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Cinema futuro (1.139): “American Life” 12/12/2010

Posted by Antonio Genna in Cinema e TV, Cinema futuro, Video e trailer.
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Cinema futuro - Il cinema del prossimo week-end“American Life”

Uscita in Italia: venerdì 17 dicembre 2010
Distribuzione: BIM

Titolo originale: “Away We Go”
Genere: commedia / drammatico / romantico
Regia: Sam Mendes
Sceneggiatura: Dave Eggers, Vendela Vida
Musiche: Alexi Murdoch
Durata: 95 minuti
Uscita negli Stati Uniti: 26 giugno 2009
Sito web ufficiale (USA): cliccate qui
Sito web ufficiale (Italia): cliccate qui
Cast: John Krasinski, Maya Rudolph, Carmen Ejogo, Catherine O’Hara, Jeff Daniels, Allison Janney, Jim Gaffigan, Maggie Gyllenhaal, Josh Hamilton, Chris Messina, Melanie Lynskey, Paul Schneider, Samantha Pryor

La trama in breve…
American Life
è una commedia che racconta le vicissitudini comiche e affettive di una coppia in viaggio attraverso l’America di oggi. Diretto dal premio Oscar Sam Mendes, il film è tratto da una sceneggiatura originale di Dave Eggers e Vendela Vida. Le musiche sono del cantautore Alexi Murdoch.
Burt (John Krasinski) e Verona (Maya Rudolph) sono una coppia di vecchia data, sulla trentina, e aspettano un bambino. La gravidanza è arrivata al sesto mese e procede bene, finché la coppia non riceve una notizia improvvisa e sconvolgente: gli eccentrici genitori di Burt, Jerry e Gloria (Jeff Daniels e Catherine O’Hara), annunciano all’improvviso che lasceranno il Colorado per trasferirsi altrove. A questo punto, viene a cadere l’unica ragione per cui la giovane coppia aveva deciso di stabilirsi lì.
Burt e Verona si trovano di fronte a un interrogativo: dove e vicino a chi dovranno stabilire la loro casa per crescere il bambino in arrivo? Partono così per un viaggio ambizioso, che li porterà a far visita ad amici e familiari, in città diverse, per valutare le possibili opzioni. La prima tappa dell’itinerario è Phoenix, dove i due trascorrono una giornata al cinodromo con l’incontenibile ed eccessiva ex-collega di Verona, Lily (Allison Janney), e i membri della sua famiglia, tra cui il marito Lowell (Jim Gaffigan). Poi è la volta di Tucson, dove fanno visita a Grace (Carmen Ejogo), la bella sorella di Verona.
Una conversazione molto intima con Grace, che è la sua unica parente in vita, aiuta Verona a vedere le cose sotto una nuova luce, che le tornerà utile nel Winsconsin, dove lei e Burt sono stati invitati a casa della “cuginetta” di Burt, che ora si fa chiamare LN (Maggie Gyllenhaal), e del suo compagno Roderick (Josh Hamilton). Dopo aver preso atto di come LN e Roderick intendono l’educazione dei figli e la gestione della casa, Burt e Verona scappano a Montreal, dove ricevono un’accoglienza più calorosa dai loro ex-compagni di college Tom (Chris Messina) e Munch (Melanie Lynskey).
Anche se la casa è piena di bambini, comodità e allegria, dopo una serata a quattro, Burt e Verona si rendono conto di quanto sia difficile tenere in piedi un rapporto d’amore e una famiglia. Quando un’improvvisa emergenza li costringe a fare una tappa imprevista a Miami dal fratello di Burt, Courtney (Paul Schneider), i due ragazzi capiscono che la scelta del posto dove metter su casa dovrà dipendere solo da loro.

Note di produzione

Al via

American Life è il primo film tratto da una sceneggiatura originale che Sam Mendes dirige dopo American Beauty. “Sentivo l’esigenza di girare un film lasciandomi guidare dallo sceneggiatore. Il copione di Dave Eggers e Vendela Vida era fantastico, e aveva il pregio di conservare una sua leggerezza pur affrontando temi seri e delicati. Leggendolo, ho anche riso parecchio.”

Per la prima volta Mendes ha iniziato un film mentre era ancora impegnato nella post-produzione di un altro. “Non mi era mai successo. E’ stato anche un modo per smaltire un po’ della tensione e della fatica per le riprese e il montaggio di Revolutionary Road”, osserva il regista. “American Life gli somiglia, in fondo, perché anche qui c’è una coppia che vuole fuggire e ritrovarsi, solo che questa volta ci riesce.”

“Nella loro sceneggiatura, Dave and Vendela hanno raccontato che cosa succede a una coppia che sta per entrare in una nuova fase della sua vita, con tutte le speranze le paure e l’eccitazione dell’arrivo di un figlio. Come genitore, mi ci sono riconosciuto.”

Dice il produttore premio Oscar Edward Saxon. “Quando due scrittori del calibro di Dave e Vendela ti mandano una loro sceneggiatura originale, puoi ritenerti fortunato! Il copione mi ha subito conquistato per la sua ironia, l’importanza dei temi e la grande vitalità dei suoi personaggi.”

La casa di produzione indipendente Big Beach, dei produttori Peter Saraf e Marc Turtletaub, ha affiancato Saxon. “Avevo già lavorato con Ed a diversi progetti”, spiega Saraf, “e sapevo che ha un gusto e una capacità di giudizio straordinari.”

“Quando ci ha portato la sceneggiatura di Dave e Vendela”, prosegue Saraf, “abbiamo capito immediatamente che sarebbe stata l’occasione ideale per tornare a lavorare insieme. E’ una sceneggiatura unica, che ha il raro pregio di essere divertente e al tempo stesso emotivamente coinvolgente. Cosa chiedere di più?”

