la trilogia Il Signore degli Anelli), lo scenografo PHILIP MESSINA (la serie Ocean con George Clooney), il montatore premio Oscar®  CONRAD BUFF, A.C.E. (Titanic) e la costumista JUDIANNA MAKOVSKY (Harry Potter e la pietra filosofale).  Il co-produttore è JOSE L. RODRIGUEZ (E venne il giorno).   A completare la produzione ci sono il compositore pluricandidato all’Oscar® JAMES NEWTON HOWARD (Il cavaliere oscuro), e i maghi degli effetti speciali e dell’animazione dell’INDUSTRIAL LIGHT & MAGIC (Avatar).

La produzione

Nel 2005, la Nickelodeon ha mandato in onda un’originale serie animata dal titolo “Avatar: La leggenda di Aang” dei co-creatori Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko.  La serie ha conquistato un gran numero di spettatori e molto presto la febbre di “Avatar” si è così diffusa da diventare un fenomeno internazionale (la serie viene ora trasmessa in più di 120 Paesi) che ha immediatamente destato l’attenzione di uno dei migliori raccontatori di storie di Hollywood—M. Night Shyamalan.  Il cineasta, due volte candidato all’Oscar®, commenta: “‘Avatar: La leggenda di Aang’ mi è caduta dal cielo.  E mi ha colpito come un’epifania.”

Le figlie di Shyamalan si erano innamorate della serie, in particolare del personaggio della giovane dominatrice dell’acqua, Katara.  Incuriosito dalla loro fedeltà senza precedenti al programma, Shyamalan ha deciso di guardarlo con loro, rimanendone stregato lui stesso.

Era chiaro che la serie avesse una potenzialità cinematografica. Ma trasformare più di 30 ore di storie in un film non era un’impresa facile – oltre a essere un genere che il cineasta non aveva ancora esplorato nella sua carriera. “Sapevo dal primo istante in cui ho scritto le prime parole sulla carta che fare un film così complesso avrebbe significato tanto lavoro. Michael Dante DiMartino e Bryan Konietzko, creatori della serie ‘Avatar’, ci hanno messo sei anni a costruire la sua mitologia.

“Fare una cosa di queste proporzioni e voler comunque mantenere un certo livello di perfezione mi ha veramente aperto gli occhi ed è stata una curva di apprendimento molto interessante” continua Shyamalan.  “Ero spaventato a morte ogni singolo giorno di riprese, perché tutto era davvero travolgente e c’erano molte incognite. Questo film è due volte e mezzo più grande di tutto quello che io abbia mai fatto.”

Visto che sono fan devoti della serie originale, i filmmaker di L’Ultimo Dominatore dell’Aria hanno un obiettivo ultimo che sperano di realizzare. “Vogliamo creare un film che non solo non tradisca le aspettative dei fan, ma che si allarghi ad un pubblico mondiale come solo una pellicola live-action per il cinema può fare” dice Shyamalan.

I creatori di “Avatar” DiMartino e Konietzko sono stati molto utili a Shyamalan nello sviluppo della sceneggiatura, aiutandolo a ridimensionare le tante storie per farle entrare in un film. “Non posso dirvi quanto è stato confortante averli a una telefonata o e-mail di distanza quando ero in un vicolo cieco. La loro mitologia creata per ‘Avatar’ è così ben pensata e architettata che loro avevano una risposta e una spiegazione logica a tutte le mie domande.”

Shyamalan si era gingillato per anni con l’idea di fare un tipo di film a episodi, ma non aveva mai trovato il materiale giusto. L’Ultimo Dominatore dell’Aria sembrava avere tutti gli elementi che hanno affascinato il cineasta da quando era giovane e aveva visto per la prima volta Guerre Stellari, con la sua epica fantastica alimentata da una spiritualità coerente e con le arti marziali al suo centro.

Il produttore Frank Marshall, che ha già collaborato con Shyamalan in Il Sesto Senso e Signs, dice: “Night ha uno stile cinematografico tutto suo e un modo unico di raccontare una storia. Ha la capacità di colpire il pubblico in maniera molto profonda. In questo film ha allargato il suo talento e il tiro e questa è una prospettiva incredibilmente eccitante.”

Il produttore Sam Mercer aggiunge: “Night è interessato ai film a episodi e gliene sono stati offerti altri nella sua carriera ma, fino a L’Ultimo Dominatore dell’Aria, non ne aveva trovato uno che avrebbe potuto fare suo – completamente, fin dalle prime parole che ha scritto sulla carta.”

Shyamalan dice che la sua ‘comfort zone’ è nel genere thriller, e ammette: “E’ bene cambiare,  insegnare a me stesso cose nuove e fare qualcosa di completamente diverso.”

L’Ultimo Dominatore dell’Aria esplora il Libro Uno della serie “Avatar” che è centrato sull’elemento Acqua. Il film segue Aang, l’Avatar, mentre si imbarca nella missione di padroneggiare tutti e quattro gli elementi per salvare il mondo. Come nella serie televisiva, L’Ultimo Dominatore dell’Aria viaggia dal Polo Sud al Nord.

Per cominciare ad affrontare una storia così, Shyamalan ha assunto il suo collaboratore di lunga data, lo storyboard artist Brick Mason, e insieme i due hanno scritto storyboard della trama per un anno intero prima dell’inizio delle riprese. Quando il direttore della fotografia Andrew Lesnie ha firmato—è entrato per l’ultimo ripasso e controllo degli storyboard— il film è entrato nella fase pre-visualizzazione, lavorando con il supervisore VFX Pablo Helman dell’Industrial Light & Magic.  A questo punto, dei disegni animati sono stati renderizzati scena per scena e in tempo reale, creando una blueprint che ha permesso ai realizzatori di vedere versioni animate e montate di intere sequenze (più di un terzo del film è stato visto in pre-viz prima dell’inizio delle riprese). Più avanti, avere la possibilità di guardare il pre-viz sul set si è dimostrata una guida di inestimabile valore – e guardarli sugli IPhone era molto più facile che ammassati intorno a un singolo monitor.

