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Cinema futuro (1.094): “Bhutto” 01/11/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“Bhutto”

Uscita in Italia: venerdì 5 novembre 2010 (in versione originale sottotitolata in italiano)
Distribuzione: Mikado

Titolo originale: “Bhutto”
Genere: documentario / biografico
Regia: Duane Baughman e Johnny O’Hara
Sceneggiatura: Johnny O’Hara
Musiche: Mader, Herb Graham Jr. e performance speciale di Stewart Copeland e Bakhtawar Bhutto Zardari
Durata: 115 minuti
Uscita in Gran Bretagna: 18 giugno 2010
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui

La trama in breve…
La vita dell’ex primo ministro pakistano Benazir Bhutto, prima donna a guidare una nazione islamica, si dispiega come un racconto di dimensioni shakespeariane. Educata a Harvard e Oxford, Benazir Bhutto decise sin dall’inizio di non vivere come una giovane ricca e viziata, ma di impegnarsi politicamente per il suo paese, secondo l’esempio del padre, il primo presidente democraticamente eletto del Pakistan, in seguito condannato a morte. Accusata di corruzione, imprigionata e poi esiliata per molti anni, Benazir Bhutto vide la sua famiglia decimata (dopo il padre impiccato in carcere, fu la volta dei suoi fratelli: il minore avvelenato a Cannes e il maggiore assassinato in un incidente aereo) per poi venire richiamata in patria nel 2007 come unica speranza per la democrazia del suo Paese. Uccisa a sua volta in un attentato, la sua prematura scomparsa ha avuto ripercussioni in tutto il mondo: la sua figura è diventata simbolo della libertà e della democrazia contro la dittatura e il fondamentalismo.
In competizione al Sundance 2010, una saga familiare di rara potenza e commozione, oltre ad essere di sconvolgente attualità (il delitto di Benazir Bhutto è tuttora irrisolto e si attende per questa estate l’esito delle indagini avviate dalle Nazioni Unite).

Chi era Benazir Bhutto

Nata il 21 giugno del 1953, Benazir Bhutto attribuisce al padre, il carismatico ex primo ministro Zulfikar Ali Bhutto, il merito di averle “insegnato ad andare contro i pregiudizi di genere dell’epoca. Mio padre mi ha sempre detto che i ragazzi e le ragazze sono uguali e voleva che avessi le stesse opportunità degli uomini,” racconta Benazir, citando suo padre.
Dopo gli studi a Harvard e Oxford in vista di una tranquilla carriera nella diplomazia, Bhutto viene bruscamente gettata nell’arena politica quando il padre – il primo Presidente del Pakistan eletto democraticamente  – viene deposto da un colpo di stato militare guidato dal capo delle Forze Armate, il generale Zia ul-Huq. Nell’aprile del 1979 Zulfikar Ali Bhutto viene impiccato, in quello che è stato definito un “omicidio giudiziario”. Da quel momento in poi il documentario  BHUTTO  ci mostra come Ali Bhutto, la figlia maggiore di Zulfikar, decida di dedicare la propria vita a vendicare la morte del padre e a riabilitare non solo il nome dei Bhutto in Pakistan, ma anche la democrazia.

Definita la “Kennedy del Pakistan”, privilegi, violenza, controversie e infine la morte prematura restano i tratti salienti dell’eredità di Benazir Bhutto.   Benazir Bhutto conquista la prima vittoria elettorale nel 1988 candidandosi per il partito del padre giustiziato, il popolare Pakistan Peoples Party (PPP), ma viene deposta nel 1990 da un colpo di stato sostenuto dai militari. Benazir torna nuovamente al potere nel 1993 ma viene di nuovo messa da parte dall’elite politica nel 1996, e in quegli stessi anni viene colpita da terribili lutti, in seguito alla misteriosa morte dei due adorati fratelli: il più giovane, Shanahwaz, viene avvelenato in Francia mentre Murtaza, il primogenito, viene ucciso a colpi di arma da fuoco durante una sparatoria in Pakistan. Entrambi gli omicidi restano ancora avvolti nel mistero.

Il regista e produttore Duane Baughman insiste sull’importanza del rapporto con il padre, e della sua ingiusta morte, nella vita della Bhutto. “Dopo la morte del padre, la sua forza divenne inarrestabile. Vendicare la morte del padre e far vivere il suo sogno per il popolo del Pakistan – vale a dire l’affermarsi della democrazia –  divenne l’unico scopo della sua vita,” racconta Baughman.  “E il fatto che a lottare per la democrazia e scontrarsi con il dittatore che aveva impiccato il padre fosse una giovane donna, in un paese mussulmano, rende la sua storia ancora più avvincente.”

Attraverso registrazioni scoperte di recente e mai ascoltate pubblicamente fino ad ora, sentiremo la storia di Benazir raccontata da lei stessa. Il film contiene delle interviste esclusive e dolorose rilasciate tre mesi dopo il suo assassinio dai suoi parenti più stretti, tra cui il vedovo che sarebbe diventato il presidente Asif Ali Zardari, il figlio Bhutto Zardari, le figlie Bakhtawar Bhutto Zardari e Assefa Bhutto Zardari, e la sorella Sanam Bhutto.

Tra le altre interviste che completano il documentario ci sono anche quella agli autori Tariq Ali (“The Clash of Fundamentalisms”) e Christina Lamb (“Waiting For Allah”), Victoria Schofield (“Bhutto”), all’ex segretario di stato americano Condoleezza Rice, all’ex presidente del Pakistan Pervez Musharraf, al co-autore di Benazir e amico Mark Siegel, al diplomatico Peter Galbraith, a Arianna Huffington, e a Reza Aslan.

“Il film mostra chiaramente che Benazir Bhutto é stata una figura storica molto più complessa e importante di quanto abbiamo mai realizzato,” commenta il produttore Mark Siegel, esperto di politica e storia del Pakistan.  “E’ stata uno straordinario ponte tra le culture, i continenti e le religioni e ha accettato altruisticamente un fardello politico che non avrebbe mai desiderato portare e una responsabilità che non aveva mai cercato.”
“Sacrificando la felicità personale al bene pubblico, Benazir divenne l’icona stessa del cambiamento e della speranza per mezzo miliardo di donne mussulmane di tutto il mondo. E in quanto sostenitrice di un Islam moderno, tollerante, pluralistico e democratico con illimitate possibilità per le donne, divenne il peggiore incubo per i sostenitori della Jihad. La cosa più affascinante è l’amore e l’odio che questa donna è riuscita a generare nel mondo, e ciò che alcuni sono stati disposti a fare pur di distruggere lei e ciò che rappresentava. Personalmente e politicamente la sua vita è stata un’insieme di contraddizioni e contrasti, egregiamente descritti nel film. Come per John Kennedy e Anwar Sadat, ci chiederemo per sempre dove sarebbe arrivata se fosse sopravvissuta,” conclude Siegel.

L’avvincente sequenza di apertura del film non lascia alcun dubbio sull’attuale situazione del Pakistan, che resta ancora sotto il controllo della Jihad. Il cinquanta per cento dei pakistani ha meno di 18 anni e il 97% di loro sono mussulmani. Il 60% dei cittadini vive con meno di 2 dollari al giorno, mentre l’apparato militare controlla ogni aspetto della vita politica. Questa nazione dell’Asia meridionale resta una polveriera dotata di un arsenale nucleare di 90 testate armate, e dalla  morte di Benazir Bhutto il paese è sconvolto da una media di tre attentati terroristici a settimana.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

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