Naturalmente, Saxon ha scoperto che gli attori facevano la fila “per avere l’opportunità di lavorare con Sam Mendes e su una fantastica sceneggiatura di Dave Eggers e Vendela Vida.”

E aggiunge: “Burt e Verona si pongono le domande che tutti noi ci facciamo prima o poi nella vita. ‘Come e quando metteremo radici?’, oppure ‘Che cosa significa mettere su famiglia al giorno d’oggi?’ Così, abbiamo avuto solo l’imbarazzo della scelta, quando si è trattato di trovare gli interpreti. Perfino gli attori che di solito non accettano di interpretare ruoli secondari, questa volta erano disposti a girare anche   solo qualche scena, pur di partecipare al progetto.”

“Quando abbiamo incontrato Maya Rudolph”, racconta Saxon, “siamo rimasti colpiti dalla sua umanità e profondità. Conoscevamo già la sua ironia e il suo talento camaleontico, per averla vista nel Saturday Night Live. In pratica, Verona era lei.”

L’attrice conferma: “Questo personaggio mi somiglia talmente che sembrava scritto per me. Non vedo mai donne come Verona nei film o nelle sceneggiature. Adoro quello che hanno scritto David e Vendela, adoro i personaggi di Verona e Burt. Di sicuro, quello che succede a lei è successo anche a me, in larga parte, quando ero incinta. Forse la cosa più bella è che lei è di razza mista e quindi fisicamente diversa dal suo compagno, eppure questo non è mai un problema fra loro, nel film. Una cosa in cui mi sono riconosciuta.”

“John Krasinksi aveva un piccolo ruolo nel film di Mendes Jarhead e da allora ha acquistato una certa popolarità grazie alla serie tv The Office”, spiega Saxon parlando del protagonista maschile. “Quindi Sam conosceva il suo talento. Spero di lavorare di nuovo con lui quando sarà diventato un divo del cinema!”

“Questo progetto è un concentrato di forze creative”, ha dichiarato Krasinski. “Una sceneggiatura fantastica, un regista del calibro di Sam e un direttore della fotografia di talento come Ellen Kuras. Avevo sentito parlare della sceneggiatura di Dave e Vendela ancora prima che Sam fosse coinvolto. Era un progetto così interessante sulla carta, che non vedevo l’ora di godermi il film al cinema. Poi un giorno mi chiama Sam e mi dice: ‘Per il protagonista ho in mente solo te’. E’ stata una cosa incredibile!”

“La sceneggiatura era estremamente divertente, ma il tema che mi ha preso di più è stato quello del bisogno di appartenenza, di trovare il proprio posto nel mondo. Qualunque cosa tu faccia nella vita, sogni sempre quel posto, e Burt e Verona partono per andare a cercarlo. Un atto di coraggio. Dal dialogo capisci che sono due persone che stanno così bene insieme che ognuno può essere veramente se stesso. Quello che tutti vorremmo da un rapporto d’amore.”

“L’intesa tra John e Maya è il punto di forza del film” aggiunge Mendes. “Sono entrambi molto creativi. Lo spirito del film era nelle loro mani, e non mi hanno deluso. Sono due attori che vogliono crescere.”

Per girare American Life il regista ha voluto circondarsi di nuovi collaboratori. Spiega Mendes: “Le persone con cui ho lavorato ai miei altri film sono tutte straordinarie, ma volevo mettermi alla prova con una nuova troupe. Sentivo il bisogno di un cambio di prospettiva, e di scrollarmi di dosso qualche vecchia abitudine. Cambiare ritmo e velocità mi avrebbe aiutato a trovare quella freschezza e leggerezza che cercavo per questo film.”

Da parte loro, i membri della troupe erano pronti ad accettare la sfida di un film girato in tre stati americani, con due sole sequenze in un teatro di posa. Alla fine, però, per gli esterni sono state scelte colline, vallate e città per lo più del Connecticut.

“Ero entusiasta di lavorare con Sam”, ricorda Jess Gonchor. “Ho letto la sceneggiatura e sono entrato nel suo ufficio pensando: ‘Dovremo andare in tutti quei posti…’ E poi ho scoperto che avremmo girato quasi tutto il film nel Connecticut! E’ stato il progetto più impegnativo che mi sia mai capitato, per la varietà degli ambienti e degli stili da ricreare.”

“Il Connecticut è uno stato versatile, che offre scenari molto diversi – dagli spazi urbani di Stamford, New Haven e Bridgeport alle zone rurali intorno alla contea di Litchfield”, spiega l’ispettore di produzione Tyson Bidner. “Abbiamo trovato esterni adatti per Denver, Phoenix, Montreal, parti del Wisconsin e perfino un po’ di Miami.”

“E’ quasi come se la storia si sviluppasse in una serie di cartoline”, dice il direttore della fotografia, Ellen Kuras. “I personaggi sono dentro la cartolina, e gli sfondi cambiano via via che Burt e Verona procedono nel viaggio che hanno intrapreso per capire dove vogliono mettere su casa e chi vogliono essere. Questa è una commedia, certo, ma che parla della condizione umana.”

Paul Schneider, che interpreta il fratello di Burt, Courtney Farlander, osserva che la sceneggiatura gli ha fatto venire in mente Canto di Natale di Dickens, “quando Marley e i fantasmi accompagnano Scrooge a vedere cosa succede nelle case degli altri. In American Life, Burt e Verona si confrontano con diverse mutazioni dei rapporti affettivi.”

“Parlando della comicità del film”, ricorda Gonchor, “Sam mi ha detto che voleva che non fosse mai eccessiva, troppo scoperta.”