Scegliere tutti i Dominatori

Shyamalan è stato ugualmente coscienzioso e lungimirante quando è arrivato il momento di scegliere gli attori per il film. Il regista dice: “Cercavo attori con differenti tipi di talenti e di recitazione. Non potevano essere tutti dello stesso tipo.” I realizzatori del film sono stati anche attenti a popolare le quattro diverse nazioni con etnicità diverse.

L’epicentro di questo mondo è Aang, l’Avatar, e la ricerca del giovane attore giusto è durata sei mesi e ha coperto molti luoghi. Quando i realizzatori hanno ricevuto un DVD che esibiva un giovane campione di arti marziali di Dallas, Texas, la fortuna e il fato si sono uniti.

Noah Ringer ha cominciato a praticare il Taekwondo, arte marziale e sport nazionale della Corea del Sud, a 10 anni, ricevendo da allora molti riconoscimenti, tra i quali il titolo di Campione dello Stato del Texas dell’Associazione Americana di Taekwondo.  Molto presto Noah ha cominciato a rasarsi la testa per aiutare il raffreddamento durante gli allenamenti. Quando i suoi amici e il suo allenatore, tutti fan della serie animata, hanno notato quanto somigliasse all’eroe televisivo, hanno cominciato a chiamare Noah con il soprannome “Avatar.” Incuriosito, lui ha iniziato a guardare la serie in DVD e si è davvero immedesimato nelle sequenze di azione non-stop di arti marziali.

Quando è stato annunciato che la Paramount stava facendo dei provini internazionali per i ruoli di L’Ultimo Dominatore dell’Aria, Noah — esortato dal suo allenatore di Taekwondo — ha registrato un’audizione su DVD, dipingendosi sulla testa già rasata a zero addirittura la freccia blu che contraddistingue il personaggio.

“Noah è Aang.  Non c’è dubbio. Dal momento in cui abbiamo guardato il suo provino, abbiamo visto la sincerità in quei grandi occhi marroni” dice Shyamalan.  “E’ molto impegnato nella sua arte e vuole davvero lavorare ogni giorno più duramente. La sua disciplina è insolita per un ragazzo così giovane.”

Il produttore Frank Marshall aggiunge: “Noah ha avuto un approccio molto Zen fin dall’inizio e questo era esattamente quello che stavamo cercando per il suo personaggio.”

Dovendo combinare la recitazione con il suo expertise in arti marziali, Noah dice: “Night mi ha davvero aiutato a concentrarmi e a portare quella forza e quell’energia nella recitazione, e questo mi servirà per sempre nella vita.”

Tutti sanno che in ogni storia avvincente dove c’è il bene contro il male bisogna avere un cattivo straordinario. Per cui trovare, per la parte di Zuko, qualcuno che andasse bene con Ringer era fondamentale.

Essendo appena uscito dal successo inaspettato del film vincitore dell’Oscar® The Millionaire, il protagonista Dev Patel era alla ricerca di un ruolo il più differente possibile da quello del suo personaggio Jamal.  Mentre era in giro a promuovere questa pellicola indipendente, Patel si è candidato per il ruolo del Principe inviando una cassetta e, più tardi, ha ricevuto la ‘chiamata’ di Shyamalan, che gli offriva la parte.

Shyamalan, dice: “In realtà la vulnerabilità è il forte di Zuko.  La parte dolce di Dev Patel è la vulnerabilità. Quando lo abbiamo scelto per il ruolo, Dev era un uomo-bambino, la perfetta combinazione di rabbia e compassione.”

Patel (che ha guardato “Avatar” durante le pause sul set di The Millionaire) dice: “Il Principe Zuko è diviso tra la sua passione e la lotta per riconquistare l’onore agli occhi di suo padre. Mi è sempre piaciuta la storia perché contiene tante lezioni da imparare, e sono sempre stato un grande fan di Bruce Lee, quindi ho amato e amo tutte le cose connesse alle arti marziali nelle serie animate.”

Quando Ringer e Patel si sono conosciuti il primo giorno di riprese, hanno immediatamente provato rispetto reciproco. Patel dice:  “Ho visto questo ragazzino di 12 anni arrivare sul set di questo film colossale e mi ha sorpreso vedere che era assolutamente fermo e deciso.  Il suo allenamento nelle arti marziali gli ha davvero dato la fermezza e la determinazione di mettersi in gioco per ottenere quello che vuole, incurante di quanto grande sia la sfida.“

Come Ringer, anche la giovane attrice Nicola Peltz aveva deciso di candidarsi per una parte nell’ultimo film di Shyamalan;  è stata chiamata a fare un provino per il ruolo della dominatrice dell’acqua Katara — e alla fine ha avuto la parte. Avendo guardato fedelmente la serie animata con i suoi fratelli minori, Peltz conosceva bene il personaggio.

Come le figlie di Shyamalan, tutte le ragazzine ammirano Katara e la sua forza da giovane donna. Peltz dice: “Lei è un modello straordinario per le ragazzine. Tutto quello che si mette in testa di fare, fa’. E’ davvero forte sia mentalmente che fisicamente.”

Visto che entrambi i genitori sono assenti, il fratello maggiore di Katara, Sokka, accetta con gioia il suo ruolo di protettore. Anche se Sokka non è tanto dotato come dominatore, possiede l’anima del vero guerriero. Se Katara è in pericolo si mette subito in azione con il suo boomerang o una lancia. Per questo ruolo è stato scelto Jackson Rathbone, famoso per  la saga Twilight, che da’ alla parte un aspetto meditabondo.

Shyamalan dice: “Se nel film c’è umorismo non è Sokka il diversivo comico. Nel film lui è realista, radicato. Questo ha dato a Jackson un ampio raggio nel quale muoversi, e nel corso del film si può davvero guardare Sokka crescere.”

