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Edicola – “Wired” #22, dicembre 2010: “Quel che è mio è tuo” 03/12/2010

Posted by Antonio Genna in Scienza e tecnologia, Wired.
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E’ in vendita in edicola da oggi il numero 22 – Dicembre 2010 dell’edizione italiana del mensile “Wired”, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast e disponibile in tutte le edicole al prezzo di 4 €.
Vi presento di seguito la copertina e l’editoriale del direttore Riccardo Luna.

Ecco l’editoriale del direttore Riccardo Luna.

«E se non accettassi?». «Cancelliamo il futuro». Il mio interlocutore bluffava, ma quella frase mi fece lo stesso effetto: cancellare il futuro era una cosa che mi dava i brividi solo a pensarci, e quindi… avrei accettato. C’era da fare una mostra, una mostra importante perché inserita all’interno delle celebrazioni dei nostri 150 anni. E ancora più importante perché dopo tanto passato qui si sarebbe dovuto dire dove andiamo e perché: quale futuro abbiamo. «Come la vedi, che ci metteresti dentro?», mi ha chiesto il tipo del bluff provando a indagare. Ho risposto di getto: «Qui si rifà l’Italia».

«In che senso?». «Nel senso che saremo alle Officine Grandi Riparazioni no? Dove si aggiustavano i treni. E il treno di questo paese deve essere riparato e ripartire. Da qui». «Sì, ma come?» ha insistito malcelando la diffidenza. «Penso a un luogo dove si possano mettere in Rete le idee e i progetti italiani che ci cambieranno la vita. Ma soprattutto gli scienziati, i ricercatori, gli inventori». «E ce ne sono abbastanza?». Ce ne sono tantissimi,i problemi sono altri. Il primo è che io non ho mai fatto una mostra e se c’è una cosa che si impara con gli anni è il senso dei propri limiti. Il secondo è il tempo: pochissimo, anzi, meno.

Stazione Futuro,si chiamerà così, inaugura fra poco più di cento giorni a Torino, e starà aperta per otto mesi… Una follia? Sì, ma su questa follia intanto si è formata una squadra di architetti, allestitori, designer, giornalisti: ogni tanto, quando ci sembra una cosa più grande di noi (e lo è), ci diciamo: se non l’avessimo fatta avremmo cancellato il futuro e quindi… E quindi andiamo avanti bussando alle porte di istituti di ricerca pubblici e privati, di aziende grandi e piccole. Qualche progetto ce lo dimenticheremo, è inevitabile. Ma lo aggiungeremo via via, come in un cantiere.
Non so che mostra sarà. So però quanta energia mi restituisce ogni incontro che faccio. Un ricercatore mi ha detto: «È la prima volta che qualcuno mi dice che il mio lavoro è importante per il futuro dell’Italia». Lo è, lo sarà. Il futuro è tornato.

Infine, un’anticipazione del servizio di copertina.

Pop Economy, la nuova economia è partecipativa

Filesharing, carsharing, swapping. Grazie alla Rete sta scomparendo la mania per il possesso degli anni ’80 a favore della condivisione. Lo scrive l’economista Loretta Napoleoni sul prossimo numero di Wired

di Alessio Lana

L’ individualismo professato da Milton Friedman è ormai alla fine. All’astuto finanziere solitario di Oliver Stone si sostituisce lo psicodramma collettivo dei minatori cileni. Siamo ad una svolta in cui il gruppo prevale sui singoli, grazie soprattutto alla Rete. A sostenerlo è l’economista Loretta Napoleoni nell’articolo “L’economia del mutuo soccorso”, la storia di copertina di Wired Italia di dicembre.

Come nello shopping sta prendendo piede lo swapping (una sorta di baratto su Internet), così nell’attuale panorama sociale crescono sempre più comunità virtuali come eBay o Swaptree, in cui la gente scambia e vende di tutto. Fenomeni che l’individualismo degli anni ’80 non avrebbe neanche saputo spiegare.

Se swap è una parola chiave, share è sua sorella. Bike, car, house, file, tante le parole che si sono avvicinate al verbo share, condividere. Un accostamento frutto della rivoluzione dal basso nata dai millennium, i “figli dei super-egoisti baby boomers”, scrive l’economista, una generazione nata a cavallo tra gli anni Settanta-Ottanta che “all’indomani della crisi del credito ha voltato le spalle all’individualismo neo-liberista”.

Giovani che stanno coi genitori, non lavorano e vivono intaccando i risparmi della famiglia, i millennium non hanno le caratteristiche dell’ homo oeconomicus classico perché sono nati in un’economia imprevedibile per le teorie classiche. Per questo “ gli manca l’egoismo, il bisogno di possesso e l’individualismo dei genitori”.

La Rete occupa un posto centrale in questa nuova economia, figlia di uno strano mix tra gli ideali degli hippy americani e le nuove tecnologie. Il web 2.0 è l’unico posto in cui gli utenti possono riunirsi e scambiarsi oggetti e opinioni smettendo di essere quei soggetti passivi che sono i meri consumatori.

Certo, ammette Napoleoni, è presto per cantare e vittoria e tutto potrebbe andare in fumo come la fallita rivoluzione degli hippy. Però ci sono anche dei fatti: Tripadvisor è una delle guide di viaggio più consultate, Netflix ha spinto al tracollo Blockbuster nella distribuzione di film a noleggio, Couchsurfing è per molti l’unico modo per viaggiare.

L’economia partecipativa dopotutto è a scopo di lucro. Netflix lo scorso anno ha fatturato 116 milioni di dollari di profitti, il carsharing permette di abbattere i costi per assicurazione e manutenzione dell’auto, prestare parte dell’orto al vicino col pollice verde ma senza giardino abbellisce la casa e fa risparmiare sul giardiniere.

“Le oligarchie industriali vorrebbero farci credere che questo comportamento distruggerebbe l’intero sistema economico. Ma non è così!” sottolinea con forza l’economista. È ora di iniziare ad allocare le risorse in modo più efficiente evitando quindi i monopoli del passato. Lasciare Microsoft per Linux, farsi prestare un iPad solo per i giorni in cui lo si utilizza, scambiarsi i vestiti per bambini: il servizio è uguale ma si evita di creare un’insostenibile accumulazione di capitale.

Insomma, Loretta Napoleoni non ha dubbi, se fosse stato vivo, oggi Karl Marx avrebbe scritto il Manifesto del Partito Partecipativo.

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