La Kuras e Bidner hanno lavorato a stretto contatto con Mendes. “All’inizio, Sam ed io abbiamo parlato di come impostare la parte visuale del film”, racconta la Kuras. “Io e Jess abbiamo proposto qualche idea per creare le diverse ambientazioni. In particolare, ho usato ottiche speciali per rendere l’effetto piatto della cartolina. Appiattire l’immagine mi consentiva di fondere  meglio i personaggi e lo sfondo.”

Dal canto suo, Gonchor ha creato “cinque diverse tavolozze di colori, una per ogni stato in cui si svolge la storia. Le ho appese a una parete, una vicina all’altra, e ho lavorato su quelle.”

“Il Colorado è desolato, l’Arizona assolato, il Wisconsin impersonale, Montreal  case in mattoni e università, e Miami pastello. Dal momento in cui Sam ha accettato queste chiavi di lettura, ogni singolo elemento di un ambiente è stato scelto in base alla sua tavolozza di riferimento, in modo tale che non ci fossero sconfinamenti. Lavorare con lui è stato un piacere. A volte mi presentavo con un’idea un po’ folle, e lui mi diceva ‘Vai avanti!’”

Anche per Ellen Kuras è stata la prima collaborazione con Mendes. “Essendo arrivata dopo Roger Deakins e il compianto Conrad Hall”, spiega la direttrice della fotografia, “mi sento onorata che Sam mi abbia dato fiducia. Lavorare con lui mi ha reso più creativa, mi ha messo in grado di osare di più. Quello fra il direttore della fotografia e il regista è un rapporto basato sulla fiducia e sulla sicurezza, sull’esplorazione. A Sam piace provare sul set con gli attori la mattina in cui si deve girare una particolare scena. Mi invitava a seguire le prove, così potevo farmi un’idea delle luci e lavorare con la mia squadra, mentre lui lavorava con gli attori per ottenere il risultato che voleva.”

“Arrivavo sul set senza troppe idee prestabilite”, spiega il regista. “Volevo che fossero l’atmosfera, le condizioni climatiche e le caratteristiche della location a determinare l’andamento della scena. Quindi, cercavo di non dare troppe indicazioni preliminari.”

“Il direttore della fotografia è il fulcro della troupe”, prosegue Mendes, “e la sua personalità determina in larga parte l’atmosfera sul set.  Ellen è una persona molto estroversa, gentile e alla mano, e questo ha contribuito a creare un clima rilassato e a far emergere il lato comico nelle scene.”

Il regista elogia anche il costumista John Dunn. “Per un costumista, è più impegnativo un film ambientato ai giorni nostri. Devi riuscire a dare originalità ai personaggi, senza mai renderli leziosi o troppo alla moda. John è stato eccezionale, in questo.”

Dunn si è trovato bene con Mendes perché hanno entrambi un’esperienza di teatro alle spalle. “Sono riuscito a stabilire un dialogo con lui come raramente mi capita con i registi di cinema”, spiega il costumista. “Abbiamo studiato insieme il copione, per trovare il modo migliore di caratterizzare i personaggi di Burt e Verona, e al tempo stesso differenziare lo stile delle varie persone che incontrano. Loro due sono sempre un po’ sfasati rispetto al nuovo ambiente in cui entrano. Non sono ancora diventati le persone che sono in realtà. Non hanno ancora una loro fisionomia precisa.”

“Per rendere la disinvoltura e la naturalezza del personaggio di Burt, abbiamo creato un look fatto di stili diversi che sembrano mescolati a casaccio – e per questo irritano un po’ Verona – ma che in realtà riflettono la confusione della loro vita. John è un ragazzo molto atletico e attraente nella vita reale, quindi ho dovuto un po’ ridimensionarlo… In American Life, l’abbigliamento segnala quanto una persona vuole rivelare o a nascondere quello che realmente è.”

Carmen Ejogo, che interpreta la sorella di Verona, racconta che gli attori hanno “trascorso settimane a prepararsi per il film, seduti con il regista e gli sceneggiatori a parlare dei personaggi. Sam trova sempre il tempo per farti provare una scena, una cosa che succede raramente nel cinema.”

“Lo faceva anche in American Beauty”, rivela Allison Janney (Lily), l’unica attrice del cast che figurava anche nel film premio Oscar. “Sa parlare agli attori. In prova, riesce a indicarci sfumature che arricchiscono le scene e i personaggi.”

“E’ un vero lusso per un attore non protagonista”, afferma Melanie Lynskey, che interpreta la vecchia amica della coppia, Munch. “Di solito nessuno pensa a noi! Ma Sam è molto paziente quando affronta una scena.”

Spiega Mendes: “Ho sempre provato con gli attori. Fa una differenza enorme in film come questo, dove alcuni attori avevano solo pochi giorni di riprese. Devono dare un’impressione immediata del personaggio e raccontarlo prima che la storia proceda, lasciandoselo alle spalle. E’ molto importante partire convinti, per dare l’idea di un rapporto che già esiste.”

“Le prove di Sam aiutano gli attori a capire qual è il senso di una scena”, osserva Krasinski, che prima di interpretare American Life ha scritto e diretto un suo film (Brief Interviews with Hideous Men). “Ti prepara a entrare nella scena. Se sei uno che parte in quarta, lui non ti ferma, anzi. Ti dà la spinta giusta per non farti fermare. Se non sai come risolvere una scena che non va, lui troverà la soluzione che funziona meglio e migliora anche il resto del film. Così, quando arriva il momento delle riprese, praticamente siamo tutti in sintonia.”