Oltre al lungo cammino che lui e sua sorella fanno, il personaggio di Sokka subisce anche un cambiamento emotivo quando incontra la Principessa Yue – interpretata da Seychelle Gabriel – e si innamora di lei. Rathbone dice: “In qualche modo Sokka è un campagnolo della Tribù dell’Acqua del Sud che va nella grande città della Tribù dell’Acqua del Nord dove incontra questa principessa bellissima e sofisticata. Il loro rapporto gli insegna tante cose e lui cresce molto.”

Il viaggio del Principe Zuko è alimentato dai doveri verso la famiglia. Dopo aver sfigurato in battaglia, Zuko è stato ostracizzato da suo padre, il Signore del Fuoco Ozai (interpretato da Cliff Curtis).  Zuko è determinato a riconquistare l’amore e la stima del padre e, in questo, viene aiutato da suo Zio Iroh (interpretato da Shaun Toub), un ex-generale e veterano di molte guerre, che funge da mentore e confidente per il giovane principe.

La Nazione del Fuoco governa con, ed è governata da, una forza militare – per questo non è una sorpresa che, anche a livello individuale, valga la stessa filosofia de ‘la forza fa la legge’. E’ dovere del forte spingere da parte il debole e governare. Credendosi un leader più dotato di Zuko, l’Ammiraglio Zhao (interpretato da Aasif Mandvi) ha intenzione di prendere il posto del principe in disgrazia, e farà di tutto per guadagnare il favore del Signore del Fuoco.

Per completare il cast con gli uomini delle tribù dei quattro elementi sono state fatte audizioni aperte in tutta la East Coast per attori che avessero abilità in varie e diverse discipline: arti marziali, militari, danza, ginnastica. Sono stati fatti provini a attori di tutte le età, inclusi bambini (dai cinque ai sedici anni).

Uomini che somigliassero a mediorietali, indiani, mediterranei e italiani sono stati scelti come soldati della Nazione del Fuoco. Un insieme di uomini, donne e bambini con tratti coreani, giapponesi, mongoli e africani sono stati scelti come cittadini del Regno della Terra che vive sotto il regno della nazione del Fuoco. Allo stesso modo, centinaia di uomini, donne e bambini che sembrassero di origine anglosassone sono stati scritturati come abitanti dei villaggi delle Tribù dell’Acqua del Sud e del Nord.

Alla fine, per popolare il mondo di L’Ultimo Dominatore dell’Aria sono stati impiegati più di 6.000 attori.

Padroneggiare l’arte di ‘piegare’ gli elementi

Dopo essere stato scelto per il ruolo di Aang, Noah Ringer ha dovuto ‘allenarsi’ per circa un mese… come attore, naturalmente. Era sorpreso di quanto avessero in comune la recitazione e la pratica delle arti marziali. Ringer osserva: “Nel Taekwondo, ascolti il tuo maestro e poi agisci. Nella recitazione fai la stessa cosa con il tuo regista.”

Ringer si è allenato con il reparto degli stunt per un paio di mesi prima delle riprese, incorporando le sue mosse di arti marziali in sequenze di combattimento complicate e coreografiche. Shyamalan dice: “Noah ha un modo tutto suo di aggiungere poesia alle sue mosse non perdendo mai, nello stesso tempo, la sua ‘sensibilità da Aang’. Sul set era difficile credere e ricordare che questo non solo era il suo primo film ma anche la prima volta che lui recitava. Ogni giorno lo facevo concentrare e riflettere sull’integrità della sua recitazione, e lui  tornava da me con idee e interpretazioni tutte sue. E’ molto competitivo e questo fa sì che voglia dare il massimo di se stesso in ogni cosa che fa.”

Prima di decidere di voler fare l’attrice, Nicola Peltz ha giocato a hockey sul ghiaccio per molti anni, pensando anche di diventare una professionista. Le sue capacità atletiche sono state utili quando si è allenata per il ruolo di Katara, che includeva un regime di training di arti marziali cominciato cinque mesi prima delle riprese del film.

L’attrice newyorchese dice: “Ho cominciato ad allenarmi da sola a Brooklyn e ho imparato il Kung Fu, che è un’arte marziale che è forza contro forza. Poi, un paio di mesi prima di cominciare le riprese, sono andata a Filadelfia e ho cominciato gli allenamenti di Tai chi, per poi coreografare insieme a Noah e Jackson le scene di combattimento.”

Nicola ha concentrato la maggior parte del suo allenamento sul Tai chi chuan, un’arte marziale con movimenti più gentili, lenti e fluidi. Il Tai chi utilizza l’energia interna per promuovere la calma e la lucidità mentale ed è lo stile scelto dalla Tribù dell’Acqua per dominare gli elementi.

Quattro ‘Nazioni’ cinematografiche uniscono le forze: Arti marziali, Stunt, VFX e SFX

Nella serie televisiva, il dominio sugli elementi è stato realizzato attraverso la magia dell’animazione. In un film live-action, invece, molti elementi avrebbero dovuto lavorare armonicamente per evocare cinematograficamente il controllo di fuoco, acqua, terra e aria. Questi quattro elementi cinematografici erano le arti marziali, il lavoro degli stunt, gli effetti speciali e quelli visivi.

Shyamalan è sempre stato un fan delle arti marziali e dei film sulle arti marziali. “Sono un fissato delle arti marziali. Sono uno di quei tipi che hanno una statua di Bruce Lee in ufficio e hanno visto Operazione Drago dozzine di volte.”

Sebbene i protagonisti Noah Ringer e Dev Patel fossero entrambi cintura nera di Taekwondo, lo stile di arte marziale coreano, i due hanno comunque dovuto trasformare le loro mosse in quelle di cui si aveva bisogno per il film. Il mondo di L’Ultimo Dominatore dell’Aria utilizza l’arte marziale cinese nota come Wushu,  che contiene diversi stili di combattimento.

Nella serie animata originale venivano usati quattro stili di Wushu per differenziare i quattro tipi di dominio: Baguazhang per l’aria, Tai chi per l’acqua, Hung Ga per la terra, e il Kung Fu dello Shaolin del Nord per il fuoco.  Il film utilizza gli stessi stili, e gli attori e gli stunt si sono allenati per mesi prima delle riprese. Il regista ha anche voluto che Ringer guardasse Operazione Drago con Bruce Lee per prenderlo come punto di riferimento.

