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Cinema futuro (1.059): “La pecora nera” 25/09/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“La pecora nera”

Uscita in Italia: venerdì 1° ottobre 2010
Distribuzione: BIM

Titolo originale: “La pecora nera”
Genere: commedia / drammatico
Regia: Ascanio Celestini
Sceneggiatura: Ascanio Celestini, Ugo Chiti e Wilma Labate (basato sul libro “La pecora nera” di Ascanio Celestini)
Durata: 93 minuti
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Ascanio Celestini , Giorgio Tirabassi, Maya Sansa, Luisa De Santis, Nicola Rignanese, Barbara Valmorin, Teresa Saponangelo

La trama in breve…
«Il manicomio è un condominio di santi. So’ santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo».
Così ci racconta Nicola i suoi 35 anni di «manicomio elettrico», e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano producendo imprevedibili illuminazioni. Nicola è nato negli anni Sessanta, «i favolosi anni Sessanta», e il mondo che lui vede dentro l’istituto non è poi così diverso da quello che sta correndo là fuori – un mondo sempre più vorace, dove l’unica cosa che sembra non potersi consumare è la paura.
«Non si sa se ridere o piangere, ma non importa niente. In questa compresenza assoluta di comico e di tragico si ritrova incarnata la grande modalità tragica moderna». Edoardo Sanguineti

Appunti di lavorazione di Ascanio Celestini

Lunedì  15 marzo 2010, primo giorno di riprese.

Tra la palmiro togliatti, la collatina, la tangenziale e il raccordo ci stanno un po’ di rom e gli orti di molti anziani. Uno viene a chiacchierare. Ha fatto il generico negli anni 60 e 70. Al paese suo in abruzzo girava un western. L’hanno mandato a fare l’indiano col cavallo, s’è portato il vino e s’è addormentato in montagna…

La casa della nonna è  in realtà “baracchetta”, come la chiama la padrona. “La barachetta mia” dice. C’è arrivata insieme al compagno 25 anni fa.

Mercoledì  17 marzo, scena di nicola che mangia i ragni. Arriva l’animalaro con due ragni. Uno grosso e l’altro enorme. Ragni tropicali che bisogna far lavorare subito se no si muoiono di freddo. Quello piccolo è grosso come la mano di un bambino. È un ragno nero che fa la ragnatela scavando nella sabbia. Luigi deve avvicinarsi alla bestia. Deve almeno riuscire a stargli accanto e magari anche a pizzicarlo con un bastoncino. Ma appena lo vede vuole toccarlo. Così mettiamo il ragno su una ragnatela finta e luigi ci gioca davvero.

Giovedì  18 marzo, luigi è vestito da coniglio. Ieri sera ho pensato che ai ragazzini bisogna fargli fare qualcosa di concreto, non basta dire che giocano. Così mi faccio una lista di possibili giochi. La cariola, 4 cantoni, alfabeto muto, belle statuine, un due tre stella, mosca cieca, coi tappi di bottiglia a battimuro… A rocco figlio di peppe servillo lo faccio andare appresso a luigi facendo “vengo da gerusalemme senza ride e senza piagne”. È un gioco da ragazzini, ma consiste nel passare tra due file di bambini che cercano di farti ridere mentre tu agiti le braccia come un flagellante e cerchi di restare serio. Somiglia proprio a una cerimonia di battenti o flagellanti e anche a una punizione corporale da galera.

Venerdì  19 marzo, oggi abbiamo girato la scuola. Come per l’oratorio mi sono appuntato un po’ di azioni che possono fare i bambini. Rocco si trascrive sulla mano la formazione della roma del 74-75. Scrive mentre se li sussurra. Mi piace quando i personaggi, soprattutto i bambini, parlano sottovoce. Sono rivelatori di qualcosa. Cosa? Va be.

Un bambino con gli occhiali appiccica la gomma sotto il banco e poi si mangia di nascosto la pizza, uno fa i palloni con le gomme, robertino casoria fa il gioco della penna che sembra squagliata a pancotti maurizio che risponde col trucco dei fazzoletti magici che cambiano colore, poi cartoccetti con le penne, bigliettini scambiati tra ragazzine. Niente aeroplani.