“Quando cominciamo a girare, mi capita spesso di dare qualche spunto per fare improvvisare un po’ gli attori”, spiega il regista. Così, quando riprendiamo in mano la pagina del copione, la recitazione diventa molto più naturale. Non volevo cambiare troppo i dialoghi, perché sono fantastici. Nel film finito ci sono solo tre o quattro scene che sono improvvisate – oltre a qualche sorpresa e ad alcuni fortunati incidenti. John e Maya erano talmente affiatati che potevo dire, all’uno o all’altro: ‘Avete presente quella cosa che avete fatto ieri in prova? Rifatela davanti alla macchina da presa.’”

Saxon riconosce a Mendes il merito di aver sempre cercato “il modo migliore per raccontare una storia. E’ un processo complicato, dirigere un film, ma Sam ha una capacità straordinaria di dare un indirizzo alla storia e ai personaggi: la sua è una bussola infallibile, che ci ha sempre tenuto sulla rotta giusta.”

Diversamente dal solito, la musica per il film è stata decisa in anticipo. “Fin dall’inizio avevo deciso di affidare le musiche del film a un cantautore”, racconta Mendes. “Prima di iniziare le riprese ho scoperto Alexi Murdoch e sapevo che avrei usato diversi pezzi del suo album. Ma alla fine ha contribuito alla realizzazione di tutta la colonna sonora, scrivendo anche alcune nuove canzoni per il film.”

Mendes e Murdoch si sono ispirati a film come Harold e Maude e Magnolia, che hanno avuto colonne sonore composte da cantautori. In fase di montaggio, il regista ha scoperto che “le scene venivano montate un po’ diversamente dal previsto, per seguire la musica. La musica ha dato un nuovo ritmo al film.”

Dopo il periodo di prove con gli attori, le riprese sono iniziate a Wilton, nel Connecticut. A Wilton sono stati ricreati i  sobborghi di Denver, dove Burt e Verona abitano all’inizio della storia.

“Non conosco nessuna attrice che avrebbe potuto interpretare Verona meglio di Maya”, dichiara Krasinski. “Dimostra di avere una comprensione del mondo e un senso dell’umorismo straordinari. Quando hai un talento come il suo, ti viene tutto facile. E’ assolutamente autentica, ma senza forzature. Si diverte quando lavora – e questo vale anche per chiunque lavori con lei.”

“Avevo già incontrato John prima di fare questo film”, racconta la Rudolph, “ma non lo conoscevo veramente. Comunque, quando abbiamo cominciato a lavorare a American Life, abbiamo capito subito che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Avrebbe potuto far parte del mondo del Saturday Night Live dove ho lavorato per sette anni e mezzo. Mi faceva sempre ridere. Sam Mendes ci ha lasciato liberi di scoprire gradualmente chi fosse questa coppia.”

Anche e i personaggi di Burt e Verona sono estremamente affiatati insieme, quindi era fondamentale che tra i loro interpreti ci fosse un’intesa altrettanto forte. Ma ognuno dei personaggi ha anche i suoi punti di forza e le sue debolezze, che sono messi in luce dalla sceneggiatura.

“Secondo me Burt è un sognatore”,  sostiene Krasinski. “E’ un ingenuo, ma quando vuole sa essere lucidissimo. E’ uno di quei tipi che sanno centomila piccole cose, ma neanche una veramente importante. Burt non si fa troppe domande, prende la vita come viene. In generale, è una fortuna, ma ogni tanto Verona deve richiamarlo all’ordine.

“Avere un bambino è una cosa che ti cambia la vita. Non puoi più vivere da incosciente, devi dimostrarti responsabile, forte. All’inizio del film, Burt e Verona sono elettrizzati  – e terrorizzati, anche.”

La responsabile del trucco, Michele Paris, che aveva già lavorato con Mendes in Revolutionary Road, ha collaborato con le squadre dei costumisti e degli effetti visivi a realizzare stomaci e pance in latex per rendere in modo credibile lo stato avanzato di gravidanza di Verona.

“Stavo benissimo”, scherza la Rudolph, “rispetto a come ero ridotta quando ero incinta veramente, col naso che mi cresceva in larghezza…”

“Il mondo di Verona è quello che vive con Burt”, spiega la Rudolph. “Quando li incontriamo lavorano tutti e due da casa, e il loro lavoro è sparso un po’ dappertutto – soprattutto i progetti di Burt. Ma ora che in questo loro piccolo mondo privato, che condividono fin dai tempi dal college, sta per arrivare un bambino, devono cercarsi un nuovo nido e soprattutto decidere dove.”

“Ovunque vadano, si sostengono a vicenda. Io credo che lei lo faccia sentire vivo come forse lui non si sentirebbe mai, da solo. E viceversa. D’altronde, anche se lei è la forza propulsiva nel rapporto, senza di lui non sarebbe la stessa.  E durante il loro viaggio insieme cominciano a intravedere alcune possibilità di come potrebbe essere la loro vita.”

Krasinski e la Rudolph si sono trovati a recitare accanto a coppie diverse di attori. “Praticamente è stato come recitare con un nuovo cast ogni settimana, che arrivava sul set per qualche giorno e poi ripartiva. Alla fine, credo di aver rubato qualcosa da ognuno, nel film. Ho preso lezioni di  recitazione gratis!”

Girare accanto a Jeff Daniels e Catherine O’Hara – i genitori di Burt Jerry e Gloria – si è rivelato un piacere: gli scherzi e le battute della O’Hara hanno tenuto tutti allegri e rilassati sul set.

In effetti, “se osi guardarla negli occhi durante una scena… hai chiuso”, racconta Daniels. “Devi trattenerti per non scoppiare a ridere!”

Mendes conferma: “E’ quasi impossibile finire una scena restando seri! Catherine è veramente una delle persone più spiritose che abbia mai conosciuto. Ci faceva  crepare dal ridere.”