Ci sono migliaia di differenti tipi di Wushu, ed è il modo in cui si eseguono le mosse che determina lo stile. Si potrebbe fare un parallelo con il canto. Ci sono molti stili (pop, rock, jazz), e tutti sono considerati canto. Ma è il modo in cui una canzone viene cantata a determinare di che tipo è.

Patel ricorda: “Quando ero più piccolo avevo un’energia enorme che mi faceva sempre mettere nei pasticci a scuola. Per questo i miei genitori mi hanno iscritto a lezioni di recitazione e anche di Taekwondo.  Mi sono allenato per otto anni nelle arti marziali diventando alla fine cintura nera di karate. Chi poteva immaginare che avrei mai usato le mie abilità?”

Il giovane attore ricorda una scritta sul muro della palestra di arti marziali in cui si allenava – L’arte marziale non è solo un combattimento, è uno stile di vita.

Se già non lo era, è certamente diventato uno stile di vita per molti del cast e della troupe di L’Ultimo Dominatore dell’Aria…almeno per alcuni mesi.

E non era importante quanto gli attori fossero bravi nelle arti marziali, tutti hanno avuto bisogno del reparto stunt. Quando l’azione si dimostrava troppo dura, gli attori principali hanno potuto contare sui 61 membri del gruppo degli stunt, oltre che alla folta squadra degli stunt rigger e su un maestro di  Wushu. Anche le più di 90 comparse sono arrivate con rudimenti di arti marziali che sono poi stati affinati dalla squadra degli stunt.

Habberstad e la sua squadra hanno provato le sequenze action per quattro mesi prima dell’inizio delle riprese. I combattimenti nel film sono più simili a danze che, coreografate fino alla più piccola mossa, dovevano essere eseguite con un timing e una precisione perfetti. Jeff Habberstad dice: “Abbiamo prima fatto le mosse a terra, poi abbiamo cominciato a usare i fili. Non avevamo mai fatto niente di simile prima, per cui abbiamo messo insieme i migliori stunt rigger dell’industria. Non potevamo fare compromessi sulla qualità o sul risultato visivo. Tutto doveva essere perfetto e perfettamente sicuro.”

Anche se tutti gli attori principali si sono sottoposti a allenamenti nelle arti marziali, per le sequenze più impegnative e complicate si sono usate le controfigure. Ogni attore aveva il suo doppio, eccetto Noah Ringer…che ne aveva due.

Le stunt di grande esperienza Karine Mauffrey e Jade Quon hanno lavorato instancabilmente per creare il look naturale delle sequenze di combattimento di Aang per dominare l’aria e l’acqua. Ognuna delle due donne ha portato al ruolo qualcosa di unico: Karine, un’acrobata del Cirque du Soleil, ha dato stile e grazia ai difficili movimenti di Aang per ‘piegare’ l’aria; Jade, allenata in arti marziali e ginnastica artistica, si è occupata dei movimenti più grandi di Aang e del lavoro con i fili (una speciale imbracatura ha permesso a Jade di ‘volare’ e volteggiare sul filo simultaneamente).

La squadra degli stunt ha utilizzato un programma per computer chiamato Navigator, che pre-programmava il lavoro su fili misurando i dettagli su una griglia, e visualizzava su un grafico la velocità del movimento. Guidata da due tecnici, questa impegnativa precisione era operata con il tocco di un bottone e dava la possibilità di replicare perfettamente gli stunt ad infinitum. Anche se c’era bisogno di aggiustamenti il computer poteva occuparsene. Questa straordinaria combinazione di tecnologie ha dato agli stunt la capacità di ‘volare’ grazie a un un filo di acciaio meno spesso di un centimetro.

Shyamalan dice:  “Nel film ci sono molti momenti straordinari in cui Aang sorprende i suoi nemici e li combatte senza sforzo. Anche se sappiamo che la sua lotta interiore è intensa,  lui è capace di evitare gli attaccanti usando la sua visione periferica – sembra quasi una mossa di danza classica. Ci sono delle mosse e dei combattimenti chiave nel film che spero provochino in ogni adulto e bambino del pubblico l’esclamazione ‘Magari sapessi farlo anche io!’” Centrare le complesse sequenze dei combattimenti è stato davvero ‘uno per tutti e tutti per uno’  — ogni capo-reparto ha dovuto lavorare in tandem con gli altri per realizzare alcuni dei compiti più audaci. “E’ stata la serendipità durante le riprese lo zoccolo duro dell’azione” dice Shyamalan.  “Ci siamo ‘nutriti’ uno dell’altro reciprocamente fino a che non abbiamo raggiunto il risultato che ci ha reso tutti felici.”

Un altro reparto di uguale importanza per la realizzazione della magia sul grande schermo è stata la squadra degli effetti visivi, capeggiata dal supervisore VFX Pablo Helman.  La sua squadra dell’ Industrial Light & Magic (ILM) si è dimostrata fondamentale nella creazione del mondo fantastico di L’Ultimo Dominatore dell’Aria, a cominciare dall’animazione pre-visualizzazione creata mesi prima delle riprese.

E mesi dopo, quando le cineprese hanno smesso di girare, il lavoro dell’ILM è cominciato di nuovo. Il calendario di post-produzione ha incluso sei mesi per mettere apposto tutte le riprese VFX, e altri quattro/cinque per perfezionare tutti i dettagli dell’immenso film di Shyamalan.

Helman spiega: “Abbiamo trascorso un lungo periodo di ricerche e sviluppo per definire esattamente e precisamente che cosa dovesse essere quest’arte del ‘dominare’ gli elementi, come dovesse apparire sullo schermo. La sola cosa che sapevamo era che, per funzionare, doveva essere armonica e naturale. Doveva essere credibile ma anche avere il potere di spingerti in un mondo fantastico in cui tutto può succedere — doveva avere emozioni.”

