jump to navigation

TV – Su Rai 1 arriva “Terra ribelle” 17/10/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Comunicati, TV ITA.
trackback

Da questa sera alle ore 21.30 Rai 1 propone una nuova serie italiana diretta da Cinzia Th Torrini: si tratta di “Terra ribelle”, una vicenda al confine tra realtà e leggenda, una storia epica di amicizia e di amore, ma anche di tradimenti e vendette, ambientata neella fine dell’800 in Maremma. Due giovani butteri, cresciuti insieme come fratelli, si ritrovano divisi non solo dalle origini ma anche dal destino che li mette uno contro l’altro per amore della stessa donna. Tra i giovani interpreti Rodrigo Guirao Diaz (già protagonista della telenovela per ragazzi “Il mondo di Patty”), Fabrizio Bucci e Anna Favella.
A seguire propongo un’approfondita presentazione della fiction tratta dal materiale stampa del film.

Immense distese, greggi al pascolo, vallate deserte, colline dolci e smussate, monti difficili e inospitali, rupi esposte ai venti del mare, paludi minacciose, macchie di vegetazioni intricate come foreste: e’ lo spettacolo naturale dalla Maremma, quella della seconda metà del XIX secolo. Due giovani butteri, cresciuti insieme e accomunati dalla passione per l’avventura, dal gusto per la sfida e dall’amore per la natura selvaggia della loro terra. Sono Andrea e Iacopo. Iacopo è il figlio del padrone, Achille Vincenzi; Andrea è solo un mandriano, figlio senza padre di una serva. Vivono come amici, rivali solo nei giochi di destrezza nel governare le mandrie e nelle cavalcate, eppure di indole molto diversa: Andrea solare e generoso, Iacopo più lunare e introverso. Il destino per loro ha in serbo tante sorprese compreso il grande amore. Ed ecco che le vite di Andrea e Iacopo si intrecciano con quelle di due nobili sorelle Elena e Luisa. Anche loro di indole diversa. Una alla ricerca del matrimonio, l’altra alla ricerca dell’amore. Sarà  Elena ad ammaliare, con il suo grande fascino, i due giovani. Lei, intelligente e straordinariamente bella, conquista i loro cuori e divide le loro vite.   Un intrigante triangolo amoroso arricchito da un mistero che affonda le sue radici in un passato remoto e collocato in una cornice storica suggestiva. Una storia epica di amicizia, amore, lealtà, ma anche di tradimenti e vendette, di ricchezze blasonate ma anche di miseria, di soprusi.
“Terra Ribelle”, una serie coprodotta da Rai Fiction e Albatross Entertainment, per la regia di Cinzia TH Torrini. Firmano la sceneggiatura Peter Exacoustos, Daniela Bortignoni, Stefano Piani. Sette prime serate su Rai1 da domenica 17 ottobre.
Ad interpretare Andrea il giovane attore Rodrigo Guirao Diaz, mentre Fabrizio Bucci impersonerà Iacopo. La bellissima Anna Favella sarà il volto di Elena, mentre Sabrina Garciarena vestirà i panni di Luisa. Completano il cast: Humberto Zurita, Fabian Mazzei, Mattia Sbragia, Maurizio Mattioli, Ivana Lotito, Alessandro Bertolucci, Joaquin Berthold, Ralph Palka, Danila Stalteri , Sarah Maestri, Elvira Villarino.
La vita spensierata dei protagonisti si complica  il giorno in cui il vecchio Vincenzi comunica al figlio che presto dovrà sposarsi con una giovane nobildonna di Firenze. Si tratta della figlia maggiore del Conte Giardini che, caduto in disgrazia a causa del fallimento della Banca Tiberina, ha accettato di lasciar sposare una delle sue due figlie al figlio di un allevatore e commerciante di bestiame, in cambio del denaro che risanerà i suoi debiti. Il latifondista Vincenzi, amministratore del principe Marsili in Maremma, acquisterà col matrimonio oltre al titolo nobiliare anche le terre del Principe. Fautore di questo scambio è proprio il vecchio Principe Marsili, che ha affidato al Conte anche un delicato incarico: scoprire la verità sulla morte della sua unica figlia, la principessa Giulia, avvenuta più di vent’anni prima proprio in Maremma.
Durante il viaggio in carrozza che conduce il Conte con le sue due figlie Elena e Luisa in quella terra lontana e selvaggia, la famigerata banda dei briganti, guidata dal Lupo, un mitico bandito che sfugge alla giustizia da ormai quasi vent’anni, li assalta e tenta di rapire le due ragazze. E’ l’intervento di Andrea a salvare Elena. Il ragazzo coraggiosamente ferisce il Lupo e mette in fuga i briganti. Andrea resta subito affascinato dalla giovane e affascinante contessina Elena e anche lei, nonostante sia tutta dedita allo studio delle scienze e della medicina, non riesce a nascondere il turbamento provato per quel giovane buttero. Così, quando Iacopo sceglie lei al posto della sorella maggiore Luisa, perché meno giovane e bella, per farne la sua sposa, l’amicizia tra i due giovani e il forte legame d’affetto tra le due contesse si spezzano, in maniera irreversibile. Una vicenda al confine tra la realtà e la leggenda che racconta  la vita e le gesta di cavalieri solitari, dei butteri, dei briganti e delle donne coraggiose che, sfidando il destino, lottano contro l’ingiustizia e le sopraffazioni.