L’ultimo giorno di scuola un bambino scrive chi va al mare e chi in montagna come la lista nazista dei buoni e dei cattivi. La scuola che è selettiva anche sulle vacanze. È cattiva pure quando cerca di essere buona.

Mercoledì  24 marzo, scena col cane frocio. Ma l’animalaro ha portato un cane che è una fregatura. Mi dice la viscardi che i cani non devono mangiare prima della scena perché l’addestratore deve potergli far capire che avranno un premio per quello che fanno. Invece ‘sto cane ha appena mangiato e non c’ha nessuna intenzione di lavorare. Ci proviamo tre-quettro volte, ma ogni volta scappa dall’addestratore. Una fregatura.

Così cambiamo la scena. Rignanese arriva, si accende una sigaretta, dice “che silenzio che c’è” poi sottovoce, come se rivolto a qualcuno “beati a voi” e risale suonando il claxon. La luce è bella.

In questi giorni c’è stato attorno un cagnetto, un bastardino. Si chiama max, ma luigi lo chiama fusillo. Luigi e gli altri ragazzi insisto che fusillo faccia la parte del cane, ma la viscardi dice che è meglio prendere l’animale addestrato, che però si è rivelato una sòla. Stranamente oggi fusillo non s’è visto. Giulia e gli altri lo vanno a cercare. Il padrone l’ha chiuso da una parte per paura che venga morso dai cani pastori. Dice che un cane pastore gli ha quasi staccato la testa e lui era in dubbio se portarlo dal veterinario o sopprimerlo. Poi l’ha portato dal veterinario che gli ha masso più di 40 punti. L’ha portato in un locale caldaia per farlo stare caldo e pare che due gatti gli abbiano leccato le ferite per non farle infettare. La leggenda vuole che fusillo vada in giro a cercare cibo da dividerlo coi gatti.

Fatto sta che trovano fusillo, arriva di corsa e gira la scena alla perfezione.

Lunedì  29 marzo, primo giorno al manicomio. Giriamo in esterno due scene semplici, ma che ci danno un sacco di problemi.

Nell’80 cambia continuamente la luce e non riusciamo a portarci a casa una scena intera.

L’81 è un passaggio al cancello dove morirà pancotti maurizio. Chiedo alla scenografia di dipingermi un pezzo di colore diverso e scrivere a pennello “PAD. 18”, col puntino dopo pad e la d più piccola come se fosse una scritta provvisoria e improvvisata. Il cancello deve essere riconoscibile al secondo sguardo. Deve rappresentare il luogo della morte rituale di pancotti. Morte del bambino, ma anche morte sociale e identitaria di nicola. Deve avere qualcosa dell’altare, luogo di sacrificio e memoria, di violenza sacra e istituzionale. Ma ci stanno i rom che fanno avanti e indietro, fanno rumore, nei microfoni si sentono litigare, parlare di guardie e furti…

Martedì  30 marzo, la mattina siamo in fagotteria per la scena 16. La fagotteria è il magazzino dove si archiviavano i pochi beni posseduti dai pazienti internati. Pacchi di carta, valigie e sporte di plastica. Parla soprattutto la suora, ma ora che rileggo la sceneggiatura non mi è più chiaro un passaggio. Perché li porta lì dentro? Allora penso che lo faccia per interesse. Così sposto una battuta. La seconda parte della prima. Diceva “se trovi qualcosa che ti piace prendila. Scontiamo poi con le uova”. Ora dice solo la prima parte, si fa tutta la scena, la suora cerca di far prendere qualcosa alla nonna convincendo il bambino (come si fa al supermercato quando si convince il bambino a far convince re il genitore che ha i soldi per pagare). Il costume del coniglio deve essere messo in un posto come se la suora se lo fosse preparato apposta. In mezzo c’è una battuta che pronuncia sottovoce, una regola del manicomio, “non importa se a queste povere creature gli cascano i pantaloni. Importa solo che si alzino in fretta e vadano a fare colazione. La cura del manicomio è fare le cose in orario, perché un matto non c’ha nessun orario nella testa”. Affibbia alla nonna il vecchio costume per il ragazzino e allora può dire la battuta “scontiamo poi con le uova”. Bene.