Shyamalan aggiunge: “Vogliamo che tutti credano che il ‘dominio’ è reale. Piegare gli elementi dovrebbe essere un’estensione credibile delle capacità umane, un’abilità che è controllata dal chi, e il chi può manipolare gli elementi.”

Ma i VFX avrebbero fatto molto più che ‘piegare’ – a loro è stato richiesto di fare l’‘heavy lifting’ nella creazione, nell’abbellimento e nell’ampliamento degli ambienti. Shyamalan dice “La CGI è stata la mia nemesi – e ora, dopo averla usata in questo film, capisco che è uno strumento per raccontare una storia densa di emozioni.”

L’Ultimo Dominatore dell’Aria ha segnato anche una novità nell’usuale modo di lavorare di Shyamalan.  Nei suoi film precedenti, non andava in sala a montare prima della fine delle riprese. Per L’Ultimo Dominatore dell’Aria, ha cominciato a montare durante le riprese per poi inviare le scene montate all’ILM perché loro potessero iniziare il loro lavoro CGI.

Per non affidarsi esclusivamente all’uso del bluescreen, quando e dove possibile sono stati costruiti dei set. Helman dice. “Nei VFX noi preferiamo sempre avere qualcosa di reale per far recitare gli attori e farli reagire. E’ da lì che poi partiamo.”

L’ILM ha fatto molto più che creare ed estendere gli ambienti. Ha anche creato le straordinarie creature che possono esistere solo in un universo dove una manciata di persone sono in grado di piegare gli elementi. Tra queste creature ci sono: Appa, un bisonte con sei zampe alto 16 piedi e largo 12 che nuota nell’aria con un moto derivato dai movimenti del lamantino e dell’ornitorinco; il Kimodo Rino della Nazione del Fuoco, un animale cavalcato in battaglia lungo 32 piedi (inclusa la coda) e alto più di 17; il pipistrello lemure volante Momo, che va matto per la frutta; e il Drago Spirit, che appare per dare consiglio e guidare Aang nel suo pericoloso viaggio. Senza eccezioni, queste eccezionali creature hanno cominciato la loro vita sul set. Talvolta non erano altro che un punto sul quale gli attori potevano concentrarsi, stabilendo una linea per lo sguardo, o un semplice attrezzo tipo sedia sul quale potevano sedersi e simulare di ‘cavalcare’ l’animale.

Per evocare gli effetti durante le riprese, Shyamalan si è rivolto alla squadra degli Effetti Speciali guidata da Steve Cremin, che ha collaborato con Shyamalan in tutti i suoi film precedenti.

Uno dei lavori più grandi di Cremin è stato creare il fuoco – cosa che sembra facile ma che, essendo l’arma predominante della Nazione del Fuoco, nella sceneggiatura di Shyamalan deve fare molte cose. Cremin ha utilizzato per lo più tubi di gas (molto complessi da utilizzare), ma ha anche creato detriti incendiati, palle di fuoco infiammate, torce e, naturalmente, fumo. Nella sequenza in cui Aang e Zuko sono faccia-a-faccia fa la sua apparizione quasi ogni tipo di fuoco.  All’interno del set circolare, gli attori e gli stunt sono stati equipaggiati con fili per camminare sui muri tra le varie esplosioni (con tanto di miccie e petardi legati da fili a detonatori fuori dal campo della macchina da presa).

Infatti, ogni volta che è occupato in un combattimento corpo a corpo, Zuko è circondato da un anello di fuoco. Per realizzare l’inizio del controllo sul fuoco, è stato disposto e acceso un filo che attraversa il set. Patel dice: “E’ una botta di adrenalina – questa palla di fuoco che mi sfreccia proprio davanti alla faccia. Nel combattimento con Aang, tiro un calcio a uncino rotante e, non appena la mia gamba ruota, uno dei ragazzi degli SFX preme un bottone per far sembrare che una fiamma venga fuori proprio dalla mia gamba. Poi questa procede velocemente verso un contenitore e lo riduce in pezzi. Distruzione e fuoco, proprio una bella combinazione!”

Ma, proprio come Aang, anche Cremin ha dovuto piegare più che il fuoco solamente – utilizzando tutto, dall’idraulica a tubi d’aria, a acqua in tutte le sue forme, per non parlare di rocce stunt, la squadra SFX ha potuto anche fornire l’immediato dominio su aria, acqua e terra, dando agli attori e alle controfigure un bel po’ di cose a cui reagire!

Le Scenografie del L’Ultimo Dominatore dell’Aria

La trasformazione scenografica della serie “Avatar: la leggenda di Aang” in un film per il cinema è cominciata a novembre 2007, quando i produttori esecutivi (e creatori della serie) DiMartino e Konietzko hanno passato tutti i loro bozzetti e scenografie del cartone animato allo scenografo Philip Messina. Con l’obiettivo di far esplodere questo mondo televisivo sul grande schermo, Messina e il suo reparto artistico hanno iniziato a raccogliere immagini e riferimenti. Guardando tutto, da riviste di viaggio e storia, a gazzette di sociologia, a tomi dedicati alle lingue morte,  il gruppo ha cominciato a compilare la sua bibbia di illustrazioni. Dalla Cina al Nord Africa, all’India, al Medioevo, per trarre ispirazione Messina non ha escluso nulla. L’arte concettuale originale di Messina per ogni set è stata poi usata come punto di riferimento per tutto il corso della produzione.

Messina, che ha lavorato con Shyamalan come art director su Il sesto senso, dice: “Ho dovuto pensare a come potessero essere gli abitanti di ogni nazione. Dagli infreddoliti Nomadi dell’Aria, alla grandeur della Tribù dell’Acqua del Nord, agli Abitanti della Terra che erano più organici, fino all’industrializzata Nazione del Fuoco. Progettare le nazioni era come mettere insieme quattro pezzi di un puzzle. Ogni volta che ne cambiavo uno, influenzavo anche gli altri. Volevo renderli armoniosi uno con l’altro e farli sembrare coerenti anche se completamente e peculiarmente diversi.”