LA STORIA

Occhi chiari, sguardo fiero, Iacopo è il figlio di Achille Vincenzi, amministratore di uno sconfinato latifondo su cui egli conta di mettere le mani quanto prima. Il Principe Marsili, proprietario di quelle terre, è anziano e senza eredi. Scaltro ed ambizioso, Achille Vincenzi conosce bene il suo attuale padrone e non dubita che, quando gli farà la sua proposta, il vecchio accetterà di vendere. E’ per questo motivo che Vincenzi ha bisogno di suo figlio Iacopo perchè si prepari a diventare, un giorno, il padrone della grande e ricca tenuta attorno alla Roccaccia. Solo questo lo porta ad interessarsi del ragazzo, a cui per tutta la fanciullezza e adolescenza ha negato non solo il suo affetto, ma la sua attenzione, terrorizzandolo con una saltuaria presenza fatta di cinghiate e punizioni. Niente più scorribande con il suo amico Andrea, per Iacopo, visto che così ha deciso Achille, niente più vita da buttero nei campi, tra cavalli, bestemmie e fatica. Dare ordini, farsi sempre rispettare, essere spietato negli affari: è questo ciò che, secondo suo padre, Iacopo dovrà imparare a qualsiasi costo.
Gli stessi occhi chiari, ma dall’aspetto più solare, rispetto a Iacopo, Andrea è di origini più che umili. E’ lui a condurre l’amico nelle più scapestrate bravate, nelle più pericolose imprese, ma in fondo al suo sguardo limpido c’è una nascosta tenerezza, che lo fa amare da tutti. Andrea vive con la madre Giovanna, vedova, nel villaggio di Montebuono: capanne con i tetti di paglia, tuguri dove abitano i contadini, i mandriani, i taglialegna, i senza terra, i poveri, insomma, che abitano ai margini delle proprietà amministrate dal Vincenzi. Andrea non ha mai conosciuto suo padre, che di mestiere faceva il barrocciaio. Fu assassinato, una notte, sulla strada per Viterbo. I butteri dicono che siano stati i briganti a tagliargli la gola e per questo Andrea li odia. Sua madre è preoccupata per la sorte di Andrea: senza un vero mestiere, senza istruzione, troppo ingenuo, troppo legato al figlio del padrone da un’amicizia lunga una vita. Giovanna crede che, presto o tardi, sarà Andrea il solo a pagare per quelle continue scorribande giovanili e vorrebbe tanto che quel suo figlio dolcissimo e scapestrato andasse via, lasciasse quella terra maledetta, “prima che la Maremma gli porti via il cuore”.
Ma il cuore di Andrea, così come quello di Iacopo, è destinato a perdersi negli occhi grandi e profondi di Elena, e l’amore che entrambi i ragazzi proveranno per lei, metterà fine alla loro fraterna amicizia.
La contessina Elena Giardini non è una ragazza come tutte le altre. A parte la sua bellezza perfetta, Elena è intelligente e curiosa. Camuffata da ragazzo per aggirare il ferreo divieto per le donne di ricevere un’istruzione superiore, frequenta in città la facoltà di medicina, divorando avidamente tomi dall’aspetto minaccioso pur di soddisfare la sua sete di scienza e di sapere. È  una ragazza indipendente, poco interessata a rispettare regole e convenzioni sociali spesso per lei incomprensibili.
Elena ha una sorella maggiore, Luisa, alla quale è molto legata.
Luisa non possiede la stessa bellezza di Elena né il suo stesso spirito: è una ragazza con interessi e aspirazioni più normali, come incontrare l’amore, sposarsi, avere dei bambini. Le due ragazze sono figlie del conte Giardini, nobiluomo fiorentino da poco caduto in rovina, travolto dal fallimento della Banca Tiberina nella quale aveva investito tutti i suoi averi, inclusa la dote delle sue due figlie.
Un’ancora di salvezza viene offerta al conte dal Principe Marsili, suo vecchio amico, che gli propone di concedere la mano di Luisa a Iacopo, il figlio di Achille Vincenzi, amministratore delle sue tenute in Maremma. In questo modo, il Conte potrà ottenere che vengano ripianati tutti i suoi debiti e Vincenzi, grazie al titolo nobiliare acquisito col matrimonio, potrà finalmente acquistare dallo stesso Principe Marsili la tenuta che amministra e che da sempre sogna di fare sua.
