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Cinema futuro (1.131): “L’ultimo esorcismo” 02/12/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“L’ultimo esorcismo”

Uscita in Italia: venerdì 3 dicembre 2010
Distribuzione: Eagle Pictures

Titolo originale: “The Last Exorcism”
Genere: horror / thriller
Regia: Daniel Stamm
Sceneggiatura: Huck Botko e Andrew Gurland
Musiche: Nathan Barr
Durata: 87 minuti
Uscita negli Stati Uniti: 27 agosto 2010
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: Patrick Fabian, Ashley Bell, Iris Bahr, Louis Herthum, Tony Bentley, Adam Grimes, Caleb Landry Jones, Justin Shafer, Becky Fly, Logan Craig Reid

La trama in breve…
Il Reverendo Cotton Marcus arriva nella fattoria di Louis Sweetzer, nella Lousiana, pensando di dover compiere il solito “esorcismo” di routine su una fanatica religiosa affetta da disturbi psicologici. Sweetzer, fervente fondamentalista, ha contattato il carismatico predicatore come sua ultima risorsa, perché è convinto che sua figlia – l’adolescente Nell – sia posseduta da un demone che debba essere esorcizzato prima che una situazione già di per sé terrificante si trasformi in una tragedia inimmaginabile.
Cotton è un uomo schiacciato dal peso della sua coscienza, pentito degli anni passati a rubare i soldi alle persone disperate, per questo, assieme al suo team, decide di filmare un documentario-confessione di quello, che sarà il suo ultimo esorcismo. Al loro arrivo, però, la fattoria a conduzione familiare è già immersa nel sangue, e, ben presto, Cotton si rende conto che niente lo avrebbe potuto preparare al male che qui si troverà ad affrontare. Ma è troppo tardi per tornare indietro, e le sue stesse convinzioni vengono scosse profondamente quando si ritrova a dover cercare il modo di salvare  Nell – oltre che se stesso – prima che sia troppo tardi.

LA PRODUZIONE

Che venga praticato da preti Cattolici, da pastori Evangelici o da un carismatico Episcopale, l’antico rito dell’esorcismo è ancora vivo e vegeto nel nuovo millennio, anzi, molti accademici e professionisti affermano che negli ultimi anni la sua pratica è più che mai utilizzata. Secondo un sondaggio effettuato da Gallup, nel 2005, il 42% degli Americani crede nella possessione del Demonio. Lo scorso anno, l’Arcidiocesi di  Chicago ha nominato il suo primo esorcista a tempo pieno nella sua storia, lunga 160 anni; e a partire dal 1995, a New York, un gruppo formato da quattro preti si è occupato di svolgere indagini ufficiali su circa quaranta casi di presunta possessione. Di recente, Padre James LeBar, l’ex-esorcista dell’Arcidiocesi di New York, ha sostenuto che un Cattolico su dieci negli Stati Uniti è stato testimone diretto o ha preso parte a un esorcismo. “Dieci anni fa non avevo neanche un caso”, ha riferito, “mentre ora ne ho trecento”.

Le più alte sfere del Vaticano sono state informate di questa crescente tendenza. In seguito alle crescenti preoccupazioni della Chiesa Cattolica nei confronti dell’aumento dell’interesse mondiale verso il Satanismo e l’occulto, Padre Gabriele Amorth – che da 25 anni è l’esorcista capo del Vaticano – ha annunciato un’iniziativa sostenuta da Papa Benedetto XVI per “combattere il Diavolo faccia a faccia”, addestrando centinaia di preti alle pratiche dell’esorcismo. Attualmente, sono in molti a frequentare l’Università Pontificia Regina Apostolorum, l’Università Cattolica sostenuta dal Vaticano, situata nella periferia di Roma, che offre corsi di esorcismo per preti.

In campo evangelico, famosi pastori come Bob “Il Vero Esorcista” Larson, nel Sud Carolina, e Tom Brown, a El Paso, nel Texas, offrono consulenza e si occupano di effettuare centinaia di esorcismi ogni anno. Michael Cuneo, professore di sociologia presso la Fordham University, ha affermato: “Si stima che esistono almeno cinque o seicento pastori evangelici esorcisti operativi oggigiorno e molto probabilmente il loro numero è anche maggiore”.

Solo nel corso degli ultimi due mesi, i mezzi di comunicazione hanno riferito della morte di un bambino russo di 4 anni, in seguito ad un rito esorcista particolarmente violento, e del preoccupante aumento di esorcismi infantili praticati dagli evangelisti in tutta l’Africa.