Un anno prima delle riprese, con un reparto artistico e uno delle costruzioni composto da più di 250 artigiani, Messina era pronto per costruire. Lo scenografo ha lavorato a stretto contatto con la costumista Judianna Makovsky, con la hair and makeup designer Ivana Primorac e con il direttore della fotografia Andrew Lesnie.  Insieme hanno cercato di concordare tutte le decisioni – da un bottone a una parrucca a un’inquadratura – in modo da non lasciarsi sfuggire nessun dettaglio.

Quattro nazioni, tanti mondi

Forse il più grande sforzo di Messina è stato la fortezza della Tribù dell’Acqua del Nord (TAN).  L’impressionante struttura – che doveva apparire come interamente fatta di ghiaccio – è l’ambientazione dell’ultimo terzo del film, in cui si vede l’assedio della fortezza da parte dei soldati della Nazione del Fuoco (con più di 400 attori e comparse nelle sequenze della battaglia). Messina dice: “Il set del TAN è stato il più difficile. Essenzialmente è un ambiente che esiste in una calotta glaciale polare. Devi cominciare a chiederti, ‘Come vivono queste persone?’ Abbiamo avuto la pretesa di pensare che loro fossero un tutt’uno con l’ambiente e che vivessero in queste condizioni climatiche estreme per scelta.”

Messina ha progettato e disegnato la TAN avendo in testa molti riferimenti islamici, indiani e turchi. Con l’utilizzazione di più di 200 operai, la costruzione dell’enorme set è durata quasi quattro mesi e, gradualmente, dal pavimento di un hangar per aerei è arrivata alla misura di due campi di calcio messi uno accanto all’altro. Per rinforzare la sensazione che fosse fatto di ghiaccio, il set è stato avvolto con migliaia di galloni di polimero blu e grigio, tutto coperto da neve a base di sale Epson.

Per quanto riguarda gli ambienti grezzi e naturali del villaggio della Terra, una cava di roccia si è dimostrata il luogo perfetto in cui costruire gli ambienti esterni. Gli scenografi hanno scelto i colori del terreno, delle rocce e della natura intorno per le loro tavolozze. Delle strutture primitive di tende sono state costruite dal nulla usando i tronchi delle foreste lì vicino, e la cittadina ha assunto l’aspetto di un accampamento di nomadi beduini.

Mentre esplorava la cava per il set della prigione del Villaggio della Terra, Messina è stato piacevolmente sorpreso nel trovare dell’attrezzatura industriale pre-esistente nel bel mezzo dello spazio. “Invece di eliminarla, ho pensato si potesse incorporare nel nostro set. L’enorme torre traliccio e il nastro trasportatore sembravano poter appartenere al mondo dall’aspetto arcaico e industriale della Nazione della Terra.” Con la costruzione di un paio di porte d’acciaio e di una passerella, quello che sembrava un problema per la scenografia si è trasformato in un vantaggio.

Il design della imponente Nazione del Fuoco— inzuppata di rossi focosi e di neri sinistri —è diverso dal look degli altri mondi… e questo pr un motivo specifico. Messina dice: “I creatori di ‘Avatar’ Mike e Bryan mi hanno ricordato che la Nazione del Fuoco era all’inizio un popolo tribale, proprio come gli altri. Poi sono diventati i ‘cattivi’. E mentre il loro impero cresceva grazie all’industrializzazione, cresceva anche il loro potere.” Il risultato del design di Messina ricorda l’America appena industrializzata con elementi dell’antica cultura giapponese.

Forse il miglior esempio è la Sala dei Banchetti della Nazione del Fuoco, dove il Principe Zuko viene umiliato davanti ai membri della sua tribù. La sala è stata costruita all’interno di un’ex centrale elettrica.  Chiusa più di 25 anni fa, la centrale offriva a Messina una rete di tubi e cavi scoperti e muri con la vernice scrostata. Lo scenografo ha pensato al Giappone dell’epoca degli shogun e alla Cina comunista e li ha incorporati nel look della sala dei banchetti.

Quando il film comincia, i Nomadi dell’Aria sono già stati sconfitti dalla campagna militare della Nazione del Fuoco; Messina sapeva, quindi, che gli ambienti di questa ex grande nazione sarebbero stati prevalentemente in rovina. Come riferimenti per l’ideazione del Tempio dell’Aria ha guardato a antichi templi in Cambogia. Il Tempio è il luogo di un regolamento di conti fra Aang, lo Spirito Blu e uno squadrone di soldati della Nazione del Fuoco. Il set è stato costruito in teatro a Filadelfia, e anche se sembra interamente fatto di pietra, nella struttura è stata inserita della gomma per fornire agli stunt un luogo più morbido dove cadere.

Era chiaro che le quattro nazioni, ognuna con un clima differente, non potevano avere lo stesso abbigliamento. La costumista Judianna Makovsky ha quindi creato dei look unici per ogni nazione. In totale, per L’Ultimo Dominatore dell’Aria, sono stati creati e realizzati più di 1.800 costumi e armature e 50 paia di scarpe e stivali. Makovsky ha preso i colori, le forme e i modelli dalla serie “Avatar” e li ha portati nel mondo reale.

Tutte e quattro le risultanti civiltà sono nate come un miscuglio di etnie e di culture diverse – la specificità culturale è stata evitata. Ognuna di esse mostra un design e una tavolozza di colori peculiare e distintiva. Gli abitanti del villaggio della Tribù dell’Acqua del Sud sono stati vestiti con blu, marroni e grigi attutiti e ornati con delle rozze pellicce finte. La più sofisticata Tribù dell’Acqua del Nord è inondata di blu, viola e grigi intensi e sono stati utilizzati tessuti più ricchi e pellicce finte di lusso. I popoli imprigionati della Nazione della Terra esibiscono costumi con i tocchi di colore e lo stile di antichi abiti coreani e cinesi. E i soldati della Nazione del Fuoco sono abbigliati in neri, rossi e oro, con elmi e armature che riportano indietro ai guerrieri delle culture giapponesi, russe e mongole.