Ma luigi? Sta lì  senza fare niente. Ha solo una voce fuori campo alla fine. Così  gli faccio prendere un rotolo di carta igienica. La sente morbida. È una novità per lui. La suora gli dice “prendila, non ti preoccupare, non è quella dei matti, è quella che uso io”. Un piccolo privilegio. Può pulirsi il culo come una suora. Un privilegio che si porterà dietro anche da grande.

Nel pomeriggio: stanza della madre moribonda della scena 24. Curata la scenografia di tommaso e stefania. Fredda la luce. Mi piace l’idea di metterli tutti immobili che si rivolgono la parola sottovoce. Tutti zitti davanti al manicomio. Tutti fermi nel manicomio. Tutto manicomio

Veronica è la paziente accanto alla madre. “mi manca solo un timbro e esco. La suora conosce uno che mette il timbro. (pausa). C’hai figli tu?” Dice. È la malata d’istituzione. La stessa malattia che trovi in tutte le istituzioni dalla scuola al lager.

Ieri la polverini ha vinto le elezioni regionali. Sul giornale si parla di scuola pubblica e scuola privata. Quelli di sinistra vogliono la pubblica, quelli di destra la privata. C’è differenza? Certo, ma la scuola è scuola. C’è la stessa differenza tra manicomio pubblico e manicomio privato, tra esercito pubblico e esercito privato, tra galera pubblica e galera privata, tra lager pubblico e lager privato. Tra assassinio e sedia elettrica.

Mercoledì  31 marzo, arriviamo presto per preparare la scena in cui nicola fa il miracolo e resuscita la lucertola. C’è l’animalaro con la lucertola intera e quella con la coda mozzata. Penso che luigi debba avere una scatola con la quale catturare la bestiola. Chiedo a tommaso di metterla in un piccolo mucchio di monnezza. Siamo sulla cisterna. Anche qui è un piccolo palco. Quello del miracolo.

Poi si va al cancello. Franco salomon ha addestrato flavio e andrea. Andrea che è robertino casoria deve scavalcare il cancello velocemente. Flavio deve arrivare almeno a metà, ma nelle prove riesce a raggiungere le punte in alto. Lì possiamo metter un seggiolino morbido e lasciarcelo per girare un totale.

Nel pomeriggio passa giorgio per la prova costumi. Tuta da ginnastica con camicetta. Capelli corti. E la barba? Forse niente barba. “va bene” dice “il personaggio l’affrontiamo così. Senza caratterizzazioni. È matto solo per le cose che dice, ma non è una macchietta”.

In pausa-cena provo anche io un po’ di vestiti. Minestrone col riso, insalata e poi andiamo a girare il cancello. Totale con due macchine, ciprì e bellocchio. Serve una larga, un 32. Alla prima robertino scavalca subito, pancotti arriva fino a metà. Le battute sono giuste. Ne ho aggiunta una. “chi cazzo l’ha chiuso?” Dice pancotti, “che cazzo te frega, scavalchiamo” risponde robertino. Alla seconda pancotti arriva fino in cima. Ce lo lasciamo per un attimo. Alla terza ci resta. Alla quarta rimane per rantolare fino alla fuga di robertino. Bene. Vorrei tenere il totale almeno fino a un attimo prima della fuga di robertino, fino al controcampo di nicola che giriamo quando gli altri due sono già andati via. Nicola che senza guardare in alto ripete sottovoce “ti prego pancotti maurizio, smetti, smettila, smetti, smettila subito, smetti…”.

Controcampo sul corpo di pancotti coperto da un lenzuolo.

Buonanotte

Giovedì  1 aprile, ratzinger incita i medici cattolici al rifiuto dell’aborto. Parlando di “uccisione di bambini innocenti non ancora nati”. Qualcuno legge la contraddizione? Come fanno a essere bambini se non sono ancora nati?

L’istituzione fonda il suo potere sulla contraddizione, anzi sul paradosso.