Questi esorcismi sono veri? La possessione demoniaca è una realtà? E’ semplicemente il sintomo di un fanatismo religioso oppure è conseguenza di una malattia mentale? Il film L’ULTIMO ESORCISMO esamina queste questioni partendo da un punto di vista scettico, raccontando la storia del Reverendo Cotton Marcus.

Il Reverendo Marcus è un Pastore Evangelico che da oltre 25 anni pratica esorcismi che ha sempre saputo essere dei falsi. A un certo punto, però, decide di ripulirsi la coscienza e permette a una truppe cinematografica di riprendere sotto forma di documentario tutti i trucchi del suo mestiere, seguendolo mentre effettua il suo ultimo esorcismo su Nell, una ragazza che vive in una fattoria della Louisiana…ma è proprio allora che si ritrova faccia a faccia, per la prima volta, con l’incarnazione del male.

“Nel corso di tutto il film il quesito che ci si pone è: si tratta di un elemento sovrannaturale oppure di una malvagità umana? Nell è schizofrenica, oppure è posseduta?” spiega il regista Daniel Stamm: “E’ questa per me la domanda più interessante. E’ un film sulla fede, sul ruolo che la fede ha nelle nostre vite e su cosa può farci: come può aiutarci o anche distruggerci”.

“Il film parla del modo in cui percepiamo il bene e il male”, aggiunge Patrick Fabian, che interpreta il personaggio del Reverendo Cotton. “Parla di quali siano le nostre convinzioni e di come queste possano venirci in aiuto quando ne abbiamo maggiormente bisogno”.

L’idea alla basa de L’ULTIMO ESORCISMO è nata dalla voglia del produttore Eric Newman di fare un film sulla possessione demoniaca che fosse il più possibile realistico. Newman si è perciò rivolto agli sceneggiatori Andrew Gurland e Huck Botko, il cui film precedente, MAIL ORDER WIFE, si avvaleva di un efficacissimo stile finto – documentaristico, che secondo Newman era perfetto per la sua storia. Mentre sviluppavano la sceneggiatura, Gurland e Botko si sono ispirati a un famoso documentario degli anni ’70, intitolato MARJOE. Come spiega Gurland, “MARJOE parla di un prete che acconsente a girare un documentario su di lui; é un film che ti porta dietro le quinte di un esorcismo facendoti vedere come sia tutta una truffa. Lui stesso non ci crede e cerca di smascherare la farsa. Abbiamo pensato che sarebbe stato un ottimo inizio per la nostra storia”.

Sebbene l’obbiettivo principale de L’ULTIMO ESORCISMO sia quello di spaventare a morte il pubblico, Gurland e Botko volevano anche creare  una storia drammatica e avvincente. “Volevamo che il film funzionasse anche come documentario, ancor prima di arrivare alla parte sovrannaturale”, dice Gurland. “Volevamo che apparisse come un buon documentario, su un uomo che pratica dei finti esorcismi – e anche se fosse stato solo questo e non ci fossero stati elementi sovrannaturali, doveva essere comunque un buon film. Perciò, abbiamo deciso di adottare questo approccio: riuscire a fare un buon documentario all’interno del quale, a un certo punto, si verifica una svolta imprevista”.

Secondo gli sceneggiatori, lo stile documentaristico de L’ULTIMO ESORCISMO gli avrebbe permesso anche maggiore libertà. “La verità è più strana della finzione”, spiega Botko. “In questo modo abbiamo la possibilità di fare cose che non sono possibili all’interno di una narrazione regolare – una narrazione composta da una struttura in tre atti e caratterizzata da espedienti e spunti che tutti si aspettano. In un documentario si possono fare cose che nei film normali la gente riterrebbe troppo strane o bizzarre”.

Non appena ha finito di leggere la sceneggiatura definitiva, il produttore Eli Roth  — che è anche un attore e un regista (BASTARDI SENZA GLORIA, HOSTEL) — ha accettato immediatamente di collaborare assieme a Eric Newman. “Era una delle sceneggiature più terrificanti e originali che avessi mai letto”, racconta. “Non riuscivo a smettere di leggerla e ho avuto i brividi di terrore per tutto il tempo.  Mi piaceva l’idea di un film che sfatasse il mito degli esorcismi, dimostrando come sia tutto finto, per poi rivelare, pian piano, l’esistenza di forze che vanno oltre la nostra comprensione, con cui è meglio non scherzare. Mi ha tenuto col fiato sospeso per tutto il tempo”.

Durante le ricerche di un regista adatto per questo tipo di film, Newman e Roth sono venuti a conoscenza del talento in erba Daniel Stamm, il cui film precedente, A NECESSARY DEATH, era proprio caratterizzato da una narrazione in stile documentaristico. “Il film di Daniel era davvero incredibile in termini di realismo e di performance”, afferma Newman. “E’ un tipo di film molto diverso — si tratta più che altro di un esercizio psicologico — ma dimostrava la sua capacità di lavorare con questo stile”.