Avendo già lavorato con la O’Hara, Daniels sapeva già cosa aspettarsi da lei, dietro e davanti alla macchina da presa. Ma era la prima volta che lavorava con Krasinski, e Mendes sapeva che la prima sequenza era fondamentale per definire il personaggio di Burt, perché un figlio è molto spesso il riflesso del padre.

“Volevamo mostrare la paura che a volte i giovani hanno di diventare come uno dei loro genitori”, aggiunge Dunn.

“Sam voleva assicurarsi che John e io fossimo riconoscibili come padre e figlio, anche nello stile”, spiega Jeff Daniels, “al punto che ha voluto che portassimo occhiali simili. Ci siamo fatti crescere tutt’e due la barba, e abbiamo cercato di copiarci a vicenda – nel modo di sederci, di strofinarci gli occhi, di parlare con un ritmo e un cadenza simili.”

“Mi piaceva l’idea di farli apparire molto simili” confessa Mendes, “senza sottolineare la cosa, lasciando che il lato umoristico emergesse dalla situazione.”

“Nelle nostre scene insieme”, osserva Daniels, “eravamo quattro attori che adorano interpretare ruoli comici – i più difficili. E’ stato fantastico farci da spalla a vicenda. I dialoghi erano molto divertenti sulla carta, ma qui non si trattava solo di dire qualche battuta. C’era di più.”

Le scene con la sorella di Verona, Grace,  sono state  girate al J.W. Marriott Star Pass Resort & Spa di Tucson, in Arizona, che aveva già avviato quello che la produttrice esecutiva (e responsabile del progetto verde) definisce “un programma aggressivo di riciclaggio”. Per fortuna anche la troupe ha potuto alloggiare lì, riducendo i costi della benzina per gli spostamenti.

In American Life, la sorella di Verona lavora in un resort elegante. “Grace è  un po’ la versione di lusso di Verona”, scherza la Ejogo, che interpreta Grace. “Sembra avere tutto sotto controllo e una vita molto organizzata, con un lavoro ben pagato e in un ambiente di alto livello. I loro genitori sono morti, quindi le due sorelle sono molto legate. C’è una grande intimità e confidenza tra loro.”

“Ho cercato di rispettare la qualità della scrittura di Dave e Vendela. Ci sono molti capitoli nella storia, e nessuno risulta mai stereotipato. Tutti gli attori si sono affidati a Sam, che riesce sempre a trovare la chiave giusta per rendere più dinamiche le scene.”

Per Dunn e Mendes, Grace doveva rappresentare “la vita di Verona come avrebbe potuto essere. Ma volevamo anche che si capisse che Grace è un po’ invidiosa della vita della sorella”, spiega il costumista, “e forse per questo imita il suo stile di abbigliamento casual.”

In Arizona si è girato anche al cinodromo di Phoenix, dove tiene banco Allison Janney , nel ruolo di Lily.

“Sono stata molto grata a Sam e alla direttrice del casting Debra Zane per avermi scelto per American Beauty anni fa. Ma da allora sono passati troppi anni, e io adoro Sam! Devo convincerlo a prendermi nella sua compagnia stabile di attori…”

“Credo che l’incontro con Lily faccia capire a Verona che le persone cambiano quando hanno dei figli – o forse diventano solo quello che sono veramente” osserva la Janney. “Io non credo di avere ma interpretato un personaggio come quello di Lily. Che tipo! Un po’ eccessiva, non ha il senso del limite…”

Dunn apprezza il modo in cui Allison indossa gli abiti. “Vuole essere sempre diversa ogni volta che interpreta un nuovo personaggio, e in questo film ha un look da impiegata un po’ sciatta che probabilmente non le era mai capitato prima.”

“Con l’abbigliamento che mi hanno assegnato”, osserva Jim Gaffigan, che interpreta Lowell, il marito di Lily, “sono entrato subito nella parte, ho cominciato anche a comportarmi in modo diverso. Di solito, io non indosso gioielli…”

“Lowell è un tipo che manifesta una certa dose di sano distacco. Lui e Lily sono un disastro come genitori. Rappresentano bene il conflitto natura/cultura…”
Le scene dell’università ambientate a Madison, nel Wisconsin, sono state girate nello sterminato campus della Taft School di Watertown, nel Connecticut. E’ lì che Burt e Verona incontrano l’amica d’infanzia e “cugina” di Burt, LN (un tempo più semplicemente Ellen). LN è interpretata da Maggie Gyllenhaal, un’attrice con cui Mendes voleva lavorare da tempo.

Per la Gyllenhaal la lunga attesa è stata ripagata. “Sul set, Sam è molto collaborativo. Se proponevo un’idea, mi stava a sentire. Anche quando alla fine non era d’accordo, mi faceva sentire ascoltata.”

“Ho trovato la sceneggiatura spassosa e commovente insieme. Burt e Verona sono due persone che cercano un posto decente in cui stabilirsi prima di diventare genitori.”

“Ho avuto un bambino da poco, nel 2006”, ricorda l’attrice, “quindi conosco bene le ansie di un genitore – sia quelle di Burt e Verona, che quelle di LN. Se non fossi stata madre, non so se avrei saputo interpretare alcune di quelle scene, per esempio calmare il pianto di un bambino di undici mesi.”

“LN è la classica donna ‘alternativa’. Una che va controcorrente. E’ ferocemente attaccata alle sue idee  su come crescere e educare i figli.”

La successiva visita di Burt e Verona a casa di LN e del suo compagno Roderick, interpretato da Josh Hamilton,  fa emergere la differenza tra le due coppie, in un crescendo di intensità e comicità.