Venerdì  2 aprile, oggi siamo addirittura avanti di una scena. Giriamo anche la 15 in dispensa con nicola/ascanio che vede i prodotti del ’75, scatole senza fascino e marca. Ma soprattutto abbiamo la 35 col bacio sulla fronte della madre morta e la 79 col primo internamento in osservazione per il bambino.

Mi pare che questa scena della morta debba essere pensata come la 24 quando la madre si vede per la prima (e unica volta viva). Pochi secondi di totale con ogni attore che ha la sua piccola azione. Luigi bacia la donna sulla fronte, il padre traballa sulle gambe, un fratello guarda dritto davanti a se, l’altro si gira a cercare oltre il padre. Barbara mette una moneta nella mano della morta, il dazio da pagare per passare nell’al di la.

Martedì 6 aprile

Passata pasqua e pasquetta incominciamo a girare le scene del 2005. È il mio primo giorno da attore e regista. Si comincia in terrazza. Dopo due ore siamo tutti cotti dal sole. A fine giornata giriamo la scena 1. La corsa con gli zoccoli mi spacca un tallone. A casa: faccia bruciata e cerotti sui piedi.

Mercoledì 7 aprile

Scena 53, Nicola mi chiede di prendere un pelo di Marinella per farla clonare ai cinesi. È il secondo giorno di lavoro con Giorgio, ma la scena è difficile. Un paio d’ore per capire l’inquadratura, i tagli, il movimento di macchina. Si monta un carrello che segua l’azione all’andata e al ritorno. L’azione che parte dall’istituto, si allontana fino al confine dell’orto e poi torna come un elastico dentro il manicomio. Quando riusciamo a trovare l’azione, la recitazione.. È il momento della pausa. Quando la ritroviamo dopo la pausa arrivano i giornalisti per la conferenza stampa.

Certo che mentre giravamo era pieno di uccelli! Bestie fragorose e urlanti. Una giungla. E adriano pallotta mi dice “quando vengo al santa maria e vedo che si scortica l’intonaco, si rompono i vetri e le erbacce invadono il giardino..sono contento. Penso che il manicomio è davvero finito”.

Oggi siamo a metà delle riprese. Abbiamo iniziato a girare il 2005 con due scene complicate. Domani siamo in camera

Giovedì 8 aprile

Si riprende a velocità normale. Inquadrature strette. Guardo gli oggetti appoggiati attorno al letto, i vestiti nelle buste di plastica, i mucchi di carta igienica, il fon appeso a un chiodo, la sveglia nella nicchia.. Tommaso e stefania sono entrati al 18 e invece di scenografarlo l’hanno ristrutturato e arredato. Mi dice adriano che sta con noi tutti i giorni “ma non è che volete riaprire il manicomio?”

Venerdì 9 aprile

Corsa nel corridoio e prima puzza della suora, poi a girare il rosario per il papa morto. Una suora è interpretata da igiaba scego, scrittrice musulmana, l’altra è luisa de santis che una preghiera fino alla fine non l’ha mai detta neanche per finta in un film, poi c’è un clown australiano… Su sette solo due vanno in chiesa, solo uno nella vita ha detto il rosario.

Che dio ce la mandi buona.

Lunedì 12 aprile

Giriamo la 66. All’inizio doveva essere una scena violenta, ascanio che torna in camera, va in bagno e sbatte coi pugni sul muro, poi l’ho riscritta senza bagno, poi ho levato i pugni e l’ho sostituiti con gli zoccoli lanciati sul muro. Adesso pare una reazione esagerata, soprattutto dopo la lotta con nicola nell’orto. Allora facciamo entrare il personaggio con la faccia sconsolata. Le pasticche marziane che cascano  dalle tasche del camice grigio, lo zoccolo che non si trova, la casa che nasconde ma non ruba, ma nasconde bene.

Per la prima volta ho visto in questi giorni igiaba senza occhiali. Ha un volto da madonnina, gli occhi bassi, le dita lunghe. Se allarga le braccia sembra proprio una madonna nera bambina. Nella scena 51 gli faccio spingere un carrello, sembra la madonna della misericordia di sansepolcro. Allora giro il carrello dalla parte lunga “guarda in basso a sinistra” dico “alla tua destra”. Ecco. La madonna della pere. Nostra signora dei deficienti.