Sebbene la predisposizione di Stamm per il reame del terrore psicologico fosse evidente, il genere horror era un terreno del tutto nuovo per il regista. “Molte delle scene  horror erano nuove per me” dice Stamm, “perciò è stato molto impegnativo dal punto di vista tecnico. Le scene più emozionanti da girare sono state quelle che hanno al loro centro i personaggi, quelle in cui l’attore recita la scena ma non può essere sicuro del risultato”.

Stamm pensava che la consapevolezza della presenza della macchina da presa all’interno del mondo filmico, segno caratteristico dei documentari, fosse una componente cruciale per il successo del film. Come afferma lui stesso, “Il cameraman esiste realmente nel film, è un personaggio al suo interno, rappresenta il pubblico, è una cosa che amo molto perché obbliga il pubblico ad un’intimità che qualche volta potrebbe risultare imbarazzante. E credo che per un film horror sia una cosa geniale, quando riesci ad avvicinare il pubblico più di quanto questo non vorrebbe”. Aggiunge, “In un film caratterizzato da una narrazione normale non si ricorrerebbe a dei primi piani così estremi come succede nello stile documentaristico, dove si indugia molto di più sui volti dei personaggi; questo, secondo il mio punto di vista, rende tutto molto più intenso”.

Durante i preparativi per le riprese, gli attori Patrick Fabian (“Veronica Mars”, “Big Love”) e Ashley Bell (“United States of Tara”), hanno studiato filmati di veri esorcismi allo scopo di evitare di ricorrere ai soliti cliché della cultura popolare. Spiega Stamm, “Non volevamo imitare film come L’ESORCISTA. Volevamo dare ai fan del genere qualcosa di nuovo e di fresco, evitando di ripetere i soliti vecchi cliché”.

“Volevamo che il nostro esorcismo apparisse in tutta la sua crudezza e in tutto il suo  realismo e volevamo che gli spettatori provassero l’emozione di trovarsi nella stanza assieme a qualcuno che è posseduto”, aggiunge Roth. “Quella che vedrete nel film è Ashley Bell al cento per cento, non abbiamo usato alcun makeup, nessun tipo di CGI o di effetti speciali nelle sue scene. E’ proprio lei che fa tutto quello che vedete: le vene del collo che si gonfiano e le contorsioni all’indietro”.

Riguardo alla questione della possessione demoniaca, Bell prende in considerazione i disturbi psicologici, come possibili spiegazioni per il comportamento di Nell. “Ho studiato il disturbo post traumatico da stress e le diverse manie”, spiega. “Ma continuavo a tornare a guardare quei video di veri esorcismi. Si sentivano cose che assomigliavano a voci di persone e, poi all’improvviso, si sentiva un suono che non era né di donna né di uomo, né umano né animale. Faceva venire i brividi”.

Durante la produzione, Stamm ha tenuto il set blindato per aumentare il senso di intimità tra gli attori. “Non c’era nessuno nella stanza”, ricorda. “C’era un solo monitor sul set. Perciò gli attori sapevano che non avevano cinquanta occhi a fissarli”. Inoltre, il regista ha preteso che agli attori ripetessero le scene più del solito, qualche volta fino allo sfinimento. “Cerco di gettare gli attori nella scena affinché possano inventare cose che a me non verrebbero in mente”, spiega il regista. “Li lascio essere sé stessi e gli permetto di reagire secondo il loro istinto. Giriamo molti ciak, secondo me funziona il fatto di ripetere così tante volte la scena, perché  in questo modo gli attori si stufano e si annoiano. E’ a quel punto che escono fuori le emozioni più grezze, e il risultato è perfetto sullo schermo. Ci vogliono quindici o venti ciak per ottenere tutto ciò”.

“Daniel sa bene fino a che punto poter spingere gli attori e come tirare fuori il meglio da loro”, aggiunge Roth. “E poi possiede un senso dello humour molto dark: sa come tirar fuori dei momenti veramente terrificanti dallo humour, e lo humour dai momenti terrificanti. Possiede un talento incredibile”.

L’improvvisazione era molto incoraggiata sul set, Stamm permetteva agli attori di di seguire i propri impulsi e di sviluppare i propri personaggi in maniera inaspettata. La cosa più importante per me”, spiega il regista, “è che gli attori sviluppino il loro personaggio, è lo stesso stile che ho adottato nel mio ultimo film”.