“John e Maya interpretano due personaggi brillanti, che fanno ridere”, osserva la Gyllenhaal. “Ma nelle scene che hanno girato con noi fanno la parte di quelli più seri, quadrati. E non era facile essere al tempo stesso seri e divertenti, perché le scene risultassero comiche e realistiche insieme.”

“Dal momento che LN guadagna bene”, osserva Hamilton parlando del suo personaggio, “Roderick sta per lo più a casa. Il suo animale preferito è il cavalluccio marino, perché il maschio porta i figli nel suo marsupio. E’ invidioso di LN. Ha uno spiccato senso materno, che è ammirevole. Qualunque sia il giudizio sulle teorie educative di LN e Roderick, quello che li rende insopportabili è che danno per scontato che il loro approccio sia l’unico giusto.”

“Come Maggie, sono diventato genitore in questi ultimi due anni. Mi sono molto riconosciuto nella sceneggiatura, che è certamente frutto di un’acuta osservazione. Oggi la gente ci mette più tempo a sistemarsi e a dare una direzione alla propria vita. Finché non hai un figlio, non hai idea di quante scuole di pensiero diverse esistano in campo pedagogico…”

“LN e Roderick sembrano vestiti da poveracci, ma in realtà indossano abiti molto trendy e costosi. Sono persone che vogliono distinguersi dalla massa, e si concedono il lusso di  gusti esclusivi.”

Sempre nel Connecticut, il centro di Stamford e alcune parti di New Haven sono  stati utilizzati per realizzare le scene ambientate in esterni e interni a Montreal. A un certo punto, la pancacke house di Montreal è stata ricreata da “Remo’s”, un ristorante italiano di Stamford. A Montreal, Burt e Verona cercano un po’ di conforto dai loro vecchi amici Tom e Munch.

“Le due coppie hanno fatto l’università insieme”, spiega Melanie Lynskey, che interpreta Munch. “Quando si rivedono, Burt e Verona trovano una famiglia solida. I nostri due personaggi vivono in una bellissima casa, piena di bambini. Ma come capita spesso, sono successe cose di cui la coppia preferisce tacere. Verso la fine della visita, la cosa  risulta evidente.”

“Ho amici che hanno vissuto la stessa esperienza di Tom e Munch”, osserva la Lynskey. “Leggendo la sceneggiatura, ho capito che avevo voglia di raccontare questa storia, e che se c’era un regista adatto, quello era Sam Mendes. Lui sa trovare il giusto equilibrio tra commedia e sentimenti. La maggior parte del film è molto divertente, ma ci sono anche momenti di grande intensità.”

“Melanie ha dato il massimo” dichiara Chris Messina, che interpreta Tom. “C’è una scena – che ha dovuto ripetere diverse volte – che è insieme strana e struggente. Solo Dave Eggers e Vendela Vida avrebbero potuto scrivere una scena così.”

“C’è un’altra scena scritta magnificamente”, prosegue Messina, “che parla delle porte che ognuno ha dentro di sé. Il film indaga la differenza tra una casa e ‘casa’. Non solo le quattro mura, ma un luogo dove poter andare in profondità, e aprire tutte quelle porte con amore, pazienza e generosità.”

Il viaggio alla ricerca di questo luogo si conclude nel South Carolina, dopo una sosta in Florida, a Miami Beach. Ma anche le scene ambientate nel South Carolina sono state girate in Florida, a Leesberg, a un’ora di macchina da Orlando.

E’ lì che si consolida e ridefinisce il legame tra Burt e Verona, con la scoperta condivisa del significato della parola ‘casa’.

“Mi piace moltissimo il modo in cui viene analizzato il concetto di ‘casa’, in questo film”, dichiara la Rudolph. “Che cosa significa, che cos’è? In definitiva, ‘casa’ è come e dove la costruisci tu.”

“Spero che gli spettatori si riconosceranno almeno in qualche momento di questo film”, confessa Mendes. “American Life è un film pieno di speranza e di vita, e il merito va tutto alla scrittura di Dave e Vendela.”

Una produzione ‘verde’

Chi andrà a vedere American Life noterà subito attori, musica,  regia e sceneggiatura. Quello che non sarà subito altrettanto evidente è l’impegno ambientalista che ha dimostrato la produzione.

Durante le riprese sono state utilizzate benzine alternative; il 49% dei rifiuti è stato riciclato e utilizzato per il compostaggio; le emissioni di carbonio sono state ridotte al minimo. Queste linee guida sono state adottate per tutta la lavorazione del film, girato in tre stati americani (Connecticut, Arizona e Florida), nella primavera del 2008.

Secondo il progetto “verde”, tutti gli scarti della lavorazione del film sono stati divisi in cinque categorie – bottiglie, scatolette, plastica, composta e carta –  per ottimizzarne smaltimento e riciclaggio. Un esperimento che speriamo sia esteso a tutte le produzioni cinematografiche. American Life ha aderito a linee guida di risparmio energetico e rispetto ambientale dal primo all’ultimo giorno di riprese.

La produzione ha osservato la normativa della Motion Picture Association of America (MPAA)’s Best Practices Guide for Green Production, avvalendosi della consulenza di Green Media Solutions [f/k/a Earthmark Green Production Consulting]. La produttrice esecutiva  Mari Jo Winkler-Ioffreda e la dirigente di Focus Features Jane Evans hanno coordinato il progetto in ogni singola fase della complessa lavorazione del film.