Martedì 13 aprile

Mensa con la suora che mostra il cellulare con cui ha fotografato il papa morto. Bisogna pensare a un’immagine tipo l’adorazione dei magi. Il papa nel cellulare è il bambinello, la suora è la madonna che lo mostra e noi tutti in adorazione. Però non viene come m’aspettavo. Mi pare finta. Mi sa che alla fine ‘sta scena si taglia.

Poi con la notte scavalco il muro del manicomio. Scene 63 e 66, andata e ritorno. Facciamo un paio di prove, poi 8 ciak e altri due ritorni. 12 volte per due, 24 scavalcamenti. Buonanotte.

Mercoledì 14 aprile

Nella 57 luisa piange la morte del papa. Ci ha colpito anche nel provino prima del film la maniera di piangere che ha trovato. È una specie di reazione isterica contenuta che sembra una risata, un verso da animale comico. Rido. Si ripete.

Igiaba-madonnina prepara i sacri medicinali per i matti-matti. La televisione accesa sulla partita di basket. Tutti attenti-attenti ai palleggi. Tutti zitti-zitti.

Giovedì 15 aprile

Massimo barone viene a fare il direttore del manicomio. Ci siamo conosciuti a parigi grazie a olivier che traduce entrambi e ci ha invitato alla festa del libro italiano a febbraio. Abbiamo fatto tardi al ristorante, un po’ di vino e mi piaceva la sua voce da naso chiuso e sigarette, gli occhi abbottati, l’espressione romana di chi non s’aspetta niente e ha già mezzo capito come andrà a finire. I tarallucci e il vino dell’ultima cena. Dice “gli leviamo i lacci delle scarpe e gli occhiali, bicchieri di vetro, coltello, forchetta e gli diamo il cucchiaio di plastica. Gli leviamo tutto quello che ci si possono fare male. Mica gli posso levare pure il muro! Se levo il muro finisce il manicomio…”, poi arriva una donna e la macchina da presa si allontana con un piccolo carrello. È l’orazione funebre per il matto.

La morte che lo dimette dall’istituto. Il funerale che mette il punto, la parole fine. Il finerale.

Venerdì 16 aprile

Oggi c’abbiamo pure il sangue finto e lo stunt. Il professore si spacca la testa sul termosifone e non possiamo fare la scena astratta. Chiedo a adriano “tu che hai visto il vero professore che si suicidava, ti ricordi quanto sangue c’era?”, e lui “c’aveva la testa aperta come un melone”. Vabbè, allora un po’ di sangue serve e pure il botto. Ma c’è soprattutto la 90 e la preoccupazione per alberto e la sua poesia. Mica che non la sa dire, ma magari non gli interessa più che finisca nel film. Alberto l’ho conosciuto attraverso adriano. Adriano che parlava di alberto in una lunga intervista di qualche anno fa durante un laboratorio fatto all’università. Adriano che scrive un libro con il racconto che alberto fa dell’elettroshock. E poi alberto e adriano che vengono ai miei spettacoli e l’intervista che facciamo a alberto in casa sua a ottavia, la borgata tra il raccordo. E poi il manicomio. Ma alberto è tranquillo. Tutti in silenzio. Microfono, radiomicrofono, si spenge la caldaia e le stufe. “Com’è possibile, mi domando a volte camminare sui prati verdi e avere l’animo triste? Essere immersi nel caldo del sole mentre tutto d’intorno sorride e avere l’angoscia nel cuore?

Lasciate a noi le vostre tristezze!

A noi che non possiamo andare nei prati e non vediamo mai il sole”.

Un vulcano islandese erutta e butta fuori una nube che copre l’europa. Blocca i voli e abbassa la temperatura del continente. Blocca anche maya a parigi

Lunedì 19 aprile

Per un giorno torniamo al 1975. Un pezzo della 12, poi la 13 e la 14. Tornano barbara e luigi. La suora si fa il trucco da giovane. Nel ’75 c’ha la pelle tirata. Nel 2005 gli mettono una colla in faccia e i capillari esplosi. Ogni volta passa due ore al trucco. Tutto il lavoro che per gli altri personaggi consiste in un po’ di cipria sul naso, cera sui capelli e un colpo di spazzola.. In luisa è una lunga tortura. La vedo sempre in accappatoio verde che si fa operare per perdere dieci anni o farsene accollare venti.