Il Principe chiede, inoltre, al Conte di indagare, quando sarà in Maremma, sulla fine della sua unica figlia Giulia, morta misteriosamente suicida ormai più di vent’anni prima. Il principe ha ricevuto un ambiguo segnale a una festa pochi giorni prima: uno strano frate viandante passato a chiedere l’elemosina durante la festa, gli ha recapitato un antico portacipria d’argento, di cui Giulia non si separava mai, perché appartenuto alla sua defunta madre. Forse quel segno voleva dire che Giulia era ancora viva.
Pochi giorni dopo, la famiglia Giardini parte alla volta della Maremma, diretta al castello della Roccaccia, dimora dei Vincenzi, dove avverrà il fidanzamento ufficiale di Iacopo e Luisa. Lungo il cammino, però, la carrozza viene attaccata da un gruppo di briganti. Il gruppo è agli ordini del Lupo, il più famigerato e crudele dei criminali che infestano quei boschi, un uomo dallo sguardo allo stesso tempo carismatico e minaccioso sulle cui gesta si raccontano molte storie al limite tra realtà e leggenda. Il coraggioso intervento di Andrea, richiamato dalle urla e dagli spari, riesce a sventare il tentativo di rapimento delle due ragazze, a ferire il Lupo e a mettere in fuga i banditi. È lì, in quella situazione estrema, che Andrea vede per la prima volta Elena, in un incontro che cambierà per sempre la sua vita e quella della ragazza.
Anche Iacopo rimane irrimediabilmente affascinato alla vista di Elena che, scortata da Andrea, raggiunge col resto della sua famiglia la Roccaccia; e mentre Luisa accarezza con crescente entusiasmo l’idea di sposare quel giovane così ricco e inaspettatamente attraente, Iacopo non nasconde di essere più interessato ad Elena e le sue attenzioni nei confronti della ragazza finiscono col mettere tutti in grave imbarazzo.
Luisa, allarmata ed esasperata dalla piega che stanno prendendo gli eventi, è ferita: diversamente, si accorgerebbe che il cuore di sua sorella batte già per Andrea.
I preparativi per la festa di fidanzamento vanno avanti. Achille Vincenzi e il Conte Giardini discutono i termini del loro accordo. La somma di cui il Conte ha bisogno per ripianare le perdite derivanti dal suo investimento fallimentare è elevata e Achille Vincenzi non esita ad umiliarlo più del necessario nel momento in cui si dice disposto a coprirla. In cambio, ovviamente, Vincenzi otterrà per suo figlio un titolo nobiliare, ma forse non è solo questo che si aspetta di ottenere dal futuro consuocero. Vincenzi, infatti, sembra essere molto più interessato alle terre che il principe gli cederà come dote della contessina, che alle nozze. Quelle stesse terre gli sono necessarie per un ambizioso progetto: costruire una ferrovia che colleghi i suoi pascoli al mare, allacciandosi alla linea costiera, per mandare il suo bestiame direttamente a Roma, cavalli all’esercito e carne alla capitale. Perciò ha stretto segreti accordi con un ambiguo uomo politico d’origine francese: il deputato Durant.
Aiutato dal suo fedele e violento capocaccia Lucio, Achille in combutta con l’onorevole corrotto, ha imbastito una truffa ai danni del giovane stato italiano. I soldi destinati alla bonifica e a migliorare le condizioni di vita della popolazione verrebbero invece impiegati nella costruzione della linea privata che attraversi le sue terre. Il Vincenzi lo fa per i suoi interessi, ma la ferrovia porterebbe comunque progresso e lavoro in Maremma. Nemmeno lui sa che il suo socio in quest’affare, il senatore Durant, ha tutti altri intenti. Quei soldi li porterà sì in Maremma, ma in Maremma non dovranno rimanere, e soprattutto non per finanziare opere pubbliche.
Nel frattempo, completamente preso dalla bella Elena, Iacopo matura il proposito di sposare lei invece di Luisa. E’ con suo grande disappunto, quindi, che si accorge del sentimento che sta nascendo tra la donna che lui desidera e Andrea, il suo miglior amico.
Ciò scatena la sua gelosia che in una discussione in osteria porta i due amici per la prima volta a litigare duramente.