Tutti i comparti hanno seguito le direttive del progetto: per le riprese, è stata utilizzata una pellicola 3-Perf, realizzata con il 25% di agenti chimici in meno; il reparto costumi ha usato lavatrici e asciugatrici a basso consumo energetico, e impiegato il più possibile capi d’abbigliamento d’epoca o presi in prestito; il reparto del suono ha utilizzato batterie ricaricabili; e le fotografie di scena sono state visionate e scelte  al computer, anziché dai provini stampati.

In ogni fase delle riprese, in ognuno dei tre stati in cui si sono svolte, la produzione ha ridotto le emissioni di carbonio, implementando un programma di riciclaggio. Una grossa percentuale delle roulotte e dei camion della produzione utilizzavano Biodisesel 5, un biocombustibile ottenuto da grassi riciclati provenienti dai ristoranti locali. American Life è stato il primo film a utilizzare B5 per le riprese in esterni, e la produzione è riuscita a procurarselo in ognuno degli stati in cui si è trasferita.

“Alcune città hanno politiche ambientali più avanzate”, osserva la Winkler-Ioffreda. “Bisogna parlare con la gente, educarla, per realizzare programmi di riciclaggio migliori. Per esempio, se si spiega che il B5 non danneggia il motore o la vettura, e che  è approvato dall’American Trucking Association, i rivenditori lo adotteranno più volentieri. Lo usavamo anche per i  nostri generatori.”

Per sostenere l’iniziativa in modo concreto, gli attori e la troupe hanno utilizzato prodotti rispettosi dell’ambiente. I prodotti bio-degradabili del catering e del reparto addetto alle pulizie sono stati riciclati per il compostaggio; a ogni membro della troupe è stata consegnata una borraccia in alluminio rifornita ogni giorno di  acqua di rubinetto filtrata, che ha fatto risparmiare 10mila bottiglie di plastica destinate alle discariche locali; e per i pasti è stato acquistato cibo biologico dai rivenditori locali.

“Girare con una troupe più agile e leggera significa non perdere ore ogni giorno per trovare un parcheggio”, commenta entusiasta Sam Mendes.

Scenografie e arredi avanzati dalle riprese sono stati donati a organizzazioni come Build the Green e/o a co-produttori e co-finanziatori di Focus e Big Beach, che hanno utilizzato i materiali in altri film entrati in produzione.

Il progetto è stato documentato in dettaglio in un rapporto presentato al convegno “Hollywood Goes Green” che si è tenuto a Los Angeles lo scorso dicembre, e intitolato  American Life: A Pilot Study of Sustainable Film Production Practices.

“Abbiamo ricevuto un sostegno incredibile” racconta la Winkler-Ioffreda. “La gente ci tiene all’ambiente, ed è importante che ognuno faccia la sua parte. Speriamo che tutte le  persone che hanno partecipato alla realizzazione di American Life, chiedano alla prossima produzione in cui lavoreranno di seguire il nostro esempio.”

“La cosa più incredibile”, conclude John Krasinski, “è che ti rendi conto di quanto sia facile – e di quanto si possa risparmiare.”

American Life

Intervista a Dave Eggers e Vendela Vida

D: Com’è nata la sceneggiatura?

Dave Eggers e Vendela Vida: Nessuno dei due aveva mai lavorato prima a una sceneggiatura prima che Dave scrivesse Nel paese delle creature selvagge con Spike Jonze, nel 2005. In quel periodo abbiamo cominciato a prendere dimestichezza con quel tipo di scrittura e a sperimentare un po’. All’inizio, ci siamo domandati che cosa significasse crescere un bambino in quella che, all’epoca, era un’America molto strana. Esiste un modo razionale per crescere un figlio in questo ambiente? L’idea iniziale è stata questa. Ma poi ci siamo mossi in tante altre direzioni.

D: E come avete lavorato? Fianco a fianco, oppure dividendovi le scene da scrivere, alternandovi…?

DE e VV: Abbiamo scritto tutto il copione insieme, per lo più standocene seduti sul divano in salotto, poco prima e poco dopo la nascita di nostra figlia. Ci mettevamo lì insieme sul divano, e mentre la bambina dormiva o la allattavo, parlavamo delle scene. Fondamentalmente, facevamo a gara a chi faceva più ridere l’altro.

D: Quanto del soggetto (gravidanza, trovare una casa, il viaggio di maturazione) è nato dalla vostra esperienza personale?

DE e VV: Molto poco, stranamente. L’unica cosa che riusciamo a ricollegare veramente alla nostra esperienza è che abbiamo due figli, e la coppia del film sta per averne uno. A parte questo, è strano quante poche somiglianze ci siano tra la nostra vita e quella di Burt e Verona. Tanto per cominciare, non abbiamo mai dovuto chiederci, con un bambino in arrivo, “Dove andremo ad abitare?” Viviamo nello stesso posto da tanto tempo, e i nostri due figli hanno avuto i nonni vicini fin da quando sono nati. Quindi abbiamo avuto la fortuna di avere basi più solide, rispetto a Burt e Verona. Abbiamo provato a immaginare che cosa volesse dire essere totalmente liberi da legami, viaggiare, cercare lo stato o il quartiere giusto dove mettere su famiglia. Strada facendo, abbiamo anche scritto alcune scene che erano più vicine alla nostra esperienza, ma curiosamente alla fine sono proprio quelle che abbiamo eliminato. Non risultavano divertenti sulla carta, o non erano coerenti con i personaggi del film. Quindi, quello che si vede nel film alla fine è  frutto della fantasia al 100 per cento.

D: Ci sono scene o personaggi particolari che traggono ispirazione dalla vostra vita o dalla vita di vostri amici?