Lungo il corridoio con luigi “il buio fa paura e si può morire per la paura del buio”

Martedì 20 aprile

Ultimo giorno al manicomio. Oggi si lavora in fretta e poi si smonta. Intanto la nube del vulcano islandese ha bloccato mezzo mondo. Pare che sta arrivando anche da noi, ma intanto gli aeroporti sono fermi, gli aerei a terra, i treni pieni, la gente inchiodata e incazzata. Noi aspettiamo maya che andrà in treno fino al confine, poi in macchina..

Mi legano al letto per la 75. In canottiera con la flebo e le stringhe cucite ai polsi.

Poi c’è da fare la 4, la 72, la 87… E tutti i dettagli che da domani non sarà possibile girare. È umido il padiglione 18. Fuori c’è il sole e qui fa freddo. Poi inaspettatamente piove anche fuori. Grandina. Sarà la nube che rimescola il clima?

Mercoledì 21 aprile

Primo giorno al supermercato. Quando si cambia location saltano tutti i tempi e finisce che a qualcuno gli prende il nervoso. Scene in strada. Breve dialogo della 40 “Nicola: Lo sai perché a me lo stronzo manco mi saluta? Ascanio: perché è stronzo.

Nicola: No! Perché gli ho scopato la moglie…” E poi un paio di entrate al supermercato.

Primo supermercato e pure maya è a roma. Prova il costume da promotrice del caffè. La nube se ne va.

Giovedì 22 aprile

Fini litiga con Berlusconi. Quello gli dice “sei la fotocopia della lega”, quell’altro “i panni sporchi si lavano in casa, vattene via” e allora quello gli ridice “ma che mi stai cacciando?” E allora quell’altro gli rifà… La speranza della sinistra è che la destra sia più rissosa e incapace di quanto siano incapaci e rissosi i postcomunisti.

Oggi passaggi in corsa della 39 e della 74. Un barbone chiede le sigarette. Davide ci parla come a uno della troupe, lo tranquillizza e lo mette in attesa, poi gli trova una sigaretta. È così attento che potrebbe lavorare alla regia del quartiere e non soltanto del film.

Poi andiamo in prova allo stand del caffè. Maya entra in un lavoro che abbiamo iniziato da sei settimane e che si sta chiudendo. Sono le dieci di sera e ha volato dal canada alla francia, poi in treno e in macchina per aggirare la nube islandese e girare due settimane di notte, ripartire per la francia e poi per la tunisia..

Io sperimento la nuova macchinetta del caffè toraldo. Pulita, profumata, igienica, quasi manicomiale. Caffè psichiatrico del supermercato supermanicomio dei sani.

Faccio la faccia innamorata. Maya è complice. Non va bene. Mica è un film d’amore. Allora io faccio l’innamorato nervoso, invadente. Lei prende le distanze. Io faccio battute sul gallo cacone e la suora scureggiona. Mi pare che funziona.

Poi c’è la 62. La cliente che si vuole comprare il caffè. Arrivo per portarla via. Sono le due di notte quando stacchiamo. Odore di caffè, bicchierini nel secchio della monnezza, il supermercato vuoto e pulito pare un manicomio. Un supermanicomio. Guardie giurate a guardia dei prodotti, migliaia di litri di vino e sapone, quintali di cibo per cani e umani, quintali di sale, ettolitri, tonnellate, pellets, pallets, culi di ricambio, vomito in offerta speciale.

Venerdì 23 aprile

“Io ho capito che ci stanno due tipi di amore. C’è l’amore per sempre e poi c’è l’amore di un attimo. È come quando casca la stella cadente”.