Ecco le note della regista Cinzia Th Torrini.

VOLTI NUOVI E FRESCHI PER UNA SERIE ALL’INSEGNA DELL’EMOZIONE E DELL’ORIGINALITÀ

Alla costruzione di una serie come Terra Ribelle ho dedicato tanti anni di lavoro e dedizione totale. Il progetto è nato dalla mia passione per i cavalli e dall’amore per un territorio che sin da bambina, quando mi parlavano della Maremma, nella mia fantasia prendeva le sembianze di un luogo dove la natura era selvaggia, aspra difficile e affascinante, e dove solo gli adulti potevano andare a caccia. Negli anni ho imparato ad esplorarla a cavallo e ho ascoltato le tante storie di butteri e briganti di fine ottocento che si raccontavano la sera intorno al camino. Erano storie avventurose, di vita dura, di ingiustizie sociali, di enormi latifondi lasciati incolti per il pascolo, di rocche e castelli che sormontavano boschi e paludi. L’idea per questa serie è stata proprio quella di unire, in una fiction, alcuni spunti storici, come la lotta al brigantaggio, il fallimento della Banca Romana, la vicenda di Pia de’ Tolomei di dantesca memoria, e molto altro, attraverso l’uso di vari generi come il melo’, l’avventura, il dramma storico, fino a creare una narrazione con un carattere nuovo e alternativo che sa essere storico eppure moderno, che miscela sapori molto diversi fra loro in un prototipo nuovo.
Con Peter Exacoustos, lo sceneggiatore, abbiamo cercato di ricreare un mondo che avesse il sapore della saga, così come mi aveva emozionato negli anni ’70 una serie come “Radici” (Roots).
Rai Fiction ha creduto fortemente in questo progetto proposto insieme al mio socio Ralph Palka con la società di produzione Cassiopea. Ci sono voluti anni di gestazione, tra scritture e revisioni di sceneggiature, sopralluoghi vari sia a cavallo che con altri mezzi, ricerche fotografiche negli archivi Alinari, libri, consulenze storiche come quella del Professor Ciufoletti, mostre sui Macchiaioli, come il Fattori e il Signorini, per far sì che questo sogno costoso e ambizioso potesse diventare realtà! Determinanti per questo sogno sono stati Alessandro Jacchia e Maurizio Momi che si sono appassionati al progetto e con la loro società, Albatross Entertainment, hanno deciso di entrare in coproduzione con la Rai e di produrlo, dandomi così la possibilità di poterlo realizzare con i mezzi adeguati per raggiungere quella qualità di cui necessita una serie così ambiziosa.
Come già è accaduto a suo tempo per Elisa di Rivombrosa, per questa storia ho preferito cercare volti nuovi, freschi, capaci di regalare alla serie quel senso di novità e originalità di cui ero alla ricerca. Scoprire nuovi talenti è duro, ma molto gratificante, e anche questa volta dopo mesi e mesi di casting i quattro giovani protagonisti sono poi venuti fuori così, magicamente, con tutta la loro giovane dedizione e sensibilità a calarsi in personaggi complessi e sfaccettati.
Girare un film in costume comporta sempre grandi complessità e specialmente se è una serie di più puntate. Si ha sempre intorno un grande carrozzone che ricorda molto il circo. Solo il reparto di scenografia contava una numerosa squadra tra pittori, costruttori, arredatori. Così come per i costumi, molte sarte e un hangar pieno di costumi che in gran parte sono stati realizzati apposta per il film da Enrico Serafini. Molti fra quelli dei nobili sono stati presi dalla sartoria Tirelli, famosa per aver creato i costumi per Il Gattopardo. Una delle cose che mi appassiona in questo mestiere è costruire i personaggi con le loro psicologie attraverso le prove di trucco-parrucco e di abiti. In questo caso le prove sono iniziate scegliendo dalle stoffe e dai colori.