Oltre a centinaia di trucchi e parrucchi ideati e creati dalla produzione, due ‘marchi’ fondamentali hanno avuto bisogno di una collaborazione speciale tra Shyamalan, Makovsky e la makeup and hair designer Ivana Primorac.  Per la cicatrice sulla faccia di Zuko, la squadra ha utilizzato un trucco prostetico per creare una bruciatura, ormai cicatrizzata, che fa sembrare che le fiamme abbiano leccato la faccia del Principe; l’idea di base è stata stilizzata fino a che non è arrivata a apparire quasi come, dice Makovsky, “le fiamme sulla fiancata di una muscle car”. La freccia blu che adorna la fronte di Aang, e che è il suo tratto distintivo, è stata creata da un artista di tatuaggi di New York City ed è fatta di puntini, quasi come il pizzo. Attenti a non far diventare questo segno preponderante – e per evitare ogni simbolo o carattere riconoscibile – Primorac e l’artista hanno sviluppato un alfabeto tutto nuovo che è un conglomerato di tutto, dalla calligrafia Indios, thai e giapponese, a simboli della pratica alchemica e dei mandala tibetani. La freccia è stata poi stampinata sulla fronte di Aang con del trucco di colore blu-verde che somiglia a inchiostro per tatuaggi sopravvissuto al tempo.

Anche avendo moltissimi ‘dominatori’ in prima linea, i soldati della Nazione della Terra hanno comunque avuto bisogno di armi. Per queste, Messina ha lavorato con gli attrezzisti di scena che hanno ideato diverse spade, lance e alabarde (antiche asce da combattimento) prendendo spunto dalle armi dell’Epoca Buia e del Medioevo.

In Location:  andare in Groenlandia

Sebbene il suo nome evoca il verde, la maggior parte del continente della Groenlandia è un  paesaggio di ghiaccio. All’inizio delle riprese, la produzione è andata in Groenlandia e si è insediata nella minuscola città costiera di Ilulissat (il nome della città significa letteralmente “iceberg”).  Qui sono state girate tutte le scene di Katara, Sokka e del villaggio della Tribù dell’Acqua del Sud.

Arrivare fino in Groenlandia per le riprese è prova dell’impegno che i realizzatori del film hanno messo nel voler essere autentici. Il luogo è accessibile solo con un piccolo aereo,  e le temperature durante le riprese scendevano di molto sotto lo zero. Ma, catturare gli strabilianti panorami di colline ricoperte di neve sullo sfondo di cieli blu e un mare tempestato di iceberg ha premiato lo sforzo.

Il produttore Sam Mercer dice: “Eravamo fermamente convinti che l’inizio del film dovesse sembrare il vero inizio di un viaggio. Siamo venuti in Groenlandia perché nel mondo non c’è un posto uguale a questo; è un paesaggio unico e irripetibile con iceberg, acqua e ghiacciai, tutti nello stesso luogo.”

Il produttore Frank Marshall (che ha già girato lì) dice: “Una delle cose straordinarie di questo luogo per gli attori è che si trovano in mezzo agli elementi reali, e questo rende più genuina la loro recitazione. Sono in grado di restituire l’idea di essere a temperature fredde da record in una maniera naturale, normale. Quando avevamo bisogno di una location che voleva il ghiaccio, gli iceberg e niente alberi, sapevamo esattamente dove andare.”

Dato che nulla poteva essere lasciato al caso, tutti i dettagli sono stati controllati ripetutamente. Mercer continua: “Dopo aver trasportato il nostro equipaggiamento per nave su enormi container dagli Stati Uniti, abbiamo anche stilato, per ogni reparto, una lunghissima checklist che copriva ogni evenienza, da come tenere al caldo le persone mentre lavorano, a come prevenire il congelamento delle macchine da presa.”

Così i realizzatori del film, il cast e la troupe – ai quali era stato chiesto di ‘mettere in valigia un po’ di pazienza’ – si sono avventurati verso Ilulissat per i primi nove giorni di riprese di L’Ultimo Dominatore dell’Aria. Tutto il cast, la troupe e l’equipaggiamento sono stati poi trasportati in luoghi remoti fuori Ilulissat via elicottero.  Per usare questa location al suo massimo, sono state filmate scene in vari luoghi, dalla cima di un lago ghiacciato fino ai bordi barcollanti di una calotta glaciale.

La location principale delle riprese in Groenlandia occidentale è stato il Villaggio della Tribù dell’Acqua del Sud, costruito contro il forte e austero sfondo di iceberg che galleggiano sulla Disco Bay.  Le costruzioni sono cominciate due mesi prima delle riprese, e lo scenografo Messina ricorda: “Nessuno di noi aveva mai costruito prima una cosa simile in un ambiente estremo.  Abbiamo avuto pennelli che si congelavano prima di aver applicato il primo strato di venice.” La troupe era composta in tutto da 150 lavoratori che venivano dagli Stati Uniti, dalla Groenlandia e dalla Danimarca.

Il villaggio era costituito da 11 strutture a igloo a grandezza naturale che erano state costruite con fibra di vetro a Filadelfia, trasportate pezzo a pezzo e poi riassemblate sul posto. Il set è stato arredato con pelli animali, ceramiche, tamburi fatti a mano, pesce e reti presi in prestito dai locali. Delle antiche canoe in legno sono state fornite dal museo locale di Ilulissat.  Tra una ripresa e un’altra, gli igloo coperti di neve sono ironicamente serviti come stanze di riscaldamento per gli attori, grazie alla presenza di stufe portatili all’interno.

Il set è stato costruito in un luogo che è Patrimonio Mondiale protetto dall’UNESCO, per questo si è dovuto rispettare delle regole. Il reparto artistico, per esempio, non aveva il permesso di toccare il suolo con nessuno dei suoi materiali da costruzione. Tutte le strutture sono state quindi fissate sulla spessa superficie ghiacciata che ricopriva il terreno.

Oltre al villaggio dove vivono Katara e Sokka, le riprese hanno avuto luogo anche davanti alla  strana sfera ghiacciata dove i due scoprono Aang. Questo set è stato costruito usando per lo più neve rinforzata da schiuma.