In questi posti che chiamano nuove centralità e sono i quartieri costruiti attorno alla città che un centro ce l’avrebbe e si chiamano piazze con le fontane, strade dove ci stanno i mercati con le bancarelle e la frutta col fruttivendolo, la frutta senza il supermercato attorno, senza il carrello della spesa con la moneta di cauzione e lo scontrino alla cassa. Ma il vecchio centro fa paura ai nuovi vecchi che inventano le nuove centralità con la frutta nel supermercato, il supermercato nel centro commerciale e il centro commerciale nella nuova centralità. La nuova centralità con il niente attorno come questo Parco Leonardo dove giriamo la scena di Nicola che ancora pensa di non essere Nicola che corre da Marinella per dirgli che ci stanno due tipi di amore e la vuole leccare.

Maya bravissima. “ti posso leccare?” E lei fa una faccia divertita e stranita, poi dice “no!” E io ribadisco “nuda!” Come per dire che sarebbe una cosa seria, fatta per bene. Come per tranquillizzarla che non è una fregatura. Poi se ne va, dice l’ultima battuta che non si sente, coperta dal rumore dell’ultima macchina che lascia il parcheggio.

Io ripeto le ultime battute. A pensarci prima ce ne avrei messe di più di ripetizioni. Le ripetizioni sono ossessive. “ossesso” è una bella parola piena di esse. Significa qualcosa tipo “assediato” nel senso di “posseduto”.

Viene dal latino. Mi piace quando si dice “viene dal” come se le parole venissero da qualche parte, fossero in giro, gratis, per aria, a disposizione. Nella statistica di petrolini si parlava del pollo che spetta statisticamente a ciascuno. Però poi c’è qualcuno che ne mangia due e qualcun altro che digiuna. Le parole invece non si spartiscono. Io dico “ossesso” e non c’è qualcuno che resta senza. Non resta senza parola nemmeno se la ripeto due volte. Se la ripeto ossessivamente.

Ti posso leccare? Nuda! Ti posso leccare? Mi permette di offrirle un caffè?

Fine della sesta settimana.

Lunedì 26 aprile

Ricominciamo a girare di notte. Entriamo nel supermercato quando gli altri escono. Ieri era il 25 aprile. La liberazione con la elle maiuscola. Oggi è il ventisei che è solo un lunedì con la elle minuscola. Dobbiamo girare in fretta tutta una serie di passaggi tra le corsie. È la parte centrale della 39. Ascanio e nicola passano tra i prodotti, ascanio insegna a nicola che per fare la spesa ci sono le regole. Bisogna prendere i prodotti di qualità, mica sottomarche. Bisogna acquistare solo quelli scritti sulla lista della spessa. E soprattutto bisogna prendere il prodotto che scade più tardi, quello nascosto dietro. Poi si ferma alla colonnina degli occhiali. Se ne prova un paio leopardato. Uno giallo. Uno enorme, scuro e rotondo.

Martedì 27 aprile

Nicola cerca le riviste di donne che leccano. Ascanio sta ancora tra gli occhiali. Marinella lo sorprende e se lo porta alla postazione. Scena 52. È il primo dialogo con marinella. La prima volta che il personaggio maschile la ri-incontra dopo averla lasciata a scuola da bambina. Mancano pochi giorni alla fine della riprese. È l’ultima settimana. I generici si muovono come fantasmi tra le corsie del supermercato. Camminano in punta di piedi, si avvicinano a una scatoletta di tonno, prendono in mano una confezione di carta igienica, leggono gli ingredienti sull’etichetta di un budino. Clienti finti che fanno finta di essere veri tra prodotti veri che sembrano finti. Senza l’andirivieni del giorno, senza il rollio dei carrelli, senza i cellulari che squillano, senza la musica di sottofondo. A quest’ora di notte il supermercato è un acquario. Quando monteremo e incominceremo a lavorare sul suono dovremo rimettere tutti i rumori. Stappare la vasca. Togliere l’acqua del cinema. Resuscitare i pesci.

Mercoledì 28 aprile

Scena settantaquattro B. Fabbisogno di scena: biscotti cane, bustone biscotti cane a ripetere, cremini a ripetere, necessario per stand promozione mais, scatole mais a ripetere, uova da rompere a ripetere, vomito, ventagli a ripetere, vol au vent a ripetere, pasta all’uovo a ripetere, wurstel a ripetere, krapfen a ripetere.