Ho potuto avere collaboratori artistici che mi hanno affiancato nella ricerca di un linguaggio visivo un po’ diverso rispetto a quello della fiction televisiva a cui siamo abituati. Il direttore della fotografia Marcelo Lavintman ha saputo interpretare e restituire il mio senso dell’immagine, creando una fotografia fortemente riconoscibile e dal taglio molto cinematografico, con una cura e una dedizione ad ogni piccolo dettaglio che ha sempre contraddistinto i miei lavori.
In molte scene ad ispirarmi sono stati in particolare i film di Sergio Leone, con quello sguardo epico sulle storie, quelle immagini impresse nella memoria collettiva, una musica indimenticabile e un tocco di ironia sempre presente nella costruzione dei suoi personaggi. Questa ispirazione e passione è stata condivisa con Ugo de Rossi, montatore esperto e dal curriculum prestigioso, con cui lavoro da molto e che ha saputo affiancarmi e consigliarmi al meglio nelle molteplici fasi che un prodotto così difficile e appassionante deve affrontare prima di essere oggetto della fruizione del pubblico televisivo.
Le riprese sono state difficili per i luoghi incontaminati scelti come location e quindi impervi da raggiungere, per i numerosi cavalli che avevamo in scena, e per le molteplici scene di azione, ma è stata comunque un’avventura stimolante. Sono riuscita a creare, come sempre cerco di fare, un set fatto di maestranze diverse eppure sinergiche. Una grande famiglia dove ognuno lavora per la realizzazione di un progetto le cui sorti stanno a cuore a tutti e dove si respira aria di collaborazione e rispetto. Ho sempre creduto che fosse questo l’unico modo per riuscire a ottenere da tutti i miei validi collaboratori il massimo dell’impegno e della disponibilità, ascoltando e facendomi ascoltare, in modo da riuscire a mettere insieme tutte le istanze anche quelle più diverse, canalizzando le energie nella maniera più costruttiva.
Terra Ribelle ha avuto bisogno anche di un’attenzione particolare in fase di postproduzione sia per l’uso degli effetti di computer grafica che per la mia maniacale ricerca di suoni e rumori per ricreare atmosfere di una Maremma leggendaria che quasi non esiste più.
Il musicista, il giovane Fabrizio Bondi, ha saputo con i suoi temi, in un connubio tra orchestra, singoli strumenti meno conosciuti come il duk-duk e voce, creare per Terra Ribelle una propria riconoscibile e chiara carta d’identità musicale fatta di temi epici e drammatici, di arie malinconiche e temi caldi e sentimentali.
In più, essendo una mia amica, Gianna Nannini ci ha regalato la sua emozionante interpretazione del famoso canto popolare “Maremma Amara” che con la sua voce graffiante aiuta a rendere ancora più toccanti alcuni momenti di questa serie.
Insomma Terra Ribelle è una serie che ha la mia impronta su ogni scena, ogni fotogramma, ogni scelta di musica, montaggio, fotografia, è frutto di lavoro e passione per una storia che volevo fortemente raccontare. Frutto di duro lavoro, certo, ma anche di amore. Perché la dedizione, l’attenzione, il sudore e il tempo della propria vita che si regala ad un film intenso e travolgente come questo, non possono essere altro che una forma di amore.
Spero, con l’attenta e costante collaborazione dei miei produttori, e della struttura di Rai Fiction, sempre in grado di consigliarmi e affiancarmi durante le intense fasi di produzione, di essere riuscita a raccontare una storia che appassionerà e unirà, davanti alla tv, tutte le famiglie.