Secondo il produttore Marc Abraham, la forza di Stamm come regista ha aiutato a mantenere la storia e i personaggi sulla strada giusta anche quando si deviava dalla sceneggiatura. “Il suo punto di vista è molto forte e per questo gli attori si fidano molto di lui”, conclude.

“E’ stato estenuante”, ricorda Fabian. “Dover inventare sempre cose nuove è stato molto difficile e snervante. Ma Daniel è riuscito a tirar fuori i nostri veri istinti senza che ce ne rendessimo neanche conto. Ora capisco quanto avesse ben chiaro in mente il film che stava costruendo, sin dalle prime fasi della produzione”.

“Come attore, avere così tante opportunità di tentare cose diverse è stato un dono”, dice Bell. “E Daniel era sempre molto disponibile con noi, ci chiedeva sempre quale fosse la nostra opinione. Per tutta la vita ci si augura di poter vivere un’esperienza di questo tipo”.

“Sia Patrick Fabian che Ashley Bell sono incredibilmente tolleranti. Risultano immediatamente simpatici”, ammette Roth. “Patrick è così divertente, per questo Cotton risulta immediatamente simpatico, anche se è un truffatore. Ashley all’inizio appare come un coniglietto spaventato. Perciò quando poi si trasforma, l’effetto è ancor più scioccante: stenti a credere che sia sempre lei.  E’ un’attrice spettacolare, capace — sia emotivamente che fisicamente — di affascinarti un momento e di terrorizzarti il momento dopo”.

L’ULTIMO ESORCISMO è stato girato in vere location della Louisiana rurale, in una vera fattoria circondata da alligatori, serpenti e parassiti. La stessa storia della casa in cui è ambientato il film permetteva un livello di verosimiglianza che altrimenti sarebbe stato difficile da ottenere. Da questo punto di vista, lo scenografo Andrew Bofinger si è ritrovato con gran parte del lavoro già fatto. “La casa era di per sé già spaventosa”, spiega. “Era già arredata con armadi vecchi di cento anni  e con mobili antichi, dai quali potevamo attingere”.

Al fine di aumentare l’intensità dell’orrore che ha luogo nelle stanze al piano di sopra, Stamm e Bofinger hanno scelto uno sfondo di colori tendenti all’arancio, mentre per le stanze del piano inferiore sono stati utilizzati dei toni più freddi. “Volevamo un forte contrasto di colori tra i due piani”, spiega.

Attraverso l’uso del design e della decorazione dei set, Bofinger ha anche cercato di comunicare informazioni aggiuntive sui personaggi, che nella sceneggiatura non era facile riuscire a cogliere. “Riguardo a Nell, volevamo indicare il suo senso di isolamento  dalla comunità”, racconta.  “Ha sedici anni e sono passati sei anni da quando sua madre è morta, perciò abbiamo cercato di fare in modo che la sua stanza sembrasse quella di una ragazzina di dieci anni che non è mai cresciuta”. Sebbene il Reverendo Cotton venga descritto come un truffatore\showman, Bofinger ha fatto ricorso ad un approccio diverso quando è arrivato il momento di creare il suo ufficio. Come spiega lui stesso, “Volevo dare l’impressione che fosse il suo santuario, il luogo dei suoi sogni d’infanzia”.

Per Stamm, lavorare assieme al direttore della fotografia, Zoltan Honti, e al montatore, Shilpa Khanna, è stato un qualcosa di assolutamente naturale. “Zoltan, Shilpa ed io lavoriamo assieme sin dai nostri primi film studenteschi, dei tempi in cui frequentavamo l’AFI”, afferma. “Abbiamo lavorato assieme per tre anni sul nostro film precedente. Conosciamo l’uno i gusti dell’altro. Ci sono molte cose di cui non abbiamo neanche bisogno di discutere”.

Stamm aggiunge, “In un documentario si costruisce la storia attraverso il montaggio, e volevamo imitare il più possibile questo stile in modo che il film apparisse privo di sceneggiatura. Volevamo che si avesse l’impressione che le immagini fossero state selezionate tra centinaia di ore di filmati, il che, poi, è del tutto vero”.

“Sono rimasto scioccato dal modo in cui Daniel è riuscito a mettere assieme il film”, ammette Bell, “sia per il modo in cui ha costruito il film che per la maestria con cui ha manipolato le aspettative del pubblico”.

“A livello microscopico, il contenuto del film è cambiato costantemente”, racconta Newman. “Ma a livello macroscopico non è cambiato poi molto dall’idea originale. E’ ancora come è stato concepito in origine, il che prova l’abilità di Daniel Stamm. Gli attori e il regista hanno portato il film ad un livello che noi potevamo solo sperare ma che non avremmo mai potuto immaginare”.

Il trailer italiano:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

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