In un posto così remoto ci si aspetterebbe un ritardo o rallentamento nelle tecnologie, ma non è questo il caso. Poco prima dell’arrivo del gruppo a Ilulissat, le Poste e Telecomunicazioni della Groenlandia hanno installato un cavo Internet velocissimo che correva per migliaia di miglia sotto al mare. Questa tecnologia è stata in grado di trasportare il girato (che è stato poi lavorato a Copenhagen) attraverso il cavo Internet ai computer dei realizzatori del film. I giornalieri potevano quindi essere guardati in tutta comodità negli uffici della produzione all’Hotel Arctic.

La necessità è la madre dell’invenzione, e tutti i reparti hanno dovuto adattare le loro abitudini lavorative routinarie al clima estremo. Ivana Primorac ha adottato la pratica locale di asciugare le cose all’esterno nonostante le temperature fossero di molto inferiori allo zero – le parrucche bagnate si congelavano rapidamente, ma quando veniva raschiato via il ghiaccio la parrucca sotto si presentava asciutta. Particolare attenzione si doveva prestare quando si applicavano pezzi di capelli — tutto doveva essere completamente asciutto prima di attaccarlo, per evitare che i pezzi si congelassero sulla testa degli attori. Sono stati presi stampi delle mani degli attori che poi indossavano colate di latex come guanti per riscaldarle. Per i campi larghi per Noah Ringer è stata creata una ‘cuffia’ del colore della pelle per proteggere la sua testa rasata. Tutti gli attori indossavano biancheria fatta di strati di seta e i costumi erano rinforzati con materiale termico. Le scarpe sono state costruite su zeppe imbottite e isolanti per evitare che i piedi degli attori fossero a stretto contatto con il ghiaccio.

Nonostante gli sforzi di filmare in un posto così estremo, la squadra degli VFX di Pablo Helman ha anche vissuto l’avventura. La coraggiosa troupe ha trascorso numerosi giorni su una grande barca da pesca a riprendere le lastre di ghiaccio dei torreggianti iceberg. Per Helman: “Gli iceberg si possono capovolgere senza alcun preavviso. Il reparto VFX ha amato ogni istante dell’avventura.” C’era anche un’unità aerea che filmava gli infiniti panorami dall’alto di un elicottero.

Shyamalan conclude: “Il paesaggio della Groenlandia non sarà mai più lo stesso. Si muove e cambia continuamente. Speriamo di aver catturato parte di questa unicità nel nostro film.”

E precisamente quel paesaggio – insieme alle innumerevoli ore di lavoro trascorse a costruire il mondo di L’Ultimo Dominatore dell’Aria – sarà magico per il pubblico. Dev Patel spiega: “Questo film ha davvero quell’aspetto di escapismo per il quale si va al cinema e si viene trasportati in un mondo completamente diverso per un paio d’ore. Abbiamo creato una terra da favola con tutte queste diverse nazioni e queste creature fantastiche e le persone che manipolano gli elementi. Per me questo è davvero un viaggio emozionante.”

*          *          *

Nel creare il viaggio di Aang, Shyamalan non ha solo fornito ai futuri spettatori un’odissea, ma ha  anche fatto un percorso di natura più personale. Il filmmaker dice: “‘L’Ultimo Dominatore dell’Aria’ è pensato per essere un film d’intrattenimento divertente e pieno di azione ma, sotto la superficie, tratta di alcuni temi seri come il dominio di una razza sull’altra, dell’equilibrio e del rapporto con il pianeta – tutte cose che mi interessano e che avete visto nei miei altri film. Questo intero processo è stato una straordinaria esperienza di crescita per me, non solo come regista, ma come essere umano – perché io sono un fanatico del controllo e, quando si hanno così tanti strati in un film come in questo, devi arrenderti al fatto che non puoi controllare ogni aspetto di una scena. E’ stata una formidabile occasione per imparare.”

Shyamalan conclude: “Questo film è solo l’inizio, perché questa è una storia molto lunga. Aang deve padroneggiare tutti e quattro gli elementi e, alla fine, conquistare la serenità. Lui è nato in uno,  l’Aria, ma deve ancora diventare padrone dell’Acqua, della Terra e poi del Fuoco, e questo concluderà la nostra trilogia. Tutto sommato, io sono profondamente convinto che questo era un film importante da fare.”

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

Brad Peyton
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Commenti»

1. advanced85 - 22/09/2010

Non riesco a capire come possano fare film cosi brutti…:(

2. DYD666 - 22/09/2010

M. Night Shyamalan mi hai fregato un paio di volte…ormai non ci casco più… non ti darò un euro :-P

3. Margherita - 26/09/2010

Se chi va al cinema è convinto di vedere un film horror, quando il regista ha detto chiaramente che ha ideato la storia per raccontarla alle sue figlie…temo sia logico rimanere delusi.
E’stato il caso di “Lady in the water” e molto simili sono stati i problemi di “The village”.
Shyamalan è stato applaudito per “Il sesto senso” e mi pare anche che “Signs” non fosse andato malissimo. Indubbiamente non s’è fermato a questo, ha fatto film diversi e ha rischiato molto più di altri registi che restano fermi per tutta la vita sullo stesso genere.
Penso che sappia fare di meglio e che per “L’ultimo dominatore dell’aria” sia sprecato, ma penso anche che altri registi avrebbero potuto rovinare del tutto questo film e renderlo una scusa per far vedere quanto sono bravi ad usare gli effetti speciali. Almeno stasera ho visto attori la cui recitazione non si perdeva tra le battaglie epiche, la trama aveva un senso e i personaggi una psicologia ben studiata.
Forse non vedremo il secondo episodio di questo film e probabilmente non ne sentiremo la mancanza, ma sono contenta che Shyamalan si sia discostato dai canoni del fantasy quel tanto che basta a far storcere il naso a molti. Non sarà una scelta vincente, ma almeno dimostra che non tutti sono disposti a scendere a compromessi su tutto…e per una volta vedere qualcosa di diverso non fa schifo.


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