A seguire, alcune note degli sceneggiatori Daniela Bortignoni e Peter Exacoustos.

In questa terra ribelle il cielo appartiene al mare
e il mare alla macchia mediterranea.
Qui dubiterai di te stesso, dei tuoi sentimenti, della tua onestà.
Oppresso dalla febbre malarica vaneggerai di uccidere,
in nome di un mondo migliore,
dimenticando da cosa e da chi stai scappando.

La terra ribelle ti sta nel cuore,
come un vasto pascolo che ti è proibito,
come una mandria dispersa nel vento,
come il fucile che stai alzando per prendere la mira.
Ti domanderai cos’è giusto e cos’è sbagliato.
Dove finisce il diritto e inizia il sopruso.

E soprattutto, dovrai decidere in un attimo se sparare o no,
se uccidere o morire

Una cronaca storica racconta come un gruppo di butteri sconfisse in una singolare sfida i mitici cowboy del Far West capeggiati da Buffalo Bill. Fu un avvenimento che ancora oggi a distanza di più di cento anni ritrova spesso risonanza nei media. La bravura, la destrezza dei cavalieri nostrani e dei loro cavalli, razza maremmana, forte, resistente tanto quanto i mustang della grande prateria, può riempire d’orgoglio una generazione di ragazzini, ma allo stesso tempo appare oggi così incredibile e lontana come una favola o una leggenda nata chissà dove.
Si racconta infatti che i butteri fossero dei mandriani eccezionali, degli uomini capaci di stare in sella per intere settimane, di cacciare, sparare come e meglio degli eroi d’oltreoceano.
Poco più di un secolo fa in Maremma, terra divisa tra il Gran Ducato di Toscana e lo Stato Pontificio, e poi unita sotto il tricolore d’Italia, c’erano paesaggi sconfinati, villaggi dove era difficile far rispettare la legge, grandi tenute e mandrie al pascolo brado, piccole oligarchie di signorotti locali che governavano zone dove la legge faceva fatica ad arrivare e imporsi, tra povertà, analfabetismo e malattie: tutto questo c’era. E c’erano i briganti, i butteri, i capitani dei Carabinieri o i funzionari della polizia capitolina, i latifondisti. Anche le miniere, e rare piccole stazioni ferroviarie isolate, e le taverne malfamate, dove si andava a bere e a cercare compagnia, non mancavano di certo.
In Maremma, terra allora malsana, afflitta ancora dalla piaga della malaria, dai retaggi della storia antica di millenni, e soprattutto dai rigidi steccati che dividevano gli uomini in ricchi e poveri, in istruiti e analfabeti, in bifolchi senza diritti e in liberi cittadini di una risorta nazione, rendevano per i più durissimo il sopravvivere e per gli altri pericoloso il persistere.
Dunque è inseguendo gli archetipi di una grande epopea avventurosa, che siamo giunti ad immaginare una fiction televisiva ambientata in questa terra ribelle ricca di conflitti, come di paesaggi straordinari di una bellezza selvaggia, per tornare a raccontare un periodo particolarmente significativo della Storia d’Italia. Una serie televisiva che rievochi la Maremma di quel periodo, la vita e le gesta dei nostri cavalieri solitari, dei nostri banditi e pistoleri, delle nostre donne coraggiose che sfidando il destino lottarono contro l’ingiustizia e i soprusi, mentre stava nascendo una nazione.
Abbiamo pensato ad una storia ambientata nella Maremma alla fine dell’800 che possa trasportare il pubblico televisivo nelle macchie che si affacciano sul mare, nei contrastati frangenti di una storia d’amore decisa dal destino, in un drammatico scontro tra il diritto di essere felici e la costrizione alla miseria, in una fuga verso una natura selvaggia, spesso nemica, quasi un luogo dell’anima, dove poter cavalcare, lottare e amare.