È la scena della fame compulsiva. Il personaggio cerca marinella, trova un’altra promozione e incomincia a mangiare tutto quello che gli capita fino al vomito finale. Da quasi due anni mi chiedo che impressione mi avrebbe fatto correre tra le corsie del supermercato e mangiare tutto quello che riesco a infilare in bocca. È una specie di desiderio infantile, eppure non fa nessun effetto. Nemmeno schifo. Il prosciutto con lo yogurt, i wurstel col cacao, la pasta cruda col cremino. Sarà che sono prodotti di scarsa qualità, ma è tutto più o meno insapore. Marco mi porta la vaschetta con l’intruglio che dovrò vomitare alla fine della scena e è l’unico prodotto che ha un sapore. Il vomito è il miglior prodotto del supermercato.

Giovedì 29 aprile

Due passaggi veloci sulla 39A e sulla 64, poi giriamo la seconda parte della 62: il dialogo con marinella davanti ai surgelati. C’è bisogno di un frigorista che spenga il frigo per girare senza rumore. Poi ce lo rimetteremo finto che sembra vero o il contrario. Finiamo all’alba. Domani non si gira. Niente scena al mare. È spostata a giugno quando luigi potrà fare il bagno. E comunque quando sarà possibile girare tutto il giorno. Visto che abbiamo fatto quest’ora saremmo costretti a girare nel pomeriggio di domani per recuperare un po’ di sonno. Allora è meglio spostare tutto a giugno e prendersi una giornata intera.

Salutiamo le guardie giurate, quelle vere che proteggono i prodotti. Ci affacciamo all’uscita con i primi negozianti che vanno verso le saracinesche. I bar che sono già aperti e frequentati. Il traffico che inizia a montare.

La palla del sole sull’orizzonte del grande raccordo anulare.

Martedì 8 giugno,

È passato più di un mese dall’ultimo giorno di riprese. Abbiamo incominciato a montare. Anzi, giogiò franchini avevano già cominciato prima che finissimo di girare. Meglio. Ma in questo mese ho pensato che luigi non farà il bagno a fiumicino per la scena della spiaggia. C’avevo pensato come alternativa se avessimo dovuto girare ad aprile, col freddo. L’acqua col sapore schifoso della scena 37 poteva essere quella che beve mangiando una cozza. Allora ci serviva un pescatore. Qualcuno che arrivasse dal mare con un cestino di cozze. Poi il pescatore è diventato uno che se ne sta seduto. E in questo mese di pausa dalle riprese ho pensato di fargli cantare una canzone. Qualcosa attorno a cui far girare una melodia da ritrovare quattro o cinque volte nei momenti importanti del film. Allora il pescatore è diventato un ragazzo biondo con la riga da una parte e una voce tenue. Luigi corre verso l’acqua, si sfila la maglietta, barbara la prende e ci si copre la testa. Xavier canta una canzone che è un po’ una storia all’incontrario, una gallina che mangia le uova, una gatta che caccia il figlio storto, un defunto che va al proprio funerale, un grillo morto che canta nell’orto

La gallina
L’ovarola
Cova l’ovo
Poi se lo magna
L’altro la cagna
Se lo difende
Per la padrona
Che lo pretende
Il terzo se nasce,
Ma senza le fasce
Io che t’ho fatto di disfo
Come ti faccio di disfo
Io che t’ho fatto di disfo
Come ti faccio di disfo
Pio pio pio
Cerca la gatta
Il figlio storto
In mezzo all’orto
Diventa matta
Un altro gatto
La mette a posto
Un altro parto
Ne sgrava un cesto
Lo storto riciccia
La gatta lo caccia
Io che t’ho fatto di disfo
Come ti faccio di disfo
Io che t’ho fatto di disfo
Come ti faccio di disfo
Miao miao miao
Prendo la falce
Vado a zappare
Col pane nella fiasca
Il vino nella tasca
Monto sul fico
Mangio una noce
Il compare senza braccia
Mi porta la croce
Il grillo che schiacciai con lo stivale
Cantava messa pel mio funerale
Io che t’ho fatto di disfo
Come ti faccio di disfo
Io che t’ho fatto di disfo
Come ti faccio di disfo
Cri cri cri

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

Brad Peyton

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