DE e VV: Non di nostri amici, ma forse di genitori che abbiamo avuto modo di osservare da lontano. Nel film, Burt e Verona partono per un viaggio che dovrà aiutarli a capire qual è il posto migliore in cui stabilirsi, ma anche che tipo di genitori vogliono essere, e che tipo di infanzia vogliono dare al loro bambino. Quindi abbiamo cercato di mostrare modi diversi di essere genitori: quelli che non si censurano davanti ai figli, quelli che non li perdono mai di vista, quelli che in fondo non vogliono essere genitori.

D: Vi siete anche sforzati di evitare certi cliché, come un litigio con separazione a metà del film, con riavvicinamento finale…

DE e VV: Sapevamo che Burt e Verona aspettavano un bambino, e se si fossero lasciati a metà del film sarebbero apparsi come due completi irresponsabili. Quindi, fin dall’inizio abbiamo deciso che non ci sarebbe stata una rottura, seguita dalla solita sequenza in cui ognuno dei due è da solo, o con un amico, o seduto triste e sconsolato in un bar pieno di gente. Abbiamo pensato di raccontare una coppia che nonostante i problemi si piace e vuole restare unita. La parte conflittuale del film doveva venire da un luogo diverso, meno familiare.

D: Quante stesure del copione avete fatto? E a che punto vi siete detti: “E’ pronto”?

DE e VV: Facciamo sempre molte stesure dei nostri libri, ma siamo stati fortunati perché la prima stesura di questa sceneggiatura l’abbiamo scritta senza grande sforzo. Succede raramente, ed è stata una vera fortuna. Poi, quando Sam Mendes ha preso in mano il progetto, abbiamo fatto una serie di interventi drastici.

D: In che misura avete lavorato insieme al regista per raffinare la sceneggiatura, prima o durante le riprese?

DE e VV: Fin dal primo momento, Sam ha promesso di non farci fare troppe riscritture. Ma di una cosa era certo: che il finale doveva cambiare. Nella versione originale, Burt e Verona alla fine volano in Costa Rica (quando abbiamo scritto la sceneggiatura la situazione politica era diversa, e ci sembrava l’unico modo ragionevole di affrontare la situazione, fuggire in un paese che fondamentalmente non era mai stato coinvolto in un conflitto). Così, ci abbiamo messo un po’ a trovare un luogo alternativo adatto, e ad inserire il nuovo finale nel resto della sceneggiatura. Naturalmente, sono anche emerse piccole cose durante la lettura del copione con gli attori. Pensavamo di avere scritto la versione definitiva di una scena, poi ci accorgevamo che con la loro interpretazione gli attori davano uno spessore diverso ai personaggi, e finivamo per riscriverla su misura per loro Ma Sam ha dimostrato una grande sensibilità nei confronti del testo. Tutti i suoi suggerimenti sono stati ottimi. Ha migliorato ogni scena.

D: Mentre scrivevate, avevate in mente attori particolari per i ruoli?

DE e VV: La cosa strana è che abbiamo scritto questo film pensando a John Krasinsky e Maya Rudolph. Prima abbiamo pensato a Maya, che ci piaceva da un sacco di tempo: sapevamo che era bravissima nel comico, e  pensavamo che non fosse mai stata valorizzata come meritava in ruoli drammatici. Burt lo immaginavamo alto e allampanato, così ci è venuto in mente John.  Così, quando abbiamo incontrato Sam, gli abbiamo parlato di John e Maya. Lui ha fatto moltissimi provini, ma alla fine ha scelto proprio loro. E’ stata una sorpresa.

D: Avete partecipato alle fasi del casting?

DE e VV: Per fortuna Sam ha voluto sentire il nostro parere. In effetti, eravamo così felici che avesse scelto John e Maya come interpreti, che abbiamo cominciato a pensare di poter includere chiunque. Abbiamo fatto impazzire quelli del casting. Abbiamo cominciato a inserire piccoli ruoli per i nostri amici, chiamandoli addirittura coi loro veri nomi! Ma poi ci siamo accorti che le cose non funzionavano. Comunque, Sam è stato fantastico: ci ha spedito le videocassette dei provini e ci ha sempre consultato prima di offrire la parte a qualcuno. Non potremmo essere più soddisfatti del cast.

D: Chi vi ha colpito di più, quando avete visto il film finito? Chi è riuscito a esprimere meglio le vostre parole e/o emozioni?

DE e VV: Suonerà falso, ma tutti gli attori hanno centrato perfettamente la loro parte. Né io né Videla avevamo una grande esperienza di cinema, ed è stato stupendo vedere gli attori affinare la parte e migliorare i dialoghi.

D: Vorreste fare un altro film?

DE e VV: Lo faremmo senz’altro, se fosse indolore e divertente come questa volta! Conoscevamo da tempo il produttore, Ed Saxon, e Sam ci ha sempre fatto partecipare a ogni decisione E’ stato proprio come fare un film tra amici nel giardino di casa. E Focus Features funziona un po’ come la nostra piccola casa editrice: lascia molta libertà creativa ed estende a tutti i collaboratori la possibilità di partecipare alle decisioni. E’ stata un’esperienza molto positiva, e sappiamo di essere stati fortunati. Se mai dovessimo fare un altro film – e ci proveremo – vorremmo che fosse come questo.

Il trailer italiano:

“Inizia il viaggio”:


Trame ed altre informazioni sono tratte dal materiale stampa relativo al film.
Per consultare le uscite dell’ultimo week-end italiano visitate lo spazio “Al cinema…”, per gli incassi del box office, trailer e notizie dal mondo del cinema andate allo spazio settimanale “Cinema Festival”.

Commenti»

1. luisacalvo - 23/01/2011

bellissimo film davvero. Mi sono emozionata e ho invidiato Verona, forse perchè è una storia che mi ha toccato da vicino. Se ti va, dai un’occhio e unfilrouge.blogspot.com

Ciao luisa


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