Infine, alcuni cenni storici utili per la comprensione delle vicende.

Nell’Italia povera, divisa e arretrata del secondo Ottocento, l’Unità, per assurdo, si abbatte quasi come una sciagura con le nuove tasse, con la nuova coscrizione obbligatoria e con l’incremento dei doveri a discapito dei diritti, piuttosto che come un’adeguata organica spinta verso la democrazia e la civiltà.
La diffusione della malaria, che costringe i suoi abitanti all’ estatura (migrazione forzata che d’estate muoveva le persone e anche i pubblici uffici, verso le alture dell’interno, per sfuggire alla piaga delle paludi), l’analfabetismo imperante, la mortalità precocissima e la mancanza di un lavoro che non fosse quello durissimo di carbonaio, pastore o bracciante, sono solo alcune delle gravi sciagure che attanagliano la regione.
Inoltre non si può omettere la pesante presenza di miserabili condizioni di vita della popolazione costretta a vivere in poverissime capanne, nutrendosi spesso solo di radici e bacche, e infine l’assenza di una qualsiasi forma di giustizia.
Da qui la tenacissima resistenza del latifondo arcaico, fortemente assecondato dal governo e dai suoi rappresentanti locali, che non cede i suoi diritti assoluti su cose o persone, inducendo i più spavaldi, quelli che sentono di non aver più niente da perdere, a prendere «la via della macchia», come casuale esplosione dell’irreversibile disperazione.
A completare il quadro della nascente nazione è il fenomeno del brigantaggio, retaggio di una triste tradizione secolare, una disperata risposta delle classi subalterne alla miseria, all’ingiustizia, alla totale mancanza di prospettive di lavoro, dignità ed equità sociale.

La Maremma amara
“l’uccel che ci va perde la penna/ il giovin che ci va perde l’amata,/ io c’ho perduto una persona cara.”

La Maremma è, da un punto di vista geografico, una vasta zona dell’Italia centrale, ricca di fiumi, pianure e monti. A nord è delimitata dal fiume Magra, che in parte segna il confine tra Liguria e Toscana, a sud dal fiume Volturno, a est dagli Appennini e a ovest dal Mare Tirreno.
Il paesaggio della Maremma oggi è molto variegato, un territorio magico e fascinoso con i suoi mille colori e profumi; caratterizzato da speroni di tufo inaccessibili, valli profonde e dimenticate, macchie intricate come foreste, ma anche da pianure solitarie e valli aperte ed assolate.
Gran parte del territorio è rimasto selvaggio ed incontaminato, dove è ancora possibile spaziare ad occhio nudo, scoprendo migliaia di ettari di territorio a pascolo brado.
Questo è il mondo dove vivono e lavoravano i butteri, mandriani in lingua maremmana.
La Maremma delle leggende è fitta di racconti interminabili d’amarezze e d’amori, di fughe e di battaglie che si sviluppano in questa geografia d’acque e foreste, di scogliere irte e terribili. La Maremma è una terra intrisa del ricordo della dodecapoli lucumonia, le dodici città stato che costituivano la confederazione etrusca, perchè la storia è passata lasciando solchi profondi.
È stata definita «terra di malaria» prima delle grandi bonifiche medicee o «terra di mezzo» rubando quest’ultima espressione a Dante, che ne stabilì i confini a Cecina e Corneto, l’attuale Tarquinia, e che descrisse accentuandone l’aurea fantastica e tenebrosa che la caretterizza, facendo dire a Pia de ‘Tolomei nel Purgatorio «…Siena mi fè, disfecemi Maremma…».
Ma sono soprattutto i Monti dell’Uccellina il grande deposito degli amari misteri maremmani. Ogni torre che svetta tra l’aspra macchia mediterranea ha la sua leggenda, il suo tesoro nascosto, da tutti invidiato e cercato, seppur vanamente.

I butteri
Il buttero (“dal latino boum-ductor, conduttore di buoi o dal greco bùteros: bus, bue e toròs, pungolo”) è un personaggio dall’ alone eroico, che con il suo cavallo, ha affrontato più di ogni altro la natura ostile e selvaggia della terra di Maremma.
Vestiti del tipico abbigliamento questi mandriani percorrono instancabilmente i monti e le valli attorno al paese, mentre sulla loro figura si addensano aure di leggenda e di mito, ma anche nuvole di storie e racconti scherzosi e parodistici. La fantasia popolare, che ride dell’accentuazione dei caratteri, si è così divertita a creare l’immagine di un buttero esageratamente pigro, che si rifiuta di scendere da cavallo perfino per bere o mangiare. Questa proverbiale indolenza, pur se ironicamente esasperata, possiede un fondo innegabile di verità che fa sorridere di sé persino i diretti interessati.
Vero è invece che la vita dei butteri non è delle più facili, richiedendo anzi sforzi e fatica, dato che i butteri cavalcano senza sosta, d’inverno e d’estate, sfidando il rigore della stagione fredda e il sole cocente.

I briganti
«il brigantaggio è la protesta selvaggia e brutale della miseria contro le antiche e secolari ingiustizie»

In Toscana i briganti erano dei solitari che cercavano di farsi giustizia dai soprusi dello Stato pontificio e dei grandi proprietari terrieri. I briganti nativi della Maremma erano tutti di estrazione popolare e contadina e riuscivano a reclutare con facilità i propri “manutengoli” tra i miserabili delle campagne, i quali intravedevano nell’opera del bandito “livellatore” l’unica forma di rimedio ai torti e alle ingiustizie sociali.
In Maremma il brigantaggio era caratterizzato da una forma di tassa ai danni dei latifondisti, che tenevano in pugno l’economia agricola della zona, e per gli insolventi il ricatto era l’incendio.
La fitta e rigogliosa vegetazione maremmana ricca di anfratti, di grotte e di tombe etrusche, presentava larghissimi tratti inaccessibili e costituiva il rifugio ideale per i briganti e un autentico labirinto per le forze dell’ordine. La conformazione geografica del territorio ha contribuito senz’ombra di dubbio ad allungare i periodi di latitanza dei briganti.
Tale fenomeno fu sempre minimizzato dal governo sabaudo, ma il 15 maggio 1892 si formò il primo governo di Giolitti che all’atto del suo insediamento, espresse la volontà di estirpare il brigantaggio in Maremma ed ordinò alle autorità di intervenire energicamente.
Solo pochi briganti finirono ammanettati dato che i più “preferirono cadere sotto il piombo dei carabinieri piuttosto che arrendersi e finire agli arresti”.

Annunci

Commenti»

1. radiometeolibera - 01/11/2010

gran bella fiction .
radiometeolibera ha decretato terra ribelle,miglior fiction 2010.
e anna favella ha vinto il titolo di miss romanzo

2. alessandro barbolini - 01/11/2010

finalmente un vero romanzo rosa doc con contorni di western,..ce tutto,amore elevato alla settima potenza quello tra andrea e la bellissima elena(coppia stupenda hollywoodiana)poi ce odio vendetta ,lotta in un,epoca ambientativa al limite dell,impossibile.
gli ingredienti per innamorarsene ci sono tutti.poi colpisce il bel ruolo dolce e nobile di elena,interpretato da questo nuovo volto ANNA FAVELLA veramente bellissima..poi i paesaggi e i costumi,in mix tra storia e leggenda e sopratutto L;AMORE COMBATTUTO ,quello puro con la A maiuscolo..viva questo capolavoro televisivo

3. Paolo - 01/11/2010

“viva questo capolavoro televisivo”

Brrr…


Lascia il